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 Trilogia del detective Eric Shaw... di Carla
 

“Il fatto che le nostre specie sono nemiche non significa che anche tu e io dobbiamo esserlo.” Per caso

 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 05/01/2012 @ 06:05:13, in Scrittura & Lettura, linkato 3657 volte)
More about First Landing


 Una possibile avventura marziana

Definire questo romanzo fantascienza non sarebbe del tutto corretto, poiché la storia raccontata è realistica in ogni suo aspetto scientifico. Zubrin non si è inventato alcuna tecnologia che già non esistesse al tempo della scrittura di quest'opera, cioè più di 10 anni fa. Ciò fa di "First Landing" un'opera a metà strada tra il romanzo e il saggio, dove una storia di pura invenzione viene usata per fornire al grande pubblico dei lettori una notevole quantità di informazioni sia su Marte che sullo stato dell'arte della tecnologia aerospaziale che sarebbe in grado di portarci fino a lì.
Ovviamente poi la storia è ambientata in un futuro che in parte è già passato per noi e resta comunque finzione scientifica, cioè fantascienza ma nella sua traduzione diretta dall'inglese science fiction, non perché si parli di viaggiare nello spazio, ma perché ne illustra la fattibilità reale tramite una storia inventata.
D'altronde stiamo parlando di Robert Zubrin, fondatore della Mars Society e da sempre impegnato nel permettere all'umanità di approdare sul pianeta rosso con l'intenzione di colonizzarlo. La sua posizione è sicuramente ottimista, ma questo romanzo è soprattutto uno strumento di propaganda per il suo movimento (l'appendice ne è una prova), affinché si sviluppi un certo interesse sul raggiungimento di un traguardo che sembra ancora lontano. Zubrin ci dimostra che di fatto non lo è. Manca soltanto la volontà di raggiungerlo per un innumerevole quantità di motivi, tra cui molti di natura politica. Anche questo aspetto viene infatti in parte trattato nel romanzo.
Personalmente, sono fra coloro che vorrebbero vedere l'uomo conquistare e magari colonizzare Marte, finché sono ancora in vita, mi rendo conto che il nostro mondo ha altre urgenze e che un progetto di questa portata deve per forza di cose essere portato avanti con i giusti tempi, ma sono anche persuasa che portarci su Marte potrebbe aiutarci a risolvere una parte di queste necessità. Apprezzo perciò il lavoro di Zubrin, perché senza persone come lui, questo sogno sarebbe ancora più lontano.
Parlando della storia narrata in sé, senza considerare le sue implicazioni, non è affatto male. Mi ha tenuto col fiato sospeso, tanto che l'ho letta davvero in poco tempo, per sapere come sarebbe andata a finire. Il ritmo è sostenuto. I personaggi si trovano già da subito e sin fino alla fine ad affrontare situazioni di altissima tensione. Sono ben delineati e coerenti. I dialoghi ti catturano.
Se proprio voglio trovare un elemento negativo è la mancanza di vera drammaticità, poiché alla fine tutto in un modo o nell'altro viene risolto, e questo è l'unico aspetto di poca realisticità della storia. Nella realtà non tutto può essere risolto, soprattutto quando la narrazione si estende per un così lungo periodo in un luogo così pericoloso. Esiste un analogo reale in cui tutto alla fine è andato bene, cioè la storia dell'Apollo 13 (definito il più grande fallimento di successo della NASA), ma la situazione in quel caso era decisamente più "semplice": in fin dei conti stavano andando sulla Luna e non erano su un pianeta a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra.
Nonostante questo è senza dubbio uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi mesi e si merita il massimo dei voti.

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Di Carla (del 11/01/2012 @ 06:27:07, in Scrittura & Lettura, linkato 6279 volte)
Emilio SalgariChiunque si sia mai cimentato nella scrittura creativa sa che, almeno in teoria, prima di mettersi di fronte al foglio bianco, è necessario fare delle ricerche accurate sulle ambientazioni, il periodo descritto e gli argomenti trattati, in modo da creare una storia il più possibile realistica, ma anche avere ulteriori elementi per arricchirla e renderla interessante agli occhi del lettore.
Gli scrittori di professione svolgono le ricerche in maniere diverse. Alcuni si trasferiscono per qualche settimana nei luoghi dove si svolgerà la loro storia, altri leggono libri sugli argomenti trattati, altri ancora intervistano esperti. Esistono mille modi diversi di fare una ricerca. Tutti questi input, oltre ad assicurare una certa padronanza dell'argomento, stimolano la fantasia e permettono di sviluppare le storie ben oltre l'idea iniziale.
Certo fare delle ricerche in questo modo può essere a volte costoso. Lo scrittore che non navighi nell'oro, che sia professionista o no, spesso non può permettersi di girare il mondo, non ha la possibilità di incontrare esperti e così via, anche per il semplice fatto che non ne ha il tempo (e persino il tempo è denaro).
In passato, però, le cose andavano anche peggio. Gli scrittori il più delle volte erano costretti a raccontare delle storie attinenti a cose che conoscevano bene o in cui vivevano o basandosi su quello che riuscivano a reperire dopo ore e ore di letture in biblioteca, poiché la possibilità di accedere ad altre informazioni era a dir poco proibitiva. E chi decideva di fregarse di questi limiti era costretto a basarsi sulla propria immaginazione, ammesso che ne avesse una veramente fervida. Basti pensare a Emilio Salgari, che nei suoi libri descrisse in maniera vivida e coinvolgente luoghi lontani che non aveva mai visto. Il suo modo di procedere era simile a quello degli attuali scrittori di un certo tipo di fantasy e di fantascienza, che arrivano letteralmente a creare dei nuovi mondi, che padroneggiano completamente, cosa che evita loro di fare delle grandissime ricerche.
Ma, rispetto ai tempi di Salgari, gli scrittori di adesso, che siano super-dilettanti o autori di bestseller, possono contare su delle fonti immediatamente accessibili in qualsiasi istante, grazie alla più grande invenzione degli ultimi decenni: internet.
Adesso, se vogliamo ottenere delle informazioni su di un argomento, lo cerchiamo su Google o andiamo direttamente su Wikipedia, se vogliamo vedere un luogo, in cui non siamo stati, possiamo contare su Google Maps e Google Earth. In alcuni casi questi ultimi ci permettono addirittura di muoverci per le strade di una città e vederne i dettagli, come se fossimo lì. Oppure andiamo su YouTube dove troviamo tantissimi video di documentari che parlano di vari argomenti o ancora, se ci serve un certo libro, lo possiamo acquistare in formato ebook in pochi clic. E se non abbiamo tanti soldi da spendere, basta affidarci al caro eMule, per trovare quello che ci serve, infrangendo qualche legge sul copyright.
Insomma non abbiamo scuse.
Tutto o quasi è alla nostra portata. Questo, però, cambia completamente l'approccio che possiamo avere nei confronti di una ricerca. Possiamo sempre fare alla vecchia maniera: leggendo, visionando video, guardando foto e così via e creando degli appunti, magari usando programmini come OneNote (o altri gratuiti) che ci permetto di copiare testi, immagini, link e organizzarli comodamente, per ritrovarli quando ci servono.
Oppure abbiamo un'altra scelta. Possiamo iniziare a metterci a scrivere, magari dopo aver fatto qualche piccola ricerca preliminare (come la lettura di un libro, di un articolo o la visione di un documentario, giusto per entrare nel tema e catturare quella particolare emozione da cui nasce ogni storia) e poi, volta per volta, quando nasce la necessità, cercare quello che ci serve direttamente quando ci serve. Con una connessione permanente a internet ci basta tenere aperto un browser insieme al programma di scrittura e passare dall'uno all'altro con estrema facilità, mantenendo sempre viva quell'emozione e allo stesso tempo alimentandola con tutti quegli input immediati, il risultato dei quali possiamo metterlo subito nero su bianco senza temere che quella grande idea venga persa, perché non siamo stati in grado di fissarla nel momento stesso in cui ci è venuta in mente.
Questo approccio non è certo ordinato e a prima vista potrebbe sembrare confusionario, in realtà si basa in tutto e per tutto sul modo in cui la nostra memoria lavora, cioè in modo associativo, passando da una cosa all'altra, piuttosto che lineare.
Senza dubbio l'utilizzo di un metodo del genere richiede una certa disciplina e padronanza dei propri mezzi. È estremamente facile distrarsi e iniziare a navigare dimenticandosi di ciò che stavamo scrivendo. D'altra parte, però, se si riesce ad applicarlo correttamente, dà la possibilità di tuffarsi subito nella narrazione, evitando il rischio che quella particolare emozione (la cosiddetta ispirazione), una volta terminata ogni ricerca e organizzata la trama in ogni minimo dettaglio (di quest'ultimo aspetto ne parlerò più diffusamente in futuro), risulti svanita purtroppo nel nulla, prima di averla potuta sfruttare per quello che era il nostro unico scopo, cioè scrivere.
E se questa ricerca in tempo reale ci porta a fare qualche errore?
Be', che problema c'è? Le nostre parole non sono state di certo incise sulla pietra, ma neppure sulla carta. Una volta terminata la stesura, quando siamo certi di aver fissato tutto quello che ci frullava in testa, ci resta tutto il tempo del mondo per controllare, correggere e modificare quello che abbiamo scritto, tutte le volte che vogliamo.
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Di Carla (del 19/01/2012 @ 03:34:41, in Cinema, linkato 6464 volte)

Sono passati cinque anni e mezzo da quando ricevetti una mail da Ed McPadden, direttore esecutivo di "Oltre I Binari", che mi chiedeva di poter inserire il brano "House Of Love" di Hinkel nella colonna sonora del film. Ovviamente sia io che l'artista fummo ben felici di accettare, nonostante avessimo a disposizioni poche informazioni sul film stesso.
Sapevamo che era un'opera prima indipendente di un regista del Connecticut, di origine argentina, che si trattava di una storia di mistero a metà strada tra la vita e la morte, e soprattutto che vantava un cast davvero interessante per un film con un budget presumibilmente molto piccolo: Brendan Fehr (già visto come regular nella serie Roswell e periodicamente ricorrente in CSI:Miami), Chad Lindberg (Fast & Furious e la serie Supernatural) e la giovane Tania Raymonde (divenuta famosa per la parte di Alex, la figlia di Ben, in una delle serie TV di maggior successo degli ultimi anni: Lost).
Bastò questo e l'entusiasmo di Ed e Alex (A.D. Calvo, il regista) nei confronti della musica di Hinkel a convincerci ad accettare. Era l'estate del 2007. Successivamente il film partecipò a numerosi festival negli Stati Uniti, vincendo il premio come miglior film al SENE Film Festival 2009, quello della scelta del pubblico al Kent Film Festival 2008, quello per la migliore colonna sonora e migliore fotografia al CT Film Festival 2008.

La vera svolta si ha però nel 2010 quando i diritti di distribuzione del film vengono acquisiti dalla Artist View Entertainment, grazie alla quale riesce ad approdare all'estero. E così, dopo essere trasmesso dal nota rete Showtime ed essere distribuito in DVD col titolo di "The Haunting of Amelia", "Oltre I Binari" (titolo originale: "The Other Side Of The Tracks") arriva in Europa nel 2011 e finalmente in Italia, su Sky Cinema Passion, lo scorso 15 gennaio (verrà ritrasmesso il 24 gennaio alle 13.25).

Il film racconta la storia di Josh, un ventinovenne che, a 10 anni della morte della sua ragazza, Emily, in un tragico incidente ferroviario, continua a vivere nel passato incapace di andare avanti con la sua vita, finché un giorno nel ristorante in cui lavora arriva Amelia, che risulta essere straordinariamente somigliante a Emily.
La storia scorre con un ritmo molto lento nell'ambito delle singole scene, ma fin troppo veloce nel spostarsi tra una scene e l'altra. Josh è contornato da personaggi, tra cui Amelia, il suo amico Rusty e sua madre, che passano il tempo a spronarlo ad uscire da questa sua condizione. Nel frattempo lui continua ad avere strani sogni di Emily, il ricordo della quale è per lui una vera ossessione. Il tutto è avvolto da un senso di inquietudine e immagini horror proprie delle classiche storie di fantasmi. Nel vedere il film ci si rende conto che la storia ha qualcosa di stonato, surreale a tratti onirico e ci si chiede dove esattamente voglia andare a parare, quale sia il senso di tutti quei dialoghi apparentemente vuoti separati da lunghi silenzi.
Erroneamente si potrebbe imputare questa sensazione al fatto che si tratta pur sempre di un film a basso costo, con un cast (sia artistico che tecnico) ridotto, location limitate, girato in poco tempo. Alla fine però si capisce che non è questo il motivo, anzi devo complimentarmi con lo stesso Alex Calvo (che è anche autore del soggetto e della sceneggiatura) per essere riuscito con i suoi pochi mezzi a creare un'opera davvero molto interessante e coinvolgente. Mi chiedo che cosa potrebbe fare se avesse a disposizione un grosso budget e, anzi, mi auguro che ben presto possa riuscirci.
Da allora A.D. Calvo ha girato un altro film "The Melancholy Fantastic", uscito lo scorso anno, e sta lavorando a "House Of Dust".

"Oltre I Binari" è attualmente in programmazione su Sky Cinema Passion. Il prossimo passaggio sarà martedì 24 gennaio alle 13.25 e successivamente mercoledì 25 gennaio alle 4.05.

Potete vedere il trailer in questo post e visitare il sito ufficiale del film cliccando qui.

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More about Hooked

 Utile strumento per comprendere l'editoria odierna

Mi sono avvicinata alla lettura di questo libro per pura curiosità. Sono sempre abbastanza diffidente nei confronti di questo tipo di manuali su qualcosa di così soggettivo come la scrittura. Personalmente sono abbastanza contraria all'imprigionare la narrativa (di genere o non) in regole molto strette. Dando per scontata la conoscenza perfetta della propria lingua (come grammatica e sintassi), la capacità dell'autore di inventare una storia interessante (che dipende essenzialmente dalla fantasia individuale) e quella di avere un modo di mettere le parole l'una dopo l'altra così che il risultato sia almeno gradevole da leggere (che è anche molto legato al gusto individuale di chi legge), le uniche cose che possono essere in qualche modo "insegnate" riguardano ciò che il lettore medio odierno si aspetta, statisticamente parlando, e ciò che di conseguenza un editore cerca nei libri che ha intenzione di pubblicare.
In quest'ultimo campo l'aspetto artistico spesso non conta poi tanto, purtroppo.
Perciò, se lo scopo di chi scrive è primariamente quello di creare un prodotto commerciabile basandosi sull'editoria tradizionale, un libro come questo è quasi essenziale. Esso infatti, concentrandosi sull'inizio di un romanzo, spiega ciò che porta chi seleziona le opere all'interno di una casa editrice a continuare a leggere determinati manoscritti, tra le centinaia che ricevono, ed eventualmente selezionarli per la pubblicazione. È ovvio infatti che non tutti i manoscritti possono essere letti nella loro interezza. È umanamente impossibile. Allora chi li seleziona cerca di farsi un'idea sull'opera che ha davanti dalla lettura delle prime pagine e, se non le ritiene valide, li scarta. Da qui l'importanza del porre particolare attenzione all'inizio di un romanzo.
Al contrario, a mio parere, questo fattore ha minore importanza per il lettore medio in sé, il quale una volta acquistato il libro difficilmente lo metterà da parte dopo 5 o 10 pagine, per cui tenderà maggiormente a farsi un'opinione sull'opera generale, indipendentemente dalla qualità dell'incipit o del primo capitolo. Anzi, alla fine il suo giudizio dipenderà essenzialmente dalla fine della stessa. C'è anche da dire che il modo di iniziare i romanzi è molto cambiato nel tempo, soprattutto negli ultimi decenni, mentre i lettori continuano a leggere con piacere i libri di 50 anni fa o i classici, ponendosi pochi problemi sul modo in cui iniziano.
Per questo motivo credo che "Hooked" sia utile per chiunque si cimenti nella scrittura, se non altro perché aiuta a capire cosa si aspetta da essi l'editoria contemporanea, ma anche le differenze col passato. Particolarmente interessante è poi il parallelo che viene fatto con il cinema, che in passato ha copiato parecchio dalla letteratura, mentre adesso succede per lo più l'opposto.
Mi è piaciuto il tentativo di schematizzare gli elementi essenziali dell'inizio del romanzo non tanto per la sua utilità in sé (anzi la trovo in generale un'eccessiva semplificazione), ma soprattutto perché grazie agli esempi usati (alcuni molto famosi o comunque di romanzi che avevo letto) mi ha permesso di notare degli aspetti che inconsciamente nello scrivere anche io ho usato e di cercare di valutare se l'avessi fatto in maniera corretta.
Penso infatti che "Hooked" vada preferibilmente usato in fase di riscrittura piuttosto che nell'affrontare la prima stesura di un romanzo. Solo dopo aver completato tutta la storia, si può, a mente lucida, tornare indietro e modificare il suo inizio in modo da renderlo accattivante al lettore.
Al di là di ciò, credo che questo libro come altri non debba porre dei limiti alla creatività personale, ma sia solo una guida di massima, in quanto la narrativa è in continua evoluzione, i gusti cambiano e bisogna comunque trovare da soli una propria voce nel raccontare le storie. Inoltre anche l'editoria è attualmente sottoposta a profondi cambiamenti. Essere un buon autore non presuppone più necessariamente il passare attraverso la selezione di un editore, ma, come nel caso degli autori indipendenti, direttamente attraverso quella del pubblico. In questo scenario un libro scritto al di fuori di certe convenzioni non solo può trovare comunque un certo supporto da parte dei lettori, ma può addirittura generarne di nuove.

 

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Di Carla (del 02/02/2012 @ 08:44:40, in Scrittura & Lettura, linkato 3069 volte)

Photo: courtesy of © NASA/JPL-CaltechDopo aver passato più di tre anni a scrivere "L'isola di Gaia", sentivo il bisogno di cimentarmi in qualcosa di più immediato, che mi permettesse di sperimentare gli strumenti a disposizione degli autori indipendenti, mentre continuavo a lavorare al romanzo (editing e riscritture varie). Avevo bisogno di un progetto di dimensioni più ridotte, già definite in partenza e con una tempistica il più possibile gestibile, qualcosa che mi spingesse soprattutto a produrre senza farmi atterrire dal fatto di non sapere esattamente quando l'avrei terminato.
Scrivere delle storie corte (novelle o racconti), però, non è proprio nel mio DNA, questo perché la dimensione di uno scritto è strettamente legata alla complessità della trama.
E, diciamolo, io adoro le trame molto complesse.
Allora ho pensato di aggirare il problema ideando a grandi linee una storia, come mi era capitato, quando avevo per la prima volta immaginato la trama del mio romanzo, ma che venisse suddivisa in puntate fatte e compiute delle dimensioni di una novella, da realizzare una per una nel dettaglio, in modo da avere subito qualcosa che potessi scrivere e terminare nel più breve tempo possibile.
Ed è così che è nata l'idea di "Deserto rosso".
Se paragoniamo un romanzo a un film, questa mia storia a puntate potrebbe essere definita una sorta di piccola serie, con episodi proposti a una certa cadenza (nel mio caso sarà di circa 4 mesi), ognuno dei quali si concentrerà su un determinato aspetto della trama, esplorando strutture narrative diverse, e terminerà con un cosiddetto cliffhanger.
Sarà un vero e proprio esperimento.
Gli episodi in totale saranno 3 o forse 4. Inizialmente avevo pensato a tre, ma, come sempre accade, più si pensa ad una storia più questa lievita, inoltre la possibilità di darle una struttura seriale implica quella di continuarla, utilizzando tutte le idee a disposizione, finché si è certi che tutti i fili della trama siano stati riallacciati nel migliore dei modi.
Anche se sto già prendendo appunti per le puntate successive, ho dedicato l'intero mese di gennaio (o meglio tre settimane di tale mese) alla realizzazione della prima stesura della puntata numero uno. Mi sono data un target di 20.000 parole complessive e un altro per sessione di scrittura di 2000 parole, che ho quasi sempre rispettato (tempo permettendo).
Alla fine ci sono riuscita. Nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio ho completato la novella raggiungendo e superando (anche se di poco) il mio target, cosa che ovviamente mi ha dato un certa soddisfazione. Chiunque scrive, conosce l'ansia che si prova nel dover completare uno scritto e, ogni volta che se ne termina uno, come questa vada acquietandosi accrescendo nel contempo la propria autostima.
Ma parliamo un po' della trama.
"Deserto rosso" segue le vicende di una missione su Marte, con permanenza a tempo indeterminato. Si tratta di una sorta di primo tentativo di colonizzazione del pianeta rosso, fatto da un equipaggio in realtà molto piccolo (solo 5 persone). La storia è ambientata in un futuro prossimo (fra almeno 50 anni). La missione Isis è la prima dopo un lungo periodo di pausa nell'esplorazione dello spazio, dovuto al tragico fallimento della missione precedente (avvenuta 30 anni prima).
Questo è, però, solo il contesto in cui si muovono i personaggi e da cui parte l'intera storia.
La prima puntata, intitolata "Punto di non ritorno", è narrata in prima persona da un membro dell'equipaggio, Anna Persson (esobiologa svedese), che per qualche motivo, a noi sconosciuto, abbandona di nascosto alle prime luci dell'alba la Stazione Alfa (la struttura abitativa) e si addentra con un rover nel deserto marziano. Il suo ha tutte le caratteristiche di un gesto suicida.
Mentre Anna, da una parte, ci racconta passo passo i due giorni (tempo definito dalla sua riserva di ossigeno) del suo viaggio solitario, si sofferma a mostrarci eventi del passato precedenti alla stessa missione, muovendosi avanti e indietro nella sua memoria e svelandosi poco a poco a noi. Capiremo chi è, cosa l'ha portata a entrare nell'equipaggio dell'Isis, cosa (e chi) si è lasciata alle spalle e alcune fatti accaduti durante la stessa missione che potrebbero averla spinta a questo gesto estremo. Il tutto costruito in un crescendo che porta ad un finale inatteso.
Esso chiude la prima parte della storia, ma allo stesso tempo apre nuovi scenari, dai quali scaturiranno le puntate successive.
"Deserto rosso - Punto di non ritorno" raggiungerà la sua forma definitiva probabilmente a marzo e poi verrà pubblicato, in tempi brevi, come ebook Kindle sul Kindle Store di Amazon.it (gratis per i primi giorni e poi a 99 centesimi) e in altri formati compatibili con gli altri reader su vari negozi online.
Non so se ne farò anche una versione cartacea, in quanto si tratta di un testo veramente corto (70 pagine circa). La farò solo se potrò proporre un prezzo davvero ridotto (pochi euro) o magari per avere delle copie promozionali.
Per scrivere "Deserto rosso" mi sto documentando sui libri di Robert Zubrin, in modo da rendere la storia almeno in parte scientificamente plausibile, fin dove la narrazione me lo consente. Tra l'altro proprio oggi leggevo di un progetto chiamato COSMIC (Combustion Synthesis under microgravity conditions) dell'Università degli Studi di Cagliari, che servirà per mettere a punto sistemi per estrarre ossigeno, acqua, azoto dall'ambiente lunare o marziano e consentire così la vita degli astronauti che vi giungeranno nei prossimi decenni. Mi voglio informare sull'argomento e magari parlarvene più diffusamente in uno dei prossimi post.
Tornando a "Deserto rosso", si tratta senza dubbio nel complesso di un'opera di fantascienza, ma che racchiude aspetti di generi diversi, dal thriller all'avventura. C'è un forte conflitto interiore, una storia d'amore, un mistero da scoprire, una discreta quantità di azione, morti più o meno naturali (sì, gente morta ammazzata), elementi scientifici reali e altri del tutto inventati e non manca una certa malvagità.
Insomma, non è una semplice storia sull'esplorazione di Marte.
Vi ho incuriosito?
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Photo: courtesy of © NASA/JPL-Caltech

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Di Carla (del 11/02/2012 @ 02:59:55, in Cinema, linkato 2429 volte)

Da fan incallita della saga non potevo non dedicare un post al ritorno al cinema di Guerre Stellari, che questa volta si ripresenta sul grande schermo addirittura in 3D.
Sono tornata dal cinema da poco più di due ore, estremamente soddisfatta di quello che ho visto. Essendo una fan di vecchia data, fino al 1999 per me esisteva essenzialmente una trilogia di Guerre Stellari (e non Star Wars) con uno dei migliori cattivi della storia del cinema, chiamato Dart Fener (e non Darth Vader). La stessa idea del prequel non mi attirava tantissimo, visto che sapevo già come sarebbe andata a finire la storia, ma come ogni fan ero incuriosita e aspettavo con ansia l'uscita de "La Minaccia Fantasma" prima che se ne sapesse il titolo (lo chiamavamo semplicemente Episodio 1) e quando ancora le informazioni che giravano sulla trama erano frammentarie e non sempre veritiere.
Quando infine lo vidi al cinema, lo trovai in gran parte noioso, ad eccezione degli ultimi 20 minuti. Il film parla di intrighi politici, qualche scena d'azione, si sofferma sui sentimenti dei personaggi, ma ciò che mi chiedevo ero: dove sono le guerre stellari??
Insomma, ne fui un po' delusa. Avevo ancora negli occhi il ricordo dell'edizione speciale dell'amata vecchia trilogia, vista al cinema solo due anni prima. Nel confronto Episodio 1, costituito per la maggior parte di scene interamente create al computer, prive di quel fascino artigianale degli effetti speciali "analogici", e soprattutto con un cattivo privo di mordente come Darth Maul, che dice sì e no dieci parole in tutto il film, non ne usciva tanto bene. Anche se devo ammettere che le immagini erano suggestive e l'interpretazione della Portman era ottima. Persino il piccolo Anakin Skywalker (interpretato da Jake Lloyd) rientrava tra le cose migliori del film. Ma ciò che maggiormente mancava rispetto alla trilogia originale era quella sorta di magia rappresentata dalla Forza, che perdeva il suo alone di mistero lasciando spazio ad una spiegazione scientifica.
Ricordo che sul momento fu una cosa davvero difficile da mandare giù.
Rivedendo adesso il film dopo 13 anni in un cinema degno di questo nome (senza poltroncine scomode o interruzioni fra il primo e il secondo tempo) per godermi lo spettacolo visivo, senza avere particolari aspettative sulla trama (visto che la conoscevo già), sono riuscita per la prima volta ad apprezzarlo nella sua unicità, senza, cioè, fare confronti.
Certo, la mia mente si rifiuta di accettare gli odiosi midichlorian e tutta una serie di aspetti che si discostano dalla mia personale visione della saga basata unicamente sulla vecchia trilogia, ma la mia stessa mente mi permette di tenere le due cose separate e godere dei dettagli.
Inoltre l'aggiunta del 3D aiuta non poco. Si tratta di un'aggiunta discreta, eseguita con maestria. Il fatto stesso che il film sia in gran parte stato creato con la computer grafica ha rappresentato probabilmente un vantaggio. Nelle scene con gli attori, infatti, l'effetto è meno evidente. D'altronde si parla di un film non concepito per il 3D, che per forza di cose non ha molti elementi visivi volutamente messi in primo piano o fatti muovere verso il pubblico. Qualcosa è stato forse aggiunto ad hoc (bisognerebbe fare un confronto con l'edizione precedente), ma più di tanto non si poteva fare. In ogni caso, a mio parere, la riuscita è stata molto buona.
Vedere il film con gli occhialini, inoltre, ti obbliga a concentrarti sullo schermo, eliminando tutti gli elementi visivi di disturbo e lasciandoti così completamente coinvolgere dalla storia. Forse anche per questo posso dire in tutta onestà che mi sono goduta Episodio 1 e che senza dubbio mi è piaciuto molto più che 13 anni fa.
Adesso resta la curiosità di vedere gli altri. Purtroppo dovrò attendere l'anno prossimo per il secondo episodio e così via per i successivi, ma sono bastate queste due ore al cinema per risvegliare in me l'entusiasmo di un tempo e sentirmi di nuovo un po' ragazzina.

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Foto & video: © 20th Century Fox

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Di Carla (del 16/02/2012 @ 23:54:18, in Scrittura & Lettura, linkato 3660 volte)
Come potete vedere qui accanto sulla colonna a destra, anche io ho creato una mia mailing list, che vi presento con questo post.
Prima, però, di parlarvene, volevo aprire una piccola parentesi sul ruolo che questo sistema di marketing può avere per uno scrittore.
È indubbio che, se si ha una grossa mailing list, a cui inviare in un solo colpo la notizia dell'uscita di un nuovo libro, le possibilità che questo venga acquistato da molte persone in un breve tempo è estremamente più elevata rispetto al solo uso di uno o più social network per diffondere la stessa notizia. Il motivo è semplice: la mail, bene o male, la controllano tutti. Nei social network, invece, la probabilità, che un tuo post venga letto, dipende da quanti contatti ha chi dovrebbe leggerlo e con molta facilità potrebbe essere notato da pochissime persone, non svolgendo quindi appieno la sua funzione di marketing.
Ma il vero problema delle mailing list è che queste devono contenere molti contatti, affinché funzionino a questo scopo, e che questi contatti di fatto le leggano.
Per ottenere dei contatti esistono dei metodi in genere efficaci. Per esempio si può offrire qualcosa di gratuito in cambio dell'indirizzo e-mail del potenziale lettore. È un sistema molto utilizzato e senza dubbio funziona.
Molte persone, però, storcono il naso di fronte a questa situazione. Si sentono obbligati a dare il proprio indirizzo, che molto probabilmente riceve già un sacco di posta inutile, che viene cancellata senza essere letta, e non ci tengono ad aggiungerne dell'altra. Altri temono che il loro indizzo possa essere dato a terzi, nonostante le rassicurazioni di chi gestisce la lista. Spesso risolvono il problema fornendo un indirizzo e-mail poco usato, che poi non ricontrollano più, dopo che hanno scaricato il materiale gratuito.
Altri, invece, si fidano e usano il loro indirizzo e-mail principale.
Il problema è cosa succede dopo. Chi ti dice che la persona dopo aver scaricato il materiale gratuito poi non si cancelli dalla lista?
Io lo faccio quasi sempre, proprio perché per principio non mi va di essere costretta a dare il mio contatto per ottenere una cosa gratuita. Questo perché non so quanto ciò che sto per scaricare valga veramente. Preferirei provare a leggere il materiale gratuito e poi, se mi piace, iscrivermi alla mailing list per essere informata sull'altro materiale che verrà pubblicato in seguito.
Mi sembra semplicemente più corretto.
Altre volte non mi cancello subito, ma spesso, alla prima mail non interessante che ricevo, blocco l’indirizzo del mittente, in modo da non riceverne altre.
C'è poi chi invece dà il proprio indirizzo e-mail, non si cancella subito né blocca il mittente, ma poi di fatto non legge mai le newsletter quando arrivano. Parlo di gente, come me per esempio, che quando scarica la mail si ritrova minimo 30-50 messaggi, dei quali una buona parte richiede una risposta, in quanto usa la posta elettronica soprattutto in ambito lavorativo, mentre preferisce i social network per tutto il resto. A meno che questa persona non abbia un particolare interesse in quel periodo per quella newsletter, essa finirà nel cestino insieme alle altre senza neppure aprirla. Verrà trattata allo stesso modo dello spam.
È anche vero che, se la mailing list è sufficientemente grande, ci saranno comunque ancora moltissimi contatti "buoni", tutto ciò mi sembra in ogni caso uno spreco di energie.
Andrò pure contro ogni dettame del marketing sul web, ma credo fermamente che l'iscrizione ad una mailing list di uno scrittore non debba mai essere forzata, bensì debba essere percepita come un vantaggio di per sé. Se ciò non avviene, ci si ritrova con una lista di numeri e non di persone. Personalmente preferisco avere a che fare con le seconde.
Ed è così che mi piace concepire la mailing list, come un metodo di comunicazione diretto tra me e i miei lettori, non necessariamente unidirezionale, che fornisca qualcosa di diverso rispetto ai vari Facebook, Twitter e così via. Quindi non uno strumento di semplice pubblicità. Tutto questo perché con me non funzionerebbe.
Per chi la pensa come me, una pubblicità sul web trovata sui “luoghi” che frequento abitualmente ha sicuramente molta più presa. Mi è capitato spessissimo di acquistare libri di autori non famosi, perché ho letto la pubblicità su Facebook e poi ho trovato un bel profilo pubblico e un bel sito con blog dell’autore, dove la gente interagisce. Oppure perché li ho scoperti su aNobii dove ricevevano molte recensioni (relativamente: si parla pur sempre di scrittori non famosi) o perché avevano una bella recensione su Amazon.it o perché venivano condivisi su vari social network da almeno due persone, con le quali sono in contatto. Sono tutte cose che fanno scattare la curiosità. In generale, maggiore è la gente che vedo interagire, più sono portata a pensare che il libro possa essere bello. Non posso, però, vedere tutto questo da un messaggio e-mail.
Allora perché anche io ho creato una mailing list?
Adesso ve lo posso spiegare.
In primo luogo la lista si trova su Yahoo!Gruppi, da dove potete cancellarvi in qualsiasi momento, con un clic alla fine di ogni newsletter. Appena iscritti riceverete anche un messaggio di benvenuto dove è specificato anche come cancellarvi.
In secondo luogo, sarà già molto se vi invierò un messaggio al mese.
In terzo luogo, i messaggi serviranno solo per avvertirvi di un evento importante: uscita di un libro (speriamo presto!), disponibilità gratuita di un ebook (giveaway) e poco altro. Certo, sono cose che appariranno anche sui social network e su questo blog, ma, a differenza di questi ultimi, chi si iscrive alla mailing list è certo di riceverle per primo, il che è particolarmente importante, se l'informazione ha una scadenza.
Già vi anticipo, infatti, che la prima puntata di "Deserto rosso", intitolata "Punto di non ritorno", sarà gratuita per un giorno intero appena pubblicata (parliamo almeno di marzo), poi passerà a 99 centesimi, perciò per essere i primi a saperlo o controllate tutti i giorni il blog, Facebook o Twitter oppure vi iscrivete alla mailing list.
Chiaramente questo è solo un esempio.
Di sicuro non scriverò una newsletter per avvertirvi di un post sul blog, né tanto meno per raccontarvi i fatti miei. Inoltre non metterò mai allegati. Eventualmente le pochissime volte che ne invierò una, riporterò anche il link a qualche post significativo o a qualcosa da scaricare.
Inoltre rispondendo alla newsletter, potrete comunicare direttamente con me.
Non vi ho convinti?
Non fa nulla. Spero almeno che continuate a seguirmi sugli altri canali e, se mai cambierete idea, la casella per l'iscrizione alla newsletter si trova qui sulla colonna destra del blog (oppure potete mandare un messaggio vuoto a anakina-subscribe@yahoogroups.com).
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Di Carla (del 19/02/2012 @ 19:59:52, in Serie TV, linkato 3372 volte)

Dopo 19 anni dall'uscita del film omonimo con Tom Cruise, tratto dal libro di John Grisham, approda sul piccolo schermo il sequel de "Il Socio" sotto forma di serie TV.
La storia segue ancora una volta le vicende di Mitch McDeere (interpretato questa volta da Josh Lucas) dieci anni dopo gli eventi narrati nel romanzo e nel film, in cui il protagonista aveva contribuito alla caduta di un importante studio legale connesso alla mafia di Chicago.
Adesso McDeere, dopo la morte del boss mafioso, esce dal programma di protezione per fondare uno studio legale tutto suo con il fratello Ray. Inizialmente lo studio ha poco lavoro, finché non attira l'attenzione della Kinross & Clark, di Alex Clark, che convince Mitch a diventare proprio socio, perché interessata ad una delle clienti di quest'ultimo.
Le prime due puntate della serie vengono trasmesse questa sera in anteprima (e contemporanea europea) su AXN (canale del pacchetto di intrattenimento di Sky), mentre la serie verrà poi proposta per intera ad aprile.
In America purtroppo non ha avuto il successo sperato ed è stata spostata al sabato, rischiando di conseguenza la cancellazione.Vedremo cosa succederà in Italia.
Il cast, oltre a Josh Lucas, presenta alcune liete sorprese, come Juliette Lewis, che lascia per un po' il palco dei suoi concerti per tornare davanti alla macchina da presa, e due attori che sono senza dubbio dei volti noti al pubblico di AXN, perché già visti nella fortunata serie sci-fi "Battlestar Galactica". Sto parlando di Callum Keith Rennie (nel ruolo di Ray McDeere) conosciuto come il cylone Leoben e di Tricia Helfer (Alex Clark), che interpretava Numero Sei, il cylone simbolo della serie, ma che è stata vista di recente sul piccolo schermo anche nella seconda stagione di "Dark Blue", sempre in onda su AXN (lo scorso autunno).
Le premesse insomma sono buone. Non ci resta che attendere questa sera per dare i primi giudizi.
"Il Socio" va in onda questa sera alle 21 su AXN e alle 22 su AXN+1.

Il socio (Oscar bestsellers), The Firm (versione inglese, cartaceo) e The Firm (versione inglese, ebook Kindle) su Amazon.it.
The Firm (versione inglese, ebook Kindle) su Amazon.com.
Battlestar Galactica su Amazon.it.

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Di Carla (del 20/02/2012 @ 16:29:28, in Musica, linkato 2993 volte)

Il prossimo weekend il cantautore Daniele Groff inaugurerà nelle Marche il suo nuovo tour 2012 con due date. La prima, venerdì 24 febbraio, lo vedrà ospite della manifestazione "Festival Dell'Adriatico - Premio Alex Baroni" durante la quale presenterà alcuni brani in duo acustico. L'evento avrà luogo a San Benedetto Del Tronto (AP), presso il Teatro Concordia.
Per il giorno successivo, sabato 25 febbraio, è invece previsto un vero e proprio concerto unplugged, insieme al chitarrista Alberto Lombardi, presso l'Associazione P.A.R.C.A. di Comunanza (AP).

Ecco il riepilogo delle date:

24 febbraio 2012 - Teatro Concordia - S. Benedetto del Tronto (AP)
Largo Mazzini, 1
Ore 21
INGRESSO GRATUITO

Info sul Festival dell'Adriatico: www.festivaldelladriatico.com

25 febbraio 2012 - Associazione P.A.R.C.A. - Comunanza (AP)
Via Giordano Bruno
Ore 21


Vi informo, inoltre, che stiamo per attuare il trasferimento del sito ufficiale www.danielegroff.com su di un altro provider, per questo motivo nelle prossime settimane potrebbero esserci dei disservizi del sito e delle mail legate al dominio.
Nel frattempo l'indirizzo per il booking è: booking@anakina.net.

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Di Carla (del 25/02/2012 @ 07:50:59, in Serie TV, linkato 2916 volte)

Da poco più di tre settimane è approdata su Fox la serie TV "Homeland - Caccia alla spia". Ideata dai creatori di "24", questa serie thriller vincitrice del Golden Globe come migliore serie drammatica, che vede come protagonisti la splendida Claire Danes (vincitrice del Golden Globe come migliore attrice in una serie drammatica) e Damian Lewis, narra la storia di un marine, Nicholas Brody (interpretato da Lewis), che dopo otto anni di prigionia nelle mani di Al-Qaeda, viene all'improvviso trovato dai suoi compatrioti e riportato in patria, dove è destinato a diventare un eroe nazionale. Nel frattempo, però, la giovane agente della CIA, Carrie Mathison (interpretata dalla Danes), ha scoperto in seguito ad una soffiata che un prigioniero di guerra è passato dalla parte del nemico. Quando poi viene a sapere della vicenda del tenente Brody, è convinta che sia lui il potenziale terrorista.
Devo ammettere che non ero particolarmente attratta dalla storia, per come veniva presentata su Sky, e ho deciso di registrare le prime puntate per poi vedermele con comodo. L'ho fatto questa settimana. Ne ho visto quattro in due giorni e ne sono rimasta folgorata.
Non si tratta di un semplice action-thriller, come si potrebbe immaginare trattandosi degli stessi creatori di "24". Prima di tutto lo show è ispirato alla serie israeliana "Hatufim (Prisoner of War)", inoltre risulta essere fortemente incentrato sugli aspetti psicologici dei due protagonisti.
Da una parte c'è Carrie, brillante ma problematica agente della CIA. Conosciuta nell'agenzia per i suoi metodi poco ortodossi e per il suo essere indisciplinata, la donna nasconde un grande segreto: è affetta da una malattia mentale per la quale si cura di nascosto con degli psicofarmaci. Per Carrie la vita è incentrata completamente sulla lotta al terrorismo. Non ha una vita privata degna di questo nome, né veri amici (a parte forse il suo mentore Saul Berenson, interpretato da un grande Mandy Patinkin), né una vita sentimentale che vada oltre degli incontri occasionali.
Dall'altra parte c'è Nick Brody, fortemente traumatizzato dopo una prigionia di otto anni, in cui è stato costantemente torturato e costretto a fare le peggiori cose. Ha dalla sua una famiglia: una moglie, che lui sospetta abbia una storia col suo migliore amico, una figlia adolescente, con tutti i problemi della sua età, e un figlio più piccolo, che non si ricordava neppure di lui. Il ritorno a casa è estremamente difficile. Perseguitato da incubi e flashback, ha difficoltà a ristabilire un rapporto sereno con i suoi cari, con i quali sa di non poter aprirsi, perché è convinto che non potrebbero capire. Il suo personaggio è ambiguo. Non si capisce se la sua "doppiezza" sia dovuta ai traumi subiti o sia la prova che si è convertito alla causa di Al-Qaeda.
Effettivamente non è del tutto sincero con la CIA, ma non ci sono prove reali di un suo coinvolgimento con alcuni avvenimenti recenti, che sembrano presagire la preparazione di un attentato in suolo americano. Carrie, però, sente che Brody è coinvolto e, andando contro gli ordini, decide di scavare nella sua vita, avvicinandosi forse un troppo a lui.
Da questa pericolosa interazione potrebbero, però, venire fuori dei risvolti del tutto inaspettati.
Adesso non ci resta che continuare a seguire la storia, per vedere come andrà a finire.

"Homeland - Caccia alla spia" va in onda ogni lunedì alle 21.50 su Fox (replicato una e due ore dopo su Fox+1 e Fox+2).

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