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 Il mare de La Pelosa a Stintino... di Carla
 

"Devi scegliere, Anna: la tua scoperta o la Terra."
Deserto rosso - Nemico invisibile




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 18/12/2012 @ 01:15:00, in Scrittura & Lettura, linkato 3645 volte)


È arrivato il momento di iniziare a stilare una lista dei vari articoli, recensioni, citazioni e interviste relative a "Deserto rosso - Abitanti di Marte".
L'elenco verrà aggiornato man mano che nuovi articoli appariranno sul web.

 

Annuncio dell'uscita su Scrittevolmente
http://scrittevolmente.com/2012/12/17/novita-deserto-rosso-abitanti-di-marte-di-rita-carla-francesca-monticelli/

"Deserto Rosso, gli abitanti di Marte su ebook" su Daily Pinner
http://dailypinner.eraniapinnera.com/deserto-rosso-gli-abitanti-di-marte-su-ebook/

"Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli" su False percezioni (blog tour)
http://luigimilani.com/2012/12/16/intervista-a-rita-carla-francesca-monticelli

Recensione di "Deserto rosso" (primi due episodi) su FarSpace
http://www.farspace.it/deserto-rosso-recensione/

Intervista su Blog in tour (blog tour)
http://blog-in-tour.blogspot.it/2012/12/rita-carla-francesca-monticelli.html 

Recensione su Infiniti Mondi
http://www.scrittorindipendenti.com/2012/12/deserto-rosso-2-di-rita-carla-francesca.html

“Deserto rosso, una serie auto-pubblicata" (primi due episodi) su Storia Continua
http://www.storiacontinua.com/e-book/deserto-rosso-una-serie-auto-pubblicata/

Intervista su I Racconti del Maresciallo Maggio (blog tour)
http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it/2013/01/dalla-sardegna-marte-passando-per.html

Intervista su eBookGratis.net (blog tour)
http://www.ebookgratis.net/notizie/notizia.asp?id=2265

Intervista su Bastions Of Illusion (blog tour; primi due episodi)
http://bastionsofillusion.blogspot.it/2013/02/deserto-rosso-di-rita-carla-francesca.html

Intervista su Il Blog di Simona Giorgino (blog tour)
http://simonagiorgino.blogspot.it/2013/02/deserto-rosso-una-storia-di.html

Segnalazione su My Empty Purse (primi due episodi)
http://my-empty-purse.blogspot.it/2013/03/self-publishing-authors1.html

"Life On Mars?" #2, intervento nella puntata 21 di FantaScientificast (podcast)
http://www.fantascientificast.it/2013/03/02/fantascientificast-21-teamup-battlestar-galactica/

Intervista sul podcast Narrativa Digitale (audio)
http://narrativadigitalepodcast.blogspot.it/2013/03/narrativa-digitale-10-fantascientifica.html

Articolo su Jugo.it
http://www.jugo.it/arte-libri/il-self-publishing-nellera-delle-book-31437/

Mini-recensione su Bibliomania
http://bibliomaniarecensioni.blogspot.it/2013/04/mini-recensioni-tre-libri-per-un-post-7.html

Intervista su Fiume Giallo - Esperienze Narrative (blog tour)
http://fiumegiallo.blogspot.it/p/blog-tour.html

Intervista su Autori Sul Web (blog tour)
http://autorisulweb.blogspot.it/2013/04/intervista-rita-carla-francesca.html

Recensione sul blog di Davide Cassia
http://davidecassia.blogspot.it/2013/10/deserto-rosso-abitanti-di-marte-di-rita.html

Recensione sul blog di Luca Rossi
http://www.lucarossi369.com/2013/11/abitanti-di-marte.html

Scheda del libro su Rose & Beps Blog (tutti gli episodi)
http://rosebeps.blogspot.it/2014/01/deserto-rosso-punto-di-non-ritorno-di.html

Recensione su Kuiper Belt
http://www.kuiperbelt.it/recensioni/deserto-rosso-abitanti-di-marte/




"Deserto rosso - Abitanti di Marte" è disponibile a partire da soli 99 centesimi su: Amazon, inMondadori, Kobo, iTunes, laFeltrinelli, Google Play, Smashwords, Barnes & Noble, Diesel eBooks Store e inktera.

 
Di Carla (del 13/12/2012 @ 18:05:48, in Scrittura & Lettura, linkato 2944 volte)

C’è chi afferma di aver sempre amato la scrittura e di aver iniziato già da ragazzino a scrivere racconti o addirittura romanzi, chi invece c’è arrivato più tardi, attraverso un percorso più lungo, talvolta inaspettato.
In qualunque modo accada, c’è un momento in cui ci si rende conto di essere degli scrittori. Certe volte questa consapevolezza è davanti a noi tutto il tempo, ma non riusciamo a vederla, finché un giorno i nostri occhi si aprono.
C’è chi, però, nonostante si dedichi alla scrittura già da molto tempo, nutre dei dubbi sul fatto che si tratti della giusta strada per lui.
 
Come fare a capire se si è fatti per essere scrittori?
La prima cosa che ce lo fa capire è che per noi scrivere è prima di tutto un bisogno. Dentro la nostra testa ci sono tutte queste trame, questi possibili personaggi che vogliono uscire fuori. Premono così tanto che solo fissarli per iscritto è in grado di placarci.
Se per un lungo periodo non scriviamo, ci sentiamo in colpa. Certe volte, se usciamo per divertirci, pensiamo che avremmo potuto usare quel tempo per scrivere. Quando leggiamo un libro, ci ritroviamo a pensare che noi avremmo potuto scriverlo diversamente, magari pure meglio. Desideriamo parlare di ciò che stiamo scrivendo, perciò coccoliamo i nostri lettori uno ad uno, oppure obblighiamo il nostro partner o amico o parente ad ascoltarci, mentre parliamo degli sviluppi della trama del libro che stiamo scrivendo. L’ispirazione salta fuori nei momenti meno opportuni e noi lo sappiamo così bene che non ci spaventiamo di fronte a un dubbio su come continuare la nostra storia. E se ci sembra di essere vittima del blocco dello scrittore, ci sforziamo di superarlo scrivendo.
 
Qualcuna di queste sensazioni vi è familiare?
Se la risposta è sì, è molto probabile che siate fatti per essere scrittori.
 
Un altro elemento importante è l’ambizione, la tendenza a fare progetti a lungo termine che riguardano la scrittura. Magari non li si dichiara in giro, per non apparire megalomani o per scaramanzia, però nella nostra testa ci sono progetti per almeno due o tre anni, se non oltre. E più riusciamo a realizzarli, per quanto piccoli, più ci convinciamo che stiamo facendo bene.
Se poi, per caso, andiamo a rivedere ciò che abbiamo scritto in passato, ci rendiamo conto di un altro aspetto: stiamo migliorando di continuo, stiamo maturando. Questo perché tendiamo a perfezionare la nostra arte, a essere meno indulgenti verso noi stessi e, così facendo, impercettibilmente, finiamo per porci nei suoi confronti in maniera professionale.
 
Si arriva a un tale coinvolgimento in quello che si fa che poco importa se con i diritti del nostro libro ci compriamo al massimo una pizza. Vogliamo comunque il massimo da quello che facciamo. Diventiamo perfezionisti e questo ci rende felici in un modo, che spesso gli altri non capiscono.
Ci sono scrittori che devono essere felici per scrivere e quelli che nella scrittura trovano la stabilità e la forza di affrontare le avversità.
Qualunque sia la categoria cui apparteniamo, per noi la scrittura è un qualcosa di centrale nella nostra vita, senza la quale non sappiamo immaginarci.
 
Di Carla (del 11/12/2012 @ 03:48:34, in Scrittura & Lettura, linkato 2828 volte)


 

Un viaggio da sogno
 
In tema col clima natalizio e il gelo che avvolge in questi giorni il nostro Paese, arriva il nuovo racconto di Giovanni Venturi, che dopo avermi stregata con la sua raccolta “Deve accadere”, mi ha trascinato in questa breve avventura onirica insieme a un ragazzino intrappolato in una biblioteca immaginaria alla ricerca della linea di confine tra realtà e sogno.
Nel leggerlo non ho potuto fare a meno di provare le stesse sensazioni tipiche di quando si è intrappolati in un sogno, che sembra avere senso e ci angoscia nel momento stesso in cui lo si fa, ma diventa incomprensibile appena ci si sveglia. Eppure resta quella sensazione di disagio, che fatica ad andare via. Il giovanissimo Daniele, al contrario, si rifugia in questo sogno per sfuggire a una realtà dolorosa, che dovrà prima o poi affrontare.
Questa piccola storia ricca di spunti è impreziosita ancora una volta dal talento di Venturi. Il suo stile fresco non ha bisogno di mille fronzoli per arrivare dritto al cuore del lettore. Lo fa, al contrario, in maniera naturale, spingendoci a girare pagina e arrivare fino alla fine quasi in un attimo. L’unico rammarico è infatti che questo bel racconto finisce troppo presto. Spero che non dovremo attendere a lungo prima che Venturi ci proponga un’altra delle sue chicche.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Aggiornamento dell’ottobre 2014. ATTENZIONE! Non è più necessario disporre di un ITIN o di un EIN per evitare la trattenuta del 30% quando si vende nei retailer americani se lo si fa solo come persone fisiche (non giuridiche). È ora sufficiente compilare la nuova versione del modulo W-8BEN (revisione 2014) inserendo il proprio codice fiscale. Il modulo si può scaricare da http://www.irs.gov/pub/irs-pdf/fw8ben.pdf.
Su Amazon, Google Play e altre piattaforme la compilazione può essere fatta online eseguendo la cosiddetta intervista fiscale, che non è altro che una compilazione guidata del modulo.
Se invece rappresentate delle persone giuridiche (ditte individuali, liberi professionisti, società e altre forme aziendali), dovete ancora richiedere l’EIN, con la procedura indicata sotto, ma invece di compilare il W-8BEN dovete compilare il W-8BEN-E (http://www.irs.gov/pub/irs-pdf/fw8bene.pdf).
 
Istruzioni per la compilazione del modulo W-8BEN (revisione del febbraio 2014):
Sezione 1: nome e cognome;
Sezione 2: Paese di cittadinanza (Italy);
Sezione 3: indirizzo completo di residenza, suddiviso in: via e numero, città e CAP, Paese;
Sezione 4: indirizzo di posta (se diverso da quello di residenza);
Sezione 5: non si compila se non si è americani;
Sezione 6: codice fiscale;
Sezione 7: codice di riferimento dell'azienda cui stai inviando il modulo (in genere è il proprio codice identificativo o la propria e-mail);
Sezione 8: data di nascita nel formato MM-GG-AAAA.
Sezione 9: scrivere Italy;
Sezione 10: scrivere 12 accanto ad “Article”; 0 prima di %; nella stessa riga aggiungere “Royalties, other”; nell'ultimo spazio sotto aggiungere “Beneficial owner is a resident of Italy”.
In fondo alla pagina scrivere il nome in stampatello sopra “print name of signer”. Sopra “Capacity” si può lasciare vuoto o scrivere Self.
Poi si deve stampare e, a penna, firmare dopo “Sign Here” e compilare la data nel formato MM-GG-AAAA.
 
 
Qui sotto riporto come riferimento il post originale così come è stato scritto nel 2012 (e con la modifica dell’agosto 2013), in quanto alcune informazioni sono ancora utili.
 

 
Se si vende il proprio libro tramite un retailer americano, come Amazon.com (non Amazon Europe), CreateSpace o iTunes, o tramite un distributore americano, come Smashwords, se non si possiede un ITIN (codice fiscale americano per non residenti negli USA) o un EIN (codice per entità business), il fisco americano trattiene automaticamente il 30% dei vostri diritti d’autore. Poiché esiste un trattato fiscale tra Italia e Stati Uniti, questa percentuale può essere ridotta a zero, se si fornisce al retailer/distributore un vostro codice ITIN o EIN valido.
 
Ottenere un codice ITIN è una procedura che comprende tra le varie cose l’invio del proprio passaporto. È un po’ lenta e spesso non va a buon fine. Potete trovare qui l’intera procedura (in inglese).
 
In questo articolo invece si spiegherò brevemente come ottenere un EIN.
Prima di tutto una premessa. L’EIN è un codice di tipo business, un po’ come la nostra partita IVA, ma non è una partita IVA, non ne serve una per richiederlo e non comporta assolutamente gli stessi obblighi di una partita IVA (che tra l’altro non esiste in America).
Noi autori indipendenti, in quanto editori, possiamo essere considerati agli occhi del fisco americano come piccoli imprenditori stranieri residenti all’estero e come tali possiamo richiedere un codice EIN.
Non essendo cittadini americani e vivendo al di fuori degli Stati Uniti, possedere un EIN non implica alcun obbligo di compilare una dichiarazione dei redditi negli USA, anche perché con la procedura che vi sto per spiegare si fa in modo che tutto ciò che guadagniamo come diritti d’autore in America debba essere poi dichiarato nel nostro Paese, proprio in base al trattato fiscale che vi dicevo sopra (qui potete trovare informazioni e il testo completo del trattato; quello che ci riguarda è l’articolo 12 comma 3).
Giusto per essere sicura, ho contattato l’IRS a questo link e ho ottenuto la seguente risposta a conferma di non avere l’obbligo di dichiarare alcun reddito relativo ai miei diritti d’autore al fisco americano.
“Since you are a nonresident alien and you are a sole proprietor, since the royalty income is not effectively connected with the conduct of a U.S. trade or business, you have no filing requirements since the proper tax was withheld based on the treaty between the U.S. and Italy.”
A chi non si fida posso inoltrare la mail ricevuta, che contiene tra l’altro l’ID e il nome dell’impiegato, che l’ha scritta, oltre che dei contatti telefonici.
 
Chiarito questo passiamo a come ottenere l’EIN. Questa procedura vale per individui singoli, liberi professionisti o al massimo titolari di ditta individuale. La compilazione dei moduli altre entità aziendali (case editrici che ha abbiano più di un proprietario) è diversa.
È necessario prima di tutto scaricare il modulo SS4, che potete trovare a questo link: http://www.irs.gov/file_source/pub/irs-pdf/fss4.pdf.
 
Ecco come compilarlo (indico solo le sezioni da compilare).
Sezione 1: nome e cognome (se siete titolari di una casa editrice con cui pubblicate e di cui siete l’unico proprietario, es. Pinco Pallino Editore, inserite qui la ragione sociale, altrimenti mettete il vostro nome);
Sezione 4a: via e numero civico;
Sezione 4b: città, CAP, Italy;
Sezione 7a: nome e cognome;
Sezione 8a: mettete il segno su No;
Sezione 9a: mettete il segno su “Sole proprietor” senza aggiungere altro;
Sezione 10: mettere il segno su “Compliance with IRS withholding regulations” e poi su “Other (specify)”, scrivere quindi dopo la freccetta: “To obtain a reduction of withholding imposted by section 1441 pursuant to an income tax treaty”;
Sezione 18: mettere il segno su No; accanto a “Name and title (type or print clearly)” ripetere ancora nome e cognome; scrivere il proprio numero di telefono sotto “Applicant’s telephone number (include area code)”; scrivere il proprio numero di fax (se ne avete uno) sotto “Applicant’s fax number (include area code)”.
Quindi stampate il modulo e aggiungete a mano quanto segue:
- firma accanto a “Signature”;
- data accanto a “Date”.
Una volta compilato il modulo potete inviarlo nei seguenti modi:
1) per fax al 001 (859) 669-5987 (io ho fatto così e ha funzionato);
2) per posta all’indirizzo:
 Internal Revenue Service
 Attn: EIN International Operation
 Cincinnati, OH  45999
 USA
In alternativa potete telefonare all’IRS e ottenere il vostro codice EIN in dieci minuti, ovviamente se parlate bene l’inglese e avete molta fretta (tenete conto che telefonare negli Stati Uniti può essere un po’ costoso). Per farlo, seguite le istruzioni in questo sito.
Dopo circa un mese/6 settimane, riceverete una lettera dall’IRS col vostro codice EIN.
 
Attenzione: il numero di fax e l'indirizzo possono essere soggetti a cambiamento. Potete controllare quello attuale a questo link.
 
Una volta muniti di EIN, dovete compilare il modulo W-8BEN, che potete scaricare qui: http://www.irs.gov/pub/irs-pdf/fw8ben.pdf.
Ecco come compilarlo (indico solo le sezioni da compilare).
Sezione 1: nome e cognome (o quello che avete messo nella sezione 1 del modulo precedente; deve corrispondere);
Sezione 3: mettete il segno su individual (se siete individui singoli o liberi professionisti). Se il vostro EIN è associato al nome della vostra azienda (ditta individuale), allora mettete il segno su corporation;
Sezione 4: via e numero civico, nella prima riga; città e CAP, e poi Italy (nel riquadro “Country”), nella seconda riga;
Sezione 6: il vostro codice EIN e il segno su EIN;
Sezione 7: il vostro codice fiscale (o partita IVA se nella sezione 1 avete messo il nome della vostra ditta individuale), ma non è obbligatorio (io l’ho messo);
Sezione 8: qui va messo un codice di riferimento che cambia a seconda del retailer/distributore. Nel caso di Amazon dovete mettere il vostro codice editore che trovare in basso a destra nella sezione “account” di KDP (io ho aggiunto accanto anche la scritta KDP Publisher). Nel caso di Smashwords potete mettere il vostro nome utente oppure il vostro indirizzo e-mail di riferimento (io ho messo entrambi). Per altri retailer o distributori seguite le istruzioni nei rispettivi siti;
Sezione 9: mettere il segno su a e scrivere Italy; mettere il segno su b;
Sezione 10: scrivere 12 accanto ad “Article”; 0 prima di %; nella stessa riga aggiungere “Royalties, other”; nella riga sotto aggiungere “Beneficial owner is a resident of Italy”;
Infine nella “Part IV” scrivere “self” sopra “Capacity in which acting”, quindi stampare e firmare dopo “Sign Here”.
 
Dovete preparare un modulo per ogni retailer e distributore e inviarlo all’indirizzo indicato nel loro sito. Potete usare anche la posta prioritaria, non serve la raccomandata e comunque così arriva prima.
 
Nel caso di Amazon.com, l’indirizzo è:
 Amazon.com 
 c/o AP Tax
 PO Box 80683
 Seattle, WA 98108-0683
 USA
 
Nel caso di Smashwords, l’indirizzo è:
 Smashwords, Inc.
 Attn:  Tax Compliance Dept.
 PO Box 11817
 Bainbridge Island, WA 98110 
 USA   

Nota: questi indirizzi posso essere soggetti a modifiche senza preavviso. Controllate sempre rispettivamente nei siti di Amazon e Smashwords prima di inviare il modulo.
 
Nel giro di un mese o poco più dovreste ricevere un’e-mail di conferma da Amazon, dal seguente indirizzo ap-1099@amazon.com. Se non avete notizie, potete scrivere voi stessi (in inglese) e chiedere se hanno ricevuto il modulo.
Più o meno nello stesso tempo, nel caso di Smashwords, nella pagina “Edit/setup payee information” del vostro account apparirà la seguente scritta “Your W-8 tax form was received on [data], and your withholding is currently set at 0%”.
A questo punto avete fatto tutto e potete vendere tranquillamente i vostri libri senza che vi trattengano neppure un centesimo.
 
Attenzione: recentemente (27 agosto 2013) Amazon ha introdotto un sistema di compilazione online del modulo W-8BEN. Potrebbe esservi chiesto di ricompilarlo, anche se l'avete già inviato. In tal caso, seguite la procedura guidata in italiano, ricordando ciò che segue:
1) Se siete una persona fisica, dovete inserire il vostro nome completo come indicato per richiedere l'EIN (non solo le iniziali come suggerito dalla procedura);
2) Quando vi viene chiesto se avete un TIN, indicate sì. Nella schermata successiva, vi verrà suggerito di fornire il codice EIN (mettete il segno su codice EIN);
3) Quando vi viene chiesto se si tratta di un reddito derivato, mettete no;
4) Ricontrollate il fac-simile del modulo e confrontatelo con quello in pdf che avete compilato seguendo la procedura sopra;
5) Nella pagina in cui vi viene chiesto di inserire la firma c'è un menù a discesa. Se siete una persona fisica (non una ditta individuale), scegliete "persona fisica".
Se fate un errore durante la compilazione, potete sempre tornare indietro per correggere. A fine procedura sulla pagina deve risultare che la detrazione è dello 0%. Se avete dei dubbi, contattate l'assistenza KDP.
 
Importante: questa procedura è valida alla data odierna. Non posso sapere se in futuro cambierà qualcosa. Non sono un’esperta di fisco americano. Se avete dubbi, contattate l’IRS (www.irs.gov). Se avete dubbi relativi al vostro retailer/distributore, contattate il suo servizio di assistenza.
Posso solo dire che io ho seguito questa procedura ed è andata a buon fine in esattamente due mesi, con l’unica spesa di un fax e due francobolli.
 
Di Carla (del 05/12/2012 @ 00:58:32, in Scrittura & Lettura, linkato 3421 volte)


 Idea potenzialmente interessante, sviluppo pretenzioso e inefficace


Avevo già letto un libro di Sawyer e non ne ero rimasta particolarmente colpita. Ho voluto dargli una seconda chance, visto che è considerato uno degli autori di fantascienza più interessanti degli ultimi decenni a livello mondiale. L'ho fatto con "FlashForward", perché da questo libro è stata tratta una serie TV che mi era piaciuta moltissimo. Sapevo che questo romanzo aveva solo fatto da spunto alla serie e che nella trama divergeva poi da essa in maniera sostanziale. Chissà perché pensavo che perlomeno sarebbe stato in grado di veicolarne lo stesso senso di mistero. Ovviamente mi sbagliavo.
Che Sawyer esplori nei suoi romanzi delle ottime idee è indubbio, ciò che mi lascia perplessa è il modo in cui lo fa.
Certo, ci sono delle sue prese di posizione che non condivido, ma il mio giudizio complessivo sull'opera è influenzato da ben altro.
Anche questa volta sono rimasta interdetta dal modo poco efficace in cui la storia è stata narrata. Inizia con una lunga descrizione del luogo in cui si trova il protagonista e del suo background, un inizio quindi lentissimo che ricorda romanzi d'altri tempi, e poi si dilunga spesso e volentieri in disquisizioni pseudo-scientifiche/etiche, che rendono il ritmo a dir poco soporifero. Una cosa che continuo a non sopportare è il suo stile troppo semplicistico, in cui tra le varie cose si abusa della pratica di interrompere una frase con dei puntini di sospensione per poi terminarla a capo, col solo scopo di enfatizzarla. Mi sembra un metodo tutt'altro che raffinato di rafforzare dei concetti, quasi dilettantistico, non degno di un autore di bestseller. L'impressione che ne ricavo ogni volta è un senso di fastidio.
Ma potrei passare sopra tutto questo se perlomeno il libro avesse un ritmo tale da catturare il lettore per tutta la sua lunghezza. Invece si alternano alti e bassi, soprattutto i secondi. Di tutta la storia la parte più interessante riguarda il personaggio che non ha avuto il flashforward e che quindi deve scoprire come morirà e soprattutto impedirlo. Non a caso il capitolo più bello è proprio quello in cui si trova ad affrontare il suo possibile assassino. Ammetto che durante la sua lettura sono rimasta col fiato sospeso.
Purtroppo a esso è seguito un finale che definirei insulso. Sinceramente non ho capito dove volesse andare a parare con esso. O meglio quello che ho capito non mi sembra che funzioni affatto. Avevo già notato la debolezza del finale di "Rollback" e avevo sperato si trattasse di un caso, ma evidentemente non era così. Purtroppo un bel libro con un finale mediocre verrà ricordato solo per quest'ultimo. Se poi il libro non è tanto bello, be' vi lascio immaginare.
Non fraintendetemi, con questo non voglio dire che "Avanti nel tempo" sia un brutto libro. Lo dimostra il fatto che l'abbia letto in meno di due giorni. Si fa leggere bene e ci sono degli spunti sfiziosi, ma decisamente da un autore tanto acclamato mi aspettavo di più. Spero non me ne voglia il buon Sawyer, che seguo sempre con interesse su Facebook, ma pare che siamo su lunghezze d'onda diverse.
Una curiosità: anche questo libro è affetto dal fenomeno della fantascienza con una data di scadenza. Il libro è ambientato nel 2009 (che è il futuro rispetto a quando è stato scritto, nel 1999) e parla anche della scoperta del Bosone di Higgs, cosa che è invece avvenuta quest'anno (2012). Questo è un classico rischio del voler ambientare un libro di fantascienza appena una decina di anni nel futuro.

Flash forward. Avanti nel tempo (brossura) su Amazon.it.
Flashforward (formato Kindle, inglese) su Amazon.it.
Flashforward (formato Kindle, inglese) su Amazon.com.

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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Di Carla (del 01/12/2012 @ 08:07:27, in Scrittura & Lettura, linkato 1476 volte)


Ebbene sì, ce l'ho fatta. Nelle prime ore del 29 novembre ho raggiunto e superato l'obiettivo e ho vinto il NaNoWriMo.

Ammetto che all'inizio non ero così sicura di riuscirci. Scrivere 50.000 parole in 30 giorni mi sembrava un'impresa titanica, considerando il tempo che ci ho messo per scrivere la prima stesura del mio ultimo ebook (quasi tre mesi), che era un po' più corto, senza tenere conto dei tre anni per "L'isola di Gaia".
Ma comunque avevo deciso di provarci. Avevo preparato un'outline di massima e mi ero detta: prova a scrivere queste scene, anche se non comprendono tutto il libro, cerca almeno di raggiungere l'obiettivo.
E devo anche dire che avevo iniziato il NaNoWriMo per fare un esperimento, senza una vera speranza di uscirne con qualcosa di vicino a una vera prima stesura di un romanzo. Pensavo che mi sarei trovata davanti più che altro a una bozza.
Anche la mia conoscenza dei personaggi era superficiale e, soprattutto all'inizio, non riuscivo a sentirli miei come avrei dovuto.
Poi è successa una cosa strana, intorno alle 10 mila parole o poco più avanti. Ho iniziato a entrare in sintonia col protagonista, ho iniziato desiderare di poter scrivere di lui anche quando non potevo, ho iniziato ad attendere con trepidazione il momento di dedicarmi alla scrittura. Nel frattempo la storia si è evoluta, con essa l'outline. I personaggi, come sempre capita, hanno preso il sopravvento sulla mia idea e l'hanno fatta loro. Hanno iniziato a parlare da soli e mi hanno costretta a rendere la storia ben più complessa rispetto all'idea iniziale per fare sì che continuasse ad avere senso.
Il risultato è stato a tratti entusiasmante, sebbene affrontare per la prima volta la scrittura di un thriller ambientato nel presente non sia stato facile.
Stranamente ho però scoperto di essere in grado di scrivere in luoghi diversi da casa mia e che questo può avere effetti sorprendenti sulla mia ispirazione. Forse alcune delle scene migliori le ho scritte a casa del mio ragazzo, in un ambiente tranquillo lontano dai doveri lavorativi.
L'ultima settimana è stata forse la più difficile, poiché l'avvicinarsi della pubblicazione del secondo episodio di "Deserto rosso" mi ha portato via tempo ed energie, costringendomi a scrivere negli orari più improbabili dopo che avevo lavorato anche per 12 ore o più.
Ma proprio qui sta la meraviglia del NaNoWriMo: l'impegno preso. Sai di dover scrivere un tanto di parole al giorno, devi farlo, se non lo fai ti senti irrimediabilmente in colpa. E allora sai cosa succede? Lo fai, sempre e comunque.
La scrittura diventa una priorità e non più qualcosa da fare quando hai finito tutto il resto, assume un valore diverso, più importante. Fai di tutto per mantenere quell'impegno.
Il problema sorge adesso che il NaNoWriMo è finito.
Fortunatamente sono davvero a un passo dalla fine del romanzo, ma mi rendo anche conto che, adesso che non sono più costretta a produrre in quantità, dovrei almeno completare quest'ultima parte (una scena molto lunga con un flashback nel mezzo) nel migliore dei modi. Non avendo l'obbligo di scrivere 1600-2000 parole al giorno, succede che finisco per non farlo, se sono stanca o so di non avere abbastanza tempo per dedicarmici come si deve.
Ma non importa, perché ho scritto bene 50.600 parole e so per certo che scrivere le prossime 4000-5000 non sarà affatto difficile. Posso dire con assoluta certezza che al più tardi la prossima settimana finirò la prima stesura de "Il mentore", per il semplice motivo che ho un altro impegno che mi attende: il 17 dicembre inizio la prima stesura del terzo episodio di "Deserto rosso".
Nel frattempo, se siete curiosi a proposito de "Il mentore", vi posso raccontare che è un crime thriller, che da un lato unisce alcuni elementi del genere procedurale (il protagonista è il capo della sezione scientifica di Scotland Yard) a un altro più tipico dei miei romanzi: l'esplorazione del lato oscuro dell'animo umano.
Per la prima volta mi sono ritrovata con un protagonista maschile, cosa davvero molto strana e allo stesso tempo affascinante. Inoltre la peculiarità di questa storia è che il lettore sa delle cose che il protagonista non conosce, come pure quest'ultimo conosce dei fatti dei quali il lettore è all'oscuro. L'unico elemento di unione sono io. A un certo punto il protagonista scoprirà la verità prima del lettore (spero) e gliela mostrerà con un colpo di scena finale.
Cosa ve ne pare?
Comunque sia, posso dire che il NaNoWriMo è stata un'esperienza positiva e incoraggiante e credo che non sarà l'ultima volta che mi cimenterò.
 
Di Carla (del 29/11/2012 @ 21:19:35, in Scrittura & Lettura, linkato 3436 volte)

Stazione Alfa: 1000 giorni, 5 persone.
Misteriose scoperte.
Amicizie, gelosie, odio, tradimento.
Morte.


Ma cosa è accaduto veramente nella Stazione Alfa?
Cosa si nasconde nelle profondità di Valles Marineris?

Abbiamo lasciato Anna Persson alla fine del suo viaggio solitario nel deserto marziano, ma ancora non sappiamo il vero motivo che l'ha spinta a intraprenderlo né quali eventi sono accaduti nella Stazione Alfa in 1000 giorni di permanenza su Marte. E non sappiamo neppure che cosa ha veramente trovato Anna alla fine del viaggio.
Adesso è arrivato il momento di scoprirlo.

"Abitanti di Marte" è il secondo episodio del romanzo a puntate "Deserto rosso". Dopo una lunga attesa quesa seconda puntata approda su Amazon, Kobo e Smashwords, presto sarà disponibile anche in altri store come iTunes e inMondadori.
L'attesa però non è stata vana: "Abitanti di Marte" non è una novella come "Punto di non ritorno", ma un romanzo breve (oltre 45.000 parole).
Questa volta avrete più tempo per conoscere meglio i personaggi e scoprire tutto ciò che Anna non vi ha raccontato nella prima puntata. Tra il presente e il passato, tra la Terra e Marte, tra la Stazione Alfa e la misteriosa Ophir, tra l'Europa e il controllo missione di Houston, inizierete un passo dopo l'altro ad avvicinarvi alla verità.

Non vi ricordate "Punto di non ritorno"? Nessun problema, all'inizio dell'ebook c'è un riassunto cronologico della puntata precendente.

Ecco la storia di "Abitanti di Marte".
Dopo 995 giorni su Marte l’entusiasmo dell’equipaggio dell’Isis si è trasformato in frustrazione e insofferenza. Le loro ricerche non danno i risultati sperati, i loro mezzi sono insufficienti e già una volta la NASA ha annullato il lancio di una seconda missione, che avrebbe dovuto portare nuovi colonizzatori e attrezzature sul pianeta.
Nel frattempo i rapporti tra i cinque membri della spedizione si sono fatti molto difficili. La Stazione Alfa è diventata teatro di una serie di conflitti, segreti, alleanze e rivalità.
Adesso una nuova finestra di lancio si sta per aprire, ma le notizie da Houston sono tutt’altro che confortanti. Mentre da un parte il ritrovamento di una possibile sacca di ghiaccio potrebbe dare una svolta positiva agli eventi, Anna, esasperata dai comportamenti insoliti di Robert e dalla guerra fredda con Hassan, si trova a meditare sulla possibilità di tornare sulla Terra.
Quando anche la morte si abbatte sui cinque abitanti di Marte, Anna trova nella fuga solitaria l’unica scelta possibile.
Marte avrà però in serbo per lei un’incredibile scoperta, chiave di un mistero nascosto nelle profondità di Valles Marineris.

L'unico modo per conoscerlo è leggere "Deserto rosso - Abitanti di Marte".

Lo potete acquistare su:
- Amazon a 89 centesimi di euro (è disponibile in tutti i siti Amazon), in formato per lettore Kindle o applicazione Kindle;
- Smashwords a 99 centesimi di dollaro, in .epub, .mobi, .pdf, .lrf e .pdb, cioè per qualsiasi lettore o computer;
-
Kobo a 92 centesimi di euro (epub);
- inMondadori a 92 centesimi di euro (epub);
- iTunes a 99 centesimi di euro (epub);
- Google Play a 97 centesimi di euro (epub);
- Barnes & Noble a 99 centesimi di dollaro (epub);
- Diesel eBooks Store a 99 centesimi di dollaro (epub);
- Sony Reader Store a 99 centesimi di dollaro (epub).

Venite su Marte insieme ad Anna, scoprite ciò che non vi ha detto di quanto è avvenuto nella Stazione Alfa, visitate Ophir e conoscete Melissa.

Ecco il booktrailer del libro. Buona visione e, se vi piace, condividetelo con i vostri amici.

Il booktrailer è stato realizzato da Fabio Delfino, che ringrazio ancora una volta per la capacità di trasformare i miei pensieri in immagini. 
Le immagini originali relative a Marte non sono copyright di NASA/JPL-Caltech (debitamente accreditato nel video), che permette l'uso gratuito del suo materiale.
La copertina è stata realizzata da me.
La musica è fornita da Free Stock Music.


Non hai letto "Deserto rosso - Punto di non ritorno"? Acquistalo a partire da 89 centesimi. Fai clic qui per tutte le opzioni di acquisto e per maggiori informazioni.

 
Di Carla (del 28/11/2012 @ 04:31:28, in Scrittura & Lettura, linkato 2724 volte)
More about City at the End of Time


 Se questa è fantascienza...

Questa volta è colpa mia. Non bisogna mai acquistare un libro di fantascienza, perché ha un bel titolo, perché sulla copertina c'è scritto che l'autore ha vinto diversi premi Hugo e Nebula e che è un maestro del genere, perché costa poco. Bisogna informarsi prima.
D'altronde la descrizione fumosa della quarta di copertina avrebbe dovuto mettermi in guardia, ma è anche vero che ho letto altre storie, nelle quali i protagonisti sognavano altri luoghi nello spazio e nel tempo e si trattava veramente di fantascienza (come per esempio la bellissima Trilogia del Vuoto di Hamilton).
In questo caso però non è così.
Sì, è vero, una parte della storia si svolge nel futuro, ma l'aspetto fantascientifico si riduce a qualcosa di trascurabile di fronte a quello paranormale. Questa non è fiction scientifica né fiction speculativa, ma è una sorta di fantasy futuristica.
Ma il problema non è solo il genere. Certo non vado matta per la fantasy, ma sono in grado di farmi piacere comunque un romanzo ben scritto.
A questo, però, aggiungiamo che la storia straborda di personaggi. In circa 500 pagine scritte in caratteri microscopici, spesso, soprattutto nella prima parte, passa troppo tempo tra due capitoli dove compare lo stesso personaggio, per cui è facile perdersi. In più non si riesce a individuare un protagonista, perché ci sono almeno cinque personaggi principali del tutto equivalenti. Non ce n'è uno che emerga sopra gli altri. Dato il loro numero, la presenza in scena di ciascuno alla fine è abbastanza bassa.
Per non parlare poi di lunghissime scene scritte in una forma davvero molto evocativa e poetica, ma nelle quali non accade proprio nulla. Idem per certi dialoghi che non portano avanti la trama. Anche le scene cruciali sono di una lentezza esasperante.
Insomma in un'unica parola: noia.
Ho faticato moltissimo a leggerlo all'inizio, ho continuato a faticare anche quando ho iniziato a distinguere meglio i personaggi e a dare una specie di senso alla trama (anche se la domanda "perché?" è rimasta sino all'ultima parola e non ha mai trovato risposta) e finirlo di leggere è stata per me una liberazione.
In tutta onestà credo che da ora in poi starò alla larga da questo autore.


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Questo libro è in lingua inglese!

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina

 
Di Carla (del 23/11/2012 @ 07:06:32, in Scrittura & Lettura, linkato 3506 volte)
More about Ubik

 
 Tra la vita e la morte, tra sogno e realtà


Con questo libro per la prima volta mi avvicino a quello che è considerato uno dei più grandi scrittori di fantascienza di tutti i tempi. In realtà Philip K. Dick mi è familiare per innumerevoli trasposizioni cinematografiche delle sue opere, ma questa è la prima volta che di fatto leggo un suo libro.
L'impatto è stato un po' strano. Certo, leggere un romanzo di fantascienza ambientato in un futuro (il 1992) che al giorno d'oggi è già passato (vent'anni fa!) fa un certo effetto. È divertente constatare come spesso nel passato si pensasse a un futuro molto più tecnologico per certi aspetti di quello che poi è stato, con l'uomo che va come se niente fosse sulla Luna, tanto per iniziare. Per altri aspetti invece si nota subito un che di anacronistico, che emerge dai dettagli e dallo stesso linguaggio dei personaggi. Si tratta della cosiddetta tendenza di un certo tipo di fantascienza ad avere una data di scadenza. Ciononostante proprio in questo libro si osserva un fenomeno ancora più strano: la predizione dell'avvento di qualcosa che effettivamente esiste ai giorni nostri, cioè il telefono cellulare.
Al di là di questi elementi, che possono essere facilmente messi da parte durante la lettura, questo libro di Dick affronta temi ben più profondi. In un'atmosfera ricca di elementi paranormali, tanto che nella storia il paranormale è diventato un vero e proprio business (con vari tipi di persone dotate dei più svariati poteri), la narrazione si sofferma sul desiderio umano di sconfiggere la morte o almeno di entrare in contatto con ciò che viene dopo di essa, un contatto nel quale i confini tra reale e sogno non sono affatto chiari.
L'intero libro sfrutta questo inganno, trascinandoci all'interno di un susseguirsi di eventi sempre più incredibili, confondendoci e facendoci dubitare di tutto ciò che finora abbiamo dato per scontato, in un viaggio quasi spirituale. Dick gioca col lettore, divertendolo e lasciandolo a bocca aperta. Un aspetto questo che è comune a tutta la sua opera o perlomeno a buona parte di essa, cioè quella che ci ha presentato finora il cinema. Paradossalmente "Ubik" è uno dei pochi libri di Dick che non ha mai raggiunto lo schermo, né grande né piccolo, nonostante lui stesso ne avesse scritto una sceneggiatura anni dopo la pubblicazione del romanzo.
L'impressione che ho avuto nel leggerlo è che Dick fosse veramente un "pazzo", un vero proprio vulcano di idee, che lui stesso faticava a contenere. Il risultato è una prosa che segue dei percorsi quasi assurdi, ma costruiti talmente bene da risultare geniali anche dopo oltre 40 anni.
Nonostante ciò, il passaggio del tempo in qualche modo si avverte e penso che sia questo il motivo che mi abbia impedito di apprezzarlo fino in fondo. Non so se al giorno d'oggi un libro del genere avrebbe mai potuto essere scritto o se sarebbe stato accolto bene dal pubblico, perché i tempi sono cambiati, ma sarei davvero curiosa di come un cineasta contemporaneo potrebbe modellarlo per adattarlo ai gusti odierni, ammesso che qualcuno sia abbastanza visionario da essere in grado di farlo.
In ogni caso credo che un libro del genere meriterebbe almeno una seconda lettura, proprio per cogliere tutte quelle piccole trappole inserite dall'autore e riuscire veramente ad apprezzarne appieno il suo genio.

Ubik (brossura) su Amazon.it.
 
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Di Carla (del 21/11/2012 @ 01:52:51, in Scrittura & Lettura, linkato 4650 volte)
Quante volte vedendo un film o una serie TV vi sarà capitato di immaginare di trasportare i personaggi in un’altra storia. Credo che praticamente tutti abbiamo sperimentato qualcosa del genere, soprattutto se il film o la serie in questione ci sono piaciuti parecchio.
Da questo desiderio nasce quello che è a tutti gli effetti un genere letterario, e pure tra i più prolifici, cioè le fan fiction. Si tratta di racconti o romanzi, che traggono ambientazione e personaggi da un film o una serie e li utilizzano per narrare una storia originale. La bravura dell’autore di fan fiction consiste dal rimanere fedele allo spirito della storia a cui si ispira, in modo che i lettori e fan di quel film (o serie) lo riconoscano, ma allo stesso tempo sviluppare una trama nuova, che ne sembri la naturale continuazione. Chiaramente un approccio del genere è sempre molto personale, perché tendiamo comunque a fare nostre le storie e a interpretarle in maniera individuale. Non è detto quindi che gli altri fan apprezzeranno il lavoro dell’autore, ma la verità è che scrivere fan fiction è prima di tutto una gratificazione personale, un’estensione del nostro amore per un determinato personaggio, attore o saga.
 
Come sapete anch’io in passato ho scritto fan fiction. “La morte è soltanto il principio” è solo uno degli esempi, l’unico portato a compimento e poi pubblicato gratuitamente ben 12 anni dopo. Mi ero, però, già cimentata nel genere con una fan fiction di Star Wars a più mani, scritta insieme ad altri fan tra il 1998 e il 1999, ma mai terminata. Avevo tentato di sviluppare anche altre idee, ma poi mi ero arenata. Questo perché alla fine scrivere di un mondo creato da altri presenta dei limiti che intrappolano la creatività dell’autore e allo stesso tempo rendono il risultato di tutto quel lavoro qualcosa della quale non si può prendere tutto il merito. In un certo senso la trovavo un’esperienza insoddisfacente.

Ero giunta alla fan fiction per via del mio amore per il cinema, che all’inizio mi aveva portato a scrivere sceneggiature. Poi avevo lasciato perdere entrambi i tipi di scrittura creativa e anni dopo avevo dato vita al mio primo romanzo di fantascienza originale (“L’isola di Gaia”, di futura pubblicazione). Volevo creare un universo mio, con le mie regole nate dal mio personale modo di vedere il futuro, in cui muovere i miei personaggi. Eppure ciò non lo rendeva affatto del tutto esente dall’influenza del cinema o della TV.
In realtà in tutto ciò che ho scritto finora e in altri progetti ai quali conto di dedicarmi in futuro esiste sempre un qualche elemento, in genere un attore e/o un personaggio o anche solo una situazione, un’immagine, che possa essere ricondotto a un film o una serie TV. Il collegamento però non è affatto evidente, poiché si riferisce spesso al modo in cui io ho interiorizzato tale film (o serie), e viene poi stravolto man mano durante la scrittura.

E così in “Deserto rosso”, ci crediate o no, esiste l’influenza della serie TV “Caprica” (spin-off di “Battlestar Galactica”). Direte: cosa c’entra? Assolutamente niente. È solo che uno dei personaggi principali, Jan De Wit, nella mia mente è Eric Stoltz (ma in una versione più giovane; foto 2) protagonista di “Caprica”, che stavo guardando nel periodo in cui ho scritto la prima stesura di “Punto di non ritorno”. Si è insinuato nella storia senza che io volessi e adesso è lì a farne parte tranquillamente, quasi insospettabile. L’unica somiglianza con Stoltz è il suo aspetto fisico, per il resto non c’è nulla, ma questo basta a definirlo in un certo modo nella mia mente.

Anche ne “L’isola di Gaia” c’è lo zampino di “Battlestar Galactica” (si capisce che sono una fan, no?), anche qui in maniera marginale. La storia non c’entra nulla con la serie, ma c’è un personaggio che ha il corpo e il portamento di Tricia Helfer (la cylone Numero Sei; foto 1), in una sua versione rielaborata dalla mia mente (più giovane), mentre sono diametralmente opposte a livello emotivo (emozioni quasi assenti nella prima, passionale la seconda).

Adesso, nell’ambito del NaNoWriMo 2012, sto scrivendo un thriller intitolato “Il mentore”. L’idea originale, compreso il titolo, spuntarono nella mia mente ben due anni fa e ne fu senza dubbio complice il fatto che nel periodo settembre-novembre danno su Sky “CSI:NY”. Il risultato è che il protagonista, il detective Eric Shaw, è un Gary Sinise (foto 3) di dieci anni fa (che volete farci, gli attori invecchiano, ma nella nostra testa possiamo riavvolgere il tempo come ci pare), che chiaramente si rifà al detective Mac Taylor, ma in realtà non ha nulla a che vedere con lui.

A dirla tutta il buon Sinise si era inserito anche ne “L’isola di Gaia” nel ruolo del dottor Gabriel Asbury, che è stato descritto pensando a lui. Le poche persone che hanno letto la prima stesura del libro (due in tutto) non se ne saranno di certo accorte, anche perché esiste solo nella mia mente.

Ho anche un altro esempio, quello del romanzo “Sangue” (finora è solo un insieme di appunti). Si tratta di un thriller gotico fantascientifico. L’idea da cui trae origine si è sviluppata da una gloriosa fusione puramente visiva tra alcuni elementi di “Underworld” e un personaggio della serie di film su “The Avengers” della Marvel. Mentre il legame col primo può apparire ovvio (ma vi assicuro che non è proprio così), quello col secondo potrebbe lasciare perplessi. Be’, ve lo spiego subito: il protagonista di “Sangue” (ancora senza nome) è uguale a Tom Hiddleston (foto 4), cioè l’interprete di Loki, il fratello cattivo di Thor. Il collegamento è puramente visivo. Quando l’ho visto in una particolare inquadratura (solo quella!), mi sono detta: è lui. Tutto qui.

Il bello di questo meccanismo è proprio prendere da fonti visive esterne (un film, una serie TV) degli elementi, che hanno un significato importante per noi per la loro capacità di emozionarci in un modo personale, anche solo per un breve istante, e cercare di incanalare questa emozione per creare qualcosa di completamente nuovo, che trasmetta un messaggio originale capace di emozionare i nostri lettori. Inoltre, così facendo, nella nostra mente ciò che stiamo scrivendo diventa a sua volta un film con il migliore cast che potremmo desiderare, all’interno del quale possiamo far muovere attori e personaggi a nostro piacimento. E, una volta messo nero su bianco, è come se quel film esistesse davvero.
Per una come me, cresciuta con l’amore per il cinema, soprattutto di Hollywood, che da ragazzina fantasticava di lavorare in quel campo come regista, questo meccanismo diventa un perfetto surrogato di quel sogno, il cui unico limite è la mia fantasia.
 
 

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