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 Fiordo svedese... di Carla
 

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\\ Blog Home : Storico : Luoghi dei romanzi (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 21/09/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 672 volte)
David Holt CC 2.0
Ho aperto questa serie di articoli con New Scotland Yard, che dal 1967 fino all’ottobre del 2016 si trovava in un edificio situato al numero 10 della Broadway, e mi pare giusto chiuderla con la sede del Servizio di Polizia Metropolitana di Londra che dal novembre 2016 occupa un edificio su Victoria Embankment: il Curtis Green Building.
 
Situato lungo il Tamigi, più o meno di fronte al London Eye, il Curtis Green Building deve il suo nome all’architetto che lo progettò negli anni ’30 del ventesimo secolo: William Curtis Green. Si tratta di un palazzo bianco in stile neoclassico costruito tra il 1935 e il 1940 e che è sempre appartenuto alla Polizia Metropolitana londinese. Venne inizialmente utilizzato come un’estensione della sede della polizia, ospitando i dipartimenti di scienze forensi e di tecnologia. Successivamente quando la sede fu spostata nella Broadway, divenne la stazione di polizia di Whitewall fino al 2010.
 
David Holt CC 2.0
 
Il rinnovamento dell’edificio avvenuto tra il 2015 e il 2016 è stato progettato dalla Arup (la stessa azienda che ha dato vita al London Eye e al nuovo tetto dell’area delle partenze della King’s Cross Station) e gli ha donato un tocco di modernità, pur mantenendone la struttura originale. Sul tetto del nuovo ingresso delimitato da una parete a vetro è stata posizionata un’insegna recante la scritta “New Scotland Yard”, mentre sul suo lato destro è stata installata la famosa insegna rotante, prelevata dalla vecchia sede. All’altra estremità dell’ingresso è invece situata la Eternal Flame, una fiamma sempre accesa in commemorazione degli agenti caduti.
 
Uscendo dal Curtis Green Building e attraversando la strada ci si trova sul lungofiume del Victoria Embankment, da cui si possono ammirare le costruzioni presenti sulla riva opposta. Se invece ci si incammina in direzione opposta allo scorrere delle acque del Tamigi, ben presto si arriva nei pressi del Big Ben e del Palazzo di Westminster (sede del parlamento britannico).
La Polizia Metropolitana nel trasferirsi al Curtis Green Building, oltre a portare con sé l’insegna rotante, ha spostato anche il Black Museum, che purtroppo continua a non essere aperto al pubblico.
Ovviamente, a meno che non vi facciate arrestare, non è possibile vedere l’interno di questo edificio, ma credo che valga comunque la pena, vista anche la posizione ottimale, avvicinarsi nei suoi pressi per ammirarlo dall’esterno e scattare qualche foto (le immagini in questo articolo sono di David Holt CC 2.0).
 
Essendo diventato New Scotland Yard, il Curtis Green Building appare nell’ultimo libro della trilogia del detective Eric Shaw, “Oltre il limite”, proprio in questa veste e soprattutto come sede di una delle squadre (quella di Eric) del Servizio di Scienze Forensi della Polizia Metropolitana.
Numerose scene del romanzo sono ambientate al suo interno, per descrivere il quale ho fatto affidamento sulla mia immaginazione, plasmandolo a mio piacimento in base alle esigenze della storia (in realtà è sostanzialmente diverso). In quest’ultima vediamo soprattutto Eric nel suo nuovo ufficio, il laboratorio informatico, la sala riunioni e anche l’ufficio di Jane. A dirla tutta, non so neppure se nel Curtis Green Building si trovi una qualche sezione del Servizio di Scienze Forensi (il cui laboratorio principale a Londra è situato a Lambeth Road), in ogni caso ho deciso di far muovere i personaggi tra le sue mura per via della sua posizione geografica (di fronte al London Eye) e soprattutto perché, trattandosi di un edificio rinnovato, rappresenta il luogo ideale per un nuovo inizio nella vita di Eric.
Ma per capire di cosa sto parlando temo proprio che dovrete leggere il libro.
 
Di Carla (del 06/09/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 544 volte)
dal sito: https://worldtravelfamily.com/platform-9-and-three-quarters-london/
Nel borgo di Camden è situata una delle stazioni ferroviarie più importanti di Londra, che rappresenta il capolinea della East Coast Main Line diretta nel nord-est dell’Inghilterra e in Scozia: King’s Cross Station.
Originariamente aperta nel 1852, ha subito numerosi ampliamenti e rinnovamenti nel corso di oltre 160 anni, l’ultimo dei quali, risalente al 2012, è responsabile del suo aspetto attuale, in particolare del nuovissimo atrio delle partenze, una struttura semicircolare con un tetto in acciaio e vetro (foto sotto di © Colin / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0) progettata da Arup (la stessa azienda che ha progettato il London Eye).
 
La stazione di King’s Cross è adiacente a quella di St Pancras International, che è il capolinea dei servizi Eurostar provenienti dell’Europa continentale, e al di sotto di entrambe c’è l’enorme stazione sotterranea di King’s Cross St Pancreas, che è attraversata da più linee di qualsiasi altra stazione della rete metropolitana di Londra.
Nel loro insieme queste tre stazioni rappresentano un vero è proprio hub dei trasporti del Regno Unito, per cui è molto probabile trovarsi in una di esse quando si fa un viaggio a Londra.
 
© User:Colin / Wikimedia Commons / CC BY-SA 3.0
 
In particolare, se vi trovate a prendere un treno (o ad arrivare) alla stazione di King’s Cross, ricordatevi di fare una piccola visita alla cosiddetta Platform 93/4. Si tratta di un binario fantasma situato tra il binario 9 e il binario 10, cui è possibile accedere passando attraverso una parete di mattoni (ma solo se sei un mago!) e che è citato della saga di Harry Potter.
In passato il cartello a esso riferito e il carrello incastrato nel muro erano situati proprio nei pressi dell’accesso ai binari dal 9 all’11, ma nel 2012, in seguito al rinnovamento, sono stati trasferiti vicino al negozio del merchandising ispirato al franchise nato dai libri della Rowling. In realtà, le scene dei film in cui appare l’esterno della stazione non sono state girate a King’s Cross, ma a St Pancras.
 
La stazione di King’s Cross prende il nome dal quartiere che la ospita: un’area centrale di Londra che si estende tra Camden e Islington. Per saperne di più, date un’occhiata al sito ufficiale di King’s Cross.
King’s Cross” è anche il titolo di una canzone dei Pet Shop Boy ispirata appunto alla stazione (un po’ come accadde per il West End e “West End Girls” della stessa band), come luogo di arrivo in cerca di lavoro per le persone provenienti dal nord-est dell’Inghilterra.
 
La stazione di King’s Cross fa la sua apparizione nella trilogia del detective Eric Shaw in occasione del libro finale, “Oltre il limite”. Nel tardo pomeriggio del 22 maggio 2017, la detective Miriam Leroux e il sergente Mills si recano di fretta al binario di arrivo del treno proveniente da Cambridge in cerca di una donna che potrebbe essere nel mirino di un serial killer.
Non posso però dirvi se la troveranno.
 
Di Carla (del 24/08/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 616 volte)

Lasciandoci alle spalle il palazzo del parlamento e avviandoci lungo Victoria Embankement, il nostro sguardo viene immediatamente catturato da un’enorme ruota panoramica bianca situata sul lato opposto del Tamigi, tra il ponte di Westminster e quello Hungerford: il London Eye.
Si tratta di una delle attrazioni di Londra più recenti. Costruito nel 1999 e aperto al pubblico nel marzo 2000, il London Eye è la ruota panoramica più grande d’Europa e, fino al completamento dello Shard, è stato anche il punto più elevato da cui ammirare la città.
 
Protendendosi sulle acque del Tamigi, il London Eye è sostenuto da una struttura ad A, i cui tiranti sono ancorati su una piccola area dei Jubilee Gardens.
Se attraversiamo il fiume sul ponte di Westminster e ci avviciniamo alla ruota, non possiamo fare altro che sollevare sempre più il naso all’insù nell’avvicinarci a essa, nel tentativo di abbracciarla per intero col nostro sguardo. Sebbene non ci sia mai salita (finora), in tutti i miei viaggi a Londra successivi alla sua costruzione (le foto presenti in questo articolo sono state scattate nel 2008, a eccezione dell’ultima che è del 2012) mi sono ritrovata ogni volta ad ammirarla dal basso con un leggero senso di vertigine.
 
 
La biglietteria è situata nell’edificio posto quasi di fronte (un po’ sulla destra) a quello di accoglienza per l’ingresso alle cabine, in ogni caso, visto che si tratta dell’attrazione più popolare della città (3,5 milioni di visitatori l’anno) è opportuno prenotare online il proprio biglietto, sul sito ufficiale, ottenendo anche un piccolo sconto.
La durata della corsa in una delle trentadue cabine (dotate di guide interattive), che si muovono lentamente tanto da permettere di salire e scendere senza fermarle, è in tutto di trenta minuti. Si tratta senza dubbio di un’esperienza esaltante, ammesso che le condizioni climatiche non riducano la visibilità.
 
Il London Eye è gestito dalla Merlin Entertainment (la stessa che gestisce il Madame Tussauds, ma anche Gardaland!) e cambia il suo nome ufficiale ogni certo numero di anni (variabile) acquisendo di volta in volta quello dello del suo sponsor.
Per raggiungere il London Eye, la stazione della metropolitana più vicina è quella di Waterloo, ma Charing Cross, Embankement e Westminster sono abbastanza vicine. L’attrazione possiede anche un molo, il London Eye Pier, dove si fermano le imbarcazioni di Thames Clippers e di City Cruises.
 
Il London Eye ha un ruolo molto importante nel libro finale della trilogia del detective Eric Shaw. Oltre a essere situato esattamente sul lato opposto del Tamigi rispetto al Curtis Green Building (nuova sede di New Scotland Yard), e quindi visibile persino dall’ufficio di Eric, tutta l’area posta nelle sue immediate vicinanze è teatro di una drammatica scena d’azione in “Oltre il limite”, che coinvolge una delle vittime del chirurgo plastico, ma anche Eric, Miriam Leroux (detective della Omicidi), il sergente Mills (della Omicidi) e l’agente Cora Patel (un nuovo personaggio). Non posso però dirvi di più senza rischiare di rovinarvi la sorpresa nello scoprire, durante la lettura, cosa succederà in questa scena e, soprattutto, come si concluderà.
 
Di notte il London Eye diventa ancora più bello grazie alle luci colorate che illuminano la ruota e l’interno delle cabine.
 
 
Di Carla (del 07/08/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 662 volte)

Uno dei quartieri più caratteristici della City of Westminster, situato nella zona est del West End, di cui costituisce il cuore pulsante, è Covent Garden. Il suo nome deriva da una storpiatura del termine “Convent Garden”, vale a dire “giardino del convento”, poiché tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo vi sorgeva l’orto di un convento, ma è perlopiù associato a due luoghi storici che si trovano al suo interno: la Royal Opera House, che spesso viene definita semplicemente Covent Garden, e il Covent Garden Market.
Quest’ultimo è situato nella piazza centrale del quartiere e in passato ospitava un vero e proprio mercato, la cui versione moderna è stata trasferita dal 1974 a Nine Elms (New Covent Garden Market). L’attuale Covent Garden Market è più che altro un centro commerciale, che ospita negozi, ristoranti e un mercatino dell’artigianato, chiamato Apple Market.
 
 
Dal punto di vista storico la prima prova dell’esistenza di un mercato a Covent Garden può essere fatta risalire addirittura al 1654, ma l’edificio neoclassico che rappresenta l’attuale cuore del quartiere viene costruito molto più tardi: nel 1830. Negli anni ’60 del ventesimo secolo l’aumento del traffico diviene un grosso problema che spinge a costruire un nuovo edificio a Nine Elms e a trasferirvi il mercato nel decennio successivo. Il vecchio edificio viene quindi convertito nell’attuale centro commerciale e riaperto nel 1980.
 
Per chiunque vada a Londra il Covent Garden Market è una tappa da non perdere per passare un po’ di tempo ad ascoltare musica dal vivo, mentre si beve qualcosa di fresco o di caldo (secondo la stagione), per provare uno dei suoi ristoranti, per fare qualche acquisto o, semplicemente, per fermarsi a guardare l’allegro viavai di persone che lo affollano ogni giorno.
Arrivarci è facile, poiché sulla Piccadilly Line è presente una stazione chiamata Covent Garden, che si trova a due passi dal mercato. Un’altra stazione particolarmente vicina è quella di Leicester Square sulla Piccadilly Line e sulla Northern Line.
 
Mi è capitato di andarci quasi tutte le volte che sono stata a Londra (le foto risalgono al 2011) e così non potevo esimermi dal citarlo anche nella trilogia del detective Eric Shaw.
In particolare il mercato è il luogo in cui si svolge una scena del libro finale, “Oltre il limite”, in cui il detective George Jankowski, collega di Eric e anche lui a capo di una squadra della Scientifica, incontra un giornalista, Burton Phillips, che gestisce un blog di cronaca nera giudiziaria e che nel 2014 ha seguito il processo contro l’uomo ritenuto essere il serial killer denominato “chirurgo plastico”. Nonostante l’uomo sia stato condannato e si trovi in prigione, il recente omicidio di una donna avvenuto al Madame Tussauds fa di nuovo pensare che dietro di esso ci sia lo stesso assassino.
La conversazione tra Jankowski e Phillips si svolge idealmente in uno dei tavolini visibili nella seconda foto in alto. Proprio a questa foto mi sono ispirata per scrivere la scena, tanto che è possibile vedere persino il ragazzo che scatta una foto ai musicisti citato al suo inizio.
 
Di Carla (del 27/06/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 569 volte)
dgmiami, CC BY-NC-ND 2.0
A Londra c’è un’area che occupa gran parte della Città di Westminster e del Borgo di Camden Town, e che è semplicemente nota col nome di West End, cioè estremità occidentale (foto accanto di dgmiami, CC BY-NC-ND 2.0). Questo riferimento geografico deriva dalla sua posizione rispetto alla City, l’antica Londra romana, con cui confina a est, cosa che in passato l’aveva resa appunto l’estremità occidentale della capitale britannica. Adesso però il West End di fatto è una parte consistente del centro dell’attuale metropoli londinese.
 
Si tratta di un’area molto grande, che comprende diversi luoghi descritti negli articoli precedenti di questa serie: Marylebone, New Scotland Yard (sia quella vecchia che quella nuova) e Leicester Square. Ma per tutto il mondo West End è perlopiù sinonimo di Theatreland, cioè la zona dei teatri, che occupano soprattutto il quartiere di Covent Garden. Tant’è che esiste la terminologia “teatro del West End” per definire la pratica del teatro professionale di Londra, che, insieme al teatro di Broadway a New York, rappresenta l’apice del teatro commerciale anglofono mondiale.
Più in generale il West End è il fulcro dell’intrattenimento notturno londinese, data l’elevata concentrazione di teatri, ma anche di cinema, ristoranti e pub, dove si mangia, si beve e si ascolta musica dal vivo.
West End è stato anche il primo nome del duo britannico dei Pet Show Boys, che hanno poi dedicato a quest’area il famoso brano “West End Girls”.

© WestendTheatre.com

Tra i tanti teatri del West End c’è il Savoy Theatre (vedi foto dell’interno del teatro, presa da WestendTheatre.com), situato in Savoy Court, un vicolo che sbocca nello Strand, quest’ultimo è una delle più famose vie di Londra, che partendo da Trafalgar Square raggiunge il confine della City. Ci si arriva facilmente a piedi dalla stazione della metropolitana di Charing Cross oppure da quella di Embankment.
L’odierno teatro Savoy ha la peculiarità di essere costruito sotto il livello della strada e sopra di esso è situato l’omonimo hotel. Come la maggior parte dei teatri londinesi, si sviluppa soprattutto in altezza, con ben due logge che sovrastano la platea (in tutto comprende 1158 posti), riducendo al minimo la distanza tra spettatori e palco, e favorendo il godimento dello spettacolo. Essendoci stata di persona nel 2008, per vedere il musical “Never Forget”, basato sulle canzoni dei Take That, ve lo posso confermare!
 
Il sito del teatro Savoy, però, ha una storia di ricostruzioni e rinnovamenti che risale a ben prima del 1881, quando per la prima volta venne inaugurato. In precedenza quello stesso sito aveva avuto destinazione d’uso ben diversa.
Nel 1246 vi venne costruito il Savoy Palace per Pietro, il Conte di Richmond, cui era stato concesso il terreno dal Re Enrico III. Il titolo di Conte di Richmond era stato concesso sempre dal re al Conte Pietro di Savoia, zio di sua moglie (Eleonora di Provenza), e da lui deriva appunto il nome Savoy, che è arrivato fino ai giorni nostri.
 
Di quel palazzo non restava già nulla nel primo teatro Savoy, poiché venne incendiato nel 1831. Successivamente sulle sue rovine venne costruito un ospedale (1505), finché anche quest’ultimo non venne distrutto dall’incendio. Solo nel 1881 sarebbe diventato un teatro.
Da allora il suo interno venne completamente ricostruito nel 1929, mentre il suo successivo rinnovamento, iniziato nel 1990, subì una battuta d’arresto per via dell’ennesimo incendio. L’ultima riapertura risale 1993, nella forma attuale, per cui si è cercato il più possibile di riproporre la sua struttura originale.
 
Le rappresentazioni al giorno d’oggi sono sempre dei musical, alcuni replicati per più anni di seguito. È possibile acquistare i biglietti direttamente dal sito ufficiale del teatro (dal link Tickets), ma attraverso alcune agenzie (sempre online) si trovano spesso dei prezzi scontati, che permettono di assistere a bellissimi spettacoli proposti con una spesa contenuta.
 
Il West End compare spesso nella trilogia del detective Eric Shaw, ha però un ruolo cruciale solo nell’ultimo libro della serie, “Oltre il limite”, in cui vediamo la detective Miriam Leroux e il sergente Mills aggirarsi in auto proprio sullo Strand e troviamo un altro personaggio importante nel Covent Garden Market (ma di questo parlerò nel prossimo articolo della serie), ma soprattutto quest’area è letteralmente teatro di un crimine, che ha luogo proprio nel Savoy, gremito di spettatori.
In realtà il crimine avrebbe dovuto avere luogo in un giorno (il 22 maggio 2017) in cui non c’è stata alcuna rappresentazione, ma anche questa non è altro che una delle mie tante licenze artistiche.
 
Di Carla (del 25/05/2017 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 894 volte)
Ho già parlato del Madame Tussauds nell’articolo dedicato al quartiere di Marylebone (che vi invito a leggere per avere maggiori informazioni), ma ho pensato che questo famosissimo museo delle cere meritasse un altro articolo tutto incentrato su di esso, visto il ruolo cruciale che svolge nel libro finale della trilogia del detective Eric Shaw, “Oltre il limite”.
 
Esso fa parte di una catena di musei delle cere, presenti in dodici diverse città in tutto il mondo, ma il primo è stato proprio quello di Londra, fondato dalla scultrice Marie Tussaud nel 1835, anno in cui realizzò la prima mostra della sua collezione. Attualmente la catena dei musei Madame Tussauds appartiene all’azienda inglese Merlin Entertainment, che tra le varie cose è proprietaria anche del nostro Gardaland.
 
 
Io ho avuto il piacere di visitare il museo due volte a grande distanza di tempo: una nel 1990 e una nel 2011. Alcune parti dell’esposizione non sono in realtà cambiate più di tanto, soprattutto quelle relative alle ricostruzioni di scene del passato, mentre tutto resto mi è parso completamente rivoluzionato. Infatti, le statue delle celebrità contemporanee tendono sempre a rispecchiare le mode dei tempi e, magari, l’invecchiamento dei personaggi pubblici che rappresentano. Tra le statue storiche in particolare non posso non citare “la bella addormentata”, che pare sia la più antica tuttora esposta. È opera del maestro della Tussaud, il dottor Curtius, ed è datata 1765. Questa è caratterizzata da un movimento del petto che ne simula la respirazione, proprio come se dormisse, e rappresenta Madame Du Barry.
 
L’esposizione è costituita da un percorso più o meno obbligato in cui si incontrano ambientazioni diverse. Una sala particolare è la cosiddetta sala della festa, in cui le state sono sparse in un ambiente ampio e quasi si confonderebbero con i visitatori, se anche questi indossassero abiti da sera.
Alcune sono isolate, ma altre sono connesse a elementi di arredo. C’è, per esempio, George Clooney seduto a un tavolo e i visitatori gli si possono sedere a fianco o di fronte. E posare la mano sulla sua. Un’altra statua particolare è quella di Julia Roberts, che è in piedi dietro una sedia spesso posta di fronte a un tavolino (gli allestimenti cambiano secondo le esigenze), con le mani poggiate su sulla spalliera. In un certo senso, la sedia fa parte della statua, poiché senza di essa la povera Roberts cadrebbe in avanti. E su questa sedia è possibile sedersi per farsi una foto con lei.
 
E proprio la statua di Julia Roberts è protagonista di alcune scene di “Oltre il limite”. Non vi dico in che modo, ma vi lascio il piacere di scoprirlo da voi durante la lettura del libro.
Nell’immaginare queste scene ho dovuto ovviamente prendermi qualche licenza, poiché la disposizione delle statue nel museo viene cambiata periodicamente e non potevo certo sapere quale sarebbe stata il 21 maggio 2017, giorno in cui sono ambientate le scene in questione, visto che le ho scritte nel novembre 2016.
Tra le altre statue che si vedono (si fa per dire) nel libro c’è appunto quella di Clooney, ma anche quella di Nicole Kidman, di Helen Mirren, di Johnny Depp e quella di Tom Cruise, tutte nella sala della festa.
 
Il biglietto per entrare al Madame Tussauds di Londra è abbastanza caro (al momento in cui scrivo quello base è di 35 sterline), ma si può risparmiare qualcosa prenotandolo online. Inoltre è possibile combinarlo a quello di altre attrazioni, come il London Eye (di cui parlerò in un altro articolo), pagando una cifra molto inferiore a quella della somma dei due biglietti separati.
All’interno del Madame Tussauds c’è anche un sorta di cinema 4D (3D più simulazione di movimento), i cui brevi spettacoli sono compresi nel prezzo.
 
 
Comunque la parte più divertente della visita è farsi le foto con i propri idoli, magari cheek to cheek, e scoprire che alcuni di loro sono più bassi di quanto pensassimo, o più alti.
Nelle foto mi potete vedere con George, tra Helen e Nicole (quanto è alta!), con Julia, con Johnny e col mitico Bruce (Willis).
 
Di Carla (del 18/11/2016 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 1738 volte)
© 2012 Rita Carla Francesca Monticelli
Il ponte sul Tamigi che più di tutti è considerato un simbolo di Londra è senza dubbio il Tower Bridge, cioè il Ponte della Torre, chiamato così poiché collega il borgo di Southwark alla Torre di Londra, situata sul margine ovest del borgo di Tower Hamlets, al confine con la City.
 
Il Tower Bridge è costituito da due torri, collegate da una strada, che ne costituisce la campata centrale, e, in quota, da delle passerelle pedonali. La prima è costituita a sua volta da due porzioni mobili, che possono essere sollevate per permettere il passaggio di imbarcazioni più alte. Ai due lati sono presenti altrettante campate, che sono dei veri e propri ponti sospesi.
 
La sua costruzione è stata completata nel 1894 e inizialmente il meccanismo di apertura era alimentato da dei motori a vapore che sono rimasti in funzione fino a 1976. Al giorno d’oggi questi sono sostituiti dalle ultime tecnologie moderne che ne permettono la completa apertura in appena novanta secondi.
È anche vero, però, che il ponte viene aperto abbastanza di rado (circa mille volte in un anno, quindi meno di tre al giorno), tanto che si dice che vederne l’apertura porti fortuna. I motori vittoriani sono comunque ancora presenti all’interno della struttura e possono essere visitati.
 
© 2012 Rita Carla Francesca Monticelli
 
I pedoni possono accedere anche alle passerelle in quota (rinnovate nel 2009), che presentano un pavimento in vetro, e da lì godere di un’affascinante vista sulla città e sul fiume. Per farlo devono salire quasi trecento gradini, ma possono anche prendere l’ascensore. Le passerelle sono spesso teatro di mostre particolari e altri eventi.
 
L’accesso alle passerelle e alle sale macchine vittoriane è incluso nella Tower Bridge Exibition ed è possibile dietro pagamento di un biglietto, che può essere acquistato anche online (nel sito sono offerte maggiori informazioni anche in italiano). Queste sono aperte tutti i giorni dell’anno, a eccezione del 24, 25 e 26 dicembre.
 
© 2012 Rita Carla Francesca MonticelliIl Tower Bridge è stato sottoposto a un rinnovamento per quattro anni a partire dal 2008 e per renderlo pronto alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi, che si sono tenute a Londra nel 2012. In concomitanza con questi eventi, dalle passerelle sono stati sospesi rispettivamente i simboli delle due manifestazioni (come potete vedere dalle foto scattate da me nell’agosto 2012 con i cinque cerchi olimpici).
Per qualche strano motivo il Tower Bridge viene spesso chiamato Ponte di Londra, in realtà questo è un errore, poiché il London Bridge è un altro ponte ben distinto che si trova alla sua sinistra.
 
Si può arrivare al Tower Bridge dalla stazione della metropolitana di Tower Hill, da cui si giunge agevolmente anche alla Torre di Londra, dove si possono visitare, tra le varie cose, i gioielli della Corona inglese.
Il monumento è in realtà un vero e proprio castello che in passato fungeva anche da prigione (fino al 1952) e dove venivano giustiziati i prigionieri, ma nella sua storia ha avuto molte altre funzioni, tra cui quella di residenza reale. Per maggiori informazioni sulla Torre di Londra, vi consiglio di visitare il suo sito ufficiale, dove è anche possibile acquistare online i biglietti di ingresso con un piccolo sconto sul prezzo.

Se invece si vuole arrivare al Tower Bridge da Southwark, bisogna scendere alla stazione del London Bridge, che è molto vicina allo Shard (nella terza foto sullo sfondo, mentre il primo piano c’è una parte delle Torre di Londra; anche questa foto è stata scattata da me nell’agosto 2012).
 
Il Tower Bridge fa la sua comparsa anche nella trilogia del detective Eric Shaw e in particolare in “Sindrome”. Ciò avviene nella medesima scena in cui appare appunto The Shard, durante la quale la detective Miriam Leroux e il sergente Mills sono protagonisti di uno spettacolare (nella mente di chi lo immagina, spero!) inseguimento in auto, che termina proprio con un incidente sopra il ponte. Per sapere chi i due poliziotti stessero inseguendo e se il fuggitivo sia poi stato acciuffato, dovrete però leggere il libro.
Questo articolo è anche l’ultimo, per ora, della serie dedicata ai romanzi che hanno come protagonista il detective Shaw. Per leggere i precedenti, potete fare clic qui.
Nuovi articoli che descriveranno altre zone di Londra verranno poi pubblicati con l’uscita del libro finale della trilogia, “Oltre il limite”, prevista per il 21 maggio 2017.
 
Di Carla (del 27/10/2016 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 1384 volte)

A Southwark non lontano dal Tamigi e dalla City, situata sul lato opposto del fiume, si trova il più alto grattacielo di Londra, terzo in Europa: The Shard, in italiano La Scheggia, chiamato anche Shard of Glass (scheggia di vetro) e 32 London Bridge, che deriva dal suo indirizzo (32 London Bridge Street).
 
C’è un bel po’ di Italia in questa torre a forma di piramide irregolare completamente rivestita di vetro, poiché è stata progettata dal noto architetto genovese Renzo Piano. La sua costruzione è iniziata nel 2009 ed è terminata nel luglio 2012, anche se è stata aperta ufficialmente solo nell’anno successivo.
 
L’ultima volta che sono stata a Londra era l’agosto 2012, in occasione delle Olimpiadi, non molto tempo dopo la sua inaugurazione avvenuta il 5 luglio dello stesso anno, e ho potuto ammirarla da lontano, mentre mi aggiravo nei pressi della Torre di Londra, nella City. La foto accanto è stata scattata da me durante quella mia breve permanenza (quella sotto è di Cmglee). Però non mi ci sono avvicinata e quindi non ho avuto l’opportunità di visitarlo. È comunque nella lista delle attrazioni di questa città che mi riprometto di vedere prima o poi più da vicino o magari all’interno.
 
 
L’edificio è alto quasi 310 metri e include ben 87 piani di cui 72 abitabili. Al suo interno ospita una varietà di locali, tra cui uffici, appartamenti di lusso, un centro commerciale, ristoranti, bar e un hotel cinque stelle, lo Shangri-La, che include 202 stanze e occupa i piani dal 34 al 52.
 
Il piano 69 e la terrazza al 72 offrono una vista panoramica senza eguali sulla metropoli che permette di spingere lo sguardo a 360 gradi fino a circa 60 km di distanza.
Questi sono aperti al pubblico. La visita è abbastanza costosa ma si può risparmiare qualcosa prenotandola online. Per chi vive a Londra o prevede di starci a lungo c’è anche la possibilità di acquistare un biglietto annuale che permette di salire sulla terrazza anche tutti i giorni.
 
The Shard appare in due scene di “Sindrome”, il secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw. Entrambe riguardano un personaggio ricercato dalla polizia.
La prima si svolge all’interno di uno degli appartamenti in cui tale personaggio si sta nascondendo (non dico il suo nome per evitare anticipazioni sul libro).
La seconda vede come protagonisti la detective Miriam Leroux e il sergente Mills seduti in una macchina della polizia nei pressi dell’ingresso dello Shangri-La. L’individuazione del sospettato porterà a un inseguimento per le vie trafficate della città, fino a un’altra attrazione di cui parlerò nel prossimo articolo.
 
Di Carla (del 12/10/2016 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 1265 volte)
Foto di Eluveitie, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18828599
Situato nella zona nord-occidentale di Londra e quasi completamente attraversato da Portobello Road, Notting Hill è senza dubbio uno dei quartieri più affascinanti e famosi della capitale britannica. Non a caso è la location di numerosi romanzi e film. Tra questi ultimi il più noto è senza dubbio la commedia romantica del 1999 che porta lo stesso nome del quartiere (“Notting Hill”) interpretata da Hugh Grant e Julia Roberts.
Si tratta ovviamente di una meta dei turisti, ma molto frequentata dagli stessi londinesi, grazie all’abbondanza di negozi di marca, in particolare in Westbourne Grove, e ai numerosissimi pub e ristoranti.
 
La sua via più caratteristica è Portobello Road, che con le sue facciate colorate (foto sotto di Albeins) ospita il famoso mercatino dell’antiquariato e di cibi freschi. Qui si trovano inoltre alcune location utilizzate durante il Portobello Film Festival, un festival internazionale del cinema indipendente fondato nel 1996 in cui ogni anno vengono proiettati per la prima volta oltre 700 film. E sempre in questa via è vissuto George Orwell (foto sopra di Eluveitie).
 
A partire dal 1966 ogni anno in agosto il quartiere è inoltre teatro del Notting Hill Carnival, una vera e propria festa caraibica in costume che si riversa nelle strade, attirando milioni di persone, e che rappresenta uno dei più grandi festival di strada del mondo. L’evento passa attraverso la parte centrale di Westbourne Grove.
 
Foto di Albeins, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3533353
 
Come si può intuire dal nome, Notting Hill sorge su una collinetta, che raggiunge la sua sommità in mezzo a Ladbroke Grove. Non ha però dei confini ufficiali. È situato all’interno del Royal Borough of Kensington and Chelsea, ma è nei pressi del confine con la City of Westminster, quindi a due passi dalla stazione ferroviaria di Paddington e non molto lontano da numerose altre attrattive del centro di Londra.
Ma, se non si vuole andare a piedi, è possibile raggiungere una delle cinque stazioni della metropolitana che si trovano al suo interno: Kensal Green, Westbourne Park, Ladbroke Grove, Latimer Road e Notting Hill Gate.
 
Foto da: http://www.facebook.com/negozioclassica/Quella che viene considerata la zona chiave di Notting Hill è North Kensington, caratterizzata da un costante rinnovo della popolazione, in gran parte costituita da immigrati, che ne fanno una delle aree più cosmopolite del mondo. È qui che si sono verificati gli atti più violenti delle rivolte raziali di Notting Hill del 1958, ma è anche qui che è iniziato il suo carnevale e sono state girate la maggior parte delle scene del film con Grant e la Roberts.
 
Tra i numerosi e rinomati locali di Notting Hill ce n’è uno in particolare: un ristorante italiano chiamato Negozio Classica (foto accanto presa dalla pagina Facebook), anche se il nome in italiano non suona affatto bene e non si capisce cosa voglia dire. È incastrato in un edificio ad angolo tra Portobello Road e Westbourne Grove ed è caratterizzato da una facciata rossa dotata di vetrina su entrambe le pareti, da cui è possibile vedere l’interno del locale e i suoi avventori, ma anche all’esterno sono sistemati diversi tavoli. Si tratta più precisamente di una vineria, dove però è anche possibile mangiare dei piatti della cucina toscana.
 
Il ristorante Negozio Classica fa la sua apparizione nel secondo libro della trilogia del detective Shaw, “Sindrome”, in una scena in cui Eric Shaw pranza con la sua amica Catherine Foulger e discute con lei di alcuni fatti gravi (malesseri misteriosi e un tentato omicidio) avvenuti nell’Ospedale St Nicholas (che nella realtà non esiste). I piatti citati nella scena sono effettivamente presenti nel menù del locale, o almeno lo erano fino a qualche tempo fa, ma i due personaggi non hanno modo di gustarli a dovere, visto che la loro conversazione sfocia in un litigio. Il nome del ristorante non è in realtà riportato nella scena, sebbene la sua descrizione e i dettagli relativi alla sua posizione ne permettano una facile identificazione. Comunque viene poi nominato più avanti nel libro.
 
Il locale apre alle 15.30, quindi in teoria la gente non va lì precisamente per pranzare. Infatti mi sono presa una licenza, ma il locale era così carino che volevo proprio ambientarci una scena. Inoltre sappiamo bene che Eric è sempre così assorbito dal proprio lavoro che si ritrova spesso a mangiare in orari non convenzionali, quando si ricorda di farlo, per cui magari ci è andato poco dopo l’apertura. Chissà!
Non sono mai stata in questo locale, ma Eric pensa che si mangi bene, perciò credo che sarà una delle mete del mio prossimo viaggio a Londra.
 
Di Carla (del 06/10/2016 @ 09:30:00, in Luoghi dei romanzi, linkato 1161 volte)

I parchi reali sono tra i posti più suggestivi di Londra. Alcuni di questi sono situati nel centro della capitale britannica, eppure se si passeggia al loro interno si perde la percezione del brulicare di persone e automobili che si trovano a poche centinaia di metri di distanza. Immersi nel verde, tra i fiori e i corsi d’acqua, non si vede né si sente il vicino caos metropolitano. A infrangere l’illusione di trovarsi in un territorio selvaggio sono i vialetti, i prati e le piante curate, le statue e le meravigliose fontane.
 
Tra queste sono particolarmente belle quelle che si trovano negli Italian Gardens, situati nel punto in cui i Kensington Gardens confinano con Hyde Park, a nord del bacino Long Water. Ci si può arrivare tramite l’ingresso denominato Lancaster Gate, che è vicino all’omonima fermata della metropolitana.
 
 
Costruiti nel 1861, si dice che siano stati un regalo del Principe Alberto alla Regina Vittoria. I giardini sono costituiti da quattro vasche di marmo di Carrara, adornate da fontane, statue e urne. A nord delle vasche c’è la Pump House, che un tempo conteneva il motore a vapore che faceva funzionare le fontane. E il pilastro che spunta dal tetto altro non è che un fumaiolo. Le vasche ospitano dei bellissimi cigni che si lasciano osservare con noncuranza dai londinesi e dai turisti che vi passeggiano accanto o si siedono sulle panchine situate tutto intorno.
Gli Italian Gardens sono apparsi anche in famosi film come “Che Pasticcio, Bridget Jones!”.
 
 
Spostandosi verso est, inizia l’immenso Hyde Park, con una superficie totale di 253 ettari, divisa in due dal Serpentine Lake. La sue dimensioni sono tali che è davvero facile perdere il senso dell’orientamento, se non si seguono le indicazioni e le mappe distribuite in numerosi cartelli al suo interno.
Esso contiene numerosi luoghi di interesse turistico, a iniziare dai due archi trionfali situati a sud-est e nord-est: Wellington Arch e Marble Arch. Nei pressi di quest’ultimo c’è lo Speakers’ Corner, dove le persone soprattutto nel fine settimana tengono ancora dei discorsi per esprimere le proprie opinioni. A sud si trova il monumento in memoria di Lady Diana e a sud-est quello alle vittime dell’Olocausto e degli attentati a Londra del 7 luglio 2005. Sempre a sud-est è situato il Rose Garden, che è particolarmente bello da vedere all’inizio dell’estate.
 
Il parco è anche l’unico a essere controllato dalla Polizia Metropolitana che ha una sua stazione all’interno. Vi si trovano anche sdraio e ombrelloni, un centro sportivo dedicato al tennis, servizi di affitto imbarcazioni, locali commerciali, bar, altri campi sportivi e parchi giochi. Inoltre il parco è spesso teatro di importanti concerti rock e pop, da The Rolling Stones, Pink Floyd, fino a Madonna. In esso, in particolare, è stato tenuto uno dei concerti più famosi dei Queen nel 1976 con 225.000 spettatori.
Hyde Park è stato anche una delle sedi dei Giochi Olimpici di Londra del 2012.
 
Gli Italian Gardens e Hyde Park fanno la loro apparizione nel secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw, “Sindrome”. Una giovane prostituta si accorge di essere seguita da un uomo per il quale ha fatto un piccolo lavoretto illegale e si nasconde nei pressi della Pump House degli Italian Gardens, poi scappa verso Hyde Park, diretta a un parco giochi, per chiedere aiuto, ma presto troverà la morte. Più tardi vediamo Adele Pennington, Jane Hall e Miriam Leroux sulla scena del crimine, in cui Adele scorge qualcuno che potrebbe essere il sospettato.
 
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