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 Trilogia del detective Eric Shaw... di Carla
 

"Qui si parla di andare su Marte. Vivere su Marte!" Deserto rosso - Punto di non ritorno

 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 26/04/2016 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 2350 volte)

Questo maggio mi vedrà tornare a Varese, dopo la conferenza tenuta nel dicembre del 2014, questa volta per due importanti appuntamenti.
 
Il 3 maggio terrò una conferenza dal titolo “Il futuro dell’editoria: gli editori sono destinati a scomparire?” nell’ambito della quale illustrerò quali tipi di evoluzione l’autoeditoria ha innescato nell’editoria tradizionale e le interazioni che già esistono tra le due (editori che cercano nuovi autori tra i self-publisher, autori ibridi, autori indipendenti che concedono agli editori tradizionali alcuni diritti sui propri libri, editori che offrono servizi per il self-publishing e altri esempi).
L’evento avrà luogo nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo (via Dunant 3, Varese) a partire dalle ore 16.
 
Sempre nello stesso mese terrò un corso integrativo all’Università degli Studi dell’Insubria: “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”. Il corso della durata complessiva di 16 ore avrà luogo il 4, 5, 24 e 25 maggio a partire dalle ore 14 (4 ore per ogni lezione) nel Padiglione Morselli (via Rossi 9, Varese). I posti disponibili per gli studenti (20) sono già esauriti, ma le lezioni sono aperte al pubblico.
 
Nell’ambito di questo laboratorio si analizzeranno in dettaglio i ruoli di autore, editore e imprenditore richiesti dal self-publishing, quali competenze siano necessarie per svolgerli, e come acquisirle, e quali possano o debbano essere delegate ad altre figure di cui il self-publisher si avvale nell’ambito del proprio team editoriale.
Maggiori informazioni, tra cui il programma e l’indicazione delle aule dove si terrà il corso, sono riportate nel documento scaricabile a questo link.
 
Alla fine di questa esperienza vi parlerò un po’ di come è andata. Nel frattempo vorrei ringraziare il professor Paolo Musso che ha reso possibile l’organizzazione di questo corso e della conferenza che lo anticipa, ma anche gli studenti che si sono iscritti, occupando tutti i posti disponibili ben prima della scadenza.
Ci vediamo in aula!
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Di Carla (del 05/04/2016 @ 10:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2583 volte)

 Space opera godibile ma cupa
 
Si tratta di un romanzo complesso e articolato di cui ho apprezzato molto certi aspetti. Uno di questi è il fatto che, nonostante i personaggi principali non siano pochi, l’autore è riuscito comunque ad approfondirli. È semplice creare un legame con uno di essi che permette di immergersi nella storia. Nel mio caso il personaggio con cui sono riuscita da subito a stabilire un legame è stato Dan Sylveste, forse perché è uno dei primi a fare la propria comparsa nel romanzo.
Molto bello anche il world building. Reynolds mostra di possedere un’enorme fantasia nel creare pianeti, società e alieni inimmaginabili, come i Giocolieri Mentali che, di fatto, sono degli oceani viventi. Pur creando dal nulla un universo complesso con pochissimi riferimenti alla nostra realtà, l’autore riesce comunque a renderlo credibile. Non si avverte il senso di distacco che si potrebbe rischiare di provare in questo tipo di storie. In questo senso è di notevole aiuto la bella prosa, coinvolgente e poetica.
Infine la storia si conclude con un finale aperto migliore rispetto a un altro suo libro che ho letto (Century Rain), poiché i personaggi principali hanno una crescita che si concretizza anche grazie al finale.
Vi sono però degli aspetti che mi hanno impedito di dare i pieni voti a questo libro.
Nell’immergersi nella lettura appare subito evidente che si presupponga una certa conoscenza da parte del lettore di alcuni aspetti della storia, dei nomi e dei personaggi stessi. All’inizio del libro c’è un glossario scritto a questo scopo, ma non si può veramente pensare che qualcuno si metta a leggerlo, e poi magari se ne ricordi, prima di iniziare la lettura del romanzo. Così si ha la costante impressione di leggere il secondo libro di una serie, in altre parole che manchi una parte della storia. Sarebbero servite maggiori spiegazioni all’interno del romanzo, laddove erano necessarie per favorire la comprensione del lettore.
Lo stesso finale aperto di cui parlavo prima, per quanto di per sé sia una risoluzione degli eventi ben congegnata, mi provoca comunque un senso di insoddisfazione che non riesco a decifrare, forse perché il ruolo di Sylveste alla fine non mi è piaciuto, in quanto subisce gli eventi, senza poter far nulla per alterarli.
A ciò si aggiunge una visione generale un po’ pessimistica del futuro, sia nelle immagini che nei toni, che non rientra affatto nelle mie corde.
 
Questa recensione si riferisce al libro in sé. Una nota a parte “merita” l’edizione.
Trovo incomprensibile la scelta di dividere il libro in due e pubblicarne le parti a distanza di ben tre mesi. Considerando che si tratta un prodotto di edicola, il prezzo complessivo dei due volumi insieme è troppo elevato rispetto alla qualità scadente dell’edizione, che è infestata, oltre che dai soliti refusi, da continui e ripetuti errori grammaticali, di sintassi e di traduzione. Inoltre, talvolta, la scelta del vocabolo errato in italiano tra due traduzioni possibili dello stesso in inglese dà luogo a passaggi involontariamente comici.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Guest blogger (del 25/03/2016 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 3099 volte)

Fra pochi giorni consegnerò la quarta stesura di “Sindrome” ai miei beta reader e allora ho voluto cogliere l’occasione per chiedere ad alcuni di loro di parlare del modo in cui affrontano questa particolare mansione. Oggi è la volta di Giovanni Venturi, che oltre a essere uno dei miei principali beta reader è a sua volta uno scrittore.

Quando ho sentito parlare per la prima volta di beta lettura è stato quando un’autrice che aveva letto alcuni miei racconti e di cui avevo apprezzato la prima puntata della serie di romanzi di “Deserto rosso” mi chiese di farle da beta lettore per i successivi libri della serie.
Sono un attento lettore, leggo diversi generi, classici, un paio di autori famosi (Stephen King e John Grisham); sono uno scrittore, ma essere un beta lettore era qualcosa di nuovo per me.
 
Devo dire che come scrittore sono portato a primo impulso a guardare il lavoro degli altri scrittori con gli occhi da scrittore e non da lettore. C’è una bella differenza tra i due modi di agire.
Con il tempo sono diventato sempre più critico verso un testo scritto, sia mio che non mio. Recensisco di rado, solo quando una storia mi ha suscitato un certo interesse, perché mi rendo conto che è davvero difficile fare una buona recensione e farne una superficiale non è assolutamente utile.
 
Quando Rita Carla Francesca Monticelli mi diede uno dei suoi romanzi di “Deserto rosso” da leggere per riportare note, non avevo nemmeno ben capito cosa esattamente mi aspettasse, per quanto era scritto molto bene nel messaggio che avevo ricevuto. La primissima volta ero anche un po’ nervoso perché dovevo mettermi a fare note di critica a qualcuno e non sapevo davvero come potesse prenderla e se mai le mie fossero annotazioni valide o meno.
 
Vedete, per un semplice lettore attento è più facile fare il beta lettore, rispetto a uno che scrive. Perché? Chi scrive è sempre portato a pensare di dover correggere un testo come se fosse il proprio, che va scritto come io scrittore lo scriverei. E questa cosa porta completamente fuori pista. Alcuni scrittori non è quello che ti chiedono, altri magari hanno bisogno proprio di quello, ma come riesci a farlo nella giusta maniera? Non è banale.
Soprattutto, la beta lettura non si deve accettare per sforzarci a fare un favore o pensando che rifiutare rompa una salda amicizia. Il compito non è semplice, quindi va accettato solo se la trama ci interessa, se lo stile di chi scrive ci è noto e ci piace e quella di Carla era ed è una buona scrittura.
 
La prima volta presi a riscrivere qualche paragrafo così come lo avrei scritto io. Errore grossolano di chi era inesperto in questa delicata questione della beta lettura. Ogni scrittore ha il suo stile e non si può pretendere che assomigli al proprio o a qualche modello ideale di cui si è sentito parlare in qualche blasonata scuola di scrittura creativa. Rita mi fece notare che in effetti non stavo operando nel modo richiesto. Oggi ho fatto esperienza di questa cosa e ogni volta che noto qualcosa che secondo me non va mi chiedo sempre se sto valutando l’errore in sé o sto intaccando lo stile. Spesso è più facile quando trovi un refuso quale può essere “ando via da lì”, dove il termine che è scorretto è “ando”, che va scritto come “andò”. Questa è la parte più facile.
 
Durante questa lettura mi sfuggiva un’altra cosa richiesta. Le note sul testo riguardo cosa mi suscitavano le scene. All’inizio ignoravo il requisito, poi mi sono detto: è importante. Altrimenti quale può mai essere il mio contributo? Non c’è da fare un tema per dire che una scena fa ridere, oppure se ti viene in mente che il personaggio ha detto una bugia che magari verrà svelata a seguire e, soprattutto, bisogna dare un’informazione su come si trova l’incipit della storia. È fondamentale per uno scrittore sapere se l’avvio di un romanzo prende o è fiacco. Perché, a seconda di come viene percepito da chi legge, si può intervenire migliorando il primo impatto dopo aver letto la mia nota.
Tante cose le impari man mano.
Per esempio ho imparato che si potevano aggiungere note ed evidenziare anche file PDF. Io uso Linux, quindi mi avvalgo del programma Evince per aggiungere note e segnalazioni, ma chi ha Windows o Mac ha i corrispondenti strumenti anche per quel sistema operativo.
 
A fine mese mi attende la nuova sessione di beta reading con il romanzo di Carla,“Sindrome”, che è il secondo volume investigativo ambientato a Londra che leggerò. Apprezzai molto il precedente, “Il mentore”, che tra l’altro Amazon Crossing ha selezionato, tradotto in inglese e venduto sul loro store permettendo di raggiungere 165.000 lettori sparsi ai quattro angoli. Sapere di fare da beta reader a una scrittrice così è una soddisfazione. Vedrò di fare del mio meglio.
Di solito mi dedicavo a leggere il romanzo sul mio Kindle riportando le note sul PDF successivamente. Stavolta leggerò direttamente in PDF la sera sul mio PC Linux.
 

GIOVANNI VENTURI è Ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 10 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film "Il mistero di Bellavista", di Luciano De Crescenzo, l'arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani. E dal luglio del 2012 a oggi la raccolta di racconti Deve accadere, Racconti dall'isola, il racconto lungo Viaggio dentro una storia, i romanzi Le parole confondono e Joe è tra noi.

Il blog di Giovanni Venturi “Giochi di parole… con le parole”: www.giovanniventuri.com

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Di Carla (del 21/03/2016 @ 14:16:55, in Eventi, linkato 4187 volte)

Lo scorso sabato (19 marzo 2016) a Bologna è stata una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano. Ho avuto, infatti, l’opportunità di essere ospite e relatrice di un evento nell’ambito della prima edizione del Festival Professione Giornalista nella bellissima cornice di Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano a Bologna. Insieme a me a dividere la scena dell’incontro “Self-publishing, come si diventa autori di successo” e “Una giornalista nello spazio” c’era Giuseppina Piccirilli (insieme a me nella foto sotto), responsabile della comunicazione per l’Agenzia Spaziale Italiana.
 
Ad accomunarci c’era senza dubbio l’argomento Marte e in generale quello dello spazio, che oltre a comparire nei miei romanzi di fantascienza è uno dei temi che seguo con maggiore interesse, ma ci siamo poi ritrovate d’accordo anche nel parlare della difficoltà nell’essere ascoltati dalle grandi testate giornalistiche e nel ruolo essenziale dei social network per entrare in contatto con il pubblico.
 
Durante l’evento abbiamo parlato delle nostre rispettive esperienze, tanto diverse ma per certi versi affini. La Piccirilli si occupa di portare alla conoscenza del grande pubblico gli eventi e le novità riguardanti la ricerca spaziale in Italia. Non tutti sanno che il nostro Paese in questo campo è una vera e propria potenza. L’attuale missione ExoMars 2016 che porterà un orbiter e un lander sul pianeta rosso ha come nazione leader proprio l’Italia, che ha fornito circa un terzo di tutta la strumentazione inviata. Ma l’ASI è protagonista nello spazio con i suoi satelliti radar, con l’accordo diretto con la NASA, con la stessa ISS (Stazione Spaziale Internazionale) che per circa la metà è stata costruita dall’Italia, per non parlare dei nostri astronauti, tra cui i più recenti ad andare in missione, Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, che tanto hanno contribuito alla diffusione delle notizie riguardanti le nostre conquiste in ambito spaziale, anche grazie alla loro capacità di entrare in contatto col pubblico proprio attraverso i social media e in generale la rete.
 
 
Io, come molti di voi che hanno un forte interesse nelle scienze spaziali, seguo in maniera assidua gli eventi che riguardano l’Italia e altri paesi nello spazio, anche perché in questo ambito i confini svaniscono e si lavora tutti insieme per raggiungere i migliori risultati possibili. E mi rendo anche conto della necessità della divulgazione di questi risultati, affinché il grande pubblico capisca l’importanza di questo campo della ricerca scientifica cui dobbiamo molte delle tecnologie che usiamo ogni giorno e che useremo in futuro.
E così anch’io spinta da questa fascinazione e da questa stessa consapevolezza, resa possibile anche dal mio background scientifico, mi sono ritrovata a parlare di spazio e di vera scienza spaziale nei miei libri. L’ho fatto in parte per divertire i lettori (e me stessa), ma anche nella speranza di fornire il mio piccolo contributo alla divulgazione scientifica.
Per questo motivo sono stata particolarmente felice di essermi trovata a condividere un evento con Giuseppina Piccirilli.
 
Chiaramente non si è parlato solo di spazio, ma anche di self-publishing. Ho avuto modo di raccontare in breve la mia esperienza e soprattutto i risvolti recenti che hanno visto l’edizione inglese di un mio libro (“The Mentor”) raggiungere i primi posti in classifica al di là dell’oceano nello scorso ottobre. Non mi è stato possibile entrare troppo nel dettaglio, poiché il tempo non lo permetteva e comunque la mia, come quella di qualsiasi altro self-publisher, è un’esperienza unica e non riproducibile, neanche da me stessa. In ogni caso le domande di Cesario Picca, che ha moderato l’incontro, mi hanno dato modo di parlare di come la mia vita sia cambiata nel diventare una self-publisher a tempo pieno e di come fare questo mestiere richieda capacità imprenditoriali che vanno molto oltre l’essere uno scrittore.
 
Infine mi sono ritrovata a riflettere sulle domande pervenute da una persona del pubblico.
 
Mi è stato chiesto se esista un modo di promuoversi online che non sia nei social network.
Sul momento mi è quasi venuto di dire di sì, perché in teoria è così. Ci si può promuovere attraverso i blog, i web magazine, i podcast. La gente può arrivare a leggervi o ascoltarvi attraverso un feed RSS, le mailing list, l’iscrizione a un podcast su iTunes (ma se il feed, la mailing list o il podcast sono vostri, stiamo già parlando di lettori preesistenti) o cercando qualcosa su Google, quindi senza necessariamente passare attraverso un social network.
Tutto questo è vero in teoria, ma in pratica cosa succede? In pratica l’elemento che per un self-publisher fa la differenza tra il raggiungere o meno un pubblico sempre maggiore, quindi nuovi lettori, è racchiuso in un’unica parola: passaparola. E dove avviene questo passaparola nella rete? Sui social network!
 
Chiunque acceda a internet, con qualsiasi mezzo lo faccia, ormai ha almeno un account su un social network e tale account è il diventato il mezzo attraverso cui si informa su ciò che accade nel mondo. E usa lo stesso mezzo per informare le proprie cerchie di contatti su ciò che fa e che gli piace.
Quindi alla fin fine ho risposto alla domanda dicendo che di fatto il passaggio sul social network è qualcosa di imprescindibile, poiché è lì che si trovano i potenziali lettori. Inoltre qualsiasi attività si svolga sulla rete viene condivisa da noi stessi e da altri negli stessi social network.
Ciò non significa che ci si debba promuovere esclusivamente sui social, tutt’altro. I social sono un veicolo attraverso cui i nostri contenuti viaggiano e si diffondono, ma questo diffondersi solo in parte deve avvenire direttamente tramite i nostri canali. Usare i social network per la promozione non significa ammorbare chi ci segue con la richiesta di acquistare i nostri libri, bensì creare di continuo e distribuire nuovi contenuti che siano interessanti per il nostro target di lettori, tanto che altri abbiano voglia di diffonderli autonomamente tra i loro amici e follower, portando persone sempre nuove a interessarsi a ciò che abbiamo da dire e, in ultima analisi, ai nostri prodotti, cioè i nostri libri.
 
Infine la stessa persona mi ha chiesto come si può usare Amazon per promuoversi.
Almeno per quanto riguarda lo store italiano, Amazon non è uno strumento per promuoversi, ma deve essere una delle destinazioni (sicuramente la più importante) dei nostri sforzi di promozione. In America c’è effettivamente la possibilità di pagare per farsi pubblicità dentro Amazon e uno strumento di promozione gratuita chiamato Countdown Deals (la possibilità di mettere il prezzo del proprio libro scontato per un certo numero di giorni). Queste due funzionalità sono legate all’adesione a Select, che impone agli autori l’esclusiva pubblicazione degli ebook sulla piattaforma di Amazon. In Italia, invece, con Select si ottiene soltanto di inserire il libro in Kindle Unlimited e di offrirlo gratuitamente per pochi giorni. Il primo non è uno strumento di promozione di per sé, ma soltanto un modello commerciale (i lettori abbonati a KU possono leggere il libro gratis e l’autore viene pagato in base al numero di pagine lette). Il secondo è stato in passato uno strumento di promozione molto utile, ma ultimamente ha perso di efficacia con la tendenza da parte dei lettori al guardare ciò che è gratis con sospetto o al limitarsi a scaricarlo per poi accumularlo senza mai leggerlo.
 
Quindi no, Amazon non ha dei veri e propri strumenti di promozione qui in Italia, ma conoscere come funziona Amazon è importante per sfruttare a proprio favore i meccanismi interni dello store (come i suggerimenti interni, le classifiche di popolarità e la pubblicità di retargeting) che tende a presentare ai lettori ciò che vorrebbero leggere. A ciò si aggiungono strumenti come l’Offerta Lampo o le Offerte del Mese cui il self-publisher non può chiedere direttamente di aderire, ma può essere a sua volta scelto da Amazon per farne parte. E questi ultimi possono davvero fare la differenza a livello di vendite, ma rientrano in ciò che sta al di fuori del nostro controllo.
 
Si tratta di un discorso lungo, ma mi fornisce un’occasione per ribadire l’importanza di concentrare i propri sforzi di promozione al di fuori degli store, che sono solo lo strumento attraverso cui possiamo vendere i nostri libri, ma di per sé non sono il luogo adatto che permette al self-publisher (e in generale all’autore) di interagire col lettore.
Il self-publisher deve impegnarsi a “esistere” il più possibile nella rete e al di fuori di essa per acquisire una popolarità che sia propria, senza dipendere in maniera esclusiva dal luogo reale o virtuale dove è nata (es. un determinato social network) né da quello in cui ha avuto la sua massima espressione (un determinato store), poiché entrambi questi fattori nel tempo tendono a cambiare e potrebbero smettere di dare gli stessi risultati.
 
In chiusura di questo lungo post, vorrei ringraziare pubblicamente l’amico e collega (oltre a essere giornalista, è anche lui un self-publisher) Cesario Picca (nella foto sopra insieme a me e a Giuseppina Piccirilli) e gli altri organizzatori per avermi dato l’opportunità di partecipare a questa bella manifestazione, ma anche per la gentilezza e l’ospitalità. Estendo inoltre il ringraziamento a Elena, Alessandro Stella, coloro che sono intervenuti nel pubblico e tutte le altre persone conosciute lo scorso weekend che hanno reso il tempo passato a Bologna davvero speciale.
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Di Carla (del 16/03/2016 @ 14:18:54, in Eventi, linkato 2356 volte)
È di nuovo tempo di eventi e quest’anno si inizia con una mia partecipazione al Festival Professione Giornalista che si terrà a Bologna dal 17 al 19 marzo (nei prossimi giorni).
La manifestazione è una full immersion di eventi che includono incontri, conferenze e seminari sul mestiere del giornalista.
 
 
 
Pur non essendo io una giornalista, sono stata invitata a parlare di “Self-publishing, come si diventa autori di successo”, durante l’ultima giornata del festival. L’appuntamento con me è sabato 19 marzo a partire dalle 16.30 presso la Sala Marco Biagi nel Quartiere Santo Stefano (via Santo Stefano 119, Bologna).
Insieme a me ci sarà Giuseppina Piccirilli, che si occupa della comunicazione di ALTEC (THALES ALENIA SPACE – Agenzia Spaziale Italiana) che parlerà di cosa significa essere “Una giornalista nello spazio”.
La conferenza durerà circa due ore.
 
Il resto del programma del festival è consultabile sul sito: www.professionegiornalista.it
 
Se siete a Bologna o nei dintorni, venite ad ascoltarmi e soprattutto fatevi riconoscere!
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Di Carla (del 24/02/2016 @ 19:23:01, in Riconoscimenti, linkato 2476 volte)

Circa una settimana fa il corriere mi porta un pacchetto proveniente dagli Stati Uniti. Già il fatto che si tratta di DHL mi fa intuire il mittente: DHL è il corriere utilizzato da Amazon, incluso Amazon Publishing, per inviare oggetti direttamente dall’America. E infatti la mia intuizione è giusta, viene proprio da Amazon Publishing. Riconosco, come responsabile della spedizione, il nome della persona che si occupa della relazione con gli autori di AmazonCrossing. Ma ancora più interessante è il contenuto riportato sulla lettera di vettura: “gifts: trophy, Kindle”.
Regali!
I regali fanno sempre piacere. Fanno più piacere se ti vengono inviati dal tuo editore americano per premiarti dei risultati conseguiti dal tuo libri. Ma fanno ancora più piacere se il regalo in questione è un Kindle (anche se ne ho già uno).
 
Ed ecco nella foto sopra cosa trovo dentro il pacchetto.
C’è prima di tutto una lettera scritta a mano e indirizzata a “Carla” (già il fatto che viene usato il nome con cui mi chiamano le persone che mi conoscono davvero mi rende felice) in cui tutto il team di AmazonCrossing si congratula per il numero di lettori raggiunto da “The Mentor” e per le belle recensioni che sta ricevendo (ci avviciniamo a mille!).
 
Poi c’è un trofeo, che considerando forma e peso ritengo subito idoneo a diventare un’arma del delitto (scusate, è una deformazione professionale!), in cui si commemorano gli oltre 125 mila lettori raggiunti nel solo mese di ottobre 2015, in cui il libro è pubblicato e promosso negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia (qualcuno ricorderà che per l’occasione raggiunse la prima posizione nel Kindle Store in tutti e tre i mercati).
 
Ma ovviamente la parte più bella del contenuto del pacchetto è il Kindle Voyage. Ah!
Quelli del team devono avermi letto nel pensiero, perché è da un po’ che valutavo l’idea di prendermi un Kindle aggiuntivo da usare in viaggio o in spiaggia (adoro il mio Kindle DX per via dello schermo grande, dei tasti di cambio pagina, del sensore per passare alla visione panoramica e della tastiera, che lo rendono un perfetto strumento di lettura e di revisione da usare a casa, possibilmente sul letto) e stavo occhieggiando proprio il Voyage, per via dei sensori di cambio pagina sulla cornice che sono un ottimo sostituto dei tasti ormai non più presenti nei nuovi modelli, ma ero frenata dal prezzo (diciamocelo: rispetto al modello base non ha poi così tante funzionalità in più da per giustificare il prezzo, almeno rispetto alle mie necessità, considerando che la luce, che comunque c’è anche nel Paperwhite che costa molto meno, non mi interessa affatto). A dirla tutta, avrei voluto il modello che include anche il 3G (che è presente nel Kindle DX), ma, vabbe’, a caval donato non si guarda in bocca!
 
Insomma, questo pacchetto ricevuto da Amazon Publishing è stato gradito in ogni sua parte e colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente i ragazzi del team, in particolare le due persone con cui ho avuto a che fare direttamente in questo anno e tre mesi di collaborazione, cioè la mia acquisitions editor Gabriella Page-Fort (che ho avuto anche il piacere di conoscere di persona a Francoforte nel 2014) e l’addetta alle relazioni con gli autori Lauren Andrews, ma anche tutti gli altri che hanno firmato a mano la cartolina (Elizabeth, Galen, Priyanka, Le e Gracie) e quelli che non hanno potuto.
Grazie!
 
Chi in Italia fosse curioso di leggere il thriller italiano che è piaciuto tanto agli americani può accedere a un’anteprima dell’ebook su Amazon (dove il libro è disponibile anche in cartaceo) facendo clic sulla copertina qui accanto.
 
Se non avete un Kindle né un account Amazon (e non volete crearne uno), potete acquistare “Il mentore” nei principali retailer utilizzando i link riportati in questa pagina.
 
Ribadisco inoltre il ringraziamento a tutti coloro che hanno letto il libro in italiano o in inglese, ovunque si trovino nel mondo.
Grazie davvero!
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Di Carla (del 18/02/2016 @ 03:19:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2348 volte)

 Quasi vero
 
Nick Hornby è un autore cui tendo a ritornare ciclicamente, nonostante ogni volta che legga un suo libro rimanga in parte delusa dal finale, ma con il suo stile di scrittura, i suoi personaggi comuni e allo stesso tempo originali e le sue trame cariche di quell’assurdità tipica che si può osservare solo nella vita reale, in cui la realtà supera sempre la fantasia, riesce a incollarmi alle pagine del libro come pochi altri suoi colleghi. Alla fine apprezzo il tempo che trascorro nel leggere un suo romanzo più che il modo in cui la trama si sviluppa e si conclude.
Ma con “Funny Girl” mi ha davvero stupito.
Il modo con cui ci racconta lo storia della protagonista è una mescolanza perfetta di realtà e fantasia tra cui non è possibile scorgere il confine. Per tutta la durata del libro mi sono chiesta se si trattasse di una storia vera, ipotesi corroborata dalle numerose foto a corredo del testo.
L’illusione è alimentata dal fatto che questa viene a tratti illustrata a mo’ di resoconto, con la distanza tipica di un narratore esterno.
La credibilità della storia diventa così totale. Hornby abbandona le situazioni assurde e sopra le righe dei suoi libri precedenti, le stesse che poi deludevano con un finale non all’altezza delle sue trovate geniali, intessendo dall’inizio alla fine una trama equilibrata, divertente ma senza mai diventare comica o eccessiva, che ti lascia con un senso di appagamento e ti fa chiudere il libro con un sorriso.
Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare alcun difetto a questo libro.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 07/02/2016 @ 20:20:28, in Scrittura & Lettura, linkato 2787 volte)


I quattro libri singoli che costituiscono la serie di “Deserto rosso” sono originariamente nati come ebook pubblicati tra il giugno 2012 e il settembre 2013, mentre a partire dal dicembre 2013 sono stati riuniti in una raccolta disponibile anche in formato cartaceo.

Questa raccolta include 656 pagine in una dimensione non proprio tascabile, per questo motivo nei mesi scorsi ho iniziato a pubblicare anche singolarmente i quattro libri, per fornire a nuovi e vecchi lettori l’opportunità di avere “Punto di non ritorno”, “Abitanti di Marte”, “Nemico invisibile” e “Ritorno a casa” come volumi separati, più piccoli (13,34 x 20,32 cm), maneggevoli e stampati in caratteri più grandi (stesse dimensioni dei cartacei di “Per caso”, “Il mentore” e “Affinità d’intenti”).

Adesso sono tutti disponibili anche in brossura e possono essere acquistati su Amazon e sul sito di Giunti.

Ecco tutti i dettagli. Per maggiori informazioni fate clic sul titolo del libro.

Deserto rosso - Punto di non ritorno” include 116 pagine e costa 4,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1515394235).

Deserto rosso - Abitanti di Marte” include 232 pagine e costa 7,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1517516741).

Deserto rosso - Nemico invisibile” include 352 pagine e costa 10,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523405220).

Deserto rosso - Ritorno a casa” include 442 pagine e costa 11,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523793655).

Vi ricordo che i costi di spedizione sono gratuiti per una spesa superiore ai 19 euro.

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Di Carla (del 27/01/2016 @ 23:26:54, in Scrittura & Lettura, linkato 4610 volte)

È stato il film che ha dominato i botteghini dei cinema di tutto il mondo nell’ottobre 2015, continuando a essere proiettato durante il mese di novembre. Terminata la sua vita sul grande schermo è passato all’homevideo, pronto ad approdare alla pay-per-view, ha vinto due Golden Globe e si appresta a presentarsi agli Oscar con sette nomination. Ma è stato anche il primo esempio in cui la NASA abbia abbracciato senza riserve e in maniera totale, sin dall’inizio, un progetto hollywoodiano, trasformandolo nella bandiera del suo più grande obiettivo per il futuro, il cosiddetto Journey To Mars, con cui intende portare i propri astronauti su Marte.
Ma pochi sanno che il romanzo bestseller da cui il film è tratto era originariamente un prodotto del self-publishing, anzi, è stato un bestseller proprio come romanzo autopubblicato e per questo è approdato al cinema, trasformandolo anche in un bestseller per l’editore tradizionale che ne aveva acquisito i diritti d’autore (Random House) e per quelli in tutto il mondo che avevano ottenuto i diritti di traduzione, inclusa la Newton Compton in Italia, che l’aveva originariamente pubblicato col titolo “L’uomo di Marte” (vedi sotto la copertina) per poi presentare una seconda edizione che recava il titolo italiano del film, “Sopravvissuto - The Martian” (penultima immagine in basso).
 
Ma come è iniziata davvero la favola di Andy Weir, l’autore del romanzo?
Le informazioni a proposito non sono affatto chiare. Avevo cercato di ricostruire la genesi di questo libro anche su FantascientifiCast. Adesso, dopo aver letto qualche articolo in più e un’intervista all’autore pubblicata su The Guardian (anche se in essa ho subito individuato un’incongruenza di date), voglio di nuovo provare a fare ordine su un caso editoriale che fa sognare tanti self-publisher nel mondo, me compresa visto che, guarda caso, sono autrice di una serie ambientata sul pianeta rosso.
 
“The Martian” nasce come una storia scritta a puntate da Weir nel proprio blog o sito e che per qualche motivo è diventata virale tramite Reddit. La parte più dura da comprendere è come questo passaggio sia stato reso possibile.
Reddit è un ottimo luogo virtuale dove recuperare informazioni, sia attingendo a ciò che è disponibile sia rivolgendosi agli utenti per averne delle altre. Il suo target di utenti è costituito perlopiù uomini interessati alla tecnologia. L’affinità con una storia come quella di Weir, in cui l’astronauta Mark Watney viene abbandonato su un pianeta deserto e deve sopravvivere usando solo le proprie conoscenze scientifiche, appare evidente.
Secondo quanto affermato dallo stesso Weir, l’idea di scrivere questa storia era nata come una sorta di esercizio in cui tentava di ricostruire una situazione così estrema (da notare che l’autore che racconta la storia di un astronauta non viaggia neppure in aereo perché soffre di una fobia per il volo!). Reddit è stato il mezzo con cui, a sua detta, si è messo in contatto con esperti di vario tipo per risolvere le problematiche che si ponevano di fronte al suo astronauta e provare a dare luogo a uno scenario realistico.
 
E qui viene il primo dubbio. Come mai ha deciso di partire da un assunto scientificamente errato (quello che una tempesta di sabbia su Marte potesse creare tanti danni da far abortire una missione)? Il pianeta rosso offriva sicuramente mille altre possibilità narrative, altrettanto drammatiche ed efficaci, per far sì che il personaggio del protagonista venisse creduto morto e abbandonato per via dell’impossibilità di recuperarne il corpo.
Forse l’autore non si era posto il problema, poiché certo non immaginava cosa sarebbe accaduto dopo.
 
Ed ecco cosa è successo. Man mano che andava avanti con la scrittura Weir è riuscito a coinvolgere sempre più persone. Che lo volesse o meno, ha fidelizzato i propri lettori, che si sono sentiti parte del progetto per lunghi mesi a cavallo tra il 2011 e il 2012. Quando questo è giunto alla sua conclusione, in molti gli hanno chiesto di mettere il libro finito su Amazon, affinché potessero scaricarlo sul proprio Kindle, e lui l’ha fatto. Siccome non poteva essere messo gratis (tranne forse per qualche giorno, se avesse aderito all’opzione Select), l’ha offerto in vendita al prezzo più basso: 99 centesimi di dollaro.
Il suo già nutrito gruppo di lettori ha subito acquistato il libro, facendogli scalare la classifica e, per qualche magia dovuta agli algoritmi del sito (stiamo parlando del 2012 quando gli ebook disponibili erano in numero significativamente inferiore e fare in modo che il proprio diventasse popolare non era del tutto impossibile, se potevi contare su una buona spinta di vendite iniziali), portandolo all’attenzione di tanti altri potenziali lettori.
 
Tra questi ultimi c’ero anch’io. Ricordo con chiarezza quando mi imbattei per la prima volta in “The Martian”. Era l’inizio del 2013, forse febbraio. Stavo lavorando al terzo libro di “Deserto rosso” e mi ero messa a cercare su Amazon.com dei romanzi di fantascienza hard ambientati su Marte.
Quasi subito, facendo una ricerca, mi ritrovai di fronte la pagina di un ebook dalla copertina molto semplice (un’arcinota foto di Marte della NASA; vedi immagine a sinistra), una descrizione misera (appena una riga), un prezzo basso (l’equivalente di 89 eurocent), ma ben 1200 recensioni con una media visiva di 4 stelline e mezzo. Per un libro autopubblicato uscito meno di sei mesi prima!
E le recensioni erano entusiastiche. Al che non ci pensai neppure mezzo secondo e feci clic per acquistarlo.
 
Quel libro rimase nel mio Kindle senza essere aperto fino a maggio 2013, quando, in cerca di ispirazione per scrivere il libro finale della mia serie, decisi di leggerlo.
Ne rimasi folgorata.
A parte qualche problemino di formattazione e qualche refuso qua e là (scusabile visto il prezzo esiguo per un romanzo tanto lungo e articolato), riconobbi subito in esso il miglior romanzo autopubblicato che avessi mai letto (qui trovate la mia recensione).
Quando andai io stessa ad aggiungere la mia recensione, scoprii che il libro non era più in vendita, poiché era stato acquisito da un grosso editore e sarebbe uscito di nuovo nel febbraio 2014 (l’informazione era riportata dall’autore sulla pagina del prodotto), ma nonostante questo le recensioni fioccavano di continuo, ogni giorno, più volte al giorno.
 
Nella mia mente augurai ogni bene a Weir per il suo futuro, anche se stentavo a capire perché un self-publisher che vendesse tanto bene avesse deciso di cedere alle lusinghe di un editore. Certo, era evidente che come self-publisher non fosse proprio bravissimo. A parte le ottime vendite, il libro non si presentava bene, aveva un prezzo basso di quelli che richiedono davvero grandi numeri per farti guadagnare, non aveva altri libri con cui sfruttare l’effetto domino del successo del primo. Tutto sommato, per un autore che non pareva interessato a diventare editore di se stesso, ma che l’aveva fatto solo per ripiego, firmare un contratto con un grosso editore e ricavarne subito un lauto anticipo era una scelta di tutto rispetto.
 
Quando poi l’anno dopo il libro venne ripubblicato (vedi copertina a destra), vidi che stava accadendo esattamente quello che sospettavo. La posizione in classifica era davvero bassa. Le recensioni continuavano ad arrivare, ma provenivano dall’edizione a 99 cent non più disponibile. Il prezzo che viaggiava, se non ricordo male, molto vicino ai 10 dollari di certo non aiutava, nonostante le belle copertine (una diversa per ogni formato) e la descrizione intrigante. Il libro sembrava destinato a finire nell’oblio.
 
Ma poi scattò il colpo di scena. Iniziò a girare la notizia che dall’opera di Weir sarebbe stato tratto un film di Ridley Scott con Matt Damon. Ciò stava avvenendo a pochi mesi dalla seconda uscita del libro, che continuava tutto sommato a vendicchiare, ma ben lontano dalle posizioni in classifica della sua prima versione.
Solo quando i rumor si trasformarono in certezze, il libro tornò al centro dell’attenzione, stavolta di un pubblico più grande. Mentre si produceva il film, i suoi diritti venivano venduti all’estero. Mentre dal set arrivavano le prime immagini, la NASA lanciava il primo passo del suo Journey To Mars col volo inaugurale della capsula Orion, avvenuto con successo nel dicembre 2014.
Man mano che si andava avanti, che veniva annunciata la data di uscita del film (poi anticipata di quasi due mesi, all’ottobre 2015, in sospetta sincronia con la notizia bomba della NASA aveva trovato dell’acqua scorrere sulla superficie di Marte), il romanzo “The Martian” (“L’uomo di Marte” in Italia) tornava a essere un bestseller, quanto lo era stata la sua edizione autopubblicata, ormai quasi dimenticata, senza il successo della quale, però, niente sarebbe mai accaduto.
 
Il resto lo sapete. “The Martian” esce, raccoglie un grosso bottino ai botteghini, riportando il romanzo ai vertici delle classifiche dei libri di tutto il mondo.
 
Ma cosa era successo veramente da permettere a un ebook da 99 cent autopubblicato quasi solo per sfizio su Amazon di trasformarsi in un blockbuster?
Era successo che nei primi mesi che seguirono la sua autopubblicazione, nel settembre 2012, “The Martian” aveva venduto 35 mila copie. E questo fatto era stato sufficiente ad attirare l’attenzione di un grosso agente che si era offerto di rappresentare l’opera di Weir presso possibili editori.
Ci era riuscito pochi mesi dopo, ma contemporaneamente aveva trovato un produttore cinematografico interessato ad acquisire l’opzione per la realizzazione del film.
I due contratti furono firmati separatamente e quasi contemporaneamente pochi mesi dopo.
 
Sì, è proprio così: è stato il successo come self-publisher, ottenuto in maniera fortunosa (non sapremo mai come sia andata davvero), a far sì che “The Martian” approdasse a Hollywood. Il successivo successo editoriale con la Random House è avvenuto solo perché Andy Weir non era un vero imprenditore autore. Non aveva le competenze né i mezzi per gestire la pubblicazione professionale del proprio libro e aveva accolto con piacere l’interesse di un grosso editore tradizionale.
Resta il fatto che non è stata la pubblicazione con quest’ultimo a portare all’esistenza e al successo della sua trasposizione cinematografica (cui si deve un importante apporto promozionale anche da parte delle NASA: è soprattutto di questo che parlo nel podcast), bensì quella avuta tramite il self-publishing e l’autopromozione.
 
Andy Weir (foto accanto) non è precisamente il modello di self-publisher cui fare riferimento, poiché non è mai stato un professionista di questo mestiere e neppure gli interessava esserlo, ma la sua favola è una di quelle che dimostra come questo modello editoriale abbia sempre più il merito di portare all’attenzione del pubblico opere validissime, che altrimenti sarebbero rimaste chiuse nei cassetti dei loro autori o addirittura, in casi come questo, non sarebbero mai state scritte. E, sebbene noi self-publisher professionisti non ci riconosciamo in Weir (ma magari vogliamo capire come accidenti abbia fatto a usare Reddit per rendere il suo scritto così virale!), poiché per produrre i nostri libri ci impegniamo a offrire una qualità dei contenuti ma anche di confezionamento che li rendano indistinguibili o addirittura migliori di quelli degli editori tradizionali, vediamo comunque in questa storia la realizzazione di un sogno, che ci ispira, ci dà speranza e ci spinge a portare avanti il nostro progetto editoriale, perché magari un giorno lo stesso destino potrebbe toccare a noi.
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Di Guest blogger (del 14/01/2016 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2753 volte)

Oggi ho il piacere di presentarvi un nuovo ospite del mio blog: l’autore e blogger Gaspare Burgio. Nell’articolo che segue Gaspare ci parla di fantascienza “sociologica”. Che cos’è esattamente? Scopriamolo dalle sue parole.
 
Lo spazio e il tempo fisici sono confini troppo vasti perché vi sia luogo unicamente alla coerenza. È vero che se isoliamo sezioni di spazio vedremmo la ripetizione di alcuni schemi, il che ci offre placebo per l’ansia galattica. Possiamo qualificare e omogeneizzare il Cosmo da un punto di vista matematico, e la matematica è la scienza ansiolitica (la fisica non più, ormai è partita per la tangente). Questa però è una fredda consolazione alla quale non credo affatto. Non più di un quadrifoglio che preservi dall’incombenza di un tir fuori controllo.
È assai probabile che da qualche parte, in quell’immenso accumulo di galassie, vi sia una buccia di banana in attesa proprio del tuo piede. È là che ti aspetta con fiducia, per farti ruzzolare quando sarà necessaria presenza di spirito.
Le banane sono terribili, e lo dico con coscienza: io vi scivolai ad un appuntamento galante. Sappiate che alla prima Esposizione Universale americana la gente comune scoprì proprio le banane, che divennero lo street food preferito. Nel 1879 vi fu una campagna nazionale contro le bucce di banana che provocavano un numero discreto di decessi ogni anno, tanto che nel 1909 in alcune località divenne illegale il consumo in strada. E voi avete paura degli alieni!
 
Science Fiction “sociologica”: chi e perché
Mentre autrici del calibro di Monticelli conducono a vasti campi stellati e mondi ugualmente ampi che insistono nell’interiorità dei protagonisti, alcuni hanno guardato alle stelle ipotizzando che forse anche là sarebbero rimasti incastrati in fila alle Poste o in matrimoni fallimentari. Che un agente del fisco è tale a prescindere dalle coordinate di approdo. Che anche sulla superficie vergine di Merpolene Beta c’è una buccia di banana in attesa del tuo piede. Che insomma la specie umana si sarebbe portata ovunque, entanglement incluso, il solito distintivo patatrac.
 
Tutto cominciò sulle pagine di Thrilling Wonder Stories, intorno agli anni 30, per la penna di un ignoto Kelvin Kent. Al primo robot cigolante, i cardini seriosi e favolistici della SF furono scardinati e tanti si gettarono sul pezzo.
Questi scrittori, a fasi alterne o a parcella piena, hanno ipotizzato che ovunque l’uomo si fosse sospinto, che fosse nel tempo o nello spazio, avrebbe riprodotto in toni esasperati nulla più del solito centro commerciale, del parcheggio in doppia fila, dell’angoscia per Donald Trump. Goulart, Brown, Adams e perfino Anderson e Van Vogt fanno parte di quella schiera di autori che, osservando la nostra realtà quotidiana, finirono per riscriverla nell’ottica del futuribile, stressandone gli aspetti fino al paradosso. L’effetto comico è garantito. Sebbene, in fin dei conti, non si rida altro che di noi stessi: una doppia presa per i fondelli, pertanto magistrale.
 
Di qua, il grande filone della Science Fiction ironica, che fra accademici si riconduce a quella “sociologica” (sempre col virgolettato).
 
La lista
Ho esordito asserendo che l’Universo è troppo vasto perché sia serio in ogni sua parte (luoghi come Pontremoli o Lamporecchio ci danno già misura senza spingersi tanto avanti coi motori a curvatura). Ecco un elenco di opere letterarie immancabili che potete consultare se volete fare un viaggio iperstellare ai confini della disgrazia umana. Un elenco per nulla coerente.
 
Uomini macchine e guai” - Ron Goulart
Il fattore invisibile - Connie Willis
Hoka Sapiens” - Poul Anderson
Scambio mentale” - Robert Sheckley
Marziani, andate a casa!” - Fredric Brown
Guida galattica per autostoppisti” - Douglas Adams
Cyberiade - Stanislaw Lem
Bill, eroe galattico” - Harlan Ellison
Sarchiapone” - Eric Russell
Mattatoio n°5” - Kurt Vonnegut
 
Arricchire la biblioteca marziana
Il breve elenco precedente non conclude di certo le possibilità del genere. Se avete in archivio titoli che vi hanno fatto ridere a denti stretti, perché non condividere?
Forse potremmo scovare una costante anche qui (non credo ugualmente che ci salverà dalle figuracce).
 

 

GASPARE BURGIO
 è un autore che pubblica narrativa classica e di genere in piena autonomia. Da bambino credeva che la nipote della dirimpettaia fosse un’androide. Poi capì che era amore. Nel campo della SF ha creato l’antologia breve di storie umoristiche “Universo e altre periferie”.
 
La sua produzione, in costante crescita, è interamente consultabile alla pagina autore Smashwords.
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