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 Ilheus (Brasile)... di Carla
 

"Devi scegliere, Anna: la tua scoperta o la Terra." Deserto rosso - Nemico invisibile

 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 01/12/2011 @ 16:05:27, in Scrittura & pubblicazione, linkato 4371 volte)


Magari vi chiederete perché parlo di questi due argomenti nello stesso post. Apparentemente hanno poco a che vedere l'uno con l'altro. I primi rappresentano un metodo alternativo di fruizione della letteratura, i secondi sono uno strumento di marketing. Ciò che li accomuna è la tendenza di entrambi di fornire un'interpretazione dell'opera letteraria, che può sostanzialmente divergere da ciò che il lettore s'immaginerebbe autonomamente leggendo un libro.
Il bello della lettura è che abbiamo davanti un testo scritto e nient'altro e su quelle parole creiamo nella nostra mente un mondo unico. Ognuno di noi s'immagina qualcosa di totalmente diverso per quanto riguarda le ambientazioni, l'aspetto dei personaggi, le loro voci, le loro emozioni. La lettura è un'esperienza molto intima, personale. Ciò che rende bello o brutto un libro siamo prima di tutto noi, con i nostri gusti, la nostra sensibilità e il nostro stato d'animo del momento. Questo suo essere così speciale differenzia notevolmente la narrativa da altre forme d'arte che ci raccontano delle storie, come il teatro o il cinema, poiché prevede un ruolo più attivo da parte del suo fruitore.
Ma se qualcuno legge per noi un libro, interpretandolo con la voce e mettendo quindi del suo in questa sua interpretazione, e se a questo si aggiunge qualche musica o qualche effetto sonoro, per forza di cose la nostra fantasia viene influenzata e viene meno gran parte della creatività che ognuno di noi mette nella lettura, trasformandola in qualcosa di più passivo.
Probabilmente in questo modo si perde una parte del divertimento, che dipende strettamente anche dal dare i nostri tempi alla lettura, soffermarsi su certi passaggi piuttosto che sorvolare su altri, accelerare e rallentare, tutte cose che rendono il libro un po' nostro.
Allo stesso modo, se prima di leggere un libro vediamo un booktrailer, non c'è il rischio di venirne influenzati?
Se questo è particolarmente complesso, con tanto di attori e ambientazioni ben definite, il rischio c'è eccome, come pure è molto facile che ciò che vediamo non abbia niente a che vedere con ciò che la nostra immaginazione sarebbe in grado di tirare fuori da un libro. Si tratta infatti della visione di un'altra persona, che con molta probabilità potrebbe non piacerci.
In tutta sincerità raramente ho visto un booktrailer che mi sia piaciuto.
Talvolta si tratta di video imbarazzanti costruiti mettendo insieme foto e musiche famose usate senza il permesso dell'autore, che definirei il contrario di qualsiasi forma di pubblicità. Altri sono estremamente elaborati, tanto da trasformarsi in piccolissimi cortometraggi, che sarebbero pure carini, se non pretendessero di pubblicizzare un libro.
Gli unici che considero belli, perché efficaci nel far nascere in me l'interesse verso il libro, sono prima di tutto cortissimi (30 secondi, il tempo di uno spot o di un trailer corto di un film, oltre il quale l'attenzione sul web tende a calare e cresce la noia), non mostrano praticamente nulla (niente volti distinti, ambientazioni non ben definite o comunque che appaiono troppo velocemente per essere chiare), usano slogan accattivanti e musiche originali, simili a quelle di un film. In pratica si tratta di spot pubblicitari.
Ma il booktrailer serve davvero?
È una pratica sempre più diffusa, ma nonostante questo, sia dalla mia esperienza personale da lettrice che leggendo le impressioni di altri, sembra più che altro uno strumento a doppio taglio, che costa e, se non fatto come si deve, rischia di svilire l'opera o darne un'immagine non appetibile per tutti.
La mia opinione è che una delle cose più belle del porsi davanti a un libro è il non sapere cosa c'è dentro, a parte il genere in cui si colloca. Niente ti incuriosisce di più dell'avere davanti una copertina accattivante e un titolo efficace, magari con l'aggiunta di uno slogan, una frase a effetto presa dal testo. Talvolta aiuta anche la quarta di copertina, se fatta con criterio (sarebbe da scriverci un post a riguardo!), che deve dare una vaga indicazione del tipo di storia. Perciò una qualsiasi forma di pubblicità dovrebbe mettere in evidenza unicamente questi aspetti e lasciarci liberi di fantasticare sul resto, tanto da essere così incuriositi da volere quel libro.
Tutto il resto è superfluo, fuorviante e potenzialmente controproducente.

Un esempio di booktrailer/spot di grande livello: "Red Mist" di Patricia Cornwell (avrete capito che è una delle mie autrici preferite, no?).

Red Mist (rilegato) e Red Mist (ebook per Kindle), ovviamente in inglese trattandosi del suo ultimissimo romanzo, su Amazon.

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Di Carla (del 30/11/2011 @ 06:11:43, in Cinema, linkato 6773 volte)

In questi ultimi giorni ho visto gli adattamenti televisivi dei romanzi "A rischio" e "Al buio" di Patricia Cornwell, che seguono i casi di Win Garano e Monique Lamont (interpretati da Daniel Sunjata ed Andie MacDowell), ma proprio oggi ho saputo che un altro filone  dei romanzi della Cornwell, alternativo a quello di Kay Scarpetta (ma dove la famosa patologa forense ha fatto una piccola apparizione), sta per approdare in TV: quello di Judy Hammer ed Andy Brazil. Il canale via cavo americano TNT sta infatti per produrre un film per la TV tratto dal romanzo "Il nido dei calabroni", il primo del filone Hammer-Brazil. C'è la speranza (mia) che, se le cose dovessero andare per il meglio, a questo primo film seguano altri due, tratti da "Croce del sud" e "L'isola dei cani".
Il filone rientra nel genere poliziesco, ma presenta un'atmosfera molto più "leggera" e ironica rispetto alle avventure della dottoressa Scarpetta, descrivendo spesso personaggi e situazioni decisamente comiche, sebbene ci scappi sempre un morto.
Il film "Hornet's Nest" (titolo originale de "Il nido dei calabroni") vedrà la partecipazione di Virginia Madsen (nella foto) nel ruolo del capo di polizia Judy Hammer, Sherry Stringfield (quella di E.R.) nel ruolo dell'agente Virginia West e Robbie Amell come Andy Brazil. La sua messa in onda in America è prevista per la prossima primavera. Confidiamo su Sky per averlo presto anche in Italia.
Credo proprio che ne vedremo delle belle e spero che questo spinga la Cornwell a cimentarsi di nuovo in questo bel filone, che ammetto mi piace un po' di più rispetto a quello della cara zia Kay.
Nel frattempo è in pre-produzione un film, stavolta per il cinema, sulla Scarpetta, che si baserà su una storia completamente nuova rispetto ai 20 romanzi finora pubblicati. La fonte di questa notizia è la stessa Cornwell nel suo Twitter ufficiale.

I libri di Patricia Cornwell e i film tratti dai suoi romanzi su Amazon.it.

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Di Carla (del 26/11/2011 @ 02:17:00, in Lettura, linkato 3520 volte)
More about Persuasion


 Il romanzo della maturità

È così che viene di solito definito "Persuasione", che è uno dei due romanzi postumi di Jane Austen. Le ambientazioni e le situazioni sono sempre lo solite, che si trovano anche negli altri cinque, ma il fattore maturità (chiamiamolo così) lo differenzia dalle altre opere di questa grande scrittrice.
 Prima di tutto devo precisare che ho letto il libro ascoltando in contemporanea l'audiolibro. È stata un'esperienza piacevole e istruttiva, anche grazie alla bravura della lettrice (ho scaricato l'audiolibro da LibriVox.org). Ascoltare un audiolibro in inglese con un testo davanti aiuta ad assaporare meglio le parole e a migliorare la pronuncia.
 Al di là di ciò sono rimasta notevolmente colpita dal romanzo, in cui davvero tutti i personaggi sono talmente ben delineati da avere l'impressione di trovarseli davanti. La storia d'amore della protagonista rimane in sottofondo per gran parte del libro, mentre sfilano davanti ai nostri occhi tutta una serie di vicende, filtrate dall'impatto che queste hanno su Anne. Il suo appare un personaggio arrendevole all'inizio, ma man mano che la storia prende piede ci si rende conto di come lei abbia imparato grazie all'esperienza, data appunto dalla maturità, a barcamenarsi nelle situazioni più disparate senza fare torto a nessuno e senza esporsi più di tanto agli altri.
 La narrazione si divide tra lunghi dialoghi e lunghissimi racconti degli eventi presenti e passati. In alcuni passaggi ammetto che avrei preferito conoscere le parole esatte dei personaggi, piuttosto che il riassunto dell'autrice, che pare però volersi focalizzare solo su certi aspetti della storia.
 In questo senso la fine è quasi precipitosa, ma il colpo di scena che la precede è spettacolare, soprattutto se consideriamo che sappiamo bene già dall'inizio che ci può essere un unico epilogo. Nonostante ciò, sono rimasta a bocca aperta di fronte al modo in cui l'autrice ha deciso di giocare le sue carte e proprio in questo si ravvede la maturità della stessa Austen, non più ragazzina, che guarda al mondo con occhi un po' meno spensierati rispetto al passato.

Persuasion (Penguin Red Classics) e tutti i romanzi di Jane Austen in inglese per Kindle (solo 0,99 euro) su Amazon.it.

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books

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Di Carla (del 22/11/2011 @ 23:12:58, in Scrittura & pubblicazione, linkato 4133 volte)

Seguo in maniera assidua alcuni blog, sia italiani che stranieri, che si occupano esclusivamente di scrittura e discutono su vari argomenti relativi ad essa, dispensando consigli e regole. Alcuni di questi blog appartengono a scrittori o editor professionisti, insomma gente che con la scrittura ci campa.
La prima cosa che si nota, di solito, è che la maggior parte degli scrittori professionisti (ma non tutti) hanno un approccio più soft, raccontano le loro impressioni e i loro metodi, quasi mai pretendono di avere la verità in tasca. Il loro blog (o Twitter o Facebook) è uno strumento di marketing e apparire simpatici li aiuta a vendere. In ogni caso ciò che trasmettono risulta spesso molto interessante e utile.
Gli editor professionisti invece si concentrano su ciò che non andrebbe fatto e sono abbastanza bacchettoni, ma d'altronde si tratta di una deformazione professionale. Il loro lavoro non è creare ma correggere quello creato dagli altri. Non possono e non devono apparire troppo umili e insicuri, altrimenti se ne metterebbe il dubbio la capacità di fare il loro lavoro.
In entrambi i casi ci sono delle eccezioni, ma più o meno la situazione è questa.
Il discorso cambia quando non si ha a che fare con professionisti (nell'accezione che ho riportato sopra), ma con chi lo fa per hobby o sta iniziando a farne un lavoro, ma non ci campa di certo.
Stranamente i non professionisti hanno quasi sempre qualcosa da insegnare. Al di là del fatto che quello che scrivono sia valido oppure no, il più delle volte si tratta di opinioni trasformate in verità assolute, per cui la prima domanda che sorge è: che titolo hanno per insegnare agli altri?
Non so voi, ma io lo trovo fastidioso. Queste stesse persone poi dicono che gli autori esordienti sono presuntuosi (dare del presuntuoso agli altri non potrebbe essere a sua volta presunzione?).
È vero sì che c'è un sacco di gente che scrive e non conosce neppure la grammatica e la sintassi, ma qui parlerei più di ingenuità che di presunzione.
È anche vero che l'autore esordiente si infastidisce se riceve delle critiche, ma questo riguarda chiunque faccia un lavoro (creativo o no). Tutti si infastidiscono. Ognuno ama quello che scrive e ci crede. Rimane male davanti alle critiche su di esso, persino gli autori di bestseller mondiali. E ha difficoltà ad eccettare che gli altri ci mettano mano, poiché si tratta di un'intrusione in qualcosa di intimo, che rischia di essere snaturato.
Gli scrittori professionisti hanno gli editor che spesso stravolgono ciò che loro scrivono, ma questo non significa che  faccia loro piacere. La differenza sta nel fatto che sono pagati per vedere il loro lavoro stravolto. Non scrivono più per il semplice piacere di farlo, come un esordiente. L'approccio e le motivazioni sono totalmente diverse.
Se mai dovessi avere la fortuna che qualcosa che ho scritto suscitasse l'attenzione di un editore che mi vuole pagare un anticipo sui diritti (sognare non costa nulla), a quel punto sarebbe liberissimo di far massacrare il mio testo. Se però non paga o addirittura sono io a dover pagare, è normale che storca il naso. Come minimo.
Come forse sapete, la mia occupazione principale sono le traduzioni e in questo ambito mi capita spesso di dover fare la revisione del lavoro di altri. Nel fare una revisione succede una cosa strana: più il testo è scritto bene più si cerca il pelo nell'uovo, per giustificare la spesa del cliente, più è scritto male più si è permissivi, affinché il compenso accordato non sia troppo inferiore al lavoro fatto.
Si tratta di un meccanismo inconscio, non voluto. Ci si abitua allo standard che si ha davanti e ci si fa influenzare da esso. Il secondo dei due è abbastanza comprensibile. In ogni caso il testo viene migliorato in maniera commensurata al prezzo. Ma il primo talvolta può essere pericoloso, poiché porta ad una eccessiva interferenza del revisore nel testo.
Finché si parla di traduzioni poco male. Ma, se trasferiamo questo ad un testo originale, non c'è il rischio di snaturarlo a livello stilistico? E poi siamo sicuri che questo cambiamento, che è soggettivamente gradito all'editor che l'ha fatto, sia un reale miglioramento?
Se si parla di editor esperti pagati da un editore, che quindi rendono il testo più in linea con la possibilità di venderlo, è un conto. Queste persone sono pagate a prescindere, anche se si limitano a cambiare poche virgole, purché il risultato finale sia come vuole l'editore. Non devono dimostrare nulla all'autore.
Ma se si tratta di editor freelance, pagati dall'autore, per migliorare il testo prima di inviarlo ad un editore, mi sembra che ci sia il reale rischio di buttare via dei soldi, perché l'editor tenderà a voler dimostrare all'autore di essere, come minimo, più bravo ed esperto di lui (se non lo fosse, a che servirebbe?).
Perdonate questo post leggermente polemico, ma l'argomento è controverso e talmente pieno di sfumature che è difficile capire cosa sia meglio, ma comunque, a mio parere, merita una certa riflessione.
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Di Carla (del 16/11/2011 @ 02:10:41, in Musica, linkato 3249 volte)

Ieri  è uscito anche in Italia, con un solo giorno di ritardo rispetto al Regno Unito, il nuovo album degli Snow Patrol "Fallen Empires". L'album contiene 14 tracce ed è disponibile oltre che nella versione CD anche in quella CD+DVD, che contiene il video del concerto alla Royal Albert Hall, durante il quale alcuni brani fra i più famosi della band sono stati rearrangiati o addirittura reinventati, rendendoli quasi irriconoscibili.
Il prezzo nei negozi online si aggira sui 15 euro per la versione solo CD e 23 euro per la versione digipack CD+DVD. A parte il "giallo" di Amazon.it che dà il CD come immediatamente disponibile, ma a chi l'ha preordinato (risparmiando qualcosina) è stato detto che verrà spedito il 15 dicembre (sì, leggete bene) per presunti problemi con il fornitore, pare la distribuzione generale dell'album nel nostro paese stia andando bene, visto che già numerosi fan l'hanno acquistato.
Io purtroppo rientro negli sfortunati clienti di Amazon.it, che attendono delucidazioni, quindi non posso dirvi molto su di esso, musicalmente parlando. Posso però darvi qualche informazione.
Prima di tutto la tracklist:
1. I'll Never Let Go 
2. Called Out In The Dark 
3. The Weight Of Love
4. This Isn't Everything You Are
5. The Garden Rules 
6. Fallen Empires 
7. Berlin 
8. Lifening 
9. New York 
10. In The End 
11. Those Distant Bells
12. The Symphony
13. The President
14. Broken Bottles Form A Star (Prelude)
Per chi fosse interessato anche alla versione con DVD, quest'ultimo include le seguenti tracce:
1.  Finish Line
2.  An Olive Grove Facing The Sea
3.  Give Me Strength
4.  You Could Be Happy
5.  Take Back The City
6.  Dark Roman Wine
7.  Spitting Games
8.  Run
9.  Lifeboats
10.  The Planets Bend Between Us
11.  Chasing Cars
I brani di quest'ultimo vengono definiti "reworked". Per farvi un'idea di cosa intendono con questo termine, date un'occhiata al video che vi riporto sotto.
Lascio ogni commento a quando avrò ascoltato l'album, nel frattempo voglio solo osservare che questa sollecitudine nell'uscita in Italia è, se non altro, di buon auspicio in vista del prossimo tour europeo della band. Si spera infatti che delle buone vendite, agevolate dai numerosi passaggi che il primo singolo "Called Out In The Dark" sta facendo in radio e TV musicali italiane, possano finalmente portare gli Snow Patrol a suonare in Italia con un loro concerto completo.

Infine, se avete Facebook, vi consiglio di visitare la pagina fan italiana della band: Snow Patrol Italia.

Fallen Empires su Amazon.it (adesso è disponibile!).

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Di Carla (del 12/11/2011 @ 06:11:56, in Scrittura & pubblicazione, linkato 2518 volte)


Forse paura è una parola grossa. Si tratta più che altro di un sottile timore. Penso che chiunque si dedichi alla scrittura creativa si sia imbattuto almeno una volta in questa sensazione.
Dopo aver scritto tanto, ci apprestiamo finalmente ad affrontare l'ultimo capitolo o l'ultima scena, che magari ci è ronzata in testa per mesi e mesi ed è diventata così familiare da sembrarci quasi banale, scontata. Da qui nascono i dubbi. Ci chiediamo se il finale riuscirà ad avere la stessa tensione del resto della storia, se ci ricordiamo davvero tutto, se per la fretta di finire non stiamo scrivendo le scene in maniera troppo approssimativa. Sì, perché la paura di finire, può sembrare strano, ma va a braccetto con la fretta di finire.
Insomma abbiamo tenuto (o almeno speriamo di esserci riusciti) il lettore incollato alle pagine, magari tante, e adesso dobbiamo chiudere la storia assicurandoci che non ne rimanga deluso, perché non importa quanto sia straordinario quello che abbiamo scritto finora: se la fine non è buona, il romanzo stesso non lo è. Almeno non agli occhi del lettore.
Pensiamo a quante volte, leggendo un libro, questo ci stava piacendo molto, ma poi alla fine ci ha deluso. Probabilmente tutti i libri (o film), che abbiamo giudicato "brutti", avevano di fatto un brutto finale. D'altra parte quante volte abbiamo rivalutato una storia intera, magari mediocre, ma con un finale geniale?
Inutile girarci intorno, la fine è la parte più importante. Puoi avere una trama fantastica, un inizio accattivante, una parte centrale che ti incolla alla storia, ma, se giochi male le tue carte nel finale, sei fregato.
Non stupisce quindi che si provi questa paura nello scriverlo, esattamente come talvolta la prova un lettore davanti ad un libro, che gli sembra il più bello che abbia mai letto, quando si avvicina alle ultime pagine.
Come lettrice mi è capitato tante volte di imbattermi in un romanzo che mi prendeva come pochi, sia per la trama che per lo stile dell'autore, per poi beccarmi la cocente delusione di un finale insipido, che fa pure più male, se hai delle aspettative. Ti senti tradita. E quando ho scritto la recensione di questi libri, ci sono andata giù pesante, spulciandoli per mettere a nudo tutti i difetti possibili.
Adesso, però, sto affrontando la scrittura dell'ultimo capitolo del mio primo romanzo originale. Non è però la mia prima volta con questa paura. Ho scritto e finito altri lavori creativi lunghi in passato, tre sceneggiature e una fan-fiction, e sono riuscita ad avere la meglio su di essa, anche con una certa soddisfazione personale per il risultato. So quindi a cosa vado incontro. Conosco già i rischi del connubbio paura-fretta.
E credo che la soluzione, come sempre, sia una sola: scrivere. Punto. Come viene viene.
D'altronde ciò che scriviamo non verrà inciso indelebilmente nella pietra, ma potrà essere modificato o addirittura stravolto più avanti. L'importante, però, è finire.
E così ieri, dopo aver rimandato per quasi due settimane (come scusante c'è anche il fatto che oggettivamente non ne avevo avuto il tempo), mi sono messa di fronte al foglio bianco con la sola dicitura del capitolo 20 e ho iniziato a scrivere.
Il risultato è stato che in appena 3 ore ho tirato fuori oltre 2000 parole (un'intera scena). Roba da record.
Rileggendola oggi non sembrava poi tanto male. Ho anzi sfruttato l'ispirazione del momento (scaturita mentre lavavo i piatti!) per aggiungere dei paragrafi, con una lucità maggiore di quella che potevo avere alle 7 del mattino, che definivano meglio il comportamento del personaggio narratore, rendendolo più plausibile.
Adesso mi trovo a due scene dalla fine. La paura per qualche giorno rimarrà quieta in disparte, ma la fretta un po' meno.
Per la cronaca aggiungo che, per pura curiosità, sono andata a vedere nelle statistiche del file quante parole avevo scritto finora: circa 115.000. Caspita.
Certo che, se davvero l'anno prossimo mi cimenterò nel NaNoWriMo, non potrò certo pretendere di scrivere un intero romanzo in un mese, visto che si parla di "appena" 50.000 parole, che già sono un'enormità in soli trenta giorni per chi non fa lo scrittore a tempo pieno.
Per mantenere il ritmo, mi ci vorrebbero quasi tre NaNoWriMo di fila!

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Di Carla (del 10/11/2011 @ 06:42:37, in Musica, linkato 2672 volte)

Vi segnalo questa iniziativa che sto collaborando a diffondere, che può essere interessante per chi vorrebbe lavorare nel campo dell'entertainment e della musica.
Si tratta di un evento di 5 giorni (4 notti), che avrà luogo al Residence La Baite di Montecampione (BS), in cui i partecipanti avranno l'opportunità di entrare in contatto diretto con le aziende dell'entertainment e comunicazione, attraverso corsi di formazione, seminari, testimonianze, colloquio individuale e possibilità di stage in azienda (per almeno metà dei partecipanti).

Sono coinvolti nell'evento: Paola Maugeri (Virgin Radio); Antonio Vandoni (Direttore Artistico Radio Italia e Video Italia); Livio Magnini (Bluvertigo); Marcello Balestra (Direttore Artistico Warner Music Italy); Claudio Buja (Direttore Universal Music Publishing); Dario Giovannini (Direttore Artistico Carosello Records); Franco Zanetti (Direttore di Rockol); Laura Cappelli (resp. produzioni nazionali MTV Italia), Matteo Speroni (giornalista de Il Corriere della Sera); Walter Galbiati (giornalista di La Repubblica); Enrico Maria Magli (Ufficio Artistico di DeeJay Tv).

Tutto questo all'interno di un soggiorno di vacanza sulla neve insieme a centinaia di giovani da tutta Italia.
Il costo di partecipazione all’evento è di € 270, comprensivo di alloggio per i 4 giorni (€ 170) e della partecipazione all’evento con conseguente fruizione di tutti i contenuti che vedrai elencati di seguito nella presentazione (€ 75), e una quota per spese di luce, gas, noleggio obbligatorio biancheria (€ 25).

Potete leggere una presentazione completa dell'evento cliccando qui.

Scaricate qui, invece, il modulo di iscrizione e la locandina: http://bit.ly/sgyn2c

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Da un po' di tempo, come avrete notato, sto dedicando un certo numero di post del mio blog alle recensioni dei libri che leggo e, visto che ho appena acquistato un ebook reader, vorrei dare spazio anche ad autori emergenti e indipendenti in cerca di un po' di promozione in più sul web (che non fa mai male). 
 Se avete pubblicato un libro, che abbia una scheda anche su aNobii (così posso riportare la recensione anche lì), e foste interessati ad una recensione nel mio blog, lasciate un commento qui o sulla mia pagina Facebook.
 Per poter leggere il libro mi servirebbe in formato pdf o, preferibilmente, mobi (ho un Kindle DX), una breve descrizione (cioè la quarta di copertina) e un'indicazione del genere letterario.
 Leggo un po' tutti i generi (ma non fantasy, mi spiace), ma eventualmente potete orientarvi sulle mie preferenze dando un'occhiata al mio profilo su aNobii. Leggo solo romanzi, niente raccolte di racconti, e aggiungo che mi piacciono i romanzi lunghi.
 Eventualmente posso essere interessata a qualche saggio di argomento scientifico, ma per favore niente contro il nucleare o che avvalori la teoria del riscaldamento globale di origine antropica o quelle sui conseguenti ipotetici cambiamenti climatici. Sono aperta a saggi scientifici su argomenti meno strumentalizzati dai media. Tenete conto che io sono una biologa, quindi magari non sono adatta a leggere di argomenti molto complessi che siano lontano dal mio campo, però sono pronta a cimentarmi in letture fuori da esso, che siano di un livello comprensibile anche a chi non è un esperto, per esempio relative all'astronomia. Leggo anche volentieri saggi storici o archeologici dedicati all'antico Egitto, ma che non abbiano a che fare con alieni o teorie non scientificamente provate.
 Non posso promettere al 100% che leggerò il vostro libro, perché ne ho davvero tanti da parte e sono costretta a fare delle scelte, motivo per cui non partecipo a catene né voglio ricevere in genere libri cartacei, ma vi assicuro che, se lo leggerò, scriverò e pubblicherò senza dubbio la recensione.
 Se avete qualche domanda, lasciate un commento. E, se volete, condividete questo post con chi pensiate possa essere interessato all'iniziativa.
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Di Carla (del 08/11/2011 @ 20:10:03, in Lettura, linkato 1937 volte)
No, non è un'esclamazione, ma un fumetto, anzi più di questo. Si tratta di un fumetto online a puntate, una cosa che in Italia, che io sappia, non ha mai fatto nessuno prima d'ora, non in questo modo almeno. È partito ieri su www.davvero.org e racconta la quotidianità di una diciannovenne qualunque, Martina. Ideatrice di questo esperimento è Paola Barbato, sceneggiatrice di Dylan Dog e autrice di romanzi, insieme ad un gruppo di disegnatori, che pubblicheranno sei tavole alla settimana.
Si può accedere al fumetto, che è rilasciato con licenza Creative Commons (Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia) gratuitamente sul sito, ma per commentare bisogna registrarsi.
In una sola giornata, quella inaugurale, in cui è stata pubblicata la prima puntata, il sito ha raggiunto quasi 1000 visitatori, che nel suo piccolo rappresenta davvero un record.
Pur non essendo io una lettrice abituale di fumetti (almeno non in età adulta) sono stata comunque incuriosita da questo ennesimo progetto di Paola, che conosco virtualmente e seguo tra una cosa e l'altra dal 2006, pur non essendo una fan di Dylan Dog e non avendo neppure letto i suoi romanzi. Quando però si è parlato di un progetto sul web, ovviamente mi si sono rizzate le orecchie.
Ho letto la prima puntata, che ho trovato molto carina e realistica (d'altronde si chiama "Davvero" per un motivo). Molto belli anche i disegni di Matteo Bussola.
E adesso non mi resta che attendere il prossimo lunedì per il seguito.
Nel frattempo, se siete amanti dei fumetti, dateci un'occhiata. Non ve ne pentirete, davvero.
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Di Carla (del 07/11/2011 @ 14:22:24, in Lettura, linkato 2221 volte)
More about La sclerata innamorata


 Buona idea, sviluppo meno buono, pessimo "confezionamento"

Mi appresto per la prima volta a dare un mio giudizio su di un'opera autopubblicata e mi rendo conto quanto questo compito sia difficile. In teoria dovrei paragonarla a qualsiasi altro libro, ma credo che non sarebbe corretto. Dietro questo romanzo non c'è stato un editor e neppure un semplice revisore di bozze, ma solo l'autrice. Tutto ciò appare evidente anche solo sfogliandolo. È purtroppo pieno di refusi, parole mancanti o in più, ha spesso una punteggiatura scorretta e formattazione completamente sbagliata.
Questo disturba parecchio la lettura ed è difficile riuscire a metterlo da parte nell'esprimere un giudizio.
A ciò si aggiunge il fatto che sono stata un po' ingannata dalla trama e dai tag del romanzo, in particolare quello che riguardava la sclerosi multipla. Ho pensato si trattasse di una storia a metà strada tra il brillante e il drammatico, invece è di fatto un romanzo rosa come tutti gli altri.
Tutto il rispetto per il genere rosa, che, ahimè, però non mi piace, quando è fine a se stesso. E anche ciò influisce nel mio giudizio.
Eppure qualcosa di positivo c'è. Dietro i grossi problemi di forma (refusi, formattazione, dimenticanze ecc...), che danno l'impressione di trovarsi di fronte ad una primissima bozza, c'è un prosa che non è niente male, un'autrice, insomma, che sa usare la parole. C'è un'idea interessante e un prologo intrigante, poi la storia un po' si perde.
Forse le pecche maggiori sono due. La prima è il fatto che, pur essendo narrata in terza persona, si concentri quasi esclusivamente sulla protagonista, descritta perfettamente in tutte le sue sfaccettatura, mentre gli altri personaggi rimangono troppo in secondo piano e le poche scene in cui lei non è presente sono raccontate sbrigativamente, invece che mostrate, al lettore.
Confesso che proprio non sono riuscita a farmi piacere il personaggio di Ivan, il che è grave visto che è l'oggetto dell'amore della protagonista.
Qualche capitolo o scena qua e là, che ampliasse la narrazione avrebbe sicuramente aiutato a dare luogo ad una storia di maggiore respiro e consistenza.
La seconda è forse l'eccessiva linearità dell'esposizione. Il romanzo viene narrato in stretto ordine cronologico, rendendolo purtroppo abbastanza scontato nel suo sviluppo e nella fine.
Secondo me si tratta di un'occasione mancata, soprattutto considerando la tematica della sclerosi multipla, che viene giusto accennata senza essere realmente approfondita.
In ogni caso, salvo i fastidiosi problemi di "confezionamento" che menzionavo sopra, credo che questo romanzo potrebbe piacere abbastanza agli amanti del genere.

Un'ultima nota: ho letto l'ebook scaricato tempo fa da Lulu.com. Non posso essere certa che il libro cartaceo sia identico, in particolare per quanto riguarda la parte dei refusi, formattazione ecc..., né posso sapere se l'edizione in ebook sia stata sostituita nel tempo con una nuova corretta.

Se qualcuno volesse cimentarsi nella lettura, lo trovate qui (in versione e-book) e qui (in versione cartacea). Oppure su Amazon.it.

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books

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