Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Di Carla (del 02/12/2025 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 124 volte)
   Illusione dell’immortalità
L’ho letto qualche anno fa, in versione originale.
Sono stata attirata dal tipo di storia, ma il modo in cui è sviluppata non mi ha entusiasmato. Non posso dire di essermi annoiata, perché ero incuriosita di sapere come sarebbe andata a finire, ma non posso neanche definirmi soddisfatta.
A me non è piaciuto il fatto che gran parte del background del protagonista fosse un po’ buttato lì, senza un vero approfondimento. Avevo l’impressione di leggere il secondo libro di una serie, invece che il primo. E, siccome proprio a questo passato apparteneva l’antagonista, non riuscivo ad appassionarmi al loro conflitto.
Un altro aspetto che mi ha lasciato un po’ perplessa è questo passare da una “sleeve” all’altra, cioè il concetto base su cui poggia tutta la trilogia, che è tutto tranne che immortalità. Anzi, è un continuo uccidere qualcuno per creare una persona nuova con gli stessi ricordi (però si tratta di una copia, non veramente della stessa coscienza che passa da un corpo all’altro). La leggerezza con cui questo aspetto, seppure chiaro ai personaggi, viene trattato mi ha infastidito non poco. Per questo motivo non mi va di leggere gli altri.
Di Carla (del 25/11/2025 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 146 volte)

   Guida interessante
Interessante guida su ciò che serve per far arrivare un libro al cinema o in TV. Apprezzo la schiettezza dell’autrice nel dare una panoramica generale dell’argomento.
Se state cercando una risposta alla domanda “Come faccio a far diventare il mio libro un film o una serie TV?”, non la troverete leggendo questo libro, semplicemente perché non esiste una risposta semplice, ma alla fine della lettura avrete una migliore comprensione di come funziona il sistema di acquisizione dei diritti dei libri per la produzione di film e serie TV nel mercato USA.
Il libro in sé è abbastanza breve, anche perché la seconda parte è costituita da numerosi esempi di contratti, ma anche questi possono essere utili, poiché permettono di farsi un’idea su cosa attendersi nel caso si riceva un’offerta.
Books To Film & TV (Kindle e cartaceo) su Amazon.it. Books To Film & TV (Kindle e cartaceo) su Amazon.com. Questo libro è in inglese.
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Di Carla (del 30/09/2025 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 253 volte)

   Un romanzo per scrittori
Si tratta di un romanzo che credo possa apprezzare particolarmente solo chi è uno scrittore e aspira a diventare (o è) un autore di romanzi, possibilmente di successo, o chi è affascinato dal mestiere dello scrittore.
La storia parla di scrittura e di scrittori con le loro vite fuori dall’ordinario. E in tutto questo si inserisce il furto dei manoscritti originali di Fitzgerald e il modo in cui una scrittrice che ha pubblicato un solo romanzo e non scrive più veramente da anni, per necessità economiche, diventa una spia in un circolo di amici che include alcuni suoi colleghi e altri addetti ai lavori per smascherare la persona che conserva la refurtiva.
La parte più divertente della storia è proprio la caratterizzazione romantica di questo mondo, che è solo in minima parte correlata con la realtà di tutti i giorni della stragrande maggioranza degli scrittori, che non possono permettersi di dire, come fa la protagonista, che non hanno voglia di fare un altro lavoro, ma preferiscono scrivere un altro libro, come se ciò rappresentasse la certezza di ottenerne un ritorno economico tramite il quale sostentarsi.
L’ho letto con piacere, ma nel modo in cui viene narrato, avaro di pathos, non so fino a che punto possa essere apprezzato da un generico lettore a cui poco importa di come si scrivono i libri e di come vive o vorrebbe vivere la propria vita uno scrittore di professione (o aspirante tale).
Il caso Fitzgerald (Kindle e cartaceo) su Amazon.it. Camino Island (Kindle e cartaceo) su Amazon.com.
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Di Carla (del 04/09/2025 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 317 volte)
     Divertente sequel alternativo di un classico della letteratura gotica
Questo romanzo può essere considerato a tutti gli effetti una fan fiction del “Dracula” di Bram Stoker.
Parte dal presupposto che la fine della storia di “Dracula” sia diversa (Dracula ha la meglio su Van Helsing) e da lì crea un seguito in cui i vampiri vivono insieme ai “caldi” nel 1888.
Sì, lo so che, essendo un classico, questo tipo di romanzi vengono definiti rivisitazioni e non fan fiction, ma usare un nome diverso non cambia la sostanza.
Detto questo, si tratta senza dubbio di un ottima fan fiction che chi conosce bene la storia di Dracula (cioè ha letto il libro di Stoker) e un po’ tutta la letteratura gotica e non di quel periodo, oltre che la storia dell’era vittoriana, non può che apprezzare.
Infatti, non c’è di mezzo solo il famoso vampiro, ma in “Anno Dracula” compaiono numerosi personaggi di altre opere famose (sia scritte che cinematografiche a esse ispirate), oltre che diversi personaggi storici.
A questo proposito, l’edizione che ho letto presenza un utile elenco alla fine del libro da controllare una volta completata la lettura per scoprire se li avete riconosciuti tutti!
La storia in sé l’ho trovata divertente. Forse un po’ troppo lenta per gran parte del libro, con però un’accelerazione alla fine davvero gustosa.
Il finale è aperto e lascia quindi spazio ai sequel che sono stati scritti in seguito (è un romanzo del 1992), anche dubito che siano stati tradotti in italiano. Allo stesso tempo non li rende assolutamente necessari, poiché chiude in maniera soddisfacente l’arco narrativo.
Preferisco non aggiungere altro, poiché credo che la parte più divertente sia scoprire gli eventi man mano che vengono narrati e godersi nel frattempo l’atmosfera.
Essendo un romanzo horror, c’è qualche passaggio un po’ truculento, ma sta all’immaginazione di ciascun lettore interpretarlo nella maniera che preferisce, indugiando o meno sui dettagli.
Di sicuro Kim Newman (che, a dispetto del nome, è un uomo) ha creato un mondo convincente, dandogli una sua chiara impronta, ma che si adatta molto bene a quello creato da Stoker e dagli altri autori del genere gotico.
Ho acquistato questo libro nell’ormai lontano 2011 per pochi euro su Amazon, poco prima che entrasse in vigore la famosa (famigerata?) legge Levi, che limita notevolmente gli sconti ai prodotti editoriali. Ed è rimasto lì sul mio scaffale a maturare per tutti questi anni.
Posso dire che sono felice di aver aspettato.
Di Carla (del 02/12/2024 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 578 volte)
    Il tennis e la vita, il tennis è la vita
Nel leggere questo libro, soprattutto nei primi capitoli in cui Agassi racconta la sua infanzia, non sembra affatto di trovarsi di fronte a una storia vera. Sembra uno di quei romanzi di narrativa non di genere i cui protagonisti vivono una vita talmente strana che non può essere altro che scaturita dalla fantasia di qualcuno.
Un padre così ossessionato dal tennis da costringere tutti i suoi figli ad allenarsi e giocare finché uno di loro non diventerà un campione? Ma che roba è?
È proprio vero che talvolta la realtà è così incredibile da superare ampiamente la fantasia.
La storia di Agassi è interessante, al di là della sua particolare gioventù travagliata e dei grandi successi che ha avuto nella sua carriera (d’altronde è stato uno dei più grandi tennisti della storia). Ciò che la rende davvero avvincente è che offre al lettore, e soprattutto all’appassionato di tennis, come sono io, una finestra nella mente di un tennista. Infatti, noi che amiamo anche solo guardare questo sport osserviamo i giocatori durante gli incontri e soffriamo un po’ con loro, ma non abbiamo idea di ciò che passi nella loro mente. Non veramente. Possiamo fare solo delle supposizioni in base alle loro azioni, ai loro sguardi, al loro linguaggio del corpo. Sentiamo e leggiamo le loro interviste, ma anche in quel caso non sappiamo cosa stiano realmente pensando, né se combaci o meno con le loro parole.
Poter accedere ad aspetti così intimi della mente di Andre Agassi ci fornisce un’idea, anche se solo da un solo punto di vista, di ciò che non possiamo vedere dei nostri beniamini, di cosa può significare trovarsi soli su quel campo ad affrontare un avversario e a lottare contro le proprie emozioni, la concentrazione che tende a perdersi, il corpo che a volte tradisce, le speranze e le delusioni.
Alla fine della lettura non solo Agassi è diventato quasi un amico, per quanto abbiamo imparato a conoscerlo, ma ci sembra di essere un po’ più vicini e consapevoli nei confronti di chiunque gioca a tennis ad alto livello, che lo fa per lavoro, che lotta continuamente contro il peggiore degli avversari: se stesso.
Al di là di quanto si ami il tennis, credo che “Open” possa essere una lettura coinvolgente e istruttiva per chiunque.
Ho solo un appunto da fare all’edizione, che è quella del 2015, ma immagino che la prima edizione del 2011 avesse lo stesso problema: tutti gli accenti delle “i” e delle “u” sono sbagliati, tutti! Si tratta di una cosa assolutamente inconcepibile per un libro della Einaudi, che in un’edizione per così dire economica costa più di 15 euro.
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Di Carla (del 13/10/2022 @ 15:28:42, in Lettura, linkato 3006 volte)

    Una breve lettura obbligatoria per tutti gli amanti del tennis
Questo libro include due piccoli saggi di Wallace. Nel primo racconta l'atmosfera e gli aneddoti di una giornata degli US Open. Nel secondo si concentra su Federer e sul suo meraviglioso tennis. Gli appassionati di tennis si ritroveranno in ogni sua parola, mentre vengono catapultati a bordo campo, e talvolta proprio dentro il campo, ma potranno scoprire anche tanti interessanti dettagli, leggendo le lunghe note a pie' di pagina. Da leggere.
Aggiungo che è un libro davvero molto breve, circa una novantina di pagine, che quindi si legge in pochissimo tempo. Viste le dimensioni è però un po' caro, persino nella versione ebook. Se lo si vuole soltanto leggere e non si è interessati a conservarne una copia, probabilmente è meglio prenderlo in prestito in biblioteca (o da un amico, come ho fatto io). Ma può essere un graditissimo regalo da offrire a un appassionato di tennis.
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Di Carla (del 27/04/2022 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 3528 volte)
    Un detective formidabile e umano, che però si crogiola nelle proprie sfortune
Harry Bosch è senza dubbio uno dei detective letterari più riusciti in cui mi sia mai imbattuta. Fin dal primo libro di questa serie, “La memoria del topo”, mi sono subito trovata in sintonia con lui, con il suo fare a pezzi le regole per trovare il colpevole, con le sue debolezze e il suo triste passato. Ciò che rende questi romanzi di Connelly dei veri e propri crime thriller è il modo in cui il protagonista si trova coinvolto a livello personale nei casi cui lavora, tanto che gli stessi casi sono uno strumento di conflitto che contribuisce all’evoluzione del personaggio. Il problema nasce però nel momento in cui la serie si allunga e, per poter continuare ad avere un protagonista che si trascini dietro qualche demone (cioè un eroe difettoso), tutte le volte che in un romanzo la sua vita sembra prendere una svolta positiva, in quello successivo ciò che ha ottenuto deve andare a pezzi.
Era ciò che temevo accadesse ne “Il ragno”, motivo per cui dopo aver terminato la lettura di “Musica dura”, con tanto di lieto fine, ho esitato per anni, prima di affrontarlo. Purtroppo l’avevo già comprato, altrimenti mi sarei fermata al precedente.
Ovviamente il mio cattivo presentimento si è avverato.
Ne “Il ragno” vediamo Bosch alle prese con un omicidio avvenuto sulla funicolare Angels Flight (che è anche il titolo originale del romanzo). Il morto è un avvocato di colore famoso per le cause contro la polizia.
Come sempre, Connelly mescola con sapienza eventi e personaggi inventati con altri reali, fornendoci un’immagine realistica della tensione sociale a Los Angeles alla fine degli anni novanta. Ciò che apprezzo particolarmente di questo autore è proprio la cura che mette nei dettagli, segno di un lavoro di ricerca approfondito e di una notevole comprensione dell’argomento. In questo contesto credibile si muove il nostro Bosch, barcamenandosi tra la stampa, i colleghi che gli mettono i bastoni tra le ruote, l’insofferenza nei confronti delle regole e le persone oggetto delle sue indagini. Lo fa come sempre con arguzia, seguendo le prove e il proprio intuito, e rischiando anche la pelle.
In questo romanzo in particolare le indagini lo portano a scoprire verità scomode e inconfessabili, che tendono a condurlo fuori strada. Il colpevole alla fine salterà fuori. Ammetto che l’avevo intuito semplicemente andando per esclusione. Ma qui l’autore aggiunge un colpo da maestro, regalandoci un finale inaspettato e drammatico, e allo stesso tempo perfetto.
Ciò che non mi è piaciuto di questo libro, invece, riguarda la sfera personale relativa a Bosch. Come immaginavo, l’equilibrio e la felicità che aveva finalmente raggiunto in maniera inattesa (e forse troppo in facilmente) nel libro precedente vanno subito in frantumi, e alla fine lui si ritrova punto e a capo. Il suo personaggio subisce un’involuzione il cui scopo è far sì che continui a essere lo stesso eroe difettoso nei romanzi successivi (che non ho intenzione di leggere).
In particolare non ho apprezzato l’evanescenza di un personaggio importante come quello di Eleanor Wish, che nel primo libro della serie è stato cruciale nella definizione di Bosch agli occhi dei lettori, ma che sia in “Musica dura” che ne “Il ragno” sembra più una marionetta senz’anima, il cui scopo è portarlo in alto e poi farlo di nuovo precipitare (povero Bosch!). È un peccato, perché Eleanor mi piaceva e avrebbe meritato ben altro spessore.
Il ragno (Kindle, cartaceo) su Amazon.it. Il ragno (Kindle, cartaceo) su Amazon.com.
Di Carla (del 18/03/2022 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 2873 volte)
Mi piacciono tanto i libri di Ludlum, nonostante mi renda conto di come l’autore riutilizzi spesso gli stessi tipi di personaggi (in particolare il protagonista, che, gira e rigira, è sempre lo stesso) e gli stessi temi. Ha la capacità, però, di riadattarli a situazioni, ambientazioni e trame che riescono a mantenere una certa dose di originalità. In particolare, sono affascinata dalle sue opere meno recenti, proprio perché raccontano un presente che si allontana molto da quello attuale e in cui la vita della spia (o figura simile) era resa un po’ più semplice dal fatto che la tecnologia non permeava ogni aspetto della realtà.
“L’inganno di Prometeo”, invece, è uno degli ultimi libri di Ludlum (il penultimo, se non erro), infatti è del 2000, per cui durante la lettura ci si muove in una realtà più familiare. Ciò è ancora più vero grazie alla capacità dell’autore di immaginare tecnologie invasive della privacy che, purtroppo, sono in gran parte diventate realtà. La cosa incredibile è che lui ne ha parlato prima che accadesse l’attentato dell’11 settembre 2001, ma a tratti si ha come l’impressione che abbia avuto la possibilità di dare una sbirciatina al futuro per trarne ispirazione.
A dire il vero, immagino che Ludlum non credesse realmente che ciò che si paventa nel suo libro avesse una possibilità di realizzarsi. Il suo era ovviamente uno sforzo creativo. Spesso chi scrive mostra scenari estremi solo per il gusto di cercare di inventarsene le conseguenze e di creare un conflitto in cui gettare i propri personaggi quasi allo sbaraglio, per vedere come se la cavano. Nel farlo, però, è stato a dir poco profetico.
Certo, si tratta di un libro lungo e con una trama veramente complessa, che si dipana attraverso una serie di voltafaccia dei personaggi e colpi di scena dietro ogni angolo. D’altronde, la parola “inganno” del titolo lo lasciava presagire. Bisogna avere pazienza e arrivare fino in fondo per poter unire tutti i fili. Quando mancano poche pagine alla fine, sembra davvero tutto perduto per i protagonisti, ma anche a quel punto arriverà un bel colpo di scena, che cambierà ogni cosa, di nuovo.
Di Carla (del 14/05/2021 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 3463 volte)
     Siamo soli nell’universo?
Questo straordinario saggio del professor Paolo Musso non è ovviamente in grado di offrire una risposta alla domanda che molti si pongono nell’osservare le stelle, ma, dopo averlo letto, in un certo senso ci si sente più vicini a ottenerne una. Il grande merito di questo testo, unico nel suo genere in italiano, è proprio quello di portare il lettore più vicino alla comprensione della reale capacità che abbiamo di individuare i segni dell’esistenza di una civiltà extraterrestre che si trovi in qualche sistema stellare non “troppo” lontano dal nostro.
Ciò è reso possibile anche dal fatto che a parlarci dello stato dell’arte della ricerca scientifica in questo ambito e del suo futuro sviluppo non è uno scienziato, bensì un filosofo. Il suo modo di affrontare l’argomento dell’eventuale diffusione della vita in altre parti della nostra galassia (e dell’universo) non si ferma alla pura speculazione matematica (o statistica), benché anche questo aspetto venga trattato (per esempio, con l’esauriente spiegazione dell’equazione di Drake), tanto meno lo fa riguardo ai dati tecnici nell’esporre al lettore l’effettiva capacità della strumentazione attuale (e futura) di captare e riconoscere una trasmissione aliena. Ma va oltre, riflettendo sulle implicazioni dell’entrare in contatto con tale civiltà, sulla possibilità di comprenderne il messaggio e sul quale potrebbe essere il modo più efficace di rispondere per poter essere a nostra volta compresi. E, nell’analizzare tutti questi aspetti, presenta dei parallelismi basati sulla sua esperienza professionale riguardo alle attuali interazioni tra culture diverse sulla Terra. Non solo. Riflette anche sull’effetto che un’eventuale conferma che non siamo affatto soli nell’universo, ma che là fuori c’è almeno una civiltà evoluta (e quindi probabilmente anche altre), potrebbe avere sull’umanità stessa, a livello culturale, psicologico e persino religioso.
Insomma, questa lettura è stata un bel viaggio, che mi ha permesso di mettere insieme molte delle cose che sapevo sull’argomento, colmando nel contempo le mie lacune e offrendomi nuove prospettive di riflessione che non avevo mai considerato prima.
E Paolo Musso riesce a fare tutto questo con uno stile fresco e un modo a tratti confidenziale di esporre dei contenuti tutt’altro che semplici, dando così l’impressione di ascoltare quel racconto appassionato direttamente dalla sua voce. Certo, il testo è decisamente qualche gradino più in alto della pura divulgazione. Affrontarlo senza avere una minima conoscenza di base sull’argomento e alcuni riferimenti scientifici ben chiari nella mente, soprattutto in alcuni passaggi, potrebbe non essere semplicissimo, ma la voce dell’autore riesce a metterne in evidenza in maniera efficace i punti fondamentali.
In altre parole, se anche nel leggerlo aveste l’impressione di non comprendere proprio tutto, non scoraggiatevi. Andate avanti. E vedrete che alla fine ciò che vi rimarrà, dopo l’ultima pagina, avrà messo radici nella vostra mente, insieme al desiderio di saperne di più.
Di Carla (del 22/04/2021 @ 09:30:00, in Lettura, linkato 3436 volte)
    Il circolo degli ex-malati di TBC
Questo libro di Linda Grant, che avevo già abbastanza apprezzato in “Upstairs at the Party”, trasporta il lettore in un sanatorio britannico degli anni cinquanta dello scorso secolo in cui venivano tenuti, o forse la parola più giusta è segregati, i malati di tubercolosi. La storia si svolge nel periodo in cui era stata già scoperta la streptomicina, ma ancora non era arrivata nel Regno Unito, per cui i personaggi vivono nella speranza di poter essere curati prima o poi e non fare la fine di tutti i loro predecessori.
La storia segue in particolare due gemelli adolescenti londinesi, Lenny e Miriam, che vengono inviati in un sanatorio nel Kent dal Sistema Sanitario Nazionale britannico. Qui convivono con persone di ben altra estrazione sociale, ma la malattia che accomuna tutti appiana le differenze e permette la creazione di rapporti molto stretti.
L’autrice usa toni a tratti leggeri nel raccontare le vicende dei protagonisti, ma accanto a ciò descrive i trattamenti dolorosi, crudeli e inutili, oltre che l’abuso psicologico, cui tutti i pazienti vengono sottoposti. Il contrasto tra le due cose lascia il segno durante la lettura, perché passi dalla risata all’orrore, alla rabbia e alla tristezza, e ti porta a rimuginare quando chiudi il libro.
I personaggi escono dalle pagine e le loro banali vicissitudini quotidiane, nel modo in cui ci vengono mostrate dall’autrice, diventano quasi avvincenti, come pure si rimane scioccati nell’entrare nella mente malata di alcuni di essi, come in quella del medico che dovrebbe curarli.
Per me è stata anche un’occasione per conoscere meglio il periodo storico in relazione ai tentativi maldestri di trattamento della tubercolosi, prima che fossero disponibili delle cure efficaci e definitive.
Non ho messo la quinta stellina per via del finale dolceamaro. Forse era difficile inventarne uno migliore, vista la storia, ma, come era capitato con l’altro libro dell’autrice che ho letto, ho avuto la netta impressione che ci sia stato un calo di tensione e un eccessivo trascinarsi nella parte finale del libro.
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