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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

Mi sentivo inerme, imprigionato in quella tuta.
Sirius. In caduta libera

 

\\ Blog Home : Storico : Scrittura & pubblicazione (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Guest blogger (del 27/03/2014 @ 11:00:00, in Scrittura & pubblicazione, linkato 5872 volte)


Nel guest post di oggi sono felice di ospitare per la seconda volta Stefania Mattana, autrice della serie di Chase Williams. Stefania sta per compiere trent'anni e ha deciso di celebrare questo evento con un blog tour lungo un mese.
In questo articolo ci parla di ciò che ha imparato leggendo i libri in questi primi trent'anni di vita.

Trent’anni. Suona bene, eh? Non so come la pensano i miei coetanei, ma io sono completamente entusiasta della cifra, così tonda e importante.
 
Mi sono impegnata a celebrare i miei trent’anni in gran spolvero, con un blog tour lungo un mese. Una cavalcata tra autori, interviste e libri. Perché i libri sono stati una parte fondamentale dei miei primi trent’anni di vita, dal libricino di immagini colorate della Pimpa ai gialli di Agatha Christie, passando per il Manuale del Giovane Scrittore Creativo, il povero Gregor de La Metamorfosi, Santiago, Manolin e quel marlin gigante et cetera.  
 
Questa è la mia lista delle trenta cose che ho imparato in trent’anni di letture e… scritture.
 
1- Non c’è niente di meglio del respiro regolare di un cane o di un gatto mentre leggi o mentre scrivi.
 
2- È molto importante leggere la prefazione di un libro.
 
3- I libri non bastano mai. Quando inizi a leggerli, è la fine.
 
4- Si possono passare periodi in cui si legge poco o niente. E non c’è nulla di cui vergognarsi.
 
5- Un libro a letto per addormentarsi nuoce gravemente al sonno.
 
6- I vampiri si bruciano al sole, ma anche no. Dormono di giorno, ma anche no. Brillano, ma anche no. Noi creiamo le leggende: scrivere un libro permette di cambiare aspetti della cultura popolare.
 
7- Ci sono un sacco di libri bellissimi, in giro, scritti da scrittori non popolari o self publisher. E ce ne sono moltissimi.
 
8- Gli autori self pub possono essere estremamente generosi e di talento. Faccio parte di un fantastico gruppo di autori, dove il dare e il condividere informazioni viene anche prima del ricevere.
 
9- La copertina di un libro deve avere un grande impatto visivo.
 
10- Dai libri si impara molto a riflettere: i personaggi più interessanti sono quasi sempre molto introspettivi.
 
11- Il mondo reale è brutto e cattivo, nei libri c’è sempre un happy ending, in un modo o nell’altro.
 
12- Qualunque cosa ti accada, il libro ti propone sempre una via di fuga dalla realtà.
 
13- Il delitto perfetto non esiste. È sempre colpa dell’incuria del prossimo, se l’assassino la fa franca
 
14- I libri ti possono insegnare cose importanti e ti “preparano” ad affrontare situazioni belle o brutte che potresti non avere ancora vissuto.
 
15- L’assassino non è mai il maggiordomo, e se lo è significa che il libro è davvero bello
 
16- Non c’è niente di meglio, per uno scrittore, di un libro nuovo sul mercato per farsi pubblicità.
 
17- I personaggi possono sfuggire di mano allo scrittore. Prendono vita e decidono da soli.
 
18- Il libro è poliedrico: se non ti è piaciuto puoi sempre usarlo come ferma porta. Sto ancora lavorando all’uso secondario dell’ebook.
 
19- Il libro ti permette di comprarti un volume e di dedicartelo da sola senza sembrare patetica. Prova a fare la stessa cosa con un mazzo di rose...
 
20- Con i libri puoi essere chi vuoi per una sera, tipo un eroe greco, una danzatrice di flamenco.
 
21- La tecnologia non ha sempre il sopravvento. Si parla da anni del libro che verrà soppiantato dal computer, ma ancora non è successo. Esistono gli ebook, ma libro è sempre lì, inamovibile.
 
22- I libri sono i tuoi migliori amici quando passi una notte a diarrea e vomiti e hai paura di addormentarti perché sei sola a casa e hai paura di strozzarti nel sonno col vomito (storia vera).
 
23- I libri ti servono da paravento quando in treno i puzzoni marpioni ti si avvicinano per parlarti. Tu hai il libro e loro si allontanano. Senza il libro saresti fregata.
 
24- Dai libri ho imparato a scrivere.
 
25- Non devi necessariamente diventare un insetto per essere emarginato dalla società.
 
26- I protagonisti dei libri sono i migliori amici che vorresti avere quando tutti i tuoi amici reali ti mollano.
 
27- Quando le tue amiche raccontano le loro storie d’amore e tu non hai un fidanzato da seicento anni, puoi prendere spunto dal protagonista del libro che stai leggendo, così partecipi alle discussioni e mandi avanti la tua vita sociale
 
28- Ho imparato ad avere pazienza.
 
29- La storia la può fare il lettore. Ho tanta nostalgia dei vecchi libri game per ragazzi, talmente tanta nostalgia che lo scorso Natale ne ho scritto uno per mia nonna e tutta la mia famiglia. Un regalo che dura per sempre, come i diamanti. Ogni volta è una storia diversa.
 
30- Mi capita spesso di leggere una cosa e chiedermi perché non l’abbia scritta io. Leggere ti migliora e ti motiva.
 

 
STEFANIA MATTANA scrive gialli perché è una ficcanaso. I suoi racconti e articoli di saggistica sono apparsi in diversi siti e webzine.
Chase Williams, ex detective di Scotland Yard, è il protagonista della saga investigativa ambientata a Tursenia, Italia.
Il primo volume di racconti brevi, Cutting Right to the Chase, è stato pubblicato su Amazon a giugno 2012, ricevendo un ottimo riscontro di pubblico e critica.
Stefania scrive per Huffington Post UK, sul suo blog DailyPinner e in altre webzine.
 
 
Link ai libri:
 
 
Mailing list: anteprima gratuita di Cutting Right to the Chase vol.2 per gli iscritti.
 
 

Hai un amico scrittore e ti sei mai chiesto cosa potresti fare per aiutarlo a promuovere il suo libro? Di seguito riporto una lista di 30 idee, alcune molto semplici, altre più impegnative, da mettere in pratica per dare il tuo contributo alla promozione del libro di un tuo amico.
 
Ho preso spunto da una serie di post su IndieReader.com e ne ho creato una versione adatta al mercato italiano, dove per un autore purtroppo esistono davvero poche possibilità di promuoversi direttamente.
Non si tratta di certo di una lista esaustiva, anzi mi ripropongo di scriverne qualche altra in futuro, ma è di certo un buon punto di partenza.
 
Se sei amico di uno scrittore, ovviamente non è detto che tu debba (o possa) seguire tutti e 30 i suggerimenti, ma già una decina sarebbe un ottimo traguardo.
Se sei uno scrittore, invia questa lista ai tuoi amici. Sicuramente molti di loro vorrebbero darti una mano, ma non sanno come fare. Adesso non avranno scuse.
 
Be’, è chiaro che, se qualcuno dei miei amici vuole provare a cimentarsi per aiutarmi nella promozione dei miei libri, non mi offendo! Nella foto, per esempio, potete vedere la raccolta di “Deserto rosso” disponibile nella Biblioteca di Marano Veneziano grazie a uno dei suggerimenti di questa lista.
 
 
1. Se hai amici, familiari o colleghi in altri Paesi (o sei tu a viverci) chiedi loro di contattare editori locali nel caso volessero pubblicare una versione tradotta del libro.
 
2. Se l’autore ha del materiale stampato, offriti di portarne qualche copia con te da dare a persone che potrebbero essere interessate.
 
3. Vai in una biblioteca locale e suggerisci o richiedi che acquistino il libro.
 
4. Se hai un blog, scrivi un articolo sul libro e sul perché gli altri dovrebbero leggerlo.
 
5. Ripromettiti di parlare del libro almeno a una persona al giorno per una settimana.
 
6. Se hai amici o parenti che lavorano nei media, chiedi loro di considerare il libro o l’autore come ospite del loro programma.
 
7. Inserisci una menzione al libro nella firma delle tue e-mail.
 
8. Se conosci qualcuno che può essere di aiuto al tuo amico, contattalo. Tieni a disposizione una copia del libro da dargli in caso di necessità (anche ebook).
 
9. Ricordati del libro del tuo amico quando visiti un blog o altro sito e, se adatto al contenuto di un articolo, citalo nei commenti.
 
10. Scrivi una recensione su Amazon, Goodreads, Anobii o altro sito simile.
 
11. Suggerisci l’autore a una libreria o altro locale per una presentazione o un reading o altro evento (in una città vicina a dove vive l’autore, possibilmente).
 
12. Crea una pagina sull’autore su Wikipedia (segui le linee guida).
 
13. Se segui un programma radio o TV che parla di libri, scrivi alla redazione suggerendo quello dell’autore.
 
14. Scatta una foto con te che tieni il libro e postala nei social network.
 
15. Crea una bacheca su Pinterest dedicata all’autore.
 
16. Scrivi un’e-mail di raccomandazione del libro dell’autore e inviala ad almeno 10 persone.
 
17. Crea un video dedicato al libro o registra una videorecensione, e pubblica il video su YouTube e/o altri siti.
 
18. Pubblica sul tuo blog o nei social network alcuni passaggi del libro con il sito dell’autore e i link dove acquistarlo (chiedi prima il permesso all’autore).
 
19. Se conosci delle persone famose o degli opinion leader invia loro una copia del libro.
 
20. Scrivi un articolo sul libro e invialo a un giornale locale.
 
21. Acquista una copia in più del libro per regalarla a qualcuno.
 
22. Suggerisci il sito dell’autore ad altre persone.
 
23. Organizza un hangout su Google Plus o un’audioconferenza su Skype con i tuoi amici per presentare loro il libro e invita anche l’autore (intervistalo).
 
24. Scrivi spesso commenti sul blog dell’autore.
 
25. Aggiungi il blog dell’autore al tuo blogroll.
 
26. Intervista l’autore sul tuo blog.
 
27. Registra un podcast per parlare del libro e intervistare l’autore.
 
28. Sottolinea diversi passaggi del libro sul tuo Kindle tenendolo connesso alla rete. Condividi i passaggi del libro.
 
29. Crea un gruppo su Facebook dedicato all’autore e invita i tuoi amici, suggerendo loro di fare altrettanto con i propri.
 
30. Fai clic su “mi piace”, commenta e condividi i post dell’autore pubblicati sulla sua pagina Facebook. Interagisci in modo simile in altri social network (fai +1 e condividi su Google Plus; fai “preferito” e ritwitta su Twitter; fai “mi piace” e ripinna su Pinterest; fai mi piace e condividi su YouTube, e così via). Sono gesti da fare in pochi secondi, ma che aumentano la visibilità dei post, soprattutto su Facebook dove le pagine fan sono particolarmente penalizzate dagli algoritmi.
 
 
Infine potrei aggiungere un trentunesimo suggerimento: condividi questa lista con i tuoi amici, che siano essi autori o semplici lettori.
 
Hai fatto almeno una decina di queste cose? Ce ne sono altre che puoi mettere in pratica? Hai altre idee da aggiungere a questa lista?
 
Di Carla (del 14/04/2014 @ 19:35:57, in Scrittura & pubblicazione, linkato 4737 volte)


Finalmente qualcuno è riuscito a intervistare Anna Persson. Lok di Kuiper Belt (il sito purtroppo non esiste più) è stato il primo a strappare alla protagonista di "Deserto rosso" qualche confidenza che getta un po' di luce sul finale aperto della storia e a farsi rivelare alcuni retroscena interessanti. La povera Renee Anders sarà livida dalla rabbia nel sapere che un alieno come Lok è riuscito laddove lei ha fallito in passato.

E così Anna esce dal suo confinamento su Twitter e si accomoda davanti al suo intervistatore per raccontarci qualcosa di lei, di Hassan, della sua famiglia, del suo presente, lasciandoci presagire qualcosa del suo futuro.

Siccome il sito di Kuiper Belt non è più online, con il permesso di Lok ho riportato qui l'intera intervista.
Grazie ancora a Lok e buona lettura!

 


 

Buongiorno Anna, ben trovata. Una prima domanda per iniziare, come stai? Intendo dopo quella brutta storia di Melissa...
 
Ciao Lok! Be’, insomma, non lo so neppure io come sto. Fisicamente sto alla grande! Non ti pare? (Ride e sbatte le palpebre, civettuola. Poi il suo volto sembra rattristarsi.)
Ultimamente sto vivendo un periodo complicato. Sono passati nove anni, ma a volte mi sembra solo ieri che lei s’è andata.
Anche se per molto tempo ho rifiutato di ammetterlo, lei ha lasciato un vuoto che ho ancora difficoltà a colmare. È come se si fosse portata via una parte di me e io continuo a tenere una parte di lei. È l’unico modo in cui riesco a spiegarlo, ma è ancora molto lontano da ciò che provo. La cosa strana è che per certi versi mi sento più forte di prima, meno indecisa, più razionale, però mi rendo conto di aver perso una parte della mia incoscienza e non sono certa che sia un bene.
 
Partiamo dall'inizio del tuo viaggio. Una volta arrivata su Marte, il primo risveglio in quel pianeta rosso com'è stato?
 
(Sgrana gli occhi.) Oddio, il primo risveglio è stato in un letto che non era il mio. Il fatto di essere su Marte è stato l’ultimo dei miei pensieri. Ho odiato me stessa per aver varcato quella porta la notte prima e più tardi me la sono presa con la persona sbagliata. Ho riversato su di lui tutta la paura che sentivo. (Si contorce le mani, sembra sul punto di commuoversi.) A ripensarci adesso mi sento così stupida. (Sorride.) Ma ero davvero io? Mi sembrano i ricordi di un'altra persona.
 
La prima cosa che hai fatto appena arrivata su Marte?
 
Dopo essere entrati nella stazione, ci siamo aiutati a vicenda a toglierci le tute. Non stavo nella pelle al pensiero che finalmente ero lì, dentro la Stazione Alfa. Ero talmente agitata che non riuscivo a sganciare il casco. (Ride.) Robert mi ha dato una mano, altrimenti sarei ancora lì. (Ride più forte.) Appena l’ho tolto, ho inspirato profondamente l’aria della stazione. Aveva un bell’odore. Ricordo che ho pensato che ricordasse l’aria di montagna, pura e sottile. Ho indugiato un po’ più del dovuto e infatti gli altri si erano già liberati della tuta e stavano lasciando lo spogliatoio. Eh, no! Non volevo essere l’ultima. Ho finito di toglierla e mi sono messa a correre. Ah, che spasso correre su Marte! Avevo già sperimentato quella gravità nell’area fitness dell’Isis, ma farlo sul pianeta, lungo un corridoio, è stato fantastico. Un po’ meno quando ho sbagliato la “manovra” per entrare in sala riunioni e sono finita per terra. (Si porta le mani al volto.) Ho sollevato lo sguardo e indovina un po’? Hassan mi stava osservando. E se la rideva, il bastardo! (Adesso ha uno sguardo trasognato e sorride tra sé.) Ma ero talmente felice che mi sono messa a ridere anch’io. Insomma, era una situazione davvero buffa. Lui mi ha offerto una mano e io mi sono fatta aiutare ad alzarmi. Poi ho sentito il pop del tappo dello champagne e, quando mi sono voltata verso di lui, Hassan si era già spostato e stava armeggiando con l’impianto audio.
 
Se non foste riusciti a tornare sulla Terra, come sarebbe finita per voi? Sareste sopravvissuti a Melissa? O sareste diventati parte integrante di quell'entità?
 
Mi sono fatta tante volte delle domande del genere: “E se…?” Ma sai, il punto è che doveva andare così. Melissa voleva che tornassimo sulla Terra, era il suo piano sin dall’inizio. Noi eravamo delle pedine. Piuttosto le cose sarebbero potute andare diversamente, se quel giorno io non avessi proposto a Robert di andare a fare il campionamento in quel sito lontano. Non era affatto necessario. Non avremmo trovato il minerale blu. Tutte le volte che ci penso, mi sento responsabile per quello che gli è successo. (Scuote la testa, rattristata.) Il mio maledetto spirito di competizione, no, la mia gelosia. Oh, ero gelosa, ecco cos’era. Se non ci fossimo spinti tanto lontano, Robert non sarebbe entrato in contatto col virus. (Esita, sospira.) Be’, sarebbe successo comunque tramite i campioni d’acqua di Dennis e Michelle, ma le cose sarebbero andate in maniera diversa. Loro sarebbero ancora vivi adesso.
(Ha gli occhi lucidi. Si schiarisce la voce.) Tornando alla tua domanda, be’, in tal caso alcuni di noi sarebbero entrati di certo a far parte della collettività di Melissa, ma almeno due sarebbero tornati comunque con qualche scusa sulla Terra. Lei voleva andare lì.
 
Se potessi tornare su Marte?
 
(Accenna un sorriso nervoso.) In un certo senso è come se non fossi mai andata via. Ti mentirei se ti dicessi che non vorrei tornarci, ma allo stesso tempo sono atterrita dall’idea. Non tanto dall’idea di andare lì. È proprio il pensiero di essere sparata nello spazio che mi terrorizza. Lo so, non ha senso. Ho vissuto per molti mesi in un’astronave. Quando ho lasciato la Terra, il momento del lancio è stato fantastico. Nella mia totale incoscienza non avevo la minima paura. Adesso, ogni volta che c’è un lancio, non ho il coraggio di seguirlo in TV. Ci crederesti? Soprattutto se so che Hassan è là sopra…
 
Com'è la vita di Anna oggi?
 
(Di colpo sembra rallegrarsi.) Oh, una gran vita! (Il suo tono però è sarcastico.) No, sul serio, non posso lamentarmi. Lavoro ancora all’UCLA, gli studenti mi guardano con ammirazione. E, diciamolo, un po’ di curiosità. Lo so che si chiedono come faccio ad avere 44 anni. Se lo sapessero, altro che ammirazione! (Ride.) Comunque è una vita tranquilla, tutto sommato. (Storce gli occhi.) A volte un po’ troppo tranquilla.
Davvero, non è poi tanto interessante, te lo assicuro.
 
Se non vuoi parlare di Jan va bene, ma raccontaci di Hassan. Ormai siete ben più che amici ma tutto sommato vi vedete poco...
 
Amici? (Sorride e arrossisce un po’.) Io e Hassan non siamo mai stati amici, non veramente. Tanto meno lo siamo adesso. (Si rifà seria.) Per un po’ ci siamo visti poco, soprattutto nell’ultimo anno. Sai… (gesticola)… io e Jan stavamo cercando di avere un bambino.
Comunque… (scuote la testa, si morde il labbro inferiore). Dopo Londra, be’, abbiamo ripreso a vederci un po’ più spesso (fa l’occhiolino a Lok).

Abbiamo visto che il rapporto con Amina e la sua famiglia si è fatto sempre più forte, ma sembra quasi che tu non riesca ad essere parte di quella famiglia. Come vivi questo legame?

Ti dirò, all’inizio è stato strano, ma adesso non è affatto male. Questa cosa di avere una famiglia così numerosa è quasi piacevole. Purtroppo siamo abbastanza lontani. Amina la vedo spessissimo, visto che vive anche lei a Los Angeles, ma mio padre con Leila e i miei fratelli stanno ancora in Italia. Però parlo spesso con loro in videoconferenza, soprattutto con Ahmed. È stato quello che ha avuto più difficoltà di tutti ad accettarmi. Ci guardavamo a vicenda con sospetto (mima il concetto con lo sguardo e una smorfia), poi stranamente proprio la distanza ci ha avvicinato. Mentre di persona riuscivamo a stento a rimanere nella stessa stanza, sembrava più facile parlare stando ai due lati opposti dell’oceano. Eravamo entrambi molto curiosi e siamo diventati, diciamo, amici. Tuttora per me è strano pensare che ho anche due fratelli, a parte Amina. Ogni volta che ci penso, questa cosa mi stupisce. In senso positivo, intendo.
 

Rifaresti tutto?
C’è stato un momento che mi sono pentita di essere scappata col rover quella mattina, ma adesso, ripensandoci, vedendo come è andata e, soprattutto, pensando a ciò che potrebbe succedere in futuro (sorride), credo proprio che rifarei tutto.
Sono certa che il meglio deve ancora venire.

 
Scopri Deserto rosso e il ciclo dell'Aurora su: www.desertorosso.net.
 
Di Carla (del 21/05/2014 @ 20:34:57, in Scrittura & pubblicazione, linkato 4521 volte)

Vent’anni fa Eric l’aveva salvata.
Adesso chi avrebbe salvato lui?

È con questo slogan che vi presento il mio nuovo romanzo, "Il mentore". Ambientato nella Londra odierna, questo crime thriller da una parte strizza l'occhio ai vari CSI e simili, di cui da amante delle serie TV praticamente mi nutro, e dall'altra invece si concentra più sui personaggi, detective e criminologi che di solito si occupano dei casi rimanendo sullo sfondo, che sul caso vero è proprio.
In realtà è tutto un gioco di inganni.
Il confine tra crimine e investigazione si confonde
, in una storia il cui scopo non è tanto scoprire il colpevole bensì osservare come il protagonista, il detective Eric Shaw, caposquadra della polizia scientifica di Scotland Yard, decide di reagire alla sua scoperta.

In una Londra in cui il bene e il male si confondono, il lettore non può immaginare dove la storia lo condurrà. Le informazioni a disposizione del lettore e del protagonista non corrispondono. Il lettore sa da subito chi è il colpevole, ma non la sua identità nella storia. Al contrario il protagonista ne conosce l'identità (e non la rivela), ma non è certo della sua colpevolezza. O è meglio dire che non vuole esserne certo.

Con un matrimonio fallito alle spalle per via della sua eccessiva dedizione al lavoro, Eric si trova di fronte a un dilemma.
Cosa viene prima: la giustizia o l'amore per i suoi cari?
E se la ricerca della giustizia a tutti i costi non fosse altro che un'ossessione nata per occupare quel vuoto che adesso qualcuno potrebbe colmare?

Le risposte, forse, le troverete ne "Il mentore", disponibile su Amazon a soli 2,99 euro.
L'ebook è senza DRM, quindi può essere convertito in tutti gli altri formati.

È inoltre disponibile anche su GiuntiSmashwords , Kobo, inMondadori, laFeltrinelliGoogle Play, iTunes, Nook (tramite l'app per Windows 8.1) e Tolino (tramite l'ereader).

In cartaceo il libro è disponibile a 7,99 euro su: Amazon e Giunti.

Ecco la descrizione del libro.

Il quasi cinquantenne detective a capo di una squadra scientifica di Scotland Yard, Eric Shaw, si trova a investigare insieme alla detective Miriam Leroux sulla morte di un pregiudicato, ucciso con due colpi di pistola: uno al collo, in uno stile simile a quello di una inusuale esecuzione, ma preceduto da uno all’inguine, che sembra avere una connotazione più personale.
La sua attenzione sul lavoro è, però, spesso distratta dalla presenza di una criminologa della sua squadra, Adele Pennington, oltre vent’anni più giovane di lui, per la quale si rende conto di avere un interesse extra-professionale, peraltro non ricambiato.
Nel frattempo i dettagli di un delitto molto simile vengono descritti in uno dei tanti blog anonimi sulla rete, della cui esistenza la polizia londinese è completamente all’oscuro. L’autrice del blog si firma col nome Mina, come una delle vittime di un caso di Shaw di molti anni prima.

Non vi resta che immergevi in una Londra di inizio estate, dove cadavere dopo cadavere si consumerà una vendetta vecchia di vent'anni.
Chi è il vero cattivo: il carnefice o la vittima?

 
Avete letto bene il nome dell’autrice di questo post. Sono proprio io, Anna Persson. Sono riuscita a sgattaiolare da Twitter e insinuarmi nel blog della mia creatrice. E adesso sono qui che parlo con voi!
Spero che Carla non se la prenda (perché altrimenti chissà che mi fa capitare!), ma volevo festeggiare di persona (si fa per dire) questa ricorrenza. Sì, perché oggi è il secondo anniversario di “Deserto rosso.

Sono passati già due anni da quando la mia creatrice ha pubblicato il primo libro della serie “Deserto rosso - Punto di non ritorno”, abbandonandomi nel bel mezzo del deserto marziano col rischio di morire da un momento all’altro. E da quel giorno, il 7 giugno 2012, tanti di voi hanno letto la mia storia e hanno iniziato a viaggiare con me. Hanno vissuto con me e i miei amici (e nemici) quest’avventura tra il pianeta rosso e la nostra Terra. Insieme abbiamo combattuto contro una minaccia invisibile e siamo diventati parte di essa. Insieme ci siamo innamorati e abbiamo fatto innamorare. Insieme abbiamo fatto fuori un po’ di persone (pardon, personaggi). Alcuni se l’erano meritato, altri un po’ meno. Insieme abbiamo attraversato molti anni della mia vita da quel fatidico incontro a Bruxelles fino a quello a Londra, 18 anni dopo. Insieme abbiamo sognato, lottato, vinto e perso.
E siamo ancora qui, tanti. Voi siete tanti, perché “Deserto rosso” sta per raggiungere le 4000 copie vendute!
 
Grazie a questa serie di fantascienza la mia creatrice, Rita Carla Francesca Monticelli (dico tutti i nomi, perché ci tiene!), si è fatta conoscere un po’ nel panorama editoriale italiano. È stata indicata come una dei dieci migliori self-publisher italiani da Wired.it, è stata ospite del Salone Internazionale del Libro di Torino, ma soprattutto ha conosciuto voi, che avete condiviso il suo sogni, lettori, amici.
 
Ma il nostro viaggio non finisce qui.
In occasione del secondo anniversario, che è un po’ come se fosse il mio compleanno, Carla mi ha fatto due regali.
Il primo è il sito interamente dedicato a “Deserto rosso e il ciclo dell’Aurora”: www.desertorosso.net
Qui trovate raccolte tutte le informazioni sui libri della serie e su quelli del ciclo dell’Aurora che verranno pubblicati nei prossimi anni.
 
Dateci un’occhiata e subito noterete qualcosa di nuovo, nell’header. Oltre a me e i miei compagni d’avventura, c’è un nuovo personaggio. È questa tipa che vedete qui accanto.
Chi sarà mai?
Non posso svelarvi il suo nome, altrimenti la mia creatrice me la fa pagare (e sapete che ne è capace!), ma posso dirvi che si tratta della voce narrante de “L’isola di Gaia”, il prossimo libro del ciclo dell’Aurora che uscirà il 30 novembre 2014.
La sua identità fa parte del mistero di questo romanzo, che si inserisce nella stessa linea temporale di “Deserto rosso”, ma 35 anni dopo la sua fine. È una sorta di spin-off con nuovi personaggi, la cui storia però pian pianino mostrerà degli elementi che vi saranno familiari, per poi rivelarsi nel finale.
Ritroverete anche qualche vecchia conoscenza, anche se in brevi camei, ma la storia con un balzo in avanti nel tempo aprirà nuovi interessanti scenari, che poi si dipaneranno riunendo tutti i fili nei due libri successivi, “Ophir” (previsto per il 2016) e “Sirius” (previsto per il 2018), che cronologicamente però si inseriscono tra “Deserto rosso” e “L’isola di Gaia”.
Tutto questo in attesa del gran finale (quello vero), intitolato appunto “Aurora”, previsto per il 2020.
A quel punto dovrò dirvi addio, ma nel frattempo abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare insieme.
 
Il secondo regalo che la mia creatrice mi sta facendo (manca poco) è la pubblicazione di “Deserto rosso” in inglese, col titolo “Red Desert”. Il primo libro “Point of No Return” uscirà il 30 giugno 2014. Gli altri seguiranno nei mesi successivi. Tutta la serie verrà pubblicata in meno di un anno.
In questo modo la mia storia potrà lasciare l’Italia ed essere conosciuta nel resto del mondo.
 
Prima che Carla si accorga di quello che sto facendo, concludo invitandomi a seguirmi su Twitter, dove spesso posto dei tweet sull’esplorazione di Marte, quella vera intendo, con informazioni sulle missioni della NASA, dell’ESA, dell’agenzia spaziale indiana che presto avrà una sonda in orbita intorno al pianeta rosso, su Mars One e altri progetti presenti e futuri di esplorazione e colonizzazione, e sulle attività di associazioni che promuovono questi progetti, come Mars Initiative, di cui la mia creatrice è rappresentante italiana, e la Mars Society (inclusa l’Italian Mars Society).
 
 
E ricordate: io so cosa devo fare.
E voi?

Be’, potreste farmi conoscere ai vostri amici e permettermi di vivere anche nei loro sogni.

 
Per vent’anni aveva atteso invano che venisse fatta giustizia.
 
 
Londra, 1994. Una bambina di sette anni è testimone del massacro della sua famiglia. Unica sopravvissuta, viene tratta in salvo dalla scena del crimine da un giovane criminologo, Eric Shaw.
 
Vent’anni dopo, nel giugno 2014, Eric, ora detective e a capo di una squadra della polizia scientifica di Scotland Yard, si trova a indagare su alcuni insoliti omicidi che gli riportano alla mente quel vecchio caso, indirizzando i suoi sospetti su una persona a lui molto cara.
 
 
 
Cosa era rimasto di quella bambina nella donna che portava ancora oggi quegli stessi occhi?
 
 
 
In un gioco d’inganni in cui le informazioni in possesso del lettore e del protagonista non corrispondono, verrai catapultato nella Londra dei nostri giorni e ti chiederai quale sia veramente il confine tra il bene e il male.
O l’ha già oltrepassato?
 
 
“Tu hai creato la nuova me.”
 
 
Da oggi “Il mentore” è disponibile anche in edizione cartacea a soli 7,91 euro (268 pagine) su Amazon.
È in oltre scaricabile in ebook da Amazon, Kobo, inMondadori, laFeltrinelli, Google Play e iTunes a partire da 2,69 euro.
 
Conosci il detective Eric Shaw... e la sua allieva.
 
 

La serie di “Deserto rosso” si è chiusa undici mesi fa con l’ultimo libro, “Ritorno a casa”, un titolo dall’aria conclusiva, ma che invece, come ben sa chi l’ha letto, mostra proprio con quelle parole, le ultime del libro, che la storia non è affatto finita.
 
Deserto rosso” è, infatti, solo la prima parte di un ciclo di fantascienza chiamato Aurora.
Non posso dire il perché di questo nome, ma chi ha letto la serie già lo sa. Il ciclo dell’Aurora comprende altre quattro parti, nella forma di romanzo singolo, che verranno pubblicate da qui al 2020 (salvo imprevisti). A esso ho dedicato un sito monotematico (www.desertorosso.net), che vi invito a visitare, ed esso include in tutto cinque parti, ognuna delle quali, a eccezione dell’ultima, può essere letta anche singolarmente, per quanto lasci degli interrogativi sospesi e un finale aperto che solo la lettura di tutte le altre può permettere di comprendere. Aggiungerei anche che per evitare spoiler è sempre meglio leggere i libri in ordine di pubblicazione, che non corrisponde a quello dello svolgimento cronologico dei fatti.
 
La seconda parte è, appunto, “L’isola di Gaia”, che cronologicamente si inserisce 35 anni dopo la fine di “Deserto rosso” (quindi circa un secolo avanti rispetto al nostro presente). Non è però il suo sequel naturale. Tra questo e la serie originale avranno luogo gli eventi che verranno narrati nei libri successivi, “Ophir” e “Sirius”. Infine ci sarà l’ultimo libro del ciclo, da cui esso prende il nome, cioè “Aurora”, la cui comprensione richiede per forza di cose la lettura dei precedenti.
 
Ma oggi voglio parlarvi de “L’isola di Gaia”, che può essere considerato uno spin-off di “Deserto rosso”.
In realtà, la prima stesura di questo libro venne scritta tra il 2009 e il 2011, prima ancora che decidessi di cimentarmi nella serie marziana. Va da sé che si tratta di tutto un altro mondo, letteralmente. La storia è ambientata sulla Terra. Verranno presentati nuovi personaggi, anche se qualche vecchia conoscenza comparirà in un cameo, e nuove situazioni e minacce. Ma, osservando da vicino gli eventi, riconoscerete qualche dettaglio, avrete l’impressione di aver già sentito qualcosa del genere, mentre i personaggi del romanzo ne sono all’oscuro. La peculiarità di questa storia è, infatti, che i suoi protagonisti non sanno nulla di ciò che è accaduto su Marte decenni prima, ma voi sì! E le vostre conoscenze vi permetteranno di valutare i fatti con occhio ben diverso.
 
Non aspettatevi però un altro “Deserto rosso”. A cambiare non sono solo luoghi, tempi e personaggi. Con questo romanzo si osserva un maggiore distacco dalla scienza reale, quindi dalla fantascienza hard (per quanto noterete l’intromissione del mio background biologico, con qualche elemento di genetica e soprattutto di ecologia; intesa come scienza e non come ambientalismo!), e ci si sposta appena verso un altro sottogenere, il cyberpunk. Ma si tratta più che altro di un techno-thriller, con numerosi elementi di suspense e, sì, alcuni morti ammazzati (otto, se non ne ho dimenticato qualcuno, più uno suicidato).
 
Cambiano anche gli equilibri tra i personaggi. “Deserto rosso” era essenzialmente la storia di Anna Persson e tutto alla fine girava intorno a lei, per quanto si potevano individuare alcuni comprimari d’eccellenza, quasi dei co-protagonisti.
Ne “L’isola di Gaia” esiste una voce narrante, di cui non posso svelarvi l’identità, poiché si scopre a circa un terzo del romanzo. La storia raccontata è la sua, ma non è l’unica protagonista, né il personaggio più in scena durante tutto il suo corso. Questa all’inizio compare di tanto in tanto nella storia parlando in prima persona, ma man mano che si va avanti il suo ruolo si fa più importante. E, infatti, sarà lei a chiudere poi il romanzo.
Ma oltre a lei ci sono dei veri e propri co-protagonisti, si chiamano Gaia (quella del titolo, sì, ma lo stesso si riferisce anche alla Terra), Andrew (uno dei personaggi il cui nome inizia per A, caratteristica immancabile nei miei libri) e Gabriel. Accanto a loro ci sono tutta una serie di comprimari, alcuni dei quali ritornano più volte lungo il corso del romanzo (come Rivus Gado, John Wright, Isabella Gredani, Raviv, Angelica, Samir), mentre altri appaiono per un solo capitolo per poi scomparire (come Virginia Logan; questo nome dovrebbe dirvi qualcosa).
 
Come al solito nei miei libri non ci sono dei buoni assoluti o dei cattivi assoluti, la maggior parte dei personaggi tira l’acqua al suo mulino. Chi è troppo buono o troppo cattivo è destinato a soccombere o a non ottenere ciò che vuole. Entrambi in fondo sono dei personaggi disturbati, anomali. La normalità sta sempre nella zona grigia. Tutti comunque, volenti o nolenti, devono affrontare degli eventi più grandi di loro contro i quali provano a combattere, ma alla fine non possono vincere.
 
L’elemento sentimentale, che in “Deserto rosso” viaggiava parallelo alla trama fantascientifica, è qui meno importante. Dover orchestrare insieme più protagonisti con relativi filoni di trama rende quasi impossibile riuscire ad approfondirli tutti in questo senso. La particolare natura di ognuno di loro impedisce che abbiano un passato degno di questo nome. Ciò fa de “L’isola di Gaia” un romanzo corale. Questo non significa che non ci sia di mezzo qualche faccenda sentimentale. C’è eccome ed è davvero molto controversa.
Sfruttando il fatto che la storia è ambientata fra circa cento anni, mi sono spinta un bel po’ in là nel raccontare questo mondo del ventiduesimo secolo. Ammetto di essere curiosa di vedere come certe mie idee verranno recepite. Involontariamente si potrebbe scorgere qualcosa di distopico in esso e allo stesso tempo molti elementi utopici, perché in fondo io sono un’ottimista quando si parla di futuro. Da una parte c’è un mondo cinico e perverso e dall’altra chi almeno in apparenza agisce in buona fede secondo dei principi altruistici. Purtroppo, anzi direi ovviamente, però lo fa solo alla ricerca di un proprio appagamento, di fronte alla situazione di disagio in cui vive.
Come sempre, cerco di mostrare tutto questo senza dare giudizi. Non c’è nessun messaggio dietro le mie storie, se non quello che ogni punto di vista presenta del buono e del cattivo, ogni personaggio sa essere egoista e altruista secondo le circostanze e la propria convenienza.
Preferisco fornire degli spunti insoliti e lasciare al lettore il compito di trarne il proprio messaggio personale.
 
La storia si svolge sulla Terra, in particolare per metà di essa nel luogo del nostro pianeta che più di tutti sembra essere alieno: l’Antartide. Per l’altra metà? Be’, non posso dirlo.
 
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, ognuna delle quali termina con un evento importante che porta la storia in un’altra direzione. Ed eccole:
1) Sole a mezzanotte. Ha come location principale la città di Hope, in Antartide, e come personaggio principale Gaia.
2) Neve. Qui ci spostiamo in luoghi più noti e i due filoni della trama presentati nella parte precedente si uniscono. Alla fine di essa scopriamo l’identità della voce narrante (per chi non l’avesse già intuita) e soprattutto la sua natura. E conosciamo Andrew che pian piano toglie la scena a Gaia, diventando il personaggio più importante di questa e delle prossime due parti.
3) BioSynth. Questa prende il nome dall’azienda di Gabriel Asbury, le cui ricerche sono al centro della trama. La terza parte è la più lunga di tutte (quanto le due precedenti messe insieme). Tra azione e rivelazioni, tra presente e passato (sì, ci sono dei flashback ma diversi dal solito), si scopre cos’è Hope e cosa è veramente successo a Gaia.
4) L’isola che non c’è. Questa è la parte in cui il conflitto si trasforma in scontro, fino alla resa dei conti. Termina con un falso finale (ovviamente, visto che non è l’ultima parte).
5) Aurora Australe. È un epilogo per alcuni personaggi, che salutiamo, ma il vero inizio per altri. Qui si chiarisce (in parte) il legame con “Deserto rosso”. La rivelazione finale farà di certo nascere in voi una domanda: ma cosa diavolo è successo in quei 35 anni per arrivare a questo punto?
 
Per scoprirlo, se la cosa vi interessa, dovrete leggere gli altri libri del ciclo dell’Aurora.
 
Qualche numero per concludere.
L’isola di Gaia” è costituita da 5 parti, 20 capitoli e 134 mila parole. Come lunghezza è quasi quanto la somma dei primi tre libri di “Deserto rosso”.
L’uscita del libro è prevista in e-book per il 30 novembre 2014 e in cartaceo entro la prima metà di dicembre.
 
Di Carla (del 10/09/2014 @ 03:07:53, in Scrittura & pubblicazione, linkato 2010 volte)
Immaginate la mia sorpresa lunedì nel ricevere una menzione sia sul mio account di Twitter che su quello di Anna Persson da parte di Elena Re Garbagnati con il titolo “Deserto rosso, suspense, avventura e sesso su Marte” e un link a un articolo nientemeno che su Tom’s Hardware.
Wow!

Ho fatto click sul link (lo trovate qui) e sono rimasta a bocca aperta a leggere la bellissima recensione della Re Garbagnati. Ciò che mi è piaciuto in particolare è che, senza entrare nel merito della trama, sono stati indicati gli aspetti salienti che sono alla base della serie stessa: l’aspetto scientifico (sia quello spaziale che quello biologico) e l’aspetto psicologico.
 
Deserto rosso”, infatti, viaggia su due binari. Mentre racconta una storia, da una parte inserisce qua e là informazioni scientifiche reali, prendendo spunto dagli eventi narrati, dall’altra esplora l’emotività dei personaggi messi di fronte agli stessi eventi, mettendone in mostra tutte le sfaccettature.
 
Sono davvero felice di aver ricevuto questo piccolo riconoscimento da una testata di rilievo, che per di più si occupa proprio di tecnologia, come Tom’s Hardware.
Spero che i lettori che hanno acquistato il libro in seguito alla lettura della recensione si divertano a viaggiare alla volta del pianeta rosso con Anna Persson e gli altri personaggi della serie. Auguro a tutti loro buona lettura e ringrazio ancora Elena Re Garbagnati per le belle parole spese su questa serie, che ha accompagnato due anni della mia vita e che sarà sempre una parte di me.
 
Di Guest blogger (del 18/09/2014 @ 02:07:38, in Scrittura & pubblicazione, linkato 3283 volte)

Oggi ho il piacere di presentarvi un guest post di un autore di fantascienza americano, Michael J. Foy, che ispirato da un episodio di “Star Trek: The Next Generation” in questo articolo cerca di esplorare i possibili aspetti dell’amore nel futuro.
 
L’altra sera ho visto un episodio di Star Trek: The Next Generation che affrontava le complessità emotive dell’amore. Era una di quelle puntate in cui Trek riesce bene nel suo intento di gettare una luce sulla condizione umana. La puntata si apre con la dottoressa Beverly Crusher perdutamente innamorata di un ambasciatore alieno. A sua insaputa quest’uomo di nome Odan è in realtà costituito due esseri che vivono in un rapporto simbiotico. C’è l’uomo che vede e l’entità di cui lei non è a conoscenza che vive nel ventre dell’uomo. È chiamato Trill. Questo questo tipo di vita è reciprocamente vantaggioso, ma la maggior parte della personalità di Odan viene dal Trill. Ed è la personalità ciò di cui la dottoressa è innamorata.
 
Alla fine, l’ambasciatore viene ferito e finisce in infermeria, dove è costretto a raccontare a Beverly del suo stile di vita condiviso. Lei è confusa e sconvolta dal fatto che l’uomo che pensava di conoscere le abbia tenuto nascosto un così grande segreto. Nel suo mondo questa relazione duale è così comune che a nessuno di loro viene mai in mente di rivelarsi a soggetti singoli come noi. A Beverly, però, tutto ciò sembra disonesto e ingannevole.
 
Da buon medico mette da parte i suoi sentimenti e rimuove il Trill per salvarlo prima che il corpo dell’ospite muoia. L’unico problema è che ha bisogno di un altro ospite per sopravvivere. Il primo ufficiale Will Riker si offre volontario a ospitarlo temporaneamente mentre si cerca un nuovo ospite più compatibile. Non è una soluzione ideale dal momento che è motivo di preoccupazione sia per Will che per Ambasciatore Odan. Dopo l’operazione, Will diventa l’ambasciatore. Ha tutta la memoria e sentimenti di Odan tra cui l’amore per Beverly. Lei, d’altra parte, non sa cosa provare nei suoi confronti e lo evita nonostante il persistere di forti sentimenti. Beverly confida al Consigliere Troi di non poter ricambiare l’affetto di un uomo che considera un fratello. Dice che avrebbe preferito che Odan non fosse mai venuto a bordo e che farebbe di tutto per non provare quelle sensazioni.
 
La dottoressa Crusher è torturata da un amore che è per lei fuori portata. È un dolore emotivo che la maggior parte di noi abbiamo provato in qualche momento della nostra vita e può dar luogo a manifestazioni fisiche come la perdita di appetito e/o del sonno. Il ricordo costante dovuto alla presenza di Will Riker è stato un modo ingegnoso degli autori di stuzzicare Beverly con la prospettiva di un amore ormai apparentemente irraggiungibile.
 
Alla fine, Beverly guarda oltre i cosiddetti pregiudizi umani e va da Will. Il suo bisogno di stare vicina a Odan ha la meglio e i due stanno insieme. Lei non vede l’ora di rimuovere il Trill e di metterlo nel nuovo corpo dell’ospite in modo da poter riprendere la sua relazione. La scena successiva potrebbe essere intitolata: avresti dovuto vedere la faccia che hai fatto. Il nuovo ospite arriva ed è una donna. Anche nel ventiquattresimo secolo non siamo così illuminati. Nonostante o a causa delle avance del nuovo Odan femmina, Beverly mette fine alla loro relazione.
Dato che le nostre presenze fisiche e personalità sono inseparabili, forse la domanda che Star Trek ha voluto porre è: abbiamo bisogno di conoscere tutti i segreti di qualcuno per legarci a lui? La natura umana è molto complessa e non tutto può essere appreso nei dieci giorni in cui, per esempio, la dottoressa Crusher si è innamorata dell’ambasciatore. Eppure le storie d’amore intricate sono all’ordine del giorno nella vita reale. Vuol dire che non abbiamo bisogno di sapere tutto su qualcuno per amarlo?
 
In Future Perfect, il mio eroe, Jamie McCord, si strugge per una donna morta cento milioni di anni prima. Alla fine incontra Lilah che gli ricorda il suo amore perduto e si innamora di lei. Purtroppo Lilah si rivela essere una spia di nome Lisa che lo stava manipolando. Quando scopre chi è Jamie, in un primo momento la rifiuta, ma i suoi forti sentimenti ritornano e come a volte accade nella realtà si riappacificano e si innamorano di nuovo. Le storie d’amore intricate possono essere inebrianti, ma forse l’amore è davvero un viaggio di scoperta a più lungo termine.

 
MICHAEL J. FOY è nato nella parte settentrionale dello stato di New York da immigrati irlandesi. La sua famiglia si è poi trasferita a Londra, a Boston, poi di nuovo a Londra e infine si è stabilita definitivamente negli Stati Uniti a Boston, quando Michael aveva 12 anni. Si è laureato in ingegneria alla Northeastern University nel 1979. Nel 1993 è diventato un reclutatore dell’industria editoria. Quindi, in pratica, le sue occupazioni letterarie hanno abbracciato altre due carriere ma sono state sempre il suo primo amore. Nel 1991 ha venduto un’opzione per il suo primo romanzo di fantascienza, “False Gods”, per la realizzazione di una sceneggiatura, a Timothy Bogart, nipote di Peter Guber, produttore di Barman. Tim e suo zio hanno adattato il materiale per il grande e il piccolo schermo.
Finora Michael ha pubblicato “Future Perfect”, “The Kennedy Effect” e la serie “Ghosts of Forgotten Empires”.
L’ultima pubblicazione di Michael è “Ghosts of Forgotten Empires: Volume II, A Cord Devlin Adventure”.

Per maggiori informazioni sui suoi libri potete visitare www.michaeljfoy.com.
Potete anche seguire Michael su Twitter: @michaeljfoy
 
Di Carla (del 30/10/2014 @ 10:30:43, in Scrittura & pubblicazione, linkato 2097 volte)

Fra 30 giorni esce “L’isola di Gaia”, la seconda parte del ciclo dell’Aurora, di cui la serie marziana di “Deserto rosso” è la prima parte.
Per l’occasione ho deciso di dare una rinfrescatina alla copertina della raccolta per allineare la grafica a quella del nuovo libro. Vi mostrerò la copertina de “L’isola di Gaia” intorno al 20 novembre (abbiate pazienza), nel frattempo eccovi la nuova versione di quella di “Deserto rosso”. Il cambio riguarda per ora solo l’edizione in ebook e sarà visibile nei retailer nei prossimi giorni.
 
Colgo l’occasione per informarvi che su Facebook è stato creato un gruppo dedicato al ciclo dell’Aurora. Lo trovate qui. Per ora non è attivo, ma potete già iscrivervi. Una volta pubblicato “L’isola di Gaia”, appena abbastanza persone l’avranno letto, inizieranno le discussioni per capire i legami tra queste due parti del ciclo e discutere di ciò che ci aspetta nei romanzi successivi: “Ophir”, “Sirius” e “Aurora”.
 
Ammetto di aver lavorato ininterrottamente da più di un anno a questa parte e così per le prossime due settimane sparirò un po’. Vado in vacanza. Per questo motivo quest’anno non partecipo al NaNoWriMo, ma questo non significa che non abbia intenzione di scrivere qualcosa di nuovo al mio ritorno (probabilmente una space opera).
In realtà vedrete comunque comparire dei post sul blog e su Facebook, dove avrà luogo il conto alla rovescia per l’uscita de “L’isola di Gaia”. Al mio ritorno il romanzo (la sua sesta stesura), che ora è in mano ai beta reader , subirà le ultime fasi di revisione prima della pubblicazione.
Vi informo che per almeno tre giorni in concomitanza con l’uscita il libro sarà disponibile a un prezzo promozionale. Rimanete sintonizzati!
 
Per non perdere le offerte, vi incoraggio a iscrivervi alla mia mailing list tramite la casella qui a fianco o sull’homepage del sito. Prometto di non scrivervi in media più di una volta al mese.
 
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