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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

“Le nostre vite da sole non valgono nulla, ma insieme siamo qualcosa di unico.” Oltre il limite




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 18/05/2017 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 337 volte)
In occasione dell’uscita del libro finale della trilogia del detective Eric Shaw, “Oltre il limite”, ho il piacere di presentare l’intera serie ai lettori di Carbonia (la città in cui sono nata!), nell’ambito della serie di eventi “Carbonia Scrive”.
La presentazione avrà luogo venerdì 26 maggio a partire dalle 18.30 presso la Biblioteca Comunale in viale Arsia (Parco Villa Sulcis) e vedrà, oltre alla mia partecipazione, l’intervento di Emanuela Rubiu (Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Carbonia).
 

 
Anche in questo caso cercherò di illustrare la trilogia, che include il bestseller internazionale “Il mentore”, “Sindrome” e “Oltre il limite”, evitando il più possibile eccessive anticipazioni sulla trama, per non togliere a chi volesse il piacere di scoprirla leggendo i libri.
Pur non entrando troppo nei dettagli degli eventi narrati, racconterò come è strutturata la trilogia rispetto all’evoluzione del personaggio di Eric Shaw e al rapporto con la sua allieva. Inoltre parlerò delle ricerche svolte per creare la mia Londra e la mia particolare interpretazione della Polizia Metropolitana (quella con sede a New Scotland Yard), soprattutto del Servizio di Scienze Forensi.
Infatti accanto a una Londra in cui vengono messi in risalto alcuni luoghi ben noti, e altri un po’ meno, cosa che dà a certi passaggi un taglio quasi turistico, c’è la vera scienza forense utilizzata dai personaggi per affrontare i singoli casi.
 
Ma l’aspetto più importante è il fatto che l’ambientazione e l’investigazione rappresentano un contorno (spero godibile) di quello che poi è l’elemento posto al centro di tutti i miei libri, cioè la crescita dei personaggi (e i principali sono quasi sempre degli antieroi), cosa che fa sì che questa trilogia sia una serie di crime thriller e non di gialli.
 
Rispetto alla presentazione precedente, che risale a dicembre, si è aggiunto il libro finale e con esso tanti altri aspetti di cui parlare, senza però rivelare elementi cruciali della trama.
 
Se siete a Carbonia o dintorni, spero di vedervi di persona!
Altrimenti qualche giorno dopo provvederò io stessa a scrivere un resoconto dell’evento.
 
Di Carla (del 04/01/2017 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 1162 volte)

Anche se con un certo ritardo, volevo condividere con voi alcune osservazioni sul convegno “Il mercato del self-publishing in Italia”, di cui sono stata relatrice, tenutosi il 10 dicembre a Roma, nell’ambito di Più Libri Più Libri, la fiera italiana della piccola e media editoria.
 
Non sto a ripetervi di cosa si è parlato, poiché è stato riportato e commentato in numerosi altri articoli. In particolare vi segnalo l’interessante resoconto di alcuni self-publisher presenti tra il pubblico: Giovanni Venturi, Francesco Zampa, Cetta De Luca e Nunzia Assunta D’Aquale. Ognuno di loro ha messo in evidenza aspetti diversi dell’evento e proposto delle considerazioni personali che meritano di essere lette.
Un altro resoconto molto accurato del convegno si trova su Cronache Letterarie, in cui è anche riportata una trascrizione quasi completa del mio intervento. Se poi volete proprio ascoltarlo direttamente, qui trovate un video del mio intervento ripreso e pubblicato da Extravergine D’Autore, che colgo l’occasione per ringraziare.
 
Quindi non vi ripeterò neppure cosa ho detto o in generale la mia opinione sull’argomento, piuttosto vorrei proporre alcune considerazioni, a partire dall’indagine sul self-publishing in Italia (i cui risultati sono riassunti in questo comunicato stampa), che ha occupato circa metà del tempo del convegno, riducendo al minimo l’intervento dei relatori (oltre a me, c’erano Lorenzo Fabbri di Ilmiolibro.it, Giovanni Peresson della AIE, Vittorio Anastasia della Ediciclo Editore e Cristina Mussinelli della AIE, che ha fatto da moderatrice) e impedendo del tutto che il pubblico potesse rivolgerci delle domande.
Premetto che dalla posizione in cui ero seduta non riuscivo a leggere bene le slide e quindi le ho controllate di tanto in tanto, mentre per il resto ho ascoltato l’esposizione di Giovanni Peresson. Comunque già le prime mi hanno suscitato delle perplessità, poiché l’indagine si basa unicamente sui libri, in particolare sugli ebook (che sono il formato principale nell’ambito del self-publishing), con ISBN italiano. Inoltre dal discorso relativo al fatturato complessivo del self-publishing digitale è escluso completamente ciò che passa attraverso Kindle Direct Publishing di Amazon (cui compete almeno l’80% del mercato), poiché l’azienda non rivela questo tipo di informazioni.
 
Sul fatturato non faccio commenti, poiché i dati, anche solo per l’assenza di Amazon, non sono un granché significativi.
Ma anche su tutto il resto mi viene difficile fare un’analisi, senza avere l’impressione che abbia un’utilità abbastanza limitata. Infatti, secondo quanto riportato dall’indagine gli ebook in Italia nel 2015 erano circa 25 mila. Si parla però di ebook con ISBN italiano.
Questo dato è lontanissimo dall’indicare il numero reale di ebook in lingua italiana disponibili sul mercato. Per farsi un’idea molto più precisa basta infatti andare su Amazon (in cui si può dire che siano in vendita tutti o quasi gli ebook esistenti in italiano), nella pagina del Kindle Store dedicata agli ebook in lingua italiana e scoprire quanto riportato nell’immagine (è uno screenshot fatto alle 1.12 del 4 gennaio 2017).
Sono elencati qualcosa come 168.578 ebook (vedi foto accanto). Ho controllato questo dato circa due settimane fa e ce n’erano più di mille in meno (e cinque ore fa 28 in meno), quindi tendo a pensare che, se state leggendo questo articolo in una data futura, troverete un numero ancora più alto. In ogni caso è una bella differenza rispetto ai 25 mila dell’indagine. È chiaro, questi dati si riferiscono al gennaio 2017, ma dubito che in poco più di un anno ci sia stata una crescita così mostruosa.
 
Ma sono interessanti anche gli altri dati. Gli ebook in lingua italiana presenti su Kindle Unlimited, cioè in esclusiva su Amazon nel caso dei self-publisher (agli editori tradizionali non è richiesta questa esclusiva, ma i loro titoli inseriti nell’offerta sono un piccolo numero rispetto al totale), sono oltre 32 mila, ancora superiori a quei 25 mila. Guardando inoltre il riquadro delle novità, si evince che negli ultimi 90 giorni sono stati pubblicati oltre 9 mila titoli, di cui più di 3 mila nell’ultimo mese.
Se poi si fa clic su ebook Kindle, si entra nella divisione per generi, in cui, volendo, si possono fare tutta una serie di considerazioni, tenendo però conto che ogni libro può essere inserito in due categorie (per i self-publisher) o più (per gli editori tradizionali) e questo è il motivo per cui la categoria della narrativa non di genere è molto affollata (ne fa parte addirittura “Crypto” di Dan Brown, il primo indicato in questo momento in ordine di popolarità, che è senza dubbio un libro di narrativa di genere; per non parlare del primo libro di Harry Potter, che si trova al secondo posto; vedi screenshot sotto).
 
Vi chiederete il perché di questa discrepanza tra i dati dell’indagine dell’AIE e quello che ognuno di noi può facilmente vedere con un paio di clic su Amazon. La risposta è semplice: gli ebook mancanti non hanno un ISBN italiano o non ce l’ha affatto (su Amazon l’ISBN per gli ebook non è necessario, benché in Italia sia consigliato averne uno in modo da ridurre l’IVA dal 22 al 4%).
 
E perché molti ebook italiani su Amazon dotati di ISBN non ne hanno uno italiano?
I motivi principali sono tre:
1) arrivano su Amazon attraverso un aggregatore estero che fornisce gratuitamente un ISBN (come Draft2Digital);
2) sono libri di autoeditori stranieri tradotti in italiano (fenomeno in forte crescita), quindi, se hanno l’ISBN, si tratta di uno preso nel proprio paese;
3) gli ISBN italiani per l’authorpublishing, come vengono definiti dall’agenzia ISBN italiana, cioè per i self-publisher senza una partita IVA (quasi tutti, poiché aprire una partita IVA come self-publisher diventa una spesa inutile, se non si hanno degli incassi elevati; gli autori, si sa, tranne rari casi guadagnano poco), costano troppo: 80 euro più IVA l’uno, fino a un minimo di 68 euro più IVA per un blocco di cinque.
Si tratta di una cifra notevole, considerando che la maggioranza dei libri vendono poche copie, che non possiamo scaricare questa spesa dalle tasse né recuperare l’IVA (non avendo una partita IVA; d’altronde, se ce l’avessimo, potremmo comprare gli ISBN in blocchi almeno da dieci, spendendo molto meno per ciascuno), ma soprattutto perché come self-publisher preferiamo di certo spendere dei soldi per produrre un libro di qualità, piuttosto che per ottenere un semplice codice di classificazione (che, ripeto, ha solo la funzione di ridurre l’IVA su Amazon; non appare neppure nella pagina del prodotto), visto che esiste la possibilità di acquistarlo a meno di 10 dollari altrove (qui, per esempio) o molto meno, se ne acquistiamo una certa quantità in blocco, magari insieme ad altri colleghi.
 
Di certo tra gli ebook senza ISBN ci sono spesso veri e propri esperimenti e quello che può essere definito trash-publishing (da libri pubblicati alla prima stesura, senza il minimo tentativo di revisione, a quelli tradotti da altre lingue usando Google Translate, e così via), ma tendo a pensare che un self-publisher italiano che si sia preso la briga di premunirsi di ISBN estero, per ridurre l’IVA sul prezzo e aumentare il proprio margine di guadagno a parità di prezzo, abbia perlomeno l’intenzione di fare sul serio, anche perché lo sta facendo in modo tale da evitare ulteriori spese inutili, visto il costo inferiore rispetto a quello italiano.
Io rientro in questa categoria.
 
Al di là di questo discorso, ciò che è apparso palese a qualunque autoeditore presente al convegno è che l’editoria tradizionale ha una conoscenza molto approssimativa del self-publishing. Il motivo penso sia dovuto al fatto che gli editori tradizionali hanno visto questo fenomeno fin da subito come una minaccia. La stessa presentazione del convegno lo dice chiaramente. E, invece di cercare di comprenderlo, hanno preferito chiudersi in una sorta di negazionismo.
Il fatto che abbiano deciso di organizzare questo convegno e soprattutto l’interesse mostrato nelle conversazioni che ho avuto prima e dopo l’evento con i due rappresentanti dell’AIE sono la dimostrazione che adesso c’è finalmente la volontà da parte dell’editoria tradizionale di comprendere l’autoeditoria e il suo impatto sul mercato editoriale nazionale, perché, che loro lo vogliano o meno, noi facciamo parte del mercato, siamo editori, perciò non possono più ignorarci.
Ma la risposta alla minaccia che secondo loro rappresentiamo non è snobbarci o, peggio, tentare di osteggiarci, bensì iniziare a pensare a noi come partner in possibili collaborazioni. Collaborazione non significa solo pescare nel self-publishing per fare scouting né tanto meno vedere gli autoeditori come clienti da sfruttare cui vendere i propri servizi. No. Collaborazione significa creare delle sinergie alla pari che siano convenienti per entrambe le parti, cosa particolarmente adatta alla media e piccola editoria, che, ben più della grande editoria, subisce gli effetti di un’eventuale concorrenza da parte dell’autoeditoria digitale.
Basti pensare ai prezzi degli ebook dei self-publisher che, nell’ambito della narrativa, di genere o meno, raramente raggiungono i quattro euro e hanno 2,99 euro come prezzo preferito, poiché è il più basso che permette di ottenere una royalty del 70% al netto dell’IVA su Amazon (parlo di libri che vengono di fatto acquistati dai lettori; quelli con prezzi più elevati tendono a essere fuori mercato e quindi al lato pratico non contano, indipendentemente dal loro numero totale), e il più delle volte, soprattutto in certi generi della narrativa, sono venduti a 99 centesimi o addirittura offerti gratis. Sono tutte letture che tolgono spazio ad altre più dispendiose tra quei lettori che si interessano a determinati generi, ma non si affezionano necessariamente a determinati autori famosi, che comunque non pubblicano più di un libro all’anno, salvo rari casi.
 
Ricordiamoci anche che chi compra gli ebook in genere poi li legge, poiché, a differenza dei libri cartacei, non può utilizzarli come regalo o per arredare la casa. Se li compra, lo fa solo con l’intenzione di leggerli, prima o poi.

A ciò si aggiunge poi la tendenza di una buona parte dell’autoeditoria a rivolgersi a settori di nicchia, anche nell’ambito della narrativa, che interessano poco all’editoria tradizionale, poiché non abbastanza sfruttabili dal punto di vista commerciale per un’azienda, ma che sono ben sufficienti al singolo autoeditore per portare avanti economicamente il proprio progetto. Questo aspetto, su cui ci sarebbe tanto da dire, di certo ha come conseguenza un evidente vantaggio per il lettore: una maggiore scelta di letture.
 
E, parlando invece di collaborazione tra autoeditoria e editoria tradizionale, colgo l’occasione di citare un esempio concreto: l’uscita in edicola del prossimo 7 gennaio con il Corriere dell’Umbria, in collaborazione con TAU Editrice, del romanzo “Doppio omicidio per il maresciallo Maggio” del collega Francesco Zampa (vedi foto accanto, proveniente dal blog dell'autore), il primo della sua serie di gialli autoprodotti.
Tale collaborazione non ha richiesto la cessione dei diritti primari sull’opera, né quella esclusiva dei diritti sull’edizione cartacea. Si tratta di un accordo tra editori (Francesco Zampa, TAU e l’editore del quotidiano) per un tempo limitato e per una specifica edizione cartacea, con lo scopo di raggiungere una fetta di mercato che di fatto è al momento preclusa ai self-publisher in Italia: edicole (e quindi anche grande distribuzione) e in futuro librerie (intesa come presenza sugli scaffali, non solo possibilità di ordinare il titolo). In contemporanea il libro non smetterà di essere disponibile su Amazon nella sua precedente edizione cartacea pubblicata dall’autore.
 
Tornando al convegno del 10 dicembre, vorrei in chiusura fare una precisazione, che anche altri colleghi hanno fatto nei loro rispettivi resoconti. Verso la fine dell’evento, Vittorio Anastasia di Ediciclo Editore ha fatto un’infelice uscita in cui metteva in dubbio che i self-publisher pagassero le tasse.
Apriti cielo!
È stata una gaffe involontaria, ne sono certa, gaffe che però pare confermare ancora una volta come l’editoria tradizionale non conosca il self-publishing e raramente faccia qualcosa per cercare di comprenderlo appieno.
 
Ovviamente noi autoeditori paghiamo le tasse, come fanno tutti i lavoratori autonomi, con modalità che variano se riceviamo le royalty in qualità di persona fisica o giuridica.
Inoltre, chi si avvale di una piattaforma di self-publishing italiana, come Ilmiolibro.it, si ritrova nella stessa situazione identica di un semplice autore, poiché la piattaforma (che fa anche da aggregatore/distributore) funge da sostituto d’imposta, come un qualsiasi editore, versando per l’autore la ritenuta d’acconto allo Stato. Per il resto, se l’autore dovrà pagare altro (che in genere verrà stabilito con l’ausilio di un commercialista), ciò dipenderà dal suo reddito totale, che verrà riportato nell’apposita dichiarazione dei redditi.
Chi, invece, utilizza esclusivamente piattaforme estere, si rivolge a un commercialista, che riporta la cifra totale ricevuta (sul conto corrente del self-publisher, quindi completamente tracciabile) sotto forma di royalty, da tali piattaforme durante l’anno solare, nella dichiarazione dei redditi e in particolare nell’apposito campo relativo ad altri redditi derivati da opere d’ingegno. Su quella cifra calcolerà poi le tasse che il self-publisher dovrà versare, come ogni onesto cittadino.
 
Di Carla (del 28/12/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 1122 volte)

Lo scorso 2 dicembre 2016 ho avuto il piacere di presentare la trilogia del detective Eric Shaw e il romanzo di fantascienza “Ophir. Codice vivente” alla Biblioteca Comunale di Iglesias. È stato un evento molto carino, in cui io e la preparatissima presentatrice, Clara Congia, abbiamo parlato per quasi due ore dei miei libri e della mia attività di scrittrice e self-publisher a beneficio di un piccolo ma interessato pubblico.
 
Prima di tutto devo fare i miei più sentiti ringraziamenti, ma anche complimenti, a Clara, che ha condotto l’evento con professionalità e passione, e mi ha rivolto alcune tra le più interessanti e originali domande che mi siano mai state fatte da quando mi occupo di editoria.
 
Abbiamo iniziato col parlare de “Il mentore” e di “Sindrome”, i primi due romanzi della trilogia di crime thriller del detective Eric Shaw. Ho cercato di incuriosire i presenti, raccontando qualche elemento della trama, senza troppe anticipazioni per non rovinare la sorpresa. Il fulcro di tutta la serie è proprio il rapporto tra Eric Shaw, il mentore, e la sua allieva, la cui identità si scopre nel primo libro. Accanto all’investigazione sui casi che vengono sviluppati nei singoli romanzi e che vedono sempre i protagonisti coinvolti personalmente, c’è proprio l’evoluzione di questo rapporto che inizia con “Il mentore”, si sviluppa in “Sindrome”, in cui Eric cerca di capire se può o vuole allontanarsi dalla sua allieva e dai crimini di cui è responsabile, fino a trovare una conclusione del libro finale della trilogia, “Oltre il limite”, che uscirà il 21 maggio 2017 e di cui sto attualmente scrivendo gli ultimi capitoli.
 
Ho raccontato delle numerose licenze che mi sono presa nella stesura di questi libri, alcune dovute al fatto che non ero in grado di reperire certe informazioni al momento della stesura (poiché i libri si svolgono sempre in un periodo successivo alla data in cui sono stati effettivamente pubblicati e quindi diversi mesi dopo la scrittura) e altre che sono stata rese necessarie per rendere la trama più interessante. Sono stata, però, abbastanza rigorosa su due aspetti: quello scientifico (i protagonisti sono tutti agenti della Polizia Scientifica) e quello geografico (i luoghi pubblici di Londra in cui si svolgono le scene corrispondono alla realtà, tanto che, per esempio, la casa in cui si nasconde l’assassino de “Il mentore” esiste davvero!). A entrambi ho dedicato una serie di articoli in questo blog, che vi consiglio di leggere, se non l’avete già fatto: Scena del crimine e Luoghi dei romanzi. Ne pubblicherò altri per l’uscita di “Oltre il limite”.
Infine ho rivelato qualche anticipazione su quest’ultimo libro, ma a tal proposito non posso dirvi proprio nulla!
 
E poi siamo passate a parlare di “Ophir. Codice vivente” e in generale del ciclo fantascientifico dell’Aurora, a iniziare da quella mattina all’alba in cui Anna Persson aveva lasciato di nascosto la Stazione Alfa per avventurarsi nel deserto rosso di Marte.
Mi ha fatto particolarmente piacere essere riuscita nell’intento di spingere chi era venuto lì per i miei thriller ad avventurarsi nella lettura dei miei romanzi di fantascienza. In fondo, tutti i miei libri sono accomunati da temi simili: la storia è mostrata attraverso le sensazioni dei personaggi, hanno antieroi come protagonisti e prima o poi ci scappa sempre il morto!
 
Infine ho raccontato un po’ la mia vita da self-publisher: cosa significa essere un autoeditore (o autoeditrice, se preferite), come lavoro a ogni mio singolo libro e le tante piccole soddisfazioni che questo mestiere mi ha dato e continua a darmi.
In chiusura ho avuto l’opportunità di fare quattro chiacchiere con i presenti, rispondere a delle domande e scrivere una breve dedica nelle copie che sono state acquistate.
 
Insomma, è stata davvero una bella serata e conto di avere presto l’opportunità di partecipare ad altri eventi simili, soprattutto, per ovvi motivi logistici, nella mia Sardegna.
 
L’ultimo evento cui parteciperò quest’anno in qualità di relatrice è il convegno intitolato “Il mercato del self-publishing in Italia” che si terrà il prossimo sabato 10 dicembre nell’ambito della fiera della media e piccola editoria Più Libri Più Liberi al Palazzo dei Congressi dell’Eur, a Roma (piazza Kennedy, 1).
 
 
Parteciperanno all’evento: Vittorio Anastasia di Ediciclo Editore, Giovanni Peresson dell’Ufficio Studi AIE, Lorenzo Fabbri di ilmiolibro.it e Rita Carla Francesca Monticelli (io!).
L’evento sarà moderato da Cristina Mussinelli, consulente AIE per l’editoria digitale, e avrà luogo dalle 12 alle 12.45 presso la Aldus Room (ex Sala Smeraldo).
 
Durante il convegno verrà presentata la prima indagine nazionale sul self-publishing e verranno sviluppati alcuni temi relativi a questo argomento, tra cui: il rapporto tra l’autoeditoria e l’editoria tradizionale, cosa significa essere un autoeditore (self-publisher), quali conseguenze ha avuto l’aumento dei libri autopubblicati sull’editoria in generale, il passaggio di un autore tra i due formati editoriali e i cosiddetti autori ibridi.
Vi invito anche a dare un’occhiata alla pagina dedicata sul sito di Più Libri Più Liberi.
 
La mia partecipazione è in qualità di autrice e, ovviamente, self-publisher a un evento che è stato organizzato dall’Associazione Italiana Editori e che quindi osserva il self-publishing da una posizione esterna. Mia intenzione sarà quella di mostrare l’autoeditoria dall’interno a partire dalla mia esperienza personale e soprattutto mettere in evidenza come i self-publisher professionisti sono persone che hanno imparato a conoscere l’editoria e che vogliono farne parte in prima persona, non solo perché cercano un modo per pubblicare i propri libri.
Pubblicare un libro non viene visto come un traguardo, bensì come il punto di partenza per sviluppare il proprio progetto editoriale e trasmettere il proprio messaggio al pubblico, in un contesto in cui il profitto non è al primo posto tra le priorità, ma può diventare una conseguenza interessante che, come in ogni attività imprenditoriale, dipende in buona parte dall’impegno profuso in tutte le sue fasi: ideazione, creazione, trasformazione in prodotto editoriale di qualità, pubblicazione, commercializzazione e promozione.
 
Colgo l’occasione per ringraziare Giovanni Peresson per l’invito e Claudia Pelizzoli per l’assistenza offertami nell’assicurare la mia presenza all’evento.
Se sabato pensate di andare alla fiera Più Libri Più Liberi o siete a Roma e non avete altri impegni, venite ad ascoltarmi e fatevi riconoscere, così ci facciamo due chiacchiere di persona!
 
Il prossimo dicembre sarà caratterizzato da alcuni impegni, per così dire, offline, che mi porteranno davanti a un pubblico di lettori. Il primo di questi è una presentazione alla Biblioteca Comunale “Nicolò Canelles” di Iglesias (in via Gramsci, 11) che avrà luogo venerdì 2 dicembre a partire dalle ore 18.
 
 
Sarà per me la seconda volta che ho il piacere di essere protagonista di un evento nella mia terra, ma stavolta molto più vicino a casa (la precedente è stata la fiera Sassari Comics & Games 2015).
Durante questo incontro con i lettori, avrò modo di parlare della trilogia di crime thriller che ha come protagonista il detective Eric Shaw, vale a dire quella che include il bestseller internazionale “Il mentore”, il suo seguito “Sindrome” e il romanzo che sto tuttora scrivendo, “Oltre il limite”, la cui pubblicazione è prevista per il 21 maggio 2017.
 
Racconterò come nasce, in un’autrice italiana come me, l’idea di scrivere dei romanzi ambientati a Londra e che vedono nei ruoli principali degli agenti della Sezione Scientifica di Scotland Yard, e come questo mio non essere britannica mi abbia spinto a mostrare un’interpretazione del tutto personale del mondo da me narrato e dei personaggi che si muovono al suo interno.
Parlerò delle ricerche fatte prima e durante la stesura dei romanzi, dell’aspetto scientifico che, immancabile, fa la propria comparsa nella storia come conseguenza del mio essere una biologa (anche se ormai pratico questa scienza solo nel campo dell’editoria) e dell’abbondanza di ambientazioni turistiche, che rendono i luoghi in cui si svolgono le trame familiari a chi abbia visitato almeno una volta la capitale britannica, di persona o anche soltanto attraverso la letteratura, la televisione o il cinema.
E poi chiarirò perché i miei libri, pur trattando di omicidi e investigazioni da parte della polizia, non sono dei romanzi gialli, bensì dei crime thriller, in quanto il fulcro della storia è rappresentato dalle vicende degli investigatori, che sono sempre coinvolti in maniera personale nei casi trattati.
 
Nella seconda parte dell’incontro, invece, presenterò il mio nuovo romanzo di fantascienza, “Ophir. Codice vivente”, che uscirà appena due giorni prima di questo evento. Si tratta della terza parte del ciclo dell’Aurora (tecnicamente è il sesto libro, in quanto la prima parte ne contiene quattro), che include anche la raccolta di “Deserto rosso” e il romanzo “L’isola di Gaia”.
Ophir. Codice vivente” nello specifico è il seguito cronologico di “Deserto rosso” e rappresenta il mio ritorno (e quello dei miei lettori) su Marte.
Si tratta di fantascienza hard, cioè con fondamento fortemente scientifico, in particolare nell’ambito delle scienze spaziali, di cui fa parte anche l’astrobiologia. A ciò si aggiunge il tema che sottende tutta la trama, cioè quello dell’intelligenza artificiale e degli eventuali benefici, ma anche rischi, di una sua evoluzione incontrollata. Ma soprattutto è un romanzo ricco di avventura, azione e personaggi complessi, in grado (spero) di smuovere le emozioni dei lettori.
 
Di tutto questo e di tanto altro avrò modo di parlare di persona il 2 dicembre 2016 a Iglesias. L’evento è organizzato e sarà moderato da Clara Congia, che ringrazio pubblicamente per il graditissimo invito.
Se siete in zona, non mancate!
 
Immagine da Infoinsubria.com
Lo scorso mese ho avuto l’opportunità di tenere un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria. È stata un’esperienza particolare perché mi ha vista ritornare dietro una cattedra a dodici anni da quando ho smesso di lavorare all’università qui a Cagliari. Allora facevo l’assistente della professoressa di Ecologia, adesso invece ho potuto tenere un corso tutto mio in un campo completamente diverso, quello del self-publishing. Ma la soddisfazione di lavorare con degli studenti che sono lì per loro scelta, e che quindi sono in buona misura interessati all’argomento, è sempre la stessa.
 
Il corso, che si è svolto in quattro lezioni da quattro ore ciascuna, ha avuto luogo nell’arco di due settimane all’inizio e alla fine di maggio, ed è stato preceduto da una breve conferenza. In quest’ultima (a essa si riferiscono le mie due foto), cui era stato dato il titolo provocatorio “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?”, ho illustrato come l’avvento del self-publishing stia rivoluzionando l’editoria, quali tipi di rapporti tra questo e l’editoria tradizionale si siano sviluppati nel giro di pochi anni e alcuni possibili previsioni su cosa accadrà in futuro.
 
La mia opinione, a tal proposito, è che si osserverà un sempre maggiore fenomeno di convergenza da parte dei due formati editoriali. Gli editori tradizionali daranno sempre più spazio a collaborazioni alla pari con i self-publisher, poiché questi ultimi diventeranno più preparati e meglio inseriti nel mercato. Dall’altra parte avremo un self-publisher che si avvicinerà sempre più a essere lui stesso un editore tradizionale, trasformando la propria attività in un’azienda. Ciò sta in realtà già accadendo, ma io credo che diventerà sempre più la regola, anche se nel mezzo resteranno tutte le altre gradazioni, dal self-publisher purista che fa tutto o quasi da sé all’editore che se potesse continuerebbe a negare anche l’esistenza del self-publishing o addirittura quella dell’ebook.
Il risultato generale sarà una maggiore diversità del mercato, una maggiore concorrenza in cui solo il più resiliente prospererà. E in questo scenario chi ricaverà i maggiori vantaggi sarà senza dubbio il lettore, che avrà a disposizione libri più vari, meglio prodotti e meno cari.
 
Ma come si diventa dei self-publisher in grado di affrontare nel migliore dei modi l’evoluzione del mercato editoriale?
Ho provato a spiegarlo nelle sedici ore del corso integrativo “Self-publishing nei sistemi multimediali” rivolto agli studenti del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, ma aperto anche al pubblico.
 
Nella prima lezione, dopo aver fatto una breve introduzione sul self-publishing (che significa autoeditoria e non autopubblicazione!), mi sono concentrata sulla figura del self-publisher nel ruolo di autore. Esiste una profonda differenza tra scrivere per un editore tradizionale e farlo con la consapevolezza che diventeremo editori di quel libro. A parte la certezza della pubblicazione, che già di per sé è un grande stimolo, ci si dedica alla scrittura con un piglio diverso, tenendo bene in mente un piano editoriale più ampio, sfruttando da subito le occasioni per promuoversi e per portare avanti una parte del lavoro che tornerà utile più avanti.
 
Nella seconda lezione mi sono invece concentrata su quello che è il cuore del mestiere del self-publisher: il ruolo di editore. Esso comprende tutte le attività che portano il manoscritto a diventare un prodotto editoriale di qualità e quest’ultimo a essere messo in vendita. È anche il ruolo in cui il self-publisher ha completo controllo della sua attività, senza dover dipendere dai capricci dell’ispirazione (con cui bisogna fare i conti quando si scrive) o da quelli della fortuna (che entrerà in gioco dopo). Tutto dipende dalle sue capacità, dalle sue competenze e dal suo impegno ad acquisirne delle nuove. Il self-publisher nel ruolo di editore non ha scuse: se il prodotto che pubblica non è di buona qualità, è colpa sua e sta a lui rimediare. Se è di ottima qualità, be’, il merito è tutto suo.
 
La terza lezione, invece, ha affrontato la parte imprenditoriale del self-publishing, che riguarda tutte le attività che fanno sì che il libro pubblicato arrivi al massimo numero possibile di lettori, permettendo che gli sforzi compiuti come autore e editore conducano al meritato ritorno economico. Questo aspetto è il più complesso da affrontare, perché non esiste un modo giusto e ognuno di noi self-publisher è destinato a trovare la propria strada che funziona, una strada irriproducibile non solo da altri ma anche da sé stesso, vista la mutabilità del mercato. Perciò, durante questa lezione, ho cercato di suggerire tutta una serie di approcci portati avanti sia da me che da altri self-publisher di successo, presentandoli come esempi o come possibile punto di partenza da cui possano scaturire nuove idee vincenti.
 
Infine, nell’ultima lezione, ho dato la parola agli studenti, che partendo da quanto era stato loro esposto finora si sono calati nel ruolo di self-publisher, immaginando di pubblicare un libro, e hanno realizzato un piano editoriale dettagliato per la loro opera immaginaria. Sono venuti fuori una serie di spunti interessanti, sinossi e copertine intriganti (ve ne riporto una che ho su file; gli studenti hanno usato immagini prese da Google, ma trattandosi di un uso didattico non si intende in alcun modo violare il copyright dell’autore della foto). Uno studente ha persino presentato delle recensioni, ovviamente inventate, scritte da autori come Stephen King e testate nazionali come La Repubblica.
È un peccato che quei romanzi non esistano davvero. Io li avrei acquistati tutti!
 
Insomma, nel complesso è stato proprio un bel corso, almeno dal mio punto di vista. Spero che sia piaciuto anche a loro e, soprattutto, che ne abbiano tratto degli insegnamenti utili. Magari un giorno non tanto lontano qualcuno di loro diventerà un self-publisher, anzi c’è chi ha colto l’occasione per riprendere in mano un vecchio blog e iniziare già a fare un po’ di pre-promozione.
In bocca al lupo a tutti!
 
Di Carla (del 26/04/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 998 volte)

Questo maggio mi vedrà tornare a Varese, dopo la conferenza tenuta nel dicembre del 2014, questa volta per due importanti appuntamenti.
 
Il 3 maggio terrò una conferenza dal titolo “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?” nell’ambito della quale illustrerò quali tipi di evoluzione l’autoeditoria ha innescato nell’editoria tradizionale e le interazioni che già esistono tra le due (editori che cercano nuovi autori tra i self-publisher, autori ibridi, autori indipendenti che concedono agli editori tradizionali alcuni diritti sui propri libri, editori che offrono servizi per il self-publishing e altri esempi).
L’evento avrà luogo nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo (via Dunant 3, Varese) a partire dalle ore 16.
 
Sempre nello stesso mese terrò un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria: “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”. Il corso della durata complessiva di 16 ore avrà luogo il 4, 5, 24 e 25 maggio a partire dalle ore 14 (4 ore per ogni lezione) nel Padiglione Morselli (via Rossi 9, Varese). I posti disponibili per gli studenti (20) sono già esauriti, ma le lezioni sono aperte al pubblico.
 
Nell’ambito di questo laboratorio si analizzeranno in dettaglio i ruoli di autore, editore e imprenditore richiesti dal self-publishing, quali competenze siano necessarie per svolgerli, e come acquisirle, e quali possano o debbano essere delegate ad altre figure di cui il self-publisher si avvale nell’ambito del proprio team editoriale.
Maggiori informazioni, tra cui il programma e l’indicazione delle aule dove si terrà il corso, sono riportate nel documento scaricabile a questo link.
 
Alla fine di questa esperienza vi parlerò un po’ di come è andata. Nel frattempo vorrei ringraziare il professor Paolo Musso che ha reso possibile l’organizzazione di questo corso e della conferenza che lo anticipa, ma anche gli studenti che si sono iscritti, occupando tutti i posti disponibili ben prima della scadenza.
Ci vediamo in aula!
 
Di Carla (del 21/03/2016 @ 14:16:55, in Eventi, linkato 1921 volte)

Lo scorso sabato (19 marzo 2016) a Bologna è stata una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano. Ho avuto, infatti, l’opportunità di essere ospite e relatrice di un evento nell’ambito della prima edizione del Festival Professione Giornalista nella bellissima cornice di Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano a Bologna. Insieme a me a dividere la scena dell’incontro “Self-publishing, come si diventa autori di successo” e “Una giornalista nello spazio” c’era Giuseppina Piccirilli (insieme a me nella foto sotto), responsabile della comunicazione per l’Agenzia Spaziale Italiana.
 
Ad accomunarci c’era senza dubbio l’argomento Marte e in generale quello dello spazio, che oltre a comparire nei miei romanzi di fantascienza è uno dei temi che seguo con maggiore interesse, ma ci siamo poi ritrovate d’accordo anche nel parlare della difficoltà nell’essere ascoltati dalle grandi testate giornalistiche e nel ruolo essenziale dei social network per entrare in contatto con il pubblico.
 
Durante l’evento abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze, tanto diverse ma per certi versi affini. La Piccirilli si occupa di portare alla conoscenza del grande pubblico gli eventi e le novità riguardanti la ricerca spaziale in Italia. Non tutti sanno che il nostro Paese in questo campo è una vera e propria potenza. L’attuale missione ExoMars 2016 che porterà un orbiter e un lander sul pianeta rosso ha come nazione leader proprio l’Italia, che ha fornito circa un terzo di tutta la strumentazione inviata. Ma l’ASI è protagonista nello spazio con i suoi satelliti radar, con l’accordo diretto con la NASA, con la stessa ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che per circa la metà è stata costruita dall’Italia, per non parlare dei nostri astronauti, tra cui i più recenti ad andare in missione, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, che tanto hanno contribuito alla diffusione delle notizie riguardanti le nostre conquiste in ambito spaziale, anche grazie alla loro capacità di entrare in contatto col pubblico proprio attraverso i social media e in generale la rete.
 
 
Io, come molti di voi che hanno un forte interesse nelle scienze spaziali, seguo in maniera assidua gli eventi che riguardano l’Italia e altri paesi nello spazio, anche perché in questo ambito i confini svaniscono e si lavora tutti insieme per raggiungere i migliori risultati possibili. E mi rendo anche conto della necessità della divulgazione di questi risultati, affinché il grande pubblico capisca l’importanza di questo campo della ricerca scientifica cui dobbiamo molte delle tecnologie che usiamo ogni giorno e che useremo in futuro.
E così anch’io spinta da questa fascinazione e da questa stessa consapevolezza, resa possibile anche dal mio background scientifico, mi sono ritrovata a parlare di spazio e di vera scienza spaziale nei miei libri. L’ho fatto in parte per divertire i lettori (e me stessa), ma anche nella speranza di fornire il mio piccolo contributo alla divulgazione scientifica.
Per questo motivo sono stata particolarmente felice di essermi trovata a condividere un evento con Giuseppina Piccirilli.
 
Chiaramente non si è parlato solo di spazio, ma anche di self-publishing. Ho avuto modo di raccontare in breve la mia esperienza e soprattutto i risvolti recenti che hanno visto l’edizione inglese di un mio libro (“The Mentor”) raggiungere i primi posti in classifica al di là dell’oceano nello scorso ottobre. Non mi è stato possibile entrare troppo nel dettaglio, poiché il tempo non lo permetteva e comunque la mia, come quella di qualsiasi altro self-publisher, è un’esperienza unica e non riproducibile, neanche da me stessa. In ogni caso le domande di Cesario Picca, che ha moderato l’incontro, mi hanno dato modo di parlare di come la mia vita sia cambiata nel diventare una self-publisher a tempo pieno e di come fare questo mestiere richieda capacità imprenditoriali che vanno molto oltre l’essere uno scrittore.
 
Infine mi sono ritrovata a riflettere sulle domande pervenute da una persona del pubblico.
 
Mi è stato chiesto se esista un modo di promuoversi online che non sia nei social network.
Sul momento mi è quasi venuto di dire di sì, perché in teoria è così. Ci si può promuovere attraverso i blog, i web magazine, i podcast. La gente può arrivare a leggervi o ascoltarvi attraverso un feed RSS, le mailing list, l’iscrizione a un podcast su iTunes (ma se il feed, la mailing list o il podcast sono vostri, stiamo già parlando di lettori preesistenti) o cercando qualcosa su Google, quindi senza necessariamente passare attraverso un social network.
Tutto questo è vero in teoria, ma in pratica cosa succede? In pratica l’elemento che per un self-publisher fa la differenza tra il raggiungere o meno un pubblico sempre maggiore, quindi nuovi lettori, è racchiuso in un’unica parola: passaparola. E dove avviene questo passaparola nella rete? Sui social network!
 
Chiunque acceda a internet, con qualsiasi mezzo lo faccia, ormai ha almeno un account su un social network e tale account è il diventato il mezzo attraverso cui si informa su ciò che accade nel mondo. E usa lo stesso mezzo per informare le proprie cerchie di contatti su ciò che fa e che gli piace.
Quindi alla fin fine ho risposto alla domanda dicendo che di fatto il passaggio sul social network è qualcosa di imprescindibile, poiché è lì che si trovano i potenziali lettori. Inoltre qualsiasi attività si svolga sulla rete viene condivisa da noi stessi e da altri negli stessi social network.
Ciò non significa che ci si debba promuovere esclusivamente sui social, tutt’altro. I social sono un veicolo attraverso cui i nostri contenuti viaggiano e si diffondono, ma questo diffondersi solo in parte deve avvenire direttamente tramite i nostri canali. Usare i social network per la promozione non significa ammorbare chi ci segue con la richiesta di acquistare i nostri libri, bensì creare di continuo e distribuire nuovi contenuti che siano interessanti per il nostro target di lettori, tanto che altri abbiano voglia di diffonderli autonomamente tra i loro amici e follower, portando persone sempre nuove a interessarsi a ciò che abbiamo da dire e, in ultima analisi, ai nostri prodotti, cioè i nostri libri.
 
Infine la stessa persona mi ha chiesto come si può usare Amazon per promuoversi.
Almeno per quanto riguarda lo store italiano, Amazon non è uno strumento per promuoversi, ma deve essere una delle destinazioni (sicuramente la più importante) dei nostri sforzi di promozione. In America c’è effettivamente la possibilità di pagare per farsi pubblicità dentro Amazon e uno strumento di promozione gratuita chiamato Countdown Deals (la possibilità di mettere il prezzo del proprio libro scontato per un certo numero di giorni). Queste due funzionalità sono legate all’adesione a Select, che impone agli autori l’esclusiva pubblicazione degli ebook sulla piattaforma di Amazon. In Italia, invece, con Select si ottiene soltanto di inserire il libro in Kindle Unlimited e di offrirlo gratuitamente per pochi giorni. Il primo non è uno strumento di promozione di per sé, ma soltanto un modello commerciale (i lettori abbonati a KU possono leggere il libro gratis e l’autore viene pagato in base al numero di pagine lette). Il secondo è stato in passato uno strumento di promozione molto utile, ma ultimamente ha perso di efficacia con la tendenza da parte dei lettori al guardare ciò che è gratis con sospetto o al limitarsi a scaricarlo per poi accumularlo senza mai leggerlo.
 
Quindi no, Amazon non ha dei veri e propri strumenti di promozione qui in Italia, ma conoscere come funziona Amazon è importante per sfruttare a proprio favore i meccanismi interni dello store (come i suggerimenti interni, le classifiche di popolarità e la pubblicità di retargeting) che tende a presentare ai lettori ciò che vorrebbero leggere. A ciò si aggiungono strumenti come l’Offerta Lampo o le Offerte del Mese cui il self-publisher non può chiedere direttamente di aderire, ma può essere a sua volta scelto da Amazon per farne parte. E questi ultimi possono davvero fare la differenza a livello di vendite, ma rientrano in ciò che sta al di fuori del nostro controllo.
 
Si tratta di un discorso lungo, ma mi fornisce un’occasione per ribadire l’importanza di concentrare i propri sforzi di promozione al di fuori degli store, che sono solo lo strumento attraverso cui possiamo vendere i nostri libri, ma di per sé non sono il luogo adatto che permette al self-publisher (e in generale all’autore) di interagire col lettore.
Il self-publisher deve impegnarsi a “esistere” il più possibile nella rete e al di fuori di essa per acquisire una popolarità che sia propria, senza dipendere in maniera esclusiva dal luogo reale o virtuale dove è nata (es. un determinato social network) né da quello in cui ha avuto la sua massima espressione (un determinato store), poiché entrambi questi fattori nel tempo tendono a cambiare e potrebbero smettere di dare gli stessi risultati.
 
In chiusura di questo lungo post, vorrei ringraziare pubblicamente l’amico e collega (oltre a essere giornalista, è anche lui un self-publisher) Cesario Picca (nella foto sopra insieme a me e a Giuseppina Piccirilli) e gli altri organizzatori per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa bella manifestazione, ma anche per la gentilezza e l’ospitalità. Estendo inoltre il ringraziamento a Elena, Alessandro Stella, coloro che sono intervenuti nel pubblico e tutte le altre persone conosciute lo scorso weekend che hanno reso il tempo passato a Bologna davvero speciale.
 
Di Carla (del 16/03/2016 @ 14:18:54, in Eventi, linkato 1233 volte)
È di nuovo tempo di eventi e quest’anno si inizia con una mia partecipazione al Festival Professione Giornalista che si terrà a Bologna dal 17 al 19 marzo (nei prossimi giorni).
La manifestazione è una full immersion di eventi che includono incontri, conferenze e seminari sul mestiere del giornalista.
 
 
 
Pur non essendo io una giornalista, sono stata invitata a parlare di “Self-publishing, come si diventa autori di successo”, durante l’ultima giornata del festival. L’appuntamento con me è sabato 19 marzo a partire dalle 16.30 presso la Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119, Bologna).
Insieme a me ci sarà Giuseppina Piccirilli, che si occupa della comunicazione di ALTEC (THALES ALENIA SPACE – Agenzia Spaziale Italiana) che parlerà di cosa significa essere “Una giornalista nello spazio”.
La conferenza durerà circa due ore.
 
Il resto del programma del festival è consultabile sul sito: www.professionegiornalista.it
 
Se siete a Bologna o nei dintorni, venite ad ascoltarmi e soprattutto fatevi riconoscere!
 

Una decina di giorni fa, esattamente il 5 e il 6 settembre, sono stata ospite di Sassari Comics and Games 2015. Ho parlato diffusamente di questa manifestazione nel mio articolo apparso su Destinazione Terra, di cui ero inviata. Lo potete trovare a questo link.
 
In questo post vorrei, invece, raccontarvi le mie impressioni personali su questa esperienza.
Si trattava della prima volta che mi capitava di essere ospite di un evento nella mia terra, la Sardegna, e ciò mi ha procurato un’emozione particolare. È stata anche l’occasione di incontrare di persona qualche conoscenza con cui ero entrata in contatto finora solo tramite il web (come Dario Tonani, Flora Staglianò e Dany&Dany), ma anche di fare qualche nuova amicizia con gli altri panelist e le altre persone dello staff di Sassari Cosplay. Non a caso nei giorni successivi il mio account di Facebook è stato tempestato di richieste di amicizia. In pratica, oltre a essere stata un’occasione per parlare dei miei libri di fantascienza e della mia collaborazione con FantaScientifiCast e Destinazione Terra, questo evento mi ha permesso di instaurare nuovi contatti più di qualunque altro in passato.
 
Tutto ciò mi fa riflettere sul vero valore di queste partecipazioni. Ci si va ovviamente per promuoversi, tant’è che ho pure venduto alcune copie cartacee dei miei libri, che difficilmente avrei potuto portare con me, se avesse avuto luogo fuori dalla Sardegna. Ma queste poi alla fine sono un modo per riprendere contatto con il mondo reale del mestiere dello scrittore o del fumettista (o altra figura che lavora nel campo dell’editoria), fatto di persone che sfruttano eventi del genere per confrontarsi tra di loro, conoscere i rispettivi lavori, lasciarsi stimolare dai progetti altrui, creare interazioni e sinergie, in altre parole, uscire dalla solitudine che spesso caratterizza il loro (e il mio) lavoro. E ciò cambia le prospettive, è un modo per evadere dal proprio mondo creativo e guardarlo con occhio critico, dall’esterno, per valutarlo, creando i presupposti per nuovi sviluppi e miglioramenti.
E così sono tornata da Sassari con nuove energie da mettere in campo!
 
A proposito del mio intervento, che tra l’altro ha inaugurato l’area panel, devo dire che mi sono particolarmente divertita. Ho visto l’attenzione e l’interesse del piccolo pubblico che poteva stare all’interno di quella stanza (quasi numeroso, considerando che erano le 11 di sabato mattina). E ho avuto conferma di tale sensazione quando, alla mia richiesta se ci fossero delle domande, si è scatenato un vero e proprio dibattito.
Sebbene abbia cercato di dare ampio spazio anche a “L’isola di Gaia” e persino al mio prossimo romanzo “Per caso”, inevitabilmente si è parlato perlopiù della serie di “Deserto rosso” e di Marte, sia perché manca davvero poco all’uscita al cinema di “Sopravvissuto - The Martian” (tratto da un romanzo originariamente pubblicato nel 2012 da Andy Weir come self-publisher) sia perché il tema dell’esplorazione del pianeta rosso è di grandissima attualità in questi anni.
Qualcuno, nientemeno che Giuseppe Lippi, il curatore di Urania (altra persona con cui finora ero entrata in contatto solo su Facebook e Twitter), chiedeva se ci fosse ancora qualcosa da dire a proposito di Marte nell’ambito della fantascienza, visto che è un tema da sempre sfruttatissimo. Personalmente credo che, per quanto un tema sia stato sfruttato, non si possano porre limiti alla fantasia che è sempre comunque in grado di tornare su di esso senza per questo necessariamente ripetersi o annoiare. Ma, al di là di ciò, questa semplice domanda ha provocato la reazione di un’altra persona del pubblico, un altro appassionato di Marte sia nella fantascienza che nella scienza (come me), che ha voluto sottolineare come solo adesso, grazie alle scoperte che vengono fatte quasi ogni settimana dai rover e dalle sonde della NASA e dell’ESA, stiamo imparando davvero a conoscere questo pianeta e ciò può spingerci ad ambientarvi storie completamente nuove, che fino anche a solo a qualche anno fa non potevano essere neppure concepite, mettendo ancora una volta in atto quel meccanismo con cui scienza e fantascienza interagiscono e si influenzano a vicenda.
 
Ciò accade anche nei miei libri. In “Deserto rosso” ho inserito come elementi integranti della trama molte conoscenze da me acquisite nei mesi e negli anni precedenti e adesso che sto iniziando a lavorare a “Ophir”, che in parte ha ancora Marte come teatro degli eventi, mi ritrovo a fare lo stesso. Di continuo prendo nota di quanto leggo negli articoli scientifici relativi alle ultime scoperte con l’intenzione di sfruttarle all’interno della storia, tanto che posso già dire che la presenza di acqua liquida perché ricca di sali sulla superficie di Marte (teorizzata in base ai rilevamenti del rover Curiosity) e l’osservazione di aurore verdi e blu in alcune regioni del pianeta (rilevate dalla sonda MAVEN) saranno incluse in questo romanzo, proprio perché mi hanno suggerito alcuni percorsi della trama. Probabilmente non saranno le uniche.
 
Una volta terminato il mio panel è iniziato il mio lavoro di inviata, nelle cui vesti ho cercato di seguire buona parte degli altri interventi e il resto della manifestazione che si è svolta nella piazza d’Italia. È stata un’esperienza diversa dal solito, perché mi sono ritrovata ad assistere agli altri panel cercando di fissare nella mente gli aspetti che mi avevano colpito di più (per fortuna, ho una buona memoria) e che pensavo potessero fare altrettanto con i lettori del blog di Destinazione Terra.
In particolare ho trovato molto interessante il panel di Dany&Dany (insieme a me nella seconda foto) in cui mostravano il percorso di creazione delle loro illustrazioni per i romanzi di Andrea Atzori della trilogia young adult “Iskìda della terra di Nurak”. Ammetto che l’ambientazione nuragica ha risvegliato il mio orgoglio sardo e ha contribuito ad accrescere il mio interesse, ma al di là di questo mi sono ritrovata per qualche momento a fantasticare di riprendere in mano la matita e la mia vecchia passione per la creazione grafica ormai relegata soltanto alle copertine dei miei libri.
Bello anche il panel di Massimo Dall’Oglio (casualmente, un altro sardo) che spiegava la narrativa del fumetto e tutti quei meccanismi che agiscono inconsciamente nella mente del fruitore del fumetto nei pochi secondi che dedica a ogni immagine.
A essere stimolata, nel panel su Mondo9 con Tonani, Lippi e Brambilla, è stata la mia esperienza degli ultimi anni nell’ambito dell’editoria. Hanno parlato forse più di aspetti tecnici che di ciò che il lettore avrebbe dovuto attendersi dal libro che stavano presentando. Vorrà dire che prima o poi mi toccherà leggerlo, per scoprirlo da me.
Anche se non amo particolarmente il fantasy, mi ha poi incuriosito il modo in cui è stata orchestrata la presentazione di Stefano Dicati del suo “Il principe dell’abisso” con la collaborazione di due inviati di ExPlay, la crociera a tema comics, games e cosplay che dopo il successo di quest’anno si ripeterà nel 2016.
Infine è stata molto simpatica la conversazione di Emanuele Manco e Gianluigi Gatti (e due persone del pubblico) sull’invasione del cinema da parte dei fumetti, con i vari supereroi di Marvel e DC.
 
E poi c’è stata la gara dei cosplayer in piazza. Non l’ho seguita tutta, ma, come potete vedere dalle ultime due foto di questo articolo, ho fatto qualche incontro interessante!
Questo e tanto altro è anche testimoniato dalle foto che potete trovare in un album sulla mia pagina Facebook (a questo link).
In chiusura posso solo dire che è stata davvero una bella festa, in tutti i sensi, e voglio ringraziare pubblicamente Antonio Mercurio (nella prima foto) per avermi invitata, ma anche Vincenzo Pilo, Roberta Giai, Eleonora Mercurio e tutte le altre persone dell’associazione Sassari Cosplay coinvolte in questa manifestazione che mi ha lasciato con tanti bei ricordi e tanta voglia di tornare al lavoro sui miei libri.
 
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