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 Giant's Causeway, Irlanda del Nord... di Carla
 

"Tu hai creato la nuova me."
Il mentore

 

NAVE STELLARE AURORA
Il viaggio di ritorno sta per iniziare. L’intento sarà compiuto.

La parte finale del ciclo dell’Aurora è su Amazon, Google Play, Apple, Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelli e Smashwords.

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SELF-PUBLISHING LAB. IL MESTIERE DELL'AUTOEDITORE
E se diventassi tu l'editore del tuo libro?

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LA TRILOGIA DEL DETECTIVE ERIC SHAW
Cosa faresti se una persona che ami fosse un serial killer?

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Di Carla (del 24/11/2023 @ 10:30:00, in Serie TV, linkato 127 volte)
Mi è capitato in passato di parlare della serie TV “Westworld – Dove tutto è concesso” sia su FantascientifiCast che qui sul mio blog (vi invito a visitare i rispettivi link per approfondire). L’episodio del podcast e l’articolo erano però incentrati solo sulla prima stagione, poiché era l’unica ad essere stata realizzata fino a quel momento.
A essa sono seguite ben altre tre stagioni.
Se non avete visto la seconda e la terza stagione, non andate avanti nella lettura, poiché potreste trovare alcuni spoiler. Sulla quarta, invece, mi limito a fare alcune considerazioni, ma che hanno veramente senso solo per chi sa di cosa sto parlando. Insomma, questo articolo è principalmente rivolto a chi ha visto tutta la serie.
 
locandina della stagione 4 di Westworld
 
La seconda stagione rappresentava una vera e propria continuazione della prima, poiché la storia si svolgeva ancora all’interno del parco. A suo tempo trovai il suo finale entusiasmante, perché mi avrebbe soddisfatto anche se non avessero rinnovato la serie per altre stagioni. Ciò che desideravo era che la storia continuasse al di fuori del parco, nel mondo reale del futuro. Un finale aperto del genere, con la fuga di Dolores (o meglio della sua intelligenza artificiale), era almeno una promessa di questa continuazione.
Uno dei motivi per cui amo i finali aperti nelle storie in cui rimangono molti aspetti irrisolti è che posso sempre immaginare per conto mio ciò che accadrà dopo.
 
Ma poi è arrivata davvero la terza stagione ed è stata ancora meglio del previsto.
Ciò che ho apprezzato è proprio il modo in cui rappresenta un’estremizzazione della nostra realtà, in cui tutto ciò che facciamo potrebbe essere influenzato dai dati (informazioni, pubblicità, ecc…) che ci vengono mostrati in base alle nostre abitudini di navigazione e a ciò con cui interagiamo quando siamo sulla rete. Se a gestire ciò cui siamo esposti continuamente non fosse un algoritmo il cui scopo finale è solo indurci ad acquistare dei prodotti, ma una super-intelligenza artificiale, la sua capacità di condizionare la nostra visione della realtà per spingerci a diventare ciò che vuole (o che qualcun altro ha deciso) non sembra affatto qualcosa di impossibile.
Devo ammettere che durante la visione della terza stagione ho guardato più volte con sospetto il banner dei cookie che mi appare ogni volta che visito un sito per la prima volta!
 
Per il mio gusto personale, fino a quel punto il mio apprezzamento di Westworld era andato in crescendo, perciò temevo ciò che avrei trovato nella quarta stagione. Dopo aver finito di vederla, però, il mio primo commento è stato: wow!
Devo dire che mi sono goduta ogni minuto di tutti gli episodi e posso confermare che si tratta della mia serie di fantascienza preferita dopo Battlestar Galactica.
È praticamente impossibile entrare nel dettaglio senza spoilerare, perciò mi limiterò a qualche considerazione sparsa.
 
Dopo il finale della stagione tre, che in parte pareva prendere spunto dall’idea di base del film “Futureworld” (il sequel del film originale “Westworld” di Crichton), non sapevo cosa attendermi da questa quarta. Di certo non mi aspettavo di trovarmi di fronte a un vero e proprio ribaltamento dei ruoli tra umani e androidi. In realtà, il tema del condizionamento del libero arbitrio da parte di un’intelligenza artificiale (metafora degli algoritmi attuali che già influenzano la nostra vita), che è a me caro (e che potete trovare in alcuni miei libri), avrebbe dovuto mettermi in guardia. L’evoluzione che si ha nella quarta stagione, in fondo, ne sembra la conseguenza quasi naturale, in termini di logica di sviluppo di una storia. Solo che viene portata così oltre rispetto alle premesse iniziali da lasciare lo spettatore a bocca aperta.
 
A tutto ciò si aggiungono i numerosi elementi inseriti nella trama che mi riportavano alla mente elementi simili da me usati nei miei libri (non posso dirvi di cosa si tratta, perché sarebbe uno spoiler enorme!), sebbene in un contesto completamente diverso. Rivedere le mie fantasie mostrate in maniera simile da una serie di fantascienza di questo livello è stato davvero entusiasmante. È una sorta di convergenza creativa che mi ha fatto sentire in perfetta sintonia con questa opera di finzione. A momenti è stato come se la TV leggesse la mia mente e mi mostrasse la storia che desideravo vedere. Pazzesco.
 
Evan Rachel Wood nel ruolo di Christina/DoloresTutta questa esaltazione, però, non mi ha impedito di rilevare alcuni aspetti critici.
Prima di tutto, mi sono posta delle domande che non hanno trovato risposta.
Nel mondo è rimasta una sola città? Oppure ce ne sono anche altre e sono tutte fatte allo stesso modo? Da ciò che si vede nella serie, la prima opzione sembra quella corretta, ma nulla viene spiegato, il che è senza dubbio una mancanza.
Se è questa la situazione, mi sembra un po’ eccessiva, anche se sono trascorsi 23 anni.
E, parlando di eccessi, il precipitare degli eventi nell’ultima puntata mi è parso un tantino affrettato.
 
Onestamente, non amo i contesti apocalittici, perché di questo si tratta, e in particolare mi ha dato fastidio che in un certo senso la storia, che, una volta uscita dal parco, si era aperta a mille possibilità, adesso si sia richiusa tremendamente in se stessa.
 
Questi aspetti però non scalfiscono la bontà di tutto il resto della serie, che affronta temi attualissimi, che letteralmente ci circondano, e lo fa reinventandoli in un futuro distopico attraverso un intreccio complicatissimo (altro aspetto che mi è particolarmente congeniale). Insomma, ci obbliga a pensare a più livelli, sia per ritrovare in essa la nostra realtà odierna che per mettere insieme la miriade di tasselli che ci vengono mostrati in ordine non cronologico, in modo da riuscire a venirne a capo. La sua visione è una vera e propria sfida.
 
Inoltre, c’è da considerare che questa storia non è finita.
 
Il finale della stagione, in realtà, non è un finale. Gli autori l’hanno lasciato volutamente aperto nella speranza di un rinnovo per un’ultima stagione. Purtroppo però è arrivata qualche mese dopo la conferma che la serie è stata cancellata.
È un peccato, perché sarei stata proprio curiosa di vedere cosa ne avrebbero tirato fuori, poiché davvero, dopo i tragici accadimenti dell’ultima puntata, si erano infilati in un bel casino. Certo, avevano la possibilità di portare la storia dove volevano, visto che avevano praticamente fatto tabula rasa di tutto il resto, ma il rischio di uscirne con un epilogo inadeguato era altissimo.
 
In tutta onestà, se l’avessero rinnovata, non avrei mai voluto trovarmi nei panni degli ideatori e degli sceneggiatori.
 
Chissà, magari un giorno qualche casa di produzione ne acquisirà i diritti per portare a termine la storia. Oppure mi piacerebbe che ne pubblicassero il finale sotto forma di romanzo, così potrei immaginarlo nella mia testa con maggiore libertà e, nel caso non mi piacesse, far finta che non sia mai esistito.
O forse è meglio lasciarla così, come qualcosa che sarebbe potuto essere perfetto. Grazie all’assenza di un vero finale, niente potrà smentire tale impressione.
 
Di certo c’è una cosa che spero più di tutte, vale a dire che non ne facciano mai un reboot!
 
 
Le immagini sono © HBO.
 
Di Carla (del 08/11/2023 @ 10:30:00, in Tennis, linkato 199 volte)
Potrei aggiungere: e me ne vanto!
 
No, aspettate, questo non significa che io giochi a tennis. Non ho mai giocato a tennis. Mio padre ha provato a insegnarmi qualcosa quando ero ragazzina, ma poi, per mancanza di tempo, non ho continuato.
No, non gioco a tennis. A me piace guardare gli altri che lo fanno, in particolare quelli bravi.
Ho scoperto questa mia passione solo da pochi anni. In passato osservavo questo sport con curiosità, ma solo di tanto in tanto avevo l’occasione di vedere un incontro, anche perché era oggettivamente più difficile beccarne uno in TV in chiaro prima dell’arrivo di SuperTennis (il canale della FITP). Però ogni volta venivo ipnotizzata da quella pallina che andava avanti e indietro sul campo e dalle prodezze di quei tizi e quelle tizie che la colpivano.
Probabilmente ciò deriva dal fatto che mio padre da giovane giocava e c’era un campo proprio nel nostro condominio, quindi tra i miei giocattoli non era raro trovare qualche pallina da tennis usata.
Ma successivamente mi sono concentrata sul calcio, sul tifare il Cagliari, cosa che faccio tuttora.
Poi è arrivata la pandemia, e il tennis, essendo uno sport senza contatto, è stato uno dei primi a riprendere. Così ho iniziato a seguirlo in maniera più costante e in breve tempo ne sono stata catturata.
 
Palline da tennis, Sardegna Open, Cagliari
 
Sono tante le cose che mi piacciono del tennis.
Prima di tutto, il fatto che sia fisica in azione: quella pallina va lì perché è stata colpita in un certo modo.
In secondo luogo, c’è che si tratta di uno sport estremamente psicologico. Ci sono i colpi, il talento, la forma fisica, la tattica, ma ciò che può fare la differenza è come si sente il giocatore in quel momento. Basta poco, quasi nulla, per far cambiare l’inerzia di un incontro solo per il fatto che il giocatore si senta in fiducia rispetto ai propri mezzi oppure perda questa fiducia. La forza mentale, che consente di dimenticare un proprio errore o una prodezza dell’avversario e riprendere a giocare come se niente fosse, può avere la meglio sul resto.
Inoltre, gli incontri di tennis sono come dei thriller. Talvolta basta un episodio, magari fortunoso, un colpo di scena, che può decidere le sorti di un game e creare i presupposti per ribaltare il risultato. Non è mai finita finché non è finita. Un giocatore può essere sull’orlo del baratro, con tre match point contro (anche di più, se si tratta di un tie-break), e annullarli, poi vincere il set e alla fine vincere l’incontro. Tutto può succedere.
 
E poi c’è tutto quello che avviene al di fuori del campo: la preparazione, la programmazione della stagione, l’impegno dei giocatori, l’ambizione, la capacità di migliorare se stessi per diventare più forti sotto tutti i punti di vista.
La cosa più bella è proprio vedere dei giocatori che dall’inizio della loro carriera ottengono i primi successi, accumulano punti, e pian piano salgono in classifica, si misurano con i grandi e poi magari diventano come o meglio di loro.
In tutto questo io trovo ispirazione.
 
Infine, il tennis ha la peculiarità di essere praticato tutto l’anno. A eccezione di dicembre, ogni settimana c’è almeno un torneo di tennis dei circuiti maggiori (ATP e WTA) e, con tutti gli italiani, sia uomini che donne, che stanno ottenendo ottimi risultati in questo sport, ciò significa che c’è sempre un incontro da vedere. Spesso faccio colazione davanti a un incontro in TV, magari in seguito a una levataccia proprio per non perdermelo, visto che i tour toccano tutti i continenti. In un certo senso, è confortante sapere che posso vedere qualcosa che mi piace anche tutti i giorni, se voglio.
 
Io alla Coppa Davis 2023 a Bologna
 
Inizialmente lo facevo di tanto in tanto, ma poi ho iniziato a conoscere meglio i giocatori, le loro storie, ad appassionarmi al loro gioco. Adesso mi ritrovo a organizzare la mia vita, sia quotidiana che gli impegni programmati, incluse eventuali vacanze, in modo tale da non perdere i tornei che mi interessano.
E, qualche volta, una mia vacanza non è altro che un viaggio per andare a vedere un torneo e poi, visto che ci sono, faccio anche la turista.
 
Ammetto che essere una lavoratrice autonoma mi facilita non poco le cose! Se avessi degli orari di lavoro fissi, sarebbe un bel problema vedere un incontro la mattina e il pomeriggio o, peggio ancora, durante la notte.
Potrebbe sembrare che il tennis mi porti via tempo, molto tempo. Da una parte è vero, poiché qualche volta, all’inizio di un grosso torneo come uno Slam, capita che ci sono anche quattro o cinque incontri di tennisti italiani in un giorno, alcuni dei quali non si sovrappongono e quindi che posso vedere. D’altra parte, però, avere questo tipo di impegno mi porta a sfruttare meglio il mio tempo.
 
Avere a disposizione un numero limitato di ore per lavorare a qualcosa, invece che genericamente tutta la giornata, mi spinge a essere più disciplinata, perché poi potrò avere la mia ricompensa. Per esempio, adesso che sto scrivendo questo articolo sono in attesa che inizi un incontro alla TV e ciò mi spinge a scrivere in fretta, invece di stare lì a pensarci tanto o, peggio, a mettermi a cazzeggiare su qualche social network!
Ma mi ha anche aiutato a rivedere le mie priorità. Mi sono resa conto che spesso mi occupavo di cose non necessarie più per abitudine che per reale interesse (ormai perso). Anzi, alla fine mi facevano sentire inutilmente insoddisfatta, poiché non mi procurava più piacere farle e allo stesso tempo non portavano ai risultati sperati. Molto meglio lasciarle da parte e guardare un po’ di tennis, per trovare il buonumore (soprattutto in caso di vittoria!) necessario per affrontare i miei doveri e nuove stimolanti sfide.
 
Lorenzo Sonego ed Elias Ymer a Bologna, Coppa Davis 2023
 
Ma devo ammetterlo: il tennis crea dipendenza. Me ne accorgo quando non ho nessun incontro da vedere per un paio di giorni. Non parliamo poi del mese di dicembre! Però in quel caso almeno mi consolo col pattinaggio di figura su ghiaccio.
Comunque si tratta di una bella dipendenza, una di quelle senza effetti collaterali.
 
Okay, adesso devo proprio andare: non solo l’incontro è iniziato, ma le ultime frasi le ho scritte durante un cambio campo!
 
 
 
Tutte le foto sono mie (©2023): 1) Sardegna Open (maggio 2023); 2) io a Bologna durante la fase a gironi della Coppa Davis 2023; 3) Lorenzo Sonego ed Elias Ymer (Bologna, Coppa Davis 2023).
Questo articolo inaugura una nuova sezione del blog. Altri articoli in altre sezioni in cui ho parlato della mia passione per il tennis sono:
Nuovo anno, nuovi propositi: 2022
Il tennis come esperienza religiosa - David Foster Wallace (mini recensione)
 
Di Carla (del 28/10/2023 @ 10:30:00, in Video, linkato 145 volte)
In questo articolo sono raccolti alcuni video in cui si parla di me come autrice e autoeditrice o in cui vengono recensiti i miei libri.
 
 
Recensione di “Per caso”, su Leggendo si cresce (2018)
 
 
Analizzando il successo di Carla Monticelli, su Credi Nella Tua Storia (2018)
 
 
Recensione di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, su Credi Nella Tua Storia (2020)
 
 
Recensione di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, di Marco Freccero (2021)
 
Di Carla (del 27/10/2023 @ 10:30:00, in Video, linkato 171 volte)
Dal 2013 in poi ho avuto il piacere di essere invitata a partecipare come relatrice a conferenze sulla fantascienza e sull’autoeditoria. Solo di alcune di queste esistono delle registrazioni video, che per semplicità ho raccolto in questo articolo in ordine cronologico.
 
Nella sezione Eventi di questo blog potete inoltre trovare gli articoli dedicati a ognuno di essi, inclusi quelli di cui non esiste una registrazione, ma dei quali ho comunque fornito un ampio resoconto (tra cui le conferenze che ho tenuto al Salone Internazionale dei Libro di Torino e alla Frankfurter Buchmesse).
 
 
COM:UNI:CARE Live Conference, Salerno (ottobre 2013)
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
 
Festival Professione Giornalista, Bologna (marzo 2016)
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
 
Più Libri Più Liberi, Roma (dicembre 2016)
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
 
Scienza & Fantascienza 2018, Varese (dicembre 2018)
Titolo: “Marte: quando ci andremo e cosa troveremo?
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
 
Scienza & Fantascienza 2019, Varese (ottobre 2019)
Ho partecipato alla conferenza col titolo “Il giorno della Luna”, che è disponibile online sul sito dell’Università degli Studi dell’Insubria al link accessibile facendo clic sull’immagine sotto.
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
 
Scienza & Fantascienza 2020, Varese (ottobre 2020)
Questa conferenza si è tenuta online. Titolo: “Portatori di morte… ma anche no: i virus e la vita sulla Terra e oltre la Terra”.
Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili qui:
 
Di Carla (del 26/10/2023 @ 10:30:00, in Video, linkato 146 volte)
In questo articolo sono raccolti i video utilizzati per promuovere alcuni dei miei libri.
 
 
Booktrailer dei volumi di “Deserto rosso” (2012-2013)
Scopri di più sui libri su www.desertorosso.net  
 
 
Booktrailer dei volumi di “Red Desert” (in inglese, 2014-2015)
Scopri di più sui libri su www.reddesert.eu (in inglese)
 
 
Teaser della Trilogia del detective Eric Shaw (2019)
Scopri di più sui libri su www.anakina.net/detectiveshaw
 
 
Teaser 2 della Trilogia del detective Eric Shaw (senza musica, 2019)
Scopri di più sui libri su www.anakina.net/detectiveshaw
 
 
Teaser di Red Desert (in inglese, 2021)
Scopri di più sui libri su www.reddesert.eu (in inglese)
 
Di Carla (del 25/10/2023 @ 10:30:00, in Video, linkato 151 volte)
In questo articolo sono raccolte le interviste rilasciate dal 2013 che tuttora sono disponibili in formato video.
 
 
Intervista a Salerno durante COM:UNI:CARE Live Conference (ottobre 2013)
 
 
Intervista in diretta con la Biblioteca di Vernate (6 marzo 2021)
Disponibile anche su Instagram (l’audio si sente meglio) qui:
https://www.instagram.com/p/CMFOC77otzO/
 
 
 
Intervista su Scrittore Vincente (17 maggio 2021)
 
Di Carla (del 23/10/2023 @ 10:30:00, in Audio, linkato 198 volte)
In questo articolo sono raccolte le interviste che ho rilasciato dal 2012 e che tuttora sono disponibili in formato audio.
 
 
Intervista su FantascientifiCast (25 luglio 2012)
(A partire dalla posizione 48:30)
 
 
Intervista su MVMI (21 febbraio 2014)
 
 
Interview and review of “Red Desert – Point of No Return” by Doug Turnbull (in inglese, 31 luglio 2014)
 
 
Intervista su M13 (in due parti, 16-18 febbraio 2015)
 
 
 
Intervista su MVMI (4 giugno 2015)
 
 
Intervista su Credi Crea (8 marzo 2017)
 
 
Interview at Origin Podcast (in inglese, 9 maggio 2018)
 
 
Intervista su Credi Nella Tua Storia (13 febbraio 2019)
 
 
Intervista su Credi Nella Tua Storia (20 febbraio 2019)
 
 
Intervista su Credi Nella Tua Storia (27 febbraio 2019)
 
 
Intervista su MVMI (8 giugno 2020)
 
 
Intervista su RadioScrivo (6 aprile 2021)
 
Di Carla (del 22/10/2023 @ 00:04:44, in Audio, linkato 242 volte)
A partire dal 2012, subito dopo la pubblicazione di “Deserto rosso – Punto di non ritorno”, e per gli anni successivi ho avuto il piacere di collaborare con il podcast FantascientifiCast, che è senza dubbio il miglior podcast italiano che si occupa di fantascienza. Ciò mi ha permesso di conoscere i suoi fondatori, e in particolare Omar Serafini, che è diventato un caro amico.
 
In questo articolo vi riporto tutti insieme i link diretti agli episodi cui ho partecipato.
Invece, nella sezione Podcast, fra le altre cose, trovate gli articoli dedicati a ogni partecipazione, mentre nella sezione Fantascienza e spiritualità sono riportati quelli di approfondimento sugli argomenti trattati nella rubrica “Life on Mars?”.
 
Fate clic sulle immagini per accedere alla pagina dell’episodio corrispondente, dove potete anche leggerne la presentazione.
 
 
TeamUP: Dune
(Al minuto 48 e 30 secondi circa)
 
Angels and Spider Mastermind from Mars
(In cui inizia la rubrica “Life on Mars?” al minuto 20)
 
TeamUP: Battlestar Galactica
(Al minuto 49)
 
Dal Cyberpunk al Mesozoico prossimo venturo…
(Qui parlo della Trilogia del Vuoto di Peter F. Hamilton alla posizione: 1:06:18)
 
Tutti Muto(i): Godzilla è tornato!
(Al minuto 40)
 
Ritorno al futuro… su Marte!
(Qui parlo del romanzo “The Martian” di Andy Weir alla posizione 1:11:37)
 
Cercando il Labirinto…
(Partecipo a tutta la puntata, che è dedicata al franchise di Westworld)
 
Intervista a Giulia Bassani
(Io e Omar intervistiamo Giulia Bassani, autrice di “Ad Martem 12”)
 
Marte: quando ci andremo e cosa troveremo? (prima parte) – Scienza & Fantascienza 2018
(Audio della conferenza tenutasi all’Università degli Studi dell’Insubria nel dicembre 2018)
 
Intervista a Giorgia Sinicorni
(Io e Omar intervistiamo l’attrice Giorgia Sinicorni della serie “Missions”)
 
 
Buon ascolto!
 
Di Carla (del 20/10/2023 @ 02:08:19, in Audio, linkato 192 volte)
Questa registrazione risale al 2012, quando pubblicai il primo volume di “Deserto rosso”, vale a dire “Deserto rosso – Punto di non ritorno”. Un giorno decisi di provare a registrarmi mentre leggevo la prima scena, che in realtà (e per fortuna) è molto breve.
 
Sono appena cinque minuti e mezzo in tutto, ma ci misi almeno mezz’ora per tirarne fuori una registrazione decente. E con decente intendo senza errori!
 
Fu un’esperienza divertente e decisi di trasformarla in un piccolo strumento promozionale. Ci aggiunsi una colonna sonora: la musica del booktrailer del libro per l’introduzione e, come sottofondo, il brano “Catch Me If You Can” dei Polydream (con il loro permesso).
 
Se non l’avete già fatto, potete ascoltarla qui.
 
 
Di Carla (del 31/12/2022 @ 09:30:00, in Propositi, linkato 1254 volte)
Questa cosa di fare un resoconto dell’anno appena passato sta diventando un impegno un po’ stressante. Sarà forse perché più si va avanti e più sembra che dodici mesi passino in un baleno?
Okay, scherzo!
Non è poi tanto stressante. Anzi, in verità, mi torna utile per raccogliere le idee, rendermi conto che in fondo (molto in fondo) ho combinato qualcosa anche quest’anno e quindi darmi una pacca virtuale sulla spalla, grazie alla quale mi è più semplice continuare a portare avanti i miei tanti propositi.
Che poi, pensandoci bene, questo 2022 mi è parso un po’ più lungo dei precedenti. Giusto un filino, eh! Senza esagerare.
 
 
Ma lasciamo da parte questi discorsi pseudo-filosofici (?) e torniamo ai fatti. Vi starete chiedendo se sia riuscita o meno a portare a termine i propositi che ho dichiarato un anno fa.
A dire la verità, mi sono resa tale compito abbastanza semplice, visto che il proposito era solo uno, cioè completare la preparazione della versione inglese della trilogia del detective Eric Shaw.
 
Be’, il primo libro della serie, “The Mentor”, è stato pubblicato il 30 novembre. Le edizioni del secondo, “Syndrome”, sono tutte pronte e il libro è già disponibile per il preordine. Verrà pubblicato il 28 febbraio 2023. Alcune edizioni del terzo, “Beyond the Limit”, sono ugualmente pronte e disponibili per il preordine. Devo ancora terminare la preparazione di quelle cartacee, ma non c’è particolare fretta, visto che la data di pubblicazione è il 31 maggio 2023.
Quindi posso dire che, per quanto riguarda la preparazione dei libri e la loro pubblicazione, ho rispettato miei propositi. Evviva!
 
Sul fronte della promozione sono però un po’ indietro.
In un mondo ideale, avrei dovuto avere tutte le edizioni pronte e in preordine già da agosto, in modo da poter sfruttare i tre mesi successivi per organizzare la promozione e arrivare preparata all’uscita del primo libro.
Ovviamente, non viviamo in un mondo ideale.
Nella realtà ho ricevuto il manoscritto dell’ultimo libro dalla mia proofreader inglese solo a maggio. Ci ho messo mano per completare le correzioni e finalmente, dopo l’ennesima rilettura (anche dei libri precedenti), mi sono trovata con la versione definitiva del testo.
E poi è arrivata l’estate, con tante cose da fare (tipo andare in vacanza) e allo stesso tempo un bel po’ di lavori di traduzione.
 
 
Contemporaneamente, mi sono messa ad aggiornare tutte le edizioni ebook dei miei libri, in modo da averne un’unica versione in epub, con tutte le informazioni più recenti all’interno, inclusi tutti i necessari link (alcuni non funzionavano più). Era un lavoro che stavo portando avanti dall’inizio dell’anno e in alcuni casi ho dovuto aggiornare anche le versioni cartacee.
Poi, a partire da maggio, ho iniziato a sperimentare la possibilità di creare dei libri in copertina rigida, in modo da trovarmi preparata per quando avrei dovuto utilizzare questo formato con la trilogia in inglese.
L’oggetto del mio esperimento è stato “Affinità d’intenti”, che, essendo il mio romanzo più breve, mi consentiva di crearne una versione in questo formato a un prezzo di stampa e di listino accettabili.
Per l’occasione ho realizzato una nuovissima copertina basata sul concept della vecchia, ma stavolta utilizzando delle foto. In particolare, ho usato due scatti di un fotografo olandese che vive in Sicilia. Questa nuova copertina è diventata anche quella ufficiale dell’ebook.
 
Tra l’altro, per l’occasione, ho creato il mio nuovo logo, che per ora potete vedere solo nell’icona del sito sul browser e in pochi altri luoghi reali (inclusa la sopraccitata edizione in copertina rigida) o virtuali (come il mio canale YouTube).
 
Il passo successivo è stato adattare la copertina anche all’edizione inglese, “Kindred Intentions, sia per l’ebook che per la versione in copertina rigida. In più l’ho usata per creare una seconda edizione in copertina flessibile, che è stata distribuita tramite un’altra piattaforma.
 
Morale della favola, ad agosto mi sono ritrovata con solo i manoscritti della trilogia in inglese in mano e alcune idee per l’adattamento delle copertine (a partire dalla loro versione italiana).
Visto che, per poter fare le cose, bisogna anche sapere cosa si deve fare, mi sono messa lì davanti a un foglio bianco (in realtà, una pagina di OneNote) e ho stilato un elenco dettagliato di tutto ciò che avrei dovuto fare per preparare i libri per la pubblicazione e per promuoverli. Alcune voci hanno poi dato luogo a nuovi elenchi adiacenti, finché alla fine mi sono ritrovata un vero e proprio piano, che è tuttora in fase di svolgimento.
 
A quel punto era già settembre e io dovevo preparare il mio “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” e una conferenza del ciclo di “Scienza & Fantascienza”, che avrei poi tenuto a ottobre.
All’inizio di ottobre finalmente sono tornata a Varese a tenere di persona il laboratorio all’Università degli Studi dell’Insubria, dopo ben tre anni. Che bello è stato poter di nuovo vedere gli studenti negli occhi!
(La prima foto è stata scattata proprio a Varese e mi vedete insieme a Sara Simoni, ex-studentessa del mio laboratorio e ora collega autrice.)
E due settimane dopo ho partecipato alla conferenza, anche se a distanza, visto che non è stato possibile organizzarla durante il mio breve soggiorno in Lombardia.
 
Tutto questo discorso era per dire che, in pratica, mi sono girata ed era già novembre. E io avrei dovuto pubblicare il primo libro entro un mese. Aiuto!
A quel punto, ho dovuto mettermi veramente d’impegno.
Pensate che il libro ha una sola versione in ebook, ma addirittura cinque diverse edizioni cartacee, ognuna con una copertina leggermente diversa (di cui due in versione rigida e tre in versione flessibile). Ciò è dovuto al fatto che ho usato più piattaforme per assicurare al libro la massima distribuzione possibile. Solo che ogni piattaforma ha dei modelli di riferimento leggermente diversi persino per i libri nello stesso formato.
Insomma, un lavoraccio!
Però sono contenta di averlo fatto, perché le copertine sono uscite veramente bene. Dateci un’occhiata nel minisito della trilogia in inglese a questo link.
 
Tutto ciò, però, ha fatto sì che potessi iniziare a dedicarmi seriamente alla promozione solo a ridosso della pubblicazione di “The Mentor”, quindi con tre mesi di ritardo rispetto al piano originale.
Per fortuna, i libri autoprodotti non hanno scadenza.
Perciò la mia principale occupazione al momento è programmare promozioni e sperimentare piattaforme pubblicitarie. Spero di vedere i primi frutti di tutto questo lavoro prima nella pubblicazione del secondo libro, in modo da avere poi un buon effetto domino sul terzo.
Allo stesso tempo, sto esplorando altre possibilità di sfruttare i miei diritti sui libri, ma non voglio entrare nei dettagli, anche per una questione di scaramanzia. Ve ne parlerò per bene in futuro, se vedrò concretizzarsi qualche opportunità.
 
Come avrete forse notato, non ho fatto alcun cenno all’eventuale prequel della trilogia (“La prova”, che in inglese sarebbe stato “Evidence”). Ebbene, come temevo, non ho avuto minimamente il tempo di occuparmene. Non che avessi tanta voglia di scriverlo, sia chiaro, ma, anche se ne avessi avuta un po’, non sarebbe servita a nulla.
Non ho del tutto escluso la possibilità di scriverlo nel prossimo futuro, anche perché ho sempre l’outline del libro pronta nel cassettoletteralmente in un foglio scritto a mano conservato in un cassetto), ma, se voglio anche soltanto pensare di farlo, devo prima completare il lavoro iniziato con la trilogia. Si vedrà!
 
Di positivo c’è che delle numerose voci di quegli elenchi di cui vi ho accennato prima almeno la metà sono state sbarrate, il che significa che inizio a vedere la luce alla fine del tunnel.
Vi giuro che stento a crederci!
 
C’è anche da dire, però, che non è che abbia passato dodici mesi sempre di fronte al PC a lavorare. A parte che ovviamente d’estate mi sono fatta un bel po’ di mare (e qui l’estate dura da maggio a ottobre), a luglio sono andata in vacanza fuori della Sardegna (era ora!) e, incredibilmente, ho rimesso piede all’estero, anche se solo per qualche ora.
Ho passato una bellissima settimana in Alto Adige, in particolare in Val Pusteria, da cui ho fatto una doverosa capatina in Austria.
(La foto accanto è stata scattata sulla cabinovia che collega Valdaora alla sommità del Plan de Corones, in quella sotto si riconoscono le Tre Cime di Lavaredo riprese dal punto di osservazione vicino a Dobbiaco.)
 
La parola bellissima, però, è assolutamente riduttiva nel descrivere quanto sia stata bene durante questa vacanza. Dovete sapere che ho soggiornato a lungo da quelle parti con i miei genitori per la prima volta quando ero ancora poco più che una bambina (stiamo parlando di più di tre decenni fa), in un paesino che si chiama Villabassa (Niederdorf). Ci sono poi tornata nella prima metà degli anni novanta e poi mai più fino allo scorso luglio. Sono stata di nuovo in Alto Adige negli anni zero: una volta nel 2001 per due giorni a Bressanone (per vedere un concerto) e poi qualche giorno nel 2007 in Val Gardena, dove il Cagliari (la squadra di calcio) era in ritiro.
Be’, nel rimetterci piede dopo tanto tempo, ho scoperto con grande piacere che Villabassa non è affatto cambiato. Nonostante i decenni passati, mi ricordavo tutto, ho riconosciuto ogni strada (non è precisamente una metropoli!) e ho provato di nuovo quella grande sensazione di pace che solo la montagna riesce a darti, unita in questo caso a piacevoli reminescenze di un tempo della mia vita che era sicuramente molto più spensierato del presente.
Eravamo lì da meno di un giorno quando io e il mio compagno ci siamo detti: dobbiamo tornare!
E credo proprio che lo faremo.
 
Se poi siete curiosi di sapere come ho trascorso il tempo rimanente del 2022, oltre a quello passato a occuparmi della mia attività editoriale, delle traduzioni, della mia vita da spiaggia e delle mie vacanze in montagna, be’, l’ho trascorso guardando un sacco di tennis!
Eh, sì, pare che questa mia dipendenza, di cui vi avevo già accennato un anno fa, continui. Ma, d’altronde, se avete per caso tenuto d’occhio la mia pagina su Facebook o il mio profilo su Twitter o le mie storie su Instagram, ne eravate di certo già al corrente.
Anzi, questo dicembre di astinenza (!) è stato abbastanza duro. Comunque, mi sono consolata col pattinaggio di figura (!!) e, ovviamente, col calcio, anche se il Cagliari in questi anni ci sta facendo tribolare un po’.
Inoltre, non sono mancati bei film e soprattutto belle serie TV a contornare il tutto, con l’aggiunta di qualche buon libro, anche se non tantissimi (ultimamente sto leggendo poco).
 
E, infine, non paga della necessità di usare sempre di più l’inglese, ho deciso di dare una rinfrescata al mio tedesco, ormai zoppicante dopo anni di poco uso anche nelle traduzioni. Ci ho rimesso mano poco alla volta dalla scorsa primavera, senza particolare fretta. Mi piacerebbe almeno riportarlo al livello che avevo una decina di anni fa, per poterlo sfruttare di più in ambito lavorativo (e non solo, come ho fatto a luglio, per origliare indisturbata le conversazioni tra la proprietaria dell’hotel e i clienti germanofoni durante il mio soggiorno in Alto Adige).
Visto che ci sono, non sarebbe male se facessi altrettanto anche col francese.
 
Sto dimenticando qualche cosa?
Ah, sì, anche quest’anno ho seguito alcuni MOOCs (corsi online aperti su larga scala) su FutureLearn: tre in tutto. Faccio sempre più fatica a trovarne qualcuno interessante che non abbia già seguito, ma non demordo e continuo a cercare.
 
 
Okay, diciamo che il resoconto dell’anno che sta per concludersi, per quanto un po’ caotico, può definirsi completo. Adesso resta solo l’ultima parte: definire i propositi per il prossimo anno.
E anche stavolta ho intenzione a limitarmi all’essenziale.
 
1)      Terminare la preparazione e la pubblicazione dell’edizione inglese della trilogia del detective Eric Shaw. E riuscire a ottenere il massimo possibile dalla promozione, senza però prendermela più di tanto se non riuscirò a raggiungere tutti i lettori che vorrei.
Ammetto che per me è già un successo riuscire a pubblicarla, dopo tutto il lavoro fatto per tradurla. Una volta che sarà lì a disposizione del pubblico anglofono, avrò qualcosa di tangibile su cui lavorare per sfruttarne al meglio i diritti.
2)      Finire di aggiornare tutti i miei siti per renderli adatti ai dispositivi mobili e introdurre una nuova grafica, col mio nuovo logo. Avevo già iniziato a farlo nel 2021. Poi, durante il 2022, ho creato dei minisiti per le edizioni inglesi dei miei libri (inclusa la trilogia). Adesso mi restano da convertire quello principale sia in italiano (Anakina.net) che in inglese (Anakina.Eu) e quello italiano dedicato al Ciclo dell’Aurora.
Dovrei anche farmi una nuova foto ufficiale, visto che quella che uso adesso ha più di otto anni.
3)      Fare più attività fisica. Lo voglio proprio prendere come un impegno serio.
 
Se tutto va come atteso, dovrei portare a compimento i primi due propositi in un tempo inferiore a un anno, considerando che sono entrambi avviati. Ciò significa che ci sarà tempo per altro, ma, a tal proposito, non voglio assolutamente fare programmi.
Uno dei miei più grandi desideri, infatti, è completare tutto, ma proprio tutto, quello che sto facendo e trovarmi un giorno con zero progetti iniziati. E a quel punto decidere, in base a come mi sentirò in quel momento, quale sarà il prossimo cui dedicarmi.
 
 
Succederà nel 2023?
Staremo a vedere e, se tutto va bene, fra un anno vi racconterò come è andata.
 
 
Anche per quest’anno è tutto.
Come mia consuetudine chiudo ringraziando tutti voi che mi seguite: familiari, amici, lettori, colleghi e collaboratori.
Grazie di cuore per il sostegno che mi date.
 
Se volete, raccontatemi nei commenti di questo articolo, o dei social network dove lo condividerò, come è andato il vostro 2022 e cosa vi proponete di fare nel 2023.
Buona fine e buon inizio!
 
 

 

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