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 Ilheus (Brasile)... di Carla
 

“Il fatto che le nostre specie sono nemiche non significa che anche tu e io dobbiamo esserlo.” Per caso

 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 05/11/2011 @ 04:13:51, in Lettura, linkato 3004 volte)


 Salvato (forse) dal finale

Libro molto strano questo di van Vogt. Parte bene e ti intriga, nonostante il sapore di romanzo per ragazzi, poi si arena. Mentre la trama scorre troppo velocemente, la narrazione diventa noiosa ed è tremendamente facile distrarsi per poi perdere il filo, vista la rapidità degli eventi. Mentre i personaggi e le loro azioni sembravano all'inizio assolutamente credibili, tendono successivamente a diventare troppo "facili" nella parte centrale del libro, perdendo tutta la loro plausibilità e sfiorando l'assurdo.
Il tocco di un grande autore si vede comunque nel modo in cui narra la storia: lo stile, le parole ti catturano. Ma la storia in sé sembra ingenua, come quelle dei romanzi per ragazzi, ma inadatta a questi ultimi dati i temi complessi trattati.
Forse sono i 60 anni passati dalla sua pubblicazione ad essere causa di tale apparente ingenuità. D'altronde l'accostamento di astronavi con cabine telefoniche un po' fa ridere. Ma già dall'inizio non è poi tanto difficile accettare questa atmosfera retrò in ambito fantascientifico, i problemi sono altri.
Non voglio entrare nei dettagli della trama, per non rovinare la lettura del libro. Mi limito a dire che si nota una certa approssimazione nella concatenazione dei fatti, che a tratti sono semplicemente riassunti adducendo scuse improbabili e forzate, per giustificare il dirigersi dell'azione in una certa direzione.
Ciò che davvero salva il romanzo e mi ha spinto a dargli almeno 3 stelline è il finale. Non parlo tanto del capitolo finale (che è tremendamente tirato per i capelli), ma proprio dell'ultima pagina, addirittura le ultime frasi, in cui si delinea un colpo di scena che permette di chiudere la storia in bellezza.

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Di Carla (del 03/11/2011 @ 20:22:31, in Varie, linkato 2381 volte)
Dopo il silenzio di questi giorni, passati tra festività e lavoro (che quando sono insieme creano non pochi problemi di tempo), rieccomi qui con un post leggermente autocelebrativo.
Eh sì, oggi è il mio compleanno e si festeggia. Diciamo che i festeggiamenti sono iniziati già dalla settimana scorsa, quando ho ricevuto un primo regalo e mi sono fatta un bel weekend a Milano.
Ma andiamo per ordine.
Come qualcuno che mi segue su Twitter e Facebook sicuramente sa, ho un Kindle DX nuovo di zecca: il mio primo ebook reader. Ho aspettato un po' di tempo prima di fare questo passo. Ero frenata dai prezzi, dai commenti non sempre entusiasti, ma soprattutto dalle dimensioni degli ebook reader, che si trovavano in giro. Avevo già da tempo addocchiato il Kindle DX, cioè l'ebook di Amazon con lo schermo da 9,7 pollici, che quindi legge nativamente il formato 4A e va bene anche per tantissimi documenti in pdf in mio possesso, ma fino a poco tempo fa il suo prezzo era alquanto inaccessibile. Ultimamente però con l'uscita della nuova generazione di Kindle, che non ha visto il rimpiazzo di questa versione con tastiera con una dotata di touchscreen e ha di conseguenza provocato l'abbassamento dei prezzi, ho deciso di acquistarlo. Un po' anche perché temevo che andasse fuori commercio.
La soddisfazione è, al momento, totale.
Il Kindle DX è un gran bel dispositivo, bello a vedersi, ma anche a livello di funzionalità. Con 3,5 Gb a disposizione, c'è spazio per tutti i miei libri e per tutti quelli che ho iniziato a scaricare. Non importa se il loro formato non contempla un testo fluido, come succede con i pdf. Lo schermo di grandi dimensioni permette di visualizzare tutto correttamente senza dover ricorrere a scomode conversioni. La possibilità di acquistare i libri direttamente da Amazon.com e quella di navigare su Wikipedia in 3G gratuitamente, ovunque mi trovi, sono veramente utilissime.
Ancora non ho iniziato a leggere un libro vero e proprio, perché ne ho un altro in lettura ("Slan" di Alfred E. van Vogt, di cui posterò prossimamente una recensione). Quando lo farò, vi riferirò le mie impressioni. Da quel poco che ho visto, però, mi sembra che la lettura sia riposante e confortevole.
Ma di sicuro la cosa più elettrizzante è poter contenere in un unico oggetto tanta roba da leggere. Mi sento un po' come quando ho ricevuto il mio primo iPod, con la differenza che qui si parla di libri, cioè di cose la cui fruizione occupa molto più tempo e coinvolge la mia mente, arricchendola, in maniera maggiore rispetto alla musica.
Inoltre questo nuovo strumento mi permette di cimentarmi nella lettura di autori esordienti e indipendenti senza spendere un occhio per acquistare le versioni cartacee dei loro libri. Anzi, colgo l'occasione per invitare qualunque autore, che leggesse questo post e avesse piacere che il suo libro venga recensito nel mio blog, a contattarmi.
E a proposito di questo blog, vi segnalo anche che ho aperto un profilo pubblico su Facebook (potete vedere qui accanto il box) collegato appunto al blog. Se avete Facebook e magari vi piace quello che leggete qui, potete cliccare su "Mi piace" (se vi va, ovviamente).
Infine una nota sulla bellissima giornata passata a Milano lo scorso sabato, dove, tra le varie cose, sono andata a vedere la pomeridiana di "Sister Act". Di musical ne ho visti parecchi ultimamente, ma questo ammetto che mi ha impressionato. A parte la storia divertente, che già conoscevo, e la bravura degli interpreti (la protagonista vista da lontano sembrava proprio la Goldberg), il livello tecnico era altissimo. Cambi repentini di scena e di costume, degni di un grande prestigiatore, le musiche coinvolgenti suonate dal vivo e la perfezione del tutto (tranne due piccoli errorini degli interpreti, ma niente di che) riuscivano a dare l'impressione allo spettatore quasi di trovarsi davanti ad un film e non a qualcosa che veniva messo in scena in quel momento davanti a lui.
Se vi trovate a Milano (o in futuro in qualche altra città dove verrà portato) dovete assolutamente andare a vederlo.
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Di Carla (del 28/10/2011 @ 13:16:20, in Musica, linkato 2003 volte)

Dall'unione artistica tra Guido Ponzini, una mia "vecchia" conoscenza in campo musicale, e la giovanissima Myriam Farina nasce MG_INC, un duo che avvicina due strumenti concepiti in periodi ben diversi, la viola da gamba e l'arpa, e si cimenta nella musica contemporanea di compositori quali Philip Glass, Ryuchi Sakamoto, Joe Hisaishi, Yann Tiersen, Nobuo Uematsu e Giovanni Sollima, riarrangiando i loro brani e riproponendoli in una veste insolita.
Il risultato di questa unione è il disco di debutto "Almost in the air - Antichi strumenti, nuovi suoni", che verrà pubblicato a giorni dall'etichetta Actè Prealable. Di questo sono stati già presentati 3 brani, per uno dei quali è stato girato anche un videoclip (che potete vedere qui sotto).
Nell'ambito della promozione si inserisce anche un concorso, che permetterà a 3 fortunati di vincere una copia dell'album. Per partecipare basta diventare fan nella pagina Facebook di MG_INC e commentare il video di "Madness".

Nel frattempo potete godervelo anche qui. Buon ascolto!

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Di Carla (del 27/10/2011 @ 17:20:24, in Lettura, linkato 2904 volte)
More about Ultima sentenza

 


 Colpisce anche senza colpo di scena

Pochi come Grisham riescono a coinvolgerti così nella lettura di un romanzo che è sostanzialmente raccontato. Quasi 500 pagine in cui i personaggi vengono presentati con distacco, mentre la legge, gli intrighi e la politica (tre cose che formano un tutt'uno privo di soluzione di continuità) sono i veri protagonisti di questa storia e sono loro ad essere messi a nudo senza pietà.
 È una di quelle storie che tende un po' a deludere, poiché, come in pochi altri romanzi di questo autore (per esempio "L'ultimo appello" o "Il testamento"), si tende ad aspettare un colpo di scena che invece non arriva. Ma proprio perché i veri protagonisti non sono i personaggi, la cosa non deve stupire. Grisham vuole raccontare di fatti che potrebbero veramente accadere nella realtà, dove i colpi di scena e le redenzioni raramente avvengono, ed è coerente con questa linea fino alla fine.
 L'ultimo capitolo, anche se sicuramente infastidisce, è indubbiamente bello, degno di un grande scrittore. Alla fine non possiamo che essere d'accordo con lui che questo era di fatto l'unico epilogo possibile.
 Eppure rimane il senso di fastidio, l'impressione di essere traditi da un amico che promette tanto per poi non mantenere. C'è addirittura del perfido, a mio parere, nel modo in cui ci induce a pensare che sta per avvenire qualcosa, quando poi il vero colpo di scena è proprio il fatto che non avvenga.
 Nonostante questo, è una lettura appassionante. Quasi 500 pagine fatte fuori in 7 giorni. Ad un certo punto ho dovuto continuare a leggere fino alla fine, perché non potevo attendere il giorno dopo.
 Sono rimasta sconvolta di fronte a come vanno le cose negli Stati Uniti, come sempre quando leggo Grisham. E ancora una volta ho ringraziato di non vivere lì!

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Di Carla (del 26/10/2011 @ 13:32:24, in Musica, linkato 2092 volte)

Cosa succede se date i brani di un album degli U2 a 12 artisti diversi e chiedete loro di reintrerpretarli secondo il loro modo di concepire la musica?
Be', potete scoprirlo da voi ascoltando il tribute album "Achtung Baby Covered", che è in vendita dal 25 ottobre in allegato al Q magazine di dicembre.
Ecco la track list:
01. Nine Inch Nails – Zoo Station
02. U2 (Jacques Lu Cont Mix) – Even Better Than The Real Thing
03. Damien Rice – One
04. Patti Smith – Until The End Of The World
05. Garbage – Who’s Gonna Ride Your Wild Horses
06. Depeche Mode – So Cruel
07. Snow Patrol – Mysterious Ways
08. The Fray – Trying To Throw Your Arms Around The World
09. Gavin Friday – The Fly
10. The Killers – Ultraviolet (Light My Way)
11. Glasvegas – Acrobat
12. Jack White – Love Is Blindness

Se non vi trovate nel Regno Unito, potete sempre acquistare rivista e CD a questo link. Costa 5,50 sterline più spese di spedizione (fuori del Regno Unito).
In alternativa il sito Cover Me, punto di riferimento per tutti gli amanti delle cover, fornisce alcuni brani da ascoltare in buona qualità.
Trovate informazioni a proposito qui e qui.

Per avere un assaggio, vi propongo di seguito il brano "Mysterious Ways", rivisitato dagli Snow Patrol (sempre indaffaratissimi ultimamente).
Buon ascolto!

08-Snow Patrol Mysterious Ways by fagnermorais

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Di Carla (del 25/10/2011 @ 20:14:58, in Lettura, linkato 2403 volte)
More about Il costruttore di bombe


 Adrenalina pura

Adrenalina a mille per questo romanzo d'esordio di Patrick Quinlan. Una storia alla Pulp Fiction, ma con personaggi più simpatici (non vado matta per Tarantino). Una trama da film, con tempistiche da film. Tantissima azione, che si tramuta in forti emozioni per il lettore. Impossibile non andare avanti a leggere, pagina per pagina, complice l'impaginazione larga e il carattere grande.
 Un libro che si legge velocemente lasciando una certa soddisfazione nel lettore. Anche se non prenderei in mano altri libri del genere nel prossimo futuro, mi posso dire soddisfatta di questo romanzo, che consiglio a chi vuole staccare dalla vita quotidiana e godersi un po' di sano divertimento letterario.
 I colpi di scena si susseguono e anche se a tratti si percepisce dove l'autore voglia arrivare, ma lo fa seguendo sentieri tortuosi che ti costringono a continuare a girare le pagine. Molto bello il modo in cui cambia repentinamente il punto di vista della narrazione e il modo coinvolgente di narrare le scene d'azione, che, sebbene possano essere un punto focale in un film di questo genere, rischiano sempre di essere difficili all'interno del romanzo. In ogni caso non una volta sono dovuta tornare indietro, perché mi era sfuggito qualche dettaglio di una scena concitata.
 Se questo è un romanzo d'esordio, sicuramente Quinlan potrà fare anche meglio in futuro.

 La vera nota negativa di questo libro è l'edizione. Va bene che l'ho pagato 2,50 euro in un ipermercato, ma è comunque scandaloso il modo in cui viene trattato il testo dalla Newton Compton, che non è certo un editore minore. Il libro è pieno zeppo di errori ortografici (che sono palesemente tali e non refusi), sintattici (!!), virgole messe a caso, parole in più finite per errore dentro delle frasi, parole spezzate. Sono tutti errori tipici di chi traduce un testo dall'inglese, per cui tendo a pensare che non sia stata fatta alcuna revisione post-traduzione da una seconda persona, cosa che è inaccettabile per un libro.
 Sebbene la mancanza di un revisore non sia da imputare alla traduttrice, c'è almeno una frase che mi fa dubitare della sua preparazione nella propria lingua madre, cioè l'italiano. La frase inizia così: "Aveva piovuto..."
 Errore comune nella lingua parlata, ma inammissibile in un romanzo.

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Di Carla (del 24/10/2011 @ 16:50:56, in Scrittura & pubblicazione, linkato 5271 volte)
More about The Screenwriter's Workbook

L'altro giorno mi è capitato di guardare un film ambientato nel mondo del cinema hollywoodiano, "Love Shooting", una commedia molto divertente con Meg Ryan e William H. Macy, e così involontariamente mi sono ritrovata a pensare agli anni '90, quando il mio amore per il cinema era ai suoi massimi livelli e scrivevo sceneggiature. Lo facevo nello stesso periodo in cui studiavo all'università, nonostante gli orari terribili e il pochissimo tempo. Scrivere per immagini mi trasportava fuori dalla realtà quasi quanto vedere i film al cinema.
Era un lavoro lungo e in un certo senso "doloroso". Dal '93 al 2000 scrissi tre sceneggiature, due thriller e una commedia sentimentale. Le prime due erano assolutamente inadatte al cinema italiano e questa riflessione mi spinse a scrivere la terza. Non che avessi qualche reale speranza di vederle in un film italiano. In realtà il cinema italiano non mi piace un granché. Comunque, rileggendo quelle pagine mi rendo conto come il mio stile e la mia stessa immaginazione fosse molto acerba all'inizio, ma era poi migliorata parecchio negli anni.
Un giorno mi piacerebbe riprendere in mano quel tipo di scrittura, anche se in un certo senso mi dà la sensazione di essere tempo perso, perché non ho nessuna chance che le mie sceneggiature diventino film. Non è "facile" come pubblicare un libro. Non è immediatamente fruibile da un utente. Certo si può far leggere una sceneggiatura, ma non è la stessa cosa di un romanzo.
Nonostante questo, ultimamente la cosa ha ripreso ad attirarmi, forse perché il caso ha voluto che da più parti sentissi parlare di sceneggiatura o, meglio, della loro struttura.
A suo tempo imparai gran parte di quello che so sull'argomento sui libri di Syd Field. In particolare avevo un manuale in inglese acquistato tramite un catalogo (a quei tempi non c'era mica internet), "The Screenwriter's Workbook", che ho letto più volte e che spiegava passo passo come scrivere una sceneggiatura.
Uno dei soliti manuali, direte. In realtà l'ho trovato utilissimo. Probabilmente sarà molto difficile che io acquisti un manuale di scrittura creativa, perché se si vuole scrivere della prosa (racconti, romanzi), sebbene delle regole esistano, queste non sono poi così strette e molte di esse possono essere infrante (ovviamente non quelle grammaticali o sintattiche).
Scrivere una sceneggiatura è qualcosa di totalmente diverso. Non ci si può improvvisare sceneggiatori. Almeno le regole principali della stesura di una sceneggiatura si devono conoscere e vanno rispettate, poiché essa ha una struttura molto più rigida.
Non mi voglio dilungare sull'argomento, perché è davvero complesso, ma ciò che voglio mettere in evidenza è appunto la caratteristica delle sceneggiature (e quindi dei film) di essere suddivise in tre atti. Semplicisticamente si può dire che nel primo atto (lungo un quarto del film) si presenta la storia, nel secondo (lungo circa due quarti del film) questa si sviluppa con tutti i suoi conflitti e nel terzo (l'ultimo quarto del film) essa giunge ad una risoluzione.
Praticamente tutti i film sono fatti così. D'altronde, se ci pensate, è abbastanza logico.
E i romanzi?
Be', questi ultimi non devono sottostare a regole così rigide, ma spesso involontariamente in un modo o nell'altro finiscono per ricadere in questa struttura. Altri però se ne distaccano completamente e sono liberissimi di farlo. In ogni caso la regola dei tre atti tende a saltare fuori quando meno te lo aspetti.
E così sta accadendo anche a me durante la stesura di questo mio primo romanzo originale. Sebbene sia suddiviso in cinque parti, in cui la terza è lunga il doppio rispetto alle altre, e quindi si dissoci apparentemente dallo schema dei tre atti, qualche giorno fa, mentre ci riflettevo, mi sono improvvisamente resa conto che ognuna delle parti in realtà conteneva i tre atti.
In pratica ho scoperto che sto scrivendo un romanzo che potrebbe essere diviso in cinque episodi.
Forse sono io che ho una visione troppo cinematografica, o in questo caso direi da serie TV (ne guardo troppe?), oppure è proprio vero che questa benedetta struttura in tre atti tende a venire fuori spontaneamente quando si racconta una storia.
Chissà!
Concludo con una massima di Syd Field, che a mio parere è una verità assoluta: "La cosa più difficile quando si scrive è sapere che cosa scrivere".

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Di Carla (del 21/10/2011 @ 16:59:32, in Lettura, linkato 2234 volte)


 A metà strada

 Struggente romanzo breve di quello che viene definito il più "lombardo" fra i nuovi autori africani.
 La storia d'amore raccontata è solo un pretesto per descrivere la difficoltà degli emigrati che ritornano a casa, sebbene per un breve periodo, e allo stesso tempo è essa stessa la metafora del rapporto con la loro terra.
 Vista in questa chiave si tratta sicuramente di una lettura interessante, soprattutto per chi non conosce realmente la vera Africa, da cui provengono queste persone, e anche per comprendere il conflitto interiore che esse vivono nel loro stato a metà strada tra due condizioni, destinati ad essere sempre e comunque diversi: non più neri e mai veramente bianchi.
 La narrazione in sé è, però, melodrammatica, dilungandosi troppo su certe riflessioni, e deprimente, per come finisce la storia.
 È stata sicuramente una lettura che mi ha arricchito, ma non del tutto piacevole.

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Di Carla (del 20/10/2011 @ 12:15:48, in Scrittura & pubblicazione, linkato 2669 volte)
Troppo spesso mi ritrovo a leggere solo prima di andare a dormire o comunque mentre faccio altro (per esempio sulla cyclette), quindi con tempi molto ridotti, mentre è raro che prenda un libro in mano in alternativa a guardare la TV o uscire. Certe volte mi piacerebbe poterlo fare, ma la realtà è che il tempo è sempre talmente poco che, se dovessi mettermi a leggere piuttosto che dedicarmi a qualche forma di svago meno impegnativa (intellettualmente parlando), probabilmente finirei per sentirmi alienata. Passo già praticamente tutta la settimana a casa a lavorare da sola, quando non lavoro o faccio altre cose produttive (tipo scrivere il mio romanzo), ho voglia di non pensare, guardando un film o una serie TV. E durante il weekend ho decisamente voglia di uscire, anche soltanto per cambiare aria.
Raramente però può capitare di trovare del tempo solo per leggere, come la scorsa domenica, quando io (di ritorno dalla partita) e il mio ragazzo abbiamo preso i nostri rispettivi libri e ci siamo seduti l'uno accanto all'altra per immergerci nella lettura.
È qualcosa che mi piacerebbe fare più spesso. A dirla tutta il massimo sarebbe passare giorni interi soltanto a leggere e scrivere, ma, a meno che non vinca al superenalotto, non me lo posso proprio permette. E al di là di questo, mi sentirei un po' in colpa e forse alla fine mi stuferei, perché in fondo i piaceri è bello prenderli a piccole dosi, altrimenti rischiano di annoiare.
In questo periodo, poi, mi è capitato di leggere una serie di romanzi veramente belli, anche se per motivi diversi. Solitamente tendo ad alternare i generi, per evitare di trovarmi di fronte a storie troppo simili. E così leggo quattro tipologie di libri, seguendo un ordine rigoroso: fantascienza, antico Egitto (romanzi o saggi), altro (qualsiasi cosa non rientri nelle altre categorie) e uno dei miei autori preferiti (avendo da poco finito tutti i libri della Cornwell in mio possesso, sono passata a John Grisham). Ogni tanto mi assicuro di inserire un libro in inglese, sempre rispettando le tipologie sopra riportate. Infine, nel scegliere di volta in volta il libro da leggere, seguo l'ordine cronologico di acquisto.
Lo so, sono troppo precisa. Ma se non facessi così, ogni volta perderei ore a decidere cosa leggere, anche perché ho circa 40 libri in coda di lettura. Stabilire delle regole mi facilita decisamente le cose.
Ed ecco che, seguendo il magico ordine, mi sono ritrovata a leggere di fila: "Il pianeta del silenzio" (di Stanislaw Lem, potete trovare qui la recensione), "La battaglia di Tebe" (all'interno di un libro che contiene 3 romanzi di Nagib Mahfuz), "Il costruttore di bombe" (di Patrick Quinlan) e adesso "Ultima sentenza" di John Grisham.
Mi sono piaciuti i primi tre e ora sto divorando l'ultimo. In genere mi capitava di tanto in tanto qualche libraccio, che finisco giusto per dovere, ma questa volta no.
Sono libri estremamente diversi eppure tutti belli.
Quello di Lem mi è stato utile per approfondire le mie conoscenze fantascientifiche, che sono particolarmente utili se si vuole scrivere fantascienza.
Quello di Mahfuz raccontava una storia che già conoscevo, perché l'avevo letta nella trilogia della regina della libertà di Jacq, ma mi ha catturato come se fosse una storia completamente nuova. Forse anche perché era diversa, nonostante il finale fosse ovvio. Ne parlerò quando completerò la lettura della raccolta.
Quello di Quinlan è stato come ritrovarsi dentro un film alla Pulp Fiction. Adrenalina a mille. L'ho fatto fuori in quattro giorni, nonostante non abbia smesso di fare tutto il resto. Ammetto, però, che non potrei leggere due libri di questo genere di seguito.
E adesso Grisham, che devo ammettere che mi mancava un po'. Il modo in cui racconta le storie della gente comune, sebbene su uno sfondo "legale", è piacevole e rilassante.
Mi sto anche rendendo conto che il mio modo di scrivere viene in parte influenzato da queste letture così varie. Non so se sia un bene in senso stretto, in quanto involontariamente questa influenza potrebbe portare a delle differenze anche notevoli nel mio stile all'interno del romanzo che sto scrivendo.
Ma poco importa, fintanto che mi diverto a farlo.
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Di Carla (del 20/10/2011 @ 00:49:32, in Lettura, linkato 2271 volte)
More about Pianeta d'acqua


 Semplice ma con qualche trovata decisamente apprezzabile

 Devo ammettere che nell'acquistare questo romanzo mi aspettavo qualcosa di più corposo e sono rimasta delusa dal fatto che ben un terzo del libro era occupato dal racconto "Il kragen", dall'espansione del quale lo stesso romanzo è stato creato. Chiaramente, dopo aver letto il romanzo, non ho avuto voglia di leggere il racconto, ma mi sono limitata a sbirciare qua e là, soprattutto perché rappresentava un'interessante occasione per vedere il lavoro fatto dall'autore a partire dal racconto. In realtà il racconto con le sue 100 pagine non è altro che una novella, suddivisa in capitoli, già quindi un abbozzo di romanzo. Da quanto ho visto, la storia è rimasta la stessa, a parte la scelta di diversi nomi di alcuni personaggi e diverse denominazioni delle caste e di altri elementi. I cambiamento più evidenti, a parte l'ovvio allungamento di alcuni passaggi, sono stati l'inserimento di un personaggio femminile con relativa storia d'amore e un finale più politicamente corretto. Non a caso sono entrambi elementi che fanno vendere.
 La storia in sé rimane però semplice e sbrigativa come quella di una novella, le cose accadono troppo in fretta, nonostante la lunghezza raddoppiata, ed è questa secondo me la maggiore pecca del romanzo, da cui si sarebbe potuto tirare fuori qualcosa di decisamente più impegnativo. D'altro canto invece ho apprezzato tantissimo certi spunti narrativi e piccoli colpi di scena, che hanno contribuito a rendere divertente questa piccola storia.
 Mi rendo conto che si tratta di un romanzo degli anni '60 e che il pubblico di adesso, soprattutto quello che legge fantascienza, è sicuramente più smaliziato di quanto non fosse quello di allora, per cui il mio giudizio generale sul romanzo risente soprattutto di ciò.
 Per quanto tale aspetto mi abbia impedito di godere appieno del romanzo (da qui le tre stelline, alle quali aggiungerei se fosse possibile un'altra mezza, giusto per distinguerlo da altri nella mia libreria), ritengo che al giorno d'oggi sia un ottima lettura soprattutto per i ragazzi, per avvicinarli alla lettura di genere o persino alla lettura in generale.

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