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35 anni dopo “Deserto rosso” l’avventura continua sulla Terra: “L’isola di Gaia”
Di Carla (del 30/08/2014 @ 05:08:08, in Scrittura & Lettura, linkato 2787 volte)



La serie di “Deserto rosso” si è chiusa undici mesi fa con l’ultimo libro, “Ritorno a casa”, un titolo dall’aria conclusiva, ma che invece, come ben sa chi l’ha letto, mostra proprio con quelle parole, le ultime del libro, che la storia non è affatto finita.
 
Deserto rosso” è, infatti, solo la prima parte di un ciclo di fantascienza chiamato Aurora.
Non posso dire il perché di questo nome, ma chi ha letto la serie già lo sa. Il ciclo dell’Aurora comprende altre quattro parti, nella forma di romanzo singolo, che verranno pubblicate da qui al 2020 (salvo imprevisti). A esso ho dedicato un sito monotematico (www.desertorosso.net), che vi invito a visitare, ed esso include in tutto cinque parti, ognuna delle quali, a eccezione dell’ultima, può essere letta anche singolarmente, per quanto lasci degli interrogativi sospesi e un finale aperto che solo la lettura di tutte le altre può permettere di comprendere. Aggiungerei anche che per evitare spoiler è sempre meglio leggere i libri in ordine di pubblicazione, che non corrisponde a quello dello svolgimento cronologico dei fatti.
 
La seconda parte è, appunto, “L’isola di Gaia”, che cronologicamente si inserisce 35 anni dopo la fine di “Deserto rosso” (quindi circa un secolo avanti rispetto al nostro presente). Non è però il suo sequel naturale. Tra questo e la serie originale avranno luogo gli eventi che verranno narrati nei libri successivi, “Ophir” e “Sirius”. Infine ci sarà l’ultimo libro del ciclo, da cui esso prende il nome, cioè “Aurora”, la cui comprensione richiede per forza di cose la lettura dei precedenti.
 
Ma oggi voglio parlarvi de “L’isola di Gaia”, che può essere considerato uno spin-off di “Deserto rosso”.
In realtà, la prima stesura di questo libro venne scritta tra il 2009 e il 2011, prima ancora che decidessi di cimentarmi nella serie marziana. Va da sé che si tratta di tutto un altro mondo, letteralmente. La storia è ambientata sulla Terra. Verranno presentati nuovi personaggi, anche se qualche vecchia conoscenza comparirà in un cameo, e nuove situazioni e minacce. Ma, osservando da vicino gli eventi, riconoscerete qualche dettaglio, avrete l’impressione di aver già sentito qualcosa del genere, mentre i personaggi del romanzo ne sono all’oscuro. La peculiarità di questa storia è, infatti, che i suoi protagonisti non sanno nulla di ciò che è accaduto su Marte decenni prima, ma voi sì! E le vostre conoscenze vi permetteranno di valutare i fatti con occhio ben diverso.
 
Non aspettatevi però un altro “Deserto rosso”. A cambiare non sono solo luoghi, tempi e personaggi. Con questo romanzo si osserva un maggiore distacco dalla scienza reale, quindi dalla fantascienza hard (per quanto noterete l’intromissione del mio background biologico, con qualche elemento di genetica e soprattutto di ecologia; intesa come scienza e non come ambientalismo!), e ci si sposta appena verso un altro sottogenere, il cyberpunk. Ma si tratta più che altro di un techno-thriller, con numerosi elementi di suspense e, sì, alcuni morti ammazzati (otto, se non ne ho dimenticato qualcuno, più uno suicidato).
 
Cambiano anche gli equilibri tra i personaggi. “Deserto rosso” era essenzialmente la storia di Anna Persson e tutto alla fine girava intorno a lei, per quanto si potevano individuare alcuni comprimari d’eccellenza, quasi dei co-protagonisti.
Ne “L’isola di Gaia” esiste una voce narrante, di cui non posso svelarvi l’identità, poiché si scopre a circa un terzo del romanzo. La storia raccontata è la sua, ma non è l’unica protagonista, né il personaggio più in scena durante tutto il suo corso. Questa all’inizio compare di tanto in tanto nella storia parlando in prima persona, ma man mano che si va avanti il suo ruolo si fa più importante. E, infatti, sarà lei a chiudere poi il romanzo.
Ma oltre a lei ci sono dei veri e propri co-protagonisti, si chiamano Gaia (quella del titolo, sì, ma lo stesso si riferisce anche alla Terra), Andrew (uno dei personaggi il cui nome inizia per A, caratteristica immancabile nei miei libri) e Gabriel. Accanto a loro ci sono tutta una serie di comprimari, alcuni dei quali ritornano più volte lungo il corso del romanzo (come Rivus Gado, John Wright, Isabella Gredani, Raviv, Angelica, Samir), mentre altri appaiono per un solo capitolo per poi scomparire (come Virginia Logan; questo nome dovrebbe dirvi qualcosa).
 
Come al solito nei miei libri non ci sono dei buoni assoluti o dei cattivi assoluti, la maggior parte dei personaggi tira l’acqua al suo mulino. Chi è troppo buono o troppo cattivo è destinato a soccombere o a non ottenere ciò che vuole. Entrambi in fondo sono dei personaggi disturbati, anomali. La normalità sta sempre nella zona grigia. Tutti comunque, volenti o nolenti, devono affrontare degli eventi più grandi di loro contro i quali provano a combattere, ma alla fine non possono vincere.
 
L’elemento sentimentale, che in “Deserto rosso” viaggiava parallelo alla trama fantascientifica, è qui meno importante. Dover orchestrare insieme più protagonisti con relativi filoni di trama rende quasi impossibile riuscire ad approfondirli tutti in questo senso. La particolare natura di ognuno di loro impedisce che abbiano un passato degno di questo nome. Ciò fa de “L’isola di Gaia” un romanzo corale. Questo non significa che non ci sia di mezzo qualche faccenda sentimentale. C’è eccome ed è davvero molto controversa.
Sfruttando il fatto che la storia è ambientata fra circa cento anni, mi sono spinta un bel po’ in là nel raccontare questo mondo del ventiduesimo secolo. Ammetto di essere curiosa di vedere come certe mie idee verranno recepite. Involontariamente si potrebbe scorgere qualcosa di distopico in esso e allo stesso tempo molti elementi utopici, perché in fondo io sono un’ottimista quando si parla di futuro. Da una parte c’è un mondo cinico e perverso e dall’altra chi almeno in apparenza agisce in buona fede secondo dei principi altruistici. Purtroppo, anzi direi ovviamente, però lo fa solo alla ricerca di un proprio appagamento, di fronte alla situazione di disagio in cui vive.
Come sempre, cerco di mostrare tutto questo senza dare giudizi. Non c’è nessun messaggio dietro le mie storie, se non quello che ogni punto di vista presenta del buono e del cattivo, ogni personaggio sa essere egoista e altruista secondo le circostanze e la propria convenienza.
Preferisco fornire degli spunti insoliti e lasciare al lettore il compito di trarne il proprio messaggio personale.
 
La storia si svolge sulla Terra, in particolare per metà di essa nel luogo del nostro pianeta che più di tutti sembra essere alieno: l’Antartide. Per l’altra metà? Be’, non posso dirlo.
 
Il romanzo è suddiviso in cinque parti, ognuna delle quali termina con un evento importante che porta la storia in un’altra direzione. Ed eccole:
1) Sole a mezzanotte. Ha come location principale la città di Hope, in Antartide, e come personaggio principale Gaia.
2) Neve. Qui ci spostiamo in luoghi più noti e i due filoni della trama presentati nella parte precedente si uniscono. Alla fine di essa scopriamo l’identità della voce narrante (per chi non l’avesse già intuita) e soprattutto la sua natura. E conosciamo Andrew che pian piano toglie la scena a Gaia, diventando il personaggio più importante di questa e delle prossime due parti.
3) BioSynth. Questa prende il nome dall’azienda di Gabriel Asbury, le cui ricerche sono al centro della trama. La terza parte è la più lunga di tutte (quanto le due precedenti messe insieme). Tra azione e rivelazioni, tra presente e passato (sì, ci sono dei flashback ma diversi dal solito), si scopre cos’è Hope e cosa è veramente successo a Gaia.
4) L’isola che non c’è. Questa è la parte in cui il conflitto si trasforma in scontro, fino alla resa dei conti. Termina con un falso finale (ovviamente, visto che non è l’ultima parte).
5) Aurora Australe. È un epilogo per alcuni personaggi, che salutiamo, ma il vero inizio per altri. Qui si chiarisce (in parte) il legame con “Deserto rosso”. La rivelazione finale farà di certo nascere in voi una domanda: ma cosa diavolo è successo in quei 35 anni per arrivare a questo punto?
 
Per scoprirlo, se la cosa vi interessa, dovrete leggere gli altri libri del ciclo dell’Aurora.
 
Qualche numero per concludere.
L’isola di Gaia” è costituita da 5 parti, 20 capitoli e 134 mila parole. Come lunghezza è quasi quanto la somma dei primi tre libri di “Deserto rosso”.
L’uscita del libro è prevista in e-book per il 30 novembre 2014 e in cartaceo entro la prima metà di dicembre.

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