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 I personaggi di "Deserto rosso"... di Carla
 

“Non avevo mai ucciso qualcuno prima d’oggi.”
Affinità d’intenti




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 27/02/2013 @ 08:53:54, in Scrittura & Lettura, linkato 1194 volte)
Al termine del secondo episodio, “Abitanti di Marte”, potevate pensare che fossimo arrivati a metà della storia. In realtà il vero giro di boa della serie si raggiungerà all’interno di “Nemico invisibile”, che per lunghezza è superiore ai primi due episodi messi insieme e in cui il cuore stesso della storia prende vita, fornendo al lettore quasi tutte le risposte.
 
Ho lavorato per due mesi alla prima stesura. Il risultato è stato oltre 73 mila parole, più della metà delle quali sono state scritte nelle ultime tre settimane. È stata a tutti gli effetti una maratona, ben più stressante del NaNoWriMo, perché sapevo di dover portare a termine l’episodio entro il 15 febbraio, indipendentemente dal numero di parole finale. È stata un’esperienza più intensa rispetto alle prime stesure di “Punto di non ritorno” e di “Abitanti di Marte”, anche perché all’interno di “Nemico invisibile” succedono davvero tante cose.
La maggior parte del libro è di nuovo raccontato in prima persona e al presente da Anna. Si ha quindi l’impressione di seguire in tempo reale ciò che le accade e ciò che le passa per la testa. Vi assicuro che per me, che l’ho scritto, è stata veramente un’impresa. Anna è un personaggio pesante sotto vari aspetti. È lunatica, egoista, insicura, un po’ (?) pazza. Pensa mille cose e poi d’istinto ne fa un’altra a cui non aveva pensato prima. È una vera antieroina, un essere imperfetto e di conseguenza molto umano, anche se in maniera molto estremizzata (d’altronde si tratta di finzione, non realtà). Stare nella sua testa è stata un’esperienza faticosa. Un’esperienza che non è ancora finita, ma che in questo episodio raggiunge forse gli apici più elevati. Allo stesso tempo è stato qualcosa di esaltante.
 
Nemico invisibile” riprende più o meno dal punto in cui termina “Abitanti di Marte”. In realtà in apertura di episodio c’è un flashback, che inizia a chiarire qualcosa che non è stato mostrato precedentemente, ma poi si riprende da Anna e dalle sue avventure. Ne saranno felici coloro che si sono dispiaciuti del fatto che in “Abitanti di Marte” la parte in tempo reale fosse abbastanza ridotta. Be’, adesso avranno le loro risposte o almeno buona parte di esse.
 
Come dicevo, nel libro succedono tante cose. C’è molta azione. Vi sono alcune scene molto lunghe (una raggiunge ben 6400 parole) in cui gli eventi si susseguono senza soluzione di continuità. Addirittura vedremo Anna compiere qualche azione quasi eroica, anche se non del tutto disinteressata, e sebbene vedrete ciò che accade direttamente dai suoi occhi e le sue parole, credo proprio che non riuscirete a prevedere gran parte delle sue azioni. Ci sono anche alcuni dialoghi dei quali sono fiera, perché rappresentano dei punti importanti nel portare avanti la trama e altri perché a mio parere sono veramente divertenti. E poi avrete l’opportunità di sperimentare Marte non solo sulla sua superficie, ma anche nella sua aria e persino dallo spazio.
 
Non c’è però solo Anna in questo libro, neppure nella parte marziana, dove avranno ampio spazio almeno altri due personaggi fondamentali. Uno ve lo troverete in copertina, anche se apparentemente è presente solo in poche scene. Un altro è una vecchia conoscenza, che ha già avuto un ruolo importante in “Abitanti di Marte” e qui darà davvero il meglio di sé (indovinate?).
 
Ma non c’è neppure soltanto Marte. Una parte della storia si svolge in parallelo sulla Terra, ancora una volta raccontata in terza persona e al passato (a voler simboleggiare la dilazione temporale delle comunicazioni tra i due pianeti). Quest’ultima non è affatto di contorno. Avvengono dei fatti importanti, che si intrecciano agli eventi marziani e gettano i presupposti per gli eventi della puntata finale.
Insomma, tanta roba.
 
Lo so, sto dicendo tanto e non sto dicendo nulla. Non me ne volete, non voglio rovinarvi il divertimento.
Nei prossimi giorni mi dedicherò a una prima rilettura dopo questi dieci giorni in cui mi sono staccata completamente dal libro (anche geograficamente, visto che sono stata in vacanza). Poi ci sarà l’editing e spero davvero di poterlo pubblicare come promesso entro la fine di aprile. Farò del mio meglio. Il testo è lungo e ha bisogno di essere rivisto per bene.
 
Ammetto che durante questa pausa, per quanto mi sia staccata da “Nemico invisibile”, non sono riuscita a fare altrettanto dai suoi personaggi. Continuavano a ronzarmi in testa delle idee contrastanti, relative però all’episodio finale e in particolare al suo epilogo relativo al personaggio di Anna, che alla fine della storia si troverà a compiere una scelta. Noi sappiamo però che Anna non è molto brava nel scegliere e, se può, non sceglie affatto. Con questo spirito ho cercato di elaborare un finale che le si addicesse meglio. Penso di esserci riuscita, tant’è che durante il mio viaggio di ritorno mi sono messa a scrivere pagine di appunti con carta e penna (sì, in aeroporto!), per timore che le idee mi sfuggissero dalla testa.
 
Qualcosa però ve la posso svelare (si fa per dire). La fine di “Deserto rosso” non sarà una fine in senso stretto. Come sapete, esiste già un altro romanzo nella stessa timeline, che pubblicherò successivamente (“L’isola di Gaia”) e proprio nell’ultimo capitolo dell’episodio finale ci saranno dei richiami importanti a qualcosa che dovrà succedere nel futuro. Il capitolo finale comprenderà due parti. La prima, suddivisa in due scene successive, chiuderà, per questo libro, la storia di Anna. La seconda, più breve, sarà dedicata a un altro personaggio, che potrebbe aprire nuovi scenari. Entrambe lasceranno delle porte aperte al futuro, questo perché a mio parere le storie vere non finiscono affatto (a meno che i personaggi non muoiano, ovviamente), quindi perché mettere la parola fine?
 
In ogni caso, rimanete sintonizzati. Il vostro feedback su “Nemico invisibile” sarà senza dubbio fondamentale nel determinare con esattezza il modo in cui si concluderà l’episodio finale e magari potrà essere da spunto allo sviluppo di nuove storie nella stessa timeline.
 
Di Carla (del 14/02/2013 @ 01:13:09, in Scrittura & Lettura, linkato 2641 volte)

 Un giretto in orbita
 
 Se amate aerei, navette spaziali, stazioni orbitanti e vi piacciono le storie che hanno a che fare con la NASA, dovete leggere questo libro.
Lo comprai semplicemente perché mi piacque la copertina e il titolo. Quella specie di aereo, che poi scoprii essere uno spaceplane (un aereo che funziona sia nell’atmosfera che nello spazio), sperduto in orbita, che aveva tutta l’aria di essere nei guai, mi fece subito presagire una storia interessante. E non sono stata delusa.
La trama di questo tecno-thriller è intrigante. È ambientata in un prossimo futuro in cui vengono usati degli spaceplane per viaggiare tra due punti agli antipodi della Terra. Questi velivoli, chiamati clipper, hanno una propulsione tale da portarli quasi in orbita, disegnando una traiettoria parabolica, per poi scendere verso la destinazione finale, che viene raggiunta in un paio d’ore. Durante il viaggio, molto costoso, i passeggeri provano per un breve periodo di tempo, in cui il clipper si trova in caduta libera, la sensazione di assenza di gravità.
L’autore, Patrick Chiles, è un pilota, ha fatto diversi lavori nel campo dell’aviazione ed ha scritto numerosi articoli in riviste che si occupano anche di voli spaziali. Insomma si tratta di un esperto, sia della parte tecnica che di quella umana riguardante il volo e lo spazio. Leggendo il suo libro, tutto questo appare evidente. Il ritmo della storia è avvincente, i dialoghi sono ben orchestrati e ti danno l’impressione di trovarti lì sul clipper o il controllo missione o sulla stazione orbitante. Nuove emozioni sono sempre dietro l’angolo, rendendo la lettura davvero molto divertente oltre che istruttiva. Questa è caratterizzata da un buon equilibro tra la parte tecnica e quella romanzata, che ne assicura la credibilità. È un peccato che libri del genere non arrivino al mercato italiano, perché ce ne sarebbe davvero bisogno. Questo libro è uno dei tanti esempi di prodotti di gran valore scritti da autori indipendenti.
Se dovessi definirlo con una parola, sarebbe entusiasmante, sotto tutti i punti di vista. Leggetelo.
 
Perigee (Kindle e brossura) su Amazon.it.
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Questo libro è in inglese!
 
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Di Carla (del 12/02/2013 @ 23:45:48, in Scrittura & Lettura, linkato 3183 volte)


 La vita “pensata” è meglio di quella reale?

Ho avuto un impatto non felicissimo con il cyberpunk. È successo un paio d'anni fa quando ho letto per la prima volta un libro di William Gibson (“Luce virtuale”). Ciò che allora mi aveva però lasciata perplessa non era tanto l'argomento in sé, ma il modo farraginoso in cui era stato presentato all'interno del libro.
Fortunatamente, pur avendo deciso di mettere da parte la lettura di altri libri di Gibson, non ho fatto altrettanto con questo sottogenere della fantascienza, le cui premesse mi affascinano. La possibilità di esistere, di avere coscienza di sé, di vivere una vita “pensata” come creatura digitale all'interno di una realtà virtuale è qualcosa che non è semplicissima da concepire, ma che contiene in sé delle implicazioni di grande interesse.
Se la nostra coscienza non è altro che il risultato di reazioni chimiche ed elettricità, dal punto di vista concettuale immaginare una coscienza digitale non appare una cosa assurda. E all'interno di questo romanzo Marco Santini prova a delineare uno scenario futuro in cui questa pratica rappresenti la normalità fino a fare di questo popolo virtuale quasi una minaccia per quello reale, limitato dal proprio corpo. Il bello infatti di essere digitali è il non avere limiti. Si possono creare mondi virtuali in cui vivere, ma allo stesso tempo si può scaricare la propria coscienza in androidi che vivano nel mondo reale, inoltre si può esistere per sempre e viaggiare nello spazio senza preoccuparsi delle distanze, visto che il tempo non è un nemico. Questa assenza di limiti permette all'autore, dotato di grande fantasia, di creare una storia intricata e avvincente. A dire la verità all'interno di questo libro c’è materiale per ben più di un semplice romanzo. Santini avrebbe potuto farne una trilogia o addirittura un ciclo di romanzi, permettendo al lettore di divertirsi più a lungo e allo stesso tempo di approfondire un tema non sempre facile da comprendere.
In ogni caso il risultato è più che buono. Si tratta di una lettura piacevole, con aspetti controversi, ma che offrono numerosi spunti di riflessione. E tutto questo a costo zero, visto che nella versione ebook il libro è addirittura gratuito. Sempre in questa versione inoltre l’autore sfrutta al meglio le potenzialità del digitale aggiornando periodicamente il testo. Se volete immaginare un futuro lontano che sia completamente diverso dal presente in cui viviamo, “Il progetto Alfa Centauri” può darvi ciò che cercate.
 
La copertina sopra riportata è quella della versione in brossura.
 
 
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Di Carla (del 06/02/2013 @ 21:23:27, in Scrittura & Lettura, linkato 3676 volte)

 Un esercizio di speculazione scientifica a tratti eccessivo
 
 
La trilogia di Marte di Kim Stanley Robinson è senza dubbio un must per chiunque ami leggere o scrivere di questo pianeta. Di certo è un’opera immensa sotto molteplici punti di vista.
Questo primo libro si concentra sulla prima colonizzazione del pianeta immaginata in un futuro molto prossimo rispetto al presente, mentre il libro è stato scritto nel 1993. Continua poi in un arco di tempo di alcuni decenni descrivendo l’inizio di un progetto di terraformazione.
Da una parte si nota il solito ottimismo di questo tipo di fantascienza nell’immaginare un evento di proporzioni titaniche in tempi relativamente brevi, che verrà di certo sbugiardato dalla realtà dei fatti. Al di là di questo, si può difficilmente definire questo libro un romanzo. Certo, ci sono dei personaggi con le loro storie, legate le une con le altre, ma dal punto di vista strettamente narrativo appare più come una serie di episodi, mostrati da punti di vista diversi, offrendoci così una narrazione corale, in cui non esiste un vero protagonista se non lo stesso Marte.
Le singole storie, però, appaiono essere solo un pretesto per il tentativo dell’autore di immergersi in altri campi, per lo più scientifici, sebbene tenda spesso a sfociare nella sociologia, nella politica e persino nella psicologia. Il risultato è un libro che tende più a sembrare un trattato speculativo che un vero romanzo. Ne soffrono un po’ i personaggi, che finiscono ai margini. La maggior parte di loro non fa molto per farsi amare. Ammetto che ho avuto difficoltà ad affezionarmici. L’unico che mi è veramente piaciuto è Frank, forse perché l’ho trovato il più umano, con i suoi pregi e soprattutto con i suoi difetti. Peccato che sia stato poi colpito dal karma di certe storie americane un po’ troppo politically correct, secondo cui, se fai qualcosa di riprovevole, alla fine in qualche modo devi pagare.
Il libro è comunque per larga parte interessante, soprattutto se quello che cerchi è un approfondimento pseudoscientifico. Alla base della speculazione c’è una scienza molto accurata, frutto di notevoli ricerche. Forse il difetto peggiore di questo libro è proprio l’aver voluto eccedere in questo senso, soffermandosi troppo su aspetti puramente tecnici a scapito della finzione.
In alcune parti mi sono annoiata e ho saltato a pie’ pari delle pagine. Non me ne pento. A un certo punto, nella parte raccontata dallo psicologo della spedizione, l’autore parte per la tangente con una noiosissima e inutile disquisizione psicologica. Quando l’ambito trattato era più puramente scientifico, ho letto con maggiore interesse.
Una cosa che stride è il voler essere ossessivamente accurato dal punto di vista scientifico per poi espandesi senza limiti nella parte speculativa, arrivando a mio parere a eccedere.
Il finale scade nel catastrofismo, argomento che non sopporto e non solo nella narrativa, lasciandoti con l’amaro in bocca, poiché il mood della storia parte da una base ottimistica per poi arrivare in un crescendo di drammaticità a un epilogo eccessivo.
Dovendo dare un giudizio complessivo, è senza dubbio un libro notevole, ma non una lettura facile, vista la sua complessità e soprattutto lunghezza. Di certo, però, ti lascia qualcosa.
 
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Ieri sono state annunciate le nomination per i Booktrailers Online Awards, una sorta di "Oscar" dei booktrailer organizzata dai blog www.booktrailers.ilcannocchiale.it e www.futuroscrittura.altervista.org, che vedrà annunciati i vincitori il prossimo 10 febbraio.

Facendo clic qui o sull'immagine potete leggere la lista dei nominati, che include anche il booktrailer di "Deserto rosso - Punto di non ritorno", realizzato da Fabio Delfino (che ha ricevuto altre quattro nomination per un altro booktrailer), per la categoria Migliore Sintesi.

In attesa di conoscere la scelta finale dei giurati, rimane in sospeso un'altra categoria di premio, che dipende direttamente dal feedback degli utenti: Migliori commenti del pubblico.
Per questa ho bisogno del vostro aiuto. Vi invito a visitare la pagina del mio booktrailer sul sito dei BTO Awards, scorrere in basso, votare il trailer e soprattutto lasciare un commento su di esso (non sul libro).

Ringrazio tutti quanti finora abbiano contribuito a questo piccolo successo!

Vi riporto ancora una volta il trailer, invitandovi a condividerlo con i vostri amici!

 
Di Carla (del 25/01/2013 @ 03:37:29, in Scrittura & Lettura, linkato 2074 volte)
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 Un buon passatempo, ma niente di più

Libro senza infamia e senza lode. Sono stata un po’ ingannata dal fatto che venisse catalogato come un libro di fantascienza. Lo definirei più che altro un thriller a metà tra tecnologico e psicologico. L’argomento è la clonazione e uno dei modi in cui questa può andare male. L’ambientazione è un po’ statica e tutt’altro che originale. I personaggi sono costretti a rimanere in una casa in mezzo ai boschi, mentre una bufera di neve li isola dal mondo; se aggiungiamo un bambino un po’ particolare, tutto questo vi ricorda qualcosa? In questo contesto si sviluppa la trama un po’ thriller e un po’ horror, anche nel modo in cui si svolge, con i protagonisti braccati da qualcuno che da solo riesce a essere più pericoloso di tutti e che più volte tentano di scappare senza riuscirci, fino allo scontato epilogo.
Può essere una lettura carina, ma non mi ha lasciato molto, una volta terminata. Già l’inizio con una linea di dialogo mi ha spiazzata e di conseguenza non mi ha fatto una buona impressione. Sono comunque andata avanti. Le dinamiche dei personaggi si sono presto chiarite, compresi i risvolti sentimentali. Non una volta, però, l’autrice è stata in grado di stupirmi. I colpi di scena sono risultati abbastanza telefonati.
Non mi sento di condannare completamente questo libro, perché è comunque scritto abbastanza bene, ma non è di certo un capolavoro. Il problema non è stilistico, ma è proprio la trama a mancare un po’ di originalità. Sono sicura che la Gaines abbia le capacità per scrivere libri di ben altro valore e probabilmente sarò curiosa di leggerli.
 
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Di Carla (del 22/01/2013 @ 15:36:57, in Scrittura & Lettura, linkato 2769 volte)

Il fantasy è un genere molto amato dai giovani, in particolare nella sua accezione definita urban gothic. Quest’ultima racconta storie caratterizzate dalla presenza di esseri soprannaturali inseriti in contesti contemporanei, in una sorta di mondo alternativo in cui convivono con gli essere umani.
E oggi ho il piacere di ospitare sul blog un’autrice di questo genere, Aurora Torchia, che insieme a suo fratello Alessandro Torchia ha pubblicato il libro “Favole del crepuscolo”.
 
Salve Aurora, benvenuta nel mio blog!
È un piacere per me averti qui per parlare un po’ con te del tuo libro e in generale dello urban gothic. Come è nata l’idea di cimentarsi nella scrittura di un romanzo di questo tipo?
Il piacere è mio!
In verità, scrivo libri (o almeno ci provo) fin da quando ero una ragazzina: questo è il primo però che non interrompo dopo solo alcuni capitoli ma porto a compimento.
Io ho sempre amato il genere fantasy e ho sempre scritto storie di questo tipo. Quindi, è stata quasi una scelta naturale orientarsi verso il fantasy anche per questo primo romanzo lungo! Quando ho lavorato alla storia avevo in mente due idee precise: metterci dentro un po’ tutto quello che mi piace, e cercare di creare un’ambientazione originale rispetto ai classici. Per quanto riguarda il primo punto, sono sicura della riuscita. Quanto al secondo… beh, lascio decidere ai lettori!
 
So che il tema del freak, il cosiddetto mostro, ti è molto caro. Mi chiedevo: anche nel tuo libro attribuisci a esso il significato metaforico di persona diversa dalla normalità? Oltre a essere un’opera di intrattenimento, è corretto dire che con “Favole del crepuscolo” tu e tuo fratello avete voluto anche trasmettere un messaggio riferito alla realtà di tutti i giorni?
Per quanto riguarda me, sicuramente sì. Ma niente prediche, non temete! Non sono il tipo. Con messaggio non intendo il venire a dire alla gente come dovrebbe vivere. Semplicemente, mostro quello che è per me un mondo possibile e auspicabile – un mondo in cui non esistano concetti come normalità. In questo mondo che vorrei, tutti hanno il loro posto e nessuno è da solo.
Probabilmente sono rimasta traumatizzata dal finale di “Edward Mani di Forbice”, e ho deciso di creare un luogo in cui l’amore e il rispetto siano più importanti dell’avere un paio di forbici al posto delle mani e di bucare qualche materasso ad acqua per sbaglio ogni tanto.
L’augurio è che un giorno un mondo simile smetta di essere solo nella mia testa ma riesca a vederlo anche semplicemente camminando per la strada.
 
Siamo abituati a leggere storie di vampiri, licantropi e simili ambientati nei posti più disparati. La storia del vostro libro invece si sviluppa in quella che è poi la vostra città, Venezia, scelta che a mio parere è azzeccatissima. Nell’immaginario comune, non solo quello degli italiani, Venezia è sempre avvolta da una sorta di alone di mistero, quasi fosse una città senza tempo.
In qualche modo la città stessa vi ha ispirato nella creazione della storia? Ci sono dei luoghi particolari dai quali sono scaturite alcune idee della trama?
Insomma raccontami un po’ del legame tra Venezia e la genesi di questo libro.
Venezia è un luogo effettivamente unico (perdonatemi un po’ di campanilismo): penso sinceramente che non esista un’altra città uguale in tutto il mondo, ed è ricchissima di leggende misteriose. Quindi, avendo a disposizione un simile ambiente, perché non sfruttarlo?
Sono poi particolarmente affezionata a ognuna delle descrizioni, perché sono spesso una resa fantasy di posti che frequentavo andando all’Università: il Midnight Cafè non è niente altro che la versione gotica di un bar molto carino in cui mangiavo spesso con gli amici, per fare un esempio.
Quanto alla descrizione finale di Piazza San Marco, era doveroso che avesse un posto da regina nella storia. Uno dei ricordi più forti, che ho di Venezia di quando ero bambina, sono le campane che suonavano dopo il tramonto, e io col naso all’insù a guardare il campanile. Consiglio a tutti una passeggiata da quelle parti di notte: basterà solo quello a vedere quanto di magico c’è in Italia, senza dover cercare ambientazioni esotiche.

I personaggi del libro sono giovani. Quanto ti sei immedesimata in loro durante la scrittura? Quanto c’è di te nei singoli personaggi?
Questa è una domanda piuttosto difficile per me. Mio fratello ti risponderebbe che assomiglio molto alla protagonista, ma io cerco sempre di rendere i miei personaggi più diversi da me possibile – purtroppo, non sempre ci riesco. È una questione di gusti, immagino: mi diverto molto di più a lavorare su personalità che non hanno nulla a che vedere con la mia.
Ma si, temo che la protagonista Gaia abbia davvero qualcosa di simile a me… tranne l’altezza.
 
Favole del crepuscolo” è un romanzo scritto a quattro mani con tuo fratello. Come si scrive un romanzo a quattro mani? Tecnicamente come vi siete organizzati?
Ha funzionato meglio di quanto mi aspettassi! Probabilmente anche grazie al fatto che sul lavoro sono un mastino e non davo tregua a mio fratello finché non scriveva.
In pratica, ho buttato giù una prima stesura del libro, che mio fratello ha riletto aggiungendo sue idee e suoi personaggi. Da qui è iniziata una lunga fase fatta di riletture incrociate, aggiunte, tagli e così via: divertente e sicuramente utile a rendere il libro ancora più vario.
 
Quali altre persone sono state coinvolte durante la stesura dell’opera nelle sua varie fasi (stesura iniziare, editing, correzione di bozze, rilettura, formattazione, ecc…)?
Devo prima di tutto ringraziare sentitamente un sant’uomo di nome Pierpaolo Cocchi che, nonostante ci conoscessimo pochissimo, ha provveduto a creare una versione epub del libro.
Poi non posso non citare la mia amica Erica, che ha letto questo libro tanto da saperlo a memoria…
Ultimo ad averci lavorato – ma di certo non ultimo per impegno speso – è stato l’illustratore e amico Walter Brocca, autore anche della copertina che vedete, nonché di altre tavole – presenti purtroppo solo nel pdf del libro, ma che mando volentieri via mail a chiunque me le chieda.
 
Come mai avete deciso di diventare autori indipendenti?
Autore sconosciuto + genere fantasy + quasi 500 pagine = difficilmente una casa editrice ha tempo e voglia di leggere quello che scrivi.
Triste forse, ma vero.
E io sinceramente sono sempre stata una persona molto poco paziente, quindi sono partita in carica e mi sono messa a pubblicarmi e pubblicizzarmi da me.
Di certo non escludo di poter pubblicare per qualche casa editrice un giorno, anzi, ma al momento non ho ricevuto nessuna proposta interessante.
 
Cosa bolle in pentola? State scrivendo qualche altro libro (separatamente o insieme)?
Per quanto riguarda il mio impegnatissimo fratello, quando i suoi impegni di musicista e organizzatore eventi gli danno tregua, scalpita per scrivere il seguito – cosa che ci stanno chiedendo in molti, e non sono tutti parenti, nonni e amici!
Io al momento mi sto divertendo a scrivere “Chiodi Nelle Ali”, un breve romanzo horror, e una storia a puntate dal titolo “La Città dei Mostri”, primo credo di una serie di progetti legati a un’ambientazione a cui lavoro da un po’.
 
Grazie ancora ad Aurora per la bella chiacchierata.
Grazie ancora a te!
 
Vi lascio con la biografia di Aurora Torchia e qualche link per conoscerla meglio.
 
 

AURORA TORCHIA
è nata il 20 aprile 1983, è laureata in Lingue Orientali all'Università Ca' Foscari di Venezia e in procinto di prendere la specializzazione nella stessa università.
Traduttrice per passione, spera che questa diventi presto anche la sua professione. “Favole del crepuscolo” è il suo primo romanzo, scritto insieme al fratello Alessandro.
Di sé dice che, un pò come un vecchio menestrello di altri tempi, ama raccontare storie e parlare di mondi di onore e incanto a tutti coloro che abbiano la pazienza di ascoltarla. E naturalmente spera di avere l'opportunità di farlo tramite i libri.
Il suo libro è disponibile sia in formato ebook che in cartaceo.
 
Aurora ha un sito personale. Oppure venite a trovarla nel blog Bastions Of Illusion, dove scrive con lo pseudonimo Cordelia Hel.
 
 
 
Di Carla (del 18/01/2013 @ 02:17:06, in Scrittura & Lettura, linkato 2818 volte)

 Nostalgia dei Cyloni
 
Lo ammetto, nel dare cinque stelline a questo libro ho esagerato, ma io sono di parte e il mio giudizio deve essere in ogni caso soggettivo.
Si tratta di uno di quei romanzi, definiti tie-in, che vengono scritti unicamente per far spendere soldi a noi fan della serie, ma non aggiungono nulla alla storia. Anzi è corretto dire che "Il segreto dei Cyloni" è pieno di incongruenze rispetto a "Battlestar Galactica", ma il motivo è semplice: è stato scritto quando ancora la serie non era finita, prima che certe decisioni sulla trama venissero prese o modificate.
Come tutte le serie TV anche "Battlestar Galactica" è partita da un concept iniziale, che negli anni si è evoluto, anche in base al gradimento del pubblico. Questo ha generato qualche piccola incongruenza al suo interno, anche se veramente trascurabile, ma ha influenzato anche prodotti come "Il segreto dei Cyloni". E nell'iniziare a leggere questo libro bisogna avere chiaro in mente questo fatto. Una volta che si accetta ciò, alla fine non ha molta importanza se quanto narrato sia tutto plausibile. Possiamo scegliere di ignorare ciò che non va e divertirci col resto, perché questo libro serve a un unico scopo: divertire i fan di "Battlestar Galactica".
Con me ci è riuscito. Affamata come sono di nuove trame basate sui personaggi della serie e nostalgica nei confronti degli stessi Cyloni (sono sempre stata dalla loro parte!), mi sono divertita moltissimo a leggere questo romanzo che si configura, come è ovvio, nel genere della space opera e che dà la sensazione, con un po' di fantasia, di ritrovarsi in quelle ambientazioni televisive.
La storia ha luogo nel passato rispetto alla serie, quando Adamo e Tigh erano giovani ufficiali. I protagonisti però non sono loro, ma servono solo a creare il contorno in cui si muove Tom Zerek. Anche lui c'è nella serie, ma il background proposto in questo libro non corrisponde con quello usato in "Battlestar Galactica". Poco importa. Il personaggio è ben riconoscibile e nella sua versione giovane risulta molto godibile da seguire.
Insomma, se comprate questo libro in cerca di un grande romanzo di fantascienza, lasciate perdere. Questo è un libro per fan, appena un gradino più in alto di una fan-fiction, e come tale va considerato. Da qui le cinque stelline, tutte meritate, perché da fan l'ho divorato in pochi giorni e mi è piaciuto. Ed è solo questo ciò che conta.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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Ho provato a sottoporre questo argomento ad alcuni gruppi in inglese di scrittori sia su Facebook che su Google Plus. In entrambi i luoghi virtuali ho scatenato una lunga discussione su come sia possibile applicare il principio di scrivere di ciò che si conosce a un genere che, per definizione, racconta di luoghi, tempi e tecnologie inesistenti, che non possono quindi essere conosciute.

Ma nell'espressione "scrivi ciò che conosci" c'è un trucco.

Ne parlo in un articolo pubblicato sul blog di Kipple Officina Libraria, intitolato "Scrivere ciò che si conosce nella fantascienza e la sospensione dell’incredulità".
Avrei piacere di sentire le vostri opinioni in merito nei commenti, qui e/o sul blog di Kipple. Vi chiedo anche di condividere questo articolo tra i vostri contatti nei vari social network.

Da autrice di fantascienza, ma anche solo da scrittrice che ama raccontare ciò che non ha sperimentato in prima persona, anzi che usa proprio la scrittura per sperimentare ciò che non conosce, vorrei di sicuro approfondire l'argomento in un post successivo.
Nel frattempo andate a leggere su Kipple, dove faccio anche degli esempi tratti da uno dei più grandi autori contemporanei di fantascienza, oltre che uno dei miei preferiti: Peter F. Hamilton.

 
Di Carla (del 16/01/2013 @ 03:42:31, in Scrittura & Lettura, linkato 3148 volte)
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 Finale un po' eccessivo, ma nel complesso un romanzo godibile

Datemi un libro con un grosso mezzo di trasporto che va sull'acqua, nell'aria o nello spazio e io mi divertirò di sicuro. Questo libro di Douglas Preston e Lincoln Child non fa altro che confermare tale fatto, tanto più che alla nave si aggiungono le difficoltà di portarla in un ambiente estremo come l'Oceano Antartico. Di fronte a tutti questi elementi messi insieme, non potevo che decidere di leggere un romanzo del genere e devo dire che le buone premesse della trama sono state mantenute.
I due autori sono davvero riusciti a portarmi in mezzo ai ghiacci, a trasmettermi l'angoscia di una nave che rischia di affondare nel gelido nulla tra la Patagonia e l'Antartide.
La premessa del meteorite gigante è intrigante, ma è ancora meglio lo sviluppo stesso della storia. La costante sensazione di pericolo emerge dalle pagine, veicolata da personaggi perfettamente in linea con ciò che ci si aspetta da un libro di avventura. Alcuni sono un po' sopra le righe, ma la situazione narrata lo consente, anzi direi che lo esige.
La parte scientifica è altrettanto interessante, alla fine della lettura sapevo di certo qualcosa di più sulla geologia planetaria (una disciplina di cui non conoscevo neppure il nome) e su come si dovrebbe comandare una petroliera tra gli iceberg, se si è inseguiti da una nave da guerra. Ovviamente si tratta di finzione e molte delle cose spiegate non sono reali, ma tutto ciò ha poca importanza. Quello che conta veramente è che ha stimolato la mia fantasia e sicuramente sarà da spunto per qualche nuova idea futura.
Insomma una lettura divertente che consiglio a chiunque.
L'unica cosa che non mi è piaciuta è il finale, che ritengo un po' eccessivo e dalle premesse catastrofiche. E io odio le storie catastrofiche. Gli autori hanno deciso di giocare sporco, gettando il sasso e nascondendo la mano. Hanno terminato la storia con una scoperta terribile, sulla quale hanno chiuso il libro. Un po' troppo comodo, no? Per questo mi sono fermata a 4 stelline.
Comunque sia ho deciso di ignorare questo difetto, in modo da non guastare il bel ricordo che ho del libro.

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