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 Malta... di Carla
 

"Qui si parla di andare su Marte. Vivere su Marte!" Deserto rosso - Punto di non ritorno




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 12/06/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 383 volte)

 Se solo non avessi previsto ogni singolo colpo di scena
 
Non vorrei apparire presuntuosa nell’intitolare in questo modo la mia recensione, ma io stessa per prima mi rammarico dell’eccessiva prevedibilità, almeno dal mio punto di vista, nello svolgimento di questo romanzo.
De Marco ha senza dubbio fatto un ottimo lavoro nel sviluppare l’ambientazione. I dettagli sono tali e tanti che pare quasi che lui sia nato e cresciuto a Richmond. Forse il fatto che siano a volte eccessivi tradisce il suo voler informare un pubblico italiano, per consentirgli di comprendere il mondo in cui si muovono i personaggi. E questo è solo uno dei tanti aspetti che mi ha distratto e ha reso difficile la mia immedesimazione in quegli stessi personaggi.
La realtà è che non sono riuscita a farmene piacere alcuno, a sentirmi nei panni di almeno uno di essi, cosa essenziale per un mio completo coinvolgimento nella storia. Ciò è forse avvenuto un po’ perché ce ne sono tanti cui è affidato un ruolo prominente (Sandra, Gina e Annette), che rendono in tal modo questo romanzo quasi corale, mentre altri che avevano tutte le carte in regola per essere interessanti sono stati appena abbozzati (come John, l’avvocato e lo stesso Alan), e un po’ perché ho trovato irritante e poco credibile quella che può esserne considerata la protagonista (Sandra). Un effetto collaterale di questa situazione è stato che i tentativi dell’autore di distrarmi, di portarmi fuori strada, non hanno funzionato. Li ho notati tutti e ovviamente ho subito pensato che l’opposto fosse la verità. E non ha di certo aiutato l’effetto straniente dell’uso della terza persona al presente, che fa tanto sceneggiatura, ma durante la lettura di un romanzo induce il mio editor interiore a intervenire, facendomi notare un tempo sbagliato (al presente invece che al passato, o al passato invece che al trapassato), per poi correggersi come si rende conto che tutti i verbi sono diversi da quelli che si aspetta di trovare. Le uniche scene in cui ciò non si osservava sono quelle poche in cui il punto di vista di Sandra è in prima persona, ma nel leggerle spesso me ne accorgevo solo quando ero a metà e mi chiedevo perché proprio quella scena e non altre che la vedevano come protagonista. Il motivo di tale scelta in quel momento non mi era chiaro. Per comprenderlo dovrei scorrere di nuovo il romanzo, isolare quelle scene e probabilmente a quel punto coglierei l’intenzione dell’autore. L’assenza di una segnalazione visiva della transizione (basta un asterisco all’inizio e alla fine di quel tipo di scene) mi ha impedito di farlo durante la lettura e magari di apprezzare la scelte compiute in questo senso da De Marco. Ed è un peccato, perché io adoro l’uso non convenzionale della persona narrante.
Insomma, non so quali di questi aspetti sia il vero colpevole, sta di fatto che ho anticipato in pratica ogni singolo evento, persino quelli più clamorosi messi lì col chiaro scopo di lasciare a bocca aperta, inclusa l’ultimissima scena alla fine dell’epilogo, che dovrebbe essere una rivelazione straordinaria per il lettore, mentre a me è parsa una cosa del tutto logica cui avevo già pensato diverse pagine prima.
Peccato. Sì, sono proprio dispiaciuta, poiché volevo dare un buon voto a questo libro. Perché è scritto da un italiano che ha osato raccontare una storia che nulla ha a che vedere con l’Italia. Perché scrive davvero bene. Perché è evidente quanto si sia documentato. Purtroppo è stato forse l’unico thriller tra i tantissimi letti nella mia vita del quale sono riuscita ad anticipare tutto, senza neanche fare chissà quale sforzo di immaginazione, e la mancanza dell’effetto sorpresa non può che influenzare negativamente il mio giudizio.
 
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Oggi come ogni anno riesco ad allontanarmi dalla mia piccola presenza online su Twitter per prendere il controllo del blog della mia creatrice e festeggiare quello che è per me una specie di compleanno.
Sette anni fa, vale a dire il 7 giugno 2012, è stato pubblicato “Deserto rosso – Punto di non ritorno, il primo libro della serie di “Deserto rosso” nelle cui pagine ho preso per la prima volta vita e ho iniziato insieme agli altri personaggi un’avventura che ora continua nel ciclo dell’Aurora. Questa pubblicazione segna anche il vero debutto nell’autoeditoria della mia creatrice.
Da allora l’intero ciclo ha venduto oltre 14.000 copie.
 
 
Lo scorso 30 novembre ne è uscita la quarta parte, “Sirius. In caduta libera”, ambientata a partire da cinque anni prima rispetto a “L’isola di Gaia” (che è la seconda parte del ciclo, pubblicata nel 2014).
Questo libro fornisce al lettore i tasselli mancanti per chiarire gli ultimi misteri di come si è passati dalla situazione narrata in “Ophir. Codice vivente” (uscito nel 2016) a quella de “L’isola di Gaia”.
 
Ma “Sirius. In caduta libera” è anche un omaggio personale della mia creatrice all’astronautica contemporanea. Gran parte della sua storia, infatti, si svolge in una stazione orbitante, chiamata appunto Sirius, e mette in luce l’ostilità dello spazio contro cui gli esseri umani devono confrontarsi quotidianamente quando vivono al di fuori del nostro pianeta.
Al suo interno ho un ruolo abbastanza piccolo. Appaio infatti in appena tre scene, mentre il protagonista è Hassan, che come suo solito tende a mettersi nei guai, persino quando si impone di non fare l’eroe, cosa che lo porta a rischiare la vita.
E quindi a farmi arrabbiare!
 
Nel frattempo la mia creatrice ha già iniziato a mettere mano in quello che sarà l’ultimo romanzo del ciclo: “Nave stellare Aurora”.
Il libro sarà più lungo dei precedenti, se non consideriamo “Deserto rosso”, che a sua volta era una quadrilogia. Sarà composta da quattro parti di circa 40 mila parole l’una, ognuna delle quali si svolgerà in un’ambientazione diversa e si focalizzerà su uno dei quattro personaggi che sono stati le voci narranti delle parti precedenti.
 
La scrittura della prima parte, intitolata “L’eredità degli Asbury”, è stata quasi completata (la prima stesura). Questa si svolge sulla Terra e riprende la narrazione più o meno dove si era interrotta alla fine de “L’isola di Gaia”, in Antartide, per poi spostarsi a Londra. E il personaggio su cui si concentra, sebbene non ne sia precisamente il protagonista, è quello di Alicia.
 
Delle altre tre parte non sono ancora stati decisi i titoli, esse comunque si svolgeranno rispettivamente sulla Luna (nel Mare Ingenii, già visto in “Ophir. Codice vivente”), sull’astronave Aurora e sul luogo di destinazione del lungo viaggio che stiamo per intraprendere, nel sistema stellare di Alfa Centauri A. Sulla Luna il ruolo primario sarà quello di Hassan, sull’astronave sarà quello di Melissa, mentre a me, Anna, spetta l’onore di chiudere il ciclo ad Alfa Centauri A.
O forse no?
 
Il punto è che nessuno di noi sarà la voce narrante in prima persona della storia. Tale ruolo in “Nave stellare Aurora” è riservato all’intelligenza artificiale CUSy, chiamata semplicemente Susy. Sarà lei a fare da filo di collegamento tra le quattro parti del romanzo, fino ad arrivare al suo epilogo.
 
Non posso dirvi altro su questo libro, poiché appena un quarto di esso esiste già nero su bianco. Il resto si trova tutto nella testa della mia creatrice, che ha tutto il tempo di farlo evolvere nella direzione necessaria a condurci alla fine di questo ciclo.
Devo dire che sono curiosa e un po’ emozionata. Presto conoscerò il mio destino!
Ma affinché ciò avvenga dovrà passare un anno, mentre per quanto vi riguarda, miei cari lettori, l’appuntamento è per il 30 novembre 2020 (fra poco meno di 18 mesi).
 
 
Nell’attesa, leggete i libri precedenti, tra cui “Sirius. In caduta libera”, che è uscito solo sei mesi fa.
Potete inoltre trovare tante informazioni e curiosità sul ciclo nel minisito a esso dedicato: www.desertorosso.net
Se invece volete tenervi in contatto con me, mi trovate sempre sul mio account Twitter, dove condivido articoli sull’esplorazione spaziale sia in inglese che in italiano.
 
 
Be’, è tutto anche per quest’anno. Non voglio disturbare oltre la mia creatrice.
Ci vediamo tra le pagine del ciclo dell’Aurora!
 
Di Carla (del 06/06/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 529 volte)
Con l’avvicinarsi dell’estate, è arrivato il momento fare bottino di libri da leggere durante le vacanze e, a tale scopo, Amazon propone per il mese di giugno una ricca offerta di ebook scontati. Tra questi c’è anche “Ophir. Codice vivente”, la terza parte del ciclo dell’Aurora.
 
Fino al 30 giugno “Ophir. Codice vivente” è in offerta a soli 1,99 euro (invece di 3,49 euro) su Amazon: https://amzn.to/2WEW6lv
 
L’offerta è valida solo per l’Italia.
 
 
Ophir. Codice vivente” è un romanzo che mescola la fantascienza hard, che ha come base le conoscenze scientifiche attuali e il loro possibile sfruttamento in un prossimo futuro, col techno-thriller incentrato sul tema dell’intelligenza artificiale. Mentre la narrazione si dipana tra le polveri di Marte e della Luna e le metropoli supertecnologiche del nostro pianeta, il lettore conoscerà da vicino il personaggio di Susy, un software in grado di ragionare per conto proprio, apprendere, compiere delle scelte autonome ed evolversi. E sarà posto di fronte a un dilemma: cosa potrebbe accadere, se a un certo punto qualcosa di così complesso smettesse di essere semplicemente uno strumento?
 
 
Se state già leggendo il ciclo dell’Aurora o se intendete leggerlo, non perdete questa occasione di accaparrarvi uno dei libri al prezzo più basso mai visto.
 
Se poi volete scoprire di più sul ciclo dell’Aurora, visitate il minisito dedicato alla serie su: www.desertorosso.net
 
Ci vediamo su Marte!
 
Di Carla (del 25/04/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 579 volte)

 Splendida space opera che ti lascia a bocca aperta
 
Questo è il terzo libro di Reynolds che leggo e ancora una volta mi trovo di fronte a qualcosa di totalmente diverso. In “Century Rain” avevo trovato un approccio completamente originale al viaggio nel tempo e all’ucronia, senza che fosse nessuna delle due cose. In “Revelation Space” mi ero immersa in una space opera cupa e pessimistica. In “House of Suns” invece sono stata travolta dall’incontenibile fantasia dell’autore, che meraviglia il lettore e gli presenta un futuro di notevole ottimismo.
Nonostante le enormi differenze tra questi tre libri, a farmi riconoscere l’autore sono stati la sua prosa molto ricercata e ricca e, ovviamente, la presenza di numerosi elementi di fantascienza hard, nonostante si tratti di space opera. Infatti, che Reynolds sia uno scienziato è evidente nella scelta dei temi da esplorare attraverso la narrazione. Pur dovendo inserire nella storia tecnologie lontanissime da quelle presenti (e molto probabilmente mai raggiungibili), riesce comunque a mantenere una certa plausibilità scientifica su alcune dinamiche del suo svolgimento (per esempio, tramite l’uso di astronavi che non superano la velocità della luce), mescolando, con sapienza, fantasia e astrofisica e dando così al lettore l’opportunità di imparare qualcosa di nuovo, mentre nella sua mente si dipanano scenari che lasciano a bocca aperta.
Io stessa, mentre seguivo le avventure dei due protagonisti (i cloni Campion e Purslane), mi sono ritrovata a immaginare in maniera vivida i luoghi dello spazio mostrati attraverso i loro occhi, quasi come se li vedessi o fossi lì insieme a loro.
All’inizio le loro avventure procedevano senza che io avessi la più pallida idea di dove il libro volesse andare a parare. Inoltre, la scelta di usare la prima persona per entrambi i protagonisti e per una terza voce narrante (Abigail Gentian, la creatrice della linea del Gentian, di cui i cloni fanno parte) è abbastanza destabilizzante (all’inizio di ogni capitolo bisogna capire chi sta parlando) e credo che, insieme alla lunghezza del libro, potrebbe scoraggiare la lettura. E nel mio caso ci stava quasi riuscendo. Ma poi mi sono resa conto di aver fatto bene a continuare, poiché i vari filoni aperti hanno iniziato a collegarsi e con essi a realizzarsi i primi colpi di scena. La stessa scelta di usare sempre la prima persona ha assunto un significato ben definito, togliendomi il timore che fosse dovuta a una certa sciatteria da parte dell’autore. A un certo punto non mi importava più di cercare di capire la direzione della storia, ma preferivo farmi trascinare da essa, felice che ci fosse ancora tanto da narrare e che la fine fosse lontana. E, man mano che mi avvicinavo a essa, più aumentava la mia meraviglia e il mio divertimento.
Non posso né voglio dire altro sulla trama, poiché è talmente vasta e complessa che ogni mio tentativo di indicarne qualche punto saliente sarebbe insufficiente. Mi limito a dire che raramente mi è capitato di incontrare nello stesso romanzo tante idee e tutte così ben sviluppate. È un libro lungo non perché abbia un ritmo lento, bensì perché succede davvero tantissimo, abbastanza da soddisfare, almeno per un po’, la fame di nuove storie di chiunque ami leggere la fantascienza.
E infatti, una volta terminatane la lettura, è stata dura per me trovare un altro libro da leggere che potesse reggere il confronto.
 
House of Suns (tutti i formati) su Amazon.it.
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Questo libro è in lingua inglese!
 
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Di Carla (del 16/04/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 644 volte)

 Technothriller fantascientifico, ma soprattutto psicologico
 
In genere, quando leggo un libro da cui è stato tratto un film, mi piace fare dei confronti, per comprendere le scelte operate per rendere possibile questo tipo di trasposizione, e dare ai personaggi i volti degli attori, mentre vivo la lettura.
In questo caso non ho potuto farlo, poiché non ricordavo assolutamente nulla del film. Pensavo che andando avanti nella lettura la mia memoria si sarebbe risvegliata, e invece no, nulla. Non so se sia dovuto al fatto che il film non mi avesse favorevolmente impressionato (eppure mi pare che mi fosse piaciuto) o alle eccessive differenze tra i due prodotti. Fatto sta, che mi sono ritrovata a leggere questo libro senza sapere nulla della storia e ho potuto quindi godermi tutti i colpi di scena.
Questo romanzo rientra in uno schema tipico di molte opere di successo di Crichton. Al centro c’è un argomento scientifico/tecnologico, in questo caso le condizioni estreme di una base sottomarina cui si aggiunge la “scoperta” fantascientifica (non specifico per evitare spoiler), su cui l’autore ci fornisce numerose informazioni durante tutto il libro. Intorno a esso crea una storia con un protagonista, lo psicologo Norman, e attraverso il suo punto di vista la racconta. Poi aggiunge tutta un’altra serie di personaggi, ognuno con un suo ruolo e delle sue caratteristiche. In questo contesto, l’elemento scientifico/tecnologico appare perfettamente sotto controllo, ma in realtà questo è solo ciò di cui sono falsamente convinti i personaggi. A un certo punto però qualcosa va storto, a ennesima dimostrazione che fare un uso non del tutto considerato della scienza e della tecnologia, spinti dalla curiosità e dal desiderio di scoperta, è sempre un grosso errore. E da quel momento in poi i personaggi iniziano a morire, tranne pochi, che alla fine si salvano.
A tutto ciò, in questo romanzo, si aggiunge il forte elemento psicologico. Sì, perché le risposte che i personaggi stanno cercando non sono nell’oggetto della loro ricerca, ma dentro di loro. E “Sfera” non è altro che il viaggio psicologico di Norman, che da uomo normale in una situazione eccezionale tira fuori il peggio e il meglio di sé.
Il tutto si svolge tenendo il lettore attaccato alle pagine e costringendolo a continuare a leggere un libro che ha una struttura tutt’altro che tradizionale (non ci sono capitoli numerati, ma una serie di scene senza soluzione di continuità, di tanto in tanto intervallate da un titolo), fino ad arrivare al finale, che, se ci pensiamo bene, è l’unico possibile per una storia del genere.
 
Sfera (Kindle e cartaceo) su Amazon.it.
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Di Carla (del 11/04/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 396 volte)

Oggi ospito ancora una volta, e con grande piacere, il collega e amico Francesco Zampa, autore di gialli e non solo. Francesco, come me, è un autoeditore e in questo articolo racconta la sua avventura nel mercato editoriale italiano ed estero, che nei prossimi giorni lo porterà anche al Buk Festival di Modena, dove metterà a disposizione del pubblico per la vendita, oltre che i suoi libri, anche tutti i miei thriller e alcuni dei romanzi di Giulia Beyman.
Ma di questo vi parlerò meglio alla fine dell’articolo.
 
 
Sono abituato a datare il mio debutto come autoeditore in coincidenza con la pubblicazione del mio primo libro, Doppio omicidio per il maresciallo Maggio, nel 2012. In realtà, in maniera analoga all’impresa individuale che nasce contemporaneamente all’idea che la sostiene e non alla struttura e alla produzione successive, è più esatto tornare al maggio 2010 quando, per sondare l’opinione dei lettori, fondai il blog …vi parla il maresciallo Maggio, una terrazza aperta e un laboratorio sulla lettura, evolutasi nel corso degli anni con recensioni di film e libri, accanto alle pagine fisse dei miei scritti. Il blog ospitò all’inizio tre racconti, successivamente pubblicati in una raccolta prequel. Uno fu selezionato per il Giallo Mondadori. Purtroppo, o per fortuna, il redattore operò una serie di correzioni che ne stravolsero il senso e decisi che, da lì in poi, avrei fatto da solo. È dello stesso anno la pubblicazione della graphic-novel Calciopoli ovvero l’elogio dell’inconsistenza, un saggio a fumetti naif sulle lacune, non solo giudiziarie, del famoso scandalo, pubblicata da un editore locale ma interamente curata da me.
 
Alla fine del 2013 fui il primo iscritto alla prima conferenza (poi rimasta unica) a Senigallia sul selfpublishing, termine per gli anglofili e probabilmente più social, una fiera più che un esperimento, che non ha avuto seguito. Sempre nel 2013, partecipai al corso Come si fa un libro organizzato da Marcos y Marcos.
 
Nel 2014 organizzai un pioneristico convegno sull’autoproduzione grazie anche alla collaborazione e alla disponibilità del personale della biblioteca di Todi. Si parlò per la prima volta di autoeditoria, una cosa che poi nuova non è. Moltissimi sono gli autori che hanno pubblicato e diffuso le proprie opere in proprio, come tanti sono i rifiuti eccellenti da parte degli esperti.
 
In due edizioni successive ho partecipato alla fiera romana della piccola e media editoria, Più libri più liberi, dove ho ascoltato editori tradizionali parlare di un qualcosa che, con ogni evidenza, non conoscevano abbastanza. Extra vergine d’autore, un’organizzazione attiva per la promozione di autori emergenti, ha selezionato quattro miei libri con bollino di qualità e mi hanno invitato due volte come relatore. A gennaio 2017, Doppio omicidio per il maresciallo Maggio è uscito in abbinamento con il Corriere dell’Umbria per tutto il mese. È di marzo 2018 la partecipazione a Trame, il I festival nazionale del giallo di Assisi. A settembre e ottobre ho avuto uno stand e due eventi, di cui uno incentrato sull’autoeditoria, a Umbria Libri 2018 e ho iniziato la distribuzione in selezionate librerie umbre. A dicembre del 2019 Kobo ha gestito l’offerta de L’eroe nella home page. Nel 2019 ho partecipato, sempre con Marcos y Marcos, al Corso di editing. Ho prenotato gli spazi a Buk Modena (aprile), Macerata Libri (maggio) e di nuovo, Umbria Libri. Sono in progetto l’uscita dell’VIII episodio dei Racconti della Riviera e della II raccolta delle Impossibili possibilità.
 
Scrissi il primo citato romanzo breve quasi d’istinto per dare corpo a un personaggio che avevo in mente nelle fattezze, nel carattere e nei modi. Non mi piacevano i ruoli assegnati dalla fiction ai marescialli in genere e volevo creare un investigatore maturo, con pregi, limiti e senza tratti elegiaci o propagandistici, degno della nutrita concorrenza. Il maresciallo Maggio agisce a Viserba in un’epoca sfumata ed appena edulcorata che si può collocare (con qualche adattamento come i telefoni cellulari), a fine anni ottanta. Si occupa di casi comuni, di corruzione, di violenza di genere, e trova il malaffare trasversalmente distribuito. È un buono quasi disilluso e non cede alla prepotenza né al luogo comune, neanche tra i suoi colleghi. La serie ha venduto finora più di ottomila copie digitali e cartacee.
 
Mentre le lettere di rifiuto, necessarie alla mia caratura, di ben selezionati editori, crescono, Maggio è arrivato a sette episodi, dei quali il IV, il V e il VI compongono la cosiddetta Trilogia del malaffare, inframmezzati da un romanzo storico, uno di formazione e dalla prima uscita di una raccolta di racconti che fungono da banco per altri generi e modalità narrative. Ho curato traduzioni in Inglese, Francese e Spagnolo, le prime due direttamente grazie alla conoscenza diretta con le bravissime traduttrici. Ho creato un marchio, Zipporo Direct Publishing, per dare un’identità a tutta la produzione, accompagnato da piccoli oggetti per il merchandising come magliette e segnalibri. Grazie alle edizioni digitali, i libri sono disponibili in tutto il mondo e ho diffuso copie in paesi idealmente remoti come Turchia, Tunisia, Giappone, Brasile, Cuba e Sudafrica.
 
La rete è di certo un mezzo straordinario ma il vero passo in avanti è essere riconosciuti e ricordati per quello che si scrive più che per come lo si pubblica.

 
Se il 13 e il 14 aprile contate di essere a Modena e dintorni, non perdetevi il Buk Festival: www.bukfestival.it/
Francesco Zampa sarà presente a questa fiera con il suo stand, dove potrete acquistare tutti i suoi libri, ma anche tutti i miei thriller: “Affinità d’intenti” e l’intera trilogia del detective Eric Shaw.
 
 
Invece, per saperne di più su Francesco, visitate il suo blog o seguitelo su Facebook.
Oppure iniziate subito a leggere i suoi libri su Amazon!
 
Alcune settimane fa ho avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata su Skype con l’amico e autore di fantascienza Nicola Marco Camedda, durante la quale mi ha rivolto una serie di interessanti domande sul mio lavoro di autoeditrice che pubblica romanzi di fantascienza e thriller.
 
Intervista sul blog di Nicola Marco Camedda
 
Dopo aver parlato un po’ di come ho iniziato a scrivere e di cosa mi ha spinto a dedicarmi a questi due generi, abbiamo affrontato l’argomento del difficile rapporto tra le donne e la fantascienza, cosa che tuttora continuo a non comprendere del tutto, lo ammetto!
Abbiamo parlato anche del ruolo della ricerca nell’ideazione dei miei libri di fantascienza e di cosa significa essere un autoeditore.
Ci siamo poi ovviamente soffermati sul mio nuovo romanzo, “Sirius. In caduta libera”, la quarta parte del ciclo dell’Aurora.
Infine, ho raccontato a Nicola qualcosa sui tre progetti cui sto lavorando al momento.
 
Curiosi di saperne di più?
Non vi resta che andare a leggere la trascrizione dell’intervista sul blog di Nicola Marco Camedda, facendo clic qui o sull’immagine in alto.
E, visto che ci siete, date un’occhiata ai suoi libri.
 
Grazie mille a Nicola per avermi ospitato sul suo blog!
 
Di Carla (del 01/04/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 426 volte)
La primavera è appena iniziata e su Amazon hanno pensato bene di includere il mio nuovo romanzo, “Sirius. In caduta libera” (quarta parte del ciclo dell’Aurora), tra gli sconti di inizio stagione.
 
Ancora fino al 7 aprile “Sirius. In caduta libera” è in offerta ad appena 1,40 euro (invece che 3,49 euro) su Amazon: https://amzn.to/2JTcae8
 
L’offerta è valida solo in Italia.
 
Scopri l'offerta!
 
Sirius. In caduta libera” è un romanzo di fantascienza hard che, attraverso le vicende dei suoi protagonisti, porta il lettore nell’orbita bassa terrestre e nel versante di un vulcano in Islanda, mostrandogli fino a che punto la natura possa diventare ostile, in particolare quando, a causa di qualcosa di imprevedibile, la tecnologia fallisce, e nel contempo facendogli percepire le emozioni di chi tenta di sopravvivere alla sua indifferenza e alla sua furia. Fa da sfondo a tutto ciò la preoccupante presenza di un’intelligenza artificiale forte, la cui evoluzione è ignorata e sottovalutata persino dalla sua stessa creatrice.
 
 
Se state già leggendo il ciclo dell’Aurora o se intendete leggerlo, non perdete questa occasione di accaparrarvi uno dei libri al prezzo più basso mai visto.
 
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Ci vediamo in orbita!
 
Di Carla (del 24/03/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 611 volte)

 Storia dall’esito prevedibile, salvata da una trovata alla fine
 
Ci tengo subito a dire che la trovata finale non ha nulla a che vedere con la trama. Si tratta di un’idea che mescola finzione e realtà, cosa che apprezzo sempre molto nei romanzi. In questo caso è stata in grado di aumentare il mio giudizio di una stellina.
Il romanzo, per i miei gusti, non ne vale più di tre.
Ma andiamo per ordine.
Il libro si svolge tra due linee temporali. Quella presente vede la giovane protagonista Clémence, che si trova a dover accudire l’ultraottantenne Alastair dopo che quest’ultimo a causa di una caduta ha perso la memoria. Quella al passato è il libro che i due leggono insieme e che racconta alcuni eventi della vita dell’uomo quando era giovane, culminanti nella morte dell’amore della sua vita.
La parte al passato è senza dubbio quella migliore di tutto il romanzo. Qui i personaggi prendono vita, anche grazie all’evidente maggiore dimestichezza che l’autore ha nel mostrarli attraverso il punto di vista di un uomo. La storia si dipana tra la Francia, Capri e poi la Scozia, e ogni luogo emerge dalle pagine con tutti i suoi colori, coinvolgendo il lettore e dandogli l’impressione di trovarsi lì.
Di contro, la parte al presente sembra scritta da un autore alle prime armi. Il personaggio di Clémence è bidimensionale. Il suo essere esageratamente ingenua e credulona appare irrealistico. I suoi ragionamenti sono a dir poco tirati per i capelli. Nessuna persona arriverebbe a certe conclusioni, su cui poi si basano le sue decisioni, evidentemente mosse dalla necessità di portare la trama in una certa direzione e non dalla logica. L’ambientazione, poi, e il ristretto numero di personaggi, invece di contribuire all’accrescere della suspense e del senso claustrofobico della narrazione, finiscono per mettere in evidenza la debolezza nella caratterizzazione degli stessi personaggi, che appaiono fin troppo banali.
In quanto al delitto al centro della storia, per quanto l’autore si sforzi per mandarci fuori strada, in maniera così spudoratamente evidente, questo ha ben poco di misterioso. Basta pensarci su per un attimo e ci si rende conto che solo una persona può essere l’assassino: l’unica che avrebbe ottenuto un vantaggio dalla morte di Sophie. Non ho mai avuto alcun dubbio sulla sua identità e ho trovato il fatto che i personaggi, soprattutto Alastair, non ci avessero neppure per un attimo pensato semplicemente impossibile da accettare.
Verso il finale vengono rilevati alcuni dettagli che non erano invece deducibili dal resto e solo per questo motivo devo dire di averlo letto quasi avidamente. La narrazione del precipitare degli eventi fino alla risoluzione, insieme alla trovata finale, salvano il libro, ma solo perché, appunto, si trovano alla fine.
Infine, ho trovato un po’ strano che si parlasse di un romanzo nel romanzo, quando, tenendo conto della lunghezza dei capitoli letti dai personaggi (che a loro detta erano tutto il libro), ne esce fuori al massimo una novelette. Sì, capisco le necessità di spazio, ma allora avrebbero fatto meglio a specificare che alcune parti erano state saltate (lette dai personaggi e non riportate, perché non importanti) o che si trattava semplicemente di un racconto lungo.
Nel complesso è comunque stata una lettura interessante, se non altro perché nel modo in cui il romanzo è stato strutturato presenta una certa originalità. Mi rendo inoltre conto che si tratta probabilmente di un’opera un po’ affrettata, che l’autore si è divertito a scrivere per sviluppare un’idea che gli era venuta, senza alcuna velleità di dare luogo a un prodotto di elevato livello letterario nell’ambito dei thriller. Ma, tutto sommato, il suo ruolo di divertire, nonostante i difetti, lo svolge egregiamente.
 
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Questo libro è in lingua inglese!

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Di Carla (del 08/03/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 637 volte)

 Sontuosa conclusione (per ora?) del ciclo del Commonwealth
 
Ogni volta che leggo una nuova space opera di Hamilton penso che l’autore abbia raggiunto il massimo della propria espressione e che il libro successivo, soprattutto considerando che questo ciclo in tutto ne contiene sette, non potrà mai essere migliore di così.
Ogni volta mi sbaglio.
“Night Without Stars” è un romanzo meravigliosamente complesso. Costituisce la seconda parte della dilogia intitolata “Chronicles of the Fallers” (cronache dei Faller), eppure, avendo io letto il primo libro (“The Abyss Beyond Dreams”) più di un anno fa e ricordandone davvero poco, ritengo che si possa quasi leggere da solo (anche se lo sconsiglio), poiché ha perlopiù un arco narrativo proprio, all’interno del quale vengono rapidamente spiegati i collegamenti col volume precedente della serie e si accenna ciò che serve in relazione all’intero ciclo del Commonwealth.
Prima di iniziarne la lettura, mi sono chiesta cosa Hamilton avrebbe potuto inventarsi, visto che la storia si svolgeva di nuovo sul pianeta Bienvenido. Temevo il riproporsi dei temi già visti e, invece, non avevo proprio nulla di cui preoccuparmi.
La storia, dopo alcuni capitoli introduttivi (ma non per questo meno emozionanti), si sposta avanti di due secolo e mezzo, un lasso di tempo che determina notevoli mutamenti su Bienvenido, ora che è stato espulso dal Vuoto e può finalmente far uso della tecnologia, inclusa quella aerospaziale (a me tanto cara). E in questa rinnovata ambientazione prendono vita nuovi personaggi, intorno ai quali vengono create delle linee narrative parallele e nei quali viene spontaneo immedesimarsi, nonostante spesso si ritrovino l’uno contro l’altro. Ognuna di esse sa essere avvincente anche senza dover guardare al quadro generale e, a questo proposito, trovo il fatto di aver suddiviso l’opera in libri molto azzeccata.
Ci sono anche alcuni vecchi personaggi, che ho dovuto reimparare a conoscere a causa del tempo passato dalla lettura del libro precedente (e della trilogia del Vuoto), e che permettono di ricollegare con precisione i fili della trama generale e di condurre il lettore verso il suo articolato sviluppo.
E proprio a questa storia così articolata, che mi ha accompagnato per alcune settimane di (voluta) lettura lenta, ritornavo con interesse ogni sera, e poi la lasciavo senza rimpianto per dormire, certa che l’avrei ritrovata lì ad attendermi il giorno dopo.
Il ritmo all’inizio lento, per permettere al lettore di ambientarsi (e che meravigliosa ambientazione!), va incontro a un crescendo che nell’ultimo quarto di romanzo si trasforma in un susseguirsi di colpi di scena tendenti verso un finale quasi impossibile da prevedere.
Nel frattempo, Hamilton non si limita a farci vivere su Bienvenido, ma ci mostra altri mondi inimmaginabili (a parte da lui, ovviamente), altre specie aliene più o meno pacifiche, ci fa conoscere nuovi aspetti dei “cattivi”, la specie aliena dei Faller (che assorbono la propria preda e si sostituiscono a essa), e riesce persino a farcene piacere uno (o perlomeno ci è riuscito con me).
È difficile raccontare altro su questo romanzo senza rivelare troppo sulla trama. Posso solo dire che, se siete arrivati a considerare la sua lettura, segno che di certo conoscete e apprezzate già Hamilton almeno dal libro precedente, anche questa volta non rimarrete delusi.
 
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