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Tokyo night - Chiara Gallese
Di Carla (del 21/12/2011 @ 06:51:24, in Scrittura & Lettura, linkato 2360 volte)


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 Uno sguardo appassionato sul Giappone

Senza dubbio una bella penna quella di Chiara Gallese, capace di evocare immagini vivide del "suo" amato Giappone anche nella mente di chi non ha ancora avuto la fortuna di visitarlo. A leggere le sue descrizioni pare proprio di stare lì, vederne forme e colori, sentirne i suoni e gli odori, la voce della gente, assaggiarne i cibi. La suggestione è immediata e potente. La stessa idea di dedicare ogni capitolo ad una stazione della metropolitana di Tokyo, raccontando degli eventi che in qualche modo sono ricollegati a quel luogo, è un elemento di notevole originalità e sicuramente una scelta vincente nel far sentire il lettore un po' parte di questi luoghi lontani. Questa particolare struttura del romanzo, insieme all'inserimento del passaggio di una canzone all'inizio di ogni capitolo e le numerose note disseminate lungo il testo sono sicuramente il frutto da tanta ricerca e allo stesso tempo prova di un'opera accuratamente progettata, qualcosa che difficilmente si trova in un autore esordiente che allo stesso tempo sia indipendente.
Posso, quindi, perfettamente comprendere come gli amanti (o almeno curiosi) del Giappone possano reagire con entusiasmo alla sua lettura. D'altra parte chi invece vi si accosta principalmente per leggere una nuova storia potrebbe rimanerne perplesso, nonostante l'autrice si premuri di specificare lo spirito del suo romanzo nella sua descrizione e nella postfazione.
La storia in sé, infatti, passa completamente in secondo piano rispetto all'amore per il Giappone e questa mancanza di equilibrio purtroppo si nota. Non vi è infatti la stessa cura quasi maniacale per i particolari. Il personaggio di Keiko, per quanto parli in prima persona, risulta abbastanza semplice, privo nel modo in cui si comporta di quei contrasti che essa stessa afferma di possedere. È comunque ben caratterizzata nella sua semplicità, ma purtroppo risulta non sempre interessante agli occhi del lettore. Sappiamo cosa le è successo, che lavoro fa, i posti che ha visitato, ma è difficile riuscire ad individuare in essa quel qualcosa di "speciale", che ci aspettiamo di trovare nella protagonista di un romanzo.
I personaggi maschili, che le girano intorno, sarebbero potenzialmente ben più interessanti (a parte il suo primo fidanzato giapponese, che è una figura evanescente appena accennata), ma a tratti risultano stereotipati e semplificati: il giapponese dall'aspetto caucasico tormentato e diviso fra due mondi e l'italiano praticamente perfetto per mettere su famiglia. Basta soltanto questa definizione a far capire come andrà a finire la storia.
Keiko ci parla di loro, ma non riesco a vedere in lei il forte sentimento che prova per loro: non ce lo mostra. Le scene più drammatiche vengono anticipate, ma poi saltate a pie' pari, quasi non fossero importanti.
Tutto questo è un peccato, perché i potenziali per tirare fuori una storia avvincente c'erano tutti: sembra quasi che l'autrice abbia avuto paura di rischiare.
La scelta stilistica di mescolare gli avvenimenti seguendo questo ordine "geografico" invece che quello cronologico mi è piaciuta molto. Peccato che così facendo ogni capitolo tenda ad acquisire una denotazione molto episodica, senza un qualche evento sospeso alla fine di esso, che costringa il lettore ad andare avanti per vedere cosa succede dopo.
L'insieme di queste osservazioni mi fa pensare che nel dare estrema importanza alle ambientazioni si sia trascurato gran parte del resto. Ciò si vede anche da piccoli errori concettuali, come, per fare qualche esempio, le farfalle dei faggi, che in realtà sono quelle delle betulle (che hanno le cortecce bianche); i polipi invece dei polpi (a meno che non si riferisse a qualche specie di celenterato commestibile come le attinie, invece che ai famosi molluschi con otto braccia dotate di ventose); le cicale che friniscono anche di notte (lo fanno solo di giorno nelle ore più calde e di notte ci si sentono i grilli). Tutti piccoli dettagli che possono disturbare, in quanto ci voleva davvero poco per evitarli, se fosse stato dato ad essi metà dell'importanza dei mille dettagli giapponesi con tanto di nota esplicativa.
Poi ovviamente ci sono una serie errori legati alla mancanza di un correttore di bozze: refusi (anche se non tantissimi a dire la verità), qualche imprecisione minore di carattere ortografico e sintattico, una certa mancanza di coerenza nell'uso di diverse forme ortografiche (corrette) lungo l'intero scritto (es. obiettivo e obbiettivo), infine la tendenza ad un eccessivo uso degli accapi, che spezzano anche visivamente la lettura, sebbene questa venga man mano diminuendo con l'andare avanti del testo.
Infine una cosa che non mi è piaciuta tanto è la scelta di inserire una critica alla società italiana in confronto a quella giapponese. Mi è sembrato di per sé un argomento un po' troppo complesso perché potesse essere affrontato in un testo del genere (poiché non essenziale per la trama) e, infatti, risulta troppo semplicistico. Se Keiko fosse una persona reale o se a scrivere le sue storie fosse stata un'autrice giapponese, l'avrei considerata un po' troppo superficiale nelle sue critiche, perché ignorante su come esattamente stanno le cose nel mio paese. Il fatto che invece si tratti di una scrittrice italiana mi lascia a dir poco perplessa, se non altro perché, seppure ci trovassimo di fronte alla pura finzione e quindi le sue parole non dovessero rispecchiare il suo pensiero reale, si tratterebbe di una scelta da parte sua parecchio rischiosa, in quanto potrebbe far storcere il naso al lettore italiano amante del suo paese (e parliamo di tanta gente) e spingerlo ad un giudizio negativo sia nei suoi confronti (se l'autore non percepisce la finzione) che in quelli del modo di pensare giapponese, cosa del tutto controproducente in un testo che vuole invece essere una dichiarazione d'amore nei confronti del Giappone.
La scelta di dare tre stelle a questo romanzo è quindi frutto di tutte queste riflessioni. Resta comunque il fatto che ci troviamo di fronte a una buona scrittrice, che forse manca soltanto un po' di esperienza nel confronto diretto con il pubblico della narrativa, cosa più che normale trattandosi della prima opera pubblicata.

NOTA: Una nuova edizione di questo romanzo è stata pubblicata da Cerebro Editore il 16 dicembre 2013. Il ricavato della vendita del libro verrà devoluto a favore di End Polio Now.

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