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 Il mare de La Pelosa a Stintino... di Carla
 

Mi sentivo inerme, imprigionato in quella tuta.
Sirius. In caduta libera

 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Conosci il tuo nemico.
 
Doc ha passato gli ultimi nove anni della sua vita su Thalas combattendo le sirene. È un ufficiale del Corpo della Difesa, un corpo militare costituito molti decenni prima, quando la colonia umana stabilitasi sul pianeta per esplorarlo e colonizzarlo, è stata attaccata da una specie autoctona di cui ignoravano l’esistenza.
Queste creature umanoidi, dall’intelligenza sopraffina e perfettamente adattate a un pianeta la cui quasi totale superficie è ricoperta da un unico immenso oceano, non hanno mai cercato di comunicare con gli umani, si sono nascoste a osservarli e poi hanno sferrato il loro attacco. Obiettivo: sterminare l’invasore.
 
Ciò accade nel mio nuovo romanzo di fantascienza, “Per caso”, in cui in un’atmosfera da space opera vi racconto la storia di una (im)possibile amicizia tra un umano e un alieno nel contesto di una guerra sul pianeta Thalas che vede da una parte la colonia umana, forte dei propri mezzi e del proprio sviluppo tecnologico e sociale, e la specie autoctona delle sirene che combatte in maniera cieca per mezzo di atti terroristici.

Gli umani possono contare su una tecnologia superiore, che ha permesso loro di lasciare la Terra e attraversare la galassia, e col passare dei decenni le sorti della guerra volgono a loro favore. Gli umani stanno annientando i loro nemici, che preferiscono morire piuttosto che arrendersi e tentare la via della pace.

Nonostante la loro inferiorità, le sirene non si arrendono e colpiscono la colonia umana con attacchi terroristici. Non esitano a immolare se stesse pur di uccidere anche solo uno degli invasori, che siano uomini, donne, bambini.
E il lavoro di Doc è uccidere le sirene.
 
Un giorno, al ritorno da una ricognizione nella regione oceanica in cui si nascondono le sirene verso la stazione spaziale Poseidon, Doc e la sua partner Skyer si imbattono nel relitto di una nave interstellare scomparsa all’inizio della colonizzazione. Le sue tracce si erano perse subito dopo la sua uscita dal tunnel subspaziale. Adesso l’astronave Chance è finalmente giunta a Thalas col suo carico di morte. Da nave da trasporto passeggeri in criostasi si è trasformata in un cimitero spaziale.
Cosa è accaduto a bordo?
 
Durante le investigazioni per scoprire le misteriose cause del drammatico destino dei passeggeri e dell’equipaggio della Chance, Doc si ritroverà a conoscere da vicino l’incomprensibile mentalità delle sirene, inaccettabile per il modo di ragionare degli esseri umani, ma che getta luce sulle azioni degli individui di questa specie
È uno scontro di civiltà inconciliabili, ma forse, anche se due specie non potranno mai trovare un accordo, due individui presi singolarmente potrebbero addirittura essere amici.
Resta comunque una domanda: fino a che punto puoi fidarti del tuo nemico?
 
Per scoprirlo, dovrete leggere “Per caso”, disponibile in edizione ebook a 2,99 euro su Amazon, Giunti, Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelliGoogle Play, Apple, Nook (tramite app), Smashwords e Tolino.
L'ebook è senza DRM, quindi può essere convertito in tutti gli altri formati.

Il libro è disponibile anche in edizione cartacea a partire da 7,99 euro su Amazon e Giunti. Presto anche su Mondadori Store.
 
Ecco la descrizione del libro.
 
Su Thalas, la guerra tra la colonia umana e la specie autoctona delle sirene ha raggiunto un punto di stallo. Ridotte in numero a causa della superiorità tecnologica di quelli che definiscono invasori, le creature aliene si sono rifugiate nell’arcipelago TX, in una remota regione dell’unico enorme oceano che avvolge il pianeta, ma non hanno smesso di combattere.
Tra gli ufficiali del Corpo della Difesa, specializzato nello sventare gli attacchi terroristici delle sirene, c’è un medico da tutti conosciuto con il nome di battaglia Doc. Questi, di ritorno insieme alla sua partner da una ricognizione in una delle isole appartenenti al dominio sirenico, si imbatte per caso nel relitto della Chance, una nave interstellare adibita al trasporto di nuovi colonizzatori, scomparsa in circostanze misteriose diversi decenni prima.
L’indagine per rivelare gli eventi che hanno segnato il drammatico destino dell’equipaggio e dei passeggeri della Chance spingerà Doc a conoscere per la prima volta da vicino il suo nemico e a tentare di comprenderlo, fino a confrontarsi con lui e a trovare dei punti in comune.
 
Ma due nemici potranno mai fidarsi completamente l’uno dell’altro?
 
Non vi resta che imbarcarvi sulla prima nave interstellare diretta a Thalas per raggiungere Doc e insieme a lui visitare le giungle che rivestono la miriade di isole che punteggia il suo oceano. Potrete volare in orbita tra le sue lune e il suo anello di asteroidi e mettere piede su una nave fantasma. Infine conoscerete quelle creature bellissime e terribili cui gli umani hanno dato il nome di sirene.
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Ce l’ho fatta!
Qualche ora fa ho completato il sesto capitolo di “Sindrome”, il seguito de “Il mentore”, totalizzando 51020 parole e quindi raggiungendo e superando l’obiettivo di scrivere 50000 parole di un romanzo in 30 giorni, anzi in 29. È la terza volta che partecipo al NaNoWriMo, la sesta se consideriamo anche le sessioni Camp, e anche quest’anno ce l’ho fatta!
 
 
È stato un mese faticoso, perché mi trovavo (e mi trovo ancora) ad affrontare il sequel di un libro che è andato molto bene, quindi c’era una certa ansia da prestazione. All’inizio, come capita ogni volta, ho faticato a “sentire” la storia nel modo giusto. La scrivevo, rispettando sempre gli obiettivi giornalieri, portando avanti l’outline che avevo preparato e cercando di farla evolvere, ma non era molto soddisfatta. Non tanto del libro in sé, bensì del fatto che non mi stessi divertendo.
Poi è scoccata la scintilla, complice l’inserimento di qualche scena che mi piace definire turistica. Inserire dei contesti reali aiuta a focalizzarsi sui personaggi e le loro sensazioni, e a farle proprie.
Adesso mi sto divertendo.
 
Con il completamento dell’obiettivo del NaNo non ho però terminato la prima stesura del libro. Prevedo di dover scrivere almeno altre 10-15 mila parole, se non di più, ma so di aver trovato la sintonia giusta con il romanzo. Ora è diventato credibile nella mia testa, anzi è diventato reale, e mostrarlo a voi mi viene molto più semplice. Mi basta percepirlo attraverso i sensi dei personaggi e ascoltare quello che dicono.
 
Intanto mi prendo un attimo per festeggiare questo traguardo: 51 mila parole in 29 giorni.
Da domani si continua a scrivere per arrivare alla fine, ma senza pressioni. E, con un po’ di fortuna, prima di Natale avrò la prima stesura di “Sindrome”.
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In realtà la prima settimana del National Novel Writing Month è quasi finita e ve ne parlo solo adesso perché non avuto tempo di farlo prima. Al contrario sto riuscendo comunque a trovarlo per sfidare anche quest’anno me stessa a scrivere 50.000 parole di un romanzo in 30 giorni. I primi sei sono passati e con le 10.005 parole scritte finora sono in perfetta linea con la mia tabella di marcia.
 
C’è chi potrebbe pensare che scrivere così tanto in un mese sia qualcosa si eccezionale, che chi partecipa a questa competizione (contro se stessi!) si chiuda in casa per un mese intero. La verità è che la quota giornaliera di parole non è affatto proibitiva. Stiamo infatti parlando di 1667 parole, che, tenendo conto che uno scrittore in genere fa sessioni di scrittura da circa 2000 parole (la lunghezza media di una scena), è un obiettivo assolutamente normale.
La vera difficoltà del NaNoWriMo non è scrivere 1667 parole in un giorno, anche perché se sai bene cosa scrivere riesci a farlo in un tempo che va da una (quando sei veramente ispirato) a tre ore. Facciamo quattro, se proprio non hai fretta.
La vera sfida è farlo tutti i santi giorni.
 
È questo che il NaNoWriMo insegna: la disciplina nello scrivere.
Lo scopo non è arrivare a fine mese con 50 mila parole, né farne 10 mila ogni sei giorni. Lo scopo è scrivere tutti i giorni con una media di 1667 parole al giorno. Se si rimane un po’ indietro (cioè si è scritto un pochino meno del dovuto), qualche giorno si può scrivere di più per recuperare, ma è invece un errore pensare di scrivere molto un giorno per poi prendersi un o più giorni di pausa. Se si spezza il ritmo è maledettamente difficile riprenderlo.
Il NaNoWriMo insegna allo scrittore come creare una propria routine di scrittura che deve ripetersi tutti i giorni, senza guardare sabati e domeniche, perché la creatività non fa mai festa, anzi va nutrita e incoraggiata in maniera costante affinché l’atto di scrivere non sia più incombenza, ma diventi qualcosa che si aspetta con ansia.
 
E così i primi giorni del NaNo (come viene chiamato affettuosamente dai partecipanti) sono difficili perché la nostra mente tende a rifiutarsi di fronte a quello che percepisce come obbligo. Ma, come si va avanti, come entriamo nella storia, come i personaggi diventano (o ridiventano in caso di un libro in una serie) parte di noi, l’obbligo diventa desiderio di fare quella cosa che sembra la più facile tra i tanti impegni del giorno e che il solo completarla ci dà la carica per occuparci di tutto il resto.
E poi si passa al livello successivo. Il desiderio diventa necessità.
 
Ci svegliamo e il nostro primo pensiero è la prossima scena che dovremo scrivere. E non abbiamo pace finché tutte quelle fantasie diventano realtà, nero su bianco, dandoci un po’ di tregua, almeno fino al giorno successivo.
Quando arriviamo a questo risultato, vuol dire che stiamo affrontando questa sfida nella maniera giusta.
 
E infatti è dal novembre 2013 che scrivo (o riscrivo) tutti i miei libri durante il NaNoWriMo e le due sessioni di Camp NaNoWriMo (aprile e luglio) e poi continuo, per quelli più lunghi di 50 mila parole, cercando di impormi lo stesso ritmo.
Be’, posso assicurarvi che funziona.
Anche se all’inizio di ogni sessione mi sembra di violentare me stessa, in pochi giorni la scrittura della mia quota di parole diventa il cardine intorno cui gira tutta la giornata. Una volta scritte, so di aver fatto il mio dovere e affronto gli altri impegni con più tranquillità.
 
Ma parliamo di cosa sto scrivendo.
Il libro in cui mi cimento quest’anno è “Sindrome”, il sequel de “Il mentore, che fu il primo libro che scrissi nell’ambito del NaNoWriMo esattamente tre anni fa (nel 2012).
Era stato un vero e proprio esperimento, visto che in quel periodo stavo scrivendo la serie di “Deserto rosso” ed ero completamente immersa nella fantascienza. Avevo sentito il bisogno di cambiare e cimentarmi nel thriller. Allora non avrei mai immaginato che a distanza di meno di tre anni quello stesso libro sarebbe diventato un bestseller Amazon negli Stati Uniti (“The Mentor”). Anzi, non ne avevo il minimo sospetto neppure meno di diciotto mesi fa, quando lo pubblicai in italiano.
Proprio perché era un esperimento l’avevo concepito come un libro singolo. Ma, siccome ha un finale aperto (come tutti i miei libri), visti poi gli avvenimenti successivi (le ottime vendite, il contratto con Amazon Publishing per la pubblicazione in inglese), ho iniziato a pensare che forse ciò che avevo seminato in quel romanzo mi potesse portare a scriverne un seguito, anzi a scriverne due.
Sì, avete capito bene, sto parlando di una trilogia.
 
E così la scorsa primavera ho buttato giù un’outline di massima della trama di “Sindrome”. Avevo già deciso che l’avrei trasformata in un romanzo questo novembre, nonostante non sapessi ancora con certezza come sarebbero andate le cose con “The Mentor” ed essendo ben consapevole che si trattava di un rischio, come lo sono tutti i sequel, poiché affinché un lettore possa apprezzare appieno “Sindrome” deve aver letto “Il mentore”. Ma ormai avevo le idee abbastanza chiare sulla storia, i personaggi premevano nella mia mente per tornare in azione e nuovi stimolanti sviluppi si facevano strada nella mia mente.
 
Infine, poche settimane fa, ho ripreso in mano quell’outline, l’ho sistemata e il 1° novembre mi sono messa di fronte al foglio bianco per iniziare questa nuova avventura del detective Eric Shaw, capo di una squadra della scientifica di Scotland Yard, un personaggio che, pur avendo l’indole del buono, per via delle persone (soprattutto una!) e di eventi della sua vita che non riesce del tutto a controllare, si ritrova a svolgere un ruolo quasi da anti-eroe, con buoni propositi, ma metodi decisamente poco ortodossi. Il suo equilibrio crolla alla fine de “Il mentore” quando prende una decisione, le cui conseguenze sono destinate a perseguitarlo nel futuro.
 
E in “Sindrome” quel futuro è arrivato.
Due anni dopo gli eventi de “Il mentore” (la storia si svolge il prossimo giugno), mentre Eric lotta con scarso successo per riprendere il controllo della propria vita, ecco che nuovi eventi, legati a due casi intrecciati che lo vedono coinvolto non solo come poliziotto e criminologo, suo malgrado ne cambiano ancora il corso, rendendo il suo proposito sempre più complicato. “Sindrome” è la storia di questa lotta, il cui risultato emergerà solo nella scena finale. Ma nell’arco del libro assisteremo all’evolversi di un personaggio, che, dopo aver perso le proprie certezze (ne “Il mentore”), se ne sta costruendo delle nuove e inconsapevolmente sta gettando le basi del nuovo Eric Shaw, che emergerà nell’ultimo libro della trilogia.
 
Se volete seguire la mia scrittura giornaliera di “Sindrome”, potete farlo tenendo d’occhio il contatore sulla colonna destra del blog oppure sulla pagina del libro nel sito del NaNoWriMo.
A fine mese vi dirò come è andata.
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Di Carla (del 31/10/2015 @ 08:13:32, in Interviste, linkato 3829 volte)

Qualche giorno fa ho fatto una lunga chiacchierata telefonica con Elena Re Garbagnati di Tom’s Hardware Italy, durante la quale sono stata intervistata su diversi aspetti legati alla creazione dei miei libri di fantascienza, ma abbiamo anche avuto modo di discutere di vari altri argomenti.
 
Mi è stato chiesto quale strano percorso mi abbia portato dall’essere biologa a diventare scrittrice. Abbiamo parlato di Marte e della sua acqua, che era già presente in “Deserto rosso”, ben prima che ne venisse confermata l’esistenza dalla NASA. E, ovviamente, di “The Martian”, un tema che di questi tempi pare difficilmente separabile da quello dell’esplorazione del pianeta rosso.
La discussione si poi spostata alle mie opinioni sul Mars One Project, il progetto di colonizzazione di Marte che intenderebbe portare i primi quattro essere umani sul pianeta in circa dieci anni, e a quelle sugli alieni, dagli improbabili omini verdi (o simili) a quelli microscopici che potrebbero attualmente esistere nel nostro sistema solare, o almeno essere esistiti in passato.
Infine ho commentato brevemente la mia scelta di diventare un’autrice indipendente e ho raccontato qual è il corpo celeste del sistema solare che mi affascina di più.
 
E no, non è affatto quello che pensate!
 
Per scoprire le mie risposte, leggete l’articolo “Marte oltre The Martian, ecco la fantascienza che parla italiano”.
Ringrazio ancora una volta Elena per questa bella opportunità!
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Di Carla (del 28/10/2015 @ 01:54:51, in Scrittura & pubblicazione, linkato 2267 volte)
Dovevo scrivere questo post due mesi fa (o almeno così mi ero riproposta) per parlarvi del mio prossimo romanzo di fantascienza, che per la prima volta non ha alcun legame con il ciclo dell’Aurora. Impegni vari quali l’estate (be’, anche quella impegna), l’editing del romanzo, l’uscita nel mercato inglese de “Il mentore” (che in questi giorni rivaleggia con l’ultimo di John Grisham per la seconda posizione nel Kindle Store su Amazon.com!) e una vacanza (ogni tanto ci vuole) mi hanno allontanato da questo proposito.
Adesso, però, che il libro è chiuso (ho finito proprio ieri di formattare l’edizione in ebook) e devo solo completare la copertina (qui sotto vedete un dettaglio della bozza) e scrivere la descrizione, è proprio arrivato il momento di parlarvi di “Per caso”.
 
In un futuro lontano in cui l’umanità si è diffusa addirittura oltre il sistema solare grazie a una tecnologia in grado di generare tunnel subspaziali (chiamateli wormhole se preferite, ma nei miei romanzi cerco sempre di usare dei termini in italiano), in cui gli esseri umani viaggiano in condizione di animazione sospesa, nel sistema stellare di Rhea (sì, è una stella che ha lo stesso nome del secondo satellite di Saturno, l’ho scelto per il suo riferimento alla mitologia greca) in un pianeta quasi completamente ricoperto di oceani, Thalas, viene una colonia umana. Su Thalas però esiste una specie aliena intelligente che non ha mai accettato l’arrivo degli esseri umani, da essa considerati solo degli invasori, e con i quali questi ultimi sono in guerra.
Gli umani hanno chiamato questi alieni sirene.
Le sirene hanno sempre rifiutato ogni comunicazione con gli umani e si sono limitate ad attaccarli indiscriminatamente nella speranza di cacciarli dal loro pianeta. Ma gli umani hanno una tecnologia superiore alla loro e così le sirene stanno perdendo la guerra e conducendo se stesse all’estinzione pur di non arrendersi.
 
Lo scenario è quello tipico di tante storie di space opera ed effettivamente questo romanzo rientra appieno nel genere, almeno nei presupposti. Esso però racconta un episodio avvenuto molto tempo dopo l’inizio di questa guerra e si concentra su un personaggio, un ufficiale del Corpo della Difesa (così è denominato il corpo militare specializzato nel combattere le sirene), conosciuto col nome di battaglia Doc, poiché un tempo era stato solo un medico.
Dopo una ricognizione nell’arcipelago in cui sono rintanate le sirene, insieme alla sua partner Skyer s’imbatte, per caso, nel relitto di una nave stellare data per dispersa in circostanze misteriose da decine d’anni e adesso che orbita all’interno della fascia di asteroidi che circonda il pianeta. L’astronave si chiama Chance (una parola inglese che vuol dire anche “caso”).
Nel tentativo di sciogliere il mistero della Chance, Doc si ritroverà a conoscere per la prima volta da vicino il suo nemico, le sirene, e a tentare di comprenderlo.
 
Per caso” porta avanti due tematiche principali. Una è quella della casualità come motore degli eventi. Ciò che Doc è diventato, ciò che scopre e il modo in cui gli eventi intorno a lui si realizzano sono governati unicamente dal caso, che incastra alla perfezione ogni tessera del puzzle spingendolo verso scelte che non avrebbe mai pensato di fare.
La secondo è l’inconciliabilità del diverso. Le due specie, umani e sirene, sono profondamente diverse nel modo di concepire la vita e il modo in cui questa si diffonde, la propria struttura sociale e il proprio ruolo al suo interno. Ciò è dovuto in parte a differenze intrinseche della loro natura e a eventi imprevedibili e in parte sconosciuti che hanno influenzato la loro evoluzione. Le differenze sono tali da essere inconciliabili. Le due specie prese nel loro complesso forse non raggiungeranno mai un accordo, ma due singoli, un umano e una sirena, presi nella loro individualità, potrebbero confrontarsi e trovare persino dei punti in comune, magari essere amici.
Ma fino a che punto puoi fidarti del tuo nemico?
 
Per scoprirlo dovrete attendere fino al 30 novembre, data di uscita del libro in edizione ebook (la versione cartacea potrebbe uscire un po’ prima).
A quel punto potrete esplorare le giungle di Thalas e ammirarne gli oceani, volare nella sua orbita tra gli asteroidi e le sue lune, e insieme a Doc potrete provare a scoprire il mistero che avvolge la nave stellare Chance, il suo equipaggio e i suoi passeggeri.
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Di Guest blogger (del 13/10/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & pubblicazione, linkato 3706 volte)

Oggi ho il piacere di presentarvi una nuova ospite del mio blog, l’autrice Mariachiara Cabrini, che in questo articolo ci parla del mondo ironico e ammiccante, ma soprattutto realistico, di uno dei generi letterari più amati dalle donne: il chick lit!

Oggi voglio presentarvi un genere letterario spesso bistrattato, e sottovalutato, il chick lit. Una costola del romanzo rosa ritenuta talmente leggera da risultare quasi effimera, infatti c’è chi addita questi libri come vuoti e privi di ogni qualsivoglia contenuto o legame con la realtà, ma mai descrizione fu più sbagliata. In realtà l’eroina dei libri Chick lit è molto più realistica delle protagoniste di tanti libri urban fantasy e thriller, osannati e riveriti. Voglio dire, pensateci un attimo, nella vita di tutti i giorni è più facile incontrare una ragazza insicura magari con problemi di peso, o una donna che casualmente si trova sempre in posti dove viene commesso un delitto ed è sempre l’unica a notare indizi che sfuggono a tutti gli altri? È più plausibile che tra le nostre cerchie di amici o colleghi ci sia una moglie tradita dal marito, che la lascia per una donna più giovane e dopo il divorzio ha sempre scuse per non pagare gli alimenti al figlio o che si siano almeno venti adolescenti che hanno un lutto in famiglia o un altro trauma o subito dopo incontrano l’amore della loro vita che è sempre un apparente cattivo ragazzo con problemi di suo, ma è in realtà dolce e le ama come nessuno le amerà mai e per sempre?

Il chick lit è più reale del reale, affronta i problemi che le donne di tutto il mondo devono affrontare ogni giorno, problemi con mariti o fidanzati, con i figli, problemi economici, problemi di peso, problemi col nuovo boss pieno di sé. È un genere che deve il suo successo proprio alla grande identificazione che permette al lettore e in più gli regala una cosa ancora più preziosa: la possibilità di ridere di questi problemi, di farli apparire superabili, di darti una speranza che anche tu come la protagonista alla fine potrai ottenere il tuo lieto fine.
Non occorre avere superpoteri, essere bella quanto una modella, essere una novella rambo, o aver sofferto come una martire per guadagnarsi la felicità. Anche una ragazza del tutto normale che si alza con la faccia stropicciata e capelli impossibili da domare e magari odia pure cucinare e che ha dovuto superare solo dei piccoli problemi, a volte causati da lei stessa, ha diritto a conquistare il suo uomo alla fine.

Questo è quello che ti dice il chick lit. Non ti impone modelli impossibili, ti dice che vai bene così come sei. Ti insegna ad accettarti. Un insegnamento preziosissimo per ogni ragazza, poiché per una donna accettarsi è la cosa più difficile del mondo.
Io consiglierei a ogni adolescente di leggere un bel chick lit invece di “Cinquanta sfumature di grigio”: aiuterebbe la loro autostima a crescere e non le spingerebbe a credere che l’uomo ideale deve saperle sottomettere.
Per concludere voglio perciò citarvi i miei quattro chick lit preferiti. Romanzi capaci di rallegrarti la giornata e lo spirito, regalandoti un sorriso.

Il primo èNon sparare, baciami” di Sharon Krum.
Trama: Jane Spring ha trentaquattro anni, vive a New York e lavora come viceprocuratore distrettuale collezionando un successo dopo l’altro. Lo stesso non si può dire della sua vita sentimentale: pur trovandola molto attraente e simpatica gli uomini scappano dopo il primo appuntamento, e Jane non capisce bene il perché. Cresciuta secondo le rigide regole militari dal padre vedovo, Jane non ha mai avuto un modello femminile a cui ispirarsi, ma un giorno, di colpo giunge l’illuminazione. Bloccata a casa da una tempesta di neve, Jane vede in televisione una serie di film con Doris Day e qualcosa le scatta dentro, capisce ciò che gli uomini desiderano davvero: una donna come Doris.
 
Il secondo èDove l’acqua è più blu” di  Jane Heller.
Trama: Mettete insieme tre amiche che più diverse non si può, ma ugualmente divorziate, una crociera di una settimana nei Caraibi e un delitto a bordo. Sarà la ricetta per un disastro o per un’avventura meravigliosa?
 
Il terzo èScusami se esisto” di Jane Heller.
Trama: Una sorella è per sempre… purtroppo! Così, al contrario dei suoi tre mariti, Deborah non poteva divorziare da Sharon, anche se non erano mai andate d’accordo e l’unica cosa che avevano in comune era la sventura di essere nate dagli stessi genitori. E doveva pure starle dietro e badare che non combinasse troppi guai mentre inseguiva l’ennesima fede al dito...
 
E l’ultimo èLa regina della casa” di Sophie Kinsella.
Trama: A soli ventinove anni Samantha Sweeting è la star di un noto studio legale di Londra.  Lavora giorno e notte ed è tutta concentrata sulla carriera. Ma proprio mentre aspetta con ansia di essere nominata socio si accorge di aver commesso un errore che le costerà il posto. Sconvolta, fugge dall’ufficio e si ritrova in aperta campagna con il cuore in tumulto. Chiede informazioni in una splendida casa e per un malinteso viene scambiata dai proprietari per una delle candidate al posto di governante. E viene assunta, senza che i suoi datori sappiano che Samantha è sì una ragazza dal quoziente intellettuale stratosferico, ma non ha la più pallida idea di cosa significhi tenere in ordine una casa.

 
Se poi avete voglia di leggere un chick lit tutto nostrano ambientato a Milano, aggiungo alla lista di letture suggerite anche il mio chick lit, “LIE4ME Professione bugiarda”, che ho scritto proprio a causa dell’amore che provo verso questo genere.
Trama: Proprio come l’Alice del Paese delle Meraviglie, anche Alice Schiano ha un’irrefrenabile fantasia e decide di sfruttarla per inventarsi un lavoro alternativo. La sua missione è migliorare le vite altrui... una bugia alla volta. Vuoi mollare il tuo fidanzato ma non vuoi farlo di persona per non vivere un’esperienza spiacevole? Vuoi fare bella figura con il capo, sbarazzarti di una rivale, conquistare un collega? Alice è la donna che fa per te! Non c’è nulla che non possa risolvere grazie alla sua parlantina, e non prova mai rimorsi per ciò che fa, perché mentire paga, e bene! I servizi della sua agenzia sono richiestissimi, gli affari vanno alla grande e anche la vita sentimentale scorre liscia come l’olio, forse proprio perché racconta un bel po’ di bugie anche al fidanzato. Finché qualcuno non fa saltare in aria la sua auto. Chi è stato? Alice non intende restare con le mani in mano ad aspettare che la polizia scopra il colpevole. Tanto più che collaborare con l’ispettore Donati, uomo affascinante quanto irritante, potrebbe portare a risvolti inaspettati. In tutti i sensi.
Buona lettura e buone risate a tutti!
 

 
 
MARIACHIARA CABRINI si definisce una lettrice compulsiva. Ormai da sette anni gestisce, con il nickname WEIRDE, un blog dedicato alle sue letture: “L’arte dello scrivere… forse” e si è anche cimentata nella scrittura pubblicando i romanzi: Imprinting love (Zerocentoundici Editore, 2010), La Fiamma del destino (Lulu.com editore, 2011), Le rocambolesche avventure di una lettrice compulsiva (Ilmiolibro.it, 2012), I colori della nebbia, scritto a quattro mani con Francesca Cani (Harlequin Mondadori, 2013) e Lie4me Professione bugiarda (Harlequin Mondadori, 2015).

Visitate il suo sito: http://writtenbyweirde.altervista.org/
E il suo blog: http://weirdesplinder.tumblr.com/

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Di Carla (del 08/10/2015 @ 05:18:35, in Interviste, linkato 3030 volte)

Diversi mesi fa ho fatto una bella chiacchierata su Skype con Nunzia D’Aquale, autrice e blogger, che mi ha chiesto di rispondere ad alcune sue domande sul self-publishing e il permesso di registrare l’intervista. Adesso Nunzia ha deciso di proporne la trascrizione sul suo blog.
 
Durante la lunga intervista abbiamo chiacchierato di tantissimi argomenti. Provo a farne una lista: come e quando sono approdata al self-publishing, le piattaforme che ho usato e delle varie problematiche relative al loro uso, le competenze necessarie per intraprendere il mestiere di self-publisher, gli investimenti relativi a esso, come noi autori interagiamo e cooperiamo, le strategie di promozione, la possibilità di vendere all’estero i diritti di traduzione (come ho fatto io per “Il mentore”/”The Mentor”), la condizione del self-publishing in Italia, la differenza tra gli obiettivi dell’editore tradizionale e del self-publisher, il ruolo delle edizioni cartacee, il filtro costituito dai lettori, il ruolo di Amazon e, infine, gli autori ibridi.
Insomma, tanta roba!
 
Se siete curiosi, date un’occhiata all’articolo “Quando il Selfpublishing è sinonimo di qualità e successo. Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli” e, ovviamente, lasciate il vostro commento.
 
Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta Nunzia per questa opportunità!
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Di Carla (del 21/09/2015 @ 19:25:09, in Lettura, linkato 2475 volte)

 A caccia di rover sulla Luna
 
Ancora una volta mi ritrovo a leggere un libro di fantascienza hard ambientato sulla Luna, fatto che già di per sé ne assicura un notevole gradimento. Ed effettivamente questo libro ha molti aspetti positivi.
Morgan costruisce con precisione una trama complessa e crea un mondo molto particolareggiato nei dettagli. È evidente quanto l’autore abbia lavorato a questo libro, probabilmente diversi anni. La stessa parte scientifica è abbastanza plausibile, almeno in buona misura. Le scene d’azione sono talmente ben mostrate che ti pare di stare lì nei panni dei personaggi a viverle. E, infatti, l’identificazione nei personaggi principali, soprattutto in alcune scene, avviene in maniera spontanea ed efficace. Infine l’epilogo è carino e intrigante, lasciando il lettore con un finale aperto che permette di fantasticare su cosa potrebbe accadere dopo.
Nonostante tutte queste considerazioni positive, non solo non sono riuscita a dare la quinta stellina, ma a tratti sono stata in dubbio se dare pure la quarta. I motivi sono tanti. Vediamoli uno per uno.
In primo luogo, nel libro c’è davvero troppo info-dump. Io sono la prima che ama l’approfondimento nei libri, soprattutto se riguarda alcuni argomenti di mio interesse, come l’astronautica, ma qui l’autore va oltre. Ferma di continuo l’azione per dare in una volta sola tutti i dettagli, invece di intermezzarli agli eventi. In questo modo, quando poi riprende l’azione, il lettore, che ha l’impressione di essere stato trascinato all’interno di un saggio, non si ricorda cosa era successo prima, ma soprattutto perde il contatto con i personaggi, si stacca dalla storia e di fatto la sua immaginazione viene strappata dal mondo da essa creato durante la lettura.
In particolare, poi, nella prima metà del libro l’autore fa mille digressioni e apre mille parentesi per raccontare la storia di personaggi totalmente secondari che non hanno alcuna importanza nel portare avanti la trama.
Inoltre, alcuni flashback non sono ben posizionati, non sono in una posizione logica o avrebbero avuto bisogno di una demarcazione ben definita per segnalare la loro posizione nel passato. Si ha l’impressione che alcune scene siano state scritte e poi solo successivamente incastrate tra loro. Molti autori fanno così e non c’è nulla di male, ma il lettore non dovrebbe mai avere questa impressione (che corrisponda o meno a verità).
I tre elementi precedenti (info-dump, digressioni e posizione dei flashback) interrompono di continuo l’azione principale, facendo perdere drammaticità alla lettura.
Nella parte finale del romanzo, inoltre, dopo il climax la storia si trascina in una lunga risoluzione raccontata, che non è affatto necessaria e che danneggia il libro nel suo complesso, anche per via dei comportamenti illogici dei personaggi e l’assenza di realisticità di certi eventi.
C’è poi da dire che la mia sospensione dell’incredulità ha vacillato parecchio per le numerose volte in cui i personaggi vengono esposti al vuoto per lungo tempo e sopravvivono quasi come se niente fosse. Da come tali scene vengono mostrate, sembra quasi che l’unico problema sia l’assenza di ossigeno (e già a quella resistono fin troppo, in particolare in scene di “fatica”) e, in seconda battuta, il vuoto in sé (ma che appare quasi come un problema minore). Mai si legge un accenno ai problemi dovuti alla bassissima temperatura al buio (che congela istantaneamente) o all’altissima temperatura e altri effetti dell’irradiazione solare diretta alla luce (che provoca danni, se possibile, ancora peggiori).
In generale direi che diversi tagli avrebbero giovato al ritmo e al finale del libro, magari molti di tali passaggi avrebbero avuto una migliore collocazione in eventuali note in appendice o addirittura in racconti spin-off (soprattutto, ma non solo, quelli relativi a personaggi secondari).
In ogni caso alla fine ho deciso di dare quattro stelle a questo libro, poiché in esso si percepisce davvero un grandissimo lavoro di ricerca e fantasia da parte dell’autore.

Moon Hunter (formato Kindle, brossura) su Amazon.it.
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Questo libro è in lingua inglese!

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Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina

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Una decina di giorni fa, esattamente il 5 e il 6 settembre, sono stata ospite di Sassari Comics and Games 2015. Ho parlato diffusamente di questa manifestazione nel mio articolo apparso su Destinazione Terra, di cui ero inviata. Lo potete trovare a questo link.
 
In questo post vorrei, invece, raccontarvi le mie impressioni personali su questa esperienza.
Si trattava della prima volta che mi capitava di essere ospite di un evento nella mia terra, la Sardegna, e ciò mi ha procurato un’emozione particolare. È stata anche l’occasione di incontrare di persona qualche conoscenza con cui ero entrata in contatto finora solo tramite il web (come Dario Tonani, Flora Staglianò e Dany&Dany), ma anche di fare qualche nuova amicizia con gli altri panelist e le altre persone dello staff di Sassari Cosplay. Non a caso nei giorni successivi il mio account di Facebook è stato tempestato di richieste di amicizia. In pratica, oltre a essere stata un’occasione per parlare dei miei libri di fantascienza e della mia collaborazione con FantaScientifiCast e Destinazione Terra, questo evento mi ha permesso di instaurare nuovi contatti più di qualunque altro in passato.
 
Tutto ciò mi fa riflettere sul vero valore di queste partecipazioni. Ci si va ovviamente per promuoversi, tant’è che ho pure venduto alcune copie cartacee dei miei libri, che difficilmente avrei potuto portare con me, se avesse avuto luogo fuori dalla Sardegna. Ma queste poi alla fine sono un modo per riprendere contatto con il mondo reale del mestiere dello scrittore o del fumettista (o altra figura che lavora nel campo dell’editoria), fatto di persone che sfruttano eventi del genere per confrontarsi tra di loro, conoscere i rispettivi lavori, lasciarsi stimolare dai progetti altrui, creare interazioni e sinergie, in altre parole, uscire dalla solitudine che spesso caratterizza il loro (e il mio) lavoro. E ciò cambia le prospettive, è un modo per evadere dal proprio mondo creativo e guardarlo con occhio critico, dall’esterno, per valutarlo, creando i presupposti per nuovi sviluppi e miglioramenti.
E così sono tornata da Sassari con nuove energie da mettere in campo!
 
A proposito del mio intervento, che tra l’altro ha inaugurato l’area panel, devo dire che mi sono particolarmente divertita. Ho visto l’attenzione e l’interesse del piccolo pubblico che poteva stare all’interno di quella stanza (quasi numeroso, considerando che erano le 11 di sabato mattina). E ho avuto conferma di tale sensazione quando, alla mia richiesta se ci fossero delle domande, si è scatenato un vero e proprio dibattito.
Sebbene abbia cercato di dare ampio spazio anche a “L’isola di Gaia” e persino al mio prossimo romanzo “Per caso”, inevitabilmente si è parlato perlopiù della serie di “Deserto rosso” e di Marte, sia perché manca davvero poco all’uscita al cinema di “Sopravvissuto - The Martian” (tratto da un romanzo originariamente pubblicato nel 2012 da Andy Weir come self-publisher) sia perché il tema dell’esplorazione del pianeta rosso è di grandissima attualità in questi anni.
Qualcuno, nientemeno che Giuseppe Lippi, il curatore di Urania (altra persona con cui finora ero entrata in contatto solo su Facebook e Twitter), chiedeva se ci fosse ancora qualcosa da dire a proposito di Marte nell’ambito della fantascienza, visto che è un tema da sempre sfruttatissimo. Personalmente credo che, per quanto un tema sia stato sfruttato, non si possano porre limiti alla fantasia che è sempre comunque in grado di tornare su di esso senza per questo necessariamente ripetersi o annoiare. Ma, al di là di ciò, questa semplice domanda ha provocato la reazione di un’altra persona del pubblico, un altro appassionato di Marte sia nella fantascienza che nella scienza (come me), che ha voluto sottolineare come solo adesso, grazie alle scoperte che vengono fatte quasi ogni settimana dai rover e dalle sonde della NASA e dell’ESA, stiamo imparando davvero a conoscere questo pianeta e ciò può spingerci ad ambientarvi storie completamente nuove, che fino anche a solo a qualche anno fa non potevano essere neppure concepite, mettendo ancora una volta in atto quel meccanismo con cui scienza e fantascienza interagiscono e si influenzano a vicenda.
 
Ciò accade anche nei miei libri. In “Deserto rosso” ho inserito come elementi integranti della trama molte conoscenze da me acquisite nei mesi e negli anni precedenti e adesso che sto iniziando a lavorare a “Ophir”, che in parte ha ancora Marte come teatro degli eventi, mi ritrovo a fare lo stesso. Di continuo prendo nota di quanto leggo negli articoli scientifici relativi alle ultime scoperte con l’intenzione di sfruttarle all’interno della storia, tanto che posso già dire che la presenza di acqua liquida perché ricca di sali sulla superficie di Marte (teorizzata in base ai rilevamenti del rover Curiosity) e l’osservazione di aurore verdi e blu in alcune regioni del pianeta (rilevate dalla sonda MAVEN) saranno incluse in questo romanzo, proprio perché mi hanno suggerito alcuni percorsi della trama. Probabilmente non saranno le uniche.
 
Una volta terminato il mio panel è iniziato il mio lavoro di inviata, nelle cui vesti ho cercato di seguire buona parte degli altri interventi e il resto della manifestazione che si è svolta nella piazza d’Italia. È stata un’esperienza diversa dal solito, perché mi sono ritrovata ad assistere agli altri panel cercando di fissare nella mente gli aspetti che mi avevano colpito di più (per fortuna, ho una buona memoria) e che pensavo potessero fare altrettanto con i lettori del blog di Destinazione Terra.
In particolare ho trovato molto interessante il panel di Dany&Dany (insieme a me nella seconda foto) in cui mostravano il percorso di creazione delle loro illustrazioni per i romanzi di Andrea Atzori della trilogia young adult “Iskìda della terra di Nurak”. Ammetto che l’ambientazione nuragica ha risvegliato il mio orgoglio sardo e ha contribuito ad accrescere il mio interesse, ma al di là di questo mi sono ritrovata per qualche momento a fantasticare di riprendere in mano la matita e la mia vecchia passione per la creazione grafica ormai relegata soltanto alle copertine dei miei libri.
Bello anche il panel di Massimo Dall’Oglio (casualmente, un altro sardo) che spiegava la narrativa del fumetto e tutti quei meccanismi che agiscono inconsciamente nella mente del fruitore del fumetto nei pochi secondi che dedica a ogni immagine.
A essere stimolata, nel panel su Mondo9 con Tonani, Lippi e Brambilla, è stata la mia esperienza degli ultimi anni nell’ambito dell’editoria. Hanno parlato forse più di aspetti tecnici che di ciò che il lettore avrebbe dovuto attendersi dal libro che stavano presentando. Vorrà dire che prima o poi mi toccherà leggerlo, per scoprirlo da me.
Anche se non amo particolarmente il fantasy, mi ha poi incuriosito il modo in cui è stata orchestrata la presentazione di Stefano Dicati del suo “Il principe dell’abisso” con la collaborazione di due inviati di ExPlay, la crociera a tema comics, games e cosplay che dopo il successo di quest’anno si ripeterà nel 2016.
Infine è stata molto simpatica la conversazione di Emanuele Manco e Gianluigi Gatti (e due persone del pubblico) sull’invasione del cinema da parte dei fumetti, con i vari supereroi di Marvel e DC.
 
E poi c’è stata la gara dei cosplayer in piazza. Non l’ho seguita tutta, ma, come potete vedere dalle ultime due foto di questo articolo, ho fatto qualche incontro interessante!
Questo e tanto altro è anche testimoniato dalle foto che potete trovare in un album sulla mia pagina Facebook (a questo link).
In chiusura posso solo dire che è stata davvero una bella festa, in tutti i sensi, e voglio ringraziare pubblicamente Antonio Mercurio (nella prima foto) per avermi invitata, ma anche Vincenzo Pilo, Roberta Giai, Eleonora Mercurio e tutte le altre persone dell’associazione Sassari Cosplay coinvolte in questa manifestazione che mi ha lasciato con tanti bei ricordi e tanta voglia di tornare al lavoro sui miei libri.
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Di Carla (del 08/09/2015 @ 22:17:04, in Lettura, linkato 2618 volte)

 La Luna: affascinante e letale
 
Subisco da sempre il fascino della Luna e delle storie ambientate nel nostro satellite naturale, per cui quando mi sono imbattuta in questo romanzo, che tra l’altro costa pochissimo, non ho potuto trattenere il mio indice e in meno di un minuto era già nel mio Kindle. E posso dire che è stato uno dei migliori acquisti fatti negli ultimi anni.
La storia è ambientata in un prossimo futuro nel polo sud lunare, dove è stata creata una base di ricerca nelle vicinanze delle cosiddette “cold trap”, trappole di freddo, cioè quei crateri d’impatto il cui fondo, trovandosi ad altissime latitudini, non riceve i raggi solari da quando esistono e in cui del ghiaccio d’acqua è intrappolato, mescolato alla regolite e ad altri materiali, inclusi alcuni elementi rari di notevole interesse economico.
L’autore mescola con maestria una scienza plausibile e molto accurata nei dettagli con delle ambientazioni suggestive, mostrate attraverso i sensi dei personaggi, che solo a loro volta ben sviluppati e realistici. L’impressione di trovarsi sul suolo lunare durante la lettura è reale. E lo sono anche le emozioni dei protagonisti durante le rocambolesche scene ricche d’azione e di suspense. In altre parole questo libro ha tutto ciò che cerco in un romanzo di fantascienza hard.
L’ho letto in pochi giorni ed ero talmente presa dalla storia che non vedevo l’ora di mettermi nel letto col mio Kindle per continuare la lettura.
La storia si conclude con un grandioso colpo di scena, anche se a un certo punto l’avevo previsto, ma ho apprezzato persino il fatto di averlo visto arrivare per via della sua perfetta logicità all’interno della trama e per il modo astuto con cui l’autore ha orchestrato i vari indizi che mi hanno portato a prevederlo.
Se devo indicare un difetto, che però non va a inficiare il mio giudizio finale, devo dire che avrei preferito che i flashback relativi al personaggio di Moochy fossero più brevi e intermezzati con la linea principale della narrazione. Invece sono inseriti in pratica nel bel mezzo della storia, interrompendo del tutto l’azione per raccontare la storia di Moochy, rischiando di farci dimenticare i dettagli della trama principale e allontanando la stessa trama dalla fantascienza.
Nonostante questo, non posso che giudicarlo una grandissima opera prima.

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