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 Malta... di Carla
 

“Mi chiedo cosa si provi a possedere un corpo.”
Ophir. Codice vivente




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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 14/08/2014 @ 08:30:46, in Scienza, linkato 1226 volte)


Avete mai sognato di far parte di una missione di esplorazione di Marte? Adesso è possibile farlo virtualmente grazie al progetto V-ERAS.

La Italian Mars Society sta cercando volontari interessati a partecipare come membri dell'equipaggio della Virtual European MaRs Analogue Station (V-ERAS) durante una simulazione delle operazioni di esplorazione umana di Marte.

La missione avrà luogo a Madonna di Campiglio (TN) tra il 7 e il 14 dicembre 2014.
L'equipaggio consisterà di quattro individui scelti primariamente in base alla loro esperienza e capacità come scienziati o tecnici in varie aree che includono psicologia, fisiologia, medicina, operazioni durante la missioni, fattori umani e abitabilità. Essendo questa una fase di avvio del progetto ed essendo necessaria un'interazione continua con il gruppo di ingegneri IMS, la competenza in aree come scienze informatiche, programmazione software e programmi di simulazione fisica verrà presa in particolare considerazione.
I candidati dovranno avere una laurea di almeno quattro anni o esperienza equivalente e dovranno comprendere, parlare e scrivere fluentemente in inglese.

I membri dell'equipaggio selezionati dovranno pagare unicamente il viaggio fino a Trento. Vitto e alloggio sono coperti da IMS e Osservatorio Astronomico Dolomiti - Carlo Magno Hotel, che sponsorizzano l'iniziativa.

I volontari dovranno inviare le proprie candidature a v-eras@marssociety.it entro il 30 settembre 2014.

Maggiori informazioni sono disponibili nel sito del Progetto Eras a questo link oppure è possibile scaricarle come pdf facendo clic qui.

 
Di Carla (del 19/07/2014 @ 05:38:48, in Scienza, linkato 1457 volte)

Si chiama “Ticket To Rise” la campagna di fund raising organizzata da Mars Initiative che, a fronte di una donazione a partire da 10 dollari, permette di partecipare all’estrazione di un biglietto per volare sul veicolo spaziale XCOR Lynx Mark II (vedi foto) che raggiungerà la quota di 100 km di altitudine, riconosciuta internazionalmente come il confine dello spazio.
Si tratta di un’occasione davvero unica!
 
Il vincitore farà parte delle prime 100 persone a sperimentare questo volo spaziale a bordo del veicolo della XCOR (maggiori info sul veicolo e il volo a qui www.spacexc.com). Viaggerà da solo insieme al pilota nella cabina di comando. Il valore del biglietto è di 100 mila dollari, ma chi verrà estratto volerà gratis e al suo ritorno potrà fregiarsi del titolo di astronauta.
 
Il pacchetto, oltre a includere il biglietto “founder”, comprende:
- lo stato esclusivo di “Founding Astronaut” di SXC;
- training sul simulatore a 4g;
- partecipazione al party di prima esibizione al pubblico o assegnamento del veicolo;
- video dell’intera esperienza.
- diritto di vantarsi per tutta la vita.
Durante il volo, inoltre, si sperimenterà l’assenza di gravità per circa 5-6 minuti.
 
Le donazioni partono da 10 dollari. Il proprio nominativo viene inserito nell’estrazione per un numero di volte pari a 5 per ogni dollaro donato.
 
Facendo una donazione a Mars Initiative si partecipa alla raccolta di fondi che verranno destinati al primo progetto di missione umana su Marte che dimostrerà di essere in fase di realizzazione. In pratica si contribuirà a mandare i primi uomini su Marte.
 
Per supportare il lavoro di Mars Initiative è anche possibile iscriversi al programma di donazione o anche soltanto acquistare il merchandising ufficiale.
 
Allora, che aspettate?
Partecipate e, se sarete fortunati, andrete nello spazio!
Per visualizzare la campagna Ticket to Rise” fate clic qui.
 
Di Carla (del 18/06/2014 @ 10:00:00, in Scienza, linkato 2785 volte)
La Mars Society è un’associazione no-profit internazionale che si prefigge come scopo quello di promuovere l’esplorazione umana e la colonizzazione di Marte. Per raggiungere questo obiettivo la Mars Society promuove attività che portino a un vasto coinvolgimento del pubblico per instillare la visione della conquista del pianeta rosso. Essa inoltre sostiene programmi di esplorazione finanziati da governi e privati e cerca di coinvolgere medie e piccole imprese nella ricerca collegata all’esplorazione di Marte, in modo da permettere la creazione di una nuova economia basata sulla colonizzazione dello spazio.
 
L’associazione è stata fondata negli USA nel 1998 da Robert Zubrin e adesso conta sedi in numerosi Paesi del mondo. Tra questi c’è anche l’Italia, con la Italian Mars Society, fondata da Antonio Del Mastro, che ho avuto il piacere di intervistare.
 
Come è nata la Sua passione per Marte e come questa l’ha portata all’Italian Mars Society?
Come molte passioni è nata per caso quando più di dieci anni fa, navigando in internet, ho scoperto dell’esistenza della Mars Society fondata in Usa da Robert Zubrin.
Mi sono accorto che non esisteva una sede italiana della Mar Society, mentre erano già presenti sedi in Francia, Germania, Regno Unito, Olanda, Austria. Così ho proposto la mia candidatura quale rappresentante italiano a Robert Zubrin. Dopo la verifica di alcuni requisiti la candidatura è stata accettata.
Oggi per me la Italian Mars Society è qualcosa di più di una passione, è un lavoro particolare che mi consente di venire a contatto con le tecnologie più avanzate e con tutti quelli che se ne occupano in tutte le parti del mondo. La Italian Mars Society mi consente anche di condurre una forma particolare di attività imprenditoriale basata sulla ricerca e la diffusione dei risultati in questo nascente settore della ricerca spaziale.
 
Quali sono i principali progetti portati avanti dall’Italian Mars Society negli anni passati per instillare nel pubblico la visione della conquista di Marte?
Il primo progetto di cui ci siamo occupati è stata la traduzione in Italiano del testo di Robert Zubrin “The case for Mars” ( la questione marte in Italiano). Poi abbiamo organizzato nel 2009 la prima conferenza europea della Mars Society a Bergamo. Sempre risalente al 2009 è la nascita del nostro progetto ERAS: www.erasproject.org
 
Parliamo del progetto ERAS. Di cosa si tratta?
Il progetto ERAS consiste nella costruzione di una stazione di simulazione marziana con annessi laboratori di ricerca e spazi per conferenze e divulgazione scientifica.
È il primo progetto con queste caratteristiche ad essere portato avanti in Italia ed, in tante sue componenti, è anche unico per l’intera Europa. ERAS sta infatti per European Mars Analog Station, in quanto per esso abbiamo individuato una serie di partner tecnologici e scientifici Europei di primo livello. Per le attività connesse alla ricerca biologica abbiamo anche stretto una collaborazione con un laboratorio specializzato della NASA. Una volta costruito, ERAS sarà un incubatore di innovazione non solo per lo specifico settore della ricerca spaziale ma anche per molti settori industriali come quello IT, delle telecomunicazioni, della robotica, dei materiali, dei dispositivi medici, etc.
 
In che modo una persona interessata potrebbe partecipare al progetto o comunque dare un suo contributo a esso?
Le persone che hanno una formazione scientifica possono dare un contributo diretto in alcune aree come la programmazione software, il design, la modellazione cad, lo studio delle applicazioni energetiche, la robotica, etc. Le persone con diversa formazione possono aiutarci semplicemente nella divulgazione del progetto e nella diffusione delle nostre idee. Chi vuole può anche iscriversi alla nostra associazione, per esserci più vicini anche con un piccolo contributo personale.
 
Nel sito dell’Italian Mars Society è riportata una selezioni di libri relativi a Marte in lingua italiana. Quale consiglierebbe a chi per la prima volta volesse avvicinarsi al pianeta rosso?
Direi senz’altro “La questione Marte” di Rober Zubrin. Per quanto sia un testo ormai datato dal punto di vista scientifico, in quanto è stato scritto negli anni Novanta,costituisce un’ottima introduzione al tema dell’esplorazione di Marte, soprattutto per far comprendere ai lettori come l’esplorazione di Marte sia una straordinaria occasione di crescita economica e sviluppo tecnologico per l’intero pianeta terra. Bisogna infatti ricordare ai nostri lettori che una delle ragioni  di maggior interesse per spingerci ad andare su Marte è proprio quella di creare un meccanismo di sviluppo economico nuovo per l’intero nostro pianeta. Mi sembra che di questi tempi di profonde crisi economiche sia una cosa importante da sottolineare.
 
 
Ringrazio Antonio Del Mastro per la sua disponibilità e colgo l’occasione per segnalare che l’edizione italiana di “The Case for Mars - La questione Marte” può essere acquistata direttamente sul sito della Italian Mars Society a questo link. Potete inoltre leggere qui una mia recensione del libro, che è stato uno di quelli che più mi ha influenzato nella scrittura di “Deserto rosso”.
 
Di Carla (del 11/06/2014 @ 19:26:55, in Scienza, linkato 2209 volte)

L'associazione no-profit Mars Initiative, che si prefigge lo scopo di raccogliere dei fondi da dare al primo progetto che dimostrerà di essere in grado di portare l'Uomo su Marte, ha appena aperto un piccolo negozio di merchandising.

I prodotti a disposizione per ora sono t-shirt, felpe, borse e coprilattine. I prezzi partono da 16 dollari (20 dollari per la t-shirt, che sono meno di 15 euro) e i prodotti vengono inviati in tutto il mondo.

Acquistando uno di questi prodotti, il guadagno ricavato verrà devoluto al fondo di Mars Initiative. In pratica darete il vostro contributo a portare l'Uomo su Marte e in cambio riceverete uno di questi bellissimi prodotti, con cui potrete mostrare con orgoglio agli altri il vostro impegno per l'esplorazione spaziale e dare una mano a noi di Mars Initiative a diffondere il nostro impegno.

Per sapere di più su Mars Initiative visitate il sito ufficiale e leggete l'articolo in italiano in cui ve ne parlo.

Per acquistare questo bellissimo merchandising (nella foto è presente solo un esempio), visitate il negozio online ufficiale di Mars Initiative.

Ci vediamo su Marte!

 
Di Carla (del 08/04/2014 @ 09:47:10, in Scienza, linkato 1711 volte)

Stanotte, 8 aprile 2014, Marte si troverà esattamente dalla parte opposta del Sole rispetto alla Terra. Questo fenomeno chiamato opposizione si ripete ogni 26 mesi, ma quest’anno è particolare poiché il pianeta rosso si trova nella posizione più vicina alla Terra degli ultimi sette anni. Già da qualche mese abbiamo notato la sua luce rossa farsi più grande di giorno in giorno. In realtà si troverà al perigeo (cioè alla distanza minima dalla Terra) solo il 14 aprile, per via del fatto che le orbite dei pianeti non sono circolari ma ellittiche. Di certo ci aspettano ancora diverse settimane, complice il bel tempo primaverile, per ammirarlo.
 
Marte oggi sarà visibile per tutta la notte. Sorgerà a est e raggiungerà intorno all’una (la mezzanotte solare) la posizione più elevata a sud. In questo suo viaggio è accompagnato da Spica.
Quest’anno il pianeta rosso arriverà a una distanza di 93 milioni di chilometri dalla Terra (in realtà un pochino meno).
 
Ogni 15 o 17 anni, però, si verifica un fenomeno chiamato grande opposizione, l’ultima è avvenuta nel 2003, in cui Marte era ad appena 56 milioni di chilometri. Questa si ripeterà nel 2018 quando la distanza sarà di poco più di 57 milioni di chilometri.
 
È possibile osservare Marte facilmente a occhio nudo. Il suo colore rossiccio è inconfondibile. La sua luminosità in questo periodo è paragonabile a quella di Sirio. Se poi avete un telescopio, in questi giorni vedrete il disco marziano farsi sempre più grande e potrete notarne le caratteristiche con sempre maggiore definizione.
Il 14 aprile inoltre Marte si troverà in congiunzione con la Luna piena (che nel Nord America sarà soggetta a eclisse): uno spettacolo da non perdere.
 
Come forse ricordate circa un anno fa, invece, si era verificato il fenomeno della congiunzione di Marte, cioè il suo passaggio dietro il Sole, che aveva causato l’interruzione delle comunicazioni con gli orbiter e i rover sul pianeta rosso per circa un mese. Lo stesso fenomeno si ripeterà l’anno prossimo.
 
Di Carla (del 25/01/2014 @ 02:22:47, in Scienza, linkato 1737 volte)

Un paio di settimane fa si è festeggiato il decimo anniversario dell’atterraggio su Marte del rover Spirit, ma la data di oggi, relativa all’approdo sul pianeta rosso del suo gemello Opportunity, è ancora più importante, poiché questo piccolo rover oggi celebra un vero e proprio compleanno, essendo tuttora funzionante.
 
Opportunity atterrò con successo su Marte il 25 gennaio 2004 (con riferimento all’orario universale) per quella che sarebbe dovuta essere una missione di soli tre mesi. E invece è ancora lì a inviare quotidianamente nuovi dati al suo team, al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena. In questo momento si trova in Solander Point, sul margine del Cratere Endeavour, dove si è posizionato con i suoi pannelli solari rivolti a nord (si trova nell’emisfero sud di marte) per raccogliere la massima insolazione durante il lungo inverno marziano (che dura sei mesi). Questo suo posizionamento gli dovrebbe permettere di ricevere abbastanza energia per continuare a lavorare anche in questo periodo dell’anno meno favorevole, durante il quale è in genere costretto a interrompere del tutto la sua attività per lunghi periodi.
 
Ma proprio in questi giorni il piccolo Oppy, come viene affettuosamente chiamato, è stato testimone di un evento insolito: la comparsa di una pietra di origine sconosciuta laddove non c’era nulla fino a dodici sol (giorni marziani) prima. Molto probabilmente lo spostamento della pietra è stato causato dai movimento dello stesso rover, ma ha comunque suscitato notevole curiosità anche per la sua composizione chimica inusuale. Il team di JPL sta tuttora investigando su questo mistero.
 
In attesa di ulteriori sviluppi, Opportunity si gode il raggiungimento di questo importantissimo traguardo, un vero e proprio record di longevità sulla superficie di un corpo planetario extraterrestre, che difficilmente verrà superato.
Il suo gemello Spirit, sebbene abbia smesso di funzionare qualche anno fa (la missione è stata conclusa nel marzo 2010) con i suoi oltre sei anni di servizio è stato comunque un grande successo.
Opportunity, durante i suoi 10 anni terrestri di servizio (più di 3550 sol), ha percorso oltre 39 km (che sono davvero tanti, considerato quanto è piccolo) e ha inviato oltre 187 mila immagini al suo team sulla Terra.
Sul sito della NASA dedicato all’esplorazione di Marte è stata messa online una sezione speciale per celebrare i 10 anni del programma di questi due rover, dove sono riportate tutte le loro scoperte.
 
Attualmente sulla superficie di Marte si trova anche un altro rover, Curiosity. Grande quanto una piccola auto, Curiosity va a spasso nel pianeta rosso da un anno e mezzo. La missione originale dovrebbe durare due anni, ma il rover, dotato di batteria a energia nucleare, potrebbe funzionare, salvo guasti di altra natura, fino a quindici anni. Purtroppo non si sa ancora se la missione verrà prolungata a causa dei problemi di budget della NASA. L’agenzia spaziale americana forse sarà costretta a scegliere tra questa missione e quella della sonda Cassini, che da 16 anni studia Saturno e le sue lune.
 
Nel frattempo Opportunity e Curiosity continuano il loro lavoro sul pianeta rosso. Le scoperte combinate dei due rover, tra le varie cose, hanno permesso di confermare che su Marte esistevano le condizioni per lo sviluppo della vita. Forse un tempo su Marte c’è stata la vita o forse c’è ancora, ma adesso sappiamo per certo che si tratta di una possibilità concreta.
Intanto facciamo i nostri auguri di buon compleanno a Opportunity, sperando che possa festeggiarne molti altri.
 
 
 
 
 
 
 
Foto e video: NASA/JPL.
 
Di Guest blogger (del 27/12/2013 @ 22:40:15, in Scienza, linkato 2030 volte)


Torno a ospitare nel mio blog il fisico Ernesto Giuseppe Ammerata, che ci propone un estratto del suo ultimo libro di divulgazione scientifica "Polvere di stelle".

Orione e Betelgeuse

Betelgeuse è una stella gigante che si trova nella costellazione di Orione, è la seconda stella più luminosa di questa costellazione dopo Rigel.
La costellazione di Orione rappresenta la figura di un uomo mentre affronta la carica del Toro, rappresentato nella vicina costellazione. Le stelle Betelgeuse e Bellatrix (la combattente o l'amazzone) raffigurano le spalle d'Orione; in mezzo è posta la cintura (le stelle Mintaka, Alnilam e Alnitak). In alcune regioni d'Italia le tre stelle della cintura sono identificate con i re Magi.
Più in basso, si trovano Saiph e Rigel, che segnano rispettivamente il ginocchio e il piede.
La costellazione di Orione è tra le più belle del cielo invernale, ricca di stelle di enormi dimensioni e luminosità e di nebulose.

Orione era figlio di Poseidone, dio del mare, ed Euriale, figlia del re di Creta Minosse. Si narra che una notte, sull'isola di Chio, corteggiò Merope, figlia del re Enopione. Questo suscitò l'ira d'Enopione, che lo fece accecare e lo allontanò dall'isola. Orione si diresse verso l'isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, da dove sorgeva il sole e lì riacquistò la vista. Il mito di Orione è legato anche alle Pleiadi (rappresentate dall'omonimo ammasso nel Toro, M45), le sette figlie d'Atlante e Pleione, delle quali s'innamorò e perseguitò.
Secondo la tradizione Orione trovò la morte a causa di uno scorpione. L'eroe osò offendere Artemide (Diana), dea della caccia, affermando di essere in grado di uccidere qualsiasi animale della Terra. Quest'ultima, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte. Entrambi furono poi portati in cielo, ma collocati in punti opposti affinchè il velenoso animale non potesse più insidiare il grande cacciatore.
Quando le stelle dello Scorpione sorgono ad est, Orione , sconfitto, tramonta ad ovest.
La morte d'Orione lasciò solo e disperato il suo fedele cane Sirio, che ululò per giorni e giorni fino a che Zeus non lo trasformò in una costellazione Canis Maior (Cane Maggiore).

La costellazione d'Orione fu oggetto di molte attenzioni anche da parte degli Egizi. Sembra, infatti, che nell'antico Egitto le tre piramidi nella piana di Giza siano state disposte in modo da rappresentare la costellazione, col fiume Nilo come Via Lattea. Inoltre un condotto d'aria della Grande Piramide è "allineato" con le stelle della cintura d'Orione, mentre l'altro condotto laterale è allineato con Thuban (alpha Draconis), la stella polare di allora.

Betelgeuse è uno degli asterismi del triangolo invernale insieme a Sirio e Procione.  Essa è una spuergiante rossa, che si trova nello stadio finale della sua evoluzione e che mostra episodi di variabilità quasi regolari.  La distanza dalla Terra secondo recenti calcoli è stimata tra i 600 e i 640 anni luce.
Pare che Betelgeuse sia tra le stelle più grandi conosciute e il suo raggio risulta essere pari a 1000 raggi solari, inoltre a causa della sua enorme superficie radiante e alla sua elevata massa compresa tra le 15 e 20 masse solari, Betelgeuse è più luminosa del sole 135.000 volte e presumibilmente concluderà la sua vita con una grossa esplosione, divenedo una supernova, esattamente come Vy Canis Majoris, l'ipergigante di cui abbiamo parlato precedentemente.
Una stella simile a Betelgeuse è Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione.

L’Orsa Minore e Pherkad

Pherkad è una stella della costellazione dell’Orsa Minore, insieme a Kochab forma la fine del mestolo del piccolo carro.
Pherkad è una gigante brillante, anche se in altre pubblicazioni viene definita come una supergigante di tipo intermedio, ha una temperatura di 8600 K e una luminosità 1100 volte quella del sole, con un raggio 15 volte il raggio solare e una massa 5 volte la massa del sole, dista a una distanza di 480 anni luce.

Fin dall’antichità l’Orsa Minore è sempre stata usata dai marinai come guida.
La mitologia greca ci narra che una delle compagne di Artemide, Callisto, perse la verginità con Zeus, che si era avvicinato sotto le mentite spoglie della stessa Artemide, questa arrabbiata trasformò Calllisto in un’Orsa.
Il figlio di Callisto, Arcas, mentre cacciava stava quasi per uccidere la madre, ma Zeus e Artemide lo fermarono in tempo e misero in cielo sia lui che la madre come Orsa Maggiore e Orsa Minore.

Pherkad essendo una gigante, probabilmente concluderà la sua esistenza con un gran botto, divenendo una supernova.
L’Orsa Minore è una costellazione ricca di stelle importanti. Oltre a Pherkad, troviamo: Kochab, Alifa, Yilden e Alfa Uma, la stella polare.

Polvere di stelle
Quello di Ernesto G. Ammerata è un viaggio tra le stelle, dalla loro formazione, evoluzione e classificazione, fino allo studio degli oggetti più bizzari del nostro universo: stelle di neutroni, pulsar, nane bianchi, buchi neri e quasar. Ma è anche una studio legato ai miti delle Costellazioni e alle tradizioni che ne sono derivate nel periodo greco-ellenistico. L'uomo vive con un piede sulla Terra e con lo sguardo e il cuore rivolti al cielo.


ERNESTO G. AMMERATA, nato a Reggio Calabria nel 1972, laureatosi in fisica presso l’università di Messina, dopo la laurea ha conseguito un Master in Geofisica applicata e ha lavorato presso l’Arpacal al settore fisico ambientale, occupandosi delle misure di radioattività nelle matrici ambientali.
Appassionato di Astronomia, computer, internet e delle nuove tecnologie, da qualche tempo ha iniziato a scrivere libri a carattere di racconti e divulgativo scientifico con l’intenzione di fare conoscere ad un vasto pubblico quelle parti della scienza che possono risultare incomprensibili ai non addetti ai lavori. Oltre che di “Polvere di stelle”, Ernesto (Youcanprint) è autore di “Dalla Terra all’universo” (Youcanprint), “I racconti del finanziere” (Youcanprint), di “Nei pressi della Luna” (Booksprint Edizioni), e di numerosi racconti brevi come: Amnesia e Ingiustizia.

Venite a trovare Ernesto nel suo blog.

 
Di Carla (del 18/11/2013 @ 17:50:59, in Scienza, linkato 1267 volte)
Photo: courtesy of NASA
Manca poco, meno di due ore, e la missione MAVEN della NASA avrà ufficialmente inizio con il lancio a Cape Canaveral previsto per le 19.28 ora italiana (13.28 ora locale).
 
MAVEN (immagine accanto: NASA), che sta per Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN orbiter, è la nuova missione marziana dell’ente spaziale americano dopo Curiosity, che venne lanciato due anni fa. Il veicolo spaziale raggiungerà il pianeta rosso in dieci mesi circa ed esattamente il 22 settembre 2014. Non atterrerà ma resterà in orbita ellittica tra i 150 e i 6000 km dalla superficie del pianeta, con alcuni ulteriori avvicinamenti fino a 124 km. Il suo compito sarà proprio studiare l’atmosfera marziana, così com’è adesso, raccogliendo dati che permetteranno di capire come è stata in passato e perché è cambiata.
Circa 4 miliardi di anni fa, infatti, Marte era un pianeta molto simile alla Terra, con un’atmosfera spessa per permetteva l’esistenza dell’acqua alla stato liquido e, di conseguenza, la vita. Non abbiamo ancora le prove che ci sia stata vita su Marte in passato (o che magari ci sia ancora), ma ormai siamo certi che in un tempo lontano il pianeta rosso non fosse affatto rosso. Aveva oceani, laghi e fiumi, le cui tracce sono tuttora presenti sulla sua superficie desertica.
 
Che cosa è successo?
Cosa ha trasformato Marte da un pianeta abitabile nel deserto che è adesso?
MAVEN proverà a rispondere a queste domande, cercando di individuare le cause della perdita dell’atmosfera marziana. Per farlo porterà a bordo otto diversi strumenti scientifici con i quali studierà gli strati superiori dell’atmosfera del pianeta e il vento solare. Quest’ultimo è un flusso di particelle cariche provenienti dal sole, che si pensa abbiano strappato via il vapore acqueo e altri composti volatili nell’atmosfera di Marte, riducendola a una pressione pari ad appena l’1% di quella terrestre.
Queste informazioni permetteranno ai ricercatori di comprendere l’abitabilità del pianeta rosso sia nel passato che nel presente, sebbene non potranno fornire prove dell’effettiva esistenza della vita su Marte.
 
L’orbiter inoltre fungerà da ripetitore per le trasmissioni tra Marte e la Terra, permettendo un maggiore flusso di dati provenienti dai due rover presenti in superficie, Curiosity (lanciato nel 2011) e Opportunity (lanciato nel 2004), che attualmente possono contare su altri due satelliti della NASA: il Mars Odyssey, lanciato nel 2001, e il Mars Reconnaissance Orbiter, lanciato nel 2005.
MAVEN lavorerà in team con Curiosity, che sta già studiando la parte bassa dell’atmosfera marziana grazie alla sua suite di strumenti SAM (Sample Analysis at Mars).
 
È possibile seguire il lancio della missione MAVEN direttamente su NASA TV: www.nasa.gov/multimedia/nasatv
 
Nell’animazione della NASA sotto riportata è possibile vedere come Marte fosse 4 miliardi di anni fa e come questo si sia trasformato nel tempo.
 
 
Di Guest blogger (del 08/07/2013 @ 14:42:01, in Scienza, linkato 2029 volte)


Oggi ospito nel blog un articolo del fisico Ernesto Giuseppe Ammerata, autore di alcuni libri di divulgazione scientifica e di racconti di narrativa.

Agli inizi del 1900 non si sapeva ancora molto sull'universo. L'unica teoria sulla gravità era quella formulata da Newton secoli prima. Non si conosceva quale fosse il meccanismo che permetteva alle stelle di bruciare il loro combustile e non si conosceva molto neppure della struttura atomo.

Successivamente, negli anni a seguire, la fisica ebbe un grande sviluppo, soprattutto con la nascita della teoria quantistica e della teoria della relatività di Einstein. Quando si pensava all'universo, lo si immaginava come un qualcosa di statico, lo stesso Einstein, aveva inserito una costante nelle sue equazioni che potesse spiegare un universo statico.

In seguito lo stesso Einstein definì questo il più grande errore della sua vita. Infatti tutte le osservazioni, soprattutto quelle compiute dal grande astronomo Edwin Hubble portavano a concludere che l'universo era una realtà dinamica in continua espansione, come dimostravano i risultati delle osservazioni della velocità di recessione delle galassie. L'universo per così dire non era costituito solo dalla nostra galassia, bensì da innumerevoli altre galassie che si allontanavano le une dalle altre ad una velocità che risultava proporzionale alla loro distanza. Quindi adesso rimaneva capire quante galassie più o meno c'erano nell’universo, la loro tipologia e quindi classificarle, quante stelle erano contenute in ciascuna galassia, la forma delle galassie e così via.

Potete trovare informazioni su questo argomento e altri relativi all'universo nel libro "Dalla Terra all'universo".

"Dalla Terra all'universo", opera del giovane scrittore Ernesto Giuseppe Ammerata, è un libro divulgativo che vuole essere una guida semplice per chi, con l'astronomia, non ha avuto mai a che fare e, magari, vuole avvicinarsi ed iniziare a conoscere questa splendida scienza. L'autore ci farà viaggiare tra le stelle a bordo di un'ipotetica astronave, in grado di percorrere distanze enormi in poco tempo. A bordo della Nexus, viaggeremo tra i pianeti del sistema solare e ci inoltreremo nello spazio profondo, incontreremo la culla delle stelle e i mostruosi buchi neri, per poi spingerci oltre, verso i confini dell'universo.
Una lettura semplice e affascinante. Un viaggio tra le stelle, tra gli spazi infiniti dell'universo.
L'autore in questo libro sembra egli stesso rapito dalle bellezze che ci descrive.
L'esposizione del testo è semplice ma efficace, dimostrando che l'autore si rivolge ad un pubblico comune e non solo a chi è amante dell'astronomia.
La descrizione dei corpi celesti è tale per cui chiunque legga questo testo, sarà in grado di comprendere gli argomenti trattati in maniera semplice e scientifica.
La suddivisione dei capitoli, è stata eseguita tenendo conto di un ordine spaziale in cui con l'andare avanti nella lettura ci si allontanerà sempre più dal nostro pianeta, fino a giungere all'ultimo capitolo dove effettivamente ci si troverà ai confini dell'universo e si avrà l'impressione come se davvero avessimo viaggiato per migliaia di miliardi di chilometri.

 


 

ERNESTO G. AMMERATA, nato a Reggio Calabria nel 1972, laureatosi in fisica presso l’università di Messina, dopo la laurea ha conseguito un Master in Geofisica applicata e ha lavorato presso l’Arpacal al settore fisico ambientale, occupandosi delle misure di radioattività nelle matrici ambientali.
Appassionato di Astronomia, computer, internet e delle nuove tecnologie, da qualche tempo ha iniziato a scrivere libri a carattere di racconti e divulgativo scientifico con l’intenzione di fare conoscere ad un vasto pubblico quelle parti della scienza che possono risultare incomprensibili ai non addetti ai lavori. Ernesto è autore di “Dalla Terra all’universo” (Youcanprint), “I racconti del finanziere” (Youcanprint) e di “Nei pressi della Luna” (Booksprint Edizioni), oltre che di numerosi racconti brevi, come: Amnesia e Ingiustizia.

Venite a trovare Ernesto nel suo blog.

 
Di Carla (del 20/06/2013 @ 01:07:41, in Scienza, linkato 2123 volte)


Mi sto divertendo a scrivere un romanzo che parla della colonizzazione di Marte, ma c’è chi sta davvero pensando di mettere in atto un tale progetto fra appena dieci anni.

Sto parlando di Mars One, la fondazione guidata da Bas Lansdorp, che ha già iniziato ad accettare le iscrizioni per prossimi abitanti del pianeta rosso.
The Mars Initiative, l’associazione no-profit di cui sono rappresentante italiana, sta tenendo d’occhio Mars One. Lo scopo di The Mars Initiative è raccogliere fondi da consegnare al primo progetto che porterà l’Uomo su Marte e, almeno dalle premesse, Mars One sembra essere il più vicino alla realizzazione, se non altro per il fatto che individua come data di sbarco dei primi coloni l’anno 2023, cioè circa una decina di anni prima rispetto, per esempio, alle fumose intenzioni della NASA.
Ma vediamo prima di tutto di cosa si tratta.
 
Mars One prevede di selezionare entro quest’anno gli astronauti che verranno inviati quattro per volta ogni due anni a partire dal 2022. Ovviamente questi verranno prima sottoposti a un lungo addestramento. Tra il 2016 e il 2021 si invieranno satelliti, rover e capsule abitative, pronti a ricevere i primi quattro coloni. Nel 2033 su Marte abiteranno già venti persone.
L’idea di Mars One, al di là dei problemi tecnici ancora da risolvere, è abbastanza semplice e la sua semplicità è proprio garantita dall’assenza di un viaggio di ritorno, cosa che riduce le spese e conferisce all’intero progetto un maggiore fascino. Si parla, infatti, di popolare un nuovo pianeta diverso dalla Terra. Le implicazione storiche, tecnologiche e scientifiche sono immense.
 
Ma quanto è fattibile dal punto di vista umano un’impresa del genere?
I due uomini e le due donne inviati su Marte saranno ben selezionati e sicuramente ben addestrati, ma non è certo possibile prepararli davvero a ciò che li aspetta. Il motivo è semplice: nessuno lo sa. Saranno loro i primi a scoprirlo.
Coloro che verranno scelti entreranno sì nella storia, diventeranno famosi, ma non godranno mai di tutto questo. Di fatto andranno a vivere per il resto della vita in mezzo a un deserto, imprigionati nei loro habitat, nelle loro tute o nei loro rover, senza stare mai più veramente all’aperto, sapendo per certo che non torneranno mai indietro.
 
Cosa succede se non vanno d’accordo? Se uno o più di loro ha un esaurimento nervoso? Se si ammala? Se inizia a non seguire più le regole?
Soprattutto all’inizio, quando le persone saranno solo quattro oppure otto e l’isolamento sarà qualcosa di tangibile (su Marte non è neppure possibile comunicare in tempo reale con la Terra), di certo sorgeranno dei problemi. E non è detto che l’aumentare della popolazione li possa risolvere. L’elemento che forse potrebbe essere più difficile da accettare è che non esiste possibilità di ripensamento. Se uno si trova male, per qualsiasi motivo, non potrà tornare sulla Terra.
 
Questa certezza personalmente mi atterrisce. Credo che in un certo senso una persona che accetti questa certezza sia un po’ folle (anche in senso buono). Ma mi chiedo come potrebbe diventare tale persona nel momento in cui questa idea si tramutasse in realtà.
L’idea di passare il resto della propria vita su Marte aveva colpito la mia immaginazione già anni fa, quando non esisteva ancora Mars One, ma in qualche articolo sul web si prospettava la nascita presto o tardi di una tale iniziativa. Proprio quel poco che avevo letto, insieme alle idee diffuse da Robert Zubrin sull’argomento sono alla base del mio romanzo “Deserto rosso”. Solo dopo aver pubblicato la prima puntata ho scoperto l’esistenza della fondazione di Lansdorp e ciò ha rinnovato in me un certo senso di inquietudine nei confronti dello stesso progetto dei colonizzazione. Un conto è, infatti, immaginarlo in un romanzo, un conto è vederlo nella realtà.
 
Non so se Mars One andrà in porto così presto, anche perché i tempi sono stretti, comunque sia spero che l’approdo dell’Uomo su Marte avvenga il più presto possibile. Anche se non vorrei mai fare parte di quei coraggiosi (e folli), mi piacerebbe davvero assistere a questa loro impresa nel corso della mia vita.
 
 
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