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 Les Calanques (Marsiglia)... di Carla
 

“Quindi usavate queste capsule per andare a invadere altri pianeti.” Nave stellare Aurora

 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 07/02/2016 @ 20:20:28, in Scrittura & Lettura, linkato 2755 volte)


I quattro libri singoli che costituiscono la serie di “Deserto rosso” sono originariamente nati come ebook pubblicati tra il giugno 2012 e il settembre 2013, mentre a partire dal dicembre 2013 sono stati riuniti in una raccolta disponibile anche in formato cartaceo.

Questa raccolta include 656 pagine in una dimensione non proprio tascabile, per questo motivo nei mesi scorsi ho iniziato a pubblicare anche singolarmente i quattro libri, per fornire a nuovi e vecchi lettori l’opportunità di avere “Punto di non ritorno”, “Abitanti di Marte”, “Nemico invisibile” e “Ritorno a casa” come volumi separati, più piccoli (13,34 x 20,32 cm), maneggevoli e stampati in caratteri più grandi (stesse dimensioni dei cartacei di “Per caso”, “Il mentore” e “Affinità d’intenti”).

Adesso sono tutti disponibili anche in brossura e possono essere acquistati su Amazon e sul sito di Giunti.

Ecco tutti i dettagli. Per maggiori informazioni fate clic sul titolo del libro.

Deserto rosso - Punto di non ritorno” include 116 pagine e costa 4,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1515394235).

Deserto rosso - Abitanti di Marte” include 232 pagine e costa 7,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1517516741).

Deserto rosso - Nemico invisibile” include 352 pagine e costa 10,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523405220).

Deserto rosso - Ritorno a casa” include 442 pagine e costa 11,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523793655).

Vi ricordo che i costi di spedizione sono gratuiti per una spesa superiore ai 19 euro.

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Di Carla (del 18/02/2016 @ 03:19:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2316 volte)

 Quasi vero
 
Nick Hornby è un autore cui tendo a ritornare ciclicamente, nonostante ogni volta che legga un suo libro rimanga in parte delusa dal finale, ma con il suo stile di scrittura, i suoi personaggi comuni e allo stesso tempo originali e le sue trame cariche di quell’assurdità tipica che si può osservare solo nella vita reale, in cui la realtà supera sempre la fantasia, riesce a incollarmi alle pagine del libro come pochi altri suoi colleghi. Alla fine apprezzo il tempo che trascorro nel leggere un suo romanzo più che il modo in cui la trama si sviluppa e si conclude.
Ma con “Funny Girl” mi ha davvero stupito.
Il modo con cui ci racconta lo storia della protagonista è una mescolanza perfetta di realtà e fantasia tra cui non è possibile scorgere il confine. Per tutta la durata del libro mi sono chiesta se si trattasse di una storia vera, ipotesi corroborata dalle numerose foto a corredo del testo.
L’illusione è alimentata dal fatto che questa viene a tratti illustrata a mo’ di resoconto, con la distanza tipica di un narratore esterno.
La credibilità della storia diventa così totale. Hornby abbandona le situazioni assurde e sopra le righe dei suoi libri precedenti, le stesse che poi deludevano con un finale non all’altezza delle sue trovate geniali, intessendo dall’inizio alla fine una trama equilibrata, divertente ma senza mai diventare comica o eccessiva, che ti lascia con un senso di appagamento e ti fa chiudere il libro con un sorriso.
Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare alcun difetto a questo libro.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 24/02/2016 @ 19:23:01, in Riconoscimenti, linkato 2448 volte)

Circa una settimana fa il corriere mi porta un pacchetto proveniente dagli Stati Uniti. Già il fatto che si tratta di DHL mi fa intuire il mittente: DHL è il corriere utilizzato da Amazon, incluso Amazon Publishing, per inviare oggetti direttamente dall’America. E infatti la mia intuizione è giusta, viene proprio da Amazon Publishing. Riconosco, come responsabile della spedizione, il nome della persona che si occupa della relazione con gli autori di AmazonCrossing. Ma ancora più interessante è il contenuto riportato sulla lettera di vettura: “gifts: trophy, Kindle”.
Regali!
I regali fanno sempre piacere. Fanno più piacere se ti vengono inviati dal tuo editore americano per premiarti dei risultati conseguiti dal tuo libri. Ma fanno ancora più piacere se il regalo in questione è un Kindle (anche se ne ho già uno).
 
Ed ecco nella foto sopra cosa trovo dentro il pacchetto.
C’è prima di tutto una lettera scritta a mano e indirizzata a “Carla” (già il fatto che viene usato il nome con cui mi chiamano le persone che mi conoscono davvero mi rende felice) in cui tutto il team di AmazonCrossing si congratula per il numero di lettori raggiunto da “The Mentor” e per le belle recensioni che sta ricevendo (ci avviciniamo a mille!).
 
Poi c’è un trofeo, che considerando forma e peso ritengo subito idoneo a diventare un’arma del delitto (scusate, è una deformazione professionale!), in cui si commemorano gli oltre 125 mila lettori raggiunti nel solo mese di ottobre 2015, in cui il libro è pubblicato e promosso negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia (qualcuno ricorderà che per l’occasione raggiunse la prima posizione nel Kindle Store in tutti e tre i mercati).
 
Ma ovviamente la parte più bella del contenuto del pacchetto è il Kindle Voyage. Ah!
Quelli del team devono avermi letto nel pensiero, perché è da un po’ che valutavo l’idea di prendermi un Kindle aggiuntivo da usare in viaggio o in spiaggia (adoro il mio Kindle DX per via dello schermo grande, dei tasti di cambio pagina, del sensore per passare alla visione panoramica e della tastiera, che lo rendono un perfetto strumento di lettura e di revisione da usare a casa, possibilmente sul letto) e stavo occhieggiando proprio il Voyage, per via dei sensori di cambio pagina sulla cornice che sono un ottimo sostituto dei tasti ormai non più presenti nei nuovi modelli, ma ero frenata dal prezzo (diciamocelo: rispetto al modello base non ha poi così tante funzionalità in più da per giustificare il prezzo, almeno rispetto alle mie necessità, considerando che la luce, che comunque c’è anche nel Paperwhite che costa molto meno, non mi interessa affatto). A dirla tutta, avrei voluto il modello che include anche il 3G (che è presente nel Kindle DX), ma, vabbe’, a caval donato non si guarda in bocca!
 
Insomma, questo pacchetto ricevuto da Amazon Publishing è stato gradito in ogni sua parte e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente i ragazzi del team, in particolare le due persone con cui ho avuto a che fare direttamente in questo anno e tre mesi di collaborazione, cioè la mia acquisitions editor Gabriella Page-Fort (che ho avuto anche il piacere di conoscere di persona a Francoforte nel 2014) e l’addetta alle relazioni con gli autori Lauren Andrews, ma anche tutti gli altri che hanno firmato a mano la cartolina (Elizabeth, Galen, Priyanka, Le e Gracie) e quelli che non hanno potuto.
Grazie!
 
Chi in Italia fosse curioso di leggere il thriller italiano che è piaciuto tanto agli americani può accedere a un’anteprima dell’ebook su Amazon (dove il libro è disponibile anche in cartaceo) facendo clic sulla copertina qui accanto.
 
Se non avete un Kindle né un account Amazon (e non volete crearne uno), potete acquistare “Il mentore” nei principali retailer utilizzando i link riportati in questa pagina.
 
Ribadisco inoltre il ringraziamento a tutti coloro che hanno letto il libro in italiano o in inglese, ovunque si trovino nel mondo.
Grazie davvero!
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Di Carla (del 16/03/2016 @ 14:18:54, in Eventi, linkato 2336 volte)
È di nuovo tempo di eventi e quest’anno si inizia con una mia partecipazione al Festival Professione Giornalista che si terrà a Bologna dal 17 al 19 marzo (nei prossimi giorni).
La manifestazione è una full immersion di eventi che includono incontri, conferenze e seminari sul mestiere del giornalista.
 
 
 
Pur non essendo io una giornalista, sono stata invitata a parlare di “Self-publishing, come si diventa autori di successo”, durante l’ultima giornata del festival. L’appuntamento con me è sabato 19 marzo a partire dalle 16.30 presso la Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119, Bologna).
Insieme a me ci sarà Giuseppina Piccirilli, che si occupa della comunicazione di ALTEC (THALES ALENIA SPACE – Agenzia Spaziale Italiana) che parlerà di cosa significa essere “Una giornalista nello spazio”.
La conferenza durerà circa due ore.
 
Il resto del programma del festival è consultabile sul sito: www.professionegiornalista.it
 
Se siete a Bologna o nei dintorni, venite ad ascoltarmi e soprattutto fatevi riconoscere!
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Di Carla (del 21/03/2016 @ 14:16:55, in Eventi, linkato 4141 volte)

Lo scorso sabato (19 marzo 2016) a Bologna è stata una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano. Ho avuto, infatti, l’opportunità di essere ospite e relatrice di un evento nell’ambito della prima edizione del Festival Professione Giornalista nella bellissima cornice di Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano a Bologna. Insieme a me a dividere la scena dell’incontro “Self-publishing, come si diventa autori di successo” e “Una giornalista nello spazio” c’era Giuseppina Piccirilli (insieme a me nella foto sotto), responsabile della comunicazione per l’Agenzia Spaziale Italiana.
 
Ad accomunarci c’era senza dubbio l’argomento Marte e in generale quello dello spazio, che oltre a comparire nei miei romanzi di fantascienza è uno dei temi che seguo con maggiore interesse, ma ci siamo poi ritrovate d’accordo anche nel parlare della difficoltà nell’essere ascoltati dalle grandi testate giornalistiche e nel ruolo essenziale dei social network per entrare in contatto con il pubblico.
 
Durante l’evento abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze, tanto diverse ma per certi versi affini. La Piccirilli si occupa di portare alla conoscenza del grande pubblico gli eventi e le novità riguardanti la ricerca spaziale in Italia. Non tutti sanno che il nostro Paese in questo campo è una vera e propria potenza. L’attuale missione ExoMars 2016 che porterà un orbiter e un lander sul pianeta rosso ha come nazione leader proprio l’Italia, che ha fornito circa un terzo di tutta la strumentazione inviata. Ma l’ASI è protagonista nello spazio con i suoi satelliti radar, con l’accordo diretto con la NASA, con la stessa ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che per circa la metà è stata costruita dall’Italia, per non parlare dei nostri astronauti, tra cui i più recenti ad andare in missione, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, che tanto hanno contribuito alla diffusione delle notizie riguardanti le nostre conquiste in ambito spaziale, anche grazie alla loro capacità di entrare in contatto col pubblico proprio attraverso i social media e in generale la rete.
 
 
Io, come molti di voi che hanno un forte interesse nelle scienze spaziali, seguo in maniera assidua gli eventi che riguardano l’Italia e altri paesi nello spazio, anche perché in questo ambito i confini svaniscono e si lavora tutti insieme per raggiungere i migliori risultati possibili. E mi rendo anche conto della necessità della divulgazione di questi risultati, affinché il grande pubblico capisca l’importanza di questo campo della ricerca scientifica cui dobbiamo molte delle tecnologie che usiamo ogni giorno e che useremo in futuro.
E così anch’io spinta da questa fascinazione e da questa stessa consapevolezza, resa possibile anche dal mio background scientifico, mi sono ritrovata a parlare di spazio e di vera scienza spaziale nei miei libri. L’ho fatto in parte per divertire i lettori (e me stessa), ma anche nella speranza di fornire il mio piccolo contributo alla divulgazione scientifica.
Per questo motivo sono stata particolarmente felice di essermi trovata a condividere un evento con Giuseppina Piccirilli.
 
Chiaramente non si è parlato solo di spazio, ma anche di self-publishing. Ho avuto modo di raccontare in breve la mia esperienza e soprattutto i risvolti recenti che hanno visto l’edizione inglese di un mio libro (“The Mentor”) raggiungere i primi posti in classifica al di là dell’oceano nello scorso ottobre. Non mi è stato possibile entrare troppo nel dettaglio, poiché il tempo non lo permetteva e comunque la mia, come quella di qualsiasi altro self-publisher, è un’esperienza unica e non riproducibile, neanche da me stessa. In ogni caso le domande di Cesario Picca, che ha moderato l’incontro, mi hanno dato modo di parlare di come la mia vita sia cambiata nel diventare una self-publisher a tempo pieno e di come fare questo mestiere richieda capacità imprenditoriali che vanno molto oltre l’essere uno scrittore.
 
Infine mi sono ritrovata a riflettere sulle domande pervenute da una persona del pubblico.
 
Mi è stato chiesto se esista un modo di promuoversi online che non sia nei social network.
Sul momento mi è quasi venuto di dire di sì, perché in teoria è così. Ci si può promuovere attraverso i blog, i web magazine, i podcast. La gente può arrivare a leggervi o ascoltarvi attraverso un feed RSS, le mailing list, l’iscrizione a un podcast su iTunes (ma se il feed, la mailing list o il podcast sono vostri, stiamo già parlando di lettori preesistenti) o cercando qualcosa su Google, quindi senza necessariamente passare attraverso un social network.
Tutto questo è vero in teoria, ma in pratica cosa succede? In pratica l’elemento che per un self-publisher fa la differenza tra il raggiungere o meno un pubblico sempre maggiore, quindi nuovi lettori, è racchiuso in un’unica parola: passaparola. E dove avviene questo passaparola nella rete? Sui social network!
 
Chiunque acceda a internet, con qualsiasi mezzo lo faccia, ormai ha almeno un account su un social network e tale account è il diventato il mezzo attraverso cui si informa su ciò che accade nel mondo. E usa lo stesso mezzo per informare le proprie cerchie di contatti su ciò che fa e che gli piace.
Quindi alla fin fine ho risposto alla domanda dicendo che di fatto il passaggio sul social network è qualcosa di imprescindibile, poiché è lì che si trovano i potenziali lettori. Inoltre qualsiasi attività si svolga sulla rete viene condivisa da noi stessi e da altri negli stessi social network.
Ciò non significa che ci si debba promuovere esclusivamente sui social, tutt’altro. I social sono un veicolo attraverso cui i nostri contenuti viaggiano e si diffondono, ma questo diffondersi solo in parte deve avvenire direttamente tramite i nostri canali. Usare i social network per la promozione non significa ammorbare chi ci segue con la richiesta di acquistare i nostri libri, bensì creare di continuo e distribuire nuovi contenuti che siano interessanti per il nostro target di lettori, tanto che altri abbiano voglia di diffonderli autonomamente tra i loro amici e follower, portando persone sempre nuove a interessarsi a ciò che abbiamo da dire e, in ultima analisi, ai nostri prodotti, cioè i nostri libri.
 
Infine la stessa persona mi ha chiesto come si può usare Amazon per promuoversi.
Almeno per quanto riguarda lo store italiano, Amazon non è uno strumento per promuoversi, ma deve essere una delle destinazioni (sicuramente la più importante) dei nostri sforzi di promozione. In America c’è effettivamente la possibilità di pagare per farsi pubblicità dentro Amazon e uno strumento di promozione gratuita chiamato Countdown Deals (la possibilità di mettere il prezzo del proprio libro scontato per un certo numero di giorni). Queste due funzionalità sono legate all’adesione a Select, che impone agli autori l’esclusiva pubblicazione degli ebook sulla piattaforma di Amazon. In Italia, invece, con Select si ottiene soltanto di inserire il libro in Kindle Unlimited e di offrirlo gratuitamente per pochi giorni. Il primo non è uno strumento di promozione di per sé, ma soltanto un modello commerciale (i lettori abbonati a KU possono leggere il libro gratis e l’autore viene pagato in base al numero di pagine lette). Il secondo è stato in passato uno strumento di promozione molto utile, ma ultimamente ha perso di efficacia con la tendenza da parte dei lettori al guardare ciò che è gratis con sospetto o al limitarsi a scaricarlo per poi accumularlo senza mai leggerlo.
 
Quindi no, Amazon non ha dei veri e propri strumenti di promozione qui in Italia, ma conoscere come funziona Amazon è importante per sfruttare a proprio favore i meccanismi interni dello store (come i suggerimenti interni, le classifiche di popolarità e la pubblicità di retargeting) che tende a presentare ai lettori ciò che vorrebbero leggere. A ciò si aggiungono strumenti come l’Offerta Lampo o le Offerte del Mese cui il self-publisher non può chiedere direttamente di aderire, ma può essere a sua volta scelto da Amazon per farne parte. E questi ultimi possono davvero fare la differenza a livello di vendite, ma rientrano in ciò che sta al di fuori del nostro controllo.
 
Si tratta di un discorso lungo, ma mi fornisce un’occasione per ribadire l’importanza di concentrare i propri sforzi di promozione al di fuori degli store, che sono solo lo strumento attraverso cui possiamo vendere i nostri libri, ma di per sé non sono il luogo adatto che permette al self-publisher (e in generale all’autore) di interagire col lettore.
Il self-publisher deve impegnarsi a “esistere” il più possibile nella rete e al di fuori di essa per acquisire una popolarità che sia propria, senza dipendere in maniera esclusiva dal luogo reale o virtuale dove è nata (es. un determinato social network) né da quello in cui ha avuto la sua massima espressione (un determinato store), poiché entrambi questi fattori nel tempo tendono a cambiare e potrebbero smettere di dare gli stessi risultati.
 
In chiusura di questo lungo post, vorrei ringraziare pubblicamente l’amico e collega (oltre a essere giornalista, è anche lui un self-publisher) Cesario Picca (nella foto sopra insieme a me e a Giuseppina Piccirilli) e gli altri organizzatori per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa bella manifestazione, ma anche per la gentilezza e l’ospitalità. Estendo inoltre il ringraziamento a Elena, Alessandro Stella, coloro che sono intervenuti nel pubblico e tutte le altre persone conosciute lo scorso weekend che hanno reso il tempo passato a Bologna davvero speciale.
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Di Guest blogger (del 25/03/2016 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 3040 volte)

Fra pochi giorni consegnerò la quarta stesura di “Sindrome” ai miei beta reader e allora ho voluto cogliere l’occasione per chiedere ad alcuni di loro di parlare del modo in cui affrontano questa particolare mansione. Oggi è la volta di Giovanni Venturi, che oltre a essere uno dei miei principali beta reader è a sua volta uno scrittore.

Quando ho sentito parlare per la prima volta di beta lettura è stato quando un’autrice che aveva letto alcuni miei racconti e di cui avevo apprezzato la prima puntata della serie di romanzi di “Deserto rosso” mi chiese di farle da beta lettore per i successivi libri della serie.
Sono un attento lettore, leggo diversi generi, classici, un paio di autori famosi (Stephen King e John Grisham); sono uno scrittore, ma essere un beta lettore era qualcosa di nuovo per me.
 
Devo dire che come scrittore sono portato a primo impulso a guardare il lavoro degli altri scrittori con gli occhi da scrittore e non da lettore. C’è una bella differenza tra i due modi di agire.
Con il tempo sono diventato sempre più critico verso un testo scritto, sia mio che non mio. Recensisco di rado, solo quando una storia mi ha suscitato un certo interesse, perché mi rendo conto che è davvero difficile fare una buona recensione e farne una superficiale non è assolutamente utile.
 
Quando Rita Carla Francesca Monticelli mi diede uno dei suoi romanzi di “Deserto rosso” da leggere per riportare note, non avevo nemmeno ben capito cosa esattamente mi aspettasse, per quanto era scritto molto bene nel messaggio che avevo ricevuto. La primissima volta ero anche un po’ nervoso perché dovevo mettermi a fare note di critica a qualcuno e non sapevo davvero come potesse prenderla e se mai le mie fossero annotazioni valide o meno.
 
Vedete, per un semplice lettore attento è più facile fare il beta lettore, rispetto a uno che scrive. Perché? Chi scrive è sempre portato a pensare di dover correggere un testo come se fosse il proprio, che va scritto come io scrittore lo scriverei. E questa cosa porta completamente fuori pista. Alcuni scrittori non è quello che ti chiedono, altri magari hanno bisogno proprio di quello, ma come riesci a farlo nella giusta maniera? Non è banale.
Soprattutto, la beta lettura non si deve accettare per sforzarci a fare un favore o pensando che rifiutare rompa una salda amicizia. Il compito non è semplice, quindi va accettato solo se la trama ci interessa, se lo stile di chi scrive ci è noto e ci piace e quella di Carla era ed è una buona scrittura.
 
La prima volta presi a riscrivere qualche paragrafo così come lo avrei scritto io. Errore grossolano di chi era inesperto in questa delicata questione della beta lettura. Ogni scrittore ha il suo stile e non si può pretendere che assomigli al proprio o a qualche modello ideale di cui si è sentito parlare in qualche blasonata scuola di scrittura creativa. Rita mi fece notare che in effetti non stavo operando nel modo richiesto. Oggi ho fatto esperienza di questa cosa e ogni volta che noto qualcosa che secondo me non va mi chiedo sempre se sto valutando l’errore in sé o sto intaccando lo stile. Spesso è più facile quando trovi un refuso quale può essere “ando via da lì”, dove il termine che è scorretto è “ando”, che va scritto come “andò”. Questa è la parte più facile.
 
Durante questa lettura mi sfuggiva un’altra cosa richiesta. Le note sul testo riguardo cosa mi suscitavano le scene. All’inizio ignoravo il requisito, poi mi sono detto: è importante. Altrimenti quale può mai essere il mio contributo? Non c’è da fare un tema per dire che una scena fa ridere, oppure se ti viene in mente che il personaggio ha detto una bugia che magari verrà svelata a seguire e, soprattutto, bisogna dare un’informazione su come si trova l’incipit della storia. È fondamentale per uno scrittore sapere se l’avvio di un romanzo prende o è fiacco. Perché, a seconda di come viene percepito da chi legge, si può intervenire migliorando il primo impatto dopo aver letto la mia nota.
Tante cose le impari man mano.
Per esempio ho imparato che si potevano aggiungere note ed evidenziare anche file PDF. Io uso Linux, quindi mi avvalgo del programma Evince per aggiungere note e segnalazioni, ma chi ha Windows o Mac ha i corrispondenti strumenti anche per quel sistema operativo.
 
A fine mese mi attende la nuova sessione di beta reading con il romanzo di Carla,“Sindrome”, che è il secondo volume investigativo ambientato a Londra che leggerò. Apprezzai molto il precedente, “Il mentore”, che tra l’altro Amazon Crossing ha selezionato, tradotto in inglese e venduto sul loro store permettendo di raggiungere 165.000 lettori sparsi ai quattro angoli. Sapere di fare da beta reader a una scrittrice così è una soddisfazione. Vedrò di fare del mio meglio.
Di solito mi dedicavo a leggere il romanzo sul mio Kindle riportando le note sul PDF successivamente. Stavolta leggerò direttamente in PDF la sera sul mio PC Linux.
 

GIOVANNI VENTURI è Ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 10 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film "Il mistero di Bellavista", di Luciano De Crescenzo, l'arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani. E dal luglio del 2012 a oggi la raccolta di racconti Deve accadere, Racconti dall'isola, il racconto lungo Viaggio dentro una storia, i romanzi Le parole confondono e Joe è tra noi.

Il blog di Giovanni Venturi “Giochi di parole… con le parole”: www.giovanniventuri.com

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Di Carla (del 05/04/2016 @ 10:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2533 volte)

 Space opera godibile ma cupa
 
Si tratta di un romanzo complesso e articolato di cui ho apprezzato molto certi aspetti. Uno di questi è il fatto che, nonostante i personaggi principali non siano pochi, l’autore è riuscito comunque ad approfondirli. È semplice creare un legame con uno di essi che permette di immergersi nella storia. Nel mio caso il personaggio con cui sono riuscita da subito a stabilire un legame è stato Dan Sylveste, forse perché è uno dei primi a fare la propria comparsa nel romanzo.
Molto bello anche il world building. Reynolds mostra di possedere un’enorme fantasia nel creare pianeti, società e alieni inimmaginabili, come i Giocolieri Mentali che, di fatto, sono degli oceani viventi. Pur creando dal nulla un universo complesso con pochissimi riferimenti alla nostra realtà, l’autore riesce comunque a renderlo credibile. Non si avverte il senso di distacco che si potrebbe rischiare di provare in questo tipo di storie. In questo senso è di notevole aiuto la bella prosa, coinvolgente e poetica.
Infine la storia si conclude con un finale aperto migliore rispetto a un altro suo libro che ho letto (Century Rain), poiché i personaggi principali hanno una crescita che si concretizza anche grazie al finale.
Vi sono però degli aspetti che mi hanno impedito di dare i pieni voti a questo libro.
Nell’immergersi nella lettura appare subito evidente che si presupponga una certa conoscenza da parte del lettore di alcuni aspetti della storia, dei nomi e dei personaggi stessi. All’inizio del libro c’è un glossario scritto a questo scopo, ma non si può veramente pensare che qualcuno si metta a leggerlo, e poi magari se ne ricordi, prima di iniziare la lettura del romanzo. Così si ha la costante impressione di leggere il secondo libro di una serie, in altre parole che manchi una parte della storia. Sarebbero servite maggiori spiegazioni all’interno del romanzo, laddove erano necessarie per favorire la comprensione del lettore.
Lo stesso finale aperto di cui parlavo prima, per quanto di per sé sia una risoluzione degli eventi ben congegnata, mi provoca comunque un senso di insoddisfazione che non riesco a decifrare, forse perché il ruolo di Sylveste alla fine non mi è piaciuto, in quanto subisce gli eventi, senza poter far nulla per alterarli.
A ciò si aggiunge una visione generale un po’ pessimistica del futuro, sia nelle immagini che nei toni, che non rientra affatto nelle mie corde.
 
Questa recensione si riferisce al libro in sé. Una nota a parte “merita” l’edizione.
Trovo incomprensibile la scelta di dividere il libro in due e pubblicarne le parti a distanza di ben tre mesi. Considerando che si tratta un prodotto di edicola, il prezzo complessivo dei due volumi insieme è troppo elevato rispetto alla qualità scadente dell’edizione, che è infestata, oltre che dai soliti refusi, da continui e ripetuti errori grammaticali, di sintassi e di traduzione. Inoltre, talvolta, la scelta del vocabolo errato in italiano tra due traduzioni possibili dello stesso in inglese dà luogo a passaggi involontariamente comici.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 26/04/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 2280 volte)

Questo maggio mi vedrà tornare a Varese, dopo la conferenza tenuta nel dicembre del 2014, questa volta per due importanti appuntamenti.
 
Il 3 maggio terrò una conferenza dal titolo “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?” nell’ambito della quale illustrerò quali tipi di evoluzione l’autoeditoria ha innescato nell’editoria tradizionale e le interazioni che già esistono tra le due (editori che cercano nuovi autori tra i self-publisher, autori ibridi, autori indipendenti che concedono agli editori tradizionali alcuni diritti sui propri libri, editori che offrono servizi per il self-publishing e altri esempi).
L’evento avrà luogo nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo (via Dunant 3, Varese) a partire dalle ore 16.
 
Sempre nello stesso mese terrò un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria: “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”. Il corso della durata complessiva di 16 ore avrà luogo il 4, 5, 24 e 25 maggio a partire dalle ore 14 (4 ore per ogni lezione) nel Padiglione Morselli (via Rossi 9, Varese). I posti disponibili per gli studenti (20) sono già esauriti, ma le lezioni sono aperte al pubblico.
 
Nell’ambito di questo laboratorio si analizzeranno in dettaglio i ruoli di autore, editore e imprenditore richiesti dal self-publishing, quali competenze siano necessarie per svolgerli, e come acquisirle, e quali possano o debbano essere delegate ad altre figure di cui il self-publisher si avvale nell’ambito del proprio team editoriale.
Maggiori informazioni, tra cui il programma e l’indicazione delle aule dove si terrà il corso, sono riportate nel documento scaricabile a questo link.
 
Alla fine di questa esperienza vi parlerò un po’ di come è andata. Nel frattempo vorrei ringraziare il professor Paolo Musso che ha reso possibile l’organizzazione di questo corso e della conferenza che lo anticipa, ma anche gli studenti che si sono iscritti, occupando tutti i posti disponibili ben prima della scadenza.
Ci vediamo in aula!
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Di Carla (del 13/05/2016 @ 06:21:27, in Scrittura & Lettura, linkato 1855 volte)

Circa due anni fa in questo periodo usciva “Il mentore”, un crime thriller che vedeva il mio debutto in un genere letterario diverso da quello del fantastico. Influenzato dal mio background di serie TV procedurali, questo romanzo racconta la storia di un detective della scientifica di Scotland Yard che sospetta che una persona cui tiene potrebbe essere una serial killer, soprannominata ‘morte nera’.
A due anni da quei fatti e a ventuno mesi dall’epilogo de “Il mentore”, Eric Shaw torna in “Sindrome” per mostrarci cosa è successo dopo quella notte di settembre del 2014.
 
 
Sindrome” si svolge nel prossimo giugno 2016, perlopiù nell’arco di una settimana in cui Eric e la sua squadra si trovano coinvolti in due casi paralleli. L’investigazione si intreccia fatalmente con la sua vita privata e con quella della sua allieva, in un susseguirsi di omicidi, colpi di scena e rivelazioni.
Riuscirà Eric a riprendere in mano il proprio destino?
 
 
Lo scoprirete il 21 maggio.
Nel frattempo, per non rischiare di dimenticarvene, potete preordinare l’ebook di “Sindrome” a 2,99 euro su Amazon, GiuntiGoogle Play, Kobo, iTunes, Mondadori Store, laFeltrinelli e Nook (tramite l’app di Windows). Il libro sarà disponibile nel giorno della pubblicazione anche su Smashwords e 24Symbols, e presto anche in edizione cartacea.
 
Ecco la trama.
 
Mentre indaga sull’omicidio di due pregiudicati collegati a un noto trafficante di droga londinese, resosi protagonista di una spettacolare evasione dal cellulare che lo stava riportando al penitenziario di Coldingley dopo un’udienza in tribunale, la squadra scientifica di Scotland Yard diretta dal detective Eric Shaw si ritrova coinvolta nel caso di un’infermiera che accusa una madre di essere responsabile di una serie di violenti episodi febbrili che hanno colpito suo figlio Jimmy, di soli dieci anni. Quest’ultima si accanirebbe sul proprio bambino, peggiorandone le condizioni di salute, per attirare su di sé l’attenzione e la compassione del personale sanitario.
Eric ne viene a conoscenza casualmente, poiché la pediatra che ha in cura il piccolo paziente, Catherine Foulger, è una sua vecchia fiamma, che il detective ha ripreso a frequentare di recente nella speranza di rimettere ordine nella propria vita dopo aver scoperto l’identità del serial killer denominato ‘morte nera’.
Ma la sua ex-compagna Adele Pennington, criminologa del Laboratorio di Scienze Forensi, non ha affatto accettato di buon grado questa nuova relazione.
 
 
Essendo il secondo libro di una trilogia (il terzo “Oltre il limite” uscirà l’anno prossimo) è necessaria la lettura del primo per comprendere appieno la storia.
 
Non avete ancora letto “Il mentore”?
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È tempo di immergersi nella Londra cupa del detective Eric Shaw per individuare il sottile limite che separa ciò che giusto da ciò che è sbagliato… stando attenti a non oltrepassarlo.
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Di Carla (del 17/05/2016 @ 01:05:06, in Scrittura & Lettura, linkato 2025 volte)

 Come una musica
 
Quest’ultimo romanzo di Francesco Zampa è un’opera matura e raffinata. Ambientato a pochi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, racconta il viaggio compiuto da un giovane giornalista parigino, figlio di un’insegnante di ballo (ex-ballerina) ed ebreo, per fare chiarezza su un particolare episodio accaduto durante lo sbarco degli americani in Normandia e che in qualche modo finisce per intrecciarsi alla sua storia personale. Il tutto è mostrato a noi in un’opera a metà strada tra romanzo storico e di formazione, impreziosita dalla bella prosa di Zampa, che sa essere ricercata ma allo stesso tempo molto diretta ad arrivare all’animo del lettore.
La delicatezza con cui questa storia è narrata ne fa quasi una musica, come quella di Gershwin il cui brano “Someone To Watch Over Me” è citato nel titolo ed è collegato alla trama (ma preferisco non rivelare in che modo).
Ancora una volta, dopo “La scelta”, l’autore ci porta in un passato non tanto lontano e riesce a farlo rivivere in noi in maniera realistica, anche grazie a un’evidente lavoro grazia al quale riesce a mescolare eventi inventati e reali con grande maestria.
Si tratta di una lettura coinvolgente che, oltre a intrattenere con le vicende del giovane René, costituisce un’occasione per esplorare con un occhio diverso eventi storici che troppo spesso si conoscono in maniera superficiale.

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