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 Ilheus (Brasile)... di Carla
 

"Sei proprio un mistero impenetrabile, piccola Anna."
Deserto rosso - Abitanti di Marte




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Di Carla (del 25/02/2017 @ 09:30:00, in Podcast, linkato 261 volte)
È passato più di un anno dalla mia ultima incursione su FantascientifiCast, ma adesso, come dichiarato nei miei propositi per il 2017, ho tutta l’intenzione di intervenire più spesso su questo bellissimo podcast di fantascienza. E quale occasione migliore per farlo se non parlare di una delle serie TV più belle degli ultimi mesi, che tra l’altro tratta lo stesso tema del mio ultimo romanzo di fantascienza (Ophir. Codice vivente)?
 
 
E così eccomi insieme a Omar Serafini a parlare del franchise di Westworld, che oltre alla succitata serie, include due film (di cui uno scritto e diretto dal maestro Michael Crichton) e un altro breve tentativo di serializzazione.
In una lunga puntata di ben un’ora e diciannove minuti, ripercorriamo “Il mondo dei robot”, “Futureworld - 2000 anni nel futuro”, “Alle soglie del futuro” (questi tre illustrati da Omar, con qualche mio commento) e soprattutto “Westworld - Dove è tutto concesso”.
Ma non temete, sulla serie della HBO non ci saranno spoiler!
Vi presenterò la storia, il cast, la colonna sonora e i temi principali di questa serie e poi io e Omar esprimeremo le nostre opinioni su di essa.
 
Non credo che ci sia altro da dire se non invitarvi ad ascoltare l’episodio 133 di FantascientifiCast intitolato “Cercando il Labirinto…” nell’ambito della mia rubrica “Life On Mars?”.
La trovate qui o facendo clic sull’immagine.
E, se vi è piaciuta la puntata, per favore, condividete il link con i vostri amici, e magari lasciateci un commento.
 
Buon ascolto!
 
Di Carla (del 21/02/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 287 volte)

 Meno originale dei precedenti, ma tecnicamente perfetto
 
Questo terzo romanzo della serie di Bosch è finora quello che mi è piaciuto di più. Nonostante sia apparentemente più lineare dei precedenti (cosa che in genere non amo), l’autore ha giocato benissimo le proprie carte.
Scopriamo finalmente l’evento che ha rappresentato la genesi del personaggio come lo conosciamo: il fatto di aver ucciso un uomo disarmato, pensando che stesse per tirare fuori una pistola. L’uomo in questione altro non era che un serial killer, ma Bosch aveva agito senza chiamare i rinforzi e per questo motivo era stato retrocesso nel proprio lavoro in polizia.
Quattro anni dopo, mentre Bosch sta subendo una causa civile per quella uccisione, da parte della famiglia del serial killer, salta fuori un nuovo omicidio che porta la stessa firma, ma compiuto in un secondo momento.
Bosch ha ucciso l’uomo sbagliato? O si tratta di un emulatore?
La storia si svolge tra tribunale e risoluzione del caso. Abbiamo a che fare col caso di un serial killer abbastanza convenzionale, in cui l’assassino è tra i personaggi della storia e va individuato. L’autore cerca di portarci in una direzione sbagliata dopo l’altra. Sarebbe tutto facile (o quasi), se non ci fosse di mezzo il processo, che ci distrae e ci fa cambiare prospettiva.
Questo romanzo non è originale come i due precedenti, ma è tecnicamente perfetto e, a differenza dei precedenti, dà al lettore anche la piccola soddisfazione di avere gli elementi per capire in anticipo chi è l’assassino. Che ci riesca, poi, è tutta un’altra storia.
In questo contesto continua poi a svilupparsi l’aspetto privato della storia del protagonista, che rimane centrale nella trama del libro e rischia di avere dei risvolti drammatici.
Il finale rassicurante ha tutta l’aria del preludio di una nuova tempesta.
 
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Di Carla (del 14/02/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 305 volte)

 Ottimo crime thriller, nonostante una certa mancanza di originalità rispetto al precedente della serie
 
Ultimamente la Cornwell sta prendendo l’insana abitudine di uccidere un personaggio ricorrente per libro, o almeno questo è ciò che è accaduto negli ultimi due che ho letto. Spero che si dia una calmata, altrimenti non ne resteranno molti!
Ma veniamo al libro.
Parte con ritmo molto lento nella prima parte, tanto che il primo cadavere arriva molto tardi. Mi è comunque piaciuto il modo in cui l’autrice costruisce tutta la storia dal solo punto di vista della Scarpetta, sfruttando i dialoghi con altre persone, e la chiude nel giro di poco più di un giorno.
A mio parere, però, la scelta di questo approccio per questo romanzo presenta due problemi. Il primo è che per gran parte del libro, che è abbastanza lungo, ci sono solo lei e pochi altri personaggi, rendendo lo sviluppo della trama ancora più statico. Per fortuna c’è Marino, ma Lucy e Benton arrivano tardi e sembrano quasi insignificanti nell’ambito della storia. Il secondo è che la Cornwell ha usato una struttura molto simile nel libro precedente, quindi si ha la sensazione che quest’ultimo manchi di originalità.
D’altra parte non mi dispiace affatto che il caso sia strettamente connesso al libro precedente, poiché dà continuità alle sottotrame, che diventano perciò preponderanti. Ciò rende il libro fruibile solo da chi ha letto almeno il precedente, ma in tal mondo le continue spiegazioni riferite a esso diventano inutili e contribuiscono alla lentezza del libro.
È molto difficile se non impossibile capire l’identità del colpevole. Col senno di poi ci si renda conto di alcuni dettagli che potevano essere notati dal lettore, solo che si perdono nella marea di informazioni che la Cornwell mette nei suoi libri, la maggior parte delle quali non ha una reale rilevanza nell’economia della trama.
Ho invece trovato molto sfizioso l’elemento scientifico utilizzato per spiegare gli omicidi. Una biologa come me non ha potuto fare a meno di apprezzarlo!
Anche stavolta la risoluzione finale mi ha fregato. Arriva in un singolo capoverso, anzi in un singolo periodo. Per la fretta di sapere cosa sarebbe accaduto, non ho letto bene l’ultima proposizione e poi al capoverso successivo ho scoperto che il colpevole era stato colpito, ma io non me n’ero accorta. Per l’ennesima volta sono dovuta tornare indietro a rileggere. Non c’è niente da fare: succede sempre così.
Il capitolo finale di epilogo serve unicamente per unire tutti i punti e uccide di nuovo il ritmo che si era creato, portando a una conclusione senza infamia e senza lode.
Vi chiederete perché ho dato 5 stelle nonostante tutti questi difetti? Be’, perché, preso singolarmente, questo è un libro costruito ottimamente e ben scritto (sebbene io non ami certe scelte stilistiche della Cornwell, ma apprezzo la sua coerenza nell’utilizzarle). Di certo avrebbe avuto un impatto maggiore su di me, se il precedente non avesse presentato una struttura così simile.
So che la Cornwell preferisce scrivere in prima persona dal punto di vista della Scarpetta. Ammetto che, invece, io preferisco i suoi libri in terza persona, poiché le storie sono più aperte e meno statiche, e perché così lei ha l’opportunità di esplorare dei punti di vista diversi da quelli di Kay Scarpetta che, diciamocelo, non è proprio simpaticissima!
 
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Di Carla (del 07/02/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 331 volte)

 La versione sporca e cattiva di “Chi Ha Incastrato Roger Rabbit?”
 
È difficile definire il genere di questo libro, ambientato in una Milano distopica di un futuro fin troppo vicino. La gente si droga con i cartoni animati, generando così delle copie dei personaggi nel mondo reale. Questi personaggi sono molto fisici, ma non si capisce effettivamente da dove spuntino fuori. Siamo di certo nel campo del fantastico, ma non proprio in quello della fantascienza. Ma ciò non mi stupisce, poiché è evidente che a Tonani non piacciono le etichette, poiché è più concentrato nello sviluppare una propria voce di autore. Il lettore che apprezza la sua voce (come me), a sua volta, si disinteresserà delle etichette.
Il romanzo ci mostra una lunga nottata di azione, senza un attimo di respiro, e il ritmo concitato spinge a una lettura in pochissimi giorni.
Il finale aperto non chiude veramente tutti i fili o, meglio, non lo fa in maniera esplicita. Sta al lettore interpretare alcuni dettagli.
Senza dubbio si tratta di un’opera originale, in cui, come sempre, Tonani sfoggia una prosa evocativa e mai banale.
Ho trovato interessanti anche i preludi ai capitoli, dove Crash B. racconta la genesi dei vari cartoni. È sempre bello imparare qualcosa di nuovo durante la lettura di un romanzo.
In definitiva è stata una lettura piacevole che mi sento di consigliare a chiunque abbia voglia di affrontare un libro a mente aperta.
 
Questo libro, purtroppo, essendo un prodotto da edicola, è quasi introvabile.
Potete trovare altri romanzi di Dario Tonani su Amazon.it e su Amazon.com.
 
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Di Carla (del 31/01/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 367 volte)

 Un finto thriller
 
Ho trovato questo libro bellissimo fino a circa l’80%. Era caratterizzato da una storia intricata, da un susseguirsi di colpi di scena e azione continua.
Notavo però che: il personaggio di Alice era troppo sopra le righe; quello di Gabriel nascondeva ovviamente qualcosa e stranamente lei non se ne rendeva conto oppure, quando lo faceva, era disposta a credere alla sua spiegazione successiva senza farsi troppe domande; non aveva senso che Alice non volesse andare alla polizia; col senno di poi (conoscendo il finale) è persino assurdo che siano arrivati a rubare un cellulare e un’auto, e che l’abbiano fatta franca; la storia della data nell’orologio mi aveva fatto capire subito che c’era qualcosa che non tornava con la tempistica.
Altre cose che non mi piacevano, perché davano l’idea di essere progettate a tavolino, erano il passaggio ai flashback con l’'introduzione “mi ricordo” e l’abitudine a spezzare la scena alla fine di un capitolo per riprenderla in quello successivo. Quest’ultimo è davvero un mezzuccio per spingere il lettore a continuare a leggere e crea insoddisfazione, se quello che il lettore vuole fare è proprio interrompere la lettura (non si può stare tutto il giorno a leggere).
Nonostante tutto, credevo di leggere un crime thriller e mi aspettavo che alla fine l’autore avrebbe riunito i fili, rendendo tutto perlomeno plausibile.
Quanto mi sbagliavo!
Nell’ultima parte il romanzo implode.
La sospensione dell’incredulità scivola inesorabilmente di scena in scena fino a sfuggirti dalle mani, di pari passo è andato il mio giudizio che è sceso da 5 a 3 nel giro di poche pagine. La spiegazione che l’autore decide di dare agli eventi è totalmente inverosimile. Non voglio entrare nel dettaglio per evitare troppi spoiler, ma posso almeno dire che non c’è un solo motivo per cui il protagonista maschile (Gabriel) sarebbe dovuto arrivare a fare tutto quello che ha fatto per ottenere ciò che voleva. Poteva riuscirci in maniera molto più semplice. Sembra che l’abbia fatto appunto per creare una storia inventata a beneficio dei lettori. Solo che non si dovrebbe mai arrivare a pensare questo di un personaggio. Se succede, significa che il lettore non ha più l’illusione che in qualche modo la storia potrebbe accadere davvero.
In altre parole, l’assunto su cui si regge tutto il romanzo non è plausibile.
L’epilogo poi è terribile ed è il motivo per cui il mio giudizio è crollato poi a 2 stelle (non sono scesa a 1 perché, se non altro, il libro è scritto bene e pare ben tradotto). Alla fine ho pensato veramente che l’autore fosse impazzito.
[Attenzione: inizio spoiler.]
La storia si conclude col più incredibile dei finali romantici, senza che in tutto il libro sia stato dato il minimo indizio in questo senso. Arriva così, di punto in bianco, senza un perché, senza che nel corso del romanzo si avverta il minimo legame emozionale tra i protagonisti.
A peggiorare ancora il tutto ci sono le battute finali, col lungo monologo di Gabriel posto in una pagina separata, a metà del quale mi sono limitata a scorrere il testo per arrivare alla fine.
[Fine spoiler.]
Insomma, se volete leggere un crime thriller, leggete altro.
Gli si potrebbe attribuire un nuovo genere: quello del finto thriller.
 
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Di Carla (del 27/01/2017 @ 09:30:00, in Varie, linkato 502 volte)

All’inizio della mia avventura editoriale ho basato la maggior parte della mia comunicazione con i (potenziali) lettori su Facebook, in particolare sulla mia pagina autore, che essendo aperta al pubblico mi permetteva di raggiungere un numero di persone molto maggiore dei miei amici sul profilo personale. Nel 2012 (ma anche in precedenza, poiché ho aperto la pagina diversi mesi in anticipo rispetto alla pubblicazione del mio primo libro) quasi la totalità o almeno una buona parte dei miei cosiddetti fan, vale a dire coloro che avevano messo il “mi piace” alla pagina, visualizzavano i miei post sulla bacheca. Inoltre le pagine disponevano di strumenti in grado di rendere gli stessi post più interattivi, come per esempio la possibilità di creare dei sondaggi, che poi tutti potevano condividere.
Insomma, è stato grazie a Facebook che i miei lettori hanno potuto seguire passo dopo passo le fasi di scrittura, editing e pubblicazione nella serie di “Deserto rosso”, tanto che al momento dell’uscita dei singoli libri, appena postavo la notizia, gli stessi lettori erano i primi a mettere “mi piace”, condividere (favorendo un immediato passaparola) e commentare affermando di aver appena scaricato l’ebook.
 
Questo sistema ha funzionato bene fino al 2013 e in gran parte del 2014, poi Facebook ha ridotto sempre più la percentuale di utenti di una determinata pagina cui venivano mostrati i post, finché adesso, nonostante io abbia oltre 5300 utenti, è già molto se 50 vedono un singolo post. E in genere sono sempre gli stessi. Ciò ha fatto sì che chi prima mi seguiva abbia avuto la sensazione che io sia lentamente scomparsa da Facebook.
Di fatto adesso, anche se pubblico molti più contenuti rispetto al passato sulla mia pagina Facebook, pochissime persone li vedono, e sono sempre le stesse.
Ovviamente lo scopo di Facebook è indurmi a pagare la pubblicità, ma anche così, per ottenere lo stesso risultato che pochi anni fa era organico, dovrei spendere centinaia di euro ogni mese. Va da sé che non lo faccio.
 
Da qui sorge la domanda: come faccio a tenermi in contatto con quelli di voi che vogliono avere notizie sui miei libri e magari avrebbero piacere a essere coinvolti nella loro creazione come succedeva in passato?
In realtà non posso, poiché nessun altro luogo virtuale consente il tipo di interazione che invece è possibile su Facebook, per cui, se non voglio del tutto scomparire dal vostro radar, devo trovare nuove vie per farne parte. Solo che per riuscirci ho bisogno del vostro aiuto.
 
Gli algoritmi stanno rendendo i social network sempre più simili a delle cerchie chiuse, in cui, invece di godere di un’ampia finestra sul mondo esterno, ci si ritrova con una finestrella sul cortile del proprio piccolo condominio virtuale. Affinché le notizie che provengono dall’esterno delle nostre cerchie arrivino a noi, è necessario che facciamo uno sforzo per guardare fuori, cosa che invece non accade, poiché pochi di noi si prendono la briga di addomesticare i settaggi di Facebook per visualizzare determinati post (o magari neppure sanno come farlo). Moltissimi poi non escono proprio dal social network, soprattutto chi ci arriva dal cellulare, magari nei ritagli di tempo. Leggono velocemente i post, visualizzano ciò che può essere visualizzato dentro il social e poi passano oltre.
 
Quindi come faccio a comunicare con chi di voi vuole ricevere mie comunicazioni?
Vi devo per forza di cose chiedervi di venirmi incontro.
 
Se siete su Facebook, potete fare in modo di vedere i miei post sulla bacheca con una semplice impostazione sul menù a discesa del tasto “Pagina seguita” all’interno della mia pagina (dovete scegliere l’impostazione “Mostra per primi”; vedi immagine). Così facendo, quando aprite Facebook vedrete per primi i post da me pubblicati dall’ultima volta che siete stati su questo social. Una volta visualizzati, non vi ricompariranno più quegli stessi post, a meno che non diventino particolarmente virali.
 
Certo, non c’è solo Facebook. Io sono anche su Twitter, su Pinterest, su Google Plus e su LinkedIn. Più sono i social in cui mi seguite, più avrete la possibilità di leggere mie notizie.
 
Invece, se non volete dipendere dai social network e dai loro algoritmi per avere mie notizie, la cosa migliore per voi è seguire questo blog, in cui di solito pubblico due articoli alla settimana e dove riporto sempre le novità più importanti (nuove uscite, promozioni, eventi dal vivo, nuovi progetti cui lavoro e così via).
Esistono due modi per non perdere neppure un post attraverso il vostro browser preferito. Uno è quello di iscrivervi al feed RSS o Atom del blog (basta che cliccate sui link e seguite le istruzioni). Secondo come avete impostato il browser, trovate la lista dei nuovi articoli in un menù oppure vi compaiono delle notifiche all’apertura del browser stesso.
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Potrete anche comunicare direttamente con me, rispondendo a uno qualsiasi di questi messaggi.
 
Ho poi recentemente creato una nuova lista dedicata nello specifico all’uscita (a maggio) del libro finale della trilogia del detective Eric Shaw, “Oltre il limite”. La trovate qui. Inserendo il vostro indirizzo e-mail (se volete anche nome e cognome), verrete informati appena il libro sarà in preordine in ebook e poi quando sarà effettivamente disponibile sia in ebook che in cartaceo.
Non riceverete altre comunicazioni e non verrete inseriti nella mailing list generale (anche perché Yahoo non consente l’inserimento forzato). In futuro agli iscritti verrà chiesto se vorranno ricevere notifiche di altre pubblicazioni future e usufruire dei benefici riservati agli iscritti della lista generale.
Se siete già iscritti alla mia mailing list generale, non è necessario che vi iscriviate anche a questa, poiché riceverete le medesime comunicazioni nella mia newsletter, insieme al resto delle notizie.
 
Insomma, come vedete, sto cercando di trovare sempre nuovi modi di venirvi incontro, ma spero di individuarne altri in futuro. A questo proposito, se conoscete qualche altro strumento per favorire la nostra comunicazione, senza che diventi invasiva, indicatemelo nei commenti o in privato.
 
Infine, vorrei ringraziare tutti coloro che in un modo o nell’altro sono riusciti a continuare a seguirmi, utilizzando uno qualsiasi di questi strumenti.
Vi saluto con una piccola richiesta: condividete le mie newsletter o i miei post con almeno un vostro amico che pensate possa essere interessato. Alla fine, infatti, è il vostro passaparola ciò che è veramente in grado di fare la differenza.
 
Di Carla (del 23/01/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 393 volte)

 Godibile noir
 
Con questo libro ho iniziato la lettura della trilogia noir di Richard Matheson, che si distacca parecchio dalla sua produzione successiva legata ai generi del fantastico.
“Ricatto mortale” è un breve romanzo caratterizzato dal fascino del noir vintage (d’altra parte è stato originariamente pubblicato nel 1953).
Alcune parti sono forse un po’ affrettate, anche se, tutto sommato, sono quelle in cui non era necessario soffermarsi più di tanto.
Come spesso accade nei suoi libri, abbiamo il solito protagonista maschile nei guai che è coraggioso ma un po’ debole.
La trama in sé non è intricatissima, ma gli eventi accadono così in fretta che non si ha il tempo di pensare. Più che altro non si capisce cosa facciano nella vita i personaggi. Il protagonista è uno scrittore, ma non lo si vede mai scrivere nell’arco della storia.
Il finale non è prevedibile, anche se in parte il lettore può arrivare a immaginare chi è il colpevole.
La prosa, come sempre, è molto bella e la traduzione, che è decisamente più recente, è ottima.
 
Ricatto mortale (Kindle, brossura) su Amazon.it.
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Quando una settimana fa ho scritto l’ultima frase della prima stesura di “Oltre il limite”, dopo una sessione di scrittura ininterrotta di otto ore e mezza, non mi sembrava vero. Avevo iniziato la scrittura del libro il 1° novembre e 75 giorni dopo, circa 116 mila parole dopo, era finito. Con esso mi ritrovavo a completare il mio dodicesimo libro e a chiudere una trilogia che era nata come un libro singolo, “Il mentore”, scritto quasi per caso nel novembre del 2012 per provare a partecipare al NaNoWriMo e poi pubblicato nel 2014, ed è finita per diventare una delle mie serie più lunghe, avendo infatti sorpassato come numero di parole la quadrilogia di “Deserto rosso”.
 
La scrittura di “Oltre il limite” è stata un’altalena di emozioni, a iniziare dall’ansia dei primi giorni, in cui mi ero imposta di seguire il ritmo del NaNoWriMo (una media di 1667 parole al giorno, anche nel weekend), pur avendo a disposizione un’outline solo parziale. Nell’affrontare la sfida ero consapevole di non essere del tutto pronta, poiché avevo avuto poco tempo per prepararmi. Per fortuna esiste il NaNoWriMo (che ho vinto anche quest’anno), che mi ha spinto a iniziare comunque, a spingermi a creare anche se non ne avevo voglia e quindi a dare origine a una delle storie più intricate in cui mi sia cimentata finora. Grazie a esso entro il 30 novembre avevo già scritto oltre 50 mila parole, anche se poi, per la prima volta, ho sentito la necessità di rileggere tutto il lavoro fatto fino a quel momento per capire quanto di buono ci fosse e trovare gli spunti necessari per continuare. Ciò che non sapevo era che non mi trovavo neppure a metà del lavoro!
 
Come sempre, quando all’inizio ci sono solo alcune idee, ma richiedono spazio per assumere uno sviluppo logico, per andare di pari passo con l’evoluzione dei personaggi (in questo caso dettata dall’esigenza di dare una conclusione alla trilogia) e per fare tutto questo rispettando i ritmi imposti dalla competizione (non riesco a scrivere più di una scena per sessione, perciò durante il mese di novembre le scene sono state quasi tutte sopra le 1667 parole e ho finito per mantenere questo ritmo anche a dicembre e nelle prime due settimane di gennaio), tali idee si sono tradotte in un testo ricco di dettagli, di introspezione, di eventi, molti dei quali sono giunti inaspettati, ma incredibilmente capaci di incastrarsi alla perfezione nella trama, che l’hanno reso decisamente lungo, sebbene la storia principale si svolga in appena tre giorni.
Nonostante la lunghezza, sono convinta che sia una lettura rapida, che spero vi terrà incollati alle pagine e in ansia per le sorti dei protagonisti.
Io, pur avendo il controllo su di esse, lo ero!
 
Ma, se state leggendo questo post, forse volete sapere qualcosa della storia, no?
Vi accontento subito.
Come dicevo, “Oltre il limite” chiude l’arco narrativo, iniziato da “Il mentore” nel 2014 e continuato con “Sindrome” lo scorso anno, che lega il detective Eric Shaw e la sua allieva (di cui non cito il nome per evitare anticipazioni a chi non avesse ancora letto il primo libro).
Il romanzo fa riferimento a un vecchio caso cui la squadra di Eric aveva lavorato nel gennaio 2014 (prima dei fatti de “Il mentore”) e che era stato risolto con l’arresto del colpevole, il dottor Robert Graham, specializzando in chirurgia plastico-ricostruttiva: un omicida seriale chiamato col soprannome di ‘chirurgo plastico’, che era poi stato condannato per aver ucciso tre donne e rapito una quarta, Megan Rogers. Il salvataggio di quest’ultima, ritrovata nella casa degli orrori del killer dalla detective Miriam Leroux nel gennaio 2014, è la scena con cui si apre “Oltre il limite”, per poi andare avanti nel tempo fino a domenica 21 maggio 2017 (che è anche la data di uscita del romanzo), quando una donna viene trovata morta nel celebre museo delle cere Madame Tussauds. Questo è solo una delle numerose location famose di Londra teatro degli eventi di “Oltre il limite”.
Sarà Eric, giunto con la sua squadra sulla scena del crimine, il primo a rendersi conto di un’inquietante somiglianza con i delitti del ‘chirurgo plastico’, cosa che farà sorgere in lui per la prima volta un pesante dubbio. E se oltre tre anni prima avesse compiuto un errore e mandato in prigione la persona sbagliata?
La storia si sviluppa in appena tre giorni, dal 21 al 23 maggio (che occuperanno i primi 7 degli 8 capitoli del libro), durante i quali, con un susseguirsi di colpi di scena e di omicidi, il complesso intreccio che porterà alla risoluzione del caso verrà svelato al lettore.
 
Le investigazioni su questo caso non sono, però, l’unico problema che il nostro Eric dovrà affrontare. Davanti a lui c’è adesso la prospettiva di una promozione a capo di tutta la sezione scientifica della Polizia Metropolitana di Londra (attualmente è solo a capo di una squadra), con il concomitante passaggio dal grado di ispettore capo a quello di sovrintendente.
Non è però l’unico ad ambire a quel ruolo. In lizza c’è anche il detective ispettore capo George Jankowski, un altro caposquadra della Scientifica che i lettori hanno già conosciuto in “Sindrome”. Troviamo quest’ultimo impegnato nel tentativo di gettare delle ombre sull’operato di Eric per favorire la propria promozione e, per farlo, si mette a scavare nel passato lavorativo del collega, che, come sappiamo, non è esente da problematiche.
 
 
Parallelamente a tutto questo ci sono i problemi personali di Eric. Quelli con Adele Pennington, la sua giovane compagna che è tornata ad avere un ruolo importante nella sua vita alla fine di “Sindrome”, e quelli con Miriam Leroux, la sua figlioccia, con la quale ha avuto un duro scontro, sempre nell’epilogo del libro precedente, cui è seguito un lungo periodo di lontananza anche lavorativa. Il ritorno del ‘chirurgo plastico’ sarà l’occasione che costringerà Eric e Miriam a lavorare di nuovo insieme e forse a recuperare il loro rapporto e chiudere per sempre un capitolo del passato.
Mentre il caso del serial killer verrà risolto entro i primi sette capitoli del romanzo, l’ultimo fungerà, invece, da epilogo della trilogia, portando a risoluzione i problemi di Eric con Miriam, Jankowski e Adele.
 
Il finale drammatico sarà, come sempre, aperto (lascerò a voi il compito di immaginare cosa accadrà dopo), ma di certo risolutivo. Nonostante la drammaticità, sarà un finale positivo per Eric, una sorta di happy ending con tinte di nero, in cui il nostro protagonista dovrà rispondere alla domanda che funge da slogan di “Oltre il limite”: fin dove sei disposto a spingerti, per proteggere un segreto?
La risposta definitiva di Eric la troverete nell’ultima frase del romanzo.
 
Di Carla (del 16/01/2017 @ 09:30:00, in Rassegna stampa, linkato 504 volte)

Ecco una lista di articoli, citazioni e interviste relativi a “Ophir. Codice vivente”.
L’elenco verrà aggiornato man mano che nuovi articoli verranno pubblicati.
 

Intervista sull’arrivo di ExoMars e articoli correlati su La Nuova Sardegna, 19 ottobre 2016
Oggi l’Europa con ExoMars sul pianeta rosso:
La letteratura e i film, dagli omini verdi a “The Martian”:
La scrittrice:

Tornate nel Deserto Rosso di Marte, e attenti all’AI!, Tom’s Hardware, 1 dicembre 2016

È tempo di tornare su Marte, nuovo libro di Monticelli sulla Gazzetta del Sulcis-Inglesiente, n° 783, 8 dicembre 2016

Il 30 novembre esce "Ophir. Codice vivente" della scrittrice Rita Monticelli su Sardegna Reporter.it
 
Ophir. Codice Vivente: intervista alla scrittrice Rita Carla Francesca Monticelli su Liberi Libri E Non Solo

Oggi parliamo con… Rita Carla Francesca Monticelli, intervista su Gialloecucina

Ophir. Codice vivente, recensione su Giochi di parole... con le parole
https://giovanniventuri.com/2017/02/07/ophir-codice-vivente-di-rita-carla-francesca-monticelli/

Segnalazioni sui blog
Le recensioni della libraia:
Peccati di Penna:



Ophir. Codice vivente” è disponibile in formato ebook a partire da 3,49 euro su: Amazon, Giunti, Google Play, Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelli, Apple, Nook (tramite l'app per Windows), Smashwords e 24Symbols (gratis per gli abbonati).
Disponibile anche in formato cartaceo a 11,99 euro su Amazon e Giunti.

Scopri di più su: www.desertorosso.net
 

La breve intervista che vi presento oggi è tutta dedicata al mio nuovo romanzo, “Ophir. Codice vivente”, che è la terza parte del ciclo dell’Aurora. Una volta tanto ho avuto l’opportunità di parlare soltanto di ciò che interessa veramente ai lettori, cioè il libro, senza soffermarmi su me stessa come scrittrice o addirittura self-publisher (che noia, no?).
Do merito di ciò alla collega Iliaria Grasso, autrice e blogger, che mi ha ospitato sul suo blog Liberi Libri E Non Solo e mi ha posto alcune domande interessanti che hanno saputo cogliere i temi salienti del romanzo.
 
Abbiamo parlato prima di tutto di intelligenza artificiale, in particolare nell’ambito della fantascienza. Ciò mi ha permesso di raccontare perché ho deciso di affrontare questo tema nel romanzo e in che modo ho deciso di farlo, anche ispirandomi a tanti esempi famosi, alcuni dei quali che cito nella mia risposta e che fanno parte del background culturale di tutti gli appassionati del genere.
Abbiamo poi spostato l’attenzione su Melissa Diaz, voce narrante e, di fatto, personaggio principale del romanzo. Qui vi avverto che la mia risposta dà per scontate le vicende narrate in “Deserto rosso”, la serie marziana che costituisce la prima parte del ciclo dell’Aurora, e quindi contiene qualche piccolo spoiler su di essa (ma non su questo romanzo), anche se risulta pienamente comprensibile solo dopo la sua lettura.
Infine, mi è stato chiesto se piuttosto che i luoghi in cui si svolgono i fatti, Marte, la Terra e la Luna, non sia l’animo umano quello più misterioso.
 
Potete leggere l’intervista completa facendo clic su questo link e, se volete, lasciate un commento (sul blog di Ilaria oppure qui).
 
Ringrazio di cuore Ilaria Grasso per avermi ospitato!
 

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