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 Luna... di Carla
 

"Tu ami essere un astronauta, fa parte della tua essenza." Deserto rosso - Ritorno a casa

 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 28/10/2011 @ 13:16:20, in Musica, linkato 1838 volte)

Dall'unione artistica tra Guido Ponzini, una mia "vecchia" conoscenza in campo musicale, e la giovanissima Myriam Farina nasce MG_INC, un duo che avvicina due strumenti concepiti in periodi ben diversi, la viola da gamba e l'arpa, e si cimenta nella musica contemporanea di compositori quali Philip Glass, Ryuchi Sakamoto, Joe Hisaishi, Yann Tiersen, Nobuo Uematsu e Giovanni Sollima, riarrangiando i loro brani e riproponendoli in una veste insolita.
Il risultato di questa unione è il disco di debutto "Almost in the air - Antichi strumenti, nuovi suoni", che verrà pubblicato a giorni dall'etichetta Actè Prealable. Di questo sono stati già presentati 3 brani, per uno dei quali è stato girato anche un videoclip (che potete vedere qui sotto).
Nell'ambito della promozione si inserisce anche un concorso, che permetterà a 3 fortunati di vincere una copia dell'album. Per partecipare basta diventare fan nella pagina Facebook di MG_INC e commentare il video di "Madness".

Nel frattempo potete godervelo anche qui. Buon ascolto!

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Di Carla (del 03/11/2011 @ 20:22:31, in Varie, linkato 2200 volte)
Dopo il silenzio di questi giorni, passati tra festività e lavoro (che quando sono insieme creano non pochi problemi di tempo), rieccomi qui con un post leggermente autocelebrativo.
Eh sì, oggi è il mio compleanno e si festeggia. Diciamo che i festeggiamenti sono iniziati già dalla settimana scorsa, quando ho ricevuto un primo regalo e mi sono fatta un bel weekend a Milano.
Ma andiamo per ordine.
Come qualcuno che mi segue su Twitter e Facebook sicuramente sa, ho un Kindle DX nuovo di zecca: il mio primo ebook reader. Ho aspettato un po' di tempo prima di fare questo passo. Ero frenata dai prezzi, dai commenti non sempre entusiasti, ma soprattutto dalle dimensioni degli ebook reader, che si trovavano in giro. Avevo già da tempo addocchiato il Kindle DX, cioè l'ebook di Amazon con lo schermo da 9,7 pollici, che quindi legge nativamente il formato 4A e va bene anche per tantissimi documenti in pdf in mio possesso, ma fino a poco tempo fa il suo prezzo era alquanto inaccessibile. Ultimamente però con l'uscita della nuova generazione di Kindle, che non ha visto il rimpiazzo di questa versione con tastiera con una dotata di touchscreen e ha di conseguenza provocato l'abbassamento dei prezzi, ho deciso di acquistarlo. Un po' anche perché temevo che andasse fuori commercio.
La soddisfazione è, al momento, totale.
Il Kindle DX è un gran bel dispositivo, bello a vedersi, ma anche a livello di funzionalità. Con 3,5 Gb a disposizione, c'è spazio per tutti i miei libri e per tutti quelli che ho iniziato a scaricare. Non importa se il loro formato non contempla un testo fluido, come succede con i pdf. Lo schermo di grandi dimensioni permette di visualizzare tutto correttamente senza dover ricorrere a scomode conversioni. La possibilità di acquistare i libri direttamente da Amazon.com e quella di navigare su Wikipedia in 3G gratuitamente, ovunque mi trovi, sono veramente utilissime.
Ancora non ho iniziato a leggere un libro vero e proprio, perché ne ho un altro in lettura ("Slan" di Alfred E. van Vogt, di cui posterò prossimamente una recensione). Quando lo farò, vi riferirò le mie impressioni. Da quel poco che ho visto, però, mi sembra che la lettura sia riposante e confortevole.
Ma di sicuro la cosa più elettrizzante è poter contenere in un unico oggetto tanta roba da leggere. Mi sento un po' come quando ho ricevuto il mio primo iPod, con la differenza che qui si parla di libri, cioè di cose la cui fruizione occupa molto più tempo e coinvolge la mia mente, arricchendola, in maniera maggiore rispetto alla musica.
Inoltre questo nuovo strumento mi permette di cimentarmi nella lettura di autori esordienti e indipendenti senza spendere un occhio per acquistare le versioni cartacee dei loro libri. Anzi, colgo l'occasione per invitare qualunque autore, che leggesse questo post e avesse piacere che il suo libro venga recensito nel mio blog, a contattarmi.
E a proposito di questo blog, vi segnalo anche che ho aperto un profilo pubblico su Facebook (potete vedere qui accanto il box) collegato appunto al blog. Se avete Facebook e magari vi piace quello che leggete qui, potete cliccare su "Mi piace" (se vi va, ovviamente).
Infine una nota sulla bellissima giornata passata a Milano lo scorso sabato, dove, tra le varie cose, sono andata a vedere la pomeridiana di "Sister Act". Di musical ne ho visti parecchi ultimamente, ma questo ammetto che mi ha impressionato. A parte la storia divertente, che già conoscevo, e la bravura degli interpreti (la protagonista vista da lontano sembrava proprio la Goldberg), il livello tecnico era altissimo. Cambi repentini di scena e di costume, degni di un grande prestigiatore, le musiche coinvolgenti suonate dal vivo e la perfezione del tutto (tranne due piccoli errorini degli interpreti, ma niente di che) riuscivano a dare l'impressione allo spettatore quasi di trovarsi davanti ad un film e non a qualcosa che veniva messo in scena in quel momento davanti a lui.
Se vi trovate a Milano (o in futuro in qualche altra città dove verrà portato) dovete assolutamente andare a vederlo.
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Di Carla (del 05/11/2011 @ 04:13:51, in Scrittura & Lettura, linkato 2818 volte)


 Salvato (forse) dal finale

Libro molto strano questo di van Vogt. Parte bene e ti intriga, nonostante il sapore di romanzo per ragazzi, poi si arena. Mentre la trama scorre troppo velocemente, la narrazione diventa noiosa ed è tremendamente facile distrarsi per poi perdere il filo, vista la rapidità degli eventi. Mentre i personaggi e le loro azioni sembravano all'inizio assolutamente credibili, tendono successivamente a diventare troppo "facili" nella parte centrale del libro, perdendo tutta la loro plausibilità e sfiorando l'assurdo.
Il tocco di un grande autore si vede comunque nel modo in cui narra la storia: lo stile, le parole ti catturano. Ma la storia in sé sembra ingenua, come quelle dei romanzi per ragazzi, ma inadatta a questi ultimi dati i temi complessi trattati.
Forse sono i 60 anni passati dalla sua pubblicazione ad essere causa di tale apparente ingenuità. D'altronde l'accostamento di astronavi con cabine telefoniche un po' fa ridere. Ma già dall'inizio non è poi tanto difficile accettare questa atmosfera retrò in ambito fantascientifico, i problemi sono altri.
Non voglio entrare nei dettagli della trama, per non rovinare la lettura del libro. Mi limito a dire che si nota una certa approssimazione nella concatenazione dei fatti, che a tratti sono semplicemente riassunti adducendo scuse improbabili e forzate, per giustificare il dirigersi dell'azione in una certa direzione.
Ciò che davvero salva il romanzo e mi ha spinto a dargli almeno 3 stelline è il finale. Non parlo tanto del capitolo finale (che è tremendamente tirato per i capelli), ma proprio dell'ultima pagina, addirittura le ultime frasi, in cui si delinea un colpo di scena che permette di chiudere la storia in bellezza.

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books

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Di Carla (del 07/11/2011 @ 14:22:24, in Scrittura & Lettura, linkato 2026 volte)
More about La sclerata innamorata


 Buona idea, sviluppo meno buono, pessimo "confezionamento"

Mi appresto per la prima volta a dare un mio giudizio su di un'opera autopubblicata e mi rendo conto quanto questo compito sia difficile. In teoria dovrei paragonarla a qualsiasi altro libro, ma credo che non sarebbe corretto. Dietro questo romanzo non c'è stato un editor e neppure un semplice revisore di bozze, ma solo l'autrice. Tutto ciò appare evidente anche solo sfogliandolo. È purtroppo pieno di refusi, parole mancanti o in più, ha spesso una punteggiatura scorretta e formattazione completamente sbagliata.
Questo disturba parecchio la lettura ed è difficile riuscire a metterlo da parte nell'esprimere un giudizio.
A ciò si aggiunge il fatto che sono stata un po' ingannata dalla trama e dai tag del romanzo, in particolare quello che riguardava la sclerosi multipla. Ho pensato si trattasse di una storia a metà strada tra il brillante e il drammatico, invece è di fatto un romanzo rosa come tutti gli altri.
Tutto il rispetto per il genere rosa, che, ahimè, però non mi piace, quando è fine a se stesso. E anche ciò influisce nel mio giudizio.
Eppure qualcosa di positivo c'è. Dietro i grossi problemi di forma (refusi, formattazione, dimenticanze ecc...), che danno l'impressione di trovarsi di fronte ad una primissima bozza, c'è un prosa che non è niente male, un'autrice, insomma, che sa usare la parole. C'è un'idea interessante e un prologo intrigante, poi la storia un po' si perde.
Forse le pecche maggiori sono due. La prima è il fatto che, pur essendo narrata in terza persona, si concentri quasi esclusivamente sulla protagonista, descritta perfettamente in tutte le sue sfaccettatura, mentre gli altri personaggi rimangono troppo in secondo piano e le poche scene in cui lei non è presente sono raccontate sbrigativamente, invece che mostrate, al lettore.
Confesso che proprio non sono riuscita a farmi piacere il personaggio di Ivan, il che è grave visto che è l'oggetto dell'amore della protagonista.
Qualche capitolo o scena qua e là, che ampliasse la narrazione avrebbe sicuramente aiutato a dare luogo ad una storia di maggiore respiro e consistenza.
La seconda è forse l'eccessiva linearità dell'esposizione. Il romanzo viene narrato in stretto ordine cronologico, rendendolo purtroppo abbastanza scontato nel suo sviluppo e nella fine.
Secondo me si tratta di un'occasione mancata, soprattutto considerando la tematica della sclerosi multipla, che viene giusto accennata senza essere realmente approfondita.
In ogni caso, salvo i fastidiosi problemi di "confezionamento" che menzionavo sopra, credo che questo romanzo potrebbe piacere abbastanza agli amanti del genere.

Un'ultima nota: ho letto l'ebook scaricato tempo fa da Lulu.com. Non posso essere certa che il libro cartaceo sia identico, in particolare per quanto riguarda la parte dei refusi, formattazione ecc..., né posso sapere se l'edizione in ebook sia stata sostituita nel tempo con una nuova corretta.

Se qualcuno volesse cimentarsi nella lettura, lo trovate qui (in versione e-book) e qui (in versione cartacea). Oppure su Amazon.it.

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books

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Di Carla (del 08/11/2011 @ 20:10:03, in Scrittura & Lettura, linkato 1786 volte)
No, non è un'esclamazione, ma un fumetto, anzi più di questo. Si tratta di un fumetto online a puntate, una cosa che in Italia, che io sappia, non ha mai fatto nessuno prima d'ora, non in questo modo almeno. È partito ieri su www.davvero.org e racconta la quotidianità di una diciannovenne qualunque, Martina. Ideatrice di questo esperimento è Paola Barbato, sceneggiatrice di Dylan Dog e autrice di romanzi, insieme ad un gruppo di disegnatori, che pubblicheranno sei tavole alla settimana.
Si può accedere al fumetto, che è rilasciato con licenza Creative Commons (Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia) gratuitamente sul sito, ma per commentare bisogna registrarsi.
In una sola giornata, quella inaugurale, in cui è stata pubblicata la prima puntata, il sito ha raggiunto quasi 1000 visitatori, che nel suo piccolo rappresenta davvero un record.
Pur non essendo io una lettrice abituale di fumetti (almeno non in età adulta) sono stata comunque incuriosita da questo ennesimo progetto di Paola, che conosco virtualmente e seguo tra una cosa e l'altra dal 2006, pur non essendo una fan di Dylan Dog e non avendo neppure letto i suoi romanzi. Quando però si è parlato di un progetto sul web, ovviamente mi si sono rizzate le orecchie.
Ho letto la prima puntata, che ho trovato molto carina e realistica (d'altronde si chiama "Davvero" per un motivo). Molto belli anche i disegni di Matteo Bussola.
E adesso non mi resta che attendere il prossimo lunedì per il seguito.
Nel frattempo, se siete amanti dei fumetti, dateci un'occhiata. Non ve ne pentirete, davvero.
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Da un po' di tempo, come avrete notato, sto dedicando un certo numero di post del mio blog alle recensioni dei libri che leggo e, visto che ho appena acquistato un ebook reader, vorrei dare spazio anche ad autori emergenti e indipendenti in cerca di un po' di promozione in più sul web (che non fa mai male). 
 Se avete pubblicato un libro, che abbia una scheda anche su aNobii (così posso riportare la recensione anche lì), e foste interessati ad una recensione nel mio blog, lasciate un commento qui o sulla mia pagina Facebook.
 Per poter leggere il libro mi servirebbe in formato pdf o, preferibilmente, mobi (ho un Kindle DX), una breve descrizione (cioè la quarta di copertina) e un'indicazione del genere letterario.
 Leggo un po' tutti i generi (ma non fantasy, mi spiace), ma eventualmente potete orientarvi sulle mie preferenze dando un'occhiata al mio profilo su aNobii. Leggo solo romanzi, niente raccolte di racconti, e aggiungo che mi piacciono i romanzi lunghi.
 Eventualmente posso essere interessata a qualche saggio di argomento scientifico, ma per favore niente contro il nucleare o che avvalori la teoria del riscaldamento globale di origine antropica o quelle sui conseguenti ipotetici cambiamenti climatici. Sono aperta a saggi scientifici su argomenti meno strumentalizzati dai media. Tenete conto che io sono una biologa, quindi magari non sono adatta a leggere di argomenti molto complessi che siano lontano dal mio campo, però sono pronta a cimentarmi in letture fuori da esso, che siano di un livello comprensibile anche a chi non è un esperto, per esempio relative all'astronomia. Leggo anche volentieri saggi storici o archeologici dedicati all'antico Egitto, ma che non abbiano a che fare con alieni o teorie non scientificamente provate.
 Non posso promettere al 100% che leggerò il vostro libro, perché ne ho davvero tanti da parte e sono costretta a fare delle scelte, motivo per cui non partecipo a catene né voglio ricevere in genere libri cartacei, ma vi assicuro che, se lo leggerò, scriverò e pubblicherò senza dubbio la recensione.
 Se avete qualche domanda, lasciate un commento. E, se volete, condividete questo post con chi pensiate possa essere interessato all'iniziativa.
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Di Carla (del 10/11/2011 @ 06:42:37, in Musica, linkato 2459 volte)

Vi segnalo questa iniziativa che sto collaborando a diffondere, che può essere interessante per chi vorrebbe lavorare nel campo dell'entertainment e della musica.
Si tratta di un evento di 5 giorni (4 notti), che avrà luogo al Residence La Baite di Montecampione (BS), in cui i partecipanti avranno l'opportunità di entrare in contatto diretto con le aziende dell'entertainment e comunicazione, attraverso corsi di formazione, seminari, testimonianze, colloquio individuale e possibilità di stage in azienda (per almeno metà dei partecipanti).

Sono coinvolti nell'evento: Paola Maugeri (Virgin Radio); Antonio Vandoni (Direttore Artistico Radio Italia e Video Italia); Livio Magnini (Bluvertigo); Marcello Balestra (Direttore Artistico Warner Music Italy); Claudio Buja (Direttore Universal Music Publishing); Dario Giovannini (Direttore Artistico Carosello Records); Franco Zanetti (Direttore di Rockol); Laura Cappelli (resp. produzioni nazionali MTV Italia), Matteo Speroni (giornalista de Il Corriere della Sera); Walter Galbiati (giornalista di La Repubblica); Enrico Maria Magli (Ufficio Artistico di DeeJay Tv).

Tutto questo all'interno di un soggiorno di vacanza sulla neve insieme a centinaia di giovani da tutta Italia.
Il costo di partecipazione all’evento è di € 270, comprensivo di alloggio per i 4 giorni (€ 170) e della partecipazione all’evento con conseguente fruizione di tutti i contenuti che vedrai elencati di seguito nella presentazione (€ 75), e una quota per spese di luce, gas, noleggio obbligatorio biancheria (€ 25).

Potete leggere una presentazione completa dell'evento cliccando qui.

Scaricate qui, invece, il modulo di iscrizione e la locandina: http://bit.ly/sgyn2c

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Di Carla (del 12/11/2011 @ 06:11:56, in Scrittura & Lettura, linkato 2355 volte)


Forse paura è una parola grossa. Si tratta più che altro di un sottile timore. Penso che chiunque si dedichi alla scrittura creativa si sia imbattuto almeno una volta in questa sensazione.
Dopo aver scritto tanto, ci apprestiamo finalmente ad affrontare l'ultimo capitolo o l'ultima scena, che magari ci è ronzata in testa per mesi e mesi ed è diventata così familiare da sembrarci quasi banale, scontata. Da qui nascono i dubbi. Ci chiediamo se il finale riuscirà ad avere la stessa tensione del resto della storia, se ci ricordiamo davvero tutto, se per la fretta di finire non stiamo scrivendo le scene in maniera troppo approssimativa. Sì, perché la paura di finire, può sembrare strano, ma va a braccetto con la fretta di finire.
Insomma abbiamo tenuto (o almeno speriamo di esserci riusciti) il lettore incollato alle pagine, magari tante, e adesso dobbiamo chiudere la storia assicurandoci che non ne rimanga deluso, perché non importa quanto sia straordinario quello che abbiamo scritto finora: se la fine non è buona, il romanzo stesso non lo è. Almeno non agli occhi del lettore.
Pensiamo a quante volte, leggendo un libro, questo ci stava piacendo molto, ma poi alla fine ci ha deluso. Probabilmente tutti i libri (o film), che abbiamo giudicato "brutti", avevano di fatto un brutto finale. D'altra parte quante volte abbiamo rivalutato una storia intera, magari mediocre, ma con un finale geniale?
Inutile girarci intorno, la fine è la parte più importante. Puoi avere una trama fantastica, un inizio accattivante, una parte centrale che ti incolla alla storia, ma, se giochi male le tue carte nel finale, sei fregato.
Non stupisce quindi che si provi questa paura nello scriverlo, esattamente come talvolta la prova un lettore davanti ad un libro, che gli sembra il più bello che abbia mai letto, quando si avvicina alle ultime pagine.
Come lettrice mi è capitato tante volte di imbattermi in un romanzo che mi prendeva come pochi, sia per la trama che per lo stile dell'autore, per poi beccarmi la cocente delusione di un finale insipido, che fa pure più male, se hai delle aspettative. Ti senti tradita. E quando ho scritto la recensione di questi libri, ci sono andata giù pesante, spulciandoli per mettere a nudo tutti i difetti possibili.
Adesso, però, sto affrontando la scrittura dell'ultimo capitolo del mio primo romanzo originale. Non è però la mia prima volta con questa paura. Ho scritto e finito altri lavori creativi lunghi in passato, tre sceneggiature e una fan-fiction, e sono riuscita ad avere la meglio su di essa, anche con una certa soddisfazione personale per il risultato. So quindi a cosa vado incontro. Conosco già i rischi del connubbio paura-fretta.
E credo che la soluzione, come sempre, sia una sola: scrivere. Punto. Come viene viene.
D'altronde ciò che scriviamo non verrà inciso indelebilmente nella pietra, ma potrà essere modificato o addirittura stravolto più avanti. L'importante, però, è finire.
E così ieri, dopo aver rimandato per quasi due settimane (come scusante c'è anche il fatto che oggettivamente non ne avevo avuto il tempo), mi sono messa di fronte al foglio bianco con la sola dicitura del capitolo 20 e ho iniziato a scrivere.
Il risultato è stato che in appena 3 ore ho tirato fuori oltre 2000 parole (un'intera scena). Roba da record.
Rileggendola oggi non sembrava poi tanto male. Ho anzi sfruttato l'ispirazione del momento (scaturita mentre lavavo i piatti!) per aggiungere dei paragrafi, con una lucità maggiore di quella che potevo avere alle 7 del mattino, che definivano meglio il comportamento del personaggio narratore, rendendolo più plausibile.
Adesso mi trovo a due scene dalla fine. La paura per qualche giorno rimarrà quieta in disparte, ma la fretta un po' meno.
Per la cronaca aggiungo che, per pura curiosità, sono andata a vedere nelle statistiche del file quante parole avevo scritto finora: circa 115.000. Caspita.
Certo che, se davvero l'anno prossimo mi cimenterò nel NaNoWriMo, non potrò certo pretendere di scrivere un intero romanzo in un mese, visto che si parla di "appena" 50.000 parole, che già sono un'enormità in soli trenta giorni per chi non fa lo scrittore a tempo pieno.
Per mantenere il ritmo, mi ci vorrebbero quasi tre NaNoWriMo di fila!

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Di Carla (del 16/11/2011 @ 02:10:41, in Musica, linkato 3015 volte)

Ieri  è uscito anche in Italia, con un solo giorno di ritardo rispetto al Regno Unito, il nuovo album degli Snow Patrol "Fallen Empires". L'album contiene 14 tracce ed è disponibile oltre che nella versione CD anche in quella CD+DVD, che contiene il video del concerto alla Royal Albert Hall, durante il quale alcuni brani fra i più famosi della band sono stati rearrangiati o addirittura reinventati, rendendoli quasi irriconoscibili.
Il prezzo nei negozi online si aggira sui 15 euro per la versione solo CD e 23 euro per la versione digipack CD+DVD. A parte il "giallo" di Amazon.it che dà il CD come immediatamente disponibile, ma a chi l'ha preordinato (risparmiando qualcosina) è stato detto che verrà spedito il 15 dicembre (sì, leggete bene) per presunti problemi con il fornitore, pare la distribuzione generale dell'album nel nostro paese stia andando bene, visto che già numerosi fan l'hanno acquistato.
Io purtroppo rientro negli sfortunati clienti di Amazon.it, che attendono delucidazioni, quindi non posso dirvi molto su di esso, musicalmente parlando. Posso però darvi qualche informazione.
Prima di tutto la tracklist:
1. I'll Never Let Go 
2. Called Out In The Dark 
3. The Weight Of Love
4. This Isn't Everything You Are
5. The Garden Rules 
6. Fallen Empires 
7. Berlin 
8. Lifening 
9. New York 
10. In The End 
11. Those Distant Bells
12. The Symphony
13. The President
14. Broken Bottles Form A Star (Prelude)
Per chi fosse interessato anche alla versione con DVD, quest'ultimo include le seguenti tracce:
1.  Finish Line
2.  An Olive Grove Facing The Sea
3.  Give Me Strength
4.  You Could Be Happy
5.  Take Back The City
6.  Dark Roman Wine
7.  Spitting Games
8.  Run
9.  Lifeboats
10.  The Planets Bend Between Us
11.  Chasing Cars
I brani di quest'ultimo vengono definiti "reworked". Per farvi un'idea di cosa intendono con questo termine, date un'occhiata al video che vi riporto sotto.
Lascio ogni commento a quando avrò ascoltato l'album, nel frattempo voglio solo osservare che questa sollecitudine nell'uscita in Italia è, se non altro, di buon auspicio in vista del prossimo tour europeo della band. Si spera infatti che delle buone vendite, agevolate dai numerosi passaggi che il primo singolo "Called Out In The Dark" sta facendo in radio e TV musicali italiane, possano finalmente portare gli Snow Patrol a suonare in Italia con un loro concerto completo.

Infine, se avete Facebook, vi consiglio di visitare la pagina fan italiana della band: Snow Patrol Italia.

Fallen Empires su Amazon.it (adesso è disponibile!).

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Di Carla (del 22/11/2011 @ 23:12:58, in Scrittura & Lettura, linkato 3918 volte)

Seguo in maniera assidua alcuni blog, sia italiani che stranieri, che si occupano esclusivamente di scrittura e discutono su vari argomenti relativi ad essa, dispensando consigli e regole. Alcuni di questi blog appartengono a scrittori o editor professionisti, insomma gente che con la scrittura ci campa.
La prima cosa che si nota, di solito, è che la maggior parte degli scrittori professionisti (ma non tutti) hanno un approccio più soft, raccontano le loro impressioni e i loro metodi, quasi mai pretendono di avere la verità in tasca. Il loro blog (o Twitter o Facebook) è uno strumento di marketing e apparire simpatici li aiuta a vendere. In ogni caso ciò che trasmettono risulta spesso molto interessante e utile.
Gli editor professionisti invece si concentrano su ciò che non andrebbe fatto e sono abbastanza bacchettoni, ma d'altronde si tratta di una deformazione professionale. Il loro lavoro non è creare ma correggere quello creato dagli altri. Non possono e non devono apparire troppo umili e insicuri, altrimenti se ne metterebbe il dubbio la capacità di fare il loro lavoro.
In entrambi i casi ci sono delle eccezioni, ma più o meno la situazione è questa.
Il discorso cambia quando non si ha a che fare con professionisti (nell'accezione che ho riportato sopra), ma con chi lo fa per hobby o sta iniziando a farne un lavoro, ma non ci campa di certo.
Stranamente i non professionisti hanno quasi sempre qualcosa da insegnare. Al di là del fatto che quello che scrivono sia valido oppure no, il più delle volte si tratta di opinioni trasformate in verità assolute, per cui la prima domanda che sorge è: che titolo hanno per insegnare agli altri?
Non so voi, ma io lo trovo fastidioso. Queste stesse persone poi dicono che gli autori esordienti sono presuntuosi (dare del presuntuoso agli altri non potrebbe essere a sua volta presunzione?).
È vero sì che c'è un sacco di gente che scrive e non conosce neppure la grammatica e la sintassi, ma qui parlerei più di ingenuità che di presunzione.
È anche vero che l'autore esordiente si infastidisce se riceve delle critiche, ma questo riguarda chiunque faccia un lavoro (creativo o no). Tutti si infastidiscono. Ognuno ama quello che scrive e ci crede. Rimane male davanti alle critiche su di esso, persino gli autori di bestseller mondiali. E ha difficoltà ad eccettare che gli altri ci mettano mano, poiché si tratta di un'intrusione in qualcosa di intimo, che rischia di essere snaturato.
Gli scrittori professionisti hanno gli editor che spesso stravolgono ciò che loro scrivono, ma questo non significa che  faccia loro piacere. La differenza sta nel fatto che sono pagati per vedere il loro lavoro stravolto. Non scrivono più per il semplice piacere di farlo, come un esordiente. L'approccio e le motivazioni sono totalmente diverse.
Se mai dovessi avere la fortuna che qualcosa che ho scritto suscitasse l'attenzione di un editore che mi vuole pagare un anticipo sui diritti (sognare non costa nulla), a quel punto sarebbe liberissimo di far massacrare il mio testo. Se però non paga o addirittura sono io a dover pagare, è normale che storca il naso. Come minimo.
Come forse sapete, la mia occupazione principale sono le traduzioni e in questo ambito mi capita spesso di dover fare la revisione del lavoro di altri. Nel fare una revisione succede una cosa strana: più il testo è scritto bene più si cerca il pelo nell'uovo, per giustificare la spesa del cliente, più è scritto male più si è permissivi, affinché il compenso accordato non sia troppo inferiore al lavoro fatto.
Si tratta di un meccanismo inconscio, non voluto. Ci si abitua allo standard che si ha davanti e ci si fa influenzare da esso. Il secondo dei due è abbastanza comprensibile. In ogni caso il testo viene migliorato in maniera commensurata al prezzo. Ma il primo talvolta può essere pericoloso, poiché porta ad una eccessiva interferenza del revisore nel testo.
Finché si parla di traduzioni poco male. Ma, se trasferiamo questo ad un testo originale, non c'è il rischio di snaturarlo a livello stilistico? E poi siamo sicuri che questo cambiamento, che è soggettivamente gradito all'editor che l'ha fatto, sia un reale miglioramento?
Se si parla di editor esperti pagati da un editore, che quindi rendono il testo più in linea con la possibilità di venderlo, è un conto. Queste persone sono pagate a prescindere, anche se si limitano a cambiare poche virgole, purché il risultato finale sia come vuole l'editore. Non devono dimostrare nulla all'autore.
Ma se si tratta di editor freelance, pagati dall'autore, per migliorare il testo prima di inviarlo ad un editore, mi sembra che ci sia il reale rischio di buttare via dei soldi, perché l'editor tenderà a voler dimostrare all'autore di essere, come minimo, più bravo ed esperto di lui (se non lo fosse, a che servirebbe?).
Perdonate questo post leggermente polemico, ma l'argomento è controverso e talmente pieno di sfumature che è difficile capire cosa sia meglio, ma comunque, a mio parere, merita una certa riflessione.
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La morte è soltanto il principio
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