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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

"Siete stati manipolati a un livello più profondo di quanto immaginiate." L’isola di Gaia




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 28/12/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 2530 volte)

Lo scorso 2 dicembre 2016 ho avuto il piacere di presentare la trilogia del detective Eric Shaw e il romanzo di fantascienza “Ophir. Codice vivente” alla Biblioteca Comunale di Iglesias. È stato un evento molto carino, in cui io e la preparatissima presentatrice, Clara Congia, abbiamo parlato per quasi due ore dei miei libri e della mia attività di scrittrice e self-publisher a beneficio di un piccolo ma interessato pubblico.
 
Prima di tutto devo fare i miei più sentiti ringraziamenti, ma anche complimenti, a Clara, che ha condotto l’evento con professionalità e passione, e mi ha rivolto alcune tra le più interessanti e originali domande che mi siano mai state fatte da quando mi occupo di editoria.
 
Abbiamo iniziato col parlare de “Il mentore” e di “Sindrome”, i primi due romanzi della trilogia di crime thriller del detective Eric Shaw. Ho cercato di incuriosire i presenti, raccontando qualche elemento della trama, senza troppe anticipazioni per non rovinare la sorpresa. Il fulcro di tutta la serie è proprio il rapporto tra Eric Shaw, il mentore, e la sua allieva, la cui identità si scopre nel primo libro. Accanto all’investigazione sui casi che vengono sviluppati nei singoli romanzi e che vedono sempre i protagonisti coinvolti personalmente, c’è proprio l’evoluzione di questo rapporto che inizia con “Il mentore”, si sviluppa in “Sindrome”, in cui Eric cerca di capire se può o vuole allontanarsi dalla sua allieva e dai crimini di cui è responsabile, fino a trovare una conclusione del libro finale della trilogia, “Oltre il limite”, che uscirà il 21 maggio 2017 e di cui sto attualmente scrivendo gli ultimi capitoli.
 
Ho raccontato delle numerose licenze che mi sono presa nella stesura di questi libri, alcune dovute al fatto che non ero in grado di reperire certe informazioni al momento della stesura (poiché i libri si svolgono sempre in un periodo successivo alla data in cui sono stati effettivamente pubblicati e quindi diversi mesi dopo la scrittura) e altre che sono stata rese necessarie per rendere la trama più interessante. Sono stata, però, abbastanza rigorosa su due aspetti: quello scientifico (i protagonisti sono tutti agenti della Polizia Scientifica) e quello geografico (i luoghi pubblici di Londra in cui si svolgono le scene corrispondono alla realtà, tanto che, per esempio, la casa in cui si nasconde l’assassino de “Il mentore” esiste davvero!). A entrambi ho dedicato una serie di articoli in questo blog, che vi consiglio di leggere, se non l’avete già fatto: Scena del crimine e Luoghi dei romanzi. Ne pubblicherò altri per l’uscita di “Oltre il limite”.
Infine ho rivelato qualche anticipazione su quest’ultimo libro, ma a tal proposito non posso dirvi proprio nulla!
 
E poi siamo passate a parlare di “Ophir. Codice vivente” e in generale del ciclo fantascientifico dell’Aurora, a iniziare da quella mattina all’alba in cui Anna Persson aveva lasciato di nascosto la Stazione Alfa per avventurarsi nel deserto rosso di Marte.
Mi ha fatto particolarmente piacere essere riuscita nell’intento di spingere chi era venuto lì per i miei thriller ad avventurarsi nella lettura dei miei romanzi di fantascienza. In fondo, tutti i miei libri sono accomunati da temi simili: la storia è mostrata attraverso le sensazioni dei personaggi, hanno antieroi come protagonisti e prima o poi ci scappa sempre il morto!
 
Infine ho raccontato un po’ la mia vita da self-publisher: cosa significa essere un autoeditore (o autoeditrice, se preferite), come lavoro a ogni mio singolo libro e le tante piccole soddisfazioni che questo mestiere mi ha dato e continua a darmi.
In chiusura ho avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con i presenti, rispondere a delle domande e scrivere una breve dedica nelle copie che sono state acquistate.
 
Insomma, è stata davvero una bella serata e conto di avere presto l’opportunità di partecipare ad altri eventi simili, soprattutto, per ovvi motivi logistici, nella mia Sardegna.
 
L’ultimo evento cui parteciperò quest’anno in qualità di relatrice è il convegno intitolato “Il mercato del self-publishing in Italia” che si terrà il prossimo sabato 10 dicembre nell’ambito della fiera della media e piccola editoria Più Libri Più Liberi al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma (piazza Kennedy, 1).
 
 
Parteciperanno all’evento: Vittorio Anastasia di Ediciclo Editore, Giovanni Peresson dell’Ufficio Studi AIE, Lorenzo Fabbri di ilmiolibro.it e Rita Carla Francesca Monticelli (io!).
L’evento sarà moderato da Cristina Mussinelli, consulente AIE per l’editoria digitale, e avrà luogo dalle 12 alle 12.45 presso la Aldus Room (ex Sala Smeraldo).
 
Durante il convegno verrà presentata la prima indagine nazionale sul self-publishing e verranno sviluppati alcuni temi relativi a questo argomento, tra cui: il rapporto tra l’autoeditoria e l’editoria tradizionale, cosa significa essere un autoeditore (self-publisher), quali conseguenze ha avuto l’aumento dei libri autopubblicati sull’editoria in generale, il passaggio di un autore tra i due formati editoriali e i cosiddetti autori ibridi.
Vi invito anche a dare un’occhiata alla pagina dedicata sul sito di Più Libri Più Liberi.
 
La mia partecipazione è in qualità di autrice e, ovviamente, self-publisher a un evento che è stato organizzato dall’Associazione Italiana Editori e che quindi osserva il self-publishing da una posizione esterna. Mia intenzione sarà quella di mostrare l’autoeditoria dall’interno a partire dalla mia esperienza personale e soprattutto mettere in evidenza come i self-publisher professionisti sono persone che hanno imparato a conoscere l’editoria e che vogliono farne parte in prima persona, non solo perché cercano un modo per pubblicare i propri libri.
Pubblicare un libro non viene visto come un traguardo, bensì come il punto di partenza per sviluppare il proprio progetto editoriale e trasmettere il proprio messaggio al pubblico, in un contesto in cui il profitto non è al primo posto tra le priorità, ma può diventare una conseguenza interessante che, come in ogni attività imprenditoriale, dipende in buona parte dall’impegno profuso in tutte le sue fasi: ideazione, creazione, trasformazione in prodotto editoriale di qualità, pubblicazione, commercializzazione e promozione.
 
Colgo l’occasione per ringraziare Giovanni Peresson per l’invito e Claudia Pelizzoli per l’assistenza offertami nell’assicurare la mia presenza all’evento.
Se sabato pensate di andare alla fiera Più Libri Più Liberi o siete a Roma e non avete altri impegni, venite ad ascoltarmi e fatevi riconoscere, così ci facciamo due chiacchiere di persona!
 
Il prossimo dicembre sarà caratterizzato da alcuni impegni, per così dire, offline, che mi porteranno davanti a un pubblico di lettori. Il primo di questi è una presentazione alla Biblioteca Comunale “Nicolò Canelles” di Iglesias (in via Gramsci, 11) che avrà luogo venerdì 2 dicembre a partire dalle ore 18.
 
 
Sarà per me la seconda volta che ho il piacere di essere protagonista di un evento nella mia terra, ma stavolta molto più vicino a casa (la precedente è stata la fiera Sassari Comics & Games 2015).
Durante questo incontro con i lettori, avrò modo di parlare della trilogia di crime thriller che ha come protagonista il detective Eric Shaw, vale a dire quella che include il bestseller internazionale “Il mentore”, il suo seguito “Sindrome” e il romanzo che sto tuttora scrivendo, “Oltre il limite”, la cui pubblicazione è prevista per il 21 maggio 2017.
 
Racconterò come nasce, in un’autrice italiana come me, l’idea di scrivere dei romanzi ambientati a Londra e che vedono nei ruoli principali degli agenti della Sezione Scientifica di Scotland Yard, e come questo mio non essere britannica mi abbia spinto a mostrare un’interpretazione del tutto personale del mondo da me narrato e dei personaggi che si muovono al suo interno.
Parlerò delle ricerche fatte prima e durante la stesura dei romanzi, dell’aspetto scientifico che, immancabile, fa la propria comparsa nella storia come conseguenza del mio essere una biologa (anche se ormai pratico questa scienza solo nel campo dell’editoria) e dell’abbondanza di ambientazioni turistiche, che rendono i luoghi in cui si svolgono le trame familiari a chi abbia visitato almeno una volta la capitale britannica, di persona o anche soltanto attraverso la letteratura, la televisione o il cinema.
E poi chiarirò perché i miei libri, pur trattando di omicidi e investigazioni da parte della polizia, non sono dei romanzi gialli, bensì dei crime thriller, in quanto il fulcro della storia è rappresentato dalle vicende degli investigatori, che sono sempre coinvolti in maniera personale nei casi trattati.
 
Nella seconda parte dell’incontro, invece, presenterò il mio nuovo romanzo di fantascienza, “Ophir. Codice vivente”, che uscirà appena due giorni prima di questo evento. Si tratta della terza parte del ciclo dell’Aurora (tecnicamente è il sesto libro, in quanto la prima parte ne contiene quattro), che include anche la raccolta di “Deserto rosso” e il romanzo “L’isola di Gaia”.
Ophir. Codice vivente” nello specifico è il seguito cronologico di “Deserto rosso” e rappresenta il mio ritorno (e quello dei miei lettori) su Marte.
Si tratta di fantascienza hard, cioè con fondamento fortemente scientifico, in particolare nell’ambito delle scienze spaziali, di cui fa parte anche l’astrobiologia. A ciò si aggiunge il tema che sottende tutta la trama, cioè quello dell’intelligenza artificiale e degli eventuali benefici, ma anche rischi, di una sua evoluzione incontrollata. Ma soprattutto è un romanzo ricco di avventura, azione e personaggi complessi, in grado (spero) di smuovere le emozioni dei lettori.
 
Di tutto questo e di tanto altro avrò modo di parlare di persona il 2 dicembre 2016 a Iglesias. L’evento è organizzato e sarà moderato da Clara Congia, che ringrazio pubblicamente per il graditissimo invito.
Se siete in zona, non mancate!
 
Immagine da Infoinsubria.com
Lo scorso mese ho avuto l’opportunità di tenere un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria. È stata un’esperienza particolare perché mi ha vista ritornare dietro una cattedra a dodici anni da quando ho smesso di lavorare all’università qui a Cagliari. Allora facevo l’assistente della professoressa di Ecologia, adesso invece ho potuto tenere un corso tutto mio in un campo completamente diverso, quello del self-publishing. Ma la soddisfazione di lavorare con degli studenti che sono lì per loro scelta, e che quindi sono in buona misura interessati all’argomento, è sempre la stessa.
 
Il corso, che si è svolto in quattro lezioni da quattro ore ciascuna, ha avuto luogo nell’arco di due settimane all’inizio e alla fine di maggio, ed è stato preceduto da una breve conferenza. In quest’ultima (a essa si riferiscono le mie due foto), cui era stato dato il titolo provocatorio “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?”, ho illustrato come l’avvento del self-publishing stia rivoluzionando l’editoria, quali tipi di rapporti tra questo e l’editoria tradizionale si siano sviluppati nel giro di pochi anni e alcuni possibili previsioni su cosa accadrà in futuro.
 
La mia opinione, a tal proposito, è che si osserverà un sempre maggiore fenomeno di convergenza da parte dei due formati editoriali. Gli editori tradizionali daranno sempre più spazio a collaborazioni alla pari con i self-publisher, poiché questi ultimi diventeranno più preparati e meglio inseriti nel mercato. Dall’altra parte avremo un self-publisher che si avvicinerà sempre più a essere lui stesso un editore tradizionale, trasformando la propria attività in un’azienda. Ciò sta in realtà già accadendo, ma io credo che diventerà sempre più la regola, anche se nel mezzo resteranno tutte le altre gradazioni, dal self-publisher purista che fa tutto o quasi da sé all’editore che se potesse continuerebbe a negare anche l’esistenza del self-publishing o addirittura quella dell’ebook.
Il risultato generale sarà una maggiore diversità del mercato, una maggiore concorrenza in cui solo il più resiliente prospererà. E in questo scenario chi ricaverà i maggiori vantaggi sarà senza dubbio il lettore, che avrà a disposizione libri più vari, meglio prodotti e meno cari.
 
Ma come si diventa dei self-publisher in grado di affrontare nel migliore dei modi l’evoluzione del mercato editoriale?
Ho provato a spiegarlo nelle sedici ore del corso integrativo “Self-publishing nei sistemi multimediali” rivolto agli studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, ma aperto anche al pubblico.
 
Nella prima lezione, dopo aver fatto una breve introduzione sul self-publishing (che significa autoeditoria e non autopubblicazione!), mi sono concentrata sulla figura del self-publisher nel ruolo di autore. Esiste una profonda differenza tra scrivere per un editore tradizionale e farlo con la consapevolezza che diventeremo editori di quel libro. A parte la certezza della pubblicazione, che già di per sé è un grande stimolo, ci si dedica alla scrittura con un piglio diverso, tenendo bene in mente un piano editoriale più ampio, sfruttando da subito le occasioni per promuoversi e per portare avanti una parte del lavoro che tornerà utile più avanti.
 
Nella seconda lezione mi sono invece concentrata su quello che è il cuore del mestiere del self-publisher: il ruolo di editore. Esso comprende tutte le attività che portano il manoscritto a diventare un prodotto editoriale di qualità e quest’ultimo a essere messo in vendita. È anche il ruolo in cui il self-publisher ha completo controllo della sua attività, senza dover dipendere dai capricci dell’ispirazione (con cui bisogna fare i conti quando si scrive) o da quelli della fortuna (che entrerà in gioco dopo). Tutto dipende dalle sue capacità, dalle sue competenze e dal suo impegno ad acquisirne delle nuove. Il self-publisher nel ruolo di editore non ha scuse: se il prodotto che pubblica non è di buona qualità, è colpa sua e sta a lui rimediare. Se è di ottima qualità, be’, il merito è tutto suo.
 
La terza lezione, invece, ha affrontato la parte imprenditoriale del self-publishing, che riguarda tutte le attività che fanno sì che il libro pubblicato arrivi al massimo numero possibile di lettori, permettendo che gli sforzi compiuti come autore e editore conducano al meritato ritorno economico. Questo aspetto è il più complesso da affrontare, perché non esiste un modo giusto e ognuno di noi self-publisher è destinato a trovare la propria strada che funziona, una strada irriproducibile non solo da altri ma anche da sé stesso, vista la mutabilità del mercato. Perciò, durante questa lezione, ho cercato di suggerire tutta una serie di approcci portati avanti sia da me che da altri self-publisher di successo, presentandoli come esempi o come possibile punto di partenza da cui possano scaturire nuove idee vincenti.
 
Infine, nell’ultima lezione, ho dato la parola agli studenti, che partendo da quanto era stato loro esposto finora si sono calati nel ruolo di self-publisher, immaginando di pubblicare un libro, e hanno realizzato un piano editoriale dettagliato per la loro opera immaginaria. Sono venuti fuori una serie di spunti interessanti, sinossi e copertine intriganti (ve ne riporto una che ho su file; gli studenti hanno usato immagini prese da Google, ma trattandosi di un uso didattico non si intende in alcun modo violare il copyright dell’autore della foto). Uno studente ha persino presentato delle recensioni, ovviamente inventate, scritte da autori come Stephen King e testate nazionali come La Repubblica.
È un peccato che quei romanzi non esistano davvero. Io li avrei acquistati tutti!
 
Insomma, nel complesso è stato proprio un bel corso, almeno dal mio punto di vista. Spero che sia piaciuto anche a loro e, soprattutto, che ne abbiano tratto degli insegnamenti utili. Magari un giorno non tanto lontano qualcuno di loro diventerà un self-publisher, anzi c’è chi ha colto l’occasione per riprendere in mano un vecchio blog e iniziare già a fare un po’ di pre-promozione.
In bocca al lupo a tutti!
 
Di Carla (del 26/04/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 1980 volte)

Questo maggio mi vedrà tornare a Varese, dopo la conferenza tenuta nel dicembre del 2014, questa volta per due importanti appuntamenti.
 
Il 3 maggio terrò una conferenza dal titolo “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?” nell’ambito della quale illustrerò quali tipi di evoluzione l’autoeditoria ha innescato nell’editoria tradizionale e le interazioni che già esistono tra le due (editori che cercano nuovi autori tra i self-publisher, autori ibridi, autori indipendenti che concedono agli editori tradizionali alcuni diritti sui propri libri, editori che offrono servizi per il self-publishing e altri esempi).
L’evento avrà luogo nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo (via Dunant 3, Varese) a partire dalle ore 16.
 
Sempre nello stesso mese terrò un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria: “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”. Il corso della durata complessiva di 16 ore avrà luogo il 4, 5, 24 e 25 maggio a partire dalle ore 14 (4 ore per ogni lezione) nel Padiglione Morselli (via Rossi 9, Varese). I posti disponibili per gli studenti (20) sono già esauriti, ma le lezioni sono aperte al pubblico.
 
Nell’ambito di questo laboratorio si analizzeranno in dettaglio i ruoli di autore, editore e imprenditore richiesti dal self-publishing, quali competenze siano necessarie per svolgerli, e come acquisirle, e quali possano o debbano essere delegate ad altre figure di cui il self-publisher si avvale nell’ambito del proprio team editoriale.
Maggiori informazioni, tra cui il programma e l’indicazione delle aule dove si terrà il corso, sono riportate nel documento scaricabile a questo link.
 
Alla fine di questa esperienza vi parlerò un po’ di come è andata. Nel frattempo vorrei ringraziare il professor Paolo Musso che ha reso possibile l’organizzazione di questo corso e della conferenza che lo anticipa, ma anche gli studenti che si sono iscritti, occupando tutti i posti disponibili ben prima della scadenza.
Ci vediamo in aula!
 
Di Carla (del 21/03/2016 @ 14:16:55, in Eventi, linkato 3715 volte)

Lo scorso sabato (19 marzo 2016) a Bologna è stata una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano. Ho avuto, infatti, l’opportunità di essere ospite e relatrice di un evento nell’ambito della prima edizione del Festival Professione Giornalista nella bellissima cornice di Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano a Bologna. Insieme a me a dividere la scena dell’incontro “Self-publishing, come si diventa autori di successo” e “Una giornalista nello spazio” c’era Giuseppina Piccirilli (insieme a me nella foto sotto), responsabile della comunicazione per l’Agenzia Spaziale Italiana.
 
Ad accomunarci c’era senza dubbio l’argomento Marte e in generale quello dello spazio, che oltre a comparire nei miei romanzi di fantascienza è uno dei temi che seguo con maggiore interesse, ma ci siamo poi ritrovate d’accordo anche nel parlare della difficoltà nell’essere ascoltati dalle grandi testate giornalistiche e nel ruolo essenziale dei social network per entrare in contatto con il pubblico.
 
Durante l’evento abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze, tanto diverse ma per certi versi affini. La Piccirilli si occupa di portare alla conoscenza del grande pubblico gli eventi e le novità riguardanti la ricerca spaziale in Italia. Non tutti sanno che il nostro Paese in questo campo è una vera e propria potenza. L’attuale missione ExoMars 2016 che porterà un orbiter e un lander sul pianeta rosso ha come nazione leader proprio l’Italia, che ha fornito circa un terzo di tutta la strumentazione inviata. Ma l’ASI è protagonista nello spazio con i suoi satelliti radar, con l’accordo diretto con la NASA, con la stessa ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che per circa la metà è stata costruita dall’Italia, per non parlare dei nostri astronauti, tra cui i più recenti ad andare in missione, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, che tanto hanno contribuito alla diffusione delle notizie riguardanti le nostre conquiste in ambito spaziale, anche grazie alla loro capacità di entrare in contatto col pubblico proprio attraverso i social media e in generale la rete.
 
 
Io, come molti di voi che hanno un forte interesse nelle scienze spaziali, seguo in maniera assidua gli eventi che riguardano l’Italia e altri paesi nello spazio, anche perché in questo ambito i confini svaniscono e si lavora tutti insieme per raggiungere i migliori risultati possibili. E mi rendo anche conto della necessità della divulgazione di questi risultati, affinché il grande pubblico capisca l’importanza di questo campo della ricerca scientifica cui dobbiamo molte delle tecnologie che usiamo ogni giorno e che useremo in futuro.
E così anch’io spinta da questa fascinazione e da questa stessa consapevolezza, resa possibile anche dal mio background scientifico, mi sono ritrovata a parlare di spazio e di vera scienza spaziale nei miei libri. L’ho fatto in parte per divertire i lettori (e me stessa), ma anche nella speranza di fornire il mio piccolo contributo alla divulgazione scientifica.
Per questo motivo sono stata particolarmente felice di essermi trovata a condividere un evento con Giuseppina Piccirilli.
 
Chiaramente non si è parlato solo di spazio, ma anche di self-publishing. Ho avuto modo di raccontare in breve la mia esperienza e soprattutto i risvolti recenti che hanno visto l’edizione inglese di un mio libro (“The Mentor”) raggiungere i primi posti in classifica al di là dell’oceano nello scorso ottobre. Non mi è stato possibile entrare troppo nel dettaglio, poiché il tempo non lo permetteva e comunque la mia, come quella di qualsiasi altro self-publisher, è un’esperienza unica e non riproducibile, neanche da me stessa. In ogni caso le domande di Cesario Picca, che ha moderato l’incontro, mi hanno dato modo di parlare di come la mia vita sia cambiata nel diventare una self-publisher a tempo pieno e di come fare questo mestiere richieda capacità imprenditoriali che vanno molto oltre l’essere uno scrittore.
 
Infine mi sono ritrovata a riflettere sulle domande pervenute da una persona del pubblico.
 
Mi è stato chiesto se esista un modo di promuoversi online che non sia nei social network.
Sul momento mi è quasi venuto di dire di sì, perché in teoria è così. Ci si può promuovere attraverso i blog, i web magazine, i podcast. La gente può arrivare a leggervi o ascoltarvi attraverso un feed RSS, le mailing list, l’iscrizione a un podcast su iTunes (ma se il feed, la mailing list o il podcast sono vostri, stiamo già parlando di lettori preesistenti) o cercando qualcosa su Google, quindi senza necessariamente passare attraverso un social network.
Tutto questo è vero in teoria, ma in pratica cosa succede? In pratica l’elemento che per un self-publisher fa la differenza tra il raggiungere o meno un pubblico sempre maggiore, quindi nuovi lettori, è racchiuso in un’unica parola: passaparola. E dove avviene questo passaparola nella rete? Sui social network!
 
Chiunque acceda a internet, con qualsiasi mezzo lo faccia, ormai ha almeno un account su un social network e tale account è il diventato il mezzo attraverso cui si informa su ciò che accade nel mondo. E usa lo stesso mezzo per informare le proprie cerchie di contatti su ciò che fa e che gli piace.
Quindi alla fin fine ho risposto alla domanda dicendo che di fatto il passaggio sul social network è qualcosa di imprescindibile, poiché è lì che si trovano i potenziali lettori. Inoltre qualsiasi attività si svolga sulla rete viene condivisa da noi stessi e da altri negli stessi social network.
Ciò non significa che ci si debba promuovere esclusivamente sui social, tutt’altro. I social sono un veicolo attraverso cui i nostri contenuti viaggiano e si diffondono, ma questo diffondersi solo in parte deve avvenire direttamente tramite i nostri canali. Usare i social network per la promozione non significa ammorbare chi ci segue con la richiesta di acquistare i nostri libri, bensì creare di continuo e distribuire nuovi contenuti che siano interessanti per il nostro target di lettori, tanto che altri abbiano voglia di diffonderli autonomamente tra i loro amici e follower, portando persone sempre nuove a interessarsi a ciò che abbiamo da dire e, in ultima analisi, ai nostri prodotti, cioè i nostri libri.
 
Infine la stessa persona mi ha chiesto come si può usare Amazon per promuoversi.
Almeno per quanto riguarda lo store italiano, Amazon non è uno strumento per promuoversi, ma deve essere una delle destinazioni (sicuramente la più importante) dei nostri sforzi di promozione. In America c’è effettivamente la possibilità di pagare per farsi pubblicità dentro Amazon e uno strumento di promozione gratuita chiamato Countdown Deals (la possibilità di mettere il prezzo del proprio libro scontato per un certo numero di giorni). Queste due funzionalità sono legate all’adesione a Select, che impone agli autori l’esclusiva pubblicazione degli ebook sulla piattaforma di Amazon. In Italia, invece, con Select si ottiene soltanto di inserire il libro in Kindle Unlimited e di offrirlo gratuitamente per pochi giorni. Il primo non è uno strumento di promozione di per sé, ma soltanto un modello commerciale (i lettori abbonati a KU possono leggere il libro gratis e l’autore viene pagato in base al numero di pagine lette). Il secondo è stato in passato uno strumento di promozione molto utile, ma ultimamente ha perso di efficacia con la tendenza da parte dei lettori al guardare ciò che è gratis con sospetto o al limitarsi a scaricarlo per poi accumularlo senza mai leggerlo.
 
Quindi no, Amazon non ha dei veri e propri strumenti di promozione qui in Italia, ma conoscere come funziona Amazon è importante per sfruttare a proprio favore i meccanismi interni dello store (come i suggerimenti interni, le classifiche di popolarità e la pubblicità di retargeting) che tende a presentare ai lettori ciò che vorrebbero leggere. A ciò si aggiungono strumenti come l’Offerta Lampo o le Offerte del Mese cui il self-publisher non può chiedere direttamente di aderire, ma può essere a sua volta scelto da Amazon per farne parte. E questi ultimi possono davvero fare la differenza a livello di vendite, ma rientrano in ciò che sta al di fuori del nostro controllo.
 
Si tratta di un discorso lungo, ma mi fornisce un’occasione per ribadire l’importanza di concentrare i propri sforzi di promozione al di fuori degli store, che sono solo lo strumento attraverso cui possiamo vendere i nostri libri, ma di per sé non sono il luogo adatto che permette al self-publisher (e in generale all’autore) di interagire col lettore.
Il self-publisher deve impegnarsi a “esistere” il più possibile nella rete e al di fuori di essa per acquisire una popolarità che sia propria, senza dipendere in maniera esclusiva dal luogo reale o virtuale dove è nata (es. un determinato social network) né da quello in cui ha avuto la sua massima espressione (un determinato store), poiché entrambi questi fattori nel tempo tendono a cambiare e potrebbero smettere di dare gli stessi risultati.
 
In chiusura di questo lungo post, vorrei ringraziare pubblicamente l’amico e collega (oltre a essere giornalista, è anche lui un self-publisher) Cesario Picca (nella foto sopra insieme a me e a Giuseppina Piccirilli) e gli altri organizzatori per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa bella manifestazione, ma anche per la gentilezza e l’ospitalità. Estendo inoltre il ringraziamento a Elena, Alessandro Stella, coloro che sono intervenuti nel pubblico e tutte le altre persone conosciute lo scorso weekend che hanno reso il tempo passato a Bologna davvero speciale.
 
Di Carla (del 16/03/2016 @ 14:18:54, in Eventi, linkato 2109 volte)
È di nuovo tempo di eventi e quest’anno si inizia con una mia partecipazione al Festival Professione Giornalista che si terrà a Bologna dal 17 al 19 marzo (nei prossimi giorni).
La manifestazione è una full immersion di eventi che includono incontri, conferenze e seminari sul mestiere del giornalista.
 
 
 
Pur non essendo io una giornalista, sono stata invitata a parlare di “Self-publishing, come si diventa autori di successo”, durante l’ultima giornata del festival. L’appuntamento con me è sabato 19 marzo a partire dalle 16.30 presso la Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119, Bologna).
Insieme a me ci sarà Giuseppina Piccirilli, che si occupa della comunicazione di ALTEC (THALES ALENIA SPACE – Agenzia Spaziale Italiana) che parlerà di cosa significa essere “Una giornalista nello spazio”.
La conferenza durerà circa due ore.
 
Il resto del programma del festival è consultabile sul sito: www.professionegiornalista.it
 
Se siete a Bologna o nei dintorni, venite ad ascoltarmi e soprattutto fatevi riconoscere!
 

Una decina di giorni fa, esattamente il 5 e il 6 settembre, sono stata ospite di Sassari Comics and Games 2015. Ho parlato diffusamente di questa manifestazione nel mio articolo apparso su Destinazione Terra, di cui ero inviata. Lo potete trovare a questo link.
 
In questo post vorrei, invece, raccontarvi le mie impressioni personali su questa esperienza.
Si trattava della prima volta che mi capitava di essere ospite di un evento nella mia terra, la Sardegna, e ciò mi ha procurato un’emozione particolare. È stata anche l’occasione di incontrare di persona qualche conoscenza con cui ero entrata in contatto finora solo tramite il web (come Dario Tonani, Flora Staglianò e Dany&Dany), ma anche di fare qualche nuova amicizia con gli altri panelist e le altre persone dello staff di Sassari Cosplay. Non a caso nei giorni successivi il mio account di Facebook è stato tempestato di richieste di amicizia. In pratica, oltre a essere stata un’occasione per parlare dei miei libri di fantascienza e della mia collaborazione con FantaScientifiCast e Destinazione Terra, questo evento mi ha permesso di instaurare nuovi contatti più di qualunque altro in passato.
 
Tutto ciò mi fa riflettere sul vero valore di queste partecipazioni. Ci si va ovviamente per promuoversi, tant’è che ho pure venduto alcune copie cartacee dei miei libri, che difficilmente avrei potuto portare con me, se avesse avuto luogo fuori dalla Sardegna. Ma queste poi alla fine sono un modo per riprendere contatto con il mondo reale del mestiere dello scrittore o del fumettista (o altra figura che lavora nel campo dell’editoria), fatto di persone che sfruttano eventi del genere per confrontarsi tra di loro, conoscere i rispettivi lavori, lasciarsi stimolare dai progetti altrui, creare interazioni e sinergie, in altre parole, uscire dalla solitudine che spesso caratterizza il loro (e il mio) lavoro. E ciò cambia le prospettive, è un modo per evadere dal proprio mondo creativo e guardarlo con occhio critico, dall’esterno, per valutarlo, creando i presupposti per nuovi sviluppi e miglioramenti.
E così sono tornata da Sassari con nuove energie da mettere in campo!
 
A proposito del mio intervento, che tra l’altro ha inaugurato l’area panel, devo dire che mi sono particolarmente divertita. Ho visto l’attenzione e l’interesse del piccolo pubblico che poteva stare all’interno di quella stanza (quasi numeroso, considerando che erano le 11 di sabato mattina). E ho avuto conferma di tale sensazione quando, alla mia richiesta se ci fossero delle domande, si è scatenato un vero e proprio dibattito.
Sebbene abbia cercato di dare ampio spazio anche a “L’isola di Gaia” e persino al mio prossimo romanzo “Per caso”, inevitabilmente si è parlato perlopiù della serie di “Deserto rosso” e di Marte, sia perché manca davvero poco all’uscita al cinema di “Sopravvissuto - The Martian” (tratto da un romanzo originariamente pubblicato nel 2012 da Andy Weir come self-publisher) sia perché il tema dell’esplorazione del pianeta rosso è di grandissima attualità in questi anni.
Qualcuno, nientemeno che Giuseppe Lippi, il curatore di Urania (altra persona con cui finora ero entrata in contatto solo su Facebook e Twitter), chiedeva se ci fosse ancora qualcosa da dire a proposito di Marte nell’ambito della fantascienza, visto che è un tema da sempre sfruttatissimo. Personalmente credo che, per quanto un tema sia stato sfruttato, non si possano porre limiti alla fantasia che è sempre comunque in grado di tornare su di esso senza per questo necessariamente ripetersi o annoiare. Ma, al di là di ciò, questa semplice domanda ha provocato la reazione di un’altra persona del pubblico, un altro appassionato di Marte sia nella fantascienza che nella scienza (come me), che ha voluto sottolineare come solo adesso, grazie alle scoperte che vengono fatte quasi ogni settimana dai rover e dalle sonde della NASA e dell’ESA, stiamo imparando davvero a conoscere questo pianeta e ciò può spingerci ad ambientarvi storie completamente nuove, che fino anche a solo a qualche anno fa non potevano essere neppure concepite, mettendo ancora una volta in atto quel meccanismo con cui scienza e fantascienza interagiscono e si influenzano a vicenda.
 
Ciò accade anche nei miei libri. In “Deserto rosso” ho inserito come elementi integranti della trama molte conoscenze da me acquisite nei mesi e negli anni precedenti e adesso che sto iniziando a lavorare a “Ophir”, che in parte ha ancora Marte come teatro degli eventi, mi ritrovo a fare lo stesso. Di continuo prendo nota di quanto leggo negli articoli scientifici relativi alle ultime scoperte con l’intenzione di sfruttarle all’interno della storia, tanto che posso già dire che la presenza di acqua liquida perché ricca di sali sulla superficie di Marte (teorizzata in base ai rilevamenti del rover Curiosity) e l’osservazione di aurore verdi e blu in alcune regioni del pianeta (rilevate dalla sonda MAVEN) saranno incluse in questo romanzo, proprio perché mi hanno suggerito alcuni percorsi della trama. Probabilmente non saranno le uniche.
 
Una volta terminato il mio panel è iniziato il mio lavoro di inviata, nelle cui vesti ho cercato di seguire buona parte degli altri interventi e il resto della manifestazione che si è svolta nella piazza d’Italia. È stata un’esperienza diversa dal solito, perché mi sono ritrovata ad assistere agli altri panel cercando di fissare nella mente gli aspetti che mi avevano colpito di più (per fortuna, ho una buona memoria) e che pensavo potessero fare altrettanto con i lettori del blog di Destinazione Terra.
In particolare ho trovato molto interessante il panel di Dany&Dany (insieme a me nella seconda foto) in cui mostravano il percorso di creazione delle loro illustrazioni per i romanzi di Andrea Atzori della trilogia young adult “Iskìda della terra di Nurak”. Ammetto che l’ambientazione nuragica ha risvegliato il mio orgoglio sardo e ha contribuito ad accrescere il mio interesse, ma al di là di questo mi sono ritrovata per qualche momento a fantasticare di riprendere in mano la matita e la mia vecchia passione per la creazione grafica ormai relegata soltanto alle copertine dei miei libri.
Bello anche il panel di Massimo Dall’Oglio (casualmente, un altro sardo) che spiegava la narrativa del fumetto e tutti quei meccanismi che agiscono inconsciamente nella mente del fruitore del fumetto nei pochi secondi che dedica a ogni immagine.
A essere stimolata, nel panel su Mondo9 con Tonani, Lippi e Brambilla, è stata la mia esperienza degli ultimi anni nell’ambito dell’editoria. Hanno parlato forse più di aspetti tecnici che di ciò che il lettore avrebbe dovuto attendersi dal libro che stavano presentando. Vorrà dire che prima o poi mi toccherà leggerlo, per scoprirlo da me.
Anche se non amo particolarmente il fantasy, mi ha poi incuriosito il modo in cui è stata orchestrata la presentazione di Stefano Dicati del suo “Il principe dell’abisso” con la collaborazione di due inviati di ExPlay, la crociera a tema comics, games e cosplay che dopo il successo di quest’anno si ripeterà nel 2016.
Infine è stata molto simpatica la conversazione di Emanuele Manco e Gianluigi Gatti (e due persone del pubblico) sull’invasione del cinema da parte dei fumetti, con i vari supereroi di Marvel e DC.
 
E poi c’è stata la gara dei cosplayer in piazza. Non l’ho seguita tutta, ma, come potete vedere dalle ultime due foto di questo articolo, ho fatto qualche incontro interessante!
Questo e tanto altro è anche testimoniato dalle foto che potete trovare in un album sulla mia pagina Facebook (a questo link).
In chiusura posso solo dire che è stata davvero una bella festa, in tutti i sensi, e voglio ringraziare pubblicamente Antonio Mercurio (nella prima foto) per avermi invitata, ma anche Vincenzo Pilo, Roberta Giai, Eleonora Mercurio e tutte le altre persone dell’associazione Sassari Cosplay coinvolte in questa manifestazione che mi ha lasciato con tanti bei ricordi e tanta voglia di tornare al lavoro sui miei libri.
 
Di Carla (del 27/08/2015 @ 06:44:33, in Eventi, linkato 2482 volte)

Il 5 e il 6 settembre si terrà a Sassari, in piazza d’Italia, l’edizione 2015 di Sassari Comics & Games, organizzata dall’associazione culturale Sassari Cosplay in collaborazione con l’associazione culturale Deep Space One.
E tra gli ospiti di questa manifestazione ci sarò anch’io. Sarà il mio panel, previsto per sabato 5 settembre alle 11, ad aprire gli eventi dell’area panel, dopo il discorso di apertura da parte del direttivo dell’associazione e dell’Assessore alla Cultura.
 
L’evento, intitolato “Da Deserto rosso a Destinazione Terra”, sarà la mia occasione per presentare al pubblico sia il progetto di FantaScientifiCast e Destinazione Terra, che sono anche media partner della manifestazione, sia la mia attività di autrice di fantascienza, in particolare i libri della serie di Deserto rosso” e del ciclo dell’Aurora, che oltre al già pubblicato “L’isola di Gaia” includerà altri tre titoli in uscita nei prossimi anni (maggiori informazioni su www.desertorosso.net), più qualche anticipazione sul mio prossimo romanzo nell’ambito di questo genere della narrativa, intitolato “Per caso” e la cui uscita è prevista per il 30 novembre.
 
In un percorso quasi cronologico racconterò della nascita e dell’evoluzione del podcast in quello che ora è un blog dedicato alla fantascienza, di come questo si è intrecciato alla mia attività letteraria e toccherò alcune tematiche dei miei libri di fantascienza, quali l’immaginare degli alieni credibili in un contesto di fantascienza hard, Marte e la sua colonizzazione, gli antieroi e la soggettività del concetto di bene e male, transumanesimo e l’illusione del libero arbitrio (temi de “L’isola di Gaia”), l’inconciliabilità tra i diversi modi di concepire la realtà e la casualità come motore degli eventi (temi di “Per caso”), e l’emergere dell’intelligenza artificiale (tema del prossimo libro del ciclo dell’Aurora, “Ophir”, previsto per il prossimo anno).
 
Presso lo stand dell’associazione sarà inoltre possibile acquistare alcuni miei libri in formato cartaceo, in particolare: la raccolta di “Deserto rosso”, “L’isola di Gaia” e per la prima volta l’edizione cartacea del primo libro della serie marziana “Deserto rosso - Punto di non ritorno”.
A questo proposito vi informo che presto saranno disponibili anche gli altri tre libri della serie in questo formato molto più maneggevole di quello della raccolta.
Acquistando i miei libri o altro materiale presso lo stand, una parte del cifra pagata resterà come vostro contributo all’associazione Sassari Cosplay che, vi ricordo, organizza questo evento con ingresso completamente gratuito.
 
Oltre a me, nei due giorni della manifestazione, l’area panel vedrà l’intervento di altri ospiti, tra cui gli scrittori Dario Tonani, Stefano Dicati ed Emanuele Manco, le traduttrici Flora Staglianò (presidentessa dell’associazione Deep Space One) e Gabriella Gregari, il curatore di Urania Mondadori Giuseppe Lippi, fumettisti e illustratori, quali Massimo Dall’Oglio, Pier Gallo, Walter Venturi, Dany&Dany e Franco Brambilla, lo sceneggiatore di Topolino Mauro Enna, e ancora nell’ambito del web-comic sardo saranno presenti il collettivo Gnosis, Emiliano Longobardi e Mauro Mura.
 
Sono particolarmente felice di partecipare a questo evento poiché, dopo aver girato mezza Italia ed essere arrivata fino a Francoforte, finalmente ho l’occasione di essere ospite di una manifestazione nella mia Sardegna.
Quindi, se siete di Sassari e dintorni o prevedete di esserci il primo weekend di settembre, non mancate a Sassari Comics & Games 2015.
Ci vediamo lì!
 
Di Carla (del 09/01/2015 @ 08:45:42, in Eventi, linkato 5454 volte)

Lo scorso 17 dicembre ho tenuto una conferenza all’Università degli Studi dell’Insubria dal titolo “Come raccontare degli alieni credibili, autopubblicarsi e avere anche successo”, nell’ambito di una serie di eventi intitolata “Scienza e Fantascienza” organizzata dal prof. Paolo Musso del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. È stato l’evento più lungo cui abbia partecipato finora, infatti ho avuto modo di parlare a un pubblico molto attento per oltre due ore, ma ciò l’ha reso particolarmente stimolante, poiché alla mia lunga disquisizione sono seguite alcune interessanti domande da parte dei presenti sia durante che dopo la stessa conferenza.
 
Come si può comprendere dal titolo dell’evento, ho dedicato gran parte del tempo a mia disposizione a parlare di self-publishing e della mia esperienza personale, in particolare con la serie di “Deserto rosso”. Ma nella prima mezz’ora mi sono, invece, soffermata su come sono arrivata a concepire il concetto di alieno su Marte pur mantenendomi fedele al sottogenere della fantascienza in cui mi stavo cimentando, cioè la fantascienza hard, in cui è necessaria una certa plausibilità scientifica.
 
Essendo io stessa una scienziata, nello specifico una biologa, anche se non lavoro più attivamente nel campo da anni, sono spesso portata da una sorta di deformazione professionale a cercare una spiegazione per ciò che mi circonda. E così, anche quando ho iniziato a scrivere “Deserto rosso”, mi è venuto spontaneo immaginare una realtà ambientata in un prossimo futuro che trovasse il più possibile un riscontro nelle conoscenze scientifiche attuali, pur tenendo conto di una possibile evoluzione delle tecnologie nell’arco di circa cinquant’anni.
Il mio problema era che, oltre a voler scrivere una storia su Marte, volevo anche che questa parlasse di alieni.
Ma come potevo scrivere di marziani in una storia di fantascienza hard, se i marziani non esistono?
Per fortuna, la fantasia è uno strumento molto potente.
 
Come sapete, Marte non è precisamente il posto più adatto per vivere.
È per certi aspetti molto simile alla Terra. È il quarto pianeta del sistema solare, quindi non troppo lontano dal Sole. È un pianeta roccioso che contiene più o meno gli stessi elementi del nostro. Il giorno (chiamato sol) su Marte dura poco più di 24 ore. Inoltre l’asse del pianeta è inclinato in misura simile a quello della Terra e ciò fa sì che siano presenti le stagioni, sebbene la loro durata sia doppia, poiché un anno marziano dura circa quanto due anni terrestri.
Ci sono alcune differenze poco influenti, tra cui le sue dimensioni e la sua massa, che sono decisamente inferiori a quelle della Terra. Il risultato è che la sua gravità è di 0,37 g, poco più di un terzo di quella terrestre, mentre la sua superficie totale è pari a quella delle terre emerse terrestri, quindi è molto inferiore a quella totale del nostro pianeta, ma non certo piccola.
E ci sono, però, anche altre differenze che potremmo definire drammatiche e che lo rendono difficilmente abitabile. La più importante è che sulla superficie di Marte non può esistere l’acqua allo stato liquido, perché la sua atmosfera è pari a circa 1% di quella terrestre e una pressione così bassa unita alle più basse temperature fa sì che questo prezioso elemento possa esistere sotto forma di vapore acqueo oppure di ghiaccio. L’assenza di acqua liquida impedisce l’esistenza della vita come la conosciamo, in cui le reazioni chimiche avvengono appunto in soluzione acquosa. A ciò si aggiunge il fatto che il pianeta non ha alcuna protezione nei confronti delle radiazioni ionizzanti provenienti dallo spazio, che si tratti raggi ultravioletti (poiché non esiste una fascia dell’ozono) o di raggi cosmici (poiché Marte non ha un campo magnetico permanente e quindi non ha una magnetosfera). Questo aspetto fa sì che se anche esistesse una qualche forma di vita verrebbe immediatamente uccisa dalle radiazioni.
 
Però sappiamo anche che Marte non è sempre stato così. La geologia del pianeta riporta chiare tracce della presenza di acqua sulla sua superficie in un tempo lontanissimo (l’immagine in alto è una possibile ricostruzione del suo aspetto di allora), quasi quattro miliardi di anni fa (le continue scoperte dei rover Curiosity e Opportunity della NASA non fanno che confermare questa certezza). Su Marte l’acqua c’era, quindi a quei tempi il pianeta godeva di migliori condizioni sia di pressione che di temperatura. Esso si trovava nelle stesse condizioni della Terra, che proprio in quel periodo assisteva la nascita della vita.
Ma, se sulla Terra è nata la vita dai 3,5 ai 4 miliardi di anni fa, non è così assurdo pensare che qualcosa del genere possa essere accaduto anche su Marte.
 
In teoria la vita potrebbe addirittura essere nata su uno dei due pianeti (o altrove) e poi essere stata trasportata, per esempio, tramite dei meteoriti. Di preciso non si sa come, dove e in che condizioni precise sia nata la vita, ma in base a quello che sappiamo potrebbe essere successo anche sul pianeta rosso.
È chiaro che i marziani in questione sarebbero dei batteri o dei protobatteri.
 
Poi Marte è cambiato. Per motivi ancora non del tutto chiariti (che vengono al momento studiati dall’orbiter MAVEN della NASA) ha perso la sua atmosfera e con essa la capacità di avere acqua in superficie, divenendo il deserto gelido e rosso che conosciamo.
Però ciò riguarda solo la sua superficie. Non sappiamo con certezza se su Marte ci siano delle riserve d’acqua sotterranea, magari termali, separate così bene dall’esterno da poter essere allo stato liquido. Sappiamo che ce sono tantissime sul nostro pianeta, quindi perché non dovrebbero esistere su Marte?
E supponiamo che da quasi 4 miliardi di anni in queste acque sotterranee abbiano continuato a vivere ed evolversi dei batteri estremofili (adatti a vivere in condizioni estreme) fino ai giorni nostri. Infatti proprio di recente sono state trovate delle concentrazioni elevate di metano nel pianeta la cui origine potrebbe anche essere biologica, sebbene non ce ne sia la certezza.
Insomma dire che da qualche parte nelle profondità del pianeta possano esistere dei microrganismi marziani è decisamente plausibile e quindi accettabile in una storia di fantascienza hard.
 
Il problema è che i batteri non sono precisamente degli alieni intelligenti. Creare una storia in cui si crei un certo conflitto tra gli umani e i marziani, se questi sono nei microrganismi, significa parlare al massimo di un epidemia e magari si rischia di scivolare nell’horror.
Io volevo degli alieni veri, con vere motivazioni per essere in conflitto con gli umani, che potessero comunicare con gli umani. Ma, visto che su Marte non ci potrebbero mai essere gli omini verdi e il massimo di alieno in cui ci si può imbattere è un organismo invisibile a occhio nudo, dovevo inventarmi qualcos’altro.
E così ho provato a guardare la cosa da un’altra prospettiva.
 
Che la vita nell’universo esista al di fuori della Terra è praticamente una certezza. Là fuori ci sono innumerevoli galassie con innumerevoli stelle e innumerevoli pianeti situati nella fascia abitabile (laddove esiste l’acqua allo stato liquido) per cui è impossibile che non esista altra vita. E se quella che vogliamo è una vita intelligente, magari evoluta quanto quella umana in modo da essere riconoscibile come tale, per esempio perché è in grado di captare e produrre onde radio con cui comunicare, anche in questo caso la probabilità che tale vita esista o sia esistita nell’intero universo è altissima. Mi sento di dire che sia un’altra certezza.
Il problema è che l’universo è immenso e, se anche tale vita esistesse (e diciamo che è così), la probabilità che tale specie aliena allo stesso nostro stadio di sviluppo (o magari superiore) si trovi abbastanza vicina a noi adesso da poter essere rilevata e riconosciuta è invece bassissima. D’altronde non l’abbiamo ancora trovata.
 
È ragionevole pensare che la probabilità che due specie, originatesi separatamente e che si trovino a uno stadio evolutivo simile nello stesso momento, siano anche vicine (diciamo nell’arco di qualche decina di anni luce, che è una distanza insignificante) rasenta quasi lo zero. È estremamente più difficile che vincere al superenalotto! Certo, non è impossibile, ma sarebbe un tantino poco plausibile, volendo usare un eufemismo.
 
La chiave di tutto, però, è proprio la contemporaneità.
L’universo esiste da oltre 13,5 miliardi di anni, in confronto l’Uomo è nato ieri, tanto più se consideriamo da quanto tempo siamo in grado di osservare lo spazio. Ma, se invece di considerare la probabilità di avere un’altra specie aliena evoluta vicina a noi adesso, considerassimo quella di una sua esistenza in qualche altro momento nel tempo, per esempio tra i 3,5 e i 4 miliardi di anni fa, quindi il caso di due specie intelligenti evolute ma vissute in tempi completamente diversi, be’, questa probabilità sarebbe ragionevolmente più alta.
 
Mettendo insieme tutte queste riflessioni, ho immaginato che quattro miliardi di anni fa esistesse una specie aliena intelligente, molto più evoluta di noi umani in questo momento, capace di viaggiare molto più lontano di noi nello spazio, che vivesse in un pianeta orbitante intorno a una stella relativamente vicina al Sole. Adesso sarebbe estinta o una sua successiva evoluzione potrebbe aver lasciato da miliardi di anni questa regione dell’universo. Questa specie, inoltre, proveniva da molto più lontano, proprio grazie alla sua tecnologia evoluta, e come tutte le forme di vita tendeva a espandersi ed esplorare altri luoghi. Qualcuno di questa specie potrebbe essere giunto nel sistema solare, proprio quando Marte aveva dei bellissimi laghi oppure oceani e sembrava proprio un bel luogo da esplorare, e in qualche modo questo alieno potrebbe aver lasciato qualcosa di sé che gli esseri viventi marziani pre-esistenti (i batteri di cui dicevo prima) hanno fatto loro e tramandato al loro interno fino ai giorni nostri. Qualcosa di biologico. Un codice.
 
Mi fermo qui, senza dire come si arriva da questo codice alla possibilità di interagire ed entrare in conflitto (nel senso narrativo del termine) con dei veri alieni. Ciò che volevo mostravi in questo post è piuttosto come la fantasia può utilizzare degli elementi reali, scientifici, per creare qualcosa di abbastanza plausibile, come dei marziani credibili.
Questo in fondo è solo un esempio.
Chi ha letto “Deserto rosso” ha capito a cosa mi sto riferendo, gli altri magari potrebbero scoprirlo avventurandosi a loro volta nel ciclo dell’Aurora, che ha come filo conduttore, che lega tutte le sue parti (“Deserto rosso”, “L’isola di Gaia” e le altre tre che verranno), proprio questo alieno.
 
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