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 Tramonto sull'Isola di San Pietro... di Carla
 

“Non avevo mai ucciso qualcuno prima d’oggi.”
Affinità d’intenti




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\\ Blog Home : Storico : Scrittura &amp; Lettura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 05/02/2015 @ 14:39:04, in Scrittura & Lettura, linkato 2041 volte)


 Un romanzo che ti legge nella mente

Nell’intitolare questa recensione ho volutamente giocato con la trama del libro. “Mindstar Rising” infatti ha come protagonista un ex-militare, Greg Mandel, in cui è stata impiantata una speciale ghiandola che gli permette di percepire le emozioni delle altre persone e in un certo senso leggere la loro mente, anche se non letteralmente. Mandel è ora un detective privato che si ritrova a investigare su un intrigo di portata globale incentrato sulla giovane erede di un multimiliardario. La storia è ambientata in un futuro vicino notevolmente distopico, un futuro in cui il riscaldamento globale ha trasformato l’Inghilterra in un luogo quasi desertico dove i mari hanno invaso le coste e modificato la loro morfologia, dove il petrolio è finito, e le persone vivono in un mondo degradato in una mescolanza tra bassa e alta tecnologia, la seconda soprattutto ad appannaggio dei più ricchi.
L’ambientazione è suggestiva, sebbene io non sopporti le storie post-apocalittiche, ma la trama gira intorno a ben altro e quindi questo aspetto non ha avuto influenze negative sul mio giudizio.
Nonostante ci troviamo di fronte a situazioni ben diverse da quelle dei soliti libri di Hamilton, il suo stile è riconoscibilissimo nell’estrema complessità della trama, la descrizione disinvolta di situazioni erotiche raccontate come qualcosa di naturale, le sue lunghe scene che ti tengono incollato alle pagine del libro, il suo linguaggio ricercato che ti costringe a concentrarti al massimo nella lettura, il finale che riesce a strapparti un sorriso.
Si tratta del primo romanzo di Hamilton, primo di una trilogia che continuerò presto a leggere. In un certo senso l’ho apprezzato anche di più della sua space opera, forse perché immaginare un futuro vicino mi ha dato più riferimenti nel presente e rende più semplice l’immedesimazione. I personaggi di Hamilton sono vivi e viene voglia di sapere di più su di loro. Inoltre si tratta di un thriller ambientato nel futuro con sfumature di transumanesimo, in altre parole un technothriller cyberpunk, ma molto contemporaneo, sebbene sia stato pubblicato vent’anni fa e qualche aspetto tecnologico sia leggermente sorpassato. Ma si differenzia da una certa astrusità di altri libri di questo sottogenere di dieci o più anni prima, rendendolo una lettura accessibile a un pubblico più vasto che prescinde anche la stessa fantascienza.
Purtroppo il libro non è mai stato tradotto in italiano e la lettura in inglese richiede una buona conoscenza della lingua, vista la ricchezza del linguaggio usato dall’autore e il suo registro elevato. Ma può essere anche un’occasione per migliorare il proprio inglese.
Infine l’edizione che ho letto, quella pubblicata in occasione del ventennale del romanzo (ogni copia è numerata e autografata dall’autore), contiene anche una novella precedentemente inedita riportata nella parte iniziale del libro, inserita cronologicamente alla fine della trilogia. Si tratta è un vero e proprio poliziesco, ma ambientato nel futuro e con un finale imprevedibile e politicamente scorretto, che definirei alla Hamilton e che lo fa distinguere da altre storie di questo genere.

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Di Carla (del 31/01/2015 @ 13:06:23, in Scrittura & Lettura, linkato 4075 volte)

Sappiamo bene che i lettori hanno bisogno di etichette per orientarsi nelle proprie letture e queste vengono fornite dai generi della narrativa. Succede però che, tranne in rari casi, i libri tendono a subire contaminazioni di altri generi. Talvolta sono così tante e influenzano la trama in modo tale che per chi sta dall’altra parte, l’autore, non è sempre facile definire queste benedette etichette e soprattutto decidere quale genere primario utilizzare per promuovere il proprio libro.
Non è un problema da poco perché basta usare un’etichetta piuttosto che un’altra per attirare un tipo di lettore piuttosto che un altro, anche se poi magari il libro piacerebbe a entrambi.
 
In un post dell’anno scorso parlavo di come la fantascienza, in particolare in Italia (ma non solo), sia considerata un genere maschile. Lasciando da parte il discorso del perché, è un dato di fatto che la maggioranza dei lettori di fantascienza è costituita da uomini, anche se di certo il rapporto è meno sbilanciato rispetto a ciò che accade col romanzo rosa e le donne. È ancora più vero che questo rapporto si sposta ancora di più rispettivamente per la fantascienza verso gli uomini e per il rosa verso le donne (qui in maniera a dir poco drastica) se si va a guardare il sesso degli autori.
Mi è capitato più di una volta di sentire o leggere di donne che non prenderebbero neppure in considerazione la lettura di un romanzo di fantascienza, come pure di uomini che per partito preso non leggono fantascienza scritta da una donna. Potete immaginare quanto possa piacere a me, donna che scrive fantascienza, essere esclusa a priori dalle letture di queste persone, che in realtà non hanno la minima idea se potrebbero apprezzare ciò che scrivo. Questi sono chiaramente pregiudizi e, se questi lettori magari provassero ad andare oltre i loro paraocchi, scoprirebbero tanti bei libri che hanno deciso di ignorare.
 
Un po' li capisco. La lettura di un libro ci porta via del tempo e forse per un amante della lettura non c’è niente di peggio che perdere tempo leggendo un brutto libro. E così ognuno di noi definisce dei paletti e, per non rischiare, si attiene a quelli nelle proprie scelte.
Ma è anche vero che i libri sono qualcosa di molto più complesso del genere con cui vengono etichettati e che lo stesso libro letto da persone con gusti molto diversi può piacere in uguale misura anche se per motivi altrettanto diversi.
 
Parlando nello specifico di elemento romantico, si finisce un po’ su un campo minato. Se un libro di fantascienza (quindi non mi riferisco al science fiction romance che viene considerato un sottogenere del romanzo rosa e non della fantascienza, anche se spesso questa distinzione va a farsi benedire), tipicamente letto quindi da uomini, contiene degli elementi romantici, chi come me l’ha scritto e vuole promuoverlo si trova davanti al dilemma di far trapelare o meno questa informazione.
Il rischio è che una buona parte degli amanti della fantascienza lo snobbino a prescindere e comunque non è detto che questa scelta avvicinerebbe le lettrici visto che è pur sempre fantascienza. Peggio ancora sarebbe ricalcare sull’elemento romantico per portare a sé le lettrici di quel genere, che di fatto sono molto più numerose, giocandosi però completamente i fantascientisti di entrambi i sessi.
 
A questo proposito proprio qualche giorno fa un’autrice americana di science fiction romance mi suggeriva di fare proprio così, cioè riscrivere le descrizioni dei miei libri (le versioni inglesi di “Deserto rosso”) per farli apparire più romantici, perché le lettrici del romanzo rosa sono molto di più di quelle della fantascienza.
Vaglielo a spiegare che per raccontare la storia di Anna Persson mi sono studiata i libri di Robert Zubrin sullo stato dell’arte dell’esplorazione di Marte e sulle possibili tecnologie di colonizzazione del pianeta, o che nella storia ho messo in campo le mie conoscenze di ecologia e astrobiologia per raccontare un primo contatto credibile con qualcosa di alieno in un pianeta di fatto inospitale a ogni forma di vita, o ancora che con questa serie ambivo anche a fare un po’ di sana divulgazione scientifica e non solo a raccontare una storia.
Per tutti questi motivi, e per tanti altri, ho sempre proposto la mia serie concentrandomi sugli aspetti fantascientifici e così farebbe qualsiasi altro autore nella mia stessa situazione.
 
D’altronde alla fine succede che il lettore che vuole vedere questi aspetti fantascientifici di solito lascia da parte il resto, non lo vede proprio. Qualcuno, proprio allergico all’elemento romantico, al contrario si lamenta più o meno energicamente, altri dicono che magari se ce ne fosse stato un po’ meno la storia sarebbe stata più scorrevole, altri ancora invece riconoscono la sua funzione e cioè l’intento dell’autore nell’inserirlo.
Sì, perché se in una storia che non rientra nel romanzo rosa è presente in maniera evidente l’elemento romantico non significa che l’autore l’abbia messo lì per aumentare il numero delle pagine. Se c’è, è perché ha un suo scopo.
 
Lo scopo altro non è che utilizzare uno strumento comprensibile per qualunque essere umano, cioè mostrare i sentimenti, per rendere i personaggi più reali. Nella vita reale le persone hanno sentimenti. Odio, amore, rabbia, passione, desiderio, amicizia, paura sono tutte cose che ci rendono umani e i personaggi per essere credibili non possono prescindere dal mostrare dei sentimenti. Allo stesso modo nella vita reale dietro i conflitti, o come loro conseguenza, ci sono dei sentimenti. Se in un romanzo questi venissero completamente esclusi, secondo l’argomento, questo rischierebbe di trasformarsi in una cronaca o, peggio, in un libretto di istruzioni.
 
Qualcuno dirà che non è vero, che esistono tanti romanzi di fantascienza in cui non ci sono elementi romantici e in cui la storia va avanti benissimo senza far mostrare particolari sentimenti ai personaggi. Magari non in tutti i libri c’è qualcuno che si innamora o ama qualcun altro, ma oserei dire che in tutti i buoni libri i personaggi agiscono in base alle proprie emozioni, solo che il lettore che è interessato all’azione o a una certa tematica e non all’interiorità dei personaggi forse non lo nota.
 
Sto facendo questa riflessione dopo una breve discussione all’intero del gruppo del ciclo dell’Aurora, dove chiedevo ai lettori quanto secondo loro l’elemento romantico fosse importante nel funzionamento della storia in “Deserto rosso”.
 
Non mi sono affatto stupita nel leggere posizioni diametralmente opposte.
C’è chi ha detto che la sua importanza era appena del 35-20% e che quindi in parte era superfluo e rallentava a tratti la storia (nello specifico si trattava di un lettore), questo perché quando sceglie di leggere un libro di fantascienza lui si aspetta altro. Una lettrice, invece, ha detto che al contrario era molto importante tanto che lei anche nel leggere un libro di fantascienza cerca sempre l’elemento romantico.
Qui direte: niente di strano, lettore e lettrice cercano due cose diverse.
A smentire questo luogo comune arriva un altro lettore che conferma quello che poi alla fine era stato il mio intento, cioè che i sentimenti dei personaggi concorrono a renderli reali in tutta la storia e sono proprio questi a guidare tutte le loro azioni, che in ultima analisi determinano l’andamento della trama.
 
E il punto è proprio questo: l’elemento romantico in “Deserto rosso” fa parte dell’ossatura della storia, come è possibile quindi che la rallenti, se senza di esso nessuno dei conflitti descritti nella trama avrebbe avuto luogo?
A quanto pare è possibile, se anche un solo lettore lo pensa.
La verità è che esiste una diversa versione dello stesso libro per ogni suo lettore oltre che per l’autore. Quest’ultimo, dal canto suo, per quanto avesse delle precise intenzioni nel raccontare la storia in un certo modo, deve arrendersi ad alcune evidenze.
 
Primo, nessuno vedrà la storia come la vede lui.
Secondo, la storia può piacere moltissimo a persone diverse per motivi del tutto opposti.
Terzo, per quanto si impegni comunque a creare più livelli di lettura, affinché il punto due funzioni e la storia piaccia a più persone possibili, ci sarà sempre qualcuno che non apprezzerà questo sforzo e gli dirà che ha scritto una storia “stile Harmony” oppure al contrario che il romanzo è “troppo futuristico” (entrambe citazioni prese da vere recensioni di “Deserto rosso”; giuro!).
 
E comunque sia, per chi non l’avesse capito, sì, “Deserto rosso” è una serie di quattro libri (una novella e tre romanzi, quindi non un romanzo unico; questa precisazione è per quelli che invece si lamentano che è troppo lungo) di fantascienza hard, c’è tanta scienza, ci sono i veicoli spaziali, c’è tanta avventura, una giusta dose di morti ammazzati, degli elementi tipici del fantastico, insomma ci sono tutte quelle cose che piacciono agli amanti della fantascienza (più uomini che donne), ma è anche una complessa storia fatta di sentimenti contrastanti: paura, odio, passione, e intricate situazioni sentimentali, tutte cose che piacciono a chi ama il romanzo rosa (più donne che uomini). E la storia non esisterebbe se non ci fossero entrambi.
Tutto questo con buona pace di qualsiasi etichetta.
 
Di Carla (del 21/01/2015 @ 20:25:17, in Scrittura & Lettura, linkato 2931 volte)

 Piacevole incontro ravvicinato con gli alieni più spietati del grande schermo
 
Ho un debole per i tie-in, lo ammetto. Ritrovare in un libro un’ambientazione già vista in un film o in una serie TV ha un che di rassicurante e semplifica le cose nel momento in cui ci si deve immaginare l’universo in cui la storia ha luogo o i suoi personaggi.
Questo tie-in della saga di “Alien” non fa eccezione. La storia di “Dentro l’alveare” non ha niente a che vedere con le vicende di Ripley, può essere letta tranquillamente da chi non ha mai visto nessuno dei film, ma una persona come me che li ha visti (d’altronde chi tra gli amanti della fantascienza non li hanno visti almeno una volta?) si trova immediatamente a suo agio nell’immaginare le creature aliene in cui i protagonisti si imbattono, il futuro narrato nel libro, le astronavi, e lo stesso alveare del titolo. Il ricordo aggiunge quel qualcosa in più che ti fa godere la storia e ti dà l’impressione di assistere a un film.
Al di là di questo, la trama ben costruita narra di una spedizione molto illegale per recuperare la pappa reale prodotta dalla regina aliena di un alveare con lo scopo di rivenderla. Il protagonista in realtà è un malato terminale e usa questa sostanza anche per alleviare il sintomi della sua malattia, ritrovandosi spesso in stati alterati in cui il tempo sembra scorrere in maniere indipendente. La storia inizia sulla Terra e continua nello spazio fino al pianeta madre delle creature aliene. Azione, ironia, colpi di scena caratterizzano questo romanzo che scorre via veloce con grande divertimento di chi lo legge. O almeno io mi sono divertita parecchio a leggerlo, nonostante il finale un po’ malinconico ma perfettamente in linea con la serie di film iniziata da Ridley Scott.
L’edizione italiana è accettabile, fatta eccezione per i cronici problemi relativi ai refusi ed errori vari che caratterizzano i libri di Urania (e in generale le edizioni supereconomiche). Tutto considerato è comunque una lettura che consiglio se si vuole passare qualche piacevole serata braccati dagli alieni più spietati del grande schermo.
 
 
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Di Carla (del 15/01/2015 @ 17:28:22, in Scrittura & Lettura, linkato 2084 volte)

 Chick-lit divertente e arguto
 
Nel mio girovagare tra i generi letterari mi sono imbattuta in questo chick-lit un po’ fuori dagli schemi.
L’impatto con la storia non è facile. Si apre con un prologo del tutto inutile, poiché anticipa una scena che si vedrà nella seconda parte del libro. È stato messo lì per attirare la lettrice (eh, sì, è un libro da donne!) e compensare con il vero inizio che forse è un po’ lento. Il problema è che purtroppo rivela qualcosa su come si svolgerà la storia, per questo motivo consiglierei di saltarlo a pie’ pari.
Archiviato il prologo, che ho subito cercato di dimenticare, la storia mi ha subito incuriosita. La protagonista ci racconta del suo “piano” non ben definito per conquistare il suo capo, che pare invece non avere neanche idea della sua esistenza. Il tono è molto ironico. La struttura a diario, che all’inizio di ogni capitolo indica il giorno dal momento dell’assunzione e alcune frasi riassuntive che delineano la situazione, strappa più di un sorriso. Lo stile è caratterizzato da periodi brevi, anche di una sola parola, che riproducono bene il pensiero frammentario della protagonista. Sembra davvero di essere nella sua testa, di vivere le sue emozioni.
Il linguaggio è sempre garbato, mai volgare, anche in alcune lunghe scene intime, dove si fa largo uso di figure retoriche.
Storia forse non originale come trama generale, ma costruita in maniera sorprendente, con dei cambi di direzione inattesi. Il fatto che l’abbia letto in appena tre giorni, nonostante non si tratti di un romanzo brevissimo, conferma la capacità dell’autrice di tenere il lettore (lettrice) incollato alle pagine.
Una cosa che non mi è chiara è perché in alcuni siti venga catalogato come un romanzo erotico, quando non lo è affatto e, aggiungerei, per fortuna. Si tratta di un chick-lit stile “Sex and the City” neanche tanto esplicito.
Una lettura assolutamente consigliata.
 
Questo libro è scritto in lingua inglese!
 
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Di Carla (del 31/12/2014 @ 00:47:32, in Scrittura & Lettura, linkato 2147 volte)

Ci siamo. Il 2014 sta per finire. Per quanto mi riguarda è stato un anno ricchissimo di eventi e mi è quasi parso più lungo dei precedenti, il che mi sembra un buon segno, perché significa che sono stata impegnata in attività fra le più varie, più di quelle che normalmente caratterizzano un normale anno.
 
Ma andiamo per ordine. Vi ricordate i propositi di cui vi ho parlato un anno fa?
Nello scorrere la lista vedo che ne ho mantenuti parecchi, con altri è andata un po’ meno bene, ma ho avuto modo di aggiungere nuovi eventi inattesi, per cui sono più che soddisfatta del risultato.
Vediamoli nel dettaglio.
 
Sono riuscita a completare l’editing e pubblicare “Il mentore” durante la primavera e “L’isola di Gaia” entro il 30 novembre (esattamente il 28).
Ho letto 53 libri durante l’anno, uno più di quanti me ne ero proposta.
Mi ero riproposta di vendere almeno 3000 copie e invece ne ho venduto quasi 4000 (più di quante ne avessi vendute nei due precedenti messi insieme). Ma ciò che rende questo risultato più entusiasmante è che circa la metà di queste copie sono state vendute a un prezzo superiore ai 2 euro, a dimostrazione che sto riuscendo nel mio intento di trasformare la mia attività di autore indipendente in una fonte di guadagno più cospicua. E ciò è stato possibile anche grazie al fatto che sto dedicando a essa ormai ben oltre l’80% del mio tempo. In pratica la mia preoccupazione riguardo alla maggiore difficoltà di vendere libri che non costassero meno di un euro si è rivelata, per fortuna, errata. Un po’ questo si è verificato grazie al fatto si è vista nell’ultimo anno una crescita significativa del mercato digitale e nel frattempo sono riuscita a raggiungere un target di lettori diversi, sfruttando i meccanismi di promozione interni dei retailer (Amazon, ma non solo). Del tutto inaspettatamente è stato proprio “Il mentore” il libro ad aver avuto il successo di vendite più duraturo e costante nei primi cinque mesi dalla sua pubblicazione, tanto da attirare l’attenzione per l’acquisizione dei suoi diritti di traduzione in inglese e tedesco. Su questo argomento mi riservo di mantenere ancora un po’ di segretezza. Abbiate pazienza: preferisco svelare i dettagli a tempo debito, ma ve ne parlerò nei prossimi mesi.
 
Non sono, però, riuscita a mantenere alcuni propositi. Non ho fatto il NaNoWriMo, anche perché sono andata in vacanza proprio a novembre, quindi ho dovuto rimandare l’inizio della scrittura di un nuovo libro. Per lo stesso motivo non sono riuscita a scrivere 200 mila parole durante il corso dell’anno, ma solo le 135 mila della riscrittura de “L’isola di Gaia”.
Non ho terminato la traduzione di “Deserto rosso” in inglese, ma comunque ho tradotto i primi tre libri e sto già lavorando all’ultimo che conto di finire entro gennaio o i primi di febbraio. Quindi non sono andata tanto lontana dal mio proposito iniziale. Sono riuscita inoltre a pubblicare le versioni inglesi dei primi due libri, “Red Desert - Point of No Return” e “Red Desert - People of Mars”, mentre il terzo, “Red Desert - Invisible Enemy”, è tuttora in mano alla proofreader e uscirà il 2 febbraio.
Sto inoltre continuando a lavorare per estendere la mia piattaforma da autrice nel mercato anglofono. Su questo aspetto il prossimo anno sarà particolarmente significativo. Ma ciò che mi fa ben sperare è che i libri sono piaciuti a chi li ha letti finora (che io sappia, almeno).
 
Tenendo conto di tutto, direi che me la sono cavata, soprattutto se a ciò aggiungo i risultati ottenuti ai quali non stavo neanche puntando.
Eccoli:
- sono stata nominata da Wired tra i 10 migliori self-publisher italiani;
- ho partecipato come relatrice al Salone Internazionale del Libro di Torino (a maggio) e poi alla Frankfurter Buchmesse, la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte (a ottobre);
- la raccolta di “Deserto rosso” è stata per due giorni al primo posto assoluto nella classifica generale del Kindle Store;
- ho ricevuto recensioni lusinghiere su “Deserto rosso” sia da Wired.it che da Tom’s Hardware, che ha anche recensito “L’isola di Gaia”;
- quest’ultimo romanzo è stato il libro più venduto nel Kindle Store nei giorni del lancio (nella classifica che conta esclusivamente le vendite nelle 24 ore precedenti) e continua ad andare bene, al di sopra delle aspettative;
- ho partecipato come relatrice ad altri due eventi molto interessanti, uno a Todi lo scorso maggio nell’ambito del Maggio dei Libri, e uno all’Università degli Studi dell’Insubria, lo scorso 17 dicembre, nell’ambito della serie di conferenze tuttora in corso intitolata “Scienza e Fantascienza”.
Tutto questo è stato possibile nonostante l’essere stata sottoposta a un intervento alla mano destra che mi ha tenuto in parte fuori dai giochi per quasi due mesi.
Insomma, non posso che essere soddisfatta.
 
A questo punto è arrivato il momento di enunciare i propositi per il 2015.
1) Pubblicare “Red Desert - Invisible Enemy” il 2 febbraio (questo è quasi già fatto) e finire di tradurre “Red Desert - Back Home”, per poi pubblicarlo la prossima estate.
2) Completare l’editing e pubblicare il thriller “Affinità d’intenti” entro il prossimo maggio.
3) Scrivere almeno altri due romanzi, uno di fantascienza (titolo provvisorio “Per caso”, sottogenere: space opera) e un thriller (forse “Sindrome”, il seguito de “Il mentore”), e scrivere almeno metà di “Ophir”, terza parte del ciclo dell’Aurora, sfruttando anche le due sessioni del Camp NaNoWriMo (aprile e luglio) e quella canonica del NaNoWriMo (a novembre). Ho intenzione di vincerle tutte e tre. In generale, visto che non intendo cimentarmi in altre traduzioni dei miei stessi libri (per una volta qualcun altro lo farà per me a sue spese!), voglio dedicare buona parte del 2015 alla scrittura.
4) Pubblicare “Per caso” entro la fine di novembre.
5) Leggere almeno 52 libri come nel 2014.
6) Preparare l’outline dei romanzi che scriverò nel 2016, che spazieranno ancora tra fantascienza, thriller e anche un possibile ritorno del fantasy egiziano, e magari qualcos’altro. Chissà!
7) Infine riguardo alle previsioni sulle vendite, mi auguro semplicemente di mantenere il trend in crescita degli ultimi sette mesi sul mercato italiano, quindi di poter contare di nuovo un numero di copie vendute superiore a quello dell’anno precedente. Sempre riguardo alle vendite, ho ottime aspettative sul mercato anglosassone, dove in virtù di alcuni importanti impegni presi lo scorso ottobre, spero di riuscire a fare il salto di qualità.
 
Che ne pensate?
Il 2015 sarà il mio quarto anno come self-publisher. Il momento di tirare le somme sarà rappresentato dalla fine del quinto, ma il giro di boa è stato superato con ottimi presagi, perciò il prossimo anno sarà cruciale nel dare delle indicazioni importanti su come me la sto cavando in questo difficile mestiere. Non vi nascondo che l’idea di riuscire a vivere della mia attività di autrice si sta trasformando in un obiettivo possibile. Fino a un anno fa non era così, perché ne mancavano i presupposti, ma recentemente questa idea sta iniziando a diventare più realistica, anche se c’è ancora un po’ di strada da fare.
Come sempre va voi, amici, collaboratori e lettori, il ringraziamento per quanto fatto finora. Senza di voi non avrei avuto le motivazioni e gli stimoli che mi hanno portato fino a qui, e so che il vostro sostegno sarà essenziale anche nei prossimi dodici mesi di questo mio viaggio nell’editoria.
Vedremo insieme cosa succederà.
 
E adesso ditemi un po’ di voi. Avete mantenuto i vostri propositi di quest’anno? E quali risultati intendete raggiungere nel 2015?
 
Di Carla (del 16/12/2014 @ 17:04:13, in Scrittura & Lettura, linkato 1558 volte)

E se tutta la tua vita fosse solo un inganno?
 
Giusto in tempo per Natale, se la ordinate subito, esce l’edizione cartacea de “L’isola di Gaia”.
Il libro, che ha lo stesso formato di quello di “Deserto rosso”, costa solo 11,99 euro e include 400 pagine. È disponibile su Amazon, Giunti e inMondadori.
 
Il libro include, oltre al romanzo, un’introduzione in cui vi presento l’opera, mentre in appendice è riportata la bibliografia e alcune informazioni sul ciclo dell’Aurora, inclusa una sinossi più lunga, rispetto a quella reperibile sui miei siti, del prossimo volume del ciclo, “Ophir”, la cui uscita è prevista nel 2016.
 
Vi ricordo inoltre che su Amazon non si pagano le spese di spedizione se si raggiunge la cifra di 19 euro. Potreste, per esempio, acquistare insieme a questo la raccolta di “Deserto rosso” (la consiglia anche Tom’s Hardware come regalo di Natale!) o il mio thriller “Il mentore”, oppure un altro libro che costi almeno 7,01 euro per usufruire della spedizione gratuita.
 
Ed ecco di nuovo la trama de “L’isola di Gaia”:
 
Nel ventiduesimo secolo le conseguenze di un improvviso evento catastrofico di portata globale avvenuto pochi anni prima ha alterato profondamente le priorità di nazioni e governi e ha dato una grossa spinta verso un maggiore sviluppo tecnologico, con un particolare interesse nei riguardi della conquista dello spazio.
Ma per quanto l’Agenzia Spaziale Internazionale sia in grado di costruire mezzi sempre più sofisticati per andare ben oltre i confini del sistema solare, ciò che impedisce veramente all'umanità di compiere lunghi viaggi verso altri mondi è la sua stessa natura fisica, perfezionata per vivere sulla Terra e inadatta ad affrontare per molti anni le condizioni estreme dello spazio profondo.
 
Gli scienziati inglesi Gabriel Asbury e sua moglie Elizabeth Caldwell hanno, però, trovato un modo per ovviare a questo problema: migliorare l’Uomo stesso.
 
Preparatevi per questo nuovo viaggio, ma stavolta non andrete nello spazio. Ad attendervi sarà la città di Hope in Antartide col suo inafferrabile mistero.
Ma non fidatevi troppo dei vostri sensi, poiché tutto ciò che credete di sapere potrebbe essere un inganno!
 
Di Guest blogger (del 10/12/2014 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 3584 volte)

L'articolo che vi presento oggi è opera di Assunta D'Aquale, autrice, blogger e fotografa. Assunta ci illustra il suo progetto di ricerca che si propone di analizzare il fenomeno del self-publishing e cercare di stabilire quale sarà la sua possibile evoluzione.

Durante il corso di questi anni, trascorsi studiando la Comunicazione a vari livelli, mi sono imbattuta nel variegato mondo dei self-publisher, proprio grazie a Rita Carla Francesca Monticelli e al suo primo romanzo della serie di “Deserto rosso”.
In passato avevo molti pregiudizi nei confronti degli autori che si auto-pubblicano, per le esperienze negative avute su forum e piattaforme dedicate alla scrittura creativa, tuttavia col trascorrere del tempo, oltre a Carla, ho avuto modo di conoscere diversi autori che si dedicano con serietà e impegno a questa attività.
 
In questo periodo mi sto occupando del self-publishing dal punto di vista della ricerca, e sto lavorando alla stesura di un progetto di tesi che analizza quello che oramai può definirsi un vero e proprio fenomeno culturale.
Ho voluto sperimentare una sorta di osservazione partecipante, una tecnica di ricerca etnografica che prevede la prolungata permanenza dell’osservatore nel gruppo sociale oggetto della ricerca, che gli consente di inserirsi nelle attività svolte per comprendere, mediante un processo di immedesimazione, le motivazioni e quindi i significati che gli attori sociali attribuiscono alle loro azioni.
 
Questa sorta di immersione nel gruppo mi ha permesso di instaurare un rapporto di interazione personale coinvolgendomi direttamente nella realtà osservata e mi ha consentito di ricostruire dall’interno il mondo simbolico e le dinamiche relazionali del gruppo.
Ho avuto modo di condividere le conoscenze e i saperi messi in comune da ciascun partecipante e di usufruire pienamente di quella che è stata definita da Pierre Levy “intelligenza collettiva” senza la quale questo mio progetto non sarebbe mai stato realizzato.
 
Il primo risultato ottenuto da tale osservazione è stata proprio la pubblicazione dell’ebook “Respiri del cuore”, un’antologia di storie, finalizzata a sperimentare concretamente gli strumenti messi a disposizione dell’ autore che decide coraggiosamente di auto-pubblicarsi.
L’avvento del web 2.0 è stato fondamentale, dato che si distingue proprio per la possibilità che viene data all’utente di produrre e diffondere contenuti grazie soprattutto all’avvento dei social network sites, come ad esempio Facebook, Twitter e Instagram.
Con l’impegno e soprattutto attraverso il sapere condiviso, messo a disposizione nelle innumerevoli comunità virtuali di scrittura creativa, un autore indipendente può finalmente realizzare il suo progetto e pubblicare un ottimo testo anche sotto il profilo della qualità.
 
La seconda parte della ricerca prevede interviste in profondità ad autori e altre figure coinvolte nel fenomeno, quindi operatori del settore, case editrici e le nuove figure professionali emergenti.
In sintesi dunque, il mio progetto è teso all’analisi del self-publishing per evidenziare quali siano gli aspetti positivi e negativi e gli eventuali riflessi nel mondo dell’editoria tradizionale e se esistano quindi delle reali potenzialità per tutti i soggetti coinvolti, siano essi scrittori o editori.
Le domande che mi pongo sono:
Si tratta di una manifestazione culturale che avrà uno sbocco nel mercato editoriale che andrà a modificare gli attuali assetti esistenti?
Sorpasserà in ordine di produzione e vendite l’editoria cartacea tradizionale?
Quale ruolo futuro avrà la figura dell’editore?
Gli scrittori self-publisher che oggi tendono ad assumersi l’onere di diverse competenze, favoriranno la nascita di nuove figure professionali?
 
Relativamente all’autore ci sono ulteriori tematiche che ritengo sia utile indagare. Mi interessa sapere se le motivazioni che spingono le persone verso la pratica del self-publishing siano in qualche modo correlate a una sfera prettamente utilitaristica o se rientrano anche nella dimensione dell’auto-rappresentazione del sé ovvero alla costruzione dell’identità, virtuale o reale che sia.
 
Insomma, il mio intento è dunque cercare di comprendere verso quale futuro si dirige il fenomeno, ovvero se è realmente un mezzo che permette di raggiungere un pubblico più vasto o se rimane circoscritto nell’ambito delle piattaforme virtuali trasformandosi in un circuito di comunicazione autoreferenziale. Fino ad ora ho avuto la netta impressione che gli autori tendano a leggersi vicendevolmente e che i lettori esterni siano veramente pochi, d’altronde le statistiche parlano chiaro: in Italia si legge sempre meno!
Alla conclusione di questa ricerca forse sarà possibile tracciare per questo fenomeno un percorso ipotetico e comprendere se sfocerà nel mercato editoriale in maniera significativa andando a modificare gli attuali assetti esistenti e presentarsi dunque come una reale alternativa che tenderà a sovrapporsi, senza conflitti, all’editoria cartacea tradizionale.
 


ASSUNTA D’AQUALE lavora e studia a Roma, dove al momento frequenta il corso di Laurea specialistica Industria culturale e comunicazione digitale presso La Sapienza.
Pubblica racconti su Caffè Letterario, un blog di scrittura collettiva ed articoli sul web magazine Bay New. Scrive anche sulle piattaforme di Theincipit, Meetale e Wattpad. Gestisce il blog personale Negli occhi e nel cuore, dove pubblica racconti, interviste e articoli di vario genere. Appassionata di fotografia pubblica le sue immagini su Flickr e Pinterest.
Nel 2008 ha pubblicato, attraverso il sito Lulu.com, la prima raccolta di poesie Si Fossi Acqua in seguito convertita in ebook.
Diversi racconti dell’autrice sono stati inseriti nelle antologie edite da Abaluth, e Scrittevolmente.
Nel 2013 un suo racconto è stato pubblicato in una raccolta di storie brevi edito dalla casa editrice Arpeggio Libero.
 
Nel novembre del 2014 ha pubblicato il suo primo ebook “Respiri del cuore” sul sito di Amazon.
Potete seguire Assunta anche su FacebookTwitter, LinkedIn e Goodreads.
 
Di Guest blogger (del 05/12/2014 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 4716 volte)


Oggi vi presento una nuova ospite del mio blog. Autrice, blogger, web designer e illustratrice digitale, Alessia Savi in questo suo articolo ci parla della paura e del suo ruolo nella narrativa.

La paura è uno dei motori narrativi più forti. Basti pensare alla corrente gotica che ne ha fatto lo strumento di esorcismo e sdoganamento di molti miti e pensieri reconditi, di pulsioni represse da una società che non ammetteva colpi di testa.
 
La paura è un genere: quello horror.
Ma non solo.
Una delle magie della paura è anche quella di attrarre il lettore, di coinvolgerlo e avvinghiarlo in un pas-de-deux che lascia senza fiato. Quando hai paura hai due alternative: combatterla o fuggire. In genere, chi sceglie la seconda opzione non fa mai una bella fine. Per questo la paura va affrontata, sperando di spuntarla e arrivare all’ultima pagina del libro in compagnia del nostro personaggio preferito, vivi.
Noi e lui, felicemente per mano pronti per un finale da favola.
 
La paura è affabulatrice e ingannevole. Paralizza e muove al contempo. Per questo l’ignoto genera timore e curiosità, in un connubio che fa trattenere il fiato al lettore ma lo costringe a proseguire, cercando di superare lo scoglio di quel terrore sottile e palpabile, di quel battito accelerato al cuore e le mani sudate che stringono il libro. Se sei coraggioso e prosegui, ti immergi nella scoperta ed è ciò che accade anche ai protagonisti di una storia.
 
Come si costruisce una scoperta che sia credibile e non un abbozzo di incastri per far arrivare il lettore dove desidera l’autore?
Con la documentazione.
Carla è un esempio lampante di come un’attenta ricerca possa rendere credibile un romanzo.
C’è differenza tra realismo e realistico e dobbiamo sempre tenerlo a mente. Un romanzo realistico racconta la realtà così come la conosciamo, senza omissioni e licenze poetiche. Noi dobbiamo puntare a scrivere un romanzo verosimile e credibile, in cui i personaggi si possano muovere in modo coerente all’interno di un background costruito in modo meticoloso.
Una buona documentazione deriva dallo studio. La scrittrice di Inkheart, Cornelia Funke, per la realizzazione del suo romanzo, si è ispirata ai paesi delle Cinque Terre. Dopo essersene innamorata sfogliando guide ed enciclopedie, ha fatto un viaggio in Italia per visitare e toccare con mano quella che sarebbe diventata la base per la sua terra. Oltre a questo, ne ha studiato la botanica caratteristica, la fauna, sino a ricostruire un mondo fantasy che risulta però credibile, coerente con quanto da lei raccontato durante le vicende.
Dobbiamo conoscere molto bene il mondo in cui muoviamo i nostri personaggi per evitare di cadere in errori grossolani.
 
La scoperta – così come la paura che l’accompagna – può far leva su convinzioni ancestrali, timori radicati nell’indole umana dall’alba dei tempi. I dubbi dell’esistenza legati alla vita oltre la morte, i luoghi inesplorati, l’isolamento e l’istinto di sopravvivenza sono solo alcuni dei temi che possono far scorrere una scoperta tra le dita del lettore con il cuore in gola. Giocano un ruolo fondamentale, a questo punto, il tempismo con cui questo punto focale arriva all’interno della storia e la bravura dello scrittore nel saperlo riconoscere. La scoperta potrebbe essere l’incipit – come, ad esempio, nel caso del primo romanzo della Saga di Darkover di Marion Zimmer Bradley – oppure potrebbe essere quella dell’assassino sul finale di un giallo di Agatha Christie o, ancora, giocare il ruolo determinante che spezza la narrazione tra il prima e il dopo, diventando così chiave di volta dell’intera vicenda.
 
Il fascino della scoperta è correlato all’indiscussa curiosità dell’uomo, alla sua voglia di esplorare e a una sete di conoscenza che lo porta a chiedere e ricercare risposte attraverso la paura.
Quante volte ci verrà data una risposta che non volevamo sentire?
Una conferma ai nostri timori o ai nostri dubbi?
Quante volte saremo indecisi se aprire quella porta?
E se non decidessimo di attraversare lo specchio?
La storia, se ci pensate, inizia proprio da qui: dalla curiosità che supera la paura, dal desiderio che muove la mano e genera un’attrattiva sul protagonista e sul lettore.
 
Quante volte, nelle vostre storie, la scoperta è stata dettata dal richiamo della paura?
E, soprattutto, questo a cosa ha dato vita?
 
La verità è che la paura genera mostri, ma anche eroi.
Questo non dimentichiamolo mai.
 

 
ALESSIA SAVI. Nata di Gamelione, nell'anno in cui Tony Montana si prese il mondo e tutto quello che c'era dentro.
Figlia degli Anni Ottanta, di una generazione cresciuta a Lady Oscar e Santi d'Atena.
Scrive di gente che si ama (tanto), che si odia con altrettanta forza e che in genere muore (male). Quando si salva, ha grosse difficoltà con la vita.
Offre in pasto alla realtà personaggi con spiccati problemi esistenziali e concede loro qualche ora d'aria prima di farli rientrare tra righe scritte dal tramonto all'alba.
 
Web designer e illustratrice digitale in erba,  autrice della raccolta di racconti “Appuntamento con la paura” disponibile gratuitamente sul suo sito web.
 
Potete trovarla anche su Twitter, Google Plus e Pinterest.
 
In concomitanza con l’uscita de “L’isola di Gaia”, avvenuta lo scorso 28 novembre, su Tom’s Hardware è stata pubblicata una bellissima recensione del libro col titolo “L’isola di Gaia: il futuro come non lo avete mai immaginato”, in cui Elena Re Garbagnati, evitando con cura anticipazioni sulla trama, presenta alcune tematiche del romanzo.
 
 
Ringrazio ancora una volta Elena Re Garbagnati per il suo interesse nei confronti del libro, tanto da volerlo leggere in anteprima, e soprattutto per la tempestività con cui ha pubblicato la recensione.
 
E sempre nello stesso giorno ho avuto la fantastica sorpresa di vedere “Deserto rosso” citato nella guida ai regali di Natale suggeriti da Tom’s Hardware nella categoria libri fantasy, classici e di fantascienza, accanto a nomi come (solo per citarne alcuni) Adams, Asimov, Dick e Tolkien!
A questo proposito il mio ringraziamento va a Valerio Porcu, che nello stilare questa lista ha incredibilmente pensato di inserire la mia serie marziana.
 
Infine ringrazio tutte le persone che dopo aver letto questi articoli hanno poi acquistato uno o entrambi i miei libri. Spero che vi divertirete a viaggiare su Marte e in Antartide!
 
E se tutta la tua vita, tutti i tuoi ricordi, tutto ciò che sei fosse solo un inganno?
 
Con questo breve slogan vi presento il mio nuovo romanzo di fantascienza, “L’isola di Gaia”, che con un piccolo anticipo rispetto alla data di uscita prestabilita approda nei maggiori retailer di ebook.
 
Questo romanzo, che è la seconda parte del ciclo dell’Aurora, è ambientato almeno un secolo nel futuro rispetto a noi e ben 35 anni dopo le vicende narrate nella serie di “Deserto rosso”.
La storia si apre in uno scenario quasi alieno, ma allo stesso tempo terrestre, l’Antartide, dove in un luogo chiamato Hope un gruppo di persone vive costantemente sottoposto a un inganno.
Ma le loro vite stanno per cambiare per sempre.

Allontanandosi dalla fantascienza hard della serie marziana e avvicinandosi al cyberpunk, questo romanzo può essere letto indipendentemente da “Deserto rosso”, poiché introduce il ciclo dell’Aurora da una prospettiva diversa, presentando nuovi personaggi e nuove vicende.
Ma chi ha letto “Deserto rosso” distinguerà tanti dettagli familiari e avrà il vantaggio di conoscere dei fatti di cui i protagonisti del romanzo sono del tutto all’oscuro. E, infine, ritroverà qualche vecchia conoscenza, sebbene solo in un breve cameo.
 
Nel giorno della sua uscita Tom’s Hardware Italy dedica un articolo a “L’isola di Gaia” (che potete leggere qui), in cui definisce la sua storia come “il futuro come non lo avete mai immaginato”.
 
Se volete conoscere anche voi questo futuro, scoprite “L’isola di Gaia”, disponibile in ebook su Amazon, GiuntiKobo, inMondadori, laFeltrinelliGoogle Play, iTunes, Nook (app Win8.1), Tolino (tramite l'ereader) e Smashwords a partire da 3,49 euro.
 
È disponibile inoltre in edizione cartacea a partire da 11,99 euro su Amazon, Giunti e inMondadori.
 
Ecco la descrizione del libro.
 
Nel ventiduesimo secolo le conseguenze di un improvviso evento catastrofico di portata globale avvenuto pochi anni prima ha alterato profondamente le priorità di nazioni e governi e ha dato una grossa spinta verso un maggiore sviluppo tecnologico, con un particolare interesse nei riguardi della conquista dello spazio.
Ma per quanto l’Agenzia Spaziale Internazionale sia in grado di costruire mezzi sempre più sofisticati per andare ben oltre i confini del sistema solare, ciò che impedisce veramente all’umanità di compiere lunghi viaggi verso altri mondi è la sua stessa natura fisica, perfezionata per vivere sulla Terra e inadatta ad affrontare per molti anni le condizioni estreme dello spazio profondo.

Gli scienziati inglesi Gabriel Asbury e sua moglie Elizabeth Caldwell hanno, però, trovato un modo per ovviare a questo problema: migliorare l’Uomo stesso.

Tra cambiamenti climatici, transumanesimo e tecnologie per l’esplorazione spaziale, visiterete l’isola di Hope e insieme ai protagonisti tenterete di svelare la verità che si cela dietro il suo mistero.
Ma attenti, perché tutto ciò che pensate di sapere potrebbe essere solo un inganno!
 

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