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 Malta... di Carla
 

"Tu ami essere un astronauta, fa parte della tua essenza." Deserto rosso - Ritorno a casa

 
NAVE STELLARE AURORA
Il viaggio di ritorno sta per iniziare. L’intento sarà compiuto.

La parte finale del ciclo dell’Aurora è su Amazon, Giunti, Google Play, Apple, Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelli e Smashwords.

Scopri gli altri libri del ciclo, DESERTO ROSSO, L’ISOLA DI GAIA, OPHIR. CODICE VIVENTE e SIRIUS. IN CADUTA LIBERA, su: www.desertorosso.net


SELF-PUBLISHING LAB. IL MESTIERE DELL'AUTOEDITORE
E se diventassi tu l'editore del tuo libro?

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LA TRILOGIA DEL DETECTIVE ERIC SHAW
Cosa faresti se una persona che ami fosse un serial killer?

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PER CASO - Conosci il tuo nemico.
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AFFINITÀ D’INTENTI - 24 ore. 2 persone. 1 obiettivo.
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Di Carla (del 31/12/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 403 volte)
Siamo di nuovo arrivati alla fine di un anno senza quasi accorgercene, vero?
Devo dire che questo 2021 è stato molto particolare per me sotto vari aspetti. La mia attività editoriale è di certo uno di essi. Alla fine del 2020, infatti, avevo deciso di non scrivere niente di nuovo per almeno un anno, visto che non avevo più progetti in sospeso e, soprattutto, non ne avevo alcuna voglia. E di certo è stato facilissimo seguire questo proposito!
 
Devo dire che di tanto in tanto col passare dei mesi, anche ultimamente, si è affacciato nella mia mente il pensiero di raccontare qualche nuova storia, ma l’idea di andare incontro al processo di scrittura e all’impegno prolungato che esso richiede ha fatto fuggire tale pensiero a gambe levate. C’erano altre cose che volevo fare, anche se non meno impegnative a livello di tempo impiegato, ma di certo più leggere e piacevoli a livello mentale (almeno per me).
Creare una realtà inventata è esaltante, ma l’incognita che si deve affrontare ogni giorno nel tirare fuori dal nulla qualcosa che sia interessante e che funzioni, e che magari diverta chi la leggerà, può essere estenuante e ansiogeno. Quando si tratta, invece, di riprendere in mano ciò che è già stato creato e definito (quindi non c’è più quell’incognita) e riproporlo in un’altra forma che gli consenta di raggiungere un pubblico più ampio, almeno in teoria, diventa tutto più misurabile e controllabile, e quindi rilassante, nonostante le ore di lavoro a esso dedicate ogni giorno.
Sto parlando di traduzioni.
 
Se andate a dare un’occhiata ai miei propositi per il 2021, vedrete che includevano la traduzione dei due libri mancanti della trilogia del detective Eric Shaw in inglese.
Be’, ce l’ho fatta! E ci sono riuscita nei tempi che mi sono proposta nel corso dell’anno.
Ho completato la traduzione della versione inglese di “Sindrome” (Syndrome) entro maggio e quella di “Oltre il limite” (Beyond the Limit) entro novembre. Al momento, il secondo libro della trilogia, dopo essere stato sottoposto a editing, è nelle mani della mia proofreader, mentre ho appena inviato il terzo alla mia editor.
 
È stato un lavoro lungo, di cui faticavo a vedere la fine. E la cosa era resa ancora più difficile dalla consapevolezza che quel testo su cui stavo lavorando sarebbe diventato un libro pubblicato in un futuro abbastanza lontano (ne parlerò più avanti) e, come sempre, con risultati incerti. Tutti gli impegni a lungo termine richiedono costanza e disciplina, e portare avanti tutto questo per 12 mesi (a partire dal dicembre 2020), senza avere una minima gratificazione a breve termine, non è stato facilissimo.
D’altra parte, però, il processo di trasformare i miei romanzi dalla loro forma originale in italiano a quella tradotta nella lingua parlata nel luogo in cui sono ambientati (Londra), e “sentire” i personaggi parlare in quella stessa lingua, è stato a tratti entusiasmante.
 
Per riuscirci nella maniera migliore, durante questi 12 mesi ho letto solo romanzi in inglese britannico (ho ripreso a leggere in italiano solo da un paio di settimane), ho visto quasi esclusivamente serie TV e film in questa lingua, insomma ho cercato di creare una sorta di full immersion per ciò che riguardava la narrativa e la finzione in generale. E la cosa mi è piaciuta, certo che mi è piaciuta. Fosse per me, passerei tutto il tempo a studiare e praticare lingue straniere (non solo l’inglese), perché mi diverte tantissimo. Magari preferisco farlo senza scadenze, ma queste ultime temo proprio che siano essenziali se si vogliono tradurre dei libri!
 
Insomma, ho portato a termine due propositi di quelli elencati un anno fa.
Purtroppo, non posso dire di averlo fatto per gli altri.
 
Sono parzialmente riuscita a non stressarmi, almeno in certi periodi, ma poi mi sono resa conto che, se non avessi stabilito almeno delle scadenze, non sarei riuscita a tradurre i due libri sopramenzionati. E con le scadenze per forza di cose un po’ di stress è arrivato. Comunque, negli ultimi mesi sono riuscita a rallentare e questo dicembre, nonostante qualche imprevisto (incluso il mio PC principale che ha fatto un breve soggiorno in assistenza), ho gestito il lavoro in una maniera più vicina a quelli che sono gli obiettivi che mi pongo riguardo al mio benessere personale.
Come già dicevo un anno fa, non ha senso per me concentrarmi completamente, anche a livello emotivo, sulla mia attività editoriale, se questa alla fine non mi fa stare bene. E ho tutta l’intenzione di mantenere fede a questo principio anche nel 2022. Mi rendo però conto che si tratta di un processo graduale che necessita di una certa organizzazione e della capacità di distinguere, tra i possibili obiettivi che intendo pormi, quelli che davvero contano e che hanno una minima possibilità di essere realizzati, anche se remota (volere è potere!).
Purtroppo, non si può fare tutto. Se dovessi dare retta a tutte le idee che mi saltano in testa e a tutti i progetti che solleticano la mia creatività, finirei per paralizzarmi di fronte all’impossibilità di perseguirli tutti. Ci vorrebbero forse dieci vite, se non di più, per riuscirci.
D’altra parte, rimandare all’infinito quei pochi cui tengo davvero nell’attesa di trovare il tempo e i mezzi per dedicarmici nella maniera migliore possibile significa non arrivare mai a farlo. Per cui, tanto vale decidersi una volta per tutte a programmarli e iniziare a lavorarci. Se alla fine di ognuno di essi non raggiungerò i risultati sperati, poco importa. Ci avrò comunque provato e sarò pronta a dedicarmi al progetto successivo, senza rimpianti.
 
Un altro proposito che ho portato a termine solo a metà è quello di continuare a scrivere sul mio blog dedicato al self-publishing su Medium, cioè Self-Publishing Lab. L’ho fatto fino a giugno, poi ho iniziato un periodo di vacanza che non è ancora finito.
Il motivo è semplice: non sapevo più cosa inventarmi.
Ovviamente avrei potuto affrontare uno dei mille argomenti esistenti sull’autoeditoria di cui parlano tutti, ma non era questo lo scopo del blog. La mia intenzione era creare un luogo virtuale in cui offrire un punto di vista diverso, originale, e dei suggerimenti utili e applicabili alla propria attività editoriale di cui nessuno parla, almeno sul mercato italiano, proprio perché sono delle strade un po’ meno battute. Ma, per poterlo fare, è necessario sperimentare in prima persona ciò di cui si vuole parlare.
La traduzione dei libri della trilogia, soprattutto del terzo (di circa 120 mila parole), non mi ha lasciato abbastanza tempo per approfondire ulteriormente la mia preparazione sul marketing editoriale né tanto meno per mettere in pratica tale approfondimento. Ho deciso di dare priorità al completamento della traduzione, mettendo completamente da parte qualsiasi altra attività promozionale sia sul mercato italiano che su quello estero, eccetto, almeno fino a novembre, le inserzioni pubblicitarie su Facebook (che però adesso sono in pausa).
Gestire più cose insieme e prendermi cura di me stessa non era semplicemente sostenibile.
E, ritornando al discorso di prima sull’evitare lo stress, mi sono resa conto che un modo efficace per riuscirci è smettere di cercare di portare avanti più progetti in contemporanea, rischiando di farlo in maniera talvolta approssimativa e trascinandoli per lunghi periodi, e provare a dedicarmi a uno di essi alla volta, ma concludendo ciascuno più in fretta.
Il blog non sarà comunque abbandonato per sempre. Appena avrò qualcos’altro da dire, aggiungerò nuovi articoli. Ma devo, prima di tutto, aggiornare per l’ennesima volta il libroSelf-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, di cui il blog omonimo può essere considerato un compagno, con le novità relative al mercato dell’autoeditoria che si sono accumulate dallo scorso luglio.
Inoltre, vorrei sfruttare il contenuto del blog in maniera creativa (vale a dire riciclarlo), in modo che possa raggiungere più persone. Ho alcune idee su come riuscirci, ma ne parlerò solo se e quando deciderò di metterle in pratica.
 
 
In generale, credo comunque di dover in qualche modo portare avanti l’aspetto didattico relativo all’autoeditoria, perché è evidente che esiste una necessità di imparare da parte di chi si approccia a questo modello editoriale. A riprova di ciò c’è il fatto che, pur avendo messo in pausa tutte le inserzioni pubblicitarie e, appunto, lo stesso blog sull’argomento, Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” continua a essere acquistato spontaneamente e, a quanto pare (dai messaggi che ricevo), apprezzato da chi lo acquista.
Comunque, continuo a farlo col laboratorio universitario che tengo in autunno all’Università degli Studi dell’Insubria (Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali). Anche quest’anno, purtroppo, è stato svolto a distanza, ma ha raggiunto un nuovo record di frequenze, nonostante io abbia messo un limite più stretto alle iscrizioni rispetto al 2020.
Come al solito, gli studenti hanno proposto dei progetti di pubblicazione veramente originali (ne è un esempio la foto sopra). Qualcuno di loro sta davvero pensando di trasformare quella che era solo una simulazione in un vero prodotto editoriale, mentre proprio di recente ho saputo che un mio studente dell’anno scorso ha autoprodotto il suo primo libro e sta portando avanti delle attività promozionali offline molto interessanti con ottimi riscontri a livello locale.
Spero ovviamente che nel 2022 io possa tornare fisicamente a Varese e riproporre il laboratorio agli studenti di persona. Staremo a vedere.
 
Sono poi rimasti altri due propositi non del tutto realizzati.
 
 
Uno riguarda l’esplorare nuove possibilità per sfruttare i diritti sui miei libri. E a dire la verità ho fatto qualche ricerca in proposito, soprattutto riguardo agli audiolibri. È un aspetto che mi piacerebbe approfondire, ma mi rendo conto che richiede degli investimenti, e doverci investire dei soldi implica impegnarsi ad avere un ritorno economico adeguato. Tutto questo è possibile solo se c’è un progetto editoriale e soprattutto promozionale ben preciso alle spalle di cui non ho il tempo né le energie di occuparmi al momento.
Invece, per quanto riguarda altri tipi di sfruttamento dei miei diritti ho rimandato del tutto l’approfondimento al 2022.
 
L’ultimo proposito era quello di migliorare la mia immagine sul web.
A gennaio scorso ho messo un po’ mano al blog (questo blog!). Per quanto non sia ottimizzato per la lettura su dispositivo mobile, ne ho migliorato la fruibilità sugli schermi più piccoli aumentando la dimensione dei testi e delle icone.
Successivamente ho trovato dei template adeguati per il mio sito principale (statico). Uno in particolare mi piace molto. Ma poi non sono andata avanti e, come mi sono girata, l’anno stava già finendo!
Sono consapevole che aggiornare i miei siti è il primo passo fondamentale da compiere. Se ho intenzione di aumentare la mia attività sul web in modo tale da incrementare il traffico organico sui miei siti, devo creare un luogo virtuale accogliente e funzionale, ma allo stesso tempo non voglio che appaia uguale a mille altri, almeno per chi ha la possibilità di visualizzarlo su schermi più grandi.
 
Quindi, tirando le somme, in questo 2021 non sono poi andata tanto male. E ciò è ancora più vero, se si aggiunge che c’è un’altra attività cui mi sono dedicata durante l’anno: ho tradotto in italiano il nuovo libro di Richard J. Galloway, “Saranythia Parte 3. I segreti dei Margspakr”.
Ho completato la prima stesura all’inizio di dicembre e adesso sto revisionando il testo. A gennaio ci lavoreranno alcuni beta reader del mio team editoriale. E credo proprio che a febbraio il libro verrà pubblicato!
 
Cos’altro ho fatto quest’anno?
 
Ho seguito due MOOCs (corsi online aperti su larga scala) su FutureLearn. Pochini, a dire la verità. Ma non è stato per mancanza di tempo o voglia. Piuttosto, credo di aver già frequentato quasi tutti quelli che mi interessavano di questa piattaforma, quindi ho difficoltà a trovarne altri. Comunque ce ne sono alcuni ancora nella mia wishlist e attendo che vengano riproposti. Anzi, uno inizierà a fine gennaio.
 
Ho fatto una bella vacanza nell’Arcipelago di La Maddalena lo scorso luglio (più in alto potete vedermi in una foto scattata nell’isola di Spargi), ma soprattutto, dopo 24 mesi, a novembre sono finalmente uscita di nuovo dalla Sardegna per andare a Torino a vedere le ATP Finals! (E ho persino avuto la fortuna di beccare una partita con Djokovic, come potete vedere dalla foto che ho scattato.)
Devo dire che, anche se il tennis mi è sempre piaciuto, quest’anno, complice la presenza ad alti livelli di diversi giocatori italiani (in particolare Berrettini e Sinner), mi sono proprio appassionata. Qualcuno (?) mi definisce drogata di tennis! Credo che come dipendenza non sia affatto male e sono ben contenta di averla. Voi che ne dite?
Comunque, visto che ero a Torino, ho fatto un po’ la turista e sono andata a visitare alcuni luoghi in cui non ero ancora stata nei soggiorni precedenti, come la Basilica di Superga, i Musei Reali e la Reggia di Venaria, e in particolare il Mufant. Sì, lo so, per un’appassionata di fantascienza era una grave mancanza, cui finalmente ho posto rimedio.
(Ho trovato Vader un po’ ingobbito. Sarà l’età!)
 
Bene, dopo aver blaterato a lungo delle cose che ho fatto e di quelle che non ho fatto, è arrivato il momento di parlare dei propositi per l’anno che sta per iniziare.
A dire la verità ce n’è solo uno, che può essere definito senza dubbio l’obiettivo primario del 2022: completare la preparazione della versione inglese della trilogia del detective Eric Shaw. E con questo intendo:
1) preparare tutte le edizioni, vale a dire ebook, cartaceo con copertina flessibile e forse anche con copertina rigida (da valutare). Mi piacerebbe anche produrne un’edizione in audiolibro, ma è un investimento che richiede ulteriori riflessioni;
2) studiare un piano di marketing per il lancio e la promozione nel tempo della trilogia sul mercato in lingua inglese;
3) programmarne la pubblicazione. Nel 2022 (forse a novembre) ne pubblicherò al massimo uno, cioè la nuova traduzione de “Il mentore”. Gli altri due seguiranno a distanza di circa tre mesi l’uno dall’altro nel 2023. Le effettive tempistiche di pubblicazione dipendono dal punto precedente (senza un piano di marketing non ha senso pubblicare). Inoltre, mi sarebbe piaciuto scrivere, e tradurre, un breve prequel (una novella, di cui ho già titolo e outline da anni) da usare a scopo promozionale, ma ancora non so se avrò voglia (!) e tempo di scriverlo, e poi tradurlo. Staremo a vedere.
 
Tutto il resto, incluse le cose di cui vi ho parlato in questo articolo (e altre che per ora tengo per me), verranno dopo.
Se tutto va bene, alla fine del 2022 tirerò di nuovo le somme qui nel blog.
 
Per ora, però, mi fermo, anche perché questo post è diventato lunghissimo. Anzi, non so proprio come abbiate fatto ad arrivare a leggere fino a qui!
Come sempre, voglio ringraziare tutti voi, la mia famiglia e tutti i parenti, amici, lettori, colleghi, collaboratori… sto dimenticando qualcuno?
Grazie di cuore per il vostro apprezzamento e sostegno.
 
Se volete, fatemi sapere quali sono i vostri propositi per il 2022.
Intanto, auguro a tutti voi una buona fine e, soprattutto, un ancora migliore inizio!
 
Di Carla (del 17/08/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1556 volte)
Tra le offerte proposte nel mese di agosto nel Kindle Store di Amazon c’è anche la raccolta di “Deserto rosso”!
 
Con appena 2 euro, potete acquistare l’ebook che contiene i quattro volumi dell’omonima serie ambientata su Marte, che a sua volta è la prima parte delle cinque che costituiscono il Ciclo dell’Aurora.
 
 
 
Deserto rosso” ha come protagonista una esobiologa svedese, Anna Persson, che fa parte del primo gruppo di colonizzatori del pianeta rosso.
Anna è approdata a questa avventura nella speranza di iniziare una nuova vita lontana dalla Terra, lasciandosi alle spalle una relazione naufragata e un terribile segreto. Ciò che però non immaginava è che Marte avrebbe avuto in serbo per lei un’eccezionale scoperta, chiave di un mistero nascosto nelle profondità di Valles Marineris.
 
 
Fino al 31 agosto puoi partire con Anna alla scoperta del pianeta rosso a soli 2 € a questo link: https://amzn.to/2VROJcd
 
 
Per scoprire di più su “Deserto rosso” e il Ciclo dell’Aurora, visita il sito dedicato alla serie su: www.desertorosso.net
 
Gli altri libri del ciclo sono stati tutti pubblicati.
 
 
L’offerta termina il 31 agosto alle 23.59 ed è valida solo in Italia.
 
Di Anna Persson (del 07/06/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2124 volte)

Rieccomi qua! Anche quest’anno la mia cara creatrice (riuscite a sentire il violino?) mi ha concesso l’onore di poter mettere le mie mani, anche se solo per un giorno, sul suo blog.
Oggi è un giorno speciale per me, poiché nove anni fa, il 7 giugno 2012, veniva pubblicato “Deserto rosso – Punto di non ritorno, il primo libro di Deserto rosso.
Da allora il ciclo dell’Aurora ha venduto circa 16.000 copie.



Devo dire che è strano potervi parlare, adesso che è tutto finito. Eh, sì, perché il ciclo dell’Aurora si è finalmente concluso con la pubblicazione di “Nave stellare Aurora” il 30 novembre 2020 e con questo lungo romanzo è giunta al termine anche la mia storia, o almeno la parte narrata dalla mia creatrice. Tutti voi, invece, potete ancora immaginarmi in una delle possibili avventure che mi attendono dopo gli eventi narrati nel libro. Sono un po’ anziana, è vero, ma solo anagraficamente. Infatti, sapete bene che quelli come me, Hassan, Alicia e Melissa (ma anche tutti gli altri che possiedono il codice) hanno una vita da vivere più lunga degli altri e noi tutti abbiamo deciso di sfruttarla al meglio: alcuni visitando nuovi luoghi distanti nello spazio, altri tornando indietro alla riscoperta delle proprie origini.
Se avete letto tutta la serie e soprattutto “Nave stellare Aurora”, sapete di cosa parlo. Non posso dire altro, per evitare spiacevoli spoiler a coloro che non hanno ancora terminato la lettura.

È strano, perché stavolta non ho nulla da anticiparvi per il futuro, e allora non mi resta che guardare al passato, alla strada che abbiamo fatto insieme, da quando sono uscita di nascosto dalla Stazione Alfa, su Marte, un giorno all’alba. Temevo di morire, ma speravo di trovare qualcosa, e ciò che ho trovato ha cambiato la mia vita e ha dato inizio a una storia più grande, che si è dipanata tra Marte, la Terra, la Luna e addirittura al di fuori del Sistema Solare, alla scoperta di un mistero vecchio di quattro miliardi di anni. Sempre insieme, siamo giunti a destinazione, abbiamo svelato il mistero. Anzi, credo che voi sappiate meglio di me ciò che è realmente accaduto ad alcuni personaggi, e i segreti che nascondono.
La mia creatrice vi ha fatto andare avanti e indietro nel tempo, oltre che nello spazio, fornendovi volta per volta le singole tessere del puzzle, che voi avete dovuto mettere insieme per ricomporre la storia. E pare che l’abbia fatto fino all’ultima scena. O almeno così mi dicono. Io non c’ero!

Se avete compiuto con me, e con gli altri protagonisti delle cinque parti del ciclo dell’Aurora (Alicia, Melissa, Hassan e Susy/CUSy), solo una parte del viaggio, spero che continuerete fino al suo epilogo.
Se, invece, non siete ancora partiti, be’, ora che tutta la storia è disponibile, non avete più scuse. Salite insieme a me sul rover e iniziamo il nostro viaggio attraverso deserto marziano!

Il ciclo dell’Aurora comprende cinque parti: “Deserto rosso”, “L’isola di Gaia”, “Ophir. Codice vivente”, “Sirius. In caduta libera” e “Nave stellare Aurora”.

Come sempre, potete trovarmi anche sul mio profilo su Twitter, dove condivido articoli sull’esplorazione spaziale.

Ci vediamo su Marte… o sulla Terra o sulla Luna o su una nave stellare o nel Sistema di Alfa Centauri.
Vi aspetto!

 

 

 
Di Carla (del 24/05/2021 @ 09:30:00, in Interviste, linkato 2096 volte)
Qualche tempo fa io ed Emanuele Properzi di Scrittore Vincente abbiamo fatto una bella chiacchierata sull’autoeditoria.
 
 
 
In particolare abbiamo parlato di come si tratti fondamentalmente di un mestiere di carattere imprenditoriale a livello di mentalità e disciplina (sebbene non sia necessario fondare un’impresa), delle attività di marketing che gli autoeditori dovrebbero attuare, e di come sia fondamentale divertirsi nel metterle in pratica, dell’uso del preordine, della serialità, della fidelizzazione dei lettori, dell’utilizzo delle piattaforme pubblicitarie per promuovere i propri libri, della pubblicazione in altre lingue e, ovviamente, del mio saggio “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”, che vuole essere una guida per questo modello editoriale rivolta in egual modo ad aspiranti autoeditori e a chi sta già pubblicando i propri libri.
 
Adesso potete ascoltare tutto questo nel video pubblicato da Scrittore Vincente e da Emanuele su Facebook e su YouTube, oppure semplicemente qui sotto (scegliendo quello che preferite tra i due).
 
Se avete delle domande o qualunque altro commento sull’argomento, scrivete pure qui nel blog o direttamente nella sezione dei commenti del video.
 
Buona visione/ascolto a voi e un ringraziamento speciale a Emanuele per lo spazio che mi ha offerto sui suoi canali!
 
Video su Youtube.
 
Video su Facebook.
 
Di Carla (del 14/05/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2153 volte)

 Siamo soli nell’universo?
 
Questo straordinario saggio del professor Paolo Musso non è ovviamente in grado di offrire una risposta alla domanda che molti si pongono nell’osservare le stelle, ma, dopo averlo letto, in un certo senso ci si sente più vicini a ottenerne una. Il grande merito di questo testo, unico nel suo genere in italiano, è proprio quello di portare il lettore più vicino alla comprensione della reale capacità che abbiamo di individuare i segni dell’esistenza di una civiltà extraterrestre che si trovi in qualche sistema stellare non “troppo” lontano dal nostro.
Ciò è reso possibile anche dal fatto che a parlarci dello stato dell’arte della ricerca scientifica in questo ambito e del suo futuro sviluppo non è uno scienziato, bensì un filosofo. Il suo modo di affrontare l’argomento dell’eventuale diffusione della vita in altre parti della nostra galassia (e dell’universo) non si ferma alla pura speculazione matematica (o statistica), benché anche questo aspetto venga trattato (per esempio, con l’esauriente spiegazione dell’equazione di Drake), tanto meno lo fa riguardo ai dati tecnici nell’esporre al lettore l’effettiva capacità della strumentazione attuale (e futura) di captare e riconoscere una trasmissione aliena. Ma va oltre, riflettendo sulle implicazioni dell’entrare in contatto con tale civiltà, sulla possibilità di comprenderne il messaggio e sul quale potrebbe essere il modo più efficace di rispondere per poter essere a nostra volta compresi. E, nell’analizzare tutti questi aspetti, presenta dei parallelismi basati sulla sua esperienza professionale riguardo alle attuali interazioni tra culture diverse sulla Terra. Non solo. Riflette anche sull’effetto che un’eventuale conferma che non siamo affatto soli nell’universo, ma che là fuori c’è almeno una civiltà evoluta (e quindi probabilmente anche altre), potrebbe avere sull’umanità stessa, a livello culturale, psicologico e persino religioso.
Insomma, questa lettura è stata un bel viaggio, che mi ha permesso di mettere insieme molte delle cose che sapevo sull’argomento, colmando nel contempo le mie lacune e offrendomi nuove prospettive di riflessione che non avevo mai considerato prima.
E Paolo Musso riesce a fare tutto questo con uno stile fresco e un modo a tratti confidenziale di esporre dei contenuti tutt’altro che semplici, dando così l’impressione di ascoltare quel racconto appassionato direttamente dalla sua voce. Certo, il testo è decisamente qualche gradino più in alto della pura divulgazione. Affrontarlo senza avere una minima conoscenza di base sull’argomento e alcuni riferimenti scientifici ben chiari nella mente, soprattutto in alcuni passaggi, potrebbe non essere semplicissimo, ma la voce dell’autore riesce a metterne in evidenza in maniera efficace i punti fondamentali.
In altre parole, se anche nel leggerlo aveste l’impressione di non comprendere proprio tutto, non scoraggiatevi. Andate avanti. E vedrete che alla fine ciò che vi rimarrà, dopo l’ultima pagina, avrà messo radici nella vostra mente, insieme al desiderio di saperne di più.
 
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La vita extraterrestre (brossura) su Edizioni Studium.
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Di Carla (del 22/04/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2289 volte)

 Il circolo degli ex-malati di TBC
 
Questo libro di Linda Grant, che avevo già abbastanza apprezzato in “Upstairs at the Party”, trasporta il lettore in un sanatorio britannico degli anni cinquanta dello scorso secolo in cui venivano tenuti, o forse la parola più giusta è segregati, i malati di tubercolosi. La storia si svolge nel periodo in cui era stata già scoperta la streptomicina, ma ancora non era arrivata nel Regno Unito, per cui i personaggi vivono nella speranza di poter essere curati prima o poi e non fare la fine di tutti i loro predecessori.
La storia segue in particolare due gemelli adolescenti londinesi, Lenny e Miriam, che vengono inviati in un sanatorio nel Kent dal Sistema Sanitario Nazionale britannico. Qui convivono con persone di ben altra estrazione sociale, ma la malattia che accomuna tutti appiana le differenze e permette la creazione di rapporti molto stretti.
L’autrice usa toni a tratti leggeri nel raccontare le vicende dei protagonisti, ma accanto a ciò descrive i trattamenti dolorosi, crudeli e inutili, oltre che l’abuso psicologico, cui tutti i pazienti vengono sottoposti. Il contrasto tra le due cose lascia il segno durante la lettura, perché passi dalla risata all’orrore, alla rabbia e alla tristezza, e ti porta a rimuginare quando chiudi il libro.
I personaggi escono dalle pagine e le loro banali vicissitudini quotidiane, nel modo in cui ci vengono mostrate dall’autrice, diventano quasi avvincenti, come pure si rimane scioccati nell’entrare nella mente malata di alcuni di essi, come in quella del medico che dovrebbe curarli.
Per me è stata anche un’occasione per conoscere meglio il periodo storico in relazione ai tentativi maldestri di trattamento della tubercolosi, prima che fossero disponibili delle cure efficaci e definitive.
Non ho messo la quinta stellina per via del finale dolceamaro. Forse era difficile inventarne uno migliore, vista la storia, ma, come era capitato con l’altro libro dell’autrice che ho letto, ho avuto la netta impressione che ci sia stato un calo di tensione e un eccessivo trascinarsi nella parte finale del libro.
 
The Dark Circle (Kindle e cartaceo) su Amazon.it.
The Dark Circle (Kindle e cartaceo) su Amazon.com.
Questo libro è disponibile solo in lingua inglese!
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Di Carla (del 06/04/2021 @ 09:30:00, in Podcast, linkato 2428 volte)
La settimana scorsa ho avuto il piacere di chiacchierare per più di un’ora con Eugene Pitch, che, direttamente dal Giappone, mi ha intervistato all’interno del suo podcast RadioScrivo.
 
 
Abbiamo parlato in lungo e in largo della mia attività di autoeditrice, un po’ anche dei miei libri, del diverso approccio che un autoeditore ha se decide di essere “wide” (cioè non pubblicare solo in esclusiva su Amazon), di come usare le inserzioni su Facebook per pubblicizzare i propri libri e di tanti altri argomenti relativi all’autoeditoria in Italia.
 
Se avete voglia di sentire la nostra chiacchierata, potete farlo direttamente qui sotto oppure potete ascoltare il podcast sul vostro dispositivo da Spreaker, Apple Podcast, Google Podcast o YouTube.
 
 
Inoltre, vi consiglio di iscrivervi a RadioScrivo per poterlo seguire sul servizio di podcast che preferite: https://scrivofacile.com/radioscrivo/
 
Di Carla (del 06/03/2021 @ 18:00:00, in Eventi, linkato 2443 volte)

Se vi siete persi l’evento in diretta, eccovi la registrazione su Facebook e su Instagram dell’intervista fattami da Laura Bonazzoli, bibliotecaria della Biblioteca di Vernate, in occasione dell’imminente Festa Internazionale della Donna.

Parliamo di me e dei miei libri, ma anche di passioni e di come trasformarle in un lavoro.
Non vi anticipo nulla, per evitare inutili ripetizioni.
 
Qui sotto trovate i video rispettivamente di Instagram e Facebook.
Quello di Instagram ha una qualità audio-video migliore, ma purtroppo le immagini sono a specchio. Scegliete voi quale preferite vedere.
 
 
 
Se avete qualche commento, scrivetelo qui oppure direttamente nei rispettivi social network.
 
Visto che ci siete, vi invito a seguire la Biblioteca di Vernate su Facebook (https://www.facebook.com/bibliotecadivernate/) e su Instagram (https://www.instagram.com/bibliotecadivernate/).
 
E magari, se non lo state già facendo, seguite anche me su Instagram: https://www.instagram.com/ladyanakina/
 
Di Carla (del 05/03/2021 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 2417 volte)
Non sapete cosa fare domani pomeriggio?
Ho un suggerimento!
 
A partire dalle ore 15 visitate la pagina Facebook o il profilo Instagram della Biblioteca di Vernate per assistere all’evento online “Due chiacchiere con l’autore” e passare un’ora insieme a me e alla gentilissima bibliotecaria Laura.
Parleremo dei miei libri, ovviamente, concentrandoci in particolare sul tema della donna nella società, in occasione dell’imminente Festa Internazionale della Donna (8 marzo).
 
 
Ecco dove potrete assistere all’evento.
 
Pagina Facebook della Biblioteca di Vernate: https://www.facebook.com/bibliotecadivernate
 
Profilo Instagram della Biblioteca di Vernate: https://www.instagram.com/bibliotecadivernate
 
Il mio profilo Instagram: https://www.instagram.com/ladyanakina
 
 
Facendo clic sull’immagine potete anche visitare la pagina dell’evento su Facebook oppure a questo link potete accedere al post della biblioteca dove è possibile attivare un promemoria.
 
 
Se non potete assistere dal vivo, nessun problema.
L’evento verrà registrato e reso disponibile su entrambi i social network. Inoltre, pubblicherò qui sul blog un ulteriore articolo con il video della registrazione.
 
Per ora è tutto.
Ci vediamo domani!
 
Di Carla (del 15/02/2021 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2409 volte)

 Uno sguardo sul futuro, ma senza trama

Completare la lettura di questo libro è stato davvero difficile. Probabilmente, se non avessi acquistato l’edizione cartacea, non sarei andata oltre le prime 30-50 pagine. Eppure avevo letto i precedenti, “Red Mars” e “Green Mars”, e pensavo di essere preparata.
Be’, mi sbagliavo.
“Red Mars” effettivamente aveva una bella trama intrigante, che iniziava con un omicidio e poi ci riportava indietro per ricostruire ciò che era accaduto. Era ricco di parti di pura speculazione scientifica nell’ambito dell’astronautica e della colonizzazione di Marte. Certo, erano lunghe, ma erano ben equilibrate con gli eventi narrati e, visto che le trovavo interessanti, la loro lettura era andata avanti senza intoppi. Meno interessanti erano quelle relative ad argomenti psicologici, che infatti non mi vergogno affatto di dire di aver saltato. Ma nonostante tutto aveva una trama che, bene o male, si sviluppava nell’arco di tutto il romanzo. C’era un po’ di intrigo, persino di suspense, che mi faceva venire voglia di continuare a leggere per scoprire cosa sarebbe accaduto dopo (o cosa era accaduto prima). Nonostante non avessi apprezzato il finale, non avevo dubbi di trovarmi di fronte a un romanzo con tutti gli elementi necessari per essere definito tale.
Con “Green Mars” le cose si sono fatte più difficili. L’autore si è soffermato più nelle singole storie, una per parte, che finivano nel momento in cui iniziavo ad affezionarmi ai personaggi. Il minore apprezzamento che ho avuto nel leggere questo libro mi ha indotto a ritardare di diversi anni la lettura dell’ultimo della trilogia. Ho iniziato a leggerlo solo perché ce l’avevo già e mi sembrava doveroso giungere alla fine della storia.
Ciò che non mi sarei aspettata era l’assenza di una vera e propria storia.
“Blue Mars” è un tentativo di Robinson di immaginare il futuro della conquista della spazio da parte dell’umanità, partendo da Marte per poi andare oltre. Il worldbuilding è, infatti, eccezionale e rappresenta il motivo per cui ho deciso di dare al libro tre stelline, invece delle due che riflettono meglio le mie sensazioni.
Robinson ha sicuramente fatto delle ricerche pazzesche per scriverlo. E mostra una fantasia immensa. Non posso che inchinarmi di fronte a questi due aspetti.
Inoltre, con la sua bellissima prosa, descrive un Marte terraformato sicuramente affascinante.
Si è però dimenticato che stava scrivendo un romanzo, che, come tale, necessita di una trama, in cui i personaggi devono avere uno scopo da raggiungere, dei conflitti da affrontare e una crescita di qualche tipo, e soprattutto che chi legge si aspetta un arco narrativo.
E invece no.
Ogni parte è raccontata dal punto di vista di un personaggio, ma di fatto non accade nulla o almeno nulla di rilevante. Ci si continua a spostare avanti nei decenni e a passare da un racconto all’altro degli sviluppi politici e della descrizione dei luoghi. Attraverso numerose lunghe pagine, fitte di resoconti, tutto viene raccontato e quasi nulla mostrato. Le poche vere scene, cioè quelle in cui i personaggi interagiscono o addirittura dialogano, non aggiungono nulla narrazione, poiché non ce n’è veramente una. I personaggi sono di fatto solo un elemento di contorno.
Il motivo per cui ci ho messo più di quattro mesi per leggere questo libro è perché mi ha annoiato terribilmente.
E, quando non mi annoiavo, provavo un senso di tristezza per gli scorci di esistenza (spesso deprimenti) dei personaggi che l’autore buttava lì, di tanto in tanto, per evitare di trasformare il libro in un saggio speculativo sul futuro.
 
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