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 Malta... di Carla
 

“Le nostre vite da sole non valgono nulla, ma insieme siamo qualcosa di unico.” Oltre il limite




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\\ Blog Home : Storico : Scrittura &amp; Lettura (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 24/07/2015 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2250 volte)

 Originale, provocatorio, coraggioso
 
Come sarà il mondo fra trecento anni? Non parlo di astronavi o viaggi spaziali, ma di come ognuno di noi riesce a immaginare la vita di tutti i giorni nel nostro pianeta, in una città, a Londra, per esempio, in un futuro così lontano. Viviamo già in un tempo in cui la tecnologia ci circonda ed è talmente insita nella nostra quotidianità che non possiamo immaginare noi stessi senza di essa. Ma come sarà fra tre secoli?
Se l’è chiesto Giovanni Venturi nell’affrontare la narrazione di “Joe è tra noi”. Ha preso internet, gli smartphone, i tablet e tutti i nostri gadget tecnologici, con cui ci teniamo in costante contatto col mondo e tramite i quali veniamo bombardati di informazioni, e li ha proiettati nel 2358, nella vita di un ragazzo che inizia a chiedersi se davvero tutta questa tecnologia lo renda più libero e gli offra maggiore conoscenza o se invece rappresenti ciò che limita la sua libertà e decide per lui cosa conoscerà e cosa sarà destinato a ignorare. Se così fosse, chi controlla tale tecnologia ha in mano la sua libertà e il suo sapere.
E se ciò che lo controlla e condiziona non si trovasse solo nei dispositivi che usa per connettersi col resto del mondo, ma fosse dentro di lui?
Il nuovo romanzo di Giovanni Venturi, che rappresenta anche il suo debutto nell’ambito della fantascienza, rivisita questa tematica classica del genere in una veste del tutto nuova. Lui, che viene dal romanzo di formazione e da racconti di vita delle persone comuni, prende questi temi a lui congeniali e li sviluppa attraverso ambientazioni e strumenti tipici della narrativa di speculazione, forgiando una storia dalla spiccata originalità.
Chi viene dalla lettura delle sue opere precedenti riconoscerà subito la sua voce d’autore, che porta il lettore dentro l’anima dei suoi personaggi, a vivere con loro le sconvolgenti vicende di cui sono protagonisti, ma scoprirà anche insospettabili sfaccettature della sua fantasia che in un contesto fantascientifico, senza le limitazioni dovute al racconto del realtà odierna, prendono finalmente il volo.
Chi, invece, in cerca di una storia di fantascienza incontra per la prima volta questo autore, si troverà di fronte a qualcosa di diverso, fuori del comune rispetto alle altre letture di questo genere, qualcosa capace di inquietare e allo stesso tempo suscitare la sua curiosità, pagina dopo pagina, fino all’astuto finale aperto, in cui Venturi trascina il lettore dentro il processo creativo e condivide con quest’ultimo la scelta della sua interpretazione.
Tutto ciò è racchiuso in un’opera ben scritta in cui  questo autore ancora una volta dimostra il suo talento, il suo amore per la parola scritta e la sua capacità di usarla per dar vita a vicende credibili, persino quando queste si svolgono fra tre secoli, in un realtà immaginaria che sfiora la distopia. Pregevole in questo senso l’inserimento di alcuni elementi scientifici che, seppur utilizzati con fantasiosa disinvoltura, svolgono egregiamente lo scopo di coadiuvare la sospensione dell’incredulità e rendendo talvolta difficile distinguere ciò che corrisponde alla realtà da ciò che invece è stato creato dall’autore stesso.
Infine, degna di nota è la scelta di raccontare la storia su più piani temporali intrecciati che poi vanno a confluire. Alcuni di questi ci mostrano eventi che il protagonista non conosce, ma altri arrivano a simulare con estrema efficacia il modo con lui lo stesso Joe, che soffre di strane amnesie, si ritrova a raccogliere pezzi del suo passato che parevano essere stati cancellati. E proprio in essi sono celate le risposte che potranno far luce sull’origine della misteriosa richiesta di aiuto che echeggia nella sua mente, e in quella del lettore, fin dal primo capitolo di questo coraggioso romanzo.

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Di Carla (del 22/07/2015 @ 12:50:54, in Scrittura & Lettura, linkato 2409 volte)
Will su Flickr - Indian book cover design (back)
Oggi ho il piacere di ospitare un nuovo guest post del collega e amico Giovanni Venturi, che, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, il thriller fantascientifico “Joe è tra noi”, e prendendo spunto da “1984” di George Orwell, ci propone una riflessione sulle conseguenze del controllo dell’informazione.
 
Qualche tempo fa lessi “1984”, uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949, un testo di una attualità sconvolgente. Il romanzo è entrato nella definizione di “romanzo classico”, cioè la storia che tutti si dovrebbe leggere. Il mio rapporto coi romanzi classici una volta era di timore, poi ho capito che questi testi hanno qualcosa da insegnare. Chiaramente il romanzo per l’epoca era un chiaro messaggio verso alcuni personaggi dominanti della storia. Arrivati nel 2015 credo che quel messaggio sia ancora interpretabile nello stesso identico modo, anche per quelli che sono i personaggi della storia odierna.
 
L’idea che mi sono fatto di questo libro è che l’informazione è l’unico elemento che se non controllato può portare problemi a chi non riesce a controllarla. Cambiare la storia semplicemente alterando documenti storici, fare passare in tivù solo quello che si vuole, o per volontà o per timore di essere perseguiti, spinge a controllare l’essere umano, a manipolarlo senza nemmeno che lui se ne renda conto. Potrei fare tantissimi esempi di ciò che accade oggi, sotto gli occhi di tutti, dove molti credono che sia davvero la tivù a stabilire se una cosa è vera oppure no, e se non appari mai in tivù allora non esisti. Gli scrittori se non appaiono in tivù non esistono, vi pare? Chi conosce uno sconosciuto scribacchino che per giunta si autopubblica? Come osa costui? Se ci fate caso ci sono varie trasmissioni televisive, spazi di telegiornali inclusi, che non si occupano mai direttamente di romanzi e narrativa, ma dove di tanto in tanto si ospitano scrittori di importanti case editrici e dove solo quegli scrittori vengono segnalati. Sono in tivù, ergo esistono, ergo sono scrittori per davvero.
Immaginiamo un mondo che spinge sempre di più verso il controllo dell’informazione. Smartphone che comunicano di continuo la posizione GPS dell’utente, che intercettano i contenuti che lo stesso immette in rete, che ne rilevano le impronte digitali, che conoscono quanta influenza ha in rete, cosa scrive su Facebook, su Twitter, su Google+.
 
Ora immaginiamo il futuro, da qui a 350 anni circa. Anno 2358, Londra. La città di cui si parla in “1984”. Immaginiamo tablet così ultramoderni da poterli arrotolare come un foglio di carta e metterli in tasca. Tablet che sono connessi a una rete madre globale dove ogni informazione passa attraverso questa potentissima infrastruttura che dà il proprio segnale wireless in tutto il mondo. Una rete gestita da organizzazioni potentissime che decidono chi può accedere a cosa. Controllo delle informazioni. Controllo delle utenze. Controllo degli accessi. Tablet così non possono nemmeno più chiamarsi tablet, in quanto l’idea che si ha di questo strumento è il rettangolo di plastica spesso, non deformabile e che ha su di sé il sistema operativo Android ed è possibile telefonare, oppure pensiamo a un iPad, leggero, ma non pieghevole, dove non è possibile indossare cuffie per telefonare. Se una rete wireless globale copre ogni angolo della terra, la telefonia sarà concepita anche in altro modo. Sarà una videocomunicazione che avviene tramite questa rete. Oggi sempre più persone inviano messaggi, foto, audio tramite applicazioni per smartphone, non usano più SMS e meno che mai MMS, per le chiamate vocali ci sono sempre più applicazioni, basta solo la connessione dati per fare tutto o quasi.
Ho immaginato tutto questo e mi sono detto: ma in un mondo così tecnologico, non tutti hanno gli stessi privilegi, qualcuno può operare per scopi non sani e riuscire a farlo e non essere intralciato perché occupa una posizione di rilievo, di potere, e così tra colpi di scena, misteri e scene cariche di tensione ho scritto “Joe è tra noi”. Una storia di un ragazzo, Joe, che vive in una Londra dell’anno 2358, una metropoli ipertecnologica. Joe intercetta un messaggio di aiuto anonimo. Chi invoca il suo aiuto e perché? È questo l’interrogativo con cui si apre questo thriller di fantascienza.
 

 
GIOVANNI VENTURI è Ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 10 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film "Il mistero di Bellavista", di Luciano De Crescenzo, l'arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani. E dal luglio del 2012 a oggi la raccolta di racconti Deve accadere, Racconti dall'isola, il racconto lungo Viaggio dentro una storia, i romanzi Le parole confondono e Joe è tra noi.
 
Il blog di Giovanni Venturi “Giochi di parole… con le parole”: www.giovanniventuri.com
 
"Joe è tra noi" è disponibile su Amazon, Kobo, Apple e Google Play.
 
Di Carla (del 21/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2017 volte)

 Un’altra perla del maestro
 
Crichton riesce a stupirmi sempre. Che si tratti di uno dei suoi ultimi libri (anche postumo) o di uno di quelli scritti decenni fa, la sua scrittura e il modo in cui affronta le tematiche dei suoi romanzi sono sempre dannatamente attuali. Per quanto il suo modo di creare un romanzo sia sempre quello di individuare un argomento, che pone al centro dell’opera, e poi costruirci intorno una storia, la sua capacità di affrontare argomenti sempre diversi ma comunque in maniera estremamente approfondita è qualcosa di unico che finora non ho mai trovato in nessun altro autore.
Ma veniamo a questo romanzo, “In caso di necessità”, scritto da Crichton durante le vacanze di Pasqua (lo racconta nell’introduzione) quando era ancora uno studente di medicina, pubblicato con uno pseudonimo e diventato un bestseller con grande sorpresa dello stesso autore.
Il romanzo in sé è molto tecnico e il fatto che Crichton all’epoca studiasse medicina è evidente. Il suo essere così tecnico, per quanto mi riguarda, è un grandissimo pregio. Nonostante sia stato scritto quarantasette anni fa (!) e molte cose siano cambiate nel campo della medicina, risulta comunque molto attuale e offre un’occasione di riflessione davvero fuori dal coro su un argomento controverso come l’aborto.
La storia parla di un medico che è stato arrestato perché si pensa che una donna sia morta a causa di un aborto praticato da quest’ultimo, quando questa pratica era ancora illegale in gran parte degli Stati Uniti. Un amico dell’arrestato, che poi è il protagonista, si batte per scoprire la verità. Lo seguiamo nelle sue investigazioni e ben presto, sebbene la struttura della thriller sia elaborata e ben costruita, finiamo per appassionarci all’aspetto medico e alle sue implicazioni morali, che vengono poi approfondite dalle accurate note riportate in appendice.
Una cosa che apprezzo di Crichton è la sua capacità di porre degli interrogativi senza imporre il proprio punto di vista al lettore (al contrario di ciò che capita con molti altri autori che affrontano temi etici). Ti espone i fatti, i vari punti di vista e possibili sviluppi, e lascia che sia tu a ragionarci su e a formarti una tua opinione personale sull’argomento, senza influenzarti. Tutti i suoi libri sono spunti di discussione e arricchiscono la tua mente, oltre che divertirti.
Anche la traduzione non sembra per niente scritta tanto tempo fa. Il linguaggio non scade quasi mai nell’obsoleto e suona realistico anche letto al giorno d’oggi. Nonostante questo, però, a volte la traduttrice ha preso comunque delle cantonate pazzesche, tipo “ventola parasole” per indicare il parasole anteriore dell’auto che si apre/abbassa a ventaglio o evidenti contraddizioni tra due periodi successivi. Tutti piccoli errori dovuti a una inadeguata revisione del testo.
Continuo a non capire perché quando vengono pubblicate delle nuove edizioni i testi non vengano riletti. È assurdo che un libro tradotto decenni fa contenga ancora degli errori.
Concludo dicendo che una cosa che mi ha particolarmente stupito è stato notare in vari siti come questo romanzo abbia una media recensioni abbastanza bassa, proprio perché i lettori si lamentano che l’argomento medico è un po’ ingombrante. Una cosa del genere è quantomeno bizzarra. Certo, capisco che non sia semplice per chi non ha una preparazione biomedica seguire tutti i dettagli della trama, ma d’altronde si tratta di un medical thriller. Che cosa si aspettavano?

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Di Carla (del 16/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1974 volte)

 Semplice, breve, profondo
 
È sempre difficile giudicare un libro che viene considerato un capolavoro indiscusso della narrativa moderna, un classico moderno. Non ci provo neanche. Voglio solo cercare di riassumere in poche parole ciò che questo libro mi ha lasciato.
Stupisce che un libro di cinquantacinque anni fa “suoni” così moderno durante la lettura, tanto più se i fatti narrati vengono fatti risalire a decenni prima. È un romanzo abbastanza breve e per niente complicato che si può leggere e apprezzare a qualsiasi età.
La voce narrante è quella di una bambina che, mentre ci racconta i banali fatti della sua vita quotidiana, si ritrova ad assistere a eventi più grandi di lei, che però affronta con la saggezza semplice e innocente che solo un bambino può avere. E così un episodio di razzismo degli anni trenta, un razzismo che era ancora una triste realtà al tempo della stesura del romanzo e che purtroppo in parte lo è ancora al giorno d’oggi, diventa l’occasione per ritrarre uno spaccato del sud degli Stati Uniti, in cui le cose avvengono come tutti si aspettano che debbano avvenire e in cui la piccola luce di un gesto quasi eroico sul finire del romanzo illumina un po’ una realtà rassegnata e disillusa.

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Di Carla (del 14/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2094 volte)


 Personaggi credibili e bellissima prosa

Non leggo quasi mai thriller soprannaturali, perché ho grosse difficoltà a trovare questo genere di storie credibili. Così ero abbastanza scettica nell’accostarmi a questo libro. Ho letto l’inizio in cui il protagonista, Jim Ironheart, viene spinto da una voce nella sua testa a lasciare la sua città per evitare che un certo evento abbia luogo. Non si capisce di preciso di cosa si tratti.
Ciò che mi ha conquistato e mi ha spinto ad andare avanti è stato lo stile dell’autore e la sua bellissima prosa. Koontz con poche parole ti porta dentro la mente del personaggio e lo fa con un linguaggio davvero molto suggestivo. Il tutto funziona così bene che ho deciso di mettere da parte la mia diffidenza verso il paranormale e continuare a leggere.
E non me ne sono affatto pentita.
Sebbene l’elemento paranormale sia centrale in questo romanzo, il modo in cui viene narrato, l’empatia che l’autore riesce a creare nei confronti dei due personaggi principali (Jim e Holly) e il poter vivere le loro emozioni in prima persona sposta l’attenzione dal soprannaturale ai personaggi stessi. Il romanzo diventa la loro storia. L’ambiguità di Jim (e i personaggi ambigui sono sempre i miei preferiti) e le paure di Holly ti catturano. Ed è questo che fa la differenza, perché, quando si crea un legame con i personaggi, questi diventano credibili e con essi tutto ciò che li circonda, dando luogo a una solida sospensione dell’incredulità.
Di fronte a ciò, il libro avrebbe potuto trattare di qualsiasi altro tema che sarebbe comunque riuscito a conquistarmi.
Infatti, per quanto gli eventi narrati siano impossibili nella realtà, quella vera, cosa che di solito mi fa perdere interesse nella storia (a meno che non si tratti di fantascienza), ciò non è accaduto con questo libro, poiché il modo in cui vengono presentati li rende sempre perfettamente logici.
Infine, a concludere nel migliore dei modi questo romanzo, c’è il finale aperto che ti fa sorridere nell’immaginare cosa potrebbe accadere dopo.

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Di Carla (del 09/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1927 volte)

 Trasmissioni radio e un omicidio
 
Splendido e accurato resoconto di un caso di omicidio che fece grande scalpore all’epoca, ma reso ancora più famoso poiché la sua risoluzione fu possibile grazie all’utilizzo dell’allora nuova tecnologia radiotelegrafica.
Si tratta di un libro molto lungo che da una parte ci racconta della figura di Guglielmo Marconi da quando era ragazzo fino alla sua morte e dall’altra quella del dottor Hawley Harvey Crippen e di sua moglie. Dietro la scrittura di questo libro c’è un immenso lavoro di ricerca. L’autore, infatti, racconta sempre e soltanto gli eventi così come sono accaduti, riportando tutte le fonti. Infatti l’ultimo venti percento del libro contiene le numerose note esplicative e bibliografiche, in cui è possibile trovare conferma dei fatti narrati.
Devo ammettere che fino a due terzi del libro ho trovato di gran lunga più interessante la storia di Marconi, che non conoscevo affatto, mentre la vita di Crippen e delle persone a lui collegate era abbastanza noiosa. Nell’ultima parte, però, dalla scomparsa di Cora in poi mi sono fatta prendere dalla narrazione degli eventi e, per quanto immaginassi come sarebbe andata a finire (anche se non avevo letto la descrizione del libro), mi è spiaciuto un po’ per il povero Crippen.
Ma ciò che rende davvero stupendo questo libro è il genio di Marconi. Molta della tecnologia che noi diamo per scontata esiste grazie alla sua perseveranza, al modo maniacale con cui portava avanti i suoi esperimenti empirici (non era un “vero” scienziato) e grazie anche al fatto che tale genialità fosse nelle mani (e nella mente) di una persona che aveva la possibilità di metterla in pratica.
Se amate la scienza e al tecnologia, questo è un libro da leggere assolutamente.
 
 
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Di Carla (del 07/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1800 volte)

 Descrizione del libro fuorviante: non è un techno-thriller, ma una storia quasi post-apocalittica
 
Non so da dove iniziare nel recensire questo libro.
In un primo momento sono rimasta folgorata dalla caratterizzazione dei personaggi. L’autore riesce a farti sentire nei panni del protagonista mentre vive insieme alla sua famiglia (la moglie, con cui aveva dei problemi, e il figlio) e i suoi vicini di casa un terrificante dramma. Un cyberattacco terroristico blocca completamente internet, provocando il venire meno dei servizi base a Manhattan (corrente elettrica, acqua, ecc…). Ciò avviene in congiunzione con una terribile tempesta di neve. La popolazione si ritrova in una città dove tutto smette di funzionare e rischia di morire assiderata e di fame in breve tempo. A ciò si aggiunge l’isolamento, poiché nessuno sa se lo stesso stia accadendo anche altrove, se il mondo che tutti conoscono sia veramente finito. L’atmosfera è post-apocalittica, con esseri umani incattiviti che non esitano a uccidere per un po’ di cibo o per del carburante, altri che arrivano addirittura al cannibalismo.
L’autore sceglie la prospettiva limitata del protagonista, Mike Mitchell, che è solo una persona comune che cerca di sopravvivere. Le sue avventure sono a dir poco angoscianti. Si soffre insieme a lui, chiedendosi se cosa accadrà nella pagina successiva.
Tutto ciò mi è piaciuto, ma solo fino a un certo punto. Sì, perché questo continuo perseverare dell’autore nel peggiorare la situazione del protagonista finisce per stancare. Avevo sperato che a un certo punto lo stesso protagonista fosse in qualche modo coinvolto nella risoluzione della storia, ma non è quello che avviene. Ignaro di cosa stia realmente succedendo nel mondo, Mike vive il suo dramma umano con crescente disperazione, che viene trasmessa al lettore, e poi di colpo tutto finisce, senza che lui ne abbia alcun merito e con una risoluzione che lascia non poche domande senza risposta.
Nel prendere in mano questo libro mi ero aspettata di trovarmi di fronte a un techno-thriller che fosse centrato sul cyberattacco (come pareva leggendone il titolo e la descrizione), sulla comprensione della sua origine e sulla sua risoluzione, ma tutto ciò viene vagamente chiarito solo alla fine del libro, dove tra l’altro si scivola da un contesto drammatico a uno puramente fantascientifico. Il romanzo infatti è una sorta di prequel di una serie di fantascienza dello stesso autore incentrata su una città galleggiante chiamata Atopia.
Nel prendere in mano questo libro non avevo capito che si trattava della solita storia (quasi) post-apocalittica (genere che non mi piace per niente), che racconta le miserie di gente comune di fronte a un disastro, ma pensavo che fosse un techno-thriller, cioè un thriller in cui la parte tecnologia avesse un ruolo importante. Il libro invece parla delle conseguenze dell’improvvisa assenza di tale tecnologia. Il problema di fondo, in realtà, è dovuto alla descrizione stessa del libro, in cui questo è definito techno-thriller e viene addirittura consigliato ai fan di Michael Crichton, con le cui opere non ha assolutamente niente a che vedere. Trovo questa scelta del tutto fuorviante, oltre che rischiosa, visto che potenzialmente può portare a recensioni negative (come la mia) da parte di chi si aspettava di leggere tutt’altro.
 
 
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Di Carla (del 03/07/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1529 volte)

 Tante idee, svolgimento poco credibile
 
Nell’iniziare a leggere questo libro mi sono sentita subito catturata dalla storia. Parte infatti con il ritrovamento di un cadavere su una spiaggia. Quale inizio migliore per un romanzo di questo genere?
Purtroppo l’impressione iniziale spesso inganna.
La trama ha come protagonista un avvocato in pensione, Matt Royal, che a quanto pare ritorna in altri libri della serie (questo è il terzo), che viene coinvolto in uno strano caso che ha a che vedere con la figlia della sua ex-moglie.
La prima cosa che ho notato è stato il ritmo un po’ affrettato dell’autore nel presentare le scene, in cui fa un frequente uso dei dialoghi, anche telefonici, durante i quali non si capisce bene cosa stiano facendo i personaggi. Tale uso diventa, man mano che si procede con la storia, quasi smodato, decisamente eccessivo. Gran parte delle scoperte derivano delle continue telefonate fatte dal protagonista agli altri personaggi, compresa una donna (adesso non ricordo il suo nome) che riesce a recuperare qualsiasi informazione col suo computer (manco fosse Garcia di Criminal Minds) pur facendo tutt’altro nella vita.
Questo modo di strutturare la storia limita moltissimo la capacità di immaginare gli eventi e più di una volta ammetto di essere stata tentata di abbandonare il libro.
Purtroppo, però, non si tratta dell’unico problema. È la trama a essere del tutto improbabile. In essa l’autore ha mescolato una setta religiosa, prostituzione e terrorismo. E i tre elementi sono correlati con spiegazioni poco convincenti, a parte la solita follia del cattivo di turno.
A tutto questo aggiungiamo scene d’azione in cui il protagonista ottiene con fin troppa facilità il supporto di varie forze dell’ordine, anzi sono quasi tutti ai suoi comandi come se niente fosse, ed è libero di agire uccidendo a destra e a manca altri personaggi senza che ciò abbia alcuna conseguenza, come se fosse normalissimo.
Io adoro le storie d’azione, come i film con Vin Diesel o Bruce Willis o addirittura il caro vecchio Jean-Claude Van Damme, ma questo libro non è proprio riuscito a convincermi.
 
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Di Carla (del 30/06/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1740 volte)

 Troppa distanza in questi viaggi nel tempo
 
Non fatevi ingannare dal fatto che l’autore indichi che si tratta di “science fiction romance”. Addirittura questa informazione è riportata dentro il libro stesso. Questo non è un romanzo rosa di fantascienza, ma un romanzo di fantascienza con elementi romantici. Il motivo è semplice: la trama si reggerebbe da sola anche senza il coinvolgimento romantico fra i due protagonisti. Secondo me, questo è un punto a favore per il libro che ci presenta una storia di viaggi nel tempo molto interessante e ben strutturata. C’è azione, suspense, avventura, elementi fantascientifici, ma anche sentimento.
Personalmente non avrei battuto su quest’ultimo aspetto nel catalogare il libro, poiché è proprio qui che l’autore riesce meno a coinvolgere il lettore. Ho trovato molto difficile l’immedesimazione nei due personaggi principali. Il costante uso di verbi filtro e del raccontato (al posto del mostrato) mi ha dato l’impressione che qualcuno, un narratore esterno, mi stesse raccontando una storia, invece di avere a che fare con dei personaggi che me la mostrano. La sensazione di distanza è continua in tutto il romanzo e, sebbene la storia sia molto ben pensata, non è riuscita a prendermi, proprio per questo motivo.
Un’altra cosa che ho trovato abbastanza ridicola è il continuo uso di eufemismi per evitare le parolacce (per esempio il reiterato uso di “dam”, che vuol dire diga, al posto di “damn”, cioè dannazione, è assolutamente fastidioso). È assurdo, per esempio, che un’agente della CIA pronta a torturare le persone per avere informazioni (tra l’altro ho trovato questo personaggio talmente sopra le righe da essere grottesco e poco credibile) usi eufemismi. Ciò ha contribuito non poco a minare la sospensione dell’incredulità.
Per tutti questi motivi, non posso andare oltre le quattro stelle, ma si tratta comunque di un libro interessante.

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Di Carla (del 26/06/2015 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1947 volte)

 La malinconia dell’addio
 
È davvero triste leggere il libro postumo di un grande autore, tanto più se, come in questo caso, si tratta di una raccolta di lavori per lo più incompiuti, e che mai verranno terminati.
“Budayeen nights” solo in parte ci riporta alle atmosfere della magnifica trilogia del Budayeen, il quartiere malfamato di una non precisata città del mondo arabo del futuro. La raccolta contiene lavori spesso molto diversi tra di loro che hanno in comune il tema vagamente arabeggiante. A impreziosirla c’è la prefazione e le introduzioni a ogni racconto scritti da Barbara Hambly, terza moglie di Effinger, che spiega al lettore l’origine di ogni singola storia. Spesso si tratta di parti di manoscritti non terminati. Alcuni sembrano legati al Budayeen, ma non sono inseribili nella timeline creata nella trilogia. Vi sono inoltre inclusi, e questa è la cosa più triste, parti degli altri due romanzi che Effinger avrebbe voluto scrivere per continuare a raccontarci la storia di Marîd Audran, in particolare i primi capitoli del quarto che terminano con un clamoroso cliffhanger, che rimarrà tale per sempre.
Ho apprezzato particolarmente uno dei racconti in cui, senza mai dire il suo nome, vediamo Marîd nel futuro, dopo essersi liberato dal giogo di Friedlander Bey, ma che non riesce a fare a meno di mettersi nei guai, per poi uscirne comunque in qualche modo.
Ho dato solo tre stelle a questa libro perché non tutti i racconti mi sono piaciuti. Il titolo mi lasciava pensare che fossero tutti incentrati su Marîd, ma non è così e alcuni di quelli che non lo sono li ho trovati poco interessanti, forse un po’ troppo cerebrali o magari semplicemente confusi. Chissà cosa pensava Effinger quando li ha scritti!
Nonostante ciò, se avete letto e vi è piaciuta la trilogia del Budayeen, dovete leggere anche questo libro, anche se, vi avverto, vi lascerà con una grande malinconia.
Purtroppo il libro è disponibile solo in inglese.

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