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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 17/12/2013 @ 20:09:59, in Podcast, linkato 5655 volte)


Eccomi di nuovo ospite di un podcast, questa volta a invitarmi è stata Beatrice Nolli di Socializer, con cui ho fatto una bella chiacchierata a proposito di come si può creare, pubblicare un proprio libro e poi promuoverlo con l'ausilio dei social media.

Socializer ep5: "Creare e pubblicare un libro nell'era dei Social Media" con Rita Carla Monticelli.

Insieme a Beatrice ho ripercorso i punti fondamentali del mesterie del self-publisher, cioè il suo triplice ruolo di autore, editore e imprenditore. Ho spiegato in dettaglio queste tre fasi e cosa le differenzia da quelle analoghe di chi svolge solo uno di questi mestieri.

Ho indicato e spiegato in dettaglio una lista di 8 consigli utili per realizzare il proprio progetto editoriale: 1) non avere fretta; 2) la pre-promozione; 3) il proprio team editoriale; 4) la mailing list; 5) la pagina Facebook; 6) gli ebook gratuiti; 7) il piano di promozione; 8) non fermarsi al primo libro.
All'interno del podcast potrete ascoltarli uno per uno con una lunga spiegazione, che copre tutto il progetto editoriale dalla sua ideazione fino alla sua promozione e l'inizio di quello successivo.

Poi abbiamo parlato di social network, non solo come strumento promozionale, ma anche durante la fase creativa. Ho condiviso la mia esperienza con la serie di "Deserto rosso" durante l'oltre anno e mezzo in cui ho scritto i quattro libri che la compongono. Ho spiegato che promuovere significa dare e non chiedere, cioè fornire del contenuto e non fare spam.

Infine abbiamo scherzato sulla pronuncia corretta di alcuni termini dei social media.

Tutto questo e tanto altro lo potrete sentire nel podcast, facendo clic qui o sull'immagine in alto. Nella pagina di Socializer troverete anche i link ad alcuni siti utili.

Buon ascolto e non dimenticate di condividere il podcast con i vostri amici.
Ancora grazie mille a Beatrice!

 
Di Carla (del 14/11/2013 @ 19:47:14, in Podcast, linkato 2245 volte)


Dopo una lunghissima attesa, in cui ero un attimo impegnata a pubblicare due libri, eccomi di ritorno a FantaScientificast con la mia rubrica "Life On Mars?", in cui esploro gli aspetti spirituali e religiosi della fantascienza.

In questa bella chiacchierata con Omar e Paolo nel corso della puntata 31 del podcast parlo di una trilogia di fantascienza che è stata pubblicata abbastanza recentemente anche in Italia (da Urania Millemondi). Si tratta della Trilogia del Vuoto dell'autore britannico Peter F. Hamilton, in cui in un futuro lontano l'umanità, che ha ormai occupato gran parte della Via Lattea, si ritrova a studiare insieme ad altre razze aliene una strana singolarità presente al centro della galassia, chiamata appunto Vuoto (anche se non è affatto vuota), e che minaccia di espandersi divorando stelle e pianeti circostanti.

Questa bellissima trilogia è chiaramente una space opera e, come spesso accade in questo sottogenere della fantascienza, affronta tra i vari argomenti anche la religione. Ma Hamilton fa di più: impregna la storia di elementi religiosi facilmente riconoscibile per poi ricondurli alla materialità.

I libri di Peter F. Hamilton si trovano tutti su Amazon, ma purtroppo non in Italiano, eccetto l'ultimo volume della Trilogia del Vuoto.

Se non avete letto la Trilogia del Vuoto, ma anche se l'avete letta, ascoltate la mia rubrica durante questa puntata si trova nella posizione 01:06:18 e dura circa 23 minuti.
Anzi, ascoltate tutta la puntata!

Potete accedervi cliccando sull'immagine o su questo link. E ricordate, se volete, di lasciare il vostro commento sul blog del podcast e di condividere la puntata con i vostri amici.

Presto ritornerò a parlare dell'argomento di questo mio intervento su Fantascientificast con l'usuale post di approfondimento.
Nel frattempo vi auguro buon ascolto!

 
Di Carla (del 13/06/2013 @ 16:20:11, in Podcast, linkato 5192 volte)

Lo scorso marzo, come sapete, ho partecipato a una puntata di Fantascientificast con la mia rubrica Life On Mars? per parlare del ruolo della religione e della spiritualità nel media franchise di Battlestar Galactica. Sempre nella stessa puntata ho dedicato l’ultima parte del mio intervento a “Deserto rosso”, questo perché anche la mia serie non è affatto esente da elementi religiosi.
 
In realtà il collegamento con Battlestar Galactica è partito da un piccolo aneddoto, che riguarda l’origine dei nomi delle due missioni della NASA che si trovano all’interno della storia: Isis ed Hera. La prima, che è la parola inglese per Iside, deriva semplicemente dalla nota divinità dell’antico Egitto (e qui siamo già in tema religioso). Essendo un’egittofila, mi diverto a inserire questi elementi nelle mie storie. La seconda missione deve il suo nome ancora una volta a una divinità, cioè la moglie di Zeus. Per scegliere questo nome, però, essendo io una nerd, invece di andare a cercare un elenco di divinità greco-romane, ho preferito passare in rassegna quelle di Battlestar Galactica! Tra l’altro la scelta è poi caduta su Hera, non tanto per il suo essere divinità, ma perché si tratta di un personaggio della saga (Hera Agathon). Solo successivamente ho scoperto che, all’interno della religione di Battlestar Galactica, Iside ed Hera sono considerate delle divinità sorelle, inoltre (e questo proprio non lo ricordavo) i due nomi sono quelli dati al personaggio in questione in momenti diversi della serie.
Insomma, la fiera delle coincidenze!
Ma parliamo di quelli che sono effettivamente gli elementi religiosi in “Deserto rosso”.
Il più evidente è senza dubbio l’inserimento della storia di un personaggio musulmano (Hassan), laddove la nostra protagonista, Anna, è caratterizzata da una malcelata intolleranza nei confronti degli uomini di origine mediorientale. Sebbene il suo pregiudizio abbia origini personali (suo padre è mediorientale), ha come unica discriminante solo il suo aspetto religioso, poiché l’unico elemento che differenzia i due personaggi è proprio la religione, visto che fanno parte dello stesso gruppo etnico. Comunque sia, l’inserimento di questa sottotrama serve a due scopi.
Il primo è creare conflitto tra i due personaggi, da cui sorge la diffidenza e i dubbi di Anna nei confronti di Hassan. Anna, però, lontano dalle convenzioni terrestri si rende conto che i suoi pregiudizi non hanno una base razionale e li vedrà pian piano smontati da Hassan. Nonostante questo, a livello istintivo non riesce del tutto a liberarsene, o almeno questo processo è destinato a svolgersi lentamente lungo la storia.
Il secondo scopo dell’inserimento di questa tematica è, invece, immedesimare il lettore, favorendo la sospensione dell’incredulità. Questo è possibile in quanto, visti i fatti di attualità, nel mondo occidentale esiste un’ambivalenza di sentimenti nei confronti dell’Islamismo e dei musulmani: sospetto ma anche curiosità. Questa ambivalenza è ancora maggiore in Anna. L’Islamismo rappresenta la sua identità culturale, che però le è stata negata, e Hassan è l’unico al quale può attingere in questo senso.
Da qui il suo disprezzo e nello stesso tempo l’interesse nei suoi confronti.
Il personaggio di Anna, inoltre, per sua stessa ammissione non possiede una fede, ma allo stesso tempo è incuriosita dal concetto di fede, poiché la vede come qualcosa che ipoteticamente potrebbe dare un senso alla sua esistenza incerta. Anna è una donna molto insicura nel porsi di fronte agli eventi e alle scelte, sente di aver bisogno di un punto fisso nella sua vita. La sua fragilità deriva dalla necessità di dimostrare al mondo che il fatto stesso di essere nata non è stato un errore. In questa sua condizione psicologica, amplificata dagli eventi che sta vivendo, guarda con curiosità mista a sospetto alla fede di Hassan.
Questo argomento, cioè il rapporto di Anna con l’Islamismo e la fede in generale, viene introdotto già in “Punto di non ritorno” e approfondito di “Abitanti di Marte”, ma se ne parla ancora in “Nemico invisibile” e in “Ritorno a casa”.
 
In questi ultimi due episodi emergono, però, altre due tematiche che hanno a che vedere con la religione.
Una di queste è il tema della coppia, che vediamo nella comunità di Ophir. Ogni persona di questa comunità ha un compagno, può trattarsi di un marito o una moglie, ma anche di un fratello o una sorella, nel caso dei bambini. L’importanza della coppia verrà in particolare approfondita in “Ritorno a casa” e, nel parlare di questa tematica, ammetto che ancora una volta mi sono rifatta all’antico Egitto. Qui la coppia costituita dal Faraone e la sua Grande Sposa Reale aveva un ruolo molto importante sia a livello politico che religioso. Era essenziale che a capo delle Due Terre ci fosse una coppia e non una sola persona. Queste coppie avevano una ragione di esistere più rituale che personale. In questo contesto non era raro che la Grande Sposa Reale fosse una sorella o una figlia del Faraone, senza che ciò implicasse alcuna relazione di carattere sessuale tra i due (esistevano le spose secondarie a questo scopo). Spesso il Faraone era troppo giovane e quindi era la sua Sposa a governare. O ancora la Sposa rimasta vedova nominava il nuovo Faraone. La cosa importante è che in un modo o nell’altro dovevano essere in due per ottenere il favore degli dei.
Questo argomento, cioè la necessità di essere in due, si trova anche in “Deserto rosso” e sarà una sottotrama importante di “Ritorno a casa”.
Esiste poi un ultimo argomento, ma, se anche mi limitassi a citarlo, diventerebbe un grosso spoiler per chi non ha letto ancora il terzo episodio. Di per sé non è religioso, ma più che altro spirituale. Riguarda la coscienza, la cui controparte religiosa non è altro che l’anima, ma nella storia ciò viene affrontato in maniera quasi scientifica. Tra l’altro si tratta di un tema molto diffuso nella fantascienza, sia classica che contemporanea. Non posso dire altro, ma chi ha letto “Nemico invisibile” di certo ha capito a cosa mi riferisco.
 
Di Carla (del 19/03/2013 @ 21:37:31, in Podcast, linkato 7732 volte)

Nella mia ultima partecipazione a FantaScientificast ho avuto modo di dare il mio contributo al Team UP dedicato al media franchise di Battlestar Galactica, analizzando quelli che sono gli elementi religiosi e spirituali di questa saga. In questo post voglio ritornare sull’argomento, riepilogando alcuni aspetti di questo ennesimo connubio tra spiritualità e fantascienza (vi consiglio comunque di ascoltare il podcast, perché in circa 30 minuti si affronta in maniera più esaustiva il discorso).
 
C’è da dire che senza dubbio Battlestar Galactica è uno dei migliori esempi del rapporto speciale che lega l’immateriale e la scienza. Tutta la saga di Battlestar Galactica è infatti impregnata dell’elemento spirituale, tanto che la religione ne rappresenta uno dei suoi pilastri portanti.
Senza dilungarmi in spiegazioni (vi invito a leggere su Wikipedia i dettagli) riassumo i punti principali delle religioni presenti nella saga.
Da una parte abbiamo le Dodici Colonie, che venerano gli Dei di Kobol. La loro è una religione politeista, che trae spunto principalmente dalla mitologia greco-romana, congiunta a numerosi aspetti comuni del Cristianesimo, dell’Ebraismo, ma anche della religione dell’antico Egitto (inclusa la divinità Iside, unica non greco-romana). Secondo le loro Sacre Pergamene, un tempo gli umani vivevano a Kobol in una sorta di simbiosi paradisiaca con gli dei. A un certo punto un dio geloso avrebbe deciso di porsi al di sopra degli altri, scatenando una guerra, che aveva portato alla fine della civiltà di Kobol e all’esodo delle dodici tribù (che poi alla fine si scoprono essere tredici).
Dall’altra parte ci sono invece i Cyloni, che sono monoteisti. Essi non rinnegano quanto avvenuto a Kobol, ma affermano che gli Dei di Kobol siano dei falsi dei e che esista un unico Dio, creatore dell’umanità, la quale però è risultata essere una creazione fallita. Per questo motivo il loro compito è di distruggerla e di sostituirsi a essa.
La religione monoteista dei Cyloni, come si scopre nel prequel Caprica, deriva dalla Chiesa Monade, una setta monoteista preesistente nelle Colonie. Questa era legata a un gruppo terroristico, i Soldati dell’Unico, di cui faceva parte Zoe Greystone, figlia di Daniel Greystone, inventore dei Cyloni, e a sua volta inventrice della coscienza digitale, da cui deriva quella dei Cyloni.
Questo è lo scenario in cui si muove la storia di Battlestar Galactica, al cui interno si possono raggruppare cinque macrotematiche di carattere religioso e/o spirituale.
 
La prima di queste è l’uso dei temi religiosi per coadiuvare la sospensione dell’incredulità. Infatti i molti richiami a temi religiosi umani universalmente noti e riconoscibili, del presente o del passato, forniscono allo spettatore dei riferimenti reali, quotidiani, che ne facilitano l’immedesimazione nella storia. Tutta Battlestar Galactica in realtà si basa sul principio di inserire elementi della quotidianità accanto ad altri più tipicamente fantastici, e questa pratica è senza dubbio uno dei motivi per cui questa serie sia stata in grado di colpire in maniera così profonda l’immaginario collettivo. È normale che ciò venga quindi applicato anche al tema religioso, che ne rappresenta un argomento portante.
 
E qui ci ricolleghiamo alla seconda macrotematica: la religione intesa come motore delle azioni all’interno della storia. Ciò riguarda entrambe le fazioni in gioco. Come detto, i Cyloni considerano l’umanità un errore di Dio, quindi le loro azioni, atte a sostituirsi a essa, possono essere interpretate come una sorta di crociata. La religione è senza dubbio alla base di queste loro azioni. Non ne sono esenti però neppure gli umani, che arrivano a seguire i dettami religiosi, le Sacre Pergamene, per trovare la Terra. Di certo al loro interno vi è molta più eterogeneità di vedute in questo senso, rispetto a quanto avviene nei Cyloni, almeno all’inizio (successivamente anche in quest’ultimi si creeranno delle fazioni). Molti umani non sono affatto religiosi e questo accettare di seguire quanto riportato nelle scritture è più che altro una scelta di comodo, dettata dal desiderio di trovare una nuova casa. Vogliono credere che alla loro base ci sia qualcosa di vero, perché vogliono trovare la Terra. Comunque sia, credenti o no, anche gli umani finiscono per farsi coinvolgere dall’elemento religioso.
 
La terza macrotematica è un argomento molto caro alla fantascienza, soprattutto a quella più contemporanea: la metafora dell’immortalità dell’anima, che nel caso di Battlestar Galactica viene ottenuta tramite il download Capricadei ricordi dei Cyloni in nuovi corpi, dopo la loro morte. Un tale meccanismo fornisce ai Cyloni una vera e propria immortalità della loro coscienza, o meglio di una sua copia, che continua a vivere anche dopo la morte del corpo. L’assimilazione del download a una sorta di immortalità avviene in maniera del tutto esplicita in Caprica, dove i Soldati dell’Unico vengono convinti a sacrificarsi, illudendoli che la loro anima continuerà a vivere in paradiso, quando in realtà si tratterà di un loro clone virtuale, che verrà trasferito nella realtà virtuale. Il clone virtuale però non è l’individuo originale, ma solo una copia della sua coscienza. Quella originale muore con il suo corpo.
 
Una quarta macrotematica riguarda l’utilizzo di archetipi religiosi ebraico-cristiani (ma non solo) all’interno della religione delle Dodici Colonie. Abbiamo il Giardino dell’Eden, rappresentato da Kobol, dove uomini e dei vivono in armonia. Abbiamo il tema dell’Esodo o, più propriamente, quello dell’Arca di Noè. La guerra che avviene a Kobol, distruggendo la civiltà, è come un Diluvio Universale che elimina il male e dal quale si salvano solo coloro che si imbarcano in queste astronavi (arche) per andare a fondare una nuova civiltà.
In questo modo si inserisce il popolare tema fantascientifico di rimandare all’indietro all’infinito l’origine dell’umanità (l’umanità che deriva da un’altra umanità aliena). In questo caso specifico, se il discorso a ritroso si ferma a Kobol, si presume un’origine divina dell’Uomo, a immagine e somiglianza degli dei, concetto presente nel Cristianesimo, ma anche nella religione egizia, dove i primi faraoni erano gli dei e l’origine dell’uomo si confonde nella mitologia.
 
Infine l’ultima macrotematica riguarda tutta una serie di elementi prettamente spirituali all’interno della saga, che risultano del tutto privi del tentativo di una spiegazione scientifica, e talvolta anche logica. Tra questi si annoverano le visioni profetiche condivise tra il Presidente Roslin, Sharon Agathon e Caprica Sei. Sebbene le visioni della Roslin vengono inizialmente spiegate dall’uso di una droga, non vi è alcuna giustificazione scientifica del fatto che le condivida con due Cyloni e soprattutto che queste poi si avverino.
L’altro elemento prettamente spirituale sono gli angeli. Abbiamo gli angeli di Numero Sei e Baltar, che sono visibili solo al vero Baltar e a Caprica Sei, ma non sono frutto della loro immaginazione né qualche loro clone virtuale. Essi infatti interagiscono fisicamente all’interno delle scene e forniscono loro informazioni, che in alcun altro modo potrebbero avere. Sono quindi delle vere entità paranormali. Il tutto si estremizza ancora di più con l’angelo di Kara Thrace, che torna dopo la sua morte in forma umana e che avrà un ruolo determinante, grazie alle sue inspiegabili conoscenze, nel portarli nella nuova Terra, dove, guarda caso, ci sono già degli esseri umani primitivi. Al termine del suo compito l’angelo sparisce.
Con gli angeli Battlestar Galactica sconfina senza possibilità di appello nel fantasy, in quanto la loro presenza e il loro ruolo devono essere accettati per fede. Quest’ultimo aspetto in un certo senso ha fatto un po’ storcere il naso ai fan, non tanto per il suo essere spirituale, ma per l’assenza di un tentativo di dare a essi la minima spiegazione logica, come se gli autori non fossero stati in grado di trovarne una. D’altra parte bisogna ammettere che la loro presenza contribuisce a creare l’alone di mistero e poesia che caratterizza il finale della serie, un finale che in ogni caso sarebbe stato difficile da accettare, poiché nessuno avrebbe mai voluto mettere la parola fine a Battlestar Galactica.
 
Di Carla (del 17/03/2013 @ 20:08:33, in Podcast, linkato 2370 volte)
Ebbene sì, ci sto prendendo gusto. Non paga delle mie incursioni su FantaScientificast, ho il piacere di segnalarvi la mia partecipazione alla puntata 10 del podcast Narrativa Digitale, incentrato sul mondo degli ebook, che per l'occasione è dedicato alla fantascienza.

In questa lunga chiacchierata con Rosario Maria Olivieri abbiamo parlato dell'importante ruolo degli autori indie nel panorama fantascientifico italiano, ridotto a genere di nicchia dall'editoria tradizionale. Laddove gli editori danno poco spazio alla fantascienza, si può configurare un'opportunità per noi autori indie e per gli appassionati del genere?
Abbiamo provato ad analizzare questo argomento all'interno del podcast. E proprio in questo contesto ho avuto modo di suggerire alcune letture indie italiane e internazionali.
Abbiamo discusso, inoltre, sul fatto che il mercato indie tende a essere locale, cioè ristretto all'ambito linguistico in cui i singoli libri sono scritti. Ma esistono comunque delle eccezioni.
Si è parlato anche di autopromozione e infine abbiamo dedicato dello spazio a "Deserto rosso", con qualche anticipazione sui miei progetti futuri. A questo proposito vi consiglio di ascoltare il podcast fino alla fine.

Volete saperne di più?
Allora ascoltate la puntata 10 di Narrativa Digitale, facendo clic sull'immagine o su questo link. E non dimenticatevi di condividerla con i vostri amici. Se avete dei commenti da fare o dei suggerimenti per un ulteriore approfondimento dell'argomento, lasciateli nel post sul blog di Narrativa Digitale.

Grazie mille a Rosario per avermi dato l'opportunità di partecipare al suo podcast!
 
Di Carla (del 03/03/2013 @ 17:31:33, in Podcast, linkato 2565 volte)


In questi giorni Fantascientificast compie un anno. Per festeggiare, tutta la redazione si è riunita organizzando una puntata speciale dedicata al media franchise di "Battlestar Galactica". Una vera puntatona di più di un'ora e mezza, in cui abbiamo analizzato in dettaglio tutta la saga, dalla serie originale a quella reinventata con relativi prequel.
E ovviamente ci sono anch'io in un intervento di circa 30 minuti (che chiacchierona che sono!) a trattare dell'aspetto religioso e spirituale della serie, che poi è uno dei suoi elementi peculiari. Riassumerò quelle che sono le credenze religiose dei personaggi di "Battlestar Galactica" per poi analizzare come l'elemento religioso e talvolta solo spirituale viene utilizzato in ambito fantascientifico.
Il mio intervento lo trovate intorno al minuto 49 (mi scuso per qualche problemino audio dovuto a Skype), ma, se amate questa serie, vi consiglio vivamente di ascoltare tutta la puntata.
Al termine del mio intervento facciamo una piccola digressione, scoprendo un curioso legame tra "Battlestar Galactica" e il mio "Deserto rosso".
Vi siete mai chiesti perché le due missioni della NASA sono chiamate rispettivamente Hera e Isis? Ascoltando la puntata, lo scoprirete. Inoltre ho avuto l'opportunità di descrivere l'uso dell'elemento religioso nella mia serie, il quale costituisce un'importante sottotrama della storia. E anche qui l'amico Omar Serafini mi ha fatto notare un'ulteriore somiglianza con Cyloni e compagnia.
Nel prossimo futuro dedicherò qui nel blog dei post di approfondimento sia sul ruolo della spiritualità all'interno di "Battlestar Galactica" che sull'aspetto religioso nella mia serie ambientata nel pianeta rosso.

Nel frattempo andate ad ascoltare questa bellissima puntata di Fantascientificast!
Potete accedervi facendo clic sull'immagine o su questo link. E ricordate, se volete, di lasciare il vostro commento sul blog del podcast e di condividere la puntata con i vostri amici.

FantaScientificast è disponibile anche su iTunes.

Buon ascolto!

 
Di Carla (del 02/02/2013 @ 02:08:03, in Podcast, linkato 6951 volte)
Nel leggere libri di fantascienza o guardare film e serie TV di questo genere mi è capitato spesso di notare come tra i temi preferiti ci sia quello di dare una risposta ad alcune delle grandi domande che l’Uomo si pone, quali: “Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?”
Lo si fa chiaramente attingendo a piene mani dal fantastico e legando a esso elementi scientifici, in maniera tale da non permettere al lettore (o spettatore) di comprendere il sottile confine che li delimita. Ma c’è un altro campo a cui la fantascienza spesso e volentieri trae spunto. Sto parlando di spiritualità e in particolare di religione.
D’altronde le domande sopraccitate sono le stesse che fungono da fondamento al concetto stesso di religione, sebbene in tal caso le risposte vengono cercate in qualcosa di tutt’altro che tangibile. Il bisogno di dare una risposta a queste domande è infatti alla base della nascita di tutte le religioni del mondo. Non ci deve quindi stupire se all’interno di molte storie di fantascienza facciano capolino alcuni tra i più noti archetipi religiosi, rielaborati in un contesto diverso.
Qualche tempo fa ho affrontato questo tema a grandi linee nell’ambito della mia rubrica “Life On Mars?” su FantaScientificast.it e tornerò a parlarne nella mia prossima incursione nel programma, che avrà luogo a metà febbraio.
Nel frattempo vorrei approfondire questo argomento anche qui nel mio blog, per mostrarvi alcuni dei modi in cui la spiritualità e la religione appaiono in forme diverse in ambito fantascientifico, talvolta senza che ce ne rendiamo conto.
L’argomento è complesso e non è affatto semplice affrontarlo in maniera schematica. Proverò quindi a muovermi con una certa libertà da una tematica all’altra, facendovi alcuni esempi tratti dalla fantascienza.
In questo post vorrei trattare in particolare del trinomio scienza-religione-magia. Queste tre discipline che al giorno d’oggi sono chiaramente distinte e distinguibili nell’ambito della civiltà contemporanea occidentale, non lo erano altrettanto se si va indietro nel passato. Esse sono spesso tre diverse interpretazioni di certi fenomeni in base agli occhi dell’osservatore. Nelle civiltà antiche, come quella egizia, la scienza, la religione e la magia erano di fatto la stessa cosa. Non avendo le conoscenze scientifiche di adesso, gli antichi egizi tendevano a fondere i tre ambiti come diverse espressioni del volere dei loro dei, che non erano considerati come delle entità irraggiungibili da adorare, ma erano parte integrante della loro vita. Ed erano proprio certi eventi, che ai loro occhi apparivano magici o prodigiosi, che diventavano di fatto la prova della presenza divina. Gli stessi eventi con le conoscenze attuali sarebbero, invece, potuti essere più semplicemente spiegati in maniera scientifica, spogliandoli di tutto il loro aspetto mistico.
Questo sottile confine che separa la scienza, la religione e la magia è spesso argomento di molte storie di fantascienza. L’esempio forse più eclatante è Star Wars, dove la Forza viene all’inizio presentata, nella vecchia trilogia, come una sorta di religione che si manifestava con poteri apparentemente soprannaturali e che veniva spesso tacciata col termine “superstizione”. Nella nuova trilogia questo aspetto è venuto meno dal momento in cui si è voluta dare una spiegazione scientifica al fenomeno (tramite i midichlorians), portando sempre più l’equazione scienza/religione/magia verso il lato scientifico, a discapito di quello prodigioso o magico.
L’esempio che facevo prima dell’antico Egitto trova forse la sua massima espressione in un’altra saga fantascientifica, quella di Stargate. In essa si sfrutta in pieno il concetto per cui l’ignoranza dell’Uomo lo porta a dare spiegazioni spirituali a eventi di natura scientifica. Nella fattispecie si trattava di alieni che si fingevano divinità e come tali venivano adorati, permettendo loro di soggiogare la popolazione umana di migliaia di anni fa. Gli stessi alieni messi a contatto con l’Uomo moderno vengono smascherati dalla loro aura magica e appaiono per quello che sono: esseri provenienti da pianeti lontani con tecnologie enormemente superiori alle nostre, ma che altro non sono che frutto della scienza, che come tale può essere compresa, controllata e combattuta.
Non è un caso che i due esempi che ho fatto rientrino nel sottogenere della space opera. Quest’ultima infatti, oltre a raccontare storie di viaggi spaziali e di tecnologie estremamente avanzate, che spesso prendono spunto da conoscenze scientifiche reali, di norma affronta argomenti di natura politica, sociologica e anche religiosa o più in generale spirituale, nel tentativo di trasferire temi della realtà odierna in altri universi immaginari. Un’operazione, questa, che ha sempre molta presa sul pubblico.
C’è un saga in cui questo meccanismo viene sfruttato al meglio tanto da diventare il suo tema portante, facendo addirittura venire meno il semplice dualismo tra bene e male e trasformando quest’ultimo in qualcosa di soggettivo. Sto parlando di Battlestar Galactica (la serie reinventata proposta a partire dal 2004). Questa sarà, però, oggetto proprio della mia prossima apparizione su FantaScientificast e coglierò l’occasione di parlarvene più diffusamente in un prossimo post, in cui tratterò dell’uso della religione e della spiritualità nella fantascienza come strumento che aumenta la credibilità della storia.
 
Di Carla (del 08/10/2012 @ 00:07:07, in Podcast, linkato 2568 volte)


Come avevo preannunciato qualche tempo fa, eccomi di ritorno sul podcast FantaScientificast, questa volta come parte integrante dell'equipaggio e con una rubrica tutta mia intitolata "Life On Mars?". In questa puntata (numero 15) faccio il mio debutto, presentando i temi principali della rubrica che si occupa del rapporto tra fantascienza e spiritualità.

Potete ascoltarmi intorno al minuto 20, ma già compaio nella simpatica introduzione della puntata, in cui accolgo Paolo Bianchi e Omar Serafini nella Stazione Alfa, appunto su Marte.

Siete curiosi?
Cliccate qui o sull'immagine per ascoltare la puntata.
E ricordate, se volete, di lasciare il vostro commento sul blog del podcast e di condividere la puntata con i vostri amici.


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Buon ascolto!

 

 
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