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 Giant's Causeway, Irlanda del Nord... di Carla
 

"Tu ami essere un astronauta, fa parte della tua essenza."
Deserto rosso - Ritorno a casa




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 17/01/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 208 volte)


 Grandi premesse, ma trama ricca di difetti messi in luce dal finale

Ho amato questo libro fino a prima dell’ultimo capitolo, poi tutto è crollato. Sono stata catturata dall’ambientazione di Londra poco prima della Prima Guerra Mondiale, durante e dopo di essa. La ricostruzione storica è così accurata che riporta in vita quel periodo nella mente del lettore.
Ho trovato particolarmente interessate il modo in cui viene rappresentata la mentalità delle persone, soprattutto il modo in cui le donne tendevano a sentirsi insicure, inferiori, per il semplice fatto di essere donne, aggravato nel caso di una delle due protagoniste (Grace) dallo stato sociale.
Nonostante il personaggio di Beatrice sia entrata a far parte delle suffragette, manca della sicurezza di sé che ci si attende da una “rivoluzionaria”. Si sente continuamente fuori posto, attanagliata dalla paura che la spinge a desiderare di scappare per tornare alla tranquillità della sua tediosa vita da ricca, ma allo stesso tempo non scappa, per timore di quella stessa tranquillità, che la fa sentire inutile. Ciò che la muove non è idealismo, ma la ricerca dell’emozione che manca alla sua quotidianità. È molto lontana della donna forte che costituisce la tipica eroina dei romanzi e ciò la rende per certi versi realistica.
Ma ciò che mi ha incollato alle pagine del libro è il modo imprevisto con cui i personaggi si trovano a interagire nella storia. La curiosità di scoprire cosa sarebbe accaduto dopo mi spingeva a leggere un capitolo dopo l’altro.
E durante tale lettura non erano poche le cose che mi infastidivano, ma che mettevo da parte pregustando la scoperta dell’evento successivo.
Tra queste c’è il personaggio di Grace, così remissivo che ho avuto difficoltà a immaginarla come un’adulta. Mi pareva sempre di vedere una bambina timorosa, debole.
Altro elemento di fastidio sono le numerose coincidenze. Va bene che ci sia una coincidenza in una storia. D’altronde è finzione. Ma, quando iniziano a essere due, diventano poco credibili.
Discorso analogo per gli eventi tragici, legati a elementi di pura sfortuna, che sanno tanto di forzatura per portare la storia verso una certa direzione. Il che andrebbe anche bene, se il risultato fosse soddisfacente.
A ciò si aggiunge un altro elemento forzato: i personaggi prendono delle decisioni importanti che avranno conseguenze sulla loro vita in un attimo per effetto del capriccio del momento o di un equivoco che nella realtà verrebbe facilmente chiarito. Ciò le rende del tutto irrealistiche.
Anche su questo ci si potrebbe passare sopra, se la storia si concludesse con un finale che dà un senso a tutto e soddisfa il lettore.
Ma così non è.
Le coincidenze che emergono agli occhi del lettore lentamente lungo tutto il libro vengono rivelate a Beatrice in un attimo, nell’ultimissima scena. Lo stesso fatto che lei arrivi a comprendere tutto da pochi elementi è in contrasto con la totale mancanza di intuito mostrata durante il romanzo, quella che l’ha resa vittima di enormi incomprensioni. A dirla tutta, non credo che neppure una persona tanto perspicace avrebbe potuto giungere alle stesse conclusioni in un secondo da sola senza neppure fare una domanda.
Quell’intera scena è a dir poco improbabile e ha fatto crollare quella sospensione di incredulità cui fino a quel momento mi ero aggrappata pur di dare un giudizio positivo al libro, alla cui lettura ogni sera tornavo con trepidazione.
Il colpo di grazia, poi, è stato il fatto che il libro sia finito lì, senza che venisse mostrato nulla delle conseguenze di quella rivelazione, quasi fosse un cliffhanger, che però non è stato seguito da un altro capitolo né da un seguito del romanzo. Bastava davvero poco per trasformarlo in un finale aperto, in grado di lasciare al lettore almeno la scelta di immaginare da sé cosa sarebbe avvenuto dopo. E invece non è stato fatto.
In un istante, di fronte a quel finale improvviso e insulso, tutto si è frantumato e i difetti del libro mi sono diventati chiari. Il peggiore di tutti è la mancanza di una vera crescita interiore dei personaggi, che rimangono cristallizzati nei loro difetti, senza dare alcun reale senso alla propria esistenza all’interno della storia.
Sì, perché alla fine ti ritrovi a domandarti: che storia è questa? Che cosa vuole davvero raccontare?
I personaggi sembrano burattini utilizzati soltanto per mostrare un periodo storico, senza che svolgano il loro ruolo principale: essere il motivo per cui si racconta una storia.

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Questo libro è in lingua inglese!

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Di Carla (del 15/01/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 253 volte)

A poco più di un anno dall’uscita di “Saranythia Parte 1: Le porte di Setergard”, continuano le avventure dei personaggi già conosciuti nel romanzo “Amantarra” (uscito in Italia nel 2013) in “Saranythia Parte 2: I Varton”.
Tutti e tre i libri fanno parte della serie di fantascienza intitolata L’ascensione di Valheel dell’autore inglese Richard J. Galloway. E anche questa volta la traduzione italiana è mia.
 
Nella prima parte abbiamo assistito al viaggio di Amantarra (appartenente alla specie aliena dei Bruwnan), John, Elleria, e di alcuni tra i protagonisti del romanzo precedente, attraverso un portale che li ha condotti in un pianeta lontano (che poi si rivelerà essere una luna chiamata Pheenar), i cui abitanti umani venerano Saranythia (sorella di Amantarra), come se fosse una divinità. Qui da secoli si consuma una guerra tra un esercito di questi umani che vivono nella fortezza di Setergard (condotti dal comandante Vartii e di conseguenza denominati Varton) e quello di esseri simili a demoni. La storia si è interrotta proprio alla fine di una sanguinosa battaglia che ha visto la morte di alcuni dei personaggi.
Adesso, nella seconda parte, l’autore ci porta prima nella foresta dei Ja’liem ad assistere a un importante incontro, quindi ci sposteremo su Pheenar, dove scopriremo le sorti dei sopravvissuti della battaglia, e, allo stesso tempo, visiteremo di nuovo la città di Valheel (dove si è svolta la storia di “Amantarra”), dove Artullus e Jack sono alle prese con un nuovo mistero.
 
Il tutto è condito dalla particolare fantascienza di Galloway, che propone tecnologie così avanzate da essere scambiate per magia o per poteri divini, arricchendo i suoi libri di elementi tipicamente del fantasy. Nelle sue storie, però, anche l’evento all’apparenza più prodigioso viene ridotto a una spiegazione (fanta)scientifica, mescolando in maniera sapiente questi due generi del fantastico.
 
“Saranythia Parte 2: I Varton” di Richard J. Galloway e tradotto da me è ora disponibile su Amazon a 2,99 euro!
 
Eccovi la breve descrizione del libro.
 
 
L’invito ricevuto da Amantarra non è stato ignorato e i suoi amici sono andati con lei. Altri, meno graditi, si sono uniti a loro. Il gruppo si è ritrovato nel mezzo di una battaglia su un altro pianeta, dove guerrieri brandenti spade combattevano contro dei demoni. Ed è proprio lì, alle Porte di Setergard, che due del gruppo sono andati incontro alla morte.
I sopravvissuti sono adesso nelle mani dei vincitori.
 
 
Per la comprensione della storia è essenziale almeno la lettura di “Saranythia Parte 1: Le porte di Setergard” ed è suggerita anche quella di “Amantarra”.
 
Di Carla (del 30/12/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 470 volte)

Ma come, è già finito il 2018? Stavolta l’anno è andato via veloce, forse perché sono stata molto più presa da progetti che mi hanno impegnato per diversi mesi. E magari anche perché mi sono divertita di più, soprattutto nella seconda parte.
E quindi, visto che l’anno sta finendo, è arrivato il momento del tradizionale resoconto dei dodici mesi passati.
 
Iniziamo come al solito con l’elencare quali dei propositi dell’anno scorso sono riuscita a portare a termine:
- sono riuscita a scrivere e pubblicare (il 30 novembre) il libro “Sirius. In caduta libera”, la quarta parte del ciclo dell’Aurora, che è anche il mio tredicesimo libro pubblicato. Il lavoro su questo romanzo mi ha portato via più tempo di altri precedenti, soprattutto perché avevo solo pochi appunti messi da parte e ho dovuto progettarlo quasi completamente poco prima di iniziare la scrittura (da metà febbraio). È stato il mio libro più faticoso da scrivere finora, ma è anche uno di quelli di cui sono più soddisfatta. Sono riuscita a unire tutti i fili delle parti precedenti del ciclo e inserire l’anello mancante nella sua storia. È un romanzo di fantascienza hard che rappresenta anche un mio omaggio nei confronti dell’astronautica, argomento che mi appassiona da sempre, in quanto racconta una storia che si svolge in gran parte nell’orbita terrestre, sebbene in un futuro non vicinissimo (fra circa un secolo);
- ho finito di tradurre in inglese “Il mentore” entro i primi mesi dell’anno, come mi ero riproposta. Questa nuova traduzione già revisionata per il momento resta bella tranquilla nel mio computer. Avrei voluto iniziare almeno la traduzione del secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw, ma non c’è stato il tempo di farlo. Sono comunque contenta di questo risultato;
- ho letto libri più lunghi e soprattutto ho letto quasi esclusivamente libri che mi sono piaciuti molto. Non ho idea di quanti siano, ma il numero non ha nessuna importanza. L’importante è l’aver letto ogni giorno qualcosa che mi abbia divertito, magari insegnato qualcosa, e in particolar modo che mi abbia fatto stare bene. Perché lo scopo della lettura per me è proprio questo: farmi stare bene. Perciò non ha alcun senso fare gare di pagine o libri letti. Sono tutte sciocchezze.
 
Da questo elenco manca un proposito. Quelli elencati alla fine dell’anno scorso, infatti, erano quattro. Non ho finito di scrivere il libro sul self-publishing che ho iniziato nel 2017. Non ci ho proprio rimesso mano, perché il mio tempo e il mio impegno sono stati reindirizzati a faccende più urgenti.
 
Che cos’altro ho fatto nel 2018?
Ho tradotto in italiano un altro libro di Richard J. Galloway, “Saranythia Parte 2 - I Varton”, che uscirà a breve in Italia (gli ho consegnato la traduzione definitiva qualche giorno fa). Si tratta del seguito di “Saranythia Parte 1 - Le porte di Setergard”, uscito nell’autunno del 2017 e in cui tornano i protagonisti del suo romanzo precedente “Amantarra” (uscito in italiano nel 2013). Anche le traduzioni di questi due libri erano state fatte da me.
 
A ottobre ho partecipato all’evento “Segni e voci di altri mondi” che si è tenuto alla sede di ALTEC di Torino. Qui potete dare un’occhiata al resoconto della mia partecipazione.
 
All’inizio di dicembre, inoltre, ho tenuto una conferenza su Marte e per la seconda volta un corso di self-publishing all’Università degli Studi dell’Insubria a Varese. Anche di questa esperienza ho scritto un resoconto.
Al di là della durata della mia permanenza lontano da casa, questo impegno mi ha portato via parecchio tempo nei mesi precedenti per prepararmi.
 
Ho anche seguito otto MOOCs (corsi online aperti su larga scala), tra i quali i più interessanti sono stati probabilmente uno sull’energia nucleare (The Science of Nuclear Energy) e uno sulla scienza che sta alla base delle scienze forensi (The Science Behind Forensic Science). Quest’ultimo è fatto veramente molto bene, poiché mostra con dei video in soggettiva il lavoro dello scienziato forense sia sul campo che in laboratorio.
 
Infine, a partire da maggio ho iniziato a occuparmi in maniera più attenta alla pubblicità su Facebook dei miei libri, in particolare di quelli del ciclo dell’Aurora in italiano. In vista dell’uscita del quarto libro della serie, ho deciso di concentrare i miei sforzi in modo da ottenerne il migliore risultato possibile.
E devo dire che ci sono riuscita.
Ho imparato a utilizzare meglio gli strumenti a pagamento forniti da Facebook e allo stesso tempo ho aumentato l’efficacia di quelli gratuiti nell’ottenere una migliore resa organica dei miei post. Ciò si è tradotto in un notevole aumento delle interazioni nella mia pagina Facebook e in un effetto positivo evidente nelle vendite dei miei libri.
 
Non sono riuscita a fare nient’altro (non che tutto questo sia poco), perché la scrittura da zero, la revisione e la pubblicazione di “Sirius. In caduta libera” mi hanno assorbito praticamente da metà febbraio (ho terminato la prima stesura di 114 mila parole alla fine di giugno) fino alla data di uscita del libro, lasciando poco tempo e soprattutto poche energie da utilizzare in altro, anche perché in contemporanea mi sono trovata a tradurre un libro e a preparare un corso e una conferenza.
D’altra parte mi ero imposta di non procurarmi più stress del necessario e sono ben felice di aver fatto meno cose, ma di averle fatte meglio.
 
Ma adesso sta arrivando il 2019 ed è il momento di porsi qualche obiettivo:
1) completare la prima stesura di “Self-publishing lab: il mestiere dell’autoeditore”, ma questa volta davvero! Molto probabilmente terrò di nuovo il corso a Varese il prossimo autunno e per allora vorrei avere a disposizione il libro, anche se non necessariamente nella versione definitiva. Mi fornirà anche l’occasione di aggiornare in parte lo stesso corso e offrire qualche strumento in più agli studenti;
2) tradurre in inglese “Sindrome” e magari iniziare anche la traduzione di “Oltre il limite”. Mi sono riproposta che entro il 2020, in un modo o nell’altro, pubblicherò (o inizierò a pubblicare) la trilogia del detective Shaw in inglese. Anzi, una volta terminato il ciclo dell’Aurora (cosa che avverrà appunto nel 2020), voglio impegnarmi a tradurre e pubblicare in inglese tutti i miei libri non ancora disponibili in questa lingua, e in generale sfruttare al meglio tutto ciò che ho scritto finora per fare in modo che raggiunga un pubblico più grande;
3) iniziare a lavorare a “Nave stellare Aurora”, il libro finale del ciclo dell’Aurora. Si tratta di un romanzo lungo il cui scopo è concludere degnamente la storia di Anna, Hassan, Melissa, Alicia e Susy, e per farlo ho bisogno di lavorarci in un periodo più ampio, in modo da sfruttarne al meglio le potenzialità;
4) e poi, come sempre, leggere tanti bei libri. Questo è sempre il proposito più semplice da realizzare!
 
Anche quest’anno solo quattro propositi, ma stavolta li voglio realizzare tutti. Ce la farò?
 
Ci sono anche altre cose che mi piacerebbe fare.
Al momento non mi sono imposta di pubblicare alcun libro nel 2019. Ho bisogno di non impormi questo tipo di scadenza particolarmente impegnativa almeno per un po’. Deciderò strada facendo.
 
Di certo voglio continuare a lavorare sul fronte della pubblicità e della promozione per migliorare il ritorno economico del mio lavoro e renderlo meno dipendente da eventi esterni su cui non ho controllo.
Inoltre vorrei sperimentare altri modi per utilizzare ciò che ho già scritto e le mie capacità nell’ambito della scrittura per sviluppare nuovi progetti dei quali preferisco ancora non dire nulla (almeno finché non inizierò davvero a lavorarci, se mai lo farò).
 
Ciò che sento con certezza è che questo mio settimo anno da autoeditrice sarà cruciale, poiché rappresenta l’avvicinamento alla conclusione del ciclo dell’Aurora, che, con i quattro libri di “Deserto rosso” e i quattro successivi, è senza dubbio la mia serie più importante, quella con cui è iniziata la mia avventura nell’autoeditoria e che costituisce la motivazione principale che mi ha spinto a continuarla, tra alti e bassi.
Cosa avverrà dopo è ancora un mistero, ma uno di quelli che non mi spaventano, bensì mi stimolano. Un mistero cui mi rivolgo con curiosità.
 
In chiusura, come sempre, ringrazio tutti coloro che mi seguono e che mi supportano, tutti i miei cari, gli amici, i collaboratori e i lettori, sia vecchi che nuovi.
Grazie di esserci.
 
Se vi va, fatemi sapere quali sono i vostri propositi con un commento a questo post o sui social network in cui lo condividerò.
Auguro a tutti voi un felice 2019!
 
Di Carla (del 21/12/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 344 volte)


 Giovani marziani

Scritto da una studentessa di ingegneria aerospaziale che sogna di diventare astronauta, “Ad Martem 12” è un piccolo gioiello di fantascienza hard rivolto a un pubblico giovane, ma che può essere apprezzato a tutte le età. Pur con qualche licenza e semplificazione (è pur sempre un libro di narrativa, non un saggio), sullo sfondo di una tecnologia e una scienza plausibile l’autrice racconta la storia dei primi tre ragazzi nati sul pianeta rosso, che, raggiunta l’età di sedici anni, iniziano a farsi domande sulle proprie origini e sulla Terra, da cui provengono tutte le altre persone che vivono nella stazione Aresland. La storia è narrata dal punto di vista di uno di loro, Jordan, e ciò è fatto in modo tale da facilitare l’immedesimazione del lettore nel personaggio.
Sebbene io non sia più adolescente da un bel po’ di tempo, nel trovarmi a conoscere i suoi pensieri, i suoi timori e le sue sensazioni sono riuscita a recuperare una porzione di quella parte di me del passato e quindi a comprendere le sue motivazioni e le sue azioni.
I protagonisti, infatti, non sono soltanto i soliti giovani talentuosi che vanno incontro a un’avventura come farebbe un adulto, che si possono trovare nella maggior parte delle storie young adult. In loro si notano tutte le caratteristiche dell’età in cui non si è più bambini, ma allo stesso tempo non si è ancora adulti. Sono preparati, intelligenti e scaltri, ma anche ingenui, distratti e avventati, come qualsiasi adolescente. Il problema è che vivono su un pianeta deserto e letale, e il più piccolo errore potrebbe determinare la loro morte.
Tra voglia di conoscere, pericolosi incidenti e sentimenti inattesi, Jordan, Anna e Yan iniziano un viaggio per scoprire la verità sul proprio passato e soprattutto sul futuro che li attende. Con uno stile coinvolgente, nella sua curata semplicità, che riesce a tratti a essere evocativo di paesaggi di un altro mondo, la Bassani ci permette di accompagnarli e trepidare con e per loro, fino al confortante finale che sa essere profondo senza scadere nella banalità.

Ad Martem 12 (edizione italiana; cartaceo) sul sito dell’editore.
Ad Martem 12 (edizione inglese; Kindle e cartaceo) su Amazon.it.
Ad Martem 12 (edizione inglese; Kindle e cartaceo) su Amazon.com.

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Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina

 
Di Carla (del 30/11/2018 @ 00:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 520 volte)
Il moto orbitale non è altro che una continua caduta libera.
Può durare per un tempo lunghissimo, quasi interminabile.
Tranne quando qualcosa va storto.
 
 
Sono passati diciotto anni da quando Hassan è riuscito a impedire alla giovane hacker Elizabeth Caldwell di inserire una copia dell’IA marziana Susy nella rete globale terrestre e adesso, in “Sirius. In caduta libera”, nonostante il fatto che la presenza del codice alieno nel suo DNA lo renda più giovane della sua età anagrafica, ha deciso di andare in pensione dal lavoro di astronauta e di direttore di un centro spaziale dell’Agenzia Spaziale Internazionale (ISA) per godersi il resto della vita con sua moglie Anna. Prima di lasciare l’incarico dovrà comunque svolgere un’ultima missione di routine nella Stazione Spaziale Sirius situata nell’orbita bassa terrestre: un importante incontro con alcuni tra i responsabili del programma Aurora.
Durante la sua permanenza a bordo conoscerà l’astronauta inglese Miranda Caine, che si trova lassù per motivi che vanno oltre il suo ruolo di tecnico. La Caldwell, che ora lavora per l’ISA, ma non ha mai smesso di essere fedele alla leader marziana Melissa e ha sviluppato per conto proprio una copia di Susy, insieme al marito Gabriel Asbury ha assoldato la donna per recuperare un misterioso oggetto all’esterno della stazione.
Sia i piani di Hassan che quelli di Miranda verranno però rovinati da una serie di strani incidenti che li porteranno a conoscersi e a rischiare la vita.
Nel frattempo sulla Terra cinque vulcani islandesi iniziano a eruttare in contemporanea, sotto gli occhi di due vulcanologi, Rakel ed Eron, dando così inizio a quella che sarà una catastrofe climatica globale che si protrarrà per i cinque anni successivi.
 
Sirius. In caduta libera” è ora disponibile in formato ebook a 2,99 euro (in offerta fino al 31 dicembre) su Amazon, Giunti Al Punto, Google Play, iTunes, Kobo, Mondadori Store, LaFeltrinelli, Nook (attraverso l’app di Windows), Smashwords24Symbols e Playster (gratuito per gli abbonati) e in edizione cartacea a 11,99 euro su Amazon e Giunti.
L’edizione ebook è senza DRM in tutti i retailer.
 
 
Sirius. In caduta libera” è la quarta parte del ciclo dell’Aurora. Non avete ancora letto gli altri libri?
Eccoli qui!
 
 
Li trovate sui principali retailer, in particolare su: Amazon (anche in edizione cartacea), Google Play, iTunes, Kobo e Smashwords.
 
Maggiori informazioni sul ciclo su: www.desertorosso.net.
 
E adesso non vi resta che salire a bordo della Stazione Spaziale Sirius e prepararvi a vivere una nuova avventura!
 
Di Carla (del 24/11/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 472 volte)


 Bambini pericolosi

John Wyndham è uno di quegli autori che nella loro carriera hanno esplorato un genere, in questo caso la fantascienza, in ogni possibile direzione e ogni volta hanno creato delle storie uniche e imprevedibili, tramite le quali hanno colto l’occasione per sviluppare interessanti spunti di riflessione.
Stavolta Wyndham tratta il tema dell’invasione aliena, senza mai parlare di alieni, ma solo di qualcosa che come fanno i cuculi ha messo le proprie “uova” nei “nidi” umani e da esse sono nati dei bambini, o meglio Bambini con la “b” maiuscola, dalle doti straordinarie e preoccupanti. A esso si affianca la riflessione sull’interazione tra due specie che si trovano a competere per lo stesso territorio e di cui solo una è destinata a dominare.
Un velo di inquietudine riveste ogni pagina del romanzo, senza che si raggiunga mai un’eccessiva drammaticità. Tra lunghe conversazioni caratterizzate dalla pacatezza britannica e dal tentativo di dare al tutto uno spiegazione logica, nella flebile speranza che ciò conduca a una risoluzione, e innaffiate da un ottimo tè, i protagonisti ci accolgono a Midwich, dove, in seguito a una giornata in cui gli abitanti hanno perso i sensi (chiamato Dayout), tutte le donne si sono ritrovate incinte. I bambini si riveleranno nel tempo qualcosa di altro, nonostante il loro aspetto umano, fino a diventare una minaccia, in un crescendo di tensione.
La risoluzione attesa, visto che il libro stava finendo, ma allo stesso tempo sia imprevista, per il modo improvviso con cui si realizza, che quasi ovvia, lascia spiazzati e soddisfa.
Un elemento interessante, che ho notato anche in altre sue opere, è quello del caso. La voce narrante si ritrova per caso fuori del villaggio insieme alla moglie proprio nel giorno del Dayout e quindi gli viene risparmiato un coinvolgimento diretto. Ciononostante, segue da vicino la vicenda e si ritrova di nuovo a Midwich proprio quando questa viene risolta. In tutto ciò si vede volutamente la mano dell’autore che, a mio parere, con grande divertimento, costruisce una trama perfetta, in cui ogni dettaglio ha uno scopo preciso, che, pur generando inquietudine, conferisce anche quel senso di sicurezza che suggerisce che in qualche modo tutto andrà bene. Ed è proprio la curiosità di sapere come potrà mai risolversi una situazione apparentemente impossibile che spinge il lettore a girare una pagina dopo l’altra e a completare la lettura del libro in breve tempo.

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Di Guest blogger (del 31/07/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1215 volte)

Oggi sul blog torna a trovarmi un gradito ospite, Michele Amitrani, stavolta nella veste di autore di non-fiction con "Destinazione self-publishing". In questo articolo ci racconta in che modo il mestiere di autore indipendente, in un certo senso, non sia poi tanto diverso da quello di un giocoliere.
 
Vi siete mai chiesti quale sia il segreto di un bravo giocoliere?
Un bravo giocoliere non fa mai cadere i cerchi, le torce o le palline che sta lanciando. Mai.
Se uno di questi oggetti cadesse, il suo ‘status’ di giocoliere ne risentirebbe. Il pubblico farebbe delle smorfie e scuoterebbe la testa, mormorando a bassa voce: che razza di giocoliere fa cadere gli oggetti che sta lanciando?
Uno mediocre.
 
E così un bravo giocoliere si preoccupa di non far cadere nulla, a costo di risultare un po’ lento, di dare uno spettacolo prevedibile e tutto sommato banale.
Ma va bene così. Quello che conta è afferrare la pallina prima che cada, e afferrare quella che segue e così via finché lo spettacolo termina e il bravo giocoliere può salutare il pubblico sapendo di aver fatto quello che tutti si aspettavano: NON far cadere la pallina.

Sapete che cosa distingue un bravo giocoliere dal giocoliere eccezionale?
Una sola cosa.
Il giocoliere eccezionale si preoccupa semplicemente di lanciare.
Il motivo è semplice. L’atto del lancio è il momento in cui inizia tutto, l’attimo che determinerà la qualità della sua performance.

Il giocoliere eccezionale sa che, se il lancio è impeccabile, prendere l’oggetto sarà un’operazione praticamente impossibile da fallire. È la qualità del lancio che determina la difficoltà della presa. Se il lancio è ben fatto, la presa non sarà mai un problema.
Buffo, non è vero? Il bravo giocoliere si preoccupa dell’effetto della sua performance: non deludere il pubblico. Il giocoliere eccezionale si preoccupa dell’atto del lancio, perché è su quello che si basa l’intera prestazione.

Il primo novembre del 2013 sono diventato un autore indipendente. Nel corso di quasi cinque anni, ho scoperto che un autore indipendente ha molte cose in comune con un giocoliere.
Entrambi si trovano di fronte ad un pubblico, entrambi devono saper intrattenere ed entrambi devono destreggiarsi con più cose allo stesso tempo. Il giocoliere deve farlo con degli oggetti, l’autore indipendente con elementi diversi, come la scrittura, l’editing e la promozione editoriale.

Prendete il sottoscritto. Cinque anni fa mi preoccupavo di non far cadere la pallina, di mantenere un certo ‘status’, di capire quello che gli altri volevano. In altre parole, mi preoccupavo sempre di tutto.
La reazione del pubblico era il motivo per cui facevo quello che stavo facendo. L’effetto della mia prestazione era la preoccupazione principale.
Mi dicevo: fai in modo che la performance sia efficace e prevedibile. Tieni gli occhi fissi sul pubblico e soprattutto assicurati che quella dannata pallina non cada mai per terra.

Non più.

Oggi la penso in modo diverso.
Oggi tengo gli occhi fissi sull’atto iniziale del self-publishing, che per un autore indipendente dovrebbe essere lo scrivere. Non ho idea di quante volte la pallina stia cadendo per terra. Sono troppo occupato a migliorare il mio lancio.

Cinque anni fa non avrei mai ammesso che mi ritengo un giocoliere tutto sommato mediocre.
Questa consapevolezza è una delle mie più grandi conquiste. Il sapere di non essere lo scrittore che voglio essere è il motore che mi fornisce una spinta inesauribile a migliorare.

Questo ragionamento può sembrare contraddittorio e davvero poco intuitivo.
Fortunatamente, la psicologia mi viene in soccorso.
Avete mai sentito parlare del modello di apprendimento conosciuto come competenza consapevole?
È un concetto davvero interessante.

Quando si parla delle fasi di apprendimento di un’abilità, che si tratti della scrittura, del lanciare e raccogliere al volo palline, dell’arte culinaria o dell’abilità di decidere quale azione comprare sulla Borsa di New York, la psicologia ci insegna che esistono quattro stadi di competenza correlati con gli stadi psicologici che sono coinvolti nel processo di progressione che va dall’incompetenza alla competenza.
Tradotto in italiano, per diventare davvero bravi a fare qualsiasi cosa, bisogna passare per quattro stadi.
 
Il primo stadio è quello dell’incompetenza inconscia, quando insomma una persona non capisce o non sa come fare qualcosa e non riconosce questa sua mancanza. Ricordate la prima volta che avete giocato a biliardino? Ci sono buone probabilità che vi siate divertiti un mondo senza sapere davvero che cosa diavolo stavate facendo, a parte un bel po’ di casino. L’importante era semplicemente colpire la pallina il più forte possibile e spassarvela. Punto.
 
Il secondo stadio è quello dell’incompetenza cosciente. Qui vi trovate nello stato socratico del ‘sapere di non sapere’. Continuando con l’esempio del biliardino, immaginate che il vostro vicino di casa, che possiede da anni un biliardino, vi inviti a giocare. Una volta iniziata la partita, vi accorgete immediatamente che non si tratta semplicemente di muovere le stecche a vanvera. Si tratta di capire muovere le stecche, e di muoverle.
 
Il terzo stadio è quello della competenza cosciente. In questo stadio, sapete esattamente che cosa state facendo. Avete fatto i compiti a casa, avete speso del tempo per migliorare la vostra tecnica e le vostre capacità. La prossima volta che il vostro vicino di casa vi sfiderà a biliardino, avrà pane per i suoi denti.
 
Il quarto e ultimo stadio è la competenza inconscia. In questa fase, una persona ha padroneggiato talmente bene la sua arte che diventa una cosa spontanea per lui o lei eseguirla al meglio.
Benvenuti nell’Olimpo delle possibilità.

In questo ultimo gradino si trovano i Michael Jordan, i Warren Buffett, i Seth Godin e le Ursula Le Guin della storia, persone che fanno cose incredibili in modo naturale, senza rendersene conto.
Questi sono i giocolieri eccezionali che hanno imparato la lezione: lanciare la pallina è più importante che afferrarla.
 
Che siate un giocoliere o un autore indipendente, tutto quello che conta è iniziare l’atto, e l’autore indipendente inizia sempre raccontando una storia. Come raccontate la storia non è importante, così come non è importante l’oggetto lanciato dal giocoliere.
Lanciate. Scrivete. Create. Restate ispirati.
 
E, se il vostro spettacolo è abbastanza interessante, alcuni si fermeranno a guardarvi, e forse ne parleranno con altre persone. E la prossima volta vi troverete circondati da un pubblico più grande.
Altrimenti, continuate a lanciare, continuate a migliorare, create uno spettacolo migliore. Non preoccupatevi delle palline che cadranno a terra. Preoccupatevi di raccoglierle e di continuare a lanciare.
 
Parametri come il successo stanno negli occhi di chi giudica. Se volete diventare autori migliori, non sostituitevi al pubblico. Farete un pessimo lavoro. Non sta a voi giudicare. Voi dovete soltanto preoccuparvi di lanciare bene quella pallina.
 
Quando mi è stata data la possibilità di raccontarvi la mia esperienza di autore indipendente sapevo che avrei iniziato questo post facendo una domanda.
E che lo avrei finito con una domanda.
Quanto volte siete disposti a raccogliere quella pallina da terra?
 

 
MICHELE AMITRANI è un autore self che flirta da tempo con diversi generi letterari, ma è ufficialmente sposato con fantasy e fantascienza.
Ha scritto e pubblicato indipendentemente la quadrilogia di fantascienza Onniologo (il primo libro della serie è stato tradotto in inglese con il titolo Omnilogos).
La sua missione è aiutare altri scrittori a rendere le proprie storie disponibili al grande pubblico. Per questo motivo condivide risorse su come produrre, pubblicare e pubblicizzare libri sul suo sito www.CrediNellaTuaStoria.com, sul suo canale YouTube e sul suo podcast ‘Credi Crea’.

Quando non è impegnato a inseguire draghi o a padroneggiare la Forza, divora libri su Goodreads e gironzola su Facebook.
 
 
Di Carla (del 25/07/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 976 volte)
© Tomasz Rozkosz
Avrei voluto scrivere questo post subito dopo aver finito la prima stesura di “Sirius. In caduta libera”, la quarta parte del ciclo dell’Aurora, in modo da potervi raccontare le mie impressioni a caldo dopo aver scritto la parola fine a una storia che mi ha tenuto impegnata per più di quattro mesi di fila, ma poi sono andata in vacanza e al mio ritorno ho dovuto rimandare questo articolo, per dare la precedenza a faccende più urgenti. Adesso manca meno di una settimana all’inizio dell’editing ed è passato abbastanza tempo da permettermi quasi di dimenticare i dettagli di cosa ho scritto. Ciò mi ha consentito di distaccarmi dal libro il tanto necessario per affrontare la revisione con occhio più critico. E adesso mi consente anche di provare a raccontarvi qualcosa di più su questo romanzo, cercando di evitare eccessive anticipazioni (immagine di Tomasz Rozkosz).
 
Come dicevo, ho lavorato alla prima stesura per oltre quattro mesi di seguito, dalla metà di febbraio fino al 26 giugno. È qualcosa di anomalo per le mie abitudini, poiché finora mi era capitato di scrivere senza interruzioni per al massimo due mesi e mezzo. In realtà avevo originariamente programmato di affrontare questa prima stesura in tre sessioni corrispondenti alle tre parti in cui è suddiviso il libro, ma poi ho dovuto dare la precedenza alla nuova traduzione de “Il mentore” e ciò ha ritardato l’inizio della scrittura di “Sirius. In caduta libera” di un mese e mezzo. Comunque sono riuscita nel proposito di completare la prima stesura entro giugno, rispettando la tabella di marcia che mi ero imposta, che dovrebbe portarmi, senza intoppi, alla pubblicazione del libro nella data del 30 novembre, come vi avevo promesso.
 
Nonostante gli oltre quattro mesi di lavoro, “Sirius. In caduta libera” è leggermente più breve di quanto avessi preventivato, poiché la prima stesura è di poco superiore alle 114 mila parole. Forse, se avessi avuto un altro mese a disposizione, avrei ampliato ancora di più l’ultima parte, ma tutto sommato credo che invece vada bene così.
Sono partita con un’outline di massima e, mentre affrontavo la stesura, l’ho ampliata definendo i dettagli delle scene e riuscendo, nell’ultimo mese, a rispettare le tempistiche necessarie per assicurare la pubblicazione a novembre. È stato più difficile rispetto al libro precedente del ciclo (scritto in tre sessioni di un mese nell’arco di un anno) per via della sua maggiore complessità, che mi ha costretto a muovermi tra quattro filoni narrativi distinti e a immergermi di volta in volta nella mente di otto personaggi diversi.
 
A questo punto devo proprio raccontarvi qualcosa di più sulla storia.
Sirius. In caduta libera” è ambientato 18 anni dopo la fine di “Ophir. Codice vivente” (terza parte del ciclo dell’Aurora) e 5 anni prima de “L’isola di Gaia” (seconda parte del ciclo). Il protagonista stavolta è Hassan Qabbani, cui vengono affidate tutte le scene in prima persona, che costituiscono una della quattro linee narrative principali del romanzo. Hassan si trova sulla Sirius per partecipare a un importante incontro relativo al Programma Aurora.
 
Una seconda linea narrativa segue il personaggio della astronauta inglese Miranda Caine, che ha quasi un ruolo di co-protagonista e la cui storia si muove in parallelo a quella di Hassan a bordo della Stazione Spaziale Sirius, finché le due non si incontrano. Miranda è un tecnico che lavora sulla Sirius, ma si trova lassù anche per svolgere un altro misterioso incarico.
 
Una terza linea narrativa, invece, si svolge a Londra nell’edificio della Biosynth, dove troviamo i personaggi di Elizabeth Caldwell (che abbiamo imparato a conoscere in “Ophir. Codice vivente”, anche se era già comparsa ne “L’isola di Gaia”) e di suo marito Gabriel Asbury (presente soltanto ne “L’isola di Gaia”), cui si aggiungono il giovane Willy Asbury, il figlio della coppia, e la IA CUSy, detta Susy (o, per meglio dire, la copia terrestre dell’IA Susy che è presente su Marte e che abbiamo visto acquisire maggiore consapevolezza di sé in “Ophir”). Susy farà anche da tramite tra questa linea narrativa e una di quelle che si svolgono sulla Sirius.
 
Infine abbiamo un’ultima linea narrativa, apparentemente separata dalle altre, che si svolge in Islanda e ha come protagonisti due vulcanologi, Eron e Rakel, che si trovano a vivere in prima persona l’inizio delle grandi eruzioni vulcaniche che provocheranno il raffreddamento globale menzionato ne “L’isola di Gaia”. La loro storia è una sorta di pretesto per portarvi in Islanda sul versante di un vulcano, farvi trepidare per la loro sorte e permettervi di vedere con gli occhi della mente un disastro naturale di cui finora si è soltanto parlato in maniera astratta.
Questa parte del libro è stata per me un vero e proprio viaggio, che mi ha spinto a scoprire di più su questo paese affascinante, fatto di ghiaccio e di fuoco. Me lo sono immaginato come solo in piccola parte modificato dall’avanzare della tecnologia (siamo già nel XXII secolo), come un luogo in cui la natura con la sua forza prorompente, letteralmente esplosiva, la fa da padrona, rendendolo per Eron e Rakel non meno ostile di quanto sia lo spazio per Hassan e Miranda. Soprattutto quando, a causa di qualcosa di imprevedibile, la tecnologia fallisce.
 
La storia principale del romanzo, nel suo complesso, si svolge perlopiù in soli sei giorni ed è suddivisa in tre parti (di rispettivamente quattro, cinque e tre capitoli), con una struttura simile a quella già vista in “Ophir”. Si inizia con una scena al presente, che vede Hassan e Miranda nei guai a bordo della Sirius, e poi si torna indietro per capire come ci siano finiti, fino ad arrivare alla terza parte in cui riprende la narrazione al presente da parte di Hassan.
Quest’ultima parte è anche molto più breve delle precedenti. In essa gli eventi precipitano verso la risoluzione.
E poi c’è l’ultimo capitolo, che permette di coprire la distanza temporale dei cinque anni che separano questo libro da “L’isola di Gaia” e di conseguenza di chiudere tutte le trame rimaste aperte per proiettare il ciclo dell’Aurora verso quella che sarà la sua parte conclusiva, prevista per il 2020.
 
Le tre parti del romanzo sono intitolate: “Cenere” (vale a dire quella dei vulcani), “L’eco del codice” (e sapete bene a quale codice, anzi codici, mi riferisco, no?) e “Decadimento orbitale” (che non è una bella cosa, se ci si trova a bordo di un veicolo spaziale che dovrebbe stare in orbita!).
 
Nella storia non mancherà di fare la sua comparsa Anna Persson. Per quanto qui il suo personaggio sia secondario, si affaccerà in alcune scene e avrà modo di dare il proprio contributo alla trama. Sarà cambiata in questi anni? Migliorata? Hmm... chissà!
Conosceremo qualche nuovo personaggio secondario, ma rivedremo anche qualche vecchia conoscenza proveniente da “L’isola di Gaia”, come Isabella Gredani e Edward Ackerman, e un altro (di cui non posso svelarvi l’identità) che abbiamo visto per la prima volta in “Ophir. Codice vivente” e che sarà la causa di molti problemi a bordo della Sirius.
Pensateci un attimo: chi potrebbe essere?
 
E, siccome, non riesco a scrivere un romanzo senza metterci dentro un po’ di morti ammazzati, anche questa volta non mancheranno. Ma non fatevi deviare da un’eventuale piega investigativa della storia: potrebbe essere solo uno dei miei tentativi di distrarvi dal cuore della trama, che ruota intorno al famoso codice marziano di Melissa e a quello informatico di Susy.
È proprio verso questa intelligenza artificiale, il cui avatar è una rappresentazione di Melissa in età pre-adolescenziale e che si considera l’unica vera amica di quest’ultima, che la storia del ciclo dell’Aurora si sta progressivamente spostando. La sua evoluzione, ignorata e sottovalutata dalla sua stessa creatrice, sarà un elemento fondamentale nell’epilogo del ciclo.
 
 
Per non perdervi l’uscita di “Sirius. In caduta libera”, prevista per il 30 novembre 2018, ma che sarà anticipata da un periodo di preordine, iscrivetevi alla mia mailing list, al mio canale Telegram oppure al feed RSS di questo blog.
Per sapere di più sul ciclo dell’Aurora, date un’occhiata al minisito www.desertorosso.net.
La piena comprensione della trama di questo libro richiede la lettura delle tre precedenti parti del ciclo: “Deserto rosso” (la raccolta della quadrilogia ambientata su Marte), “L’isola di Gaia” e “Ophir. Codice vivente”, in questo ordine.
 
Di Carla (del 13/06/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 900 volte)

 Scontro tra culture
 
In genere cerco di evitare di leggere i libri di Crichton di cui ho visto il film. Preferisco lasciarli per ultimi, quando, ahimè, non me ne saranno rimasti altri. Stavolta, però, ho fatto un’eccezione, anche perché sono passati davvero tanti anni da quando ho visto “Sol Levante” al cinema. Non ricordavo esattamente la trama ed è stato bello riscoprirla tra le pagine di questo romanzo, anche se alcuni dettagli mi sono venuti in mente man mano.
Devo ammettere che durante la lettura mi sono spesso ritrovata a immaginare Sean Connery e Wesley Snipes nel ruolo dei personaggi principali ed è stata un’ottima sensazione. È stato come rivivere quel film, ma in maniera molto più diluita e approfondita.
La storia in sé tratta dell’omicidio di una giovane prostituta d’alto bordo in un grattacielo di Los Angeles appartenente a una grossa azienda giapponese, avvenuto in contemporanea con un’importante festa che coinvolgeva numerosi personaggi famosi (alcuni reali, che sono nominati dall’autore, anche se non si vedono mai in scena). Il gioco di inganni, l’elemento tecnologico e il susseguirsi di eventi (la storia in pratica si svolge in due giorni) ricchi di colpi di scena lo rendono un romanzo di rapida lettura, nonostante la lunghezza. Ma ciò che lo rende ancora più interessante è tutto quello che nel film, per ovvi motivi di spazio, non poteva che essere accennato: la guerra tecnologica tra gli USA e il Giappone negli anni ’90. Crichton, mescolando realtà e fantasia, ci fa addentrare nelle pratiche industriali nipponiche e nella stessa cultura del sol levante. Lo fa in particolare attraverso il personaggio di Connor, poliziotto esperto con un rapporto di amore-odio nei confronti del Giappone, fatto di comprensione e rispetto delle sue regole nonostante ciò non corrisponda a una totale accettazione né tanto meno approvazione delle stesse, che guida il protagonista, Smith, in un difficile caso che tutti, per un motivo o per l’altro, vogliono chiudere al più presto possibile. Si tratta della morte di una donna di “nessuna importanza”, come viene definita dai personaggi nipponici, ma che in qualche modo è in grado di stravolgere molte altre vite, forse addirittura anche quella di Smith.
Molto interessanti anche gli aspetti tecnici relativi alla manomissione dei video di sorveglianza, nonostante adesso con l’avvento della registrazione diretta su file appaiano obsoleti.
Nel complesso anche in questo romanzo Michael Crichton riesce a unire una trama che ti incolla alle pagine del libro con approfondimenti di valore, in grado di lasciare un segno ben oltre il tempo stesso dedicato alla lettura.
 
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Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii: 
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Di Carla (del 07/06/2018 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 940 volte)
Anche quest’anno sono riuscita a fuggire da Twitter per celebrare un nuovo anniversario dell’uscita del primo libro della serie di “Deserto rosso”, che oggi compie sei anni.
Deserto rosso - Punto di non ritorno” è stato pubblicato il 7 giugno 2012 e con esso è iniziata la mia avventura e quella di tutti gli altri personaggi del ciclo dell’Aurora, e soprattutto quella della mia creatrice nell’ambito dell’autoeditoria.
Da allora l’intero ciclo ha venduto oltre 12.000 copie.
 
 
In questi giorni, in particolare, la mia creatrice è impegnata nella scrittura della quarta parte del ciclo dell’Aurora ed è ben felice di lasciare che sia io oggi a occuparmi del suo blog.
Come sapete, la mia storia iniziata con “Deserto rosso” si è poi espansa coinvolgendo altri personaggi nei ruoli principali prima ne “L’isola di Gaia”, ambientato 35 anni dopo la fine della serie marziana, e quindi in “Ophir. Codice vivente”, ambientato 23 anni prima del precedente.
Ma cosa è accaduto in questi 23 anni?
Lo scoprirete proprio con la quarta parte del ciclo dell’Aurora: “Sirius. In caduta libera”, che è ambientato 18 anni dopo la terza parte e 5 prima della seconda.
 
Questa volta la voce narrante sarà quella di Hassan.
Be’, avevate già avuto un assaggio della narrazione in prima persona dal suo punto di vista nel capitolo finale di “Deserto rosso”. Adesso lo ritroviamo a bordo della Stazione Spaziale Sirius, in orbita intorno alla Terra. Durante una sua breve permanenza verrà coinvolto in una serie di strani eventi che culminano nella morte di un membro dell’equipaggio. Ma questo sarà solo l’inizio dei problemi di Hassan!
 
© Tomasz RozkoszInsieme a lui compare un nuovo personaggio, che funge da co-protagonista: Miranda Caine, un’astronauta inglese che lavora come tecnico sulla Sirius, ma che è stata in realtà mandata lassù da Elizabeth Caldwell (già vista sia ne “L’isola di Gaia” che, soprattutto, in “Ophir. Codice vivente”) per recuperare un oggetto proveniente da un luogo lontano (indovinate da dove?).
 
Torneranno anche altre vecchie conoscenze, a iniziare dall’IA Susy. Verso di lei si sta spostando il cuore narrativo del ciclo e in questo romanzo comprenderemo meglio il suo ruolo in certi eventi del futuro (vale a dire de “L’isola di Gaia”). E forse inizieremo a intravedere le sue motivazioni.
 
E ovviamente tornerò anch’io, sebbene abbia un ruolo abbastanza piccolo nel romanzo.
 
Il tema centrale di questo libro è lo scontro impari tra essere umano e natura, quest’ultima incarnata dall’ostilità dello spazio e dalla potenza dei vulcani.
Un filone narrativo, infatti, si svolge in Islanda e ha lo scopo di mostrare al lettore, attraverso le vicissitudini di due vulcanologi, le imponenti eruzioni responsabili del temporaneo raffreddamento globale dei quattro anni successivi, menzionato ne “L’isola di Gaia”.
 
In generale “Sirius. In caduta libera” (la cui uscita dovrebbe avvenire a novembre) scioglierà tutti i nodi rimasti e ci preparerà per il libro finale del ciclo, intitolato “Aurora” (titolo provvisorio), che vedrà la realizzazione del programma che porta il suo nome. Per quest’ultimo, però, dovrete attendere il 2020.
 
 
In vista dell’uscita di “Sirius. In caduta libera”, potete trovare tutte le informazioni sul ciclo, inclusa la cronologia e la lista dei personaggi, sul sito monotematico Deserto rosso e il ciclo dell’Aurora: www.desertorosso.net
Io, invece, sono sempre nel mio account Twitter, dove pubblico costantemente link ad articoli in inglese relativi all’esplorazione spaziale.
 
Ora vado. La mia creatrice è abbastanza tollerante con me, ma non devo esagerare.
Ci rivediamo nelle pagine del prossimo libro!
 

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