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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

Mi sentivo inerme, imprigionato in quella tuta.
Sirius. In caduta libera




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 


Ieri sono state annunciate le nomination per i Booktrailers Online Awards, una sorta di "Oscar" dei booktrailer organizzata dai blog www.booktrailers.ilcannocchiale.it e www.futuroscrittura.altervista.org, che vedrà annunciati i vincitori il prossimo 10 febbraio.

Facendo clic qui o sull'immagine potete leggere la lista dei nominati, che include anche il booktrailer di "Deserto rosso - Punto di non ritorno", realizzato da Fabio Delfino (che ha ricevuto altre quattro nomination per un altro booktrailer), per la categoria Migliore Sintesi.

In attesa di conoscere la scelta finale dei giurati, rimane in sospeso un'altra categoria di premio, che dipende direttamente dal feedback degli utenti: Migliori commenti del pubblico.
Per questa ho bisogno del vostro aiuto. Vi invito a visitare la pagina del mio booktrailer sul sito dei BTO Awards, scorrere in basso, votare il trailer e soprattutto lasciare un commento su di esso (non sul libro).

Ringrazio tutti quanti finora abbiano contribuito a questo piccolo successo!

Vi riporto ancora una volta il trailer, invitandovi a condividerlo con i vostri amici!

 
Di Carla (del 25/01/2013 @ 03:37:29, in Scrittura & Lettura, linkato 2191 volte)
More about Perfect Copy


 Un buon passatempo, ma niente di più

Libro senza infamia e senza lode. Sono stata un po’ ingannata dal fatto che venisse catalogato come un libro di fantascienza. Lo definirei più che altro un thriller a metà tra tecnologico e psicologico. L’argomento è la clonazione e uno dei modi in cui questa può andare male. L’ambientazione è un po’ statica e tutt’altro che originale. I personaggi sono costretti a rimanere in una casa in mezzo ai boschi, mentre una bufera di neve li isola dal mondo; se aggiungiamo un bambino un po’ particolare, tutto questo vi ricorda qualcosa? In questo contesto si sviluppa la trama un po’ thriller e un po’ horror, anche nel modo in cui si svolge, con i protagonisti braccati da qualcuno che da solo riesce a essere più pericoloso di tutti e che più volte tentano di scappare senza riuscirci, fino allo scontato epilogo.
Può essere una lettura carina, ma non mi ha lasciato molto, una volta terminata. Già l’inizio con una linea di dialogo mi ha spiazzata e di conseguenza non mi ha fatto una buona impressione. Sono comunque andata avanti. Le dinamiche dei personaggi si sono presto chiarite, compresi i risvolti sentimentali. Non una volta, però, l’autrice è stata in grado di stupirmi. I colpi di scena sono risultati abbastanza telefonati.
Non mi sento di condannare completamente questo libro, perché è comunque scritto abbastanza bene, ma non è di certo un capolavoro. Il problema non è stilistico, ma è proprio la trama a mancare un po’ di originalità. Sono sicura che la Gaines abbia le capacità per scrivere libri di ben altro valore e probabilmente sarò curiosa di leggerli.
 
Perfect Copy (formato Kindle) su Amazon.it.
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Questo libro è in lingua inglese!
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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Di Carla (del 22/01/2013 @ 15:36:57, in Scrittura & Lettura, linkato 2970 volte)

Il fantasy è un genere molto amato dai giovani, in particolare nella sua accezione definita urban gothic. Quest’ultima racconta storie caratterizzate dalla presenza di esseri soprannaturali inseriti in contesti contemporanei, in una sorta di mondo alternativo in cui convivono con gli essere umani.
E oggi ho il piacere di ospitare sul blog un’autrice di questo genere, Aurora Torchia, che insieme a suo fratello Alessandro Torchia ha pubblicato il libro “Favole del crepuscolo”.
 
Salve Aurora, benvenuta nel mio blog!
È un piacere per me averti qui per parlare un po’ con te del tuo libro e in generale dello urban gothic. Come è nata l’idea di cimentarsi nella scrittura di un romanzo di questo tipo?
Il piacere è mio!
In verità, scrivo libri (o almeno ci provo) fin da quando ero una ragazzina: questo è il primo però che non interrompo dopo solo alcuni capitoli ma porto a compimento.
Io ho sempre amato il genere fantasy e ho sempre scritto storie di questo tipo. Quindi, è stata quasi una scelta naturale orientarsi verso il fantasy anche per questo primo romanzo lungo! Quando ho lavorato alla storia avevo in mente due idee precise: metterci dentro un po’ tutto quello che mi piace, e cercare di creare un’ambientazione originale rispetto ai classici. Per quanto riguarda il primo punto, sono sicura della riuscita. Quanto al secondo… beh, lascio decidere ai lettori!
 
So che il tema del freak, il cosiddetto mostro, ti è molto caro. Mi chiedevo: anche nel tuo libro attribuisci a esso il significato metaforico di persona diversa dalla normalità? Oltre a essere un’opera di intrattenimento, è corretto dire che con “Favole del crepuscolo” tu e tuo fratello avete voluto anche trasmettere un messaggio riferito alla realtà di tutti i giorni?
Per quanto riguarda me, sicuramente sì. Ma niente prediche, non temete! Non sono il tipo. Con messaggio non intendo il venire a dire alla gente come dovrebbe vivere. Semplicemente, mostro quello che è per me un mondo possibile e auspicabile – un mondo in cui non esistano concetti come normalità. In questo mondo che vorrei, tutti hanno il loro posto e nessuno è da solo.
Probabilmente sono rimasta traumatizzata dal finale di “Edward Mani di Forbice”, e ho deciso di creare un luogo in cui l’amore e il rispetto siano più importanti dell’avere un paio di forbici al posto delle mani e di bucare qualche materasso ad acqua per sbaglio ogni tanto.
L’augurio è che un giorno un mondo simile smetta di essere solo nella mia testa ma riesca a vederlo anche semplicemente camminando per la strada.
 
Siamo abituati a leggere storie di vampiri, licantropi e simili ambientati nei posti più disparati. La storia del vostro libro invece si sviluppa in quella che è poi la vostra città, Venezia, scelta che a mio parere è azzeccatissima. Nell’immaginario comune, non solo quello degli italiani, Venezia è sempre avvolta da una sorta di alone di mistero, quasi fosse una città senza tempo.
In qualche modo la città stessa vi ha ispirato nella creazione della storia? Ci sono dei luoghi particolari dai quali sono scaturite alcune idee della trama?
Insomma raccontami un po’ del legame tra Venezia e la genesi di questo libro.
Venezia è un luogo effettivamente unico (perdonatemi un po’ di campanilismo): penso sinceramente che non esista un’altra città uguale in tutto il mondo, ed è ricchissima di leggende misteriose. Quindi, avendo a disposizione un simile ambiente, perché non sfruttarlo?
Sono poi particolarmente affezionata a ognuna delle descrizioni, perché sono spesso una resa fantasy di posti che frequentavo andando all’Università: il Midnight Cafè non è niente altro che la versione gotica di un bar molto carino in cui mangiavo spesso con gli amici, per fare un esempio.
Quanto alla descrizione finale di Piazza San Marco, era doveroso che avesse un posto da regina nella storia. Uno dei ricordi più forti, che ho di Venezia di quando ero bambina, sono le campane che suonavano dopo il tramonto, e io col naso all’insù a guardare il campanile. Consiglio a tutti una passeggiata da quelle parti di notte: basterà solo quello a vedere quanto di magico c’è in Italia, senza dover cercare ambientazioni esotiche.

I personaggi del libro sono giovani. Quanto ti sei immedesimata in loro durante la scrittura? Quanto c’è di te nei singoli personaggi?
Questa è una domanda piuttosto difficile per me. Mio fratello ti risponderebbe che assomiglio molto alla protagonista, ma io cerco sempre di rendere i miei personaggi più diversi da me possibile – purtroppo, non sempre ci riesco. È una questione di gusti, immagino: mi diverto molto di più a lavorare su personalità che non hanno nulla a che vedere con la mia.
Ma si, temo che la protagonista Gaia abbia davvero qualcosa di simile a me… tranne l’altezza.
 
Favole del crepuscolo” è un romanzo scritto a quattro mani con tuo fratello. Come si scrive un romanzo a quattro mani? Tecnicamente come vi siete organizzati?
Ha funzionato meglio di quanto mi aspettassi! Probabilmente anche grazie al fatto che sul lavoro sono un mastino e non davo tregua a mio fratello finché non scriveva.
In pratica, ho buttato giù una prima stesura del libro, che mio fratello ha riletto aggiungendo sue idee e suoi personaggi. Da qui è iniziata una lunga fase fatta di riletture incrociate, aggiunte, tagli e così via: divertente e sicuramente utile a rendere il libro ancora più vario.
 
Quali altre persone sono state coinvolte durante la stesura dell’opera nelle sua varie fasi (stesura iniziare, editing, correzione di bozze, rilettura, formattazione, ecc…)?
Devo prima di tutto ringraziare sentitamente un sant’uomo di nome Pierpaolo Cocchi che, nonostante ci conoscessimo pochissimo, ha provveduto a creare una versione epub del libro.
Poi non posso non citare la mia amica Erica, che ha letto questo libro tanto da saperlo a memoria…
Ultimo ad averci lavorato – ma di certo non ultimo per impegno speso – è stato l’illustratore e amico Walter Brocca, autore anche della copertina che vedete, nonché di altre tavole – presenti purtroppo solo nel pdf del libro, ma che mando volentieri via mail a chiunque me le chieda.
 
Come mai avete deciso di diventare autori indipendenti?
Autore sconosciuto + genere fantasy + quasi 500 pagine = difficilmente una casa editrice ha tempo e voglia di leggere quello che scrivi.
Triste forse, ma vero.
E io sinceramente sono sempre stata una persona molto poco paziente, quindi sono partita in carica e mi sono messa a pubblicarmi e pubblicizzarmi da me.
Di certo non escludo di poter pubblicare per qualche casa editrice un giorno, anzi, ma al momento non ho ricevuto nessuna proposta interessante.
 
Cosa bolle in pentola? State scrivendo qualche altro libro (separatamente o insieme)?
Per quanto riguarda il mio impegnatissimo fratello, quando i suoi impegni di musicista e organizzatore eventi gli danno tregua, scalpita per scrivere il seguito – cosa che ci stanno chiedendo in molti, e non sono tutti parenti, nonni e amici!
Io al momento mi sto divertendo a scrivere “Chiodi Nelle Ali”, un breve romanzo horror, e una storia a puntate dal titolo “La Città dei Mostri”, primo credo di una serie di progetti legati a un’ambientazione a cui lavoro da un po’.
 
Grazie ancora ad Aurora per la bella chiacchierata.
Grazie ancora a te!
 
Vi lascio con la biografia di Aurora Torchia e qualche link per conoscerla meglio.
 
 

AURORA TORCHIA
è nata il 20 aprile 1983, è laureata in Lingue Orientali all'Università Ca' Foscari di Venezia e in procinto di prendere la specializzazione nella stessa università.
Traduttrice per passione, spera che questa diventi presto anche la sua professione. “Favole del crepuscolo” è il suo primo romanzo, scritto insieme al fratello Alessandro.
Di sé dice che, un pò come un vecchio menestrello di altri tempi, ama raccontare storie e parlare di mondi di onore e incanto a tutti coloro che abbiano la pazienza di ascoltarla. E naturalmente spera di avere l'opportunità di farlo tramite i libri.
Il suo libro è disponibile sia in formato ebook che in cartaceo.
 
Aurora ha un sito personale. Oppure venite a trovarla nel blog Bastions Of Illusion, dove scrive con lo pseudonimo Cordelia Hel.
 
 
 
Di Carla (del 18/01/2013 @ 02:17:06, in Scrittura & Lettura, linkato 2948 volte)

 Nostalgia dei Cyloni
 
Lo ammetto, nel dare cinque stelline a questo libro ho esagerato, ma io sono di parte e il mio giudizio deve essere in ogni caso soggettivo.
Si tratta di uno di quei romanzi, definiti tie-in, che vengono scritti unicamente per far spendere soldi a noi fan della serie, ma non aggiungono nulla alla storia. Anzi è corretto dire che "Il segreto dei Cyloni" è pieno di incongruenze rispetto a "Battlestar Galactica", ma il motivo è semplice: è stato scritto quando ancora la serie non era finita, prima che certe decisioni sulla trama venissero prese o modificate.
Come tutte le serie TV anche "Battlestar Galactica" è partita da un concept iniziale, che negli anni si è evoluto, anche in base al gradimento del pubblico. Questo ha generato qualche piccola incongruenza al suo interno, anche se veramente trascurabile, ma ha influenzato anche prodotti come "Il segreto dei Cyloni". E nell'iniziare a leggere questo libro bisogna avere chiaro in mente questo fatto. Una volta che si accetta ciò, alla fine non ha molta importanza se quanto narrato sia tutto plausibile. Possiamo scegliere di ignorare ciò che non va e divertirci col resto, perché questo libro serve a un unico scopo: divertire i fan di "Battlestar Galactica".
Con me ci è riuscito. Affamata come sono di nuove trame basate sui personaggi della serie e nostalgica nei confronti degli stessi Cyloni (sono sempre stata dalla loro parte!), mi sono divertita moltissimo a leggere questo romanzo che si configura, come è ovvio, nel genere della space opera e che dà la sensazione, con un po' di fantasia, di ritrovarsi in quelle ambientazioni televisive.
La storia ha luogo nel passato rispetto alla serie, quando Adamo e Tigh erano giovani ufficiali. I protagonisti però non sono loro, ma servono solo a creare il contorno in cui si muove Tom Zerek. Anche lui c'è nella serie, ma il background proposto in questo libro non corrisponde con quello usato in "Battlestar Galactica". Poco importa. Il personaggio è ben riconoscibile e nella sua versione giovane risulta molto godibile da seguire.
Insomma, se comprate questo libro in cerca di un grande romanzo di fantascienza, lasciate perdere. Questo è un libro per fan, appena un gradino più in alto di una fan-fiction, e come tale va considerato. Da qui le cinque stelline, tutte meritate, perché da fan l'ho divorato in pochi giorni e mi è piaciuto. Ed è solo questo ciò che conta.
 
 
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Ho provato a sottoporre questo argomento ad alcuni gruppi in inglese di scrittori sia su Facebook che su Google Plus. In entrambi i luoghi virtuali ho scatenato una lunga discussione su come sia possibile applicare il principio di scrivere di ciò che si conosce a un genere che, per definizione, racconta di luoghi, tempi e tecnologie inesistenti, che non possono quindi essere conosciute.

Ma nell'espressione "scrivi ciò che conosci" c'è un trucco.

Ne parlo in un articolo pubblicato sul blog di Kipple Officina Libraria, intitolato "Scrivere ciò che si conosce nella fantascienza e la sospensione dell’incredulità".
Avrei piacere di sentire le vostri opinioni in merito nei commenti, qui e/o sul blog di Kipple. Vi chiedo anche di condividere questo articolo tra i vostri contatti nei vari social network.

Da autrice di fantascienza, ma anche solo da scrittrice che ama raccontare ciò che non ha sperimentato in prima persona, anzi che usa proprio la scrittura per sperimentare ciò che non conosce, vorrei di sicuro approfondire l'argomento in un post successivo.
Nel frattempo andate a leggere su Kipple, dove faccio anche degli esempi tratti da uno dei più grandi autori contemporanei di fantascienza, oltre che uno dei miei preferiti: Peter F. Hamilton.

 
Di Carla (del 16/01/2013 @ 03:42:31, in Scrittura & Lettura, linkato 3241 volte)
More about Ice limit

 
 Finale un po' eccessivo, ma nel complesso un romanzo godibile

Datemi un libro con un grosso mezzo di trasporto che va sull'acqua, nell'aria o nello spazio e io mi divertirò di sicuro. Questo libro di Douglas Preston e Lincoln Child non fa altro che confermare tale fatto, tanto più che alla nave si aggiungono le difficoltà di portarla in un ambiente estremo come l'Oceano Antartico. Di fronte a tutti questi elementi messi insieme, non potevo che decidere di leggere un romanzo del genere e devo dire che le buone premesse della trama sono state mantenute.
I due autori sono davvero riusciti a portarmi in mezzo ai ghiacci, a trasmettermi l'angoscia di una nave che rischia di affondare nel gelido nulla tra la Patagonia e l'Antartide.
La premessa del meteorite gigante è intrigante, ma è ancora meglio lo sviluppo stesso della storia. La costante sensazione di pericolo emerge dalle pagine, veicolata da personaggi perfettamente in linea con ciò che ci si aspetta da un libro di avventura. Alcuni sono un po' sopra le righe, ma la situazione narrata lo consente, anzi direi che lo esige.
La parte scientifica è altrettanto interessante, alla fine della lettura sapevo di certo qualcosa di più sulla geologia planetaria (una disciplina di cui non conoscevo neppure il nome) e su come si dovrebbe comandare una petroliera tra gli iceberg, se si è inseguiti da una nave da guerra. Ovviamente si tratta di finzione e molte delle cose spiegate non sono reali, ma tutto ciò ha poca importanza. Quello che conta veramente è che ha stimolato la mia fantasia e sicuramente sarà da spunto per qualche nuova idea futura.
Insomma una lettura divertente che consiglio a chiunque.
L'unica cosa che non mi è piaciuta è il finale, che ritengo un po' eccessivo e dalle premesse catastrofiche. E io odio le storie catastrofiche. Gli autori hanno deciso di giocare sporco, gettando il sasso e nascondendo la mano. Hanno terminato la storia con una scoperta terribile, sulla quale hanno chiuso il libro. Un po' troppo comodo, no? Per questo mi sono fermata a 4 stelline.
Comunque sia ho deciso di ignorare questo difetto, in modo da non guastare il bel ricordo che ho del libro.

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Di Guest blogger (del 12/01/2013 @ 04:47:49, in Scrittura & Lettura, linkato 4124 volte)
Oggi ho il piacere di ospitare un simpatico guest post di Giulia Beyman, che parte da una riflessione ironica per mettere in evidenza un aspetto importante che uno scrittore non dovrebbe mai dimenticare quando sviluppa il protagonista della sua storia.
 
In quei momenti di riflessioni semiserie che ogni tanto capitano, soprattutto nei periodi di maggiore stress, mi sono ritrovata a pormi una domanda niente affatto secondaria sul mio lavoro di scrittrice: “Come mai finisco per uccidere sempre i mariti altrui?
Ho fatto morire il marito della protagonista della mia serie - Nora Cooper, agente immobiliare che ha il piuttosto insolito dono di comunicare con l'aldilà - durante una rapina in banca al suo esordio in “Prima di dire addio” (ma non vi dirò altro in proposito perché fa parte del giallo da svelare) e accanto a Nora, nel secondo libro, “Luce dei miei occhi”, ho messo una nuova co-protagonista, Susan Bley, neanche a dirlo, anche lei vedova, ma da diversi anni e per altri motivi che non hanno niente a che vedere con il giallo.
 
Bastano queste piccole differenze tra i due casi ad assolvermi dal duplice omicidio?
Forse no. Così, con qualche senso di colpa, per il momento mi sono imposta di non uccidere nessun altro marito nel terzo libro che sto già scrivendo, e così la co-protagonista che affiancherà Nora Cooper, la misteriosa Kelly Scott, sarà, all'inizio della storia, una donna sola. Ma per scelta questa volta, senza alcun bisogno di far fuori nessuno, per fortuna.
Ma al di là di ogni ironia, io, che come scrittrice di storie di suspense, per lavoro uccido, non ho potuto non chiedermi come mai abbia fatto fuori con tanta nonchalance ben due mariti in due libri. Un caso quasi da primato.
 
E qui, per fortuna, viene fuori la parte un po' più seria della mia riflessione. Una parte che forse può essere utile a chiunque, per lavoro o non, si debba confrontare con una storia, e quindi - soprattutto - con dei personaggi.
Perché è indubbio che ogni buona storia sia la storia del suo protagonista, e che ogni storia debba cogliere il suo protagonista in uno stato di profondo squilibrio emotivo.
Come scrive Chris Vogler nel suo fondamentale “Il viaggio dell'eroe”: “In ogni buona storia, l'eroe cresce e cambia, compiendo un cammino da un modo di essere all'altro: dalla disperazione alla speranza, dalla debolezza alla forza, dalla follia alla saggezza, dall'amore all'odio e viceversa. Sono questi percorsi emozionali che rendono la storia interessante.”
Ed è questo movimento, da uno stato emotivo all'altro, che costituisce il fulcro dell'arco di trasformazione del personaggio, indispensabile in ogni buona storia.
 
Forse non tutti gli scrittori avranno bisogno di uccidere mariti, come ho fatto io. E prometto comunque di rifarlo, in futuro, solo se strettamente necessario. Ma per chiunque ami scrivere, di qualunque genere vi occupiate, vale lo stesso consiglio. Se amate davvero il vostro protagonista, mettetelo alle strette e creategli quanti più ostacoli possibili, meglio se di grande coinvolgimento emotivo e psicologico, perché per dipanarli possa dare il meglio alla vostra storia.
E se davvero non sapete come, chiudete gli occhi, e immaginate di essere voi il vostro protagonista. Cosa vi spaventa? Di cosa avete paura? In quale situazione davvero non sapreste come reagire?
 

 

GIULIA BEYMAN è autrice di due romanzi mystery “Prima di dire addio” e “Luce dei miei occhi”, tutti e due in fase di traduzione in inglese. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura di libri, ha lavorato per diversi anni come giornalista free-lance e poi come sceneggiatrice televisiva.
Potete trovare i suoi libri su Amazon.
Potete contattare Giulia Beyman online: sul suo Blog, su Facebook e su Twitter.

Grazie mille a Giulia per il suo contributo!

 


 Un libro bello e allo stesso tempo incomprensibile

Il periodo del faraone eretico, Akhenaton, è senza dubbio uno dei più affascinanti della storia egizia. A renderlo tale da una parte è la peculiarità di un faraone che sfida una civiltà già millenaria imponendo una religione monoteista, dall'altra il fatto che per vari motivi di lui non ci è giunto abbastanza per crearne un quadro completo, e forse non ci riusciremo mai. Tutto ciò ha favorito nel tempo tutto un fiorire di libri su questo particolare personaggio storico, che è tra i più famosi dell'antico Egitto, al pari, per ragioni diverse, del grande Ramses II o del giovane faraone dimenticato Tutankhamon (tra l'altro successore di Akhenaton).
Un particolare alone di mistero avvolge non solo questo faraone, ma anche la sua grande sposa reale Nefertiti, una figura evanescente e non meno ambigua del marito, il cui ruolo nel periodo amarniano della storia egizia è tuttora caratterizzato da tanti punti oscuri.
Questa sua ambiguità, il suo essere in un certo modo inafferrabile, tutto il mistero che la caratterizza vengono rispecchiati nel libro della Tesanovic, non tanto nei fatti narrati in sé, ma nel modo stesso in cui vengono narrati. All'interno di questo libro, che ho difficoltà a definire romanzo, non si racconta solo di una donna, la si cerca più che altro di disegnare con le parole, quasi fossero delle pennellate, forse nel tentativo da parte della stessa autrice di avvicinarla a sé e comprenderla. Nel farlo ci si sposta dalla regina del lontano passato a vite più recenti, che in qualche modo sembrano connesse fra di loro e a lei da uno stesso ideale. A un certo punto mi sono ritrovata in sintonia con le parole della Tesanovic, ne ho colto il valore artistico e quasi intuito il messaggio, ma proprio quando ero a un passo da apprezzarlo veramente ecco che il libro, di colpo, in maniera incomprensibile mi è parso "impazzire". Quel barlume di storia ha lasciato spazio a poesie, brevi racconti e altre composizioni solo vagamente attinenti alla donna del titolo. E lì devo ammettere che mi sono persa, alla fine addirittura arresa.
Non so quale fosse l'esatto intento dell'autrice. Ne ho ammirato la capacità evocatrice nel suo peculiare modo di narrare, l'estetica stessa della sua prosa, ma una volta conclusa la lettura mi ha semplicemente lasciato perplessa.

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Di Guest blogger (del 08/01/2013 @ 23:46:56, in Scrittura & Lettura, linkato 3194 volte)

In questo guest post si affronta un campo della narrativa molto particolare, quello rivolto ai giovani. Ce ne parla l'autrice Antonella Sgueglia, che recentemente ha scritto un libro per ragazzi intitolato "A scuola con portamento".

Negli ultimi tempi un gran numero di best sellers riguardano proprio la narrativa per ragazzi. Ciò rappresenta un aspetto positivo per la nostra società, affinché i ragazzi si approccino alla lettura inteso come mezzo conoscitivo. I giovani tendono a preferire altri hobby ma le classifiche di vendita svelano che i ragazzi trovano nel libro un momento di pace, relax e motivo di crescita culturale. Non dimentichiamo che leggere significa apprendere parole nuove e capire come usarle nella vita quotidiana. Ecco perché è bene inserire alcuni termini inusuali nel linguaggio giovanile, corredandoli di spiegazioni nelle note a pie’ di pagina. Certo, non potremmo scrivere un dizionario anche perché risulterebbe noioso ai più.
Scrivere per ragazzi non è un’attività semplice, soprattutto per chi è adulto. Ho soltanto 27 anni ma sono sposata da due e da otto lavoro come traduttrice. Sono entrata presto nel mondo dei grandi e quando ho scritto il mio ebook è stata un’occasione per riscoprire un mondo abbandonato, quello fatto di frivolezze, di piccoli grattacapi che in quel momento sembrano montagne insormontabili, ma, purtroppo, anche di problemi grandi, forse più di noi e ci sentiamo soli.
In “A scuola con portamento”, il mio romanzo, l’argomento principale è il disagio di Cristina, la protagonista, nei confronti dei compagni di classe. L’approdo al liceo non le risulta facile e lei teme sia un comportamento razzista, considerato che è una mixed race nata da padre haitiano e madre italiana. Con l’aiuto della sua unica amica Gio e della madre impara ad accettarsi e, per caso, entra in una scuola per modelle dove apprende tutti i segreti per svolgere questo mestiere. Così, i problemi legati alla separazione dei suoi genitori e all’incomprensione di alcune compagne vengono spazzati via da una ricca dose di ottimismo e self-control.
Ecco, io ho inserito la scuola per modelle in modo da alleggerire il racconto. Ritengo che i giovani desiderino soprattutto divertirsi, quando leggono. E come non interessarsi a una lettura che ci migliora con tanti semplici consigli da applicare per diventare anche noi sicure e camminare a testa alta senza doverci preoccupare se ci stanno criticando per la nostra goffaggine?
Scrivere per ragazzi è soprattutto narrare dal loro punto di vista e non è facile. Il linguaggio deve essere chiaro, pratico ma non scontato e così l’ambientazione, la trama, non si può sempre parlare degli stessi argomenti cambiandone i nomi. Bisogna stupirli e dar loro tanto in modo da chiedere sempre di più a loro stessi e alla lettura.
 

ANTONELLA SGUEGLIA è una traduttrice freelance di lingua inglese. Ha vinto il concorso “Verrà il mattino e avrà un tuo verso” con la poesia “Seppur nascessi cento volte” indetto da Aletti Editore, disponibile nelle librerie. “A scuola con portamento” è il primo ebook in uscita. In aprile, in tutte le librerie, sarà presente il suo primo romanzo di narrativa femminile per donne. Adora leggere, scrivere e cucinare.
Dall’ebook è nata anche la pagina Facebook dove incontra le sue piccole fan e risponde alle loro domande: www.facebook.com/ascuolaconportamento
 
Grazie mille ad Antonella per il suo contributo!





 

Oggi nel mio blog ospito un altro scrittore indipendente, Francesco Zampa, autore del romanzo giallo “Doppio omicidio per il Maresciallo Maggio”. Questo è il primo romanzo di Francesco, ma non la prima sua opera pubblicata. In precedenza, nel 2010, è uscita una sua graphic novel intitolata “Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza”, mentre nella scorsa estate il suo racconto “Destinatario sconosciuto”, che ha per protagonista ancora il maresciallo Franco Maggio, è stato pubblicato nella raccolta “Carabinieri in giallo 5” della collana Giallo Mondadori.
 
Salve Francesco, benvenuto su Anakina.blog. In primo luogo volevo farti i complimenti per il tuo romanzo. Davvero un bel giallo dalla trama complessa. Mi racconti un po’ come è nato il personaggio del Maresciallo Maggio?
Buongiorno cara, bentrovata. Mi fa piacere che ti sia piaciuto, è difficile trovare recensori… “onesti” tra gli amici ai quali ti rivolgi per la revisione. Avevo appena letto il bando di concorso per dei racconti. Tema: carabinieri investigatori, massimo 16 cartelle eccetera con la possibilità, per i classificati, di essere pubblicati sul “Giallo Mondadori”. Venivo da un periodo in cui avevo letto molto, e molto più degli anni precedenti: Grisham e Forsyth specialmente. Mi piaceva il loro modo di costruire trame e personaggi, mitizzando le sfumature della storia più che i protagonisti, che rimanevano tendenzialmente persone normali coinvolte in questioni apparentemente molto più grandi di loro. Come se ciascuno di noi dovesse affrontare, nella quotidianità, un assassino o un complotto. Ma, oltre al fatto che il protagonista doveva essere un appartenente all’Arma, non mi sembrava il caso che, italiano di estrazione e cultura, mi mettessi a parlare di avvocati di New York o del Mossad. Ho preferito rimanere ancorato alle mie esperienze più che andare a misurarmi in territori sconosciuti. Stabilito questo, avevo ben chiaro anche che non volevo creare storie o personaggi elegiaci né di propaganda, del genere cui ci ha abituati la tv generalista, per esempio. Bello o brutto, doveva essere mio e, anzi, ricoprire uno spazio di autenticità (per quanto possibile nella fiction) che in Italia, a mio modo di vedere, non c’è. Trame ingenue e racconti per nonne e nipotini continuano a riempire la prima serata, mentre dagli USA giungono serie rinnovate nella tradizione ma anche sperimentali, con personaggi di tutti i tipi e senza paura di sfidare il pubblico. Vediamo protagonisti con gravi problemi personali, alcolizzati o drogati, disonesti; talvolta dai caratteri forzati ma riflettenti la società in cui vivono. Da noi non mi sembra possibile. Il pubblico sarebbe anche maturo, altrimenti queste serie non sarebbero così seguite; quindi è la produzione che fa scelte precise. Perché? Bisogna chiederlo a loro. Anche Maurizio Costanzo, direttore del Giallo Mondadori, ha sfiorato questo argomento. Mi sono forse un po’ dilungato ma ecco, con tanta premessa, leggendo quel bando, in pochi secondi avevo in mente il personaggio. Non sapevo ancora il genere, ma sapevo che mi piaceva mettere in risalto il ribaltamento dell’apparenza: ciò che sembra non è, ciò che viene attribuito con giudizi immediati può essere quanto di più fallace esiste. E cos’è questo se non la sintesi del giallo? Volevo una persona normale, intimamente onesta e sensibile alle esigenze dei più deboli senza pregiudizi, ma non banale!
 
Prima di questo romanzo hai scritto diversi racconti con questo personaggio. Cosa mi puoi dire a proposito?
Il racconto d’esordio, “Il telefono galeotto”, nasce proprio così come ti ho detto. D’impulso, senza tecnica, così come veniva. Mi sembrava comunque una bella trama, ma non si qualificò. Meglio i successivi due, “Una brutta faccenda”, in cui si parla di un episodio di -presunta- corruzione, e “Destinatario Sconosciuto”, con protagonisti una bella romagnola fedìgrafa e due ragazzi vittime della droga. Avevo capito la lezione del primo e ho cercato di ripropormi facendo maggiore attenzione, e finalmente mi sono classificato. Voglio aggiungere che vado orgoglioso di questo ottavo posto ex-aequo, perché non vuol dire, per me, quasi-ultimo (che sarebbe comunque stato soddisfacente in una prova del genere), ma che, nonostante il personaggio sia stato fuori dai canoni rispetto a quelli abituali (basta leggere la raccolta), una giuria composita non ha potuto fare a meno di classificarlo. Eh sì che la versione pubblicata contiene più di un indizio che conferma questa mia tesi: il parrucchiere, in origine, era una parrucchiera, a simboleggiare un rapporto di confidenza molto più immediato tipico in Romagna. Come mai abbia cambiato sesso è un’altra cosa da chiedere ai redattori!
 
Quando hai pensato che Maggio fosse pronto per un romanzo? Quale è stata la genesi di “Doppio omicidio per il Maresciallo Maggio”?
Un po’ per la teoria appena citata, un po’ perché avvertivo l’esigenza di esprimermi senza dover compiacere nessuno né sentirmi vincoli intorno, decisi che il quarto episodio (io lo chiamavo “Episodio IV”, se ti fa piacere saperlo!) sarebbe andato oltre, pagine quante necessarie. Vidi una ragazza che fuggiva disperata in campagna in un telefilm, e immaginai la sequenza iniziale del mio primo giallo. La ragazza era bionda, giovane e carina, tanto per cambiare! Chi era? Da chi stava fuggendo? Perché è stata uccisa? Ho iniziato a rispondere a queste domande e ho sviluppato la trama, seguendo un po’ la tecnica che avevo assimilato leggendo per riconoscere gli ingredienti necessari. Un po’ è venuta da sé, un po’ è stata corretta in corsa: ho indagato con tecnica… ucronica, ma credo sia normale.
 
Nel leggere il tuo romanzo ho notato una certa cura nel raccontare le procedure delle indagini. Spesso le spiegazioni sono talmente dettagliate da assimilarlo a un giallo procedurale. Quali di queste procedure corrispondono a quelle reali? Cosa c’è invece di inventato?
Diciamo che c’è un mix di fantasia e realtà. Non mi sono attenuto a tecniche autentiche anche perché possono essere noiose in un romanzo che nasce per mantenere viva la curiosità e l’attenzione. Le impronte e i repertamenti sono cose abituali in qualsiasi giallo. I diversi reparti investigativi sono inventati, ancorché verosimili: ho cercato di contrapporre un approccio scientifico ortodosso a quello intuitivo e istintivo del protagonista. Mi interessava anche mostrare come i media costruiscano verità in base alle richieste del pubblico, invece che informare. È un tema molto attuale e per affrontarlo occorre forse andare oltre il politicamente corretto.
 
Accanto alla parte più propriamente poliziesca c’è la descrizione dell’ambientazione, in cui si svolge la storia (Viserba e dintorni), dei personaggi, compresi quelli secondari, che durante la lettura appaiono molto realistici. C’è qualche fatto realmente accaduto o qualche persona reale che hanno ispirato la tua narrazione?
Diciamo che in continuazione incontro persone che sembrano personaggi o vengo a conoscenza di fatti che sembrano trame. A un certo punto mi sono accorto che era la mia sensibilità a farmeli apparire come tali, e ho cominciato ad appuntarli ogni qualvolta mi impressionavano per qualsiasi motivo... quelli che non erano già scolpiti nella mia memoria, voglio dire. Parimenti, anche situazioni di fantasia prendono corpo a mano a mano che scrivo. Poi ci sono le esigenze narrative: una massaia che ogni giorno fa la spesa non interessa, ma immaginiamo che vada perché si è accorta che il cassiere l’ha notata: vuole convincerlo a uccidere suo marito? O lui vuol uccidere lei? Mi è venuta in mente ora! Questi personaggi sono un mix di spunti reali, suggestivi, immaginari, e, a loro volta, diventano qualcos’altro di autonomo, pronto per il successivo “filtraggio”. Il sottotitolo del mio (poco frequentato) blog è “la realtà è più stupefacente”: perché, nelle mie intenzioni, è dalla normalità che prendono vita le storie.
 
Quanto invece è pura finzione in questi aspetti?
È praticamente tutta finzione, dal momento che aggiusti le versioni.
 
Quanto di te c’è in Franco Maggio o in altri personaggi?
Me l’hanno chiesto in molti. Intanto c’è voluto il quarto episodio per dargli un nome, prima era semplicemente “il maresciallo Maggio”. Ovviamente c’è di me perché l’ho inventato io, anche se volevo farne, come detto, un personaggio diverso da quelli proposti, sorretti dalla bravura degli interpreti più che dalle loro qualità. Lui ha qualche anno meno di me, è single, è più svincolato di me. Forse mi piacerebbe essere come lui. Qualcuno (tutte donne, compresa mia moglie) mi ha anche chiesto chi fosse quella ragazza con la Mini. È quella che ha lasciato ciascuno di noi lasciando tracce indelebili, quella che non tornerà più. Quella delusione attraverso la quale tutti siamo passati per crescere, o rinascere. È citata anche nella graphic novel! Credo di aver imparato che, da autori, bisogna saper estromettere il personalismo. Il lettore non è interessato alle nostre beghe personali ma a una storia che lo prenda il più possibile. Quindi, se la cosa è funzionale alla trama bene, sennò ciccia. Ma, tanto per contraddirmi subito, siccome un autore può fare quel che vuole, vediamo un po’ se Maggio… voglio precisare un’ultima cosa: da tempo sono appassionato di cultura ebraica e questa cosa è riemersa nella trama praticamente in maniera spontanea.
 
Tu sei anche uno sportivo, addirittura un maratoneta. In base alla mia esperienza personale, l’attività sportiva stimola molto la creatività. Capita anche a te? Ti è mai successo di trovarti di fronte a un blocco nell’ideazione di una trama e di risolverlo magicamente facendo attività fisica?
Parlami del rapporto che esiste per te tra sport e scrittura.
Devo dire che niente come la corsa mi ha gratificato di salute ed equilibrio psico-fisico. È un capitale a reddito fisso che si accumula solidamente con la costanza nel corso degli anni. Un altro mondo mi si è schiuso grazie agli incessanti allenamenti, e, più di tutto, devo dire che ho re-imparato il metodo e la pazienza. Non c’è risultato senza impegno e sacrificio, e nessun risultato viene da sé. Ci può essere quel pizzico di fortuna, di coincidenza, quella parte che non dipende da te: ma se ti sei allenato a sessanta chilometri a settimana per sei mesi, quel giorno tu taglierai il traguardo. Pioverà? Sarà sereno? Questione di un minuto, e non sai neanche se in più o in meno. Ciò che conta veramente è la comprensione fondata e feroce che i 42.194 passi che hai appena fatto non conteranno nulla se non farai anche l’ultimo. Non ci sono attenuanti, né scuse, è tutto nelle tue mani. Oltre questo, c’è una chiarezza di idee nella visione delle cose e nei propositi, tangibile dopo ogni allenamento, i cui effetti tendono a consolidarsi nel tempo. Quindi sì, posso dire che, correndo, ho illuminato diversi angoli cechi.
 
Hai creato anche una graphic novel, quindi ti occupi anche di disegno? Raccontami di questa tua passione e di come è nata “Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza”.
Questa è stata veramente una cosa di passionalità. Da juventino ho sempre vissuto la questione di Calciopoli come una macroscopica e ipocrita ingiustizia, tanto da desiderare di raccontarla in prima persona con questa mia storia d’esordio, che sto lavorando anche per mettere on-line. Ci vorrebbe Maggio per risolvere questa cosa! I disegni sono miei, certo non sono un disegnatore professionista ma credo che, nel complesso, sia riuscito a dire quasi tutto. Quasi, sottolineo, riallacciandomi al fatto che cose troppo personali possano diventare meno interessanti; forse avrei dovuto lavorarci un po’ più per renderla un po’ più professionale. Non so. Mi piaceva disegnare, ma ho iniziato a farlo in quest’occasione proprio per necessità di esprimermi; vengo da una giovinezza intrisa da Zagor, Ken Parker, Tex e Uomo Ragno, e successivamente da Julia, Maus e Persepolis. “Uomo Ragno”, proprio così, non era ancora “Spiderman”!
 
In qualità di autore indipendente lavori da solo o collabori con qualcuno? Sei soddisfatto di questa tua esperienza di self-publishing? Quali aspetti di questa esperienza vorresti migliorare?
Finora ho lavorato da solo. Sono in contatto con un mio amico pittore per la copertina ma… un appuntamento con il Papa sarebbe stato più semplice! Sono comunque contento, ho potuto fare tutto come volevo io, e vedere il mio libro realizzato. Certo, l’aspetto successivo è ancora più complicato che scriverlo ma… non sembrava forse proibitivo solo il vederlo pubblicato? Sto vendendo delle copie e comincio a non essere più sicuro di conoscere i miei lettori per nome e cognome (e indirizzo), e questo è bellissimo. Devo aggiungere che grazie al Forum ho conosciuto persone come me, nel senso altri autori, ma soprattutto come te: gentili e disponibili ad aiutare gli altri con la propria esperienza. Credo che il futuro sia roseo per noi autori indipendenti: prevedo una crescita del movimento spontaneo al quale le case editrici dovranno dedicare maggiori risorse. Tutto il mercato dell’editoria ne trarrà vantaggio.
 
Stai scrivendo qualcosa in questo periodo? Quali sono i tuoi futuri progetti letterari?
Sto preparando l’Episodio V, non so ancora se ci sarà il VI. Dopo vorrei dedicarmi a una traccia ucronica o qualcosa del genere, per il momento è solo un’intuizione. Mi piacerebbe misurarmi su strade che non ho ancora percorso, una trama completamente diversa.
 
Grazie Carla per avermi dato la possibilità di parlare del mio lavoro e dei miei progetti!
 
Grazie a te, Francesco!
Vi lascio con una sua biografia e qualche link per conoscerlo meglio.
 
 
 

FRANCESCO ZAMPA ha 48 anni, una moglie e quattro figli, è maratoneta, appassionato di cinema e lettura. Ha già pubblicato una graphic novel nel 2010, “Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza” e ha scritto alcuni racconti che hanno per protagonista il maresciallo dei carabinieri Franco Maggio, uno dei quali, “Destinatario Sconosciuto” è stato pubblicato in una raccolta nel Giallo Mondadori.
Il maresciallo Franco Maggio è protagonista anche del suo romanzo d’esordio, “Doppio Omicidio per il Maresciallo Maggio”.
Visitate il suo blog “I Racconti del Maresciallo Maggio”: http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it
Trovate Francesco anche su Facebook: http://www.facebook.com/MarescialloMaggio
Infine date un’occhiata al suo profilo su GoodReads: http://www.goodreads.com/Zipporo
 

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