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 Il mare de La Pelosa a Stintino... di Carla
 

"Tu ami essere un astronauta, fa parte della tua essenza."
Deserto rosso - Ritorno a casa




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 13/05/2016 @ 06:21:27, in Scrittura & Lettura, linkato 1443 volte)

Circa due anni fa in questo periodo usciva “Il mentore”, un crime thriller che vedeva il mio debutto in un genere letterario diverso da quello del fantastico. Influenzato dal mio background di serie TV procedurali, questo romanzo racconta la storia di un detective della scientifica di Scotland Yard che sospetta che una persona cui tiene potrebbe essere una serial killer, soprannominata ‘morte nera’.
A due anni da quei fatti e a ventuno mesi dall’epilogo de “Il mentore”, Eric Shaw torna in “Sindrome” per mostrarci cosa è successo dopo quella notte di settembre del 2014.
 
 
Sindrome” si svolge nel prossimo giugno 2016, perlopiù nell’arco di una settimana in cui Eric e la sua squadra si trovano coinvolti in due casi paralleli. L’investigazione si intreccia fatalmente con la sua vita privata e con quella della sua allieva, in un susseguirsi di omicidi, colpi di scena e rivelazioni.
Riuscirà Eric a riprendere in mano il proprio destino?
 
 
Lo scoprirete il 21 maggio.
Nel frattempo, per non rischiare di dimenticarvene, potete preordinare l’ebook di “Sindrome” a 2,99 euro su Amazon, GiuntiGoogle Play, Kobo, iTunes, Mondadori Store, laFeltrinelli e Nook (tramite l’app di Windows). Il libro sarà disponibile nel giorno della pubblicazione anche su Smashwords e 24Symbols, e presto anche in edizione cartacea.
 
Ecco la trama.
 
Mentre indaga sull’omicidio di due pregiudicati collegati a un noto trafficante di droga londinese, resosi protagonista di una spettacolare evasione dal cellulare che lo stava riportando al penitenziario di Coldingley dopo un’udienza in tribunale, la squadra scientifica di Scotland Yard diretta dal detective Eric Shaw si ritrova coinvolta nel caso di un’infermiera che accusa una madre di essere responsabile di una serie di violenti episodi febbrili che hanno colpito suo figlio Jimmy, di soli dieci anni. Quest’ultima si accanirebbe sul proprio bambino, peggiorandone le condizioni di salute, per attirare su di sé l’attenzione e la compassione del personale sanitario.
Eric ne viene a conoscenza casualmente, poiché la pediatra che ha in cura il piccolo paziente, Catherine Foulger, è una sua vecchia fiamma, che il detective ha ripreso a frequentare di recente nella speranza di rimettere ordine nella propria vita dopo aver scoperto l’identità del serial killer denominato ‘morte nera’.
Ma la sua ex-compagna Adele Pennington, criminologa del Laboratorio di Scienze Forensi, non ha affatto accettato di buon grado questa nuova relazione.
 
 
Essendo il secondo libro di una trilogia (il terzo “Oltre il limite” uscirà l’anno prossimo) è necessaria la lettura del primo per comprendere appieno la storia.
 
Non avete ancora letto “Il mentore”?
Questa è la vostra occasione per fare vostro il thriller italiano con oltre 165.000 lettori in tutto il mondo (nella sua edizione inglese) a un prezzo piccolissimo.
Fino al 21 maggio incluso, infatti, “Il mentore” è in offerta su Amazon (anche tramite il sito di Giunti) e su Google Play a soli 1,99 euro!
 
 
È tempo di immergersi nella Londra cupa del detective Eric Shaw per individuare il sottile limite che separa ciò che giusto da ciò che è sbagliato… stando attenti a non oltrepassarlo.
 
Di Carla (del 05/04/2016 @ 10:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1921 volte)

 Space opera godibile ma cupa
 
Si tratta di un romanzo complesso e articolato di cui ho apprezzato molto certi aspetti. Uno di questi è il fatto che, nonostante i personaggi principali non siano pochi, l’autore è riuscito comunque ad approfondirli. È semplice creare un legame con uno di essi che permette di immergersi nella storia. Nel mio caso il personaggio con cui sono riuscita da subito a stabilire un legame è stato Dan Sylveste, forse perché è uno dei primi a fare la propria comparsa nel romanzo.
Molto bello anche il world building. Reynolds mostra di possedere un’enorme fantasia nel creare pianeti, società e alieni inimmaginabili, come i Giocolieri Mentali che, di fatto, sono degli oceani viventi. Pur creando dal nulla un universo complesso con pochissimi riferimenti alla nostra realtà, l’autore riesce comunque a renderlo credibile. Non si avverte il senso di distacco che si potrebbe rischiare di provare in questo tipo di storie. In questo senso è di notevole aiuto la bella prosa, coinvolgente e poetica.
Infine la storia si conclude con un finale aperto migliore rispetto a un altro suo libro che ho letto (Century Rain), poiché i personaggi principali hanno una crescita che si concretizza anche grazie al finale.
Vi sono però degli aspetti che mi hanno impedito di dare i pieni voti a questo libro.
Nell’immergersi nella lettura appare subito evidente che si presupponga una certa conoscenza da parte del lettore di alcuni aspetti della storia, dei nomi e dei personaggi stessi. All’inizio del libro c’è un glossario scritto a questo scopo, ma non si può veramente pensare che qualcuno si metta a leggerlo, e poi magari se ne ricordi, prima di iniziare la lettura del romanzo. Così si ha la costante impressione di leggere il secondo libro di una serie, in altre parole che manchi una parte della storia. Sarebbero servite maggiori spiegazioni all’interno del romanzo, laddove erano necessarie per favorire la comprensione del lettore.
Lo stesso finale aperto di cui parlavo prima, per quanto di per sé sia una risoluzione degli eventi ben congegnata, mi provoca comunque un senso di insoddisfazione che non riesco a decifrare, forse perché il ruolo di Sylveste alla fine non mi è piaciuto, in quanto subisce gli eventi, senza poter far nulla per alterarli.
A ciò si aggiunge una visione generale un po’ pessimistica del futuro, sia nelle immagini che nei toni, che non rientra affatto nelle mie corde.
 
Questa recensione si riferisce al libro in sé. Una nota a parte “merita” l’edizione.
Trovo incomprensibile la scelta di dividere il libro in due e pubblicarne le parti a distanza di ben tre mesi. Considerando che si tratta un prodotto di edicola, il prezzo complessivo dei due volumi insieme è troppo elevato rispetto alla qualità scadente dell’edizione, che è infestata, oltre che dai soliti refusi, da continui e ripetuti errori grammaticali, di sintassi e di traduzione. Inoltre, talvolta, la scelta del vocabolo errato in italiano tra due traduzioni possibili dello stesso in inglese dà luogo a passaggi involontariamente comici.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Di Guest blogger (del 25/03/2016 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2314 volte)

Fra pochi giorni consegnerò la quarta stesura di “Sindrome” ai miei beta reader e allora ho voluto cogliere l’occasione per chiedere ad alcuni di loro di parlare del modo in cui affrontano questa particolare mansione. Oggi è la volta di Giovanni Venturi, che oltre a essere uno dei miei principali beta reader è a sua volta uno scrittore.

Quando ho sentito parlare per la prima volta di beta lettura è stato quando un’autrice che aveva letto alcuni miei racconti e di cui avevo apprezzato la prima puntata della serie di romanzi di “Deserto rosso” mi chiese di farle da beta lettore per i successivi libri della serie.
Sono un attento lettore, leggo diversi generi, classici, un paio di autori famosi (Stephen King e John Grisham); sono uno scrittore, ma essere un beta lettore era qualcosa di nuovo per me.
 
Devo dire che come scrittore sono portato a primo impulso a guardare il lavoro degli altri scrittori con gli occhi da scrittore e non da lettore. C’è una bella differenza tra i due modi di agire.
Con il tempo sono diventato sempre più critico verso un testo scritto, sia mio che non mio. Recensisco di rado, solo quando una storia mi ha suscitato un certo interesse, perché mi rendo conto che è davvero difficile fare una buona recensione e farne una superficiale non è assolutamente utile.
 
Quando Rita Carla Francesca Monticelli mi diede uno dei suoi romanzi di “Deserto rosso” da leggere per riportare note, non avevo nemmeno ben capito cosa esattamente mi aspettasse, per quanto era scritto molto bene nel messaggio che avevo ricevuto. La primissima volta ero anche un po’ nervoso perché dovevo mettermi a fare note di critica a qualcuno e non sapevo davvero come potesse prenderla e se mai le mie fossero annotazioni valide o meno.
 
Vedete, per un semplice lettore attento è più facile fare il beta lettore, rispetto a uno che scrive. Perché? Chi scrive è sempre portato a pensare di dover correggere un testo come se fosse il proprio, che va scritto come io scrittore lo scriverei. E questa cosa porta completamente fuori pista. Alcuni scrittori non è quello che ti chiedono, altri magari hanno bisogno proprio di quello, ma come riesci a farlo nella giusta maniera? Non è banale.
Soprattutto, la beta lettura non si deve accettare per sforzarci a fare un favore o pensando che rifiutare rompa una salda amicizia. Il compito non è semplice, quindi va accettato solo se la trama ci interessa, se lo stile di chi scrive ci è noto e ci piace e quella di Carla era ed è una buona scrittura.
 
La prima volta presi a riscrivere qualche paragrafo così come lo avrei scritto io. Errore grossolano di chi era inesperto in questa delicata questione della beta lettura. Ogni scrittore ha il suo stile e non si può pretendere che assomigli al proprio o a qualche modello ideale di cui si è sentito parlare in qualche blasonata scuola di scrittura creativa. Rita mi fece notare che in effetti non stavo operando nel modo richiesto. Oggi ho fatto esperienza di questa cosa e ogni volta che noto qualcosa che secondo me non va mi chiedo sempre se sto valutando l’errore in sé o sto intaccando lo stile. Spesso è più facile quando trovi un refuso quale può essere “ando via da lì”, dove il termine che è scorretto è “ando”, che va scritto come “andò”. Questa è la parte più facile.
 
Durante questa lettura mi sfuggiva un’altra cosa richiesta. Le note sul testo riguardo cosa mi suscitavano le scene. All’inizio ignoravo il requisito, poi mi sono detto: è importante. Altrimenti quale può mai essere il mio contributo? Non c’è da fare un tema per dire che una scena fa ridere, oppure se ti viene in mente che il personaggio ha detto una bugia che magari verrà svelata a seguire e, soprattutto, bisogna dare un’informazione su come si trova l’incipit della storia. È fondamentale per uno scrittore sapere se l’avvio di un romanzo prende o è fiacco. Perché, a seconda di come viene percepito da chi legge, si può intervenire migliorando il primo impatto dopo aver letto la mia nota.
Tante cose le impari man mano.
Per esempio ho imparato che si potevano aggiungere note ed evidenziare anche file PDF. Io uso Linux, quindi mi avvalgo del programma Evince per aggiungere note e segnalazioni, ma chi ha Windows o Mac ha i corrispondenti strumenti anche per quel sistema operativo.
 
A fine mese mi attende la nuova sessione di beta reading con il romanzo di Carla,“Sindrome”, che è il secondo volume investigativo ambientato a Londra che leggerò. Apprezzai molto il precedente, “Il mentore”, che tra l’altro Amazon Crossing ha selezionato, tradotto in inglese e venduto sul loro store permettendo di raggiungere 165.000 lettori sparsi ai quattro angoli. Sapere di fare da beta reader a una scrittrice così è una soddisfazione. Vedrò di fare del mio meglio.
Di solito mi dedicavo a leggere il romanzo sul mio Kindle riportando le note sul PDF successivamente. Stavolta leggerò direttamente in PDF la sera sul mio PC Linux.
 

GIOVANNI VENTURI è Ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 10 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film "Il mistero di Bellavista", di Luciano De Crescenzo, l'arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani. E dal luglio del 2012 a oggi la raccolta di racconti Deve accadere, Racconti dall'isola, il racconto lungo Viaggio dentro una storia, i romanzi Le parole confondono e Joe è tra noi.

Il blog di Giovanni Venturi “Giochi di parole… con le parole”: www.giovanniventuri.com

 
Di Carla (del 18/02/2016 @ 03:19:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1714 volte)

 Quasi vero
 
Nick Hornby è un autore cui tendo a ritornare ciclicamente, nonostante ogni volta che legga un suo libro rimanga in parte delusa dal finale, ma con il suo stile di scrittura, i suoi personaggi comuni e allo stesso tempo originali e le sue trame cariche di quell’assurdità tipica che si può osservare solo nella vita reale, in cui la realtà supera sempre la fantasia, riesce a incollarmi alle pagine del libro come pochi altri suoi colleghi. Alla fine apprezzo il tempo che trascorro nel leggere un suo romanzo più che il modo in cui la trama si sviluppa e si conclude.
Ma con “Funny Girl” mi ha davvero stupito.
Il modo con cui ci racconta lo storia della protagonista è una mescolanza perfetta di realtà e fantasia tra cui non è possibile scorgere il confine. Per tutta la durata del libro mi sono chiesta se si trattasse di una storia vera, ipotesi corroborata dalle numerose foto a corredo del testo.
L’illusione è alimentata dal fatto che questa viene a tratti illustrata a mo’ di resoconto, con la distanza tipica di un narratore esterno.
La credibilità della storia diventa così totale. Hornby abbandona le situazioni assurde e sopra le righe dei suoi libri precedenti, le stesse che poi deludevano con un finale non all’altezza delle sue trovate geniali, intessendo dall’inizio alla fine una trama equilibrata, divertente ma senza mai diventare comica o eccessiva, che ti lascia con un senso di appagamento e ti fa chiudere il libro con un sorriso.
Per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare alcun difetto a questo libro.
 
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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http://www.anobii.com/anakina/books
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Di Carla (del 07/02/2016 @ 20:20:28, in Scrittura & Lettura, linkato 2257 volte)


I quattro libri singoli che costituiscono la serie di “Deserto rosso” sono originariamente nati come ebook pubblicati tra il giugno 2012 e il settembre 2013, mentre a partire dal dicembre 2013 sono stati riuniti in una raccolta disponibile anche in formato cartaceo.

Questa raccolta include 656 pagine in una dimensione non proprio tascabile, per questo motivo nei mesi scorsi ho iniziato a pubblicare anche singolarmente i quattro libri, per fornire a nuovi e vecchi lettori l’opportunità di avere “Punto di non ritorno”, “Abitanti di Marte”, “Nemico invisibile” e “Ritorno a casa” come volumi separati, più piccoli (13,34 x 20,32 cm), maneggevoli e stampati in caratteri più grandi (stesse dimensioni dei cartacei di “Per caso”, “Il mentore” e “Affinità d’intenti”).

Adesso sono tutti disponibili anche in brossura e possono essere acquistati su Amazon e sul sito di Giunti.

Ecco tutti i dettagli. Per maggiori informazioni fate clic sul titolo del libro.

Deserto rosso - Punto di non ritorno” include 116 pagine e costa 4,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1515394235).

Deserto rosso - Abitanti di Marte” include 232 pagine e costa 7,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1517516741).

Deserto rosso - Nemico invisibile” include 352 pagine e costa 10,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523405220).

Deserto rosso - Ritorno a casa” include 442 pagine e costa 11,99 euro. Acquistabile su Amazon e Giunti (ISBN: 978-1523793655).

Vi ricordo che i costi di spedizione sono gratuiti per una spesa superiore ai 19 euro.

 
Di Carla (del 27/01/2016 @ 23:26:54, in Scrittura & Lettura, linkato 3445 volte)

È stato il film che ha dominato i botteghini dei cinema di tutto il mondo nell’ottobre 2015, continuando a essere proiettato durante il mese di novembre. Terminata la sua vita sul grande schermo è passato all’homevideo, pronto ad approdare alla pay-per-view, ha vinto due Golden Globe e si appresta a presentarsi agli Oscar con sette nomination. Ma è stato anche il primo esempio in cui la NASA abbia abbracciato senza riserve e in maniera totale, sin dall’inizio, un progetto hollywoodiano, trasformandolo nella bandiera del suo più grande obiettivo per il futuro, il cosiddetto Journey To Mars, con cui intende portare i propri astronauti su Marte.
Ma pochi sanno che il romanzo bestseller da cui il film è tratto era originariamente un prodotto del self-publishing, anzi, è stato un bestseller proprio come romanzo autopubblicato e per questo è approdato al cinema, trasformandolo anche in un bestseller per l’editore tradizionale che ne aveva acquisito i diritti d’autore (Random House) e per quelli in tutto il mondo che avevano ottenuto i diritti di traduzione, inclusa la Newton Compton in Italia, che l’aveva originariamente pubblicato col titolo “L’uomo di Marte” (vedi sotto la copertina) per poi presentare una seconda edizione che recava il titolo italiano del film, “Sopravvissuto - The Martian” (penultima immagine in basso).
 
Ma come è iniziata davvero la favola di Andy Weir, l’autore del romanzo?
Le informazioni a proposito non sono affatto chiare. Avevo cercato di ricostruire la genesi di questo libro anche su FantascientifiCast. Adesso, dopo aver letto qualche articolo in più e un’intervista all’autore pubblicata su The Guardian (anche se in essa ho subito individuato un’incongruenza di date), voglio di nuovo provare a fare ordine su un caso editoriale che fa sognare tanti self-publisher nel mondo, me compresa visto che, guarda caso, sono autrice di una serie ambientata sul pianeta rosso.
 
“The Martian” nasce come una storia scritta a puntate da Weir nel proprio blog o sito e che per qualche motivo è diventata virale tramite Reddit. La parte più dura da comprendere è come questo passaggio sia stato reso possibile.
Reddit è un ottimo luogo virtuale dove recuperare informazioni, sia attingendo a ciò che è disponibile sia rivolgendosi agli utenti per averne delle altre. Il suo target di utenti è costituito perlopiù uomini interessati alla tecnologia. L’affinità con una storia come quella di Weir, in cui l’astronauta Mark Watney viene abbandonato su un pianeta deserto e deve sopravvivere usando solo le proprie conoscenze scientifiche, appare evidente.
Secondo quanto affermato dallo stesso Weir, l’idea di scrivere questa storia era nata come una sorta di esercizio in cui tentava di ricostruire una situazione così estrema (da notare che l’autore che racconta la storia di un astronauta non viaggia neppure in aereo perché soffre di una fobia per il volo!). Reddit è stato il mezzo con cui, a sua detta, si è messo in contatto con esperti di vario tipo per risolvere le problematiche che si ponevano di fronte al suo astronauta e provare a dare luogo a uno scenario realistico.
 
E qui viene il primo dubbio. Come mai ha deciso di partire da un assunto scientificamente errato (quello che una tempesta di sabbia su Marte potesse creare tanti danni da far abortire una missione)? Il pianeta rosso offriva sicuramente mille altre possibilità narrative, altrettanto drammatiche ed efficaci, per far sì che il personaggio del protagonista venisse creduto morto e abbandonato per via dell’impossibilità di recuperarne il corpo.
Forse l’autore non si era posto il problema, poiché certo non immaginava cosa sarebbe accaduto dopo.
 
Ed ecco cosa è successo. Man mano che andava avanti con la scrittura Weir è riuscito a coinvolgere sempre più persone. Che lo volesse o meno, ha fidelizzato i propri lettori, che si sono sentiti parte del progetto per lunghi mesi a cavallo tra il 2011 e il 2012. Quando questo è giunto alla sua conclusione, in molti gli hanno chiesto di mettere il libro finito su Amazon, affinché potessero scaricarlo sul proprio Kindle, e lui l’ha fatto. Siccome non poteva essere messo gratis (tranne forse per qualche giorno, se avesse aderito all’opzione Select), l’ha offerto in vendita al prezzo più basso: 99 centesimi di dollaro.
Il suo già nutrito gruppo di lettori ha subito acquistato il libro, facendogli scalare la classifica e, per qualche magia dovuta agli algoritmi del sito (stiamo parlando del 2012 quando gli ebook disponibili erano in numero significativamente inferiore e fare in modo che il proprio diventasse popolare non era del tutto impossibile, se potevi contare su una buona spinta di vendite iniziali), portandolo all’attenzione di tanti altri potenziali lettori.
 
Tra questi ultimi c’ero anch’io. Ricordo con chiarezza quando mi imbattei per la prima volta in “The Martian”. Era l’inizio del 2013, forse febbraio. Stavo lavorando al terzo libro di “Deserto rosso” e mi ero messa a cercare su Amazon.com dei romanzi di fantascienza hard ambientati su Marte.
Quasi subito, facendo una ricerca, mi ritrovai di fronte la pagina di un ebook dalla copertina molto semplice (un’arcinota foto di Marte della NASA; vedi immagine a sinistra), una descrizione misera (appena una riga), un prezzo basso (l’equivalente di 89 eurocent), ma ben 1200 recensioni con una media visiva di 4 stelline e mezzo. Per un libro autopubblicato uscito meno di sei mesi prima!
E le recensioni erano entusiastiche. Al che non ci pensai neppure mezzo secondo e feci clic per acquistarlo.
 
Quel libro rimase nel mio Kindle senza essere aperto fino a maggio 2013, quando, in cerca di ispirazione per scrivere il libro finale della mia serie, decisi di leggerlo.
Ne rimasi folgorata.
A parte qualche problemino di formattazione e qualche refuso qua e là (scusabile visto il prezzo esiguo per un romanzo tanto lungo e articolato), riconobbi subito in esso il miglior romanzo autopubblicato che avessi mai letto (qui trovate la mia recensione).
Quando andai io stessa ad aggiungere la mia recensione, scoprii che il libro non era più in vendita, poiché era stato acquisito da un grosso editore e sarebbe uscito di nuovo nel febbraio 2014 (l’informazione era riportata dall’autore sulla pagina del prodotto), ma nonostante questo le recensioni fioccavano di continuo, ogni giorno, più volte al giorno.
 
Nella mia mente augurai ogni bene a Weir per il suo futuro, anche se stentavo a capire perché un self-publisher che vendesse tanto bene avesse deciso di cedere alle lusinghe di un editore. Certo, era evidente che come self-publisher non fosse proprio bravissimo. A parte le ottime vendite, il libro non si presentava bene, aveva un prezzo basso di quelli che richiedono davvero grandi numeri per farti guadagnare, non aveva altri libri con cui sfruttare l’effetto domino del successo del primo. Tutto sommato, per un autore che non pareva interessato a diventare editore di se stesso, ma che l’aveva fatto solo per ripiego, firmare un contratto con un grosso editore e ricavarne subito un lauto anticipo era una scelta di tutto rispetto.
 
Quando poi l’anno dopo il libro venne ripubblicato (vedi copertina a destra), vidi che stava accadendo esattamente quello che sospettavo. La posizione in classifica era davvero bassa. Le recensioni continuavano ad arrivare, ma provenivano dall’edizione a 99 cent non più disponibile. Il prezzo che viaggiava, se non ricordo male, molto vicino ai 10 dollari di certo non aiutava, nonostante le belle copertine (una diversa per ogni formato) e la descrizione intrigante. Il libro sembrava destinato a finire nell’oblio.
 
Ma poi scattò il colpo di scena. Iniziò a girare la notizia che dall’opera di Weir sarebbe stato tratto un film di Ridley Scott con Matt Damon. Ciò stava avvenendo a pochi mesi dalla seconda uscita del libro, che continuava tutto sommato a vendicchiare, ma ben lontano dalle posizioni in classifica della sua prima versione.
Solo quando i rumor si trasformarono in certezze, il libro tornò al centro dell’attenzione, stavolta di un pubblico più grande. Mentre si produceva il film, i suoi diritti venivano venduti all’estero. Mentre dal set arrivavano le prime immagini, la NASA lanciava il primo passo del suo Journey To Mars col volo inaugurale della capsula Orion, avvenuto con successo nel dicembre 2014.
Man mano che si andava avanti, che veniva annunciata la data di uscita del film (poi anticipata di quasi due mesi, all’ottobre 2015, in sospetta sincronia con la notizia bomba della NASA aveva trovato dell’acqua scorrere sulla superficie di Marte), il romanzo “The Martian” (“L’uomo di Marte” in Italia) tornava a essere un bestseller, quanto lo era stata la sua edizione autopubblicata, ormai quasi dimenticata, senza il successo della quale, però, niente sarebbe mai accaduto.
 
Il resto lo sapete. “The Martian” esce, raccoglie un grosso bottino ai botteghini, riportando il romanzo ai vertici delle classifiche dei libri di tutto il mondo.
 
Ma cosa era successo veramente da permettere a un ebook da 99 cent autopubblicato quasi solo per sfizio su Amazon di trasformarsi in un blockbuster?
Era successo che nei primi mesi che seguirono la sua autopubblicazione, nel settembre 2012, “The Martian” aveva venduto 35 mila copie. E questo fatto era stato sufficiente ad attirare l’attenzione di un grosso agente che si era offerto di rappresentare l’opera di Weir presso possibili editori.
Ci era riuscito pochi mesi dopo, ma contemporaneamente aveva trovato un produttore cinematografico interessato ad acquisire l’opzione per la realizzazione del film.
I due contratti furono firmati separatamente e quasi contemporaneamente pochi mesi dopo.
 
Sì, è proprio così: è stato il successo come self-publisher, ottenuto in maniera fortunosa (non sapremo mai come sia andata davvero), a far sì che “The Martian” approdasse a Hollywood. Il successivo successo editoriale con la Random House è avvenuto solo perché Andy Weir non era un vero imprenditore autore. Non aveva le competenze né i mezzi per gestire la pubblicazione professionale del proprio libro e aveva accolto con piacere l’interesse di un grosso editore tradizionale.
Resta il fatto che non è stata la pubblicazione con quest’ultimo a portare all’esistenza e al successo della sua trasposizione cinematografica (cui si deve un importante apporto promozionale anche da parte delle NASA: è soprattutto di questo che parlo nel podcast), bensì quella avuta tramite il self-publishing e l’autopromozione.
 
Andy Weir (foto accanto) non è precisamente il modello di self-publisher cui fare riferimento, poiché non è mai stato un professionista di questo mestiere e neppure gli interessava esserlo, ma la sua favola è una di quelle che dimostra come questo modello editoriale abbia sempre più il merito di portare all’attenzione del pubblico opere validissime, che altrimenti sarebbero rimaste chiuse nei cassetti dei loro autori o addirittura, in casi come questo, non sarebbero mai state scritte. E, sebbene noi self-publisher professionisti non ci riconosciamo in Weir (ma magari vogliamo capire come accidenti abbia fatto a usare Reddit per rendere il suo scritto così virale!), poiché per produrre i nostri libri ci impegniamo a offrire una qualità dei contenuti ma anche di confezionamento che li rendano indistinguibili o addirittura migliori di quelli degli editori tradizionali, vediamo comunque in questa storia la realizzazione di un sogno, che ci ispira, ci dà speranza e ci spinge a portare avanti il nostro progetto editoriale, perché magari un giorno lo stesso destino potrebbe toccare a noi.
 
Di Guest blogger (del 14/01/2016 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 2191 volte)

Oggi ho il piacere di presentarvi un nuovo ospite del mio blog: l’autore e blogger Gaspare Burgio. Nell’articolo che segue Gaspare ci parla di fantascienza “sociologica”. Che cos’è esattamente? Scopriamolo dalle sue parole.
 
Lo spazio e il tempo fisici sono confini troppo vasti perché vi sia luogo unicamente alla coerenza. È vero che se isoliamo sezioni di spazio vedremmo la ripetizione di alcuni schemi, il che ci offre placebo per l’ansia galattica. Possiamo qualificare e omogeneizzare il Cosmo da un punto di vista matematico, e la matematica è la scienza ansiolitica (la fisica non più, ormai è partita per la tangente). Questa però è una fredda consolazione alla quale non credo affatto. Non più di un quadrifoglio che preservi dall’incombenza di un tir fuori controllo.
È assai probabile che da qualche parte, in quell’immenso accumulo di galassie, vi sia una buccia di banana in attesa proprio del tuo piede. È là che ti aspetta con fiducia, per farti ruzzolare quando sarà necessaria presenza di spirito.
Le banane sono terribili, e lo dico con coscienza: io vi scivolai ad un appuntamento galante. Sappiate che alla prima Esposizione Universale americana la gente comune scoprì proprio le banane, che divennero lo street food preferito. Nel 1879 vi fu una campagna nazionale contro le bucce di banana che provocavano un numero discreto di decessi ogni anno, tanto che nel 1909 in alcune località divenne illegale il consumo in strada. E voi avete paura degli alieni!
 
Science Fiction “sociologica”: chi e perché
Mentre autrici del calibro di Monticelli conducono a vasti campi stellati e mondi ugualmente ampi che insistono nell’interiorità dei protagonisti, alcuni hanno guardato alle stelle ipotizzando che forse anche là sarebbero rimasti incastrati in fila alle Poste o in matrimoni fallimentari. Che un agente del fisco è tale a prescindere dalle coordinate di approdo. Che anche sulla superficie vergine di Merpolene Beta c’è una buccia di banana in attesa del tuo piede. Che insomma la specie umana si sarebbe portata ovunque, entanglement incluso, il solito distintivo patatrac.
 
Tutto cominciò sulle pagine di Thrilling Wonder Stories, intorno agli anni 30, per la penna di un ignoto Kelvin Kent. Al primo robot cigolante, i cardini seriosi e favolistici della SF furono scardinati e tanti si gettarono sul pezzo.
Questi scrittori, a fasi alterne o a parcella piena, hanno ipotizzato che ovunque l’uomo si fosse sospinto, che fosse nel tempo o nello spazio, avrebbe riprodotto in toni esasperati nulla più del solito centro commerciale, del parcheggio in doppia fila, dell’angoscia per Donald Trump. Goulart, Brown, Adams e perfino Anderson e Van Vogt fanno parte di quella schiera di autori che, osservando la nostra realtà quotidiana, finirono per riscriverla nell’ottica del futuribile, stressandone gli aspetti fino al paradosso. L’effetto comico è garantito. Sebbene, in fin dei conti, non si rida altro che di noi stessi: una doppia presa per i fondelli, pertanto magistrale.
 
Di qua, il grande filone della Science Fiction ironica, che fra accademici si riconduce a quella “sociologica” (sempre col virgolettato).
 
La lista
Ho esordito asserendo che l’Universo è troppo vasto perché sia serio in ogni sua parte (luoghi come Pontremoli o Lamporecchio ci danno già misura senza spingersi tanto avanti coi motori a curvatura). Ecco un elenco di opere letterarie immancabili che potete consultare se volete fare un viaggio iperstellare ai confini della disgrazia umana. Un elenco per nulla coerente.
 
Uomini macchine e guai” - Ron Goulart
Il fattore invisibile - Connie Willis
Hoka Sapiens” - Poul Anderson
Scambio mentale” - Robert Sheckley
Marziani, andate a casa!” - Fredric Brown
Guida galattica per autostoppisti” - Douglas Adams
Cyberiade - Stanislaw Lem
Bill, eroe galattico” - Harlan Ellison
Sarchiapone” - Eric Russell
Mattatoio n°5” - Kurt Vonnegut
 
Arricchire la biblioteca marziana
Il breve elenco precedente non conclude di certo le possibilità del genere. Se avete in archivio titoli che vi hanno fatto ridere a denti stretti, perché non condividere?
Forse potremmo scovare una costante anche qui (non credo ugualmente che ci salverà dalle figuracce).
 

 

GASPARE BURGIO
 è un autore che pubblica narrativa classica e di genere in piena autonomia. Da bambino credeva che la nipote della dirimpettaia fosse un’androide. Poi capì che era amore. Nel campo della SF ha creato l’antologia breve di storie umoristiche “Universo e altre periferie”.
 
La sua produzione, in costante crescita, è interamente consultabile alla pagina autore Smashwords.
Aggiornamenti e sregolatezza sul blog omonimo.
 
Di Carla (del 31/12/2015 @ 06:09:18, in Scrittura & Lettura, linkato 2543 volte)

È passato un altro anno. Se penso a questo 2015, mi sembra di avere festeggiato il Capodanno da poco tempo, ma, se poi ci rifletto un po’, mi rendo conto che quel giorno è in realtà molto lontano nella mia memoria. E nel mezzo è successo davvero di tutto.
 
La cosa più importante è che il 2015, il mio quarto anno da self-publisher, è anche quello in cui questo mestiere è diventato la mia principale fonte di reddito.
Sì, avete capito bene: ora posso dire di vivere di scrittura.
Siccome si tratta di un mestiere fatto di alti e di bassi, non posso affermare con certezza che ciò continui anche in futuro, ma per il momento è proprio così.
 
Il salto di qualità l’ho fatto grazie a un mio romanzo del 2014, “Il mentore”, di cui proprio verso la fine dello scorso anno ho venduto i diritti di traduzione in inglese ad Amazon Publishing, ma nel firmare quel contratto non immaginavo minimamente cosa sarebbe successo dopo.
The Mentor” è uscito in USA, Regno Unito e Australia lo scorso ottobre (a novembre nel resto del mondo) e nel giro di pochi giorni a schizzato ai primi posti della classifica generale del Kindle Store. Per due giorni è stato addirittura al numero 1 del Kindle Store su Amazon.com, il più grande retailer di ebook del mondo.
Adesso, quasi tre mesi e oltre 850 recensioni dopo, il libro conta un numero di lettori superiore a 160.000 (nei vari formati e in tutto il mondo) e in continua crescita.
 
È per me un sogno che si realizza e per il quale devo ringraziare chi ha creduto nel romanzo, in special modo Alessandra Tavella della divisione italiana di Amazon Publishing che ha portato “Il mentore” all’attenzione di AmazonCrossing, il marchio editoriale sempre del gruppo Amazon Publishing che si occupa di narrativa tradotta. Ma subito dopo devo ringraziare la mia acquisitions editor di AmazonCrossing, Gabriella Page-Fort, che ha accolto il suggerimento della collega italiana e insieme a tutto il marketing team ha reso possibile un tale successo.
 
Questo di cui vi ho appena parlato è stato senza dubbio l’evento più importante del 2015, ma allo stesso tempo quello di cui mi sono occupata meno, poiché il lavoro era nelle mani di altri.
Per quanto mi riguarda, l’anno passato è stato per me un successo poiché sono riuscita a scrivere ben 177 mila parole, suddivise in due romanzi interi, “Per caso” che ho pubblicato a novembre (questo era uno degli obiettivi che mi ero riproposta lo scorso anno) e “Sindrome”, il sequel de “Il mentore”, di cui ho appena finito la prima stesura, e una parte di un terzo, “Ophir”, la terza parte del ciclo dell’Aurora.
Questi ultimi due saranno anche i romanzi che pubblicherò nel 2016 (leggete questo articolo per saperne di più).
Sono riuscita a raggiungere questo traguardo di scrittura sfruttando tutte e tre le sessioni di NaNoWriMo del 2015 (aprile, luglio e novembre) e in questo modo ho mantenuto un altro dei propositi elencati un anno fa.
A ciò si aggiunge che ho tradotto la prima parte del nuovo romanzo di Richard J. Galloway (di cui avevo già tradotto “Amantarra” nel 2013).
 
Cosa ne è stato degli altri propositi?
Sono andati quasi tutti bene. Ho pubblicato gli ultimi due romanzi di “Red Desert” (la versione inglese di “Deserto rosso”) nei tempi stabiliti. Ho completato l’editing di “Affinità d’intenti” e l’ho pubblicato lo scorso maggio. Ho letto 52 libri (il 52esimo lo finirò entro mezzanotte, giuro!).
Non ho preparato l’outline precisa dei romanzi che scriverò nel 2016, ma ho scritto un bel po’ di appunti che delineano le trame, su cui mi riservo di lavorare più avanti.
Il trend delle vendite come self-publisher non è cresciuto particolarmente, ma si è comunque mantenuto stabile almeno a livello di media. Nel 2015 ho totalizzato oltre 4000 copie vendute, un pochino di più del 2014, portando il totale ben sopra le 11 mila, di cui 1000 solo negli ultimi cinquanta giorni, senza che ci fossero promozioni in corso generate da eventi esterni (cioè che non abbia organizzato io). L’aspetto più importante di queste 4000 copie è che quelle con un prezzo superiore ai due euro o dollari sono molte di più di quelle del 2015. In poche parole, ho guadagnato di più.
Certo che questi numeri in confronto a quelli relativi a “The Mentor” sembrano quasi insignificanti, ma sono importanti per me, in quanto rappresentano una misura dei risultati derivati direttamente dal mio lavoro, che è l’unica cosa su cui ho un controllo diretto.
 
Ci sono poi una serie di eventi degni di nota, ma allo stesso tempo inaspettati, che mi sono capitati nel 2015:
- l’entusiasmante partecipazione sia come ospite che come inviata di FantascientifiCast a Sassari Comics & Games 2015;
- l’intervista su Tom’s Hardware e la recensione di “Per caso”, il mio ultimo romanzo di fantascienza, sempre nello stesso magazine;
- una mia intervista è comparsa anche sul sito di Amazon.it;
- per la prima volta è comparso nella prima pagina di un quotidiano (La Nuova Sardegna) un articolo su di me e i miei libri che poi è continuato nella sezione cultura dello stesso giornale in cui mi hanno dedicato un’intera pagina (qui e qui si trovano i due articoli nell’edizione online del quotidiano);
- per la prima volta è comparso su un quotidiano nazionale (La Repubblica) un articolo su di me!
 
Considerando tutto, non potevo di certo sperare di meglio per questo 2015.
 
E adesso è arrivato il momento di elencare i miei propositi per il 2016.
Iniziamo con quelli su cui ho il controllo:
1) Fare l’editing di “Sindrome” e pubblicarlo il 21 maggio;
2) Completare la scrittura di “Ophir tra gennaio e aprile (durante il Camp NaNoWriMo), farne l’editing e pubblicarlo il 30 novembre;
3) Tradurre almeno un altro libro in inglese e magari riuscire a pubblicarlo al più presto (qui dipende tutto dal tempo che riesco a ritagliarmi);
4) Scrivere almeno un altro romanzo durante il Camp NaNoWriMo di luglio o il NaNoWriMo di novembre (se riuscissi a scrivere in entrambi i mesi, sarebbe il massimo). Devo ancora decidere se dedicarmi subito a “Oltre il limite”, l’ultimo libro della trilogia de “Il mentore”, o inserire prima un altro progetto. Prenderò una decisione in merito in concomitanza con la pubblicazione di “Sindrome”;
5) Completare la revisione della prima parte di “Saranythia”, il nuovo romanzo di Richard J. Galloway;
6) Leggere almeno 52 libri;
7) Preparare gli appunti e un abbozzo di outline per almeno altri due nuovi romanzi;
8) Lavorare duro per mantenere un trend in salita relativo alle vendite e soprattutto ai guadagni derivati dal self-publishing.
 
E poi ci sono quelli su cui ho un minore controllo, poiché derivano da decisioni di altre persone:
9) Vedere uno dei miei libri tradotto e pubblicato in un’altra lingua e/o magari venderne i diritti di traduzione per una pubblicazione nel 2017;
10) Continuare a guadagnare da “The Mentor”, direttamente (finché dura!) o indirettamente (vedi punto precedente), abbastanza da stare tranquilla dal punto di vista economico per il prossimo futuro;
11) Riuscire a partecipare ad alcuni eventi (rimango generica per scaramanzia). In un caso particolare, se la cosa va in porto, potrebbe uscirne fuori una pubblicazione extra sul self-publishing.
 
Ci sarebbero altre cose, ma sono più che altro speranze e magari ne parlerò più avanti, quando saranno più vicine alla fattibilità.
In generale, comunque, ciò che spero di più è che la mia creatività rimanga attiva e mi permetta di immaginare e rendere reali tramite la scrittura delle storie in grado di appassionarmi e che mi piacerebbe leggere, perché poi alla fine è questo il più grande desiderio di uno scrittore: scrivere qualcosa di cui è fiero e che lo renda felice.
 
Che ne dite?
Il 2015 è stato l’anno della svolta, ma mi sa tanto che ho davanti a me un altro anno impegnativo. Comunque vada, so che sarà importante. Sarà il mio quinto anno da self-publisher e quindi quello in cui dovrò tirare le somme e stabilire se questa mia impresa è destinata ad avere un successo duraturo.
Per sapere come andrà, non vi resta che seguire le mie avventure e quelle dei miei amati personaggi.
 
In chiusura, come sempre, voglio ringraziare tutti voi e in particolare tutte le persone che in un modo o nell’altro mi accompagnano nel mio viaggio nell’editoria: familiari, amici, collaboratori e lettori.
Grazie di cuore per il vostro indispensabile sostegno.
 
Ora non mi resta che chiedere a voi che state leggendo questo post di raccontarmi qualcosa (qui sul blog o nei social dove lo condividerò).
Avete mantenuto i propositi formulati per il 2015? Quali sono i vostri obiettivi e le vostre speranze per il 2016?
 
Di Carla (del 29/12/2015 @ 22:17:49, in Scrittura & Lettura, linkato 1955 volte)
Qualcuno di voi avrà notato, nella sezione dei lavori in corso qui nel mio blog, che sto lavorando a due libri. Il 2016 sarà per quanto mi riguarda l’anno dei sequel. Infatti “Sindrome”, di cui ho terminato la prima stesura il 22 dicembre, è il sequel de “Il mentore”, ma anche il secondo libro di una trilogia dedicata al detective Eric Shaw. “Ophir”, invece, è il terzo libro del ciclo dell’Aurora, ma di fatto è il sequel cronologico della serie di “Deserto rosso”.
 
Quella di pubblicare dei sequel può sembrare una scelta facile, anche perché in questo caso parliamo dei seguiti dei miei libri di maggior successo: la serie di “Deserto rosso” che vanta quasi 8000 copie vendute solo in Italia, e circa 2000 nella versione inglese, e “Il mentore” che complessivamente grazie all'edizione inglese ha raggiunto più di 160.000 lettori in tutto il mondo. So già di partenza che una volta pubblicati non mancheranno i lettori interessati ad acquistarli, sia in italiano che in inglese, nonostante il calo fisiologico nel passare da un libro all’altro di una serie.
 
Ma tutte queste cose non hanno nessuna importanza nell’affrontare la scrittura di un sequel. Si potrebbe pensare che avere dei personaggi e delle ambientazioni pronte rendano più facile la creazione di una storia. Il problema è che rendono altrettanto facili i rischi di essere ripetitivi, poco originali. In più c’è il fatto che non sempre si ha voglia di rimettersi nei panni di certi personaggi. La mente vuole inventarne altri completamente nuovi ed è recalcitrante quando si tratta di calarsi di nuovo in personalità create anni prima. È difficile riafferrare l’emozione che si era provata nel crearli per poter partire da lì e dare vita a nuovi sviluppi.
 
Infine c’è la cosiddetta ansia da prestazione.
No, non parlo del fatto che il risultato possa piacere o meno al lettore. Questo è un aspetto che, quando scrivo, non mi interessa affatto. Il problema è che io stessa potrei non essere soddisfatta del risultato. Considerando che scrivo i romanzi che mi piacerebbe leggere, se dovesse non piacermi ciò che ho scritto, avrei fallito, anche se lo stesso libro dovesse piacere a tutti gli altri lettori.
 
Questi timori sono assolutamente normali, ma l’esperienza (dopo aver scritto dieci libri credo di averne acquisita un po’) mi ricorda che sono sensazioni che vanno e vengono durante la prima stesura di un libro, per poi sparire nel mettere la parola fine. E, se qualcosa resta, verrà eliminata del tutto durante il processo di editing.
 
Così è successo per “Sindrome”, di cui ho completato la prima stesura appena una settimana fa dopo un lavoro di poco più di cinquanta giorni (le prime 50 mila parole le ho scritte nell’ambito del NaNoWriMo) che mi ha restituito un manoscritto di oltre 78 mila parole, destinate probabilmente a crescere un pochino durante le prossime revisioni.
Nel mettere la parola fine sono stata felicissima, non solo perché avevo finito, ma soprattutto perché adoravo (e tuttora adoro) il finale del romanzo.
 
“Sindrome” è un romanzo più cupo de “Il mentore”. Il protagonista, il detective Eric Shaw, si trova ad affrontare nel breve arco di tempo di una settimana due casi indipendenti ma che in qualche modo lo coinvolgono. Nel contempo vive una situazione personale complessa.
A ventuno mesi dalla terribile scoperta fatta alla fine de “Il mentore”, Eric vive con un segreto che lo incatena a un difficile rapporto con la sua “allieva”. Si sente imprigionato, anche se solo psicologicamente, e allo stesso tempo incapace di fuggire. Non solo non riesce a farlo. In realtà lui non vuole farlo.
Tra i suoi vari tentativi di distrarsi dalla propria condizione c’è la relazione con una fiamma del passato, la dottoressa Catherine Foulger, primario di pediatria in un ospedale di Londra. Questa sua scelta finirà per riportare a galla eventi che credeva di aver sepolto nella memoria e per i quali, decenni dopo, sente ancora il rimorso.
E poi ci sono due casi. Nel primo un’infermiera che lavora con la Foulger accusa una madre di essere responsabile dei peggioramenti del proprio figlio. Intanto qualcuno semina cadaveri di spacciatori di droga, torturati e poi uccisi.
Nel giro di pochi giorni Eric dovrà individuare due colpevoli e tentare di riprendere il controllo della propria vita. Ci riuscirà?
 
Sono molto contenta di come è venuto fuori questo romanzo, almeno in questa prima stesura. Sono riuscita a portare il filo principale della trama (il rapporto mentore-allieva) nella direzione che volevo in maniera credibile, o almeno spero che sia credibile.
Mi sono ritrovata a sfruttare alcuni spunti che avevo “seminato”, senza saperlo, nel primo libro, un po’ come se i personaggi sapessero già quello che io dovevo ancora inventare. Alcune scene, inoltre, sono per così dire turistiche, con luoghi famosi divenuti teatri di delitti e inseguimenti.
Il finale atipico e aperto (ricordate: questi libri non sono dei gialli, ma dei crime thriller!) apre la porta a ciò che accadrà nell’ultimo libro, il cui titolo provvisorio è “Oltre il limite”. Una rivelazione al protagonista di qualcosa che il lettore intuisce già da due scene prima viene seguita da una sorta di colpo di coda nelle ultimissime battute, che definisce l’inattesa evoluzione del personaggio e lo proietta verso il terzo libro.
 
Volete un po’ di numeri?
In “Sindrome” ci sono 13 morti ammazzati, un po’ meno di 80 mila parole, 9 capitoli e la storia, eccetto la prima scena, si svolge in 6 giorni.
Per saperne di più dovrete attendere il 21 maggio 2016.
 
Con “Ophir” invece torno alla fantascienza. Ho già scritto la prima stesura della prima parte, mentre le altre due rimanenti conto di scriverle entro aprile. La sua lunghezza sarà simile a quella de “L’isola di Gaia”.
La storia si divide tra la Terra e Marte (con alcuni capitoli sulla Luna) e inizia tre anni dopo la fine di “Deserto rosso”. Dopo un salto temporale, questa continua dodici anni dopo la serie marziana.
 
In questo romanzo vedremo una parte degli eventi accaduti tra “Deserto rosso” e “L’isola di Gaia. Ritroveremo tutti i principali personaggi del primo e alcuni, molto giovani, del secondo. La voce narrante non è però quella di Anna Persson, che svolge un ruolo di comprimaria, bensì del personaggio femminile che chiude “Deserto rosso (chi l’ha letto sa di chi parlo).
Sullo sfondo degli eventi che coinvolgono i protagonisti emerge il tema di questo romanzo: l’intelligenza artificiale, “incarnata” dal personaggio virtuale di CUSy (Susy per gli amici) che abbiamo già brevemente incontrato in entrambi i libri precedenti del ciclo dell’Aurora. Scopriremo come da Marte è poi giunta sulla Terra e intuiremo le sue responsabilità in alcuni eventi narrati ne “L’isola di Gaia”.
Vi saprò dire di più su questo romanzo, quando terminerò la prima stesura.
In ogni caso, se tutto andrà secondo le previsioni, Ophir” uscirà il 30 novembre 2016.
 
Di Carla (del 16/12/2015 @ 00:45:13, in Scrittura & Lettura, linkato 2163 volte)
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