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 Luna... di Carla
 

"Tu hai creato la nuova me."
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 11/04/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1274 volte)

 Stupisce senza essere credibile
 
Nonostante la valutazione positiva data complessivamente a questo romanzo, sono tanti gli aspetti che mi hanno lasciato perplessa.
La trama è quella del classico serial killer superefferato che per motivi imperscrutabili se la prende con le coppie, ma con la peculiarità di far scegliere a uno dei due chi deve morire, e finisce per iniziare un gioco perverso con la polizia.
Una delle prime cose che ho notato durante la lettura è la totale assenza di un riferimento geografico. Ho capito che era ambientato nel Regno Unito solo quando hanno parlato di sterline, ma per il resto ho avuto difficoltà a visualizzare un’ambientazione precisa. Questa cosa mi ha disorientato e ha dato da subito alla storia un senso di irrealtà.
A un certo punto ho intuito l’identità l’assassino, ma non tutta la sua complessa macchinazione e tuttora mi sfugge il senso di quest’ultima, poiché è autodistruttiva. Si ha l’impressione che il 50/50 Killer non avesse alcuna intenzione di farsi beccare, eppure finisce per fare a se stesso delle cose che gli avrebbero reso la vita più difficile in futuro, se fosse sfuggito alla polizia. Non capisco questo eccesso solo per mettere in atto un piano così complesso. Non capisco il suo dare una tale importanza a questo piano, nonostante le circostanze. L’autore non è riuscito a convincermi. Questo personaggio è così centrale nella storia che non mi accontento della follia come motivazione per le sue azioni.
Non mi ha convinto neppure il suo comportamento alla fine. È stato troppo facile batterlo e ciò mi ha dato ben poca soddisfazione. Mi è sembrata una soluzione escogitata con l’unico scopo di portare a compimento la storia, ma che manca di una propria logica intrinseca.
Non sono riuscita a legare in particolare con nessun personaggio, inclusa la voce narrante in prima persona (Mark, il giovane detective). Ho trovato l’interiorità di ognuno di essi poco convincente, anche perché supportata da una realtà esterna priva di riferimenti chiari.
In particolare ho trovato irritante il comportamento paranoico di Eileen (la moglie del capo di Mark). Non ne capivo la necessità, finché alla fine mi è stato chiaro che si trattava soltanto di un espediente per creare un colpo di scena. Anche in questo caso è assente una logica intrinseca o almeno non è stata mostrata a sufficienza nel testo da renderla credibile.
Ho odiato l’uso del nome all’inizio di ogni sezione del libro per indicare il personaggio del punto di vista. È assolutamente superfluo e di conseguenza fastidioso. Sembra che l’autore pensi che i lettori non siano in grado di desumerlo dal testo, il che è grave perché presuppone che ritenga il proprio testo non ben scritto o i lettori non abbastanza intelligenti (o entrambe le cose!).
Nel complesso ho trovato la storia deprimente e non solo per il fatto che inizia e finisce con un funerale.
Sono stata tentata di dargli solo tre stelle, ma alla fine sono salita a quattro, perché l’inganno del killer è davvero ben pensato e sviluppato e bisogna dare merito all’autore di una notevole originalità, non tanto nell’idea in sé, ma nel modo in cui è riuscito a metterla in atto.
Una nota sulla traduzione: perché chiamare il personaggio che dà il titolo al libro 50/50 Killer, all’inglese, invece che Killer 50/50, come sarebbe stato corretto in italiano? Mistero.
 
50/50 Killer (Kindle, copertina rigida, brossura) su Amazon.it.
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SpaceX Interplanetary Transport System
Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog un autore e appassionato, come me, dell’esplorazione e della colonizzazione dello spazio: Adriano V. Autino. Nell’articolo che segue spiega perché l’espansione della civiltà umana al di fuori dei limiti del nostro mondo non sia solo auspicabile, ma addirittura necessaria.
L’immagine a corredo di questo articolo è una rappresentazione dell’Interplanetary Transport System di SpaceX.
 
Ho già detto molto, in molti articoli e paper, circa un aspetto principale dell’espansione della civiltà nello spazio: la possibilità di accedere a risorse materiali ed energetiche virtualmente infinite, nel sistema solare, a partire dalla Luna, dagli asteroidi vicini alla Terra, dalla enorme quantità di energia che fluisce dal nostro Sole e che può essere raccolta 24/24h, senza più limiti geografici, meteorologici né di alternanza giorno/notte. Con lo sviluppo delle attività civili nello spazio geolunare e, progressivamente, su Marte, nella cintura asteroidea, sulle lune di Giove, e oltre, la crisi globale che attanaglia la nostra economia planetaria sarà definitivamente rovesciata e sconfitta!
 
Con la fiducia nel futuro e l’aumento progressivo delle opportunità di lavoro e di crescita sociale, diminuiranno progressivamente i conflitti, le guerre, e la brutale regressione che tanto ci terrorizza, nelle ristrettezze del nostro mondo chiuso, nelle ore buie che precedono l’alba del rinascimento civile nello spazio. Può sembrare folle parlare di un’epoca così luminosa, in questi giorni, mentre le potenze del mondo sembrano orientate a nuovi confronti militari e a utilizzare lo spazio, sì, ma come arena di combattimento tra fantascientifici sistemi d’arma completamente robotizzati. Ma, proprio in questo contesto apparentemente così scoraggiante, è ancora più importante parlare di alcuni altri aspetti antropologici dell’espansione, che non sono solo quello pur importante e prioritario dell’economia.
 
Lo spazio è un ambiente estremo, in cui la vita dipende totalmente dalla capacità umana di costruire habitat tecnologicamente all’altezza della situazione. Svolgere attività civili nello spazio, ad esempio attività minerarie, industriali, turistiche, logistiche, svilupperà le nostre capacità di consapevolezza situazionale (situational awareness). Quel senso che forse i nostri antenati all’età della pietra avevano più sviluppato di noi moderni, quando dovevano difendersi da predatori molto più forti e dalle forze della natura. La situational awareness dei nostri antenati li spinse all’evoluzione sociale, culturale e tecnologica. E così succederà anche nello spazio, quando dovremo difenderci dalle radiazioni cosmiche, dai danni derivanti dalla gravità zero o della bassa gravità, dal pericolo di incrinature e forature delle pareti dei nostri habitat, dovuti a micrometeoriti o a nostri errori.
 
Ci troveremo a vivere e lavorare fuori del pozzo gravitazionale, e questo ci obbligherà a pensare in tre dimensioni... si svilupperà una cultura completamente nuova e differente, che possiamo a stento immaginare, noi che viviamo sul fondo del pozzo gravitazionale terrestre. O meglio tante culture differenti. Di certo i Lunari penseranno in modo diverso dai Terrestri, ma anche dai Cinturiani (colonizzatori della Cintura Asteroidea), dai Marziani e... chissà che storia vivranno i coloni di Ganimede, Europa, Io, Callisto, ... per non parlare di coloro che, nei secoli a venire, si espanderanno nel sistema solare esterno, a colonizzare la fascia di Kuiper, e a prelevare ghiaccio direttamente dalle comete della Nube di Oort! La nostra meraviglia da sola non può neanche lontanamente contenere la fantastica diversità di culture, di storie, di evoluzioni che si svilupperanno, in contesti tanto diversi, ciascuno caratterizzato dai problemi ambientali e di sopravvivenza i più disparati e difficilmente immaginabili. Si svilupperà una biodiversità culturale immensa, e la nostra specie, dopo un periodo iniziale in cui dovremo imparare a vivere e svilupparci fuori dall’utero materno della nostra Terra, ricomincerà a crescere numericamente e culturalmente.
 
Ma l’aspetto antropologicamente più importante, per le generazioni dei colonizzatori del sistema solare, sarà quello che nessun filosofo del secolo scorso è riuscito a immaginare né focalizzare: il “nemico” con cui gli umani dovranno confrontarsi sarà molto più crudele e insidioso di qualsiasi nemico umano. Sarà lo spazio stesso. E questo svilupperà un nuovo sentimento di solidarietà tra gli umani. Qui, nelle ristrettezze del nostro mondo piccolo e chiuso, non vediamo all’orizzonte nessun nuovo fattore che possa spingere le persone a unire gli sforzi. Anzi, proprio il fatto di essere sette miliardi e mezzo, rinchiusi e con risorse ormai scarse, alimenta semmai il distacco, il torpore anaffettivo, il fastidio e l’avversione per i nostri simili, se non l’istinto omicida tout-court, preparando il terreno a terribili passi indietro, nella scala evolutiva.
 
Nelle difficili condizioni ambientali dello spazio potrà invece verificarsi qualcosa di simile a un nuovo spirito di fratellanza universale. Nello spazio si svilupperà su larga scala ciò che, in piccolo, abbiamo già visto sulla MIR e poi sulla ISS: non ci sono stranieri né barriere etniche, quando si vede la Terra intera, da un oblò di un’astronave in orbita, o dalla Luna... C’è invece solidarietà umana, amore, nostalgia e tenerezza per i nostri simili, per il nostro pianeta e per tutta la vita in esso contenuta. Un nuovo romanticismo ci aspetta lassù, una grande sfera emotiva, che unirà i terrestri migranti in un abbraccio, nonostante le enormi distanze, e gli inevitabili ritardi nella comunicazione. Un astro-romanticismo, che i migliori scrittori di fantascienza hanno saputo anticipare nella loro opera. E, a ben pensarci, si tratta anche di qualcosa parzialmente già sperimentato, sul nostro pianeta, da quando i navigatori hanno cominciato ad andare per mare...
 
Il mio nuovo libro “Un mondo più grande è possibile!” parla dei futuri diversi che ci aspettano, e del presente che dobbiamo assolutamente governare e indirizzare, se vogliamo che si realizzi il futuro più favorevole alla nostra specie e, ancora più importante, alla nostra civiltà. Vi è una grande differenza, tra Stati Uniti ed Europa, nella considerazione dello spazio come area di possibile espansione. Tuttavia, persino negli Stati Uniti, dove questa discussione è di gran lunga più avanzata, si fa fatica a superare il vecchio paradigma dell’esplorazione spaziale fine a se stessa, che ha caratterizzato la strategia dell’agenzia spaziale più grande e avanzata del mondo, la NASA. Al punto che persino la NASA si è trovata spesso a doversi reinventare strategie di comunicazione, finalizzate a non farsi mancare il denaro pubblico necessario alla propria sopravvivenza.
 
Personalmente sono sempre rimasto sbigottito e senza parole: perché non dichiarare finalmente che, se non si espanderà nello spazio entro questo secolo, la nostra civiltà può considerarsi prematuramente finita? Perché non riconoscere che l’espansione oltre i limiti del nostro mondo natale è una necessità assoluta e vitale, per una civiltà che si avvicina a superare gli otto miliardi di individui? Le molteplici ragioni di tale schizofrenia, di questo non accettare la propria missione principe, da parte delle agenzie, sono politiche, economiche, militari. E anche filosofiche, profondamente radicate in quello che chiamo paradigma pre-copernicano del mondo chiuso. Tutte queste “ragioni” mi sono poi diventate chiare, grazie a un paziente lavoro di informazione e di discussione con altri entusiasti spaziali, grazie a quella grande risorsa sviluppatasi negli ultimi vent’anni: la rete globale. Ma lo scopo di questo lavoro non è tanto quello di denunciare pedissequamente le responsabilità di un pur deprecabilissimo ritardo, bensì quello, ben più importante, di mettere insieme, in modo coerente e integrato, le ragioni profondamente morali di una strategia finalmente e maturamente espansionista.
 

 
ADRIANO AUTINO, nato a Moncrivello (VC) nel 1949, è co-fondatore e presidente della Space Renaissance Initiative, dal 2010 Space Renaissance International (SRI), un'associazione internazionale senza scopo di lucro, la cui missione è l'apertura della frontiera spaziale: accesso allo spazio a basso costo, turismo spaziale, industrializzazione dello spazio geo-lunare, utilizzo degli asteroidi vicini alla Terra, pieno sviluppo della space economy. Diplomato in Elettronica Industriale, dal 1971 progettista di software diagnostico e test engineering, poi project manager e imprenditore nel settore dei sistemi di automazione real-time. La sua insaziabile curiosità e il desiderio di impegnarsi in campi di frontiera lo hanno portato a operare nell’ambiente aerospaziale, e a ideare e sviluppare un sistema software integrato, di supporto al system engineering e al project lifecycle management.
Ha recentemente pubblicato il saggio “Un mondo più grande è possibile!”.
Su Facebook potete trovare la pagina di Adriano e quella di Space Renaissance Italia (sito web).
 
Di Carla (del 04/04/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1243 volte)

 Cartoni cattivi
 
Su questo libro potrei ripetere più o meno quello che ho scritto sul precedente di questa serie, “Infect@”. Dovendomi concentrare sulle differenze, direi che ho trovato “Toxic@” molto più semplice da seguire. Non so se sia dovuto a un’evoluzione nello stile dell’autore o al fatto che avevo già assimilato l’ambientazione del primo libro. Di certo mi sono sentita più attratta nei confronti della sua lettura e curiosa di sapere cosa sarebbe successo dopo.
Rispetto alla storia di “Infect@” sono passati sette anni (se non erro) e la situazione di degrado dovuta ai cartoon, in questa Milano del futuro, è diventata critica. Un’ampia zona della città si è trasformata in una discarica del materiale derivato dai cartoni morti, che ha formato una melma immensa. In cielo “splende” anche di notte il Sole di Bart, ciò che resta di una versione gigante di Bart Simpson. E i cartoni, molto più cupi e minacciosi, sono il veicolo di una pericolosissima infezione chiamata il Morbo dei 30 Minuti.
C’è però una speranza: una Purga, che potrebbe eliminare di colpo tutti i cartoni. Una task force condotta dall’ex-commissario Montorsi deve piazzare quest’arma, ma il cattivo di turno, il Mescolatore, un serial killer che si diverte ad attaccare insieme pezzi di cadaveri umani e di cartoon, vuole fermarla. A ciò si aggiunge un terzo personaggio, quello di Cora, una cacciatrice di cartoon.
I tre filoni della storia si dipanano, per poi incrociarsi, in una lunga notte.
A costo di essere ripetitiva, devo affermare che, nonostante questo libro non rientri in alcun modo nel genere di romanzi che preferisco per una serie di motivi (per esempio, ambientazione deprimente e introspezione limitata dei singoli personaggi, dovuta in parte all’impronta corale data al libro, in cui la trama è più importante dei personaggi), sono stata ammaliata dalla scrittura di Tonani, evocativa ed efficace.
Una cosa che non sono riuscita a sentire (ma credo valga anche per il libro precedente) è la drammaticità. I personaggi, pur trovandosi in situazioni impossibili, mantengono dei toni ironici e persino sarcastici, dando un ulteriore senso di irrealtà all’ambientazione. Ma questo tutto sommato è un bene, poiché ne stempera la cupezza e rende la storia più godibile, proprio perché non si prende tanto sul serio.
 
Questo libro, purtroppo, essendo un prodotto da edicola, è quasi introvabile.
Potete trovare altri romanzi di Dario Tonani su Amazon.it e su Amazon.com.
 
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Di Guest blogger (del 30/03/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2221 volte)

Oggi ho una nuova ospite sul blog. Si tratta di Annamaria Bortolan, autrice del romanzo “I colori dell’autunno“. Annamaria ci illustra le analogie e le differenze esistenti tra la fantascienza e il realismo magico nell’ambito della narrativa.
L’immagine accanto è stata realizzata dall’autrice.
 
Il realismo magico è una corrente artistica che riguarda sia le arti figurative che la letteratura. La sua tipicità consiste nel proporre il fantastico come datità che non necessita di spiegazione. Ad esempio ne “La metamorfosi” di Kafka la trasformazione del protagonista in insetto è proposta come realtà fattuale su cui l’autore non si sofferma in relazione alle sue possibili cause.
 
La fantascienza, pur avvalendosi di meccanismi narrativi logici (la scoperta di qualche nuova teoria nell’ambito della fisica, per esempio), analogamente propone al lettore la realtà di mondi paralleli senza supportarla attraverso una serie di prove che possano essere effettivamente considerate inoppugnabili. Ciò dona immediatezza al testo e rende possibile l’immedesimazione del lettore. La narrativa fantascientifica ha così saputo coniugare la presenza di elementi fantastici con la divulgazione di messaggi filosofici o politici con immediatezza ed incisività. E, non di rado, il potere di un testo di penetrare acutamente la realtà è inversamente proporzionale agli elementi fattuali e oggettivi che mette in scena. Se poi tutto ciò è condito da una certa piacevolezza ci troviamo di fronte a un bel romanzo. E i testi di fantascienza lo sono, ecco perché li leggo e li consiglio volentieri. Esistono ovviamente anche numerose differenze fra realismo magico e fantascienza. Leggete questo articolo se volete approfondire la questione.
 
Se nella science fiction il rapporto con la tecnologia è positivo e fondamentale nell’ambito della narrazione, il realismo magico può farne a meno o, addirittura, porsi in maniera critica nei confronti delle scoperte scientifiche.
Nel romanzo “Cent’anni di solitudine” di G. García Marquez, Macondo è un paese i cui abitanti vivono in uno stato di innocenza primordiale: non conoscono l’utilizzo della calamita, della dentiera e del cannocchiale, né comprendono le leggi fisiche che regolano l’universo. Di fronte agli zingari che propongono loro tutte queste cose, compreso qualche giro aereo su una magica stuoia volante, i nativi si mostrano affascinati e stupefatti ma, a parte un bizzarro esponente della famiglia Buendia, un alchimista dedito a strampalati esperimenti, si limitano ad usufruirne senza cercare di proporre a loro volta qualche singolare novità realizzata per mezzo delle conoscenze tecniche di cui, del resto, appaiono mancanti. Macondo è un luogo immaginario dove i miracoli possono accadere, un mondo appartato dove nessuno è mai morto di morte naturale (almeno fino all’arrivo dei nomadi) in quanto ogni abitante conduce pacificamente la sua vita. E, forse, proprio questa mancanza di tecnologia che sembra caratterizzare la cittadinanza di questo villaggio irreale conferisce agli abitanti quella ingenuità da bimbi che rende possibile l’accettazione del magico nella vita quotidiana.
Macondo è un monito per tutti noi: non esiste solo un mondo fatto di leggi della scienza ma anche quel quid di imperscrutabile proprio del mistero stesso della vita a cui non pensiamo quasi mai. Per scorgerlo, talvolta è necessario lasciarsi alle spalle la rigidità della ragione per aprirsi alla fluidità dei sentimenti e della magia che è dentro di noi.
 
Realismo magico e fantascienza possono aiutarci: per questo apprezzo molto sia l’uno che l’altra. Non a caso mi sono servita del primo per arricchire il mio romanzo pubblicato di recente come ebook e intitolato “I colori dell’autunno” con un risultato finale davvero sorprendente.
Il valore di un testo non sta semplicemente nella verosimiglianza ma piuttosto nella sua capacità di mettere in discussione i luoghi comuni e nella riflessione che ne scaturisce.
 
Per approfondire le tracce di realismo magico presenti nella letteratura mondiale, ecco un interessante articolo relativo al bellissimo romanzo “Il dio delle piccole cose” di Arundhati Roy, un’altra opera da non perdere insieme al capolavoro di Marquez.
 

 
ANNAMARIA BORTOLAN, insegnante di ruolo, ha collaborato a partire dagli anni dell’università con diversi periodici, occupandosi soprattutto di antropologia del sacro e, in quest’ambito, ha pubblicato due saggi: “I simboli del sacro” (Torino 2007) e “I misteri del mito” (Torino 2009).
Ha inoltre lavorato con l’antropologo Massimo Centini firmando alcune prefazioni ai suoi libri.
 
I colori dell’autunno” è il suo primo romanzo del quale firma anche le illustrazioni che posta sulla sua omonima pagina Facebook.
 
 
Di Carla (del 28/03/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1330 volte)

 L’erede di Bourne (e di Ludlum)
 
Il cambio di penna si nota eccome, nonostante ciò, devo dare merito a Van Lustbader di essersi impegnato per avvicinarsi a Ludlum in tanti piccoli dettagli (per esempio, l’uso di bestemmie, anche se non in maniera così eccessiva). Però la differenza c’è. La scrittura di Van Lustbader è molto più ordinata, ma priva di quella follia che Ludlum conferiva ai propri personaggi e che li rendeva fragili, fallibili e quindi umani. Questo nuovo Jason Bourne è molto più lucido e controllato. Si può prendere come pretesto il passaggio del tempo e una maggiore maturità del personaggio, che pare tenere sotto controllo la propria psicosi, ma ci sono degli aspetti che mancano al lettore abituato al protagonista della vecchia trilogia. Sebbene Bourne menzioni dell’esistenza di una doppia personalità dentro di sé, io non sono riuscita a vederla. Non c’è traccia nel libro della lotta continua tra Jason Bourne e David Webb nella sua stessa mente, spesso costellata di battibecchi.
Questo nuovo Jason Bourne indistruttibile ricorda quello dei film e non ha niente a che vedere con l’uomo che continuava a vivere sull’orlo del fallimento, sia a livello fisico che mentale, visto nei libri di Ludlum.
Devo dire che, soprattutto all’inizio, questa mancanza ha diminuito il mio coinvolgimento nelle vicende del personaggio, finché non è stato messo in luce un elemento essenziale della trama (da cui poi deriva il titolo). Da quel punto in poi Van Lustbader ha giocato bene le proprie carte nello scavare nella psicologia del personaggio e nella sua interazione con questo suo “erede”, spingendomi verso la necessità di continuare a leggere e suscitando in me il piacere dell’attesa del momento in cui avrei letto ancora.
Mi è dispiaciuta la totale assenza di Marie, che viene soltanto nominata, mentre nella vecchia trilogia era un personaggio cardine nell’evoluzione del protagonista.
Rispetto ai libri di Ludlum, dove non avevo mai idea di cosa sarebbe accaduto nella pagina successiva, questo di Van Lustbader è a tratti abbastanza prevedibile, per chi abbia un po’ di esperienza di storie d’azione. Il fatto di seguire un determinato schema naturale di evoluzione della storia non è assolutamente un demerito di per sé, ma, messo a confronto con la prosa indisciplinata di Ludlum, ne esce un po’ male.
Piuttosto, non capisco la necessità, per un libro così ben costruito, di ricorrere a mezzucci come lo spezzare una scena tra due capitoli. Ogni singola scena è così ben scritta e suscita tale e tanta curiosità, che non ha alcun bisogno di obbligare il lettore a non fermarsi alla fine di un capitolo.
L’ultima parte del libro è dir poco perfetta, poiché fonde introspezione (di tutti i personaggi) e azione in maniera equilibrata e coinvolgente. Peccato per una scelta non coerente compiuta da Bourne verso la fine, cioè non raccontare una certa cosa alla moglie. Ciò è totalmente fuori dal personaggio. Ma d’altronde il fatto che lui pensi alla moglie così poco in tutto il romanzo, mentre era di continuo al centro dei suoi pensieri nella trilogia, lo fa allontanare parecchio dal Bourne di Ludlum, rendendolo ancora una volta meno umano.
E anche la scelta compiuta dal suo “erede” non è sufficientemente motivata: è solo un pretesto per lasciare l’argomento in sospeso.
L’epilogo presenta un finale aperto, come è giusto che sia, che fa ben sperare per i romanzi successivi. Questo, insieme alla virtuale perfezione degli ultimi capitoli, soprattutto a livello emotivo, mi ha spinto verso il massimo dei voti, nonostante i difetti, a riprova del fatto che il finale di un libro ha un peso enorme sul suo gradimento.
 
L’eredità di Bourne (Kindle, brossura) su Amazon.it.
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Di Carla (del 21/03/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1140 volte)

 Geniale protagonista antieroe, caso non memorabile
 
Con questo romanzo scopro un antieroe che non può non diventare subito un idolo. Cormoran Strike, figlio di una rockstar e di una supergroupie, ed ex-militare veterano dell’Afghanistan, dove ha perso un piede e una gamba in un’esplosione, è un investigatore privato squattrinato appena abbandonato dalla fidanzata. Tutto sembra andare a rotoli nella sua vita, quando compaiono una nuova segretaria interinale e un danaroso cliente, che lo vuole assoldare per dimostrare che sua sorella, famosa top model, non si è suicidata.
La storia si svolge tra le strade di una familiare Londra odierna, nel mondo patinato della moda cui Strike non appartiene, ma al quale deve comunque adattarsi per portare avanti la propria indagine. E ci riesce pure bene, strappando più di una risata al lettore!
Si tratta di un romanzo molto lungo, che, nonostante offra qualche scorcio sulla vita del protagonista e che questo subisca una certa crescita nell’arco della storia, è a tutti gli effetti un giallo.
Buona parte del testo è costituito da interrogatori e da altri dettagli delle indagini, che fanno un po’ perdere la cognizione del passaggio del tempo. C’è tanto di quel materiale da impedire al lettore di unire i punti per capire chi è l’assassino, a meno che non punti direttamente al meno probabile senza saperne il perché.
Ma alla fine chi se ne frega dell’assassino di Lula Landry?
Devo dire che nel complesso mi è piaciuto.
Sono due le cose che mi hanno impedito di dare la quinta stellina.
La prima è la tendenza dell’autrice (che sappiamo essere niente meno che J.K. Rowling) a cambiare punto di vista nel bel mezzo di una scena. Ciò mi faceva perdere la connessione con la storia e mi costringeva a interrompere la lettura e tornare in dietro per cogliere la transizione.
La seconda è che, nonostante ci fossero i presupposti per una maggiore presenza della sottotrama relativa al protagonista (che è la cosa migliore del libro), questa è invece solo marginale. È un peccato, perché Strike in sé è molto più interessante del caso, la cui risoluzione non mi ha impressionato e che ho in gran parte già completamente dimenticato.
Se non fosse stato per il bellissimo (non di certo in senso estetico!) protagonista, non sarei riuscita a dare al libro una recensione positiva.
 
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Di Carla (del 14/03/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1331 volte)

 Breve ma intenso
 
Questo romanzo breve, il secondo della trilogia noir di Matheson, è la corsa folle di un personaggio che in poche ore riesce a distruggere quel che resta della propria vita. Convinto di essere stato derubato della donna che ama, fugge dal manicomio, dove è detenuto per aver ucciso suo padre e nel quale è pure lui stesso vittima di abusi, per “salvarla”. Ma la donna in questione non ha mai ricambiato i suoi sentimenti. È tutta una creazione della sua mente.
E il libro rappresenta proprio un viaggio prima di tutto nella mente del protagonista, alla scoperta di come la follia si genera e del modo in cui lo spinge ad agire.
Matheson anche questa volta mi stupisce con una storia diversa dalle altre precedenti. Attraverso i punti di vista dei cinque personaggi principali, attraverso il modo personale con cui ciascuno di loro la interpreta, si svelano uno strato alla volta i dettagli della trama. Il tono dell’intero romanzo è drammatico, costellato di violenza e morte. Come lettrice mi sono preoccupata per le sorti delle vittime, ma anche del protagonista folle, che è a suo modo una vittima in grado di suscitare pietà.
La scelta di chi uccidere e chi far sopravvivere alla fine non è casuale. Accanto allo sprofondamento del protagonista nel delirio si delinea l’ascesa di un altro personaggio e la redenzione dell’ultima vittima.
 
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Di Carla (del 07/03/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1346 volte)

 Troppe coincidenze sfortunate
 
Questo romanzo è caratterizzato da una storia intricata, che l’autrice è stata in grado di gestire con cura e attenzione. I tanti fili che si dipanano nella stesura della trama si uniscono poi alla fine.
Il passaggio tra le due linee temporali avviene sempre in maniera intelligente, tenendo il lettore incollato al libro. Non a caso aspettavo con piacere di mettermi a leggere, prima di andare a dormire.
Forse il ritmo con cui la storia si sviluppa è un po’ lento e ciò mi rendeva un po’ troppo impaziente di andare oltre per sapere cosa sarebbe accaduto. Non sono riuscita a legare con il personaggio della voce narrante (Libby), ma mi è piaciuto molto quello del fratello, anche se ha avuto dei momenti di incoerenza ingiustificata.
A mio parere, il problema principale di questo romanzo è la presenza di eccessive coincidenze, sfortune e cattiverie. Davvero troppe, tutte concentrate nel lasso di un unico giorno.
Il finale poi è sotto tono. Una volta chiarito cosa è accaduto, l’autrice smette di mostrare e inizia a raccontare, come se non vedesse l’ora di chiudere il libro. Ciò mi ha lasciato con l’amaro in bocca.

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Il 21 maggio 2017 uscirà l’ultimo libro della trilogia del detective Eric Shaw, “Oltre il limite”. In quello stesso giorno inizieranno gli eventi narrati nel romanzo, che vedranno il detective Shaw e la sua squadra del Servizio di Scienze Forensi di Scotland Yard alle prese col presunto ritorno di un serial killer che pensavano di aver fermato oltre tre anni prima.
Questa investigazione, oltre a essere l’ultimo suo impegno come caposquadra prima di una sua possibile promozione, rappresenta per Eric l’occasione per prendere un’importante decisione per il futuro. Dal 2014, infatti, custodisce insieme alla sua allieva un terribile segreto, che adesso rischia di venire alla luce.
 
Dopo la rivelazione recata da “Il mentore” (bestseller internazionale con oltre 170 mila lettori in tutto il mondo) e il tentativo di Eric di opporsi, senza riuscirci, alla realtà in “Sindrome”, “Oltre il limite” segnerà il momento di compiere una scelta definitiva, da cui non potrà tornare indietro.
 
“Oltre il limite” uscirà il 21 maggio 2017, ma è già prenotabile in formato ebook a 2,99 euro su Amazon, Giunti, Kobo, LaFeltrinelli, Mondadori Store, Nook (tramite l’app di Windows) e iTunes.
L’ebook è senza protezione DRM, quindi potrà essere visualizzato in un numero illimitato di dispositivi.
 
Se lo prenotate adesso, allo scoccare della mezzanotte del 21 maggio verrà recapitato sul vostro dispositivo e potrete iniziare subito a leggerlo!
 
Ai primi di maggio sarà prenotabile anche su Google Play e in formato cartaceo (circa 550 pagine), mentre su 24Symbols sarà disponibile a partire dal giorno della pubblicazione.
 
 
Ecco la descrizione del libro.
 
 
Fin dove saresti disposto a spingerti, per proteggere un segreto?
 
Il corpo senza vita di una donna in abito da sera viene scoperto nella sala delle feste del museo delle cere. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma il detective Eric Shaw, caposquadra della Scientifica di Scotland Yard intervenuto sul posto con la criminologa Adele Pennington, nota subito delle similitudini con il caso del serial killer soprannominato ‘chirurgo plastico’, risolto tre anni prima con l’arresto di un uomo: Robert Graham.
Forse qualcuno lo sta emulando oppure Graham aveva un complice, ma esiste una terza possibilità ed è questa in particolare a preoccupare Eric, che all’epoca, certo della colpevolezza del sospettato, aveva falsificato una prova fisica per assicurarne la condanna.
E se avesse compiuto un errore e mandato in prigione la persona sbagliata?
 
Le indagini lo riportano a lavorare con Miriam Leroux, la giovane detective della Omicidi che fino all’anno precedente collaborava con la sua squadra, e insieme a lei si ritroverà a seguire le tracce di un inafferrabile assassino, in una corsa contro il tempo lunga tre giorni.
Questo potrebbe anche essere il suo ultimo caso importante prima di un’eventuale promozione a sovrintendente, se non fosse per il fatto che il detective George Jankowski, in lizza per lo stesso avanzamento di grado, ha deciso di giocare sporco per mettere in cattiva luce il collega e favorire la propria carriera.
Nel farlo, però, questi finirà per avvicinarsi pericolosamente all’inconfessabile segreto custodito da Eric e dalla sua allieva.
 
 
Per sapere di più sulla trilogia del detective Eric Shaw, vi invito a visitare il minisito dedicato alla serie: www.anakina.net/detectiveshaw
 
Di Carla (del 28/02/2017 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1182 volte)

 Tradito dal finale
 
La storia di questo romanzo è originale e piena di cambi di direzione imprevedibili. Ricorda per certi aspetti la serie di Dexter, ma è evidente il tocco britannico nel modo di ragionare, parlare e agire del personaggio principale (ma anche degli altri)... e dal numero impressionante di tè che vengono preparati!
L’aspetto e il nome del protagonista non vengono mai riportati nel testo, lasciando al lettore la scelta di immaginarlo come preferisce. Nonostante il fatto che abbiamo a che fare con una persona che uccide a sangue freddo per soddisfare le proprie pulsioni, l’autore ci fa immedesimare così bene nella sua mente che, dopo lo smarrimento iniziale, finiamo per tifare per lui, soprattutto nel momento in cui incontra Rachel e perde il controllo del proprio mondo distorto per via del fatto che si è innamorato.
Per il 90% del libro l’autore ci fa letteralmente ridere delle avventure di un serial killer e poi alla fine tutto crolla. L’autore mette le mani avanti, facendo dire al personaggio che nelle favole ci sono i lieti fini, ma nella vita reale le cose sono diverse. E no! Io non stavo leggendo un resoconto di vita reale, ma finzione. Nella vita reale non avrei mai simpatizzato con un serial killer e riso dei suoi delitti. E anche alla fine, per coerenza, mi attendevo lo stesso sguardo surreale e una conclusione che non ricadesse nella “normalità”, ma che con un altro colpo di scena che non avrei mai potuto prevedere mi lasciasse con il sorriso. Invece la storia si fa melodrammatica e sfocia in un finale prevedibile in un contesto realistico, un finale che temevo sarebbe arrivato dal momento stesso che ho visto la trama del libro e ho deciso di leggero, eppure speravo di sbagliarmi.
Peccato, perché l’autore non ha voluto o saputo osare e purtroppo alla fine l’apprezzamento di un libro da parte del lettore dipende proprio nel fatto che trovi un finale degno del resto della storia.
Gli ho dato quattro stelline, nonostante non mi sia piaciuto il finale, perché mi ha tenuta incollata all’ereader finché non l’ho finito, perché mi ha fatto ridere tanto, perché è scritto davvero bene e lo stile dell’autore è davvero coinvolgente, e perché ho amato follemente il protagonista fino alla fine. Ottima anche la traduzione e l’edizione in generale (ho notato solo pochi refusi).
 
Normal (Kindle, brossura) su Amazon.it.
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Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 

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