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 Trilogia del detective Eric Shaw... di Carla
 

"Tu ami essere un astronauta, fa parte della tua essenza."
Deserto rosso - Ritorno a casa




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 11/09/2013 @ 12:20:42, in Scrittura & Lettura, linkato 2441 volte)

 Leggera e divertente
 
Due gemelle identiche ma opposte sono lo strumento con cui Martina Munzittu si diverte a esplorare il rapporto tra due donne, e ci riesce molto bene. Quello delle gemelle identiche che fanno di tutto per essere diverse è qualcosa di molto comune, ma la Munzittu va oltre, estremizzando questo concetto e proponendoci Lucy e Poppy, due ventenni londinesi, che forse anche a causa della giovane età, e dell’ingenuità che ne consegue, sembrano fare di tutto per distinguersi l’una dall’altra, sotto ogni aspetto. Da una parte abbiamo Lucy, quella “normale”, con una casa, un lavoro, ma purtroppo single. Dall’altra Poppy, quella “alternativa”, che ha dilapidato parte dei soldi ricevuti in eredità (comodo così!) per girare il mondo, che si ostina ad adottare usi e costumi di altre culture, possibilmente mescolandoli, alla ricerca di un qualcosa che forse neanche lei sa cosa sia.
Tra le due, paradossalmente, quella che pare di vedute più ristrette è proprio la seconda, chiusa nei suoi idealismi, al contrario della prima, più legata alla realtà che sembra sopportare meglio le stranezze della sorella. Ovviamente fino a un certo punto. Poppy fissata con il suo mondo alternativo si rifiuta di guardare la realtà che la circonda, la liquida considerandola peggiore della sua e arriva a non rispettarla, come accade in un episodio divertente (che non riferisco per evitare anticipazioni), che sarà causa di un forte contrasto tra le due sorelle.
Tutto ciò viene abilmente orchestrato in questa novella chick-lit, a tratti esilarante, che porta suo malgrado il lettore (la lettrice?) a scegliere da che parte stare.
Si tratta di una lettura che mi sento di consigliare a chi vuole passare un paio d’ore piacevoli e scoprire questa brava autrice. La Munzittu la offre gratuitamente in formato ebook nel suo sito in cambio dell’iscrizione alla newsletter. La versione cartacea è invece disponibile su Amazon.
 
 
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Di Carla (del 06/09/2013 @ 09:05:27, in Scrittura & Lettura, linkato 2102 volte)


 Belle idee, edizione scadente

 
Mi sono imbattuta in questo libro qualche anno fa, non ricordo neppure come. Ultimamente me lo sono ritrovata e ho deciso di leggerlo. Così facendo, ho scoperto con piacere il catalogo di libri pubblicati da questo editore (che in realtà è un’associazione), tutti di genere fantascientifico. Per quanto elogi l’iniziativa di dare più spazio a questo genere nell’editoria italiana, noto però che i risultati non sono dei migliori.
La trama di questo romanzo è molto interessante. Si tratta di un thriller fantascientifico con un bel po’ di azione e suspense. La storia in sé è molto originale e godibile. Purtroppo l’edizione non è all’altezza del resto. Prima di tutto non c’è sufficiente suddivisione delle scene. Poco dopo l’inizio a un certo punto il libro continua senza interruzioni fino alla fine. Inoltre il testo è disseminato di refusi e, temo, anche veri errori (visto che si ripetono). La formattazione è a tratti pessima, come se fosse stata fatta di corsa.
Tutto questo riduce notevolmente la leggibilità del libro e vanifica in parte quanto di buono ci sia in esso. Però devo ammettere che l’ho letto con molto interesse, perché volevo sapere come andava a finire, segno che il testo in sé non è affatto male, per quanto un editing più approfondito gli avrebbe di certo giovato, soprattutto nell’utilizzo un po’ troppo disinvolto dei punti di vista, che disorienta durante la lettura.
Ciò che mi ha lasciato perplessa è il finale troppo aperto. Nel leggerlo possiamo supporre che le cose vadano in un certo modo, ma non ce n’è affatto la certezza. Sembra quasi che ci debba essere un sequel, che però non mi pare sia stato mai pubblicato. Insomma, mi ha un po’ deluso.
In poche parole, quattro stelle all’autore, ma due all’editore. Per cui la media non va oltre il tre.
 
 
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Di Carla (del 03/09/2013 @ 23:57:58, in Scrittura & Lettura, linkato 4209 volte)


Ogni autore sa bene quanto sia importante leggere per migliorare la propria scrittura. Aiuta ad assimilare nuove parole, nuove strutture dei periodi, esplorare nuovi stili, arricchendo il proprio. Ma c’è anche uno svantaggio nel leggere altri libri nella propria lingua, cioè la stessa in cui si scrive, nello stesso periodo in cui si sta effettivamente scrivendo: questa influenza potrebbe non essere positiva.

Ciò può dipendere dalla qualità della lettura. Non sto solo dicendo che, leggendo un libro mal scritto, si può danneggiare la propria prosa. Questo è ovvio. Talvolta, però, il danno può essere causato anche da un libro scritto molto bene, ma che non abbia nulla a che vedere con la propria scrittura. Vi è un leggero rischio che questa ne venga in qualche modo contaminata.
 
È un fatto innegabile che più si legge un certo autore, più si tende a scrivere come lui. Ciò può rappresentare un problema per gli scrittori che non hanno ancora sviluppato una propria voce o sono ancora incerti riguardo a essa.
Può capitare che diversi romanzi dello stesso autore suonino diversi, a causa del diverso tipo di letture che fa durante i periodi di scrittura. Non si tratta di un effetto negativo in senso stretto, poiché è un modo per esplorare le proprie abilità e trovare appunto la propria voce, ma talvolta può far sentire un po’ strani. Rappresenta, invece, un problema serio quando si sta scrivendo una serie e si vuole che il proprio stile sia il più coerente possibile in tutti i libri.
Come gestire questa situazione?
 
Il mio suggerimento è di essere molto vari nella scelta delle proprie letture. Cambiare spesso autore e genere. Leggere tanto durante il periodo in cui non si scrive e rallentare un po’ mentre lo si fa (cosa tra l’altro naturale, visto che si ha in genere meno tempo). Mentre si scrive, si devono scegliere libri che sono coerenti con lo stile della propria prosa, anche se di genere diverso, o viceversa, cioè stile molto diverso ma stesso genere. In questo modo la mente elabora il nuovo input separatamente dall’output.
Ma c’è anche un altro modo per evitare delle cattive influenze, che è fattibile se si parla almeno una lingua straniera: leggere libri in quella lingua, possibilmente dello stesso genere.
In tal modo si rischia meno di vedere il proprio stile contaminato, mentre allo stesso tempo si assimilano nuove tecniche narrative, strutture, ritmo, idee, tutti aspetti che possono essere rielaborati attraverso la propria voce di autore in qualcosa di veramente originale.
 
Da qualche mese sto facendo proprio questo.
Come sapete, sto per pubblicare la quarta e ultima puntata di “Deserto rosso”, “Ritorno a casa”, ma ricordo bene quanto fosse stato difficile per me iniziare a scrivere la terza, “Nemico invisibile”, poiché erano passati alcuni mesi della prima stesura del secondo libro, nel frattempo avevo scritto un altro romanzo in un altro genere e stavo leggendo un sacco di libri diversi, che mi erano piaciuti molto, ma non avevano nulla a che vedere con la mia voce che in quel periodo era ancora molto fragile. Perciò avevo deciso di concentrare la maggior parte delle mie letture sui libri in inglese dello stesso genere della mia serie (fantascienza). Tutto ciò ebbe l’effetto di alimentare la mia fantasia e la mia creatività, e anche le mie emozioni riguardo alla storia, senza influenzare il tipo di parole che preferisco usare o il modo in cui le uso.
Durante la stesura di “Ritorno a casa”, invece, ho avuto la fortuna di trovare alcuni libri in italiano con tematiche molto simili al mio, che mi sono stati di grande aiuto nel ricreare la giusta atmosfera nella mia mente, ai quali ne ho affiancati altri di generi diversi, ma che si addicevano al mood della mia storia. A tutto ciò ho aggiunto la costante lettura di libri di fantascienza in inglese.
 
È anche vero che, come autrice, devo continuare a migliorare il mio vocabolario e far crescere il mio stile, altrimenti i miei futuri libri rischiano di diventare un po’ ripetitivi, ma ciò rappresenta un processo più lento che non avviene di certo da un giorno all’altro. Leggere molto aiuta a renderlo più intenso, ma non tutte le letture sono uguali né sono adatte a ogni autore.
 
E voi cosa fate? Leggete libri in un’altra lingua? In che modo i libri che leggete influenzano il vostro stile? Come li scegliete?
 
Di Carla (del 29/08/2013 @ 22:55:45, in Scrittura & Lettura, linkato 2991 volte)
Più riguardo a Nicolas Eymerich, inquisitore


 Perplessità e noia 

La prima cosa che ho detto nel finire di leggere questo romanzo è stata: “Che brutto libro!” Non sono riuscita a impedirmelo.
All’inizio ero perplessa, ma continuavo a leggere convinta che prima o poi la storia sarebbe decollata o che alla fine tutto avrebbe avuto un senso. Nessuna delle due cose è accaduta.
Sicuramente pregevole la ricostruzione storica e anche lo stile dell’autore in quella parte rende bene l’idea di un ambientazione ai tempi dell’Inquisizione. Il personaggio di Eymerich è di certo intrigante. Tutto però poi si perde con una trama di cui ho faticato a comprendere il senso, non perché non l’abbia capita, ma piuttosto perché me ne è sfuggito il lato interessante, ammesso che ce ne fosse uno. Le altri due parti nel presente e nel futuro sono in gran parte noiose. Gli unici spunti vagamente sfiziosi si riducono a nulla. Quella nel presente è carica di info-dump del tutto inutile. Perché cercare di dare mille spiegazioni a una cosa insensata? Basta una frase e la sospensione dell’incredulità fa il resto, o almeno dovrebbe. Quella nel futuro sembra invece del tutto posticcia, messa lì per chiudere il cerchio. Il tutto è farcito da un attacco generale alle credenze religiose, che sembra essere la “morale” dell’intera storia.
Che noia.
 
 
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Di Carla (del 28/08/2013 @ 07:42:29, in Scrittura & Lettura, linkato 2345 volte)


 La genesi di un personaggio

Avevo già apprezzato il romanzo cronologicamente successivo, “Doppio omicidio per il maresciallo Maggio”, ed è quindi con grande curiosità che ho affrontato la lettura dei tre bei racconti, che presentano il protagonista di questa serie di gialli.
Il maresciallo Maggio, che all’inizio non ha neppure un nome, emerge pian piano all’interno di queste storie con la sua umanità e la sua arguzia. Ci viene presentato dall’autore all’inizio in contesti leggeri, addirittura con risvolti comici, che assumono col passaggio da un racconto all’altro un sempre maggiore spessore, finché ci scappa anche il morto. La drammaticità è, però, mostrata con tatto e allo stesso tempo smorzata dalla voce ironica dell’autore. Abbiamo modo grazie a essi di conoscere meglio l’ambiente in cui Maggio e i suoi colleghi si muovono, apprezzarne le sfumature. Il ritmo con cui sono narrate le storie è rapido e scorrevole, costringendo il lettore a proseguire fino alla fine di ogni singolo racconto. I personaggi sono credibili e ben delineati, nonostante i limiti imposti da una narrazione breve. Gli stessi intrecci sono abbastanza elaborati, spingendo il lettore curioso e col pallino dell’indagine a mettersi in competizione con Maggio per tentare di scoprire prima di lui come sono andati i fatti. Riuscirci non è affatto semplice.
È una lettura che consiglio prima di cimentarsi nei due romanzi successivi, per apprezzare a pieno la crescita di questo autore e del suo personaggio.
 
 
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Di Carla (del 22/08/2013 @ 17:45:15, in Scrittura & Lettura, linkato 2647 volte)

 Un romanzo tra pessimismo per l’umanità e speranza nei confronti della natura
 
Ancora una volta mi trovo di fronte a un classico della fantascienza attualissimo. Sebbene la parte scientifica sia molto fantasiosa, visto che il libro risale 1965 e dà un’immagine di Marte tutt’altro che realistica, i temi che tratta e il modo in cui la trama si sviluppa potrebbero farlo passare per un libro scritto molto di recente.
Sorprende in particolare l’originalità degli eventi raccontati. Si parla di un futuro, che fortunatamente non si è realizzato (la storia è ambientata nel 1986), in cui una specie di alga ha messo in ginocchio la Terra. L’ultima speranza sembra proprio il pianeta rosso, che l’Uomo sta cercando di colonizzare. Quando il protagonista, Benbow, viene inviato su Marte per partecipare a questo progetto, subito si rende conto che coloro che ne sono a capo stanno nascondendo qualcosa.
La storia è di grande respiro e complessità per essere un romanzo relativamente corto. Si vede la capacità dell’autore di spostare la vista un po’ più in là, immaginando scenari grandiosi. Sebbene il libro sia attraversato soprattutto all’inizio da una notevole malinconia, che comunque continua fino alla fine, si intravede l’ottimismo degli anni ’60 sulla capacità dell’Uomo di realizzare grandi imprese, ma anche nei confronti della stessa Terra e della natura, allo stesso tempo si nota il pessimismo riguardo alla tendenza umana all’inganno, che si ritorce contro l’umanità stessa in una sorta di paradosso. Comunque sia, questa storia che nasce su toni cupi termina con una nota di speranza, sebbene non si tratti affatto di un happy ending.
Mi è piaciuto molto. Mi sono sentita coinvolta nelle vicissitudini del protagonista e ho sofferto con lui. Forse l’eccessivo pessimismo mi ha impedito di dare la quinta stellina, ma ho apprezzato tantissimo l’idea che l’Uomo non possa nulla contro la natura, sia che si tratti di distruggerla che di salvarla. La natura fa da sé, all’Uomo non resta che adattarsi e attendere.
Non solo è molto bello il libro, ma è ottima anche la traduzione e la qualità dell’edizione (davvero pochissimi refusi), qualcosa che si vede molto di rado al giorno d’oggi.
 
 
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Di Carla (del 20/08/2013 @ 18:45:55, in Scrittura & Lettura, linkato 1761 volte)

 Lettere dallo spazio
 
È raro imbattersi al giorno d’oggi in un romanzo epistolare, ancora più raro se si tratta di fantascienza. In realtà non me ne viene in mente nessun altro in questo genere. Spinta dalla curiosità, mi sono allora avventurata nella lettura di “Dear Cynthia”.
La storia è quella di un uomo clonato dopo la sua morte, cui sono stati impiantati tutti i ricordi della sua vita precedente, che viaggia a bordo di un’astronave impegnata nell’esplorazione dello spazio. Durante il viaggio, Max scrive al clone di sua moglie, Cynthia, che ha scelto di perseguire un tipo diverso di vita. All’interno di queste lettere, da una parte ricorda il passato del loro matrimonio, mostrando di continuare ad amarla nonostante tutto, dall’altra descrive le vicende a bordo dell’astronave.
L’idea, come ho detto, è di certo originale, il suo sviluppo un po’ meno convincente. La storia è carina, ma dà l’impressione di essere stata scritta col semplice scopo di fornire una lettura leggera, come quella di una lunga novella e non proprio di un romanzo. Infatti la trama non è molto articolata e la struttura epistolare non viene sfruttata al meglio nel catturare l’attenzione del lettore. C’è da dire che è un tipo di struttura narrativa molto difficile da sviluppare in maniera efficace, poiché dà molto risalto ai sentimenti, ma, trattandosi di un romanzo di fantascienza tutt’altro che plausibile, viene difficile immedesimarsi nei panni del protagonista e comprendene a fondo le dinamiche emotive.
Alla fine del libro non ho ancora capito perché Max abbia deciso di intraprendere questo viaggio, per poi sentire sempre più la nostalgia di Cynthia. Né perché i due personaggi, pur volendosi bene, non si siano riuniti. Non che una cosa del genere non sia comprensibile, ma semplicemente l’autore omette di approfondire l’argomento. Allo stesso tempo non è chiaro quale sia l’effettiva destinazione del viaggio. In tutto il libro il protagonista racconta cosa accade a bordo, ma neanche una volta è stata colta l’occasione per mostrare qualcuno dei luoghi che l’astronave stava scoprendo. Possibile che in anni non fosse approdata nei pressi di qualche corpo celeste degno di nota? Mi sembra improbabile che stesse viaggiando a caso. C’erano molti spunti che potevano essere ulteriormente sviluppati e ciò non è stato fatto.
Ciononostante non mi sono affatto pentita di aver letto questo libro e credo che l’autore abbia le potenzialità per produrre degli scritti di ben altro valore.
 
 
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Di Carla (del 17/08/2013 @ 18:10:16, in Scrittura & Lettura, linkato 3033 volte)

 Fantascienza dal passato ma sempre attuale
 
Recentemente mi sto imbattendo in alcuni classici della letteratura fantascientifica davvero interessanti. Ne è un esempio questo del fantomatico Charles Carr, autore di soli due libri, del quale si hanno poche notizie, tanto che c’è chi pensa si tratti di uno pseudonimo. Purtroppo non ho avuto modo di leggere il precedente “I coloni dello spazio”, di cui “Le orribili salamandre” è il sequel, ma ciò non ha inficiato affatto il godimento di quest’ultimo romanzo, anche grazie alla breve introduzione presente in questa edizione.
La storia parla di due gruppi di superstiti della razza umana che vivono nel pianeta Bel, nella fascia avvolta in un perenne crepuscolo. Il primo proviene dall’astronave Colonist, il cui viaggio viene narrato dal romanzo precedente, il secondo è un gruppo di svizzeri, arrivati nel pianeta prima di loro e che hanno sviluppato un modello di società molto rigido.
Sorvolando sugli aspetti un po’ “fantasy”, come il fatto che i personaggi non dormono mai e invecchiano più in fretta o sulla fattibilità di produrre ossigeno in larga scala per rendere l’aria atmosferica respirabile, il romanzo in sé è ben congeniato. La storia, mostrata dal punto di vista del giovane Taylor, che fa parte del gruppo del Colonist, narra dello scontro tra gli umani e una specie aliena, vivente nella parte del pianeta perennemente irradiata dal sole, le salamandre. Da una parte ci vengono descritte le vicissitudini relative alla difesa della colonia umana e al tentativo di combattere e vincere gli alieni, dall’altra si osserva allo scontro tra due società con mentalità opposte, che però riescono a trovare un accordo di fronte al nemico comune. Non manca neppure un piccolo risvolto sentimentale.
Nella sua semplicità, quella che ci si può aspettare da un romanzo di fantascienza del 1955, “Le orribili salamandre” è un libro veramente godibile e avvincente. Il linguaggio è certo un po’ datato, ma non suona affatto obsoleto, sembra anzi quasi più una scelta di stile che un effetto del passare del tempo. Ci sono degli scorci narrativi molto affascinanti.
Ma ciò che sorprende di più è l’originalità della trama, che rimane tale dopo quasi sessant’anni, oltre che il suo sviluppo, che non ha nulla da invidiare a molti romanzi contemporanei.
L’unico elemento che ne tradisce l’età è il modo misurato in cui vengono trattati alcuni aspetti controversi, rendendolo una lettura adatta anche a un pubblico molto giovane. Allo stesso modo lo consiglierei a un lettore poco avvezzo al genere, ma che volesse iniziare a scoprirlo.
Insomma, è davvero un bel libro.
 
Le orribili salamandre (copertina rigida) su Amazon.it.
 
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Di Carla (del 13/08/2013 @ 06:45:02, in Scrittura & Lettura, linkato 2150 volte)

Un anno fa in questo periodo stavo scrivendo la prima stesura di “Abitanti di Marte” e l’idea di finire “Deserto rosso” mi sembrava qualcosa di molto lontano. Ero insieme ai cinque membri delle missione Isis e ne raccontavo le vicissitudini durante la loro permanenza su Marte. Dodici mesi dopo (e con oltre 2100 copie vendute) mi ritrovo a dedicarmi all’editing dell’episodio finale, “Ritorno a casa”, cosa che mi procura un mix di emozioni che vanno dalla soddisfazione alla malinconia.
 
Dopo aver vissuto per oltre un anno e mezzo nella testa di Anna e degli altri personaggi della serie, è stato davvero strano dover scrivere la parola fine alla loro storia. Adesso la sto rivivendo, mentre mi occupo della revisione. So che la rivivrò ancora almeno altre tre volte, ma sarà in maniera quasi passiva, poiché nella mia mente gli eventi sono già accaduti e non cambieranno. Il destino dei personaggi è già segnato, o almeno lo è fino al punto in cui arriva il romanzo.
 
Ritorno a casa” si distingue parecchio dell’episodio precedente. “Nemico invisibile” si svolge nell’arco di pochi giorni e ha un ritmo incalzante, in cui la tensione e l’azione vanno di pari passo con le emozioni dei personaggi. Quest’ultimo episodio, invece, si dipana in un periodo di 26 mesi dall’inizio al penultimo capitolo. Sì, avete letto bene. Anche se poi la parte conclusiva copre il tempo di mezza giornata. È più lungo (oltre 96 mila parole). Prevede un notevole cambio nell’ambientazione principale, benché non si perda mai di vista l’altro pianeta. Ma soprattutto è caratterizzato da un’anima thriller più marcata e ricca di suspense, cosa che accanto all’utilizzo di più punti di vista lo avvicina in un certo senso ad “Abitanti di Marte”, ma allo stesso tempo con il ritorno all’uso di brevi flashback a “Punto di non ritorno”, benché abbiano per protagonista un personaggio diverso da Anna.
 
Ma andiamo per ordine.
La storia si apre con una scena a ridosso del finale, una scena ricca di azione dal punto di vista di Anna, in prima persona e al presente. Poi si torna indietro, a 26 mesi prima, esattamente al punto in cui ci eravamo fermati in “Nemico invisibile”, ma questa volta vedremo cosa è accaduto a Houston. Da qui il romanzo si muove con una serie di balzi temporali in avanti. Troveremo Anna e Hassan impegnati a portare avanti un certo intento, a scontrarsi con una serie di imprevisti e ad affrontarli, utilizzando sistemi non proprio ortodossi.
 
Rispetto a ciò cui siete abituati, tutto sarà capovolto. La distinzione tra buoni e cattivi sarà così sottile da diventare trascurabile. Vi troverete a tifare per l’uno o l’altro personaggio in difficoltà, perdendo forse di vista ciò che dovrebbe essere giusto, per il semplice motivo che non avrà alcuna importanza.
 
Il tutto si svolgerà in un accrescersi di suspense, in cui si alterneranno capitoli più movimentati con altri che prediligono la riflessione e la tensione, fino al precipitare degli eventi che ci riporterà esattamente alla scena con cui si è aperto il romanzo, permettendoci finalmente di comprenderla a fondo.
Parallelamente vedremo delle scene provenienti dai ricordi di un personaggio, che riveleranno degli aspetti che non erano stati del tutto chiariti.
 
Alla fine, quando la parola torna ad Anna, tutti le tessere del puzzle saranno tornate al loro posto e conosceremo la verità sulla storia del nemico invisibile e del suo intento.
A quel punto, che ne sarà della Terra? E di Marte? Riusciranno Anna e Hassan a vincere i loro demoni?
 
Le risposte verranno fornite da una lunga scena ad altissimo tasso di adrenalina. A essa seguirà nel capitolo finale l’epilogo di questa avventura iniziata oltre un anno fa, ma parecchi anni prima per i personaggi che ne sono stati protagonisti. Scopriremo che nessuno può avere tutto ciò che desidera e che il futuro avrà sicuramente altro in serbo per loro, dopo “Deserto rosso”.
 
Il mondo creato in questa serie, infatti, continuerà a esistere nella mente dei lettori e nella mia, e lo ritroveremo, poi, insieme 35 anni dopo ne “L’isola di Gaia” (che uscirà l’anno prossimo) con nuovi protagonisti e nuove avventure, ma un unico filo conduttore.
 
Di Carla (del 08/08/2013 @ 00:11:12, in Scrittura & Lettura, linkato 3597 volte)


Eccoci alla quarta puntata di "Domande in cerca d'autore", ultima prima della pausa estiva.
Per un autore è normale immedesimarsi nei personaggi, ma in questa serie di risposte raccontiamo cosa faremmo se diventassimo uno dei personaggi del nostro libro.

Se per un attimo ti ritrovassi catapultato dentro la storia che hai creato, che faresti?
Resisteresti all'impulso di intervenire o modificare qualcosa?

La domanda e le risposte sono ospitate nel blog di Germano Dalcielo.

Tra di esse vi è anche la mia risposta relativa a "Deserto rosso".

Siete curiosi?
Allora fate clic qui e leggete anche le risposte degli altri autori. Avrete modo di conoscere qualcosa sulle loro storie e magari scoprirete qualche nuovo libro da leggere.

 

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