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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 05/10/2011 @ 18:26:03, in Scrittura & Lettura, linkato 2170 volte)
More about State of Fear


 Grande opera di Crichton tra romanzo e saggio

 A due anni dalla morte di Crichton scopro finalmente il suo grande valore come scrittore e lo faccio con questo libro, acquistato quasi casualmente senza sapere esattamente di cosa parlasse e che si è rivelato interessantissimo per me, in quanto pienamente in linea col mio pensiero.
 L'argomento è quello della cosiddetta teoria del riscaldamento globale, alla quale personalmente, anche in qualità di ecologa, non ho mai creduto, che viene affrontata mentre l'autore ci racconta una grande storia di azione ed avventura, e nel farlo ci riporta tantissime informazioni scientifiche, tutte sopperite da riferimenti reali, che possono essere controllati, visto che sono poi elencati nella nutrita bibliografia del volume.
 Considerando il modo in cui l'autore smonta la teoria del riscaldamento globale e denuncia la speculazione e il sensazionalismo, che la accompagnano, capisco perfettamente perché questo libro non sia mai diventato un film. È troppo contro corrente. Va contro gli interesse economici del momento.
 Non sia mai che la gente poi lo legga e ci creda!
 Un giorno forse, quando l'opinione pubblica ne avrà abbastanza di questo finto dramma ecologico a cui stiamo assistendo, si farà strada la teoria opposta (magari verranno a dirci che stiamo andando verso l'era glaciale?) e allora magari salterà fuori questo libro, che verrà adeguatamente manipolato.
 Ciò che il libro dice invece è semplicemente che l'uomo non è assolutamente in grado di dimostrare se il nostro pianeta stia veramente andando verso un riscaldamento globale (non siamo neppure in grado di sapere con certezza che tempo farà domani!!!), tant'è che ogni teoria di 20 anni fa è stata poi smentita. Tanto meno l'uomo è in grado di dimostrare se lui stesso sia in grado di influenzare questi eventi (sia in senso positivo che negativo) ed eventualmente in che misura.
 Personalmente ne dubito, perché in realtà, come lo stesso Crichton dice, noi siamo fragili di fronte alla potenza della natura e l'unica cosa che possiamo fare è correre e nasconderci.
 Essere davvero in grado di influenzarla è pura presunzione.

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Di Carla (del 04/10/2011 @ 19:42:20, in Scrittura & Lettura, linkato 1795 volte)
http://www.plottopunctuation.com/blog


Ci vuole poco per far contento un lettore accanito: basta regalargli un libro, uno qualsiasi. E così ieri, dopo aver saputo che avevo vinto una copia di "Lolita" (in inglese) nel contest Banned Book Week del blog di Jason Black (http://www.plottopunctuation.com/blog), ero chiaramente felicissima, anche se tra i sette libri in palio forse era quello che mi interessava di meno, perché conoscevo perfettamente la storia (avendo visto il film). In ogni caso a libro donato non si guarda in bocca (più o meno) e credo che sfrutterò l'occasione fare una lettura diversa. D'altronde i libri di seconda mano, soprattutto se regalati, portano con sé un che di speciale.
Oggi però è arrivata una "brutta" notizia. Il libro "L'affare Tutankhamon" di Jacq che avevo ordinato insieme ad altri ad agosto, per sfruttare gli ultimi supersconti, non è più disponibile. Sono cose che ti mettono la luna di traverso, perché ad averlo saputo prima ne avrei ordinato un altro a prezzo superscontato. E invece niente. Si vede che non era destino.
Adesso però mi ritrovo con un credito di 7,22 euro sul conto di Amazon.it, che finirà per spingermi a comprare altro (c'è poco da fare). Mah, si vedrà.
Nel frattempo continuo con le mie letture. Adesso sto leggendo "Il pianeta del silenzio" di Stanislaw Lem. Evito di fare commenti finché non è finito, ma ho l'impressione che la recensione sarà bella lunghetta, perché c'è molto da dire.
Anticipo solo che questa lettura mi ha ricordato uno dei miei post precedenti, quello sull'opportunità o no di raccontare la "magia" nei libri di fantascienza (cioè come funzionano le cose). Me lo ricorda, perché in questo libro di Lem si racconta fin troppo la magia, tanto da sembrare più un resoconto tecnico-(fanta)scientifico che un romanzo. Ma sono ancora a metà, quindi sospendo per il momento ogni giudizio.
Non a caso quel mio post era nato da una riflessione su di un articolo del blog di Jason Black e quindi, giusto per essere un po' ripetitiva, se siete tra quelli che oltre leggere amano anche scrivere (e che leggono l'inglese), la lettura di questo blog è un vero must. Anche se non si può forse essere d'accordo su tutto, fa comunque riflettere su come si stanno creando i propri personaggi.
Termino questo post quasi inutile (!), annunciando che sto finalmente iniziando l'ultima sospirata parte del mio romanzo e sto valutando l'intenzione di collegare questo blog ad un profilo pubblico su Facebook, in modo da aumentarne la visibilità.
Che ne pensate?
(Non spingete per rispondere: c'è posto per tutti! :)

 
Di Carla (del 04/10/2011 @ 05:47:22, in Scrittura & Lettura, linkato 1214 volte)

More about The Temporal Void
 Il viaggio continua

Recensione originariamente scritta e pubblicata su aNobii il 23 luglio 2010.

 Confermo la buona opinione sul primo libro della trilogia, aggiungendo magari qualcosa in più.
 Probabilmente l'ho apprezzato maggiormente in parte perché l'ho letto in lingua originale, senza il disturbo causato da una traduzione non sempre felice e una montagna di refusi (ne ho notato davvero appena un paio in 745 pagine), ma anche perché, essendo il secondo di una trilogia, questo episodio è caratterizzato da meno chiacchiere e più azione (come piace a me) e finalmente la storia entra nel vivo (o meglio, le storie).
 Le ultime 100 pagine in particolare sono fantastiche.

 Adesso non resta che attendere "The Evolutionary Void" per vedere come va a finire.

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Di Carla (del 30/09/2011 @ 12:55:02, in Scrittura & Lettura, linkato 2126 volte)

More about The Scarpetta Factor
 Un ritorno dal passato non graditissimo

Dopo aver letto l'ottimo "Libro dei morti" e soprattutto il fantastico "Kay Scarpetta", devo ammettere che questo "The Scarpetta Factor" ("Il fattore Scarpetta" nella versione italiana) mi ha un bel po' deluso. Ci ho visto un eccessivo ritorno ai libri precedenti, ma non in senso positivo.
 In primo luogo, forse l'elemento che spiazza di più è il riemergere in maniera inattesa dal passato di un personaggio, del quale sinceramente non si sentiva la mancanza. Ero impegnata a cercare di unire tutti i fili di questo complicato caso e sono stata particolarmente contrariata da questa trovata, che non poteva essere in alcun modo prevista. L'autrice di mette davanti un sacco di informazioni, ma poi quelle vitali va a tirarle fuori da 3-4 libri più indietro. Non è una mossa molto "corretta", che sicuramente infastidisce il lettore.
 Altro aspetto che non ho gradito è il fatto che gran parte di questo romanzo, che è più lungo della media di quelli con Scarpetta (non che questo sia per sé un punto a sfavore, anzi), sia sotto forma di ricordi, riflessioni (elucubrazioni?) o dialoghi lunghi ed estenuanti, mentre l'azione svolta nel tempo della narrazione è ridotta all'osso e a tratti per niente coinvolgente.
 E così ci ritroviamo di fronte a pagine e pagine di pensieri di Lucy mentre fa atterrare un elicottero e nel frattempo litiga col controllore di volo. Oppure di Marino che rimugina sul passato, mentre si sposta lentamente nella scena. I tempi in questo modo sono così dilatati che ci vuole senza dubbio molto di più a leggere che quanto ci mettono i personaggi per svolgere le azioni descritte.
 Va bene che la Cornwell ama caratterizzare in maniera approfondita i personaggi e noi tutti l'amiamo per questo, ma qui a tratti è stata un tantinello prolissa!
 Allo stesso modo parecchio improbabili sono certi dialoghi incrociati, in cui gli interlocutori riescono a parlare per lungo tempo di due cose diverse senza confondersi, tanto più che i personaggi principali passano tranquillamente una notte in bianco e poi sono più attivi di prima. Ammesso e concesso che non sia il lettore a confondersi, quest'ultimo sicuramente si rende conto di quanto nella realtà tutto ciò sia altamente improbabile.
 Ma chiaramente questo romanzo non è fatto solo di elementi negativi. Se ho messo quattro stelline qualche motivo c'è. Prima di tutto sicuramente per distinguerlo da altri libri, ai quali ne ho dato tre, che sono senza dubbio peggiori.
 "The Scarpetta Factor" è sicuramente un romanzo ben scritto. La bravura della Cornwell è come sempre indubbia. Districarsi in una trama così complessa, ma soprattutto inventarla, non è affatto facile. Le tecniche narrative di cui parlavo prima, sebbene sotto un certo punto di vista non mi siano tanto piaciute (forse perché un po' troppo abusate), sono sicuramente usate in maniera originale e, se dovessi giudicare il suo lavoro basandomi solo sull'aspetto tecnico, avrebbe sicuramente pieni voti.
 Come detto, i personaggi sono caratterizzati alla perfezione. E anche qualche trovata della trama non è affatto male.
 Alla fine l'autrice è riuscita con destrezza a unire i mille fili di questa storia, creando un intreccio complesso. Peccato per il fatto che spesso questi fili fossero troppo sottili e dessero la sensazione di una certa forzatura nel collegare gli uni con gli altri.
 Un ultimo appunto è sul finale (con questo intendo il penultimo capitolo), che è purtroppo prevedibile e per certi versi molto simile ad altri visti nei libri precedenti della serie: cioè Scarpetta è in pericolo, ma ovviamente qualcuno la salva e tutto accade in tre righe, tanto che (come al solito) sono dovuta tornare indietro, perché mi ero persa cos'era successo. Peccato.

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More about Che tempo farà

 
 Ma quale riscaldamento globale dei miei stivali!

Da ecologa non ho mai creduto alla teoria del riscaldamento globale. Sarà perché ho sentito sempre parlare fin da piccola di questo fantomatico innalzamento della temperatura dovuto all'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'aria a causa dell'uomo, ma col passare dei decenni non l'ho mai visto verificarsi. E un po' mi spiaceva, perché avrei voluto che ci fosse un clima più mite tutto l'anno, con estati più lunghe.
Tanto meno l'intera faccenda mi ha convinto, quando ho iniziato a studiare le dinamiche ecologiche che regolano il clima, quando ho capito che l'effetto serra è una benedizione e che è dovuto per il 90% al vapore acqueo nell'aria, quando mi sono resa conto di quanto l'uomo fosse presuntuoso nel pensare addirittura di essere in grado di cambiare il clima dell'intero pianeta, sia che si trattasse di creare danni che di risolverli.
In realtà ciò che ho capito con certezza come ecologa è che non abbiamo affatto questa capacità, anche se ci piace pensarlo.
Questo libro è una lettura che definirei essenziale per tutti coloro che si interessano anche solo marginalmente di ambiente. Con questo intendo anche chi legge o ascolta le notizie sull'argomento e non ha necessariamente una preparazione in merito. Anzi, sono proprio queste persone a essere più esposte alle conseguenze della cattiva informazione e del sensazionalismo mediatico, poiché tendono a prendere per buono qualsiasi cosa sentono.
A tutti loro (ma anche agli altri) dico: leggete questo libro.
Capirete, tra le varie cose, come la teoria del riscaldamento globale sia solo l'ultimo tormentone pseudoecologico catastrofico di una lunga serie, che si sono succeduti in più di un secolo, in cui si è passati alternativamente e con un'eccessiva disinvoltura dalla paura di una nuova glaciazione al timore dello scioglimento dei ghiacci e conseguente sollevamento degli oceani.
Nonostante tutte le notizie diffuse a proposito, nulla è mai accaduto, ma si è sempre trattato di una ciclica variazione delle condizioni climatiche, che "affligge" il nostro pianeta con tempistiche a volte lunghissime (parecchie migliaia o decine di migliaia di anni) a volte brevi (poche decadi) dalla notte dei tempi, con conseguenze spesso tragiche e che per ovvi motivi, almeno in passato, non potevano essere certo attribuite all'uomo.
Leggendo questo ottimo saggio, capirete le motivazioni (economiche) dietro alle scelte "verdi" dei governi, ma soprattutto scoprirete che il riscaldamento globale e gli eventi climatici estremi non vanno necessariamente di pari passo, ma che anzi negli ultimi 2000 anni ad un aumento della temperatura media globale (ben superiore a quella odierna) si è osservato un generale miglioramento delle condizioni di vita con il prosperare di grandi civiltà (quella dell'antica Roma, per esempio), mentre ad una sua riduzione sono corrisposti periodi bui (le invasioni barbariche e il Medio Evo, per esempio).
La lettura non è sempre scorrevolissima, per chi non ha solide basi scientifiche, ma le argomentazioni principali sono in grado comunque di emergere e farsi strada nella mente di chiunque abbia una certa cultura e voglia di imparare.
Si tratta di un saggio del 2007, quindi non aggiornato con le ultime novità, ma è comunque un punto di partenza, che suggerirei di accompagnare con la lettura di qualcosa di ben più leggero, ma sempre sul tema: il romanzo/saggio "Stato di paura" di Michael Crichton.

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Di Carla (del 14/09/2011 @ 03:57:53, in Scrittura & Lettura, linkato 4516 volte)
More about L'ultimo nemico


 L'ultimo capitolo della saga

Sebbene questo libro sia decisamente inferiore al precedente, la sensazione di malinconia che suscita il suo finale è talmente potente da sopperire alla trama spesso tirata un po' per i capelli.
L'ultimo nemico di Ramses sembra quasi creato ad hoc per poterci raccontare l'ultima parte della vita di questo grandissimo personaggio storico e giustificare con uno sforzo di fantasia alcuni fatti ricavati dall'interpretazione dei reperti archeologici, come le varie feste di rigenerazione, la costruzione della tomba KV5 dove erano state probabilmente raccolte le mummie di un gran numero dei suoi figli reali, il mantenimento della pace con l'impero ittita, l'ascesa di Iset al ruolo di Grande Sposa Reale e i successivi matrimoni diplomatici.
La sua lettura scorre con rapidità e alla fine ho avuto la strana sensazione di perdere un amico, che mi aveva accompagnato negli ultimi mesi. Una sensazione dolce-amara, che mi ha però lasciato un sorriso sulle labbra.
Consiglio vivamente la saga non solo agli amanti dell'antico Egitto, ma a tutti coloro che amano le storie che raccontano la vita di grandi personaggi (reali o meno), fatte di intrighi, sentimenti e un po' di magia.

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Di Carla (del 28/08/2011 @ 02:52:32, in Scrittura & Lettura, linkato 4397 volte)


 Il padre del cyberpunk non mi ha convinto

Questo romanzo mi ha lasciato perplessa sin dalle sue prime righe. Ammetto di aver riletto la prima pagina un paio di volte, poiché non mi era chiaro di chi stesse parlando, dove si trovasse e soprattutto cosa stesse facendo. Mai mi era capitato di imbattermi in un incipit così incomprensibile, che a mio parere avrebbe scoraggiato i più.
Ma io sono caparbia e sono andata avanti.
Nel procedere, l'ambientazione, i personaggi e la storia diventano più chiari, sebbene la comprensione non è mai immediata, ma nasce da una ricerca degli elementi essenziali in mezzo ad una marea di divagazioni, che nella maggior parte dei casi hanno poca o nulla attinenza con la trama.
La San Francisco post-catastrofe, con le persone che hanno occupato il ponte di Oakland ormai in disuso e vi abitano, ha un suo fascino, soprattutto per chi ama la fantascienza post-apocalittica (anche se non è il mio caso), e mette in luce l'immensa fantasia dell'autore. Ma il modo apparentemente caotico in cui il tutto viene presentato ti fa quasi pensare che quest'ultimo avesse troppe idee in testa e non sia poi riuscito a trasferirle sulla carta nella maniera giusta.
Al di là dello stile che può piacere o no, a mio parere ciò in cui questo romanzo pecca ancora di più è la trama. Tolte le numerosissime digressioni e divagazioni, resta una storia brevissima e debole, con personaggi che non riescono proprio a coinvolgerti. Ho avuto come l'impressione che questi venissero descritti da fuori, talvolta senza che l'autore avesse la certezza dei fatti raccontati. Per non parlare dell'argomento cyberspazio e luce virtuale, che qui viene praticamente solo accennato e quasi per niente spiegato. È anche vero che si tratta del primo dei romanzi di un ciclo, ma è di sicuro l'ultimo che leggerò.
Ammetto che, se non avessi saputo in precedenza chi era e cosa rappresentava l'autore, l'avrei semplicemente catalogato come un pessimo libro di un pessimo scrittore. Non me ne vogliano i fan di Gibson, ma personalmente ritengo che la lettura debba essere intrattenimento, mentre in questo caso mi sono spesso annoiata e sono rimasta pure delusa dal finale sbrigativo e sotto tono rispetto a tutto il resto.
In ogni caso è stata comunque una lettura istruttiva, per certi versi, ma il mio giudizio deve essere comunque legato al gradimento generale, che è stato senza dubbio basso.

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Di Carla (del 23/08/2011 @ 02:40:31, in Scrittura & Lettura, linkato 1703 volte)
More about Kay Scarpetta


 Una delle migliori Scarpetta

Mi era già piaciuto parecchio il precedente, "Il libro dei morti", dopo tanto tempo che non leggevo i romanzi del filone Scarpetta, ma questo è decisamente di un livello superiore.
Sia il caso di omicidio sia le sottotrame legate ai personaggi principali hanno un ruolo predominante nella storia, senza che ci sia uno sbilanciamento verso il primo o le seconde. Per quanto le vicende personali dei personaggi siano sempre molto avvincenti per chi ha letto tutto i romanzi della serie, il caso dell'omicidio di Terri Bridges è davvero notevole.
La curiosità di sapere chi l'ha uccisa e gli altri fatti legati al caso ti spingono a continuare a leggere passando da capitolo a capitolo.
Verso la fine, quando la carne al fuoco diventa davvero tanta, da buona lettrice affezionata della Cornwell, sapevo che tutto si sarebbe risolto molto velocemente, ma devo dire che in questo romanzo, sebbene il comprendere tutti i fili della storia richieda una notevole pazienza e concentrazione (il che a mio parere non è assolutamente negativo), allo stesso tempo tutto si svolge prediligendo l'azione piuttosto che il semplice racconto. Il risultato è un ottimo romanzo, che i veri fan delle storie di Kay Scarpetta non possono che apprezzare.
D'altra parte, come gli altri romanzi del filone (tranne il primo ovviamente), è assolutamente sconsigliato a chi non li abbia letti tutti. Si perde almeno metà del divertimento.

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Di Carla (del 17/08/2011 @ 03:51:29, in Scrittura & Lettura, linkato 1426 volte)


 Che trip!

Recensione originariamente scritta e pubblicata su aNobii il 16 luglio 2010. 

Che dire: Hamilton è un pazzo. Nel senso buono del termine. La sola capacità, che lui ha, di concepire e scrivere bene (!) un'opera così lunga e complessa e farlo in maniera credibile, lo rende un grande scrittore.
 Ho letto in giro recensioni di persone che l'hanno trovato prolisso o noioso o complicato. Certo l'impatto con tutti quei personaggi e quelle realtà così distanti dalla nostra non è facile, ma da qui ad annoiarsi o non capire ne passa parecchio. O come sempre è segno di scarsa immaginazione. Nonostante le 570 pagine (tra l'altro scorrevolissime) i personaggi principali sono pochi, i fili temporali sono due bene distinti, e alla fine tutto o quasi torna. Ho detto "quasi" perché il resto tornerà nei sequel, dei quali sto già leggendo (e ho quasi finito) il secondo.
 Forse è proprio il fatto che la storia sia suddivisa in tre libri a creare il problema, perché c'è il rischio che, passando troppo tempo dall'uno all'altro, non ci si ricordi bene cosa è successo. Ma purtroppo si tratta di qualcosa che è praticamente inevitabile.
 Fortunatamente ho già il secondo in inglese, che tra l'altro ho iniziato a leggere per primo non avendo ancora il primo volume e, nonostante questo, non mi sono assolutamente confusa.
 E fortunatamente il terzo dovrebbe uscire a settembre (in inglese ovviamente).

 La vera nota negativa di questo libro è questa edizione. Al di là della traduzione, che comunque non era facile, visto che moltissimi termini tradotti in italiano per forza di cose diventano eccessivamente lunghi e abbastanza ridicoli (forse per questo mi sta piacendo di più il seguito), il problema principale è l'eccessiva abbondanza di refusi. Sono così tanti che spesso mi sono trovata due refusi nello stesso paragrafo, la maggior parte dei quali tra l'altro evitabilissimi tramite l'uso di un semplice correttore ortografico.
 Tutto ciò è davvero assurdo e soprattutto inaccettabile, considerando che stiamo parlando di un'edizione della Mondadori. Davvero un peccato.

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Di Carla (del 15/08/2011 @ 07:05:34, in Scrittura & Lettura, linkato 2490 volte)

Nella fantascienza e nella fantasy ci sono spesso degli elementi, che vengono introdotti nella storia senza particolari spiegazioni, che si tratti di qualcosa di soprannaturale o di ipertecnologico poco importa. Agli occhi di chi legge o di chi guarda un film è in ogni caso "magia". Le persone tendono spesso ad accettarla così com'è, senza farsi domande, grazie alla sospensione dell'incredulità, su cui si basa la finzione in generale.
È quindi opportuno spiegare questa magia o è meglio lasciare che venga acquisita così com'è?
Leggevo qualche giorno fa un articolo sull'argomento nel blog dell'editor Jason Black sui tipici errori degli scrittori, che mettono in evidenza la loro mancanza di esperienza nel raccontare delle storie. Se siete curiosi, l'articolo a cui faccio riferimento in particolare è questo.
Secondo Black non si dovrebbe mai spiegare la magia. L'esempio classico che fa è quello di "Star Wars: La Minaccia Fantasma", dove la Forza viene spiegata scientificamente (si fa per dire) con la teoria dei midichlorian.
Pressoché tutti i fan della saga sono d'accordo nel dire che questa spiegazione rovina la visione "mistica" che finora avevano avuto della Forza, grazie alla semplice spiegazione di Obi-Wan Kenobi in "Guerre Stellari", dove il personaggio dice che cos'è e insegna a Luke ad usarla, ma non dice come funziona. Questo perché era semplicemente superfluo. Noi tutti l'accettavamo così com'era, una sorta di potere sovrannaturale perfettamente credibile in una galassia lontana lontana.
Ovviamente anch'io non posso che essere d'accordo con Black su questo punto.
Ma c'è un "ma".
Star Wars è sì fantascienza, nel dettaglio space opera, ma nella vecchia trilogia presenta una notevole componente fantasy, dovuta sia alla Forza, che appare come un superpotere, che alla scelta di personaggi e armi che ricordano un contesto quasi medievale (cavalieri Jedi, spade laser, lord, imperatori, principesse ecc..). Si tratta, cioè, dello stesso tipo di elementi fortemente utilizzati nel cinema e nella letteratura fantasy classica. Questo suo essere un po' "crossover" tra i generi è forse uno motivi per cui questa saga ha avuto tanta presa nel pubblico sin dall'inizio. Pur essendo ambientata in una galassia lontana lontana, era piena di elementi facilmente riconoscibili.
Nel momento in cui ne "La Minaccia Fantasma" viene data una spiegazione scientifica della Forza, ecco che la magia viene meno e ci troviamo a storcere il naso. Questo perché si passa inaspettatamente da una fantascienza/fantasy ad una fantascienza pura e semplice.
Ed è proprio questo il punto a causa del quale non sono completamente d'accordo con le argomentazioni di Jason Black, che afferma che nella fantascienza la "magia" non deve essere mai spiegata. Nel caso specifico di Star Wars ha sicuramente ragione, ma non per tutta la fantascienza.
Personalmente non amo quei romanzi o film di fantascienza, cioè finzione basata sulla scienza (!), che non danno spiegazioni. Li trovo superficiali. È ovvio che non si possono dare spiegazioni scientifiche su argomenti inventati, ma si può anzi si deve provare a darne una pseudo-scientifica, che faccia riferimento anche soltanto in maniera marginale ad aspetti reali. Tant'è vero che molta fantascienza nasce da una vera e propria speculazione su reali tecnologie esistenti o sulle quali si stanno facendo degli studi. Talvolta addirittura si verifica l'effetto contrario: la fantascienza ha tali legami con la realtà che fa da spunto alla ricerca, indirizzandola verso determinate direzioni.
Inoltre c'è da dire che chi legge o guarda film di fantascienza è spessissimo interessato anche alla scienza in sé. O almeno questo succede a me. Per cui sicuramente si diverte ancora di più se accanto alla finzione ci sono delle spiegazioni basate sono conoscenze reali, soprattutto in storie ambientate nel presente o in un futuro prossimo o in generale in un'ambientazione legata alla nostra realtà (che non sia, insomma, una galassia lontana lontana o qualche altra dimensione del tempo e dello spazio). In questo modo la letteratura aiuta ad ampliare le proprie conoscenze, unendo l'utile al dilettevole.
Da persona affamata di conoscenza, quale sono io, non posso che affermare che, perché un libro o un film di fantascienza mi piaccia veramente, un po' della magia deve essere spiegata. Alla fine della lettura mi deve rimanere qualcosa. Voglio imparare qualcosa, per poco che sia.
È chiaro che però non bisognerebbe abusare delle spiegazioni, dovrebbero bensì essere inserite nella storia in maniera intelligente, senza dilungarsi troppo sugli aspetti che non hanno una qualche utilità nell'ambito della trama, altrimenti c'è il rischio che diventino noiose.
Tutto questo ovviamente lo dico da lettrice e mi limito ad esprimere i miei gusti rispetto a quello che mi piacerebbe trovare in un romanzo. Non posso affermare con assoluta certezza che si tratti di una regola generale da seguire per piacere a qualunque lettore.
D'altra parte il blog di Black non parla di gusti, ma di ciò che può permettere (o impedire) ad una storia di essere pubblicata. Noi tutti, però, sappiamo che esiste una fondamentale differenza tra ciò che vende bene e ciò che può piacere singolarmente ad ognuno di noi.
Sicuramente esistono delle regole generali da seguire, come quelle proposte da questo editor, per ottenere la prima cosa, ma purtroppo non può esisterne alcuna per la seconda.

 

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