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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 30/12/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 685 volte)
Non fa un po’ di effetto anche a voi vedere questo anno che sta per iniziare formato da due numeri uguali? Negli anni ’10 abbiamo raggiunto il futuro immaginato di film di fantascienza come “Ritorno Al Futuro” e “Blade Runner”, ma fra pochi giorni inizieranno gli anni ’20 del 2000 e non posso fare altro che pensare che non ci sono più scuse: il futuro è adesso. Questo significa che devo rimboccarmi le maniche e far accadere le cose che mi stanno a cuore. Ciò vale soprattutto per la mia attività editoriale.

Il 2019 è stato il primo anno dal 2012 in cui non ho pubblicato alcun libro, ma allo stesso tempo è stato uno dei miei anni più produttivi. Ho scritto, infatti, oltre 220 mila parole suddivise in due progetti, che vedranno la luce proprio nel 2020, e ne ho continuato un terzo che si svilupperà subito dopo e per tutto il 2021. A tutto ciò si aggiungono nuove idee e prospettive, che sono ancora in fase di progettazione.

Ma, come sempre, vediamo prima di tutto quali propositi per il 2019 sono riuscita a mantenere. Anche questa volta sono tre su quattro, ma quello mancante non l’ho totalmente messo da parte, come era successo nell’anno precedente.
Eccoli:
- ho completato la prima stesura di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”. Anzi, sono già a buon punto con la revisione. Anche se ho appena scoperto di dover aggiungere una nuova breve sezione (poiché appena dieci giorni fa hanno reso disponibile in Italia il servizio di inserzioni di Amazon Advertising e non posso fare a meno di includere delle informazioni in merito a esso nel libro), il libro sarà pubblicato nella prima metà del nuovo anno (probabilmente ad aprile);
- ho iniziato la prima stesura di “Nave stellare Aurora” e sono ben oltre la metà, poiché sono arrivata alla terza parte delle quattro previste. L’ho iniziata proprio questo mese con la scrittura del capitolo 10 del libro e continuerò subito dopo le feste, e sono abbastanza in linea con la tabella di marcia;
- ho letto tanti bei libri, alcuni in maniera inaspettata. Quest’anno ho ripreso una vecchia pratica, vale a dire quella di leggere più libri in contemporanea. Ci sono periodi in cui sono stati addirittura sei! Ciò mi ha permesso di portare avanti delle letture che altrimenti avrei abbandonato, poiché non subito coinvolta dall’inizio della storia. E così facendo ho scoperto delle storie bellissime. Inoltre, ho ripreso a leggere con costanza anche libri di non-fiction, il cui contenuto mi sta già tornando utile. Infine, la lettura parallela di più libri mi ha permesso di tenere allenato l’italiano e l’inglese allo stesso tempo, senza che una lingua avesse eccessivo effetto sulla padronanza dell’altra. Rimane sempre difficile fare in modo che la mia scrittura in italiano non venga influenzata negativamente dal mio uso costante dell’inglese e, viceversa, che la traduzione in inglese dei miei libri riesca a procedere senza subire le intromissioni della mia lingua madre. Comunque, credo che quest’anno ci sia stato un ulteriore miglioramento nella mia capacità di usare in maniera proficua queste inevitabili incursioni di una lingua nell’altra, sia per arricchire la mia scrittura che per giungere a un uso più naturale dell’inglese durante il processo di traduzione, e allo stesso tempo mi sta diventando più immediato passare dall’una all’altra, pur mantenendole il più possibile separate nella mia mente.

E poi c’è il proposito che non sono riuscita a portare fino in fondo, vale a dire completare la traduzione in inglese di “Sindrome”. Devo dire che per lunghi periodi, soprattutto in primavera, sono stata constante, nonostante il tradurre in inglese sia un’operazione ben più lenta rispetto alla scrittura e ovviamente alla traduzione in italiano. Poi, però, gli altri due progetti che stavo seguendo, la prima stesura di “Nave stellare Aurora” e quella di “Self-publishing lab”, cui si è aggiunta la revisione di quest’ultimo, si sono portati via tutto il mio tempo, costringendomi a interrompere il lavoro su “Syndrome” ad appena un po’ meno di 18 mila parole, contro le 84 mila preventivate.
Sono decisamente indietro e, almeno fino ad aprile, continuerò ad avere poco tempo, ma poi le cose cambieranno.

Che cos’altro ho combinato del 2019?
Tanto per iniziare ho tenuto di nuovo il mio “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” all’Università degli Studi dell’Insubria, a Varese, cui si è aggiunta una conferenza sullo sbarco sulla Luna (tenuta insieme a Fabio Pagan, Piero Benvenuti e l’astronauta Franco Malerba). Di questo ho parlato diffusamente in un articolo recente qui sul blog, che trovate a questo link. È possibile invece vedere i due video della conferenza “Il giorno della Luna”, facendo clic qui.

Inoltre, ho frequentato quattro MOOCs (corsi online aperti su larga scala), l’ultimo dei quali l’ho finito proprio pochi giorni fa, superando il test finale col massimo dei voti (come sono secchiona!). Probabilmente il più interessante di questi quattro è stato “In the Night Sky: Orion”, che partendo dalla costellazione di Orione, porta gli studenti in un viaggio spaziale tra stelle, buchi neri e galassie. Ma vi voglio suggerire anche “Mindshift: Break Through Obstacles to Learning and Discover Your Hidden Potential” (quello che ho appena finito), che mi ha insegnato un sacco di cose interessanti, tra cui il motivo scientifico (neppure sapevo che esistesse) per cui statisticamente gli uomini sono più attratti dalle materie scientifiche rispetto alle donne, nonostante non ci sia alcuna differenza nella predisposizione rispetto a esse dovuta al sesso. Il motivo è legato alla minore tendenza all’attività verbale degli uomini, causata da differenze ormonali. E, in fondo, la cosa non mi ha stupito affatto, visto che è noto a chiunque che noi donne parliamo molto di più! Ora però so che esiste una spiegazione scientifica che ha implicazioni anche su altri ambiti.
È chiaro che su questo argomento (ma anche su altri trattati nel corso) mi sento un po’ un’anomalia statistica, anche se poi, ripensandoci, io amo la scienza, ho sempre trovato estremamente stimolante lavorare in ambito scientifico e studiare e comprendere la scienza dietro tutto ciò che mi circonda, ma mi rendo conto che il parlare o lo scrivere di scienza (anche quella della finzione) mi è del tutto naturale (guarda caso, cosa mi sono ritrovata a fare?). E, quando una cosa ti risulta semplice da fare, tende inesorabilmente ad attrarti.
Se vi ho incuriosito, date un’occhiata ai video del corso (in inglese con trascrizione e sottotitoli). È gratis.

Tornando a parlare del mio 2019, cos’altro ho fatto?
Ho viaggiato un po’. Oltre a essermi concessa due brevi incursioni a Milano con tanto di concerto (Tears For Fears e Def Leppard), ho fatto due vacanze vere e proprie, di cui una crociera. Ho partecipato a un’interessantissima conferenza organizzata dall’ASI qui a Cagliari (Sardegna: una porta per lo spazio) e ho avuto l’opportunità di fare una visita guidata al Sardinia Radio Telescope. E soprattutto mi sono imposta delle pause totali di 2-3 giorni subito dopo ogni 4-5 di lavoro continuativo (ognuno dei quali comprende sempre oltre 12 ore di lavoro).

Inoltre, ho continuato a portare avanti la pubblicità su Facebook dei miei libri, estendendola anche ai thriller (avevo iniziato col ciclo dell’Aurora). Ho ottenuto dei buoni risultati per gran parte dell’anno e adesso, dopo una pausa nel periodo natalizio, dal primo gennaio attiverò una nuova campagna e vedremo come andrà.

Infine, come ho già detto sopra, ho dedicato (e intendo continuare a farlo) sempre una parte del mio tempo a leggere e imparare cose nuove relative a varie attività di marketing da applicare alla promozione dei miei libri. E utilizzerò quanto imparato a breve in attesa dell’uscita di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”. Sto infatti preparando un blog dedicato a essa su Medium, che lancerò a breve, separato da questo, in cui parlo più in generale di me e del mio lavoro. Probabilmente sarà un progetto a breve termine, che però mi permetterà di testare alcune strategie promozionali, in vista della pubblicazione in inglese della trilogia del detective Eric Shaw.

E adesso veniamo ai propositi per il 2020:
1) finire la revisione e pubblicare “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” e vedere un po’ come va, anche grazie all’uso del blog sopraccitato. Si tratta della mia prima esperienza di non-fiction e non so esattamente cosa aspettarmi a livello di risposta del mio target di lettori, che poi sono i miei colleghi autoeditori, ma anche chiunque sia interessato a questo modello editoriale. È difficile fare previsioni, perché non esistono molti prodotti di questo tipo sul mercato italiano (non tanti come quelli sul mercato inglese). Dai risultati che avrò dipenderà il fatto che si tratti o meno di un’esperienza isolata;
2) finire di scrivere, fare la revisione e pubblicare “Nave stellare Aurora” il prossimo 30 novembre. Questo sarà il progetto più impegnativo, poiché ho appena superato la metà (che consta di oltre 105 mila parole). Avevo ipotizzato che ne venisse fuori un romanzo di 160 mila parole, ma temo che sarà più lungo;
3) finire di tradurre “Sindrome” in inglese, stavolta per davvero. Il ritardo in questo progetto sposta necessariamente in avanti la mia intenzione di iniziare la pubblicazione in inglese della trilogia entro la fine del 2020, ma solo di qualche mese;
4) come sempre, leggere sempre tanti bei libri e soprattutto continuare a far sì che una parte di essi mi permetta di migliorare le mie conoscenze e competenze relative al mio lavoro.

Per il 2020 ci sono poi alcune speranze.

Spero di ripetere la mia esperienza autunnale all’Università degli Studi dell’Insubria. Vorrei anche partecipare ad altri eventi che mi permettano di promuovere i miei libri e a questo proposito ci potrebbero essere già delle possibilità.

Vorrei inoltre programmare la pubblicazione dell’edizione inglese della trilogia del detective Eric Shaw. Legata a ciò c’è l’idea di scrivere un breve prequel in italiano, che poi andrebbe tradotto, da utilizzare come strumento promozionale in entrambi i mercati. Di questo prequel esiste già un’outline pronta e un titolo: “La prova”.

Infine, voglio sfruttare ciò che resta di questo ottavo anno della mia attività di autoeditrice e inizio del nono (a partire da giugno), in cui chiuderò finalmente il ciclo dell’Aurora, per decidere quale direzione intraprendere in relazione a quelli che saranno i progetti futuri, trovando il giusto equilibrio tra i due generi in cui scrivo, fantascienza e thriller, cui adesso si sta aggiungendo la non-fiction, e la mia volontà di rendere un numero maggiore dei miei libri disponibile in inglese, in modo da aumentare le mie possibilità di guadagno.

Anche se nella mia testa c’è tanto altro, per ora questo è tutto.
Colgo come sempre l’occasione dell’arrivo di un nuovo anno per esprimere tutto il mio ringraziamento alle persone che mi supportano, che siano amici, familiari, collaboratori o lettori.
Grazie di cuore a tutti voi.

E adesso è il vostro turno di raccontarmi i propositi per il prossimo anno.
Intanto vi auguro una buona fine del 2019 e soprattutto un ancora migliore 2020!
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Di Carla (del 23/12/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 508 volte)

 Ironia, dramma e chiacchiere verso l’oblio
 
È la seconda volta che mi imbatto nella meravigliosa penna di Mahfuz. La prima volta fu con una raccolta di romanzi storici ambientati nell’antico Egitto. Stavolta, tramite questa breve opera, l’autore racconta un Egitto a lui quasi contemporaneo. “Vicolo del mortaio” è infatti stato scritto nel 1947 e narra le vicende degli abitanti di un vicolo del Cairo verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. La sua però non è una rappresentazione realistica della vita di un vicolo della sua città, bensì uno splendido tentativo di raccontare le mille sfaccettature dell’umanità attraverso i suoi abitanti.
Nel vicolo del mortaio, infatti, vivono, le une accanto alle altre, persone delle classi più basse e delle classi medie, e per qualche motivo altre che appartengono a classi più elevate finiscono per incapparvi. Ogni personaggio rappresenta una tipologia di individuo: il virtuoso, l’orgoglioso, il corrotto, l’avida e così via. Non si tratta di uno spaccato di vita reale nel senso classico del termine. L’autore non vuole creare personaggi realistici, ma li utilizza per mostrare la realtà della natura umana, nei suoi pregi e nelle sue miserie, facendo di ognuno di essi un esempio portato fino all’eccesso.
Il tutto avviene attraverso una serie di episodi che oscillano tra ironia e dramma, in cui i personaggi vanno a uno a uno incontro al proprio destino, mentre il vicolo continua a essere sempre lo stesso. Il clamore per ogni evento, perfino il più tragico, si perde in poco tempo tra le chiacchiere cerimoniose dei suoi abitanti fino a cadere per sempre nell’oblio.
 
Il vicolo del mortaio (Kindle, cartaceo) su Amazon.it.
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Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
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http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 16/12/2019 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 863 volte)
Anche in questo 2019, in cui si celebra il cinquantenario del primo sbarco sulla Luna, sono tornata a Varese per tenere, per la terza volta, il mio “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” per gli studenti di Scienze della Comunicazione e Scienze e Tecniche della Comunicazione dell’Università degli Studi dell’Insubria. E in concomitanza con questo corso ho tenuto una conferenza, insieme ad altri tre relatori, proprio dedicata al giorno dello sbarco di Armstrong e Aldrin sul Mare della Tranquillità, avvenuto il 20 luglio del 1969.
 
 
 
Rispetto agli anni precedenti sono riuscita prima di tutto ad andare a Varese in ottobre, per la prima volta non a ridosso della fine del semestre, cosa che ha avuto un buon impatto anche sugli studenti, che hanno potuto affrontare il corso in maniera molto più rilassata. Inoltre, sono riuscita a combinare il tutto (corso e conferenza) nell’ambito di una sola settimana.
Questa full immersion è stata, per quanto mi riguarda, molto soddisfacente. Ho avuto meno tempo per fare la turista (a dire il vero, non ne ho avuto affatto), ma in compenso ho potuto creare una routine produttiva, senza interruzioni, di cinque giorni di fila. Inoltre ho visto lo stesso effetto positivo sugli studenti, che alla fine del corso hanno presentato, come sempre, dei progetti interessantissimi e che hanno mostrato di aver apprezzato l’argomento delle lezioni e il modo in cui è stato trattato.
Anzi, dovrei dire studentesse, poiché per la prima volta in assoluto erano tutte donne!
La cosa un po’ mi ha stupito. Negli anni scorsi gli uomini erano stati almeno un terzo, sebbene la presenza femminile fosse sempre preponderante (come lo è all’interno dei due corsi, triennale e magistrale), ma stavolta non ce n’era neanche uno.
 
Come dicevo prima, in cinque giorni ho tenuto le quattro lezioni e la conferenza. Quest’ultima, intitolata “Il giorno della Luna”, ha avuto luogo mercoledì 16 ottobre, proprio a metà di quella settimana. Insieme a me c’erano il giornalista Fabio Pagan, Piero Benvenuti (ex-commissario dell’ASI ed ex-segretario generale dell’AIU) e, in collegamento da Parigi, l’astronauta Franco Malerba (il primo astronauta italiano nello spazio!).
L’evento, organizzato da Paolo Musso nell’ambito del ciclo di incontri Scienza e Fantascienza 2019, è stato accolto da un pubblico di studenti davvero numeroso (oltre 300), raccolti in parte in una delle aule più grandi del padiglione Monte Generoso del Campus Bizzozero di Varese e in parte in collegamento dalla sede di Como. Come al solito, è stato registrato e potete vederlo a questo link.
 
 
In circa tre ore e mezza, abbiamo avuto modo di ripercorrere l’impresa dell’Apollo 11, grazie alle parole e alle immagini offerte dal grandissimo Fabio Pagan, che è riuscito a portarci indietro di 50 anni e a farci vivere le emozioni di allora.
Be’, nel mio caso non proprio, visto che non ero ancora nata! Però mi ha ricordato in maniera vivida ciò che provai nell’estate del 1989, per il ventennale, quando da adolescente (avevo 14 anni) seguii lo speciale televisivo su Rai Uno con i video originali dello sbarco. Ricordo che all’epoca (è il caso di dirlo) mi ero sentita trasportata sulla Luna insieme ad Armstrong, Aldrin e Collins. La mia immaginazione, che era già stata resa terreno fertile dalla visione di vari film di fantascienza, ne venne stimolata, tanto che credo che da quel momento in poi cambiai il mio modo di guardare al nostro satellite naturale. Forse proprio da lì ha iniziato a emergere la mia passione per lo spazio, da un punto di vista anche scientifico, che poi mi avrebbe avvicinato a Marte e in ultima analisi a immaginare delle storie ambientate nel futuro.
La Luna, nella mia mente, è il simbolo dello spazio che tutti noi possiamo vedere e che allo stesso tempo è irraggiungibile per l’uomo comune. Non a caso, quando desideriamo qualcosa di impossibile, si dice che vogliamo la Luna. Eppure l’Uomo è andato sulla Luna, ben 12 uomini ci hanno camminato. Essa è quindi l’irraggiungibile che diventa raggiungibile, l’impossibile che diventa possibile.
 
 
L’altra parte consistente della conferenza è stato l’interessantissimo intervento di Franco Malerba che ci ha parlato di ciò che ci aspetta nel futuro dell’esplorazione spaziale, mentre io e Piero Benvenuti siamo stati chiamati a dire la nostra su entrambi gli argomenti.
Nelle foto, dall’alto, potete vedere: io e Piero Benvenuti, Fabio Pagan, ancora io mentre faccio il mio intervento e Franco Malerba in collegamento da Parigi. Tutte le foto dell’evento sono invece disponibili a questo link (grazie a Luigi Labate per il supporto fotografico!).
 
 
Per quanto mi riguarda, ho voluto unire l’argomento scientifico con quello fantascientifico, soffermandomi a parlare di tre romanzi relativamente recenti di fantascienza che hanno proprio la Luna come una delle ambientazioni principali.
Ho iniziato con “Limit” di Frank Schätzing, pubblicato ormai dieci anni fa, che mostra un avanzamento tecnologico un po’ troppo ottimistico, essendo ambientato nel prossimo decennio, che però riesce a far sognare il lettore, portandolo letteralmente sul suolo lunare, in luoghi ostili, letali e per questo misteriosi e affascinanti (potete leggere la mia recensione di “Limit” qui).
 
Se ci pensate un attimo, a differenza di quanto avviene con Marte, che ci ricorda visivamente la Terra (sembra di guardare le foto di un deserto terrestre), di fronte alle immagini della Luna non c’è alcun dubbio nella nostra mente che ci troviamo di fronte a un contesto alieno, nel senso di non terrestre. Pensateci: il suo terreno bianco/grigio, il cielo sempre nero, il cui contrasto col bianco accecante impedisce di vedere le stelle, la Terra che sembra vicina ma è lontanissima (quasi 400 mila chilometri!), le ombre nette, i dì che durano 14 giorni e così pure le notti, le imponenti escursioni termiche, i crateri ai suoi poli con i bordi così alti che sono quasi sempre illuminati dal Sole, mentre il loro fondo non è raggiunto dalla luce da 4 miliardi di anni.
 
Il secondo libro che ho citato è, ovviamente, “Artemis” di Andy Weir (qui potete leggere la mia recensione), uscito nel 2017, che si è trovato più o meno casualmente (non lo sapremo mai) a condividere il nome col nuovo programma lunare della NASA.
Anche questo romanzo è essenzialmente un thriller, ma in un contesto fantascientifico molto accurato, quello di una città sulla Luna: un’enorme struttura abitativa pressurizzata in cui vive un sacco di gente, non tutta con le migliori intenzioni. Benché le peripezie della protagonista siano tutto sommato molto terrestri (a livello di motivazioni), sono però narrate in un ambiente molto più rigido e pericoloso della Terra, dove l’errore di una persona può davvero uccidere tutti.
 
Infine mi sono soffermata a parlare di “Luna rossa” di Kim Stanley Robinson (qui trovate la mia recensione), uscito quest’anno, che racconta una Luna divisa tra cinesi e americani, concentrandosi però su un punto di vista cinese. L’aspetto socio-politico qui è più importante, ma c’è anche qualche paesaggio mozzafiato, come la vista della Terra che sorge nelle zone di librazione (quelle aree della Luna che sono rivolte verso il nostro pianeta solo per brevi periodi durante il mese lunare). Be’, immaginate di trovarvi lì e vedere la Terra spuntare dall’orizzonte, molto lentamente.
Pare incredibile, ma un giorno qualcuno potrà ammirare quella vista!
Una cosa interessante del libro di Robinson è che racconta un futuro in cui gli uomini hanno creato delle basi presso i bordi sempre illuminati dei crateri ai poli della Luna (Vette della Luce Eterna), proprio come prevede di fare la NASA. Solo che per l’autore sarà la Cina ad accaparrarsi il polo sud, più adatto allo scopo, che invece è l’obiettivo reale degli americani.
Chissà come andrà a finire nella realtà!
 
Se ricordate, io stessa in “Deserto rosso” ho immaginato un avamposto della NASA nel cratere Shackleton (polo sud), chiamandolo Base Lunare Armstrong. Inoltre, pur non avendo mai scritto (almeno finora) un libro interamente ambientato sulla Luna, mi sono lasciata prendere dalla vecchia fascinazione per il nostro satellite e ho inserito delle avventure lunari in altri due libri. Uno è “Ophir. Codice vivente”. L’altro è “Nave stellare Aurora”, che sto attualmente scrivendo, e la cui seconda parte, che avevo terminato di scrivere pochi giorni prima di partire per Varese, si svolge proprio sulla Luna.
Devo dire che in un certo senso mi sentivo ancora lì.
 
Ed è questo l’effetto che credo faccia alle persone comuni il parlare di viaggi spaziali. Un po’ ci sentiamo parte di essi. Siamo affascinati dal mistero, dalla capacità di raggiungere qualcosa di tanto lontano grazie alla scienza. Anche se ciò che si vuole raggiungere è lontano nello spazio, ma anche nel tempo (per via delle tempistiche di viaggio), osservare ciò che la ricerca spaziale ha fatto finora ci fa credere che qualsiasi ostacolo che esiste tra noi, come umanità, e quell’obiettivo spaziale prima o poi potrà essere superato.
A questo proposito ho esortato gli studenti di Scienze della Comunicazione presenti (la maggior parte del primo anno) a comprendere l’importanza di saper comunicare efficacemente le scienze spaziali. Quelli di loro che lavoreranno in questo campo della comunicazione avranno un ruolo fondamentale nell’ispirare la gente e nel far sì che si sviluppi e si diffonda un desiderio comune, che coinvolga le persone a tutti i livelli, di portare avanti questo tipo di ricerca, anche se una parte dei suoi frutti potranno essere goduti solo dalle generazioni future.
Penso che tutto ciò che riguarda le scienze spaziali non possa che ispirarci a fare sempre di più per lo sviluppo e il benessere dell’umanità. D’altronde, se siamo stati in grado di mandare due sonde ai confini del sistema solare e oltre (le due Voyager), chi ci può fermare?
 
Tornando a parlare del corso, devo dire che sono molto contenta della partecipazione mostrata dalle studentesse. Hanno assistito con interesse, hanno fatto domande pertinenti e hanno poi proposto dei progetti estremamente interessanti, dal graphic novel al fantasy storico (di cui è possibile vedere la copertina nell’ultima immagine), dai racconti tratti da storie vere al thriller su Lady D (davvero!), passando per il romanzo rosa: una carrellata di proposte editoriali per tutti i gusti e con una notevole dose di originalità.
 
Come ho già anticipato anche a loro, sto lavorando a un libro che ricalca e amplia i temi del corso. Sarà intitolato “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”. È un mattone di oltre 128 mila parole, in cui provo a spiegare l’autoeditoria a chi è interessato a questo modello editoriale, che voglia o meno cimentarvisi in prima persona. Ritengo che potrà essere utile sia a chi non sa da dove iniziare che a chi ha bisogno di riorganizzare e ampliare le proprie conoscenze per cercare di metterle in pratica. È anche la mia prima esperienza con un’opera di non-fiction e ammetto che mi è piaciuto molto scriverla.
Il libro è attualmente in fase di revisione e verrà pubblicato entro la prima metà del 2020.
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Di Carla (del 02/11/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 732 volte)

 Inaspettatamente coinvolgente
 
Ho deciso di leggere questo libro perché avevo bisogno di immergermi nell’atmosfera lunare durante la scrittura del mio attuale ‘progetto in corso’ e devo ammettere che, dopo l’esperienza con “Red Mars” e “Green Mars” (devo ancora leggere il terzo della trilogia) temevo di trovarmi catapultata dentro un trattato scientifico-politico-psicologico, costellato di brevi storie di diversi personaggi. Sono, invece, rimasta positivamente sorpresa nel rendermi conto che questo romanzo aveva solo pochi personaggi e seguiva solo le loro vicende.
Certo, Robinson non può fare a meno di infarcire la sua scrittura di informazioni, soprattutto di argomento politico, ma il fatto che la prospettiva della narrazione originasse perlopiù da personaggi cinesi (da qui il “rossa” del titolo) ha attirato la mia attenzione.
“Luna rossa” è un libro che prova a immaginare l’evoluzione politica, legata a quella tecnologica, della Cina nel prossimo futuro, e lo fa attraverso un numero ristretto di personaggi con caratteristiche diverse, ben mostrate al lettore, con i quali è facile creare da subito non rapporto stretto. Ciò fa sì che la lettura scorra veloce, per il modo in cui si susseguono senza pausa gli eventi narrati e anche grazie alla lunghezza non eccessiva del romanzo.
La Luna, in realtà, non occupa tutta la storia. Una buona parte di essa si svolge in Cina, una Cina del futuro che ci viene mostrata in maniera efficace e coinvolgente. Eppure la Luna è al centro di tutto.
La parte tecnologica è come sempre molto curata e caratterizzata da una notevole plausibilità, in grado di spingere la mente del lettore a vedere gli eventi come un futuro reale che a tempo debito si realizzerà.
Personalmente ho apprezzato la scelta dell’autore di mostrare alcuni luoghi della Luna, come la base al polo sud, quella nella zona di librazione e quella dentro un cratere, sia per quanto riguarda i paesaggi reali, ricreati in maniera perfetta nella mia mente dalla sua bella prosa evocativa, sia per la sua capacità immaginativa nel proporre ciò che l’umanità costruirà in quei luoghi.
Il tutto è favorito da una lettura scorrevole, nel senso buono del termine, vale a dire che, pur tramite un linguaggio tutt’altro che semplice e banale, la voglia di sapere ciò che sarebbe accaduto dopo mi spingeva ad andare avanti e la bellezza della prosa facilitava le cose.
L’unico aspetto negativo è rappresentato da alcuni dettagli della traduzione. Era la prima volta che leggevo un libro di Robinson in italiano e un po’ mi sono pentita della scelta. È evidente che il traduttore, pur essendo bravo, non possiede le conoscenze tecniche necessarie per affrontare un libro di fantascienza hard in ambito astronautico. Il risultato è che certe traduzioni fanno un po’ sorridere. Così, per esempio, i retrorazzi diventano retromissili, i veicoli spaziali o i razzi diventano missili, e una base di lancio diventa una base missilistica. Insomma, missili dappertutto anche in contesti di astronautica civile. Siccome dubito che l’errore di terminologia fosse dell’autore, temo che il colpevole sia, se non il traduttore, che essendo letterario non è tenuto ad avere un’esperienza tecnica, di coloro che si sono occupati di revisionare la traduzione o della loro assenza, quindi in ultima analisi dell’editore.
Spero vivamente che queste criticità (purtroppo l’esempio dei “missili” non è l’unico) interessino solo la primissima tiratura e siano state eliminate in seguito (o che lo siano presto), almeno nella versione ebook.
 
Luna rossa (Kindle, cartaceo) su Amazon.it.
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Di Carla (del 11/10/2019 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 653 volte)
Anche quest’anno mi accingo a tornare a Varese per un doppio appuntamento presso l’Università degli Studi dell’Insubria: una conferenza nell’ambito del ciclo Scienza & Fantascienza 2019 e un laboratorio per gli studenti del corso di laurea triennale in Scienze della Comunicazione e del corso di laurea magistrale in Scienze e Tecniche della Comunicazione.
 
Scienza e Fantascienza 2019
 
La conferenza dal titolo “Il giorno della Luna” si terrà mercoledì 16 ottobre a partire dalle ore 14 nell’aula 6MTG del padiglione Monte Generoso (Campus Bizzozero), in via Monte Generoso 71 a Varese.
I relatori includono il giornalista (e fondatore del master in Comunicazione della Scienza della SISSA) Fabio Pagan, che rievocherà lo sbarco sulla Luna, Piero Benvenuti (segretario uscente dell’Unione Astronomica Internazionale ed ex-commissario dell’ASI), che parlerà del futuro dell’esplorazione spaziale, l’astronauta Franco Malerba (in collegamento da Parigi), che racconterà della vita da astronauta, e Rita Carla Francesca Monticelli, cioè io, che tratterò del legame tra viaggi spaziali, inclusi quelli che riguardano la Luna, e fantascienza. Ci sarà, inoltre, un’introduzione del prof. Claudio Facchetti, presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione.
L’evento è organizzato e moderato dal prof. Paolo Musso.
 
Nei giorni 14, 15, 17 e 18 ottobre, invece, dalle 14 alle 18 sempre presso il Campus Bizzozero (i primi due giorni al padiglione Monte Generoso e gli ultimi due al padiglione Morselli) si terrà il “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali”, un corso di sedici ore per gli studenti dei due corsi di laurea sopraccitati, ma anche aperto a un eventuale pubblico esterno.
Come ogni anno, illustrerò le basi dell’autoeditoria, vale a dire del formato editoriale in cui l’editore è anche autore dei libri che pubblica, guidando gli studenti in una simulazione di pubblicazione.
Rispetto all’anno scorso, il programma è stato aggiornato con le ultime novità del mercato editoriale che influenzano anche il self-publishing.
Inoltre, sto preparando un libro tratto da questo corso, che spero di pubblicare nel prossimo futuro e che affronterà in maniera più approfondita gli argomenti del programma. Il titolo sarà “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”.
 
È possibile trovare le informazioni sulle aule in cui si svolgerà il corso nella sezione Eventi del mio sito, mentre, per saperne di più sul ciclo di conferenze Scienza e Fantascienza 2019, potete scaricare la locandina.
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Di Carla (del 03/09/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1192 volte)
I libri dell’estate sono ormai quasi tutti finiti ed è arrivato il momento di farne una nuova scorta per avventurarci negli ultimi quattro mesi di questo 2019. E a tale scopo Amazon propone per il mese di settembre una ricca offerta di ebook scontati.
Tra questi c’è anche la raccolta di “Deserto rosso”, che include quattro libri.
 
Fino al 30 settembre “Deserto rosso” (la serie completa) è in offerta a soli 2,07 euro (invece di 3,99 euro) su Amazon: https://amzn.to/2LqrV9U
 
L’offerta è valida solo in Italia.
 
 
 
 
Deserto rosso” coinvolge il lettore, portandolo a sperimentare le emozioni di un’antieroina in lotta per la propria sopravvivenza nell’ostile pianeta rosso, in un’ambientazione descritta con il rigore tecnico-scientifico tipico della hard sci-fi.
È anche la storia di un gruppo di persone normali, obbligate ad affrontare situazioni al di là dei loro limiti e delle loro aspettative. Costretti a vivere in uno spazio ristretto all’interno di un enorme deserto in un pianeta insidioso, lontano dalle convenzioni e dalle regole della Terra, ognuno di loro finirà per lasciar emergere con sempre meno controllo il proprio lato più oscuro, finché la morte non si abbatterà sulla piccola comunità, sconvolgendone i già difficili equilibri.
Ma il centro di tutto resta sempre e comunque Anna, della quale il lettore conoscerà ogni più intima emozione e ne sperimenterà ogni dubbio e incertezza. “Deserto rosso”, infatti, porta avanti in parallelo la lotta interiore della protagonista e quella esteriore verso un nemico inafferrabile, che finiscono per convergere nell’ultimo dei quattro libri contenuti in questo volume.
Alla fine di tutto Anna non si redimerà dal suo ruolo di antieroina, rimanendo fino all’ultimo coerente col suo modo di vedere la vita, ma comunque crescerà. E questa crescita avverrà grazie al suo rapporto particolare con un altro importante personaggio, che a un certo punto si rivelerà quasi un co-protagonista, e all’interazione con qualcosa di altro, che in un certo senso diventerà parte di lei.
 
 
 
Questo libro è anche la prima parte del ciclo dell’Aurora. Se non lo avete ancora iniziato, approfittate subito di questa offerta.
Ma, se avete già letto “Deserto rosso” e vi è piaciuto, potete cogliere l’occasione per regalare l’ebook a un amico, usando la funzione Acquista per altri.
 
Se poi volete scoprire di più sul ciclo dell’Aurora, visitate il minisito dedicato alla serie su: www.desertorosso.net
 
Ci vediamo su Marte!
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Di Carla (del 19/08/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1033 volte)

 Angosciante e dal finale inaspettato
 
Questo gioiellino di fantascienza si discosta dai romanzi epici cui Reynolds mi ha abituato, non solo per la lunghezza (si tratta infatti di una novella), ma soprattutto per l’apparente semplicità della trama. La storia è narrata dal punto di vista di Dimitri Ivanov, un cosmonauta russo, su due linee temporali parallele. Offre un’immagine pessimistica del futuro, in cui l’esplorazione spaziale si è praticamente arrestata a causa dell’interazione con un misterioso artefatto di origine aliena, che i russi chiamano Matryoshka.
In una linea narrativa vediamo Dimitri che scappa da una struttura per malati di mente e cerca di raggiungere qualcuno cui rivelare ciò che ha scoperto nella sua ultima missione spaziale. La missione viene mostrata nell’altra linea temporale, in cui lui e altri due colleghi si stanno avvicinando alla Matryoshka e si apprestano a prelevare dei campioni.
Nel futuro alternativo in cui sono narrate le vicende di questo cosmonauta, solo la Russia ha mantenuto un minimo di attività spaziale, mentre il resto del mondo si arreso all’impossibilità di svelare l’enigma delle apparizioni dell’artefatto alieno. E gli stessi cosmonauti russi sono spinti nella loro ricerca più da necessità di sopravvivenza che dal desiderio della scoperta. Se ciò che scopriranno non sarà gradito al governo, potrebbero comunque fare una brutta fine.
Un senso di angoscia pervade entrambe le linee narrative e l’assenza di divisione in capitoli incalza il lettore, inducendolo a completare la lettura il prima possibile. Ho apprezzato particolarmente tutta la parte spaziale, che come in tutte le opere di Reynolds mescola scienza rigorosa con aspetti che, per via della loro origine, vanno oltre la nostra capacità di stabilire quanto possano o meno essere realistici. Più andavo avanti e più cresceva in me la curiosità di conoscere ciò che era celato all’interno della Matryoshka.
E la risposta arriva in un finale inaspettato e quindi soddisfacente, non tanto per il suo contenuto, che, pensandoci bene, è tutt’altro che originale, ma piuttosto per la bravura dell’autore nel distrarre il lettore e poi stupirlo.
 
Ho letto l’edizione inglese di questo libro, ma è disponibile anche in italiano col titolo “L’ultimo cosmonauta”.
 
L’ultimo cosmonauta (italiano, solo cartaceo) su Amazon.it.
Troika (inglese, solo cartaceo) su Amazon.it.
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 03/08/2019 @ 09:30:00, in Interviste, linkato 912 volte)
© Nico Menchini
Qualche giorno fa è uscito il terzo numero de “Il Grimorio del Fantastico. Si tratta di un magazine aperiodico ideato e diretto da Nico Menchini, e completamente dedicato al fantastico. A esso contribuiscono diversi scrittori e illustratori, dando luogo a una raccolta di racconti, poesie, articoli di approfondimento e interviste, il tutto impreziosito da bellissime immagini originali.
 
Questo terzo numero è tutto dedicato a Isaac Asimov e, soprattutto, ai robot, o androidi, se preferite. Al suo interno trovate storie di fantascienza e approfondimenti su queste intelligenze artificiali dotate di un corpo.
 
Ma in particolare, e questo è il motivo per cui ve ne sto parlando, questo volume contiene la trascrizione di un’intervista che lo stesso Nico Menchini mi ha fatto qualche tempo fa.
Durante questa chiacchierata abbiamo parlato della mia produzione letteraria, iniziata con la pubblicazione del primo libro della serie di “Deserto rosso”, incentrato sui protagonisti della missione marziana Isis (da Iside, la dea egizia), e continuata con la trilogia di thriller del detective Eric Shaw e gli altri libri del ciclo fantascientifico dell’Aurora, incluso quello che sto attualmente scrivendo, “Nave stellare Aurora”. C’è anche una piccolissima (minuscola) anticipazione sulla trama che non ho ancora svelato in nessun altro articolo.
 
Il terzo numero de “Il Grimorio del Fantastico” è disponibile su Amazon sia in versione ebook a layout fisso, cioè correttamente fruibile su tablet o computer, a 2,99 euro (gratis per gli scritti a Kindle Unlimited), che in versione cartacea a 6 euro.
Se non per la mia intervista (in fondo, se mi seguite, sapete già tutto), vi suggerisco di dare un’occhiata a questo magazine per i racconti di fantascienza, le poesie e tutto il resto.
 
Colgo l’occasione per ringraziare Nico Menchini per avermi ospitato sul magazine.
Grazie!
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Di Carla (del 08/07/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1075 volte)
Come al solito il tempo vola. È finalmente arrivata l’estate e con essa mi accorgo che è passato già metà di questo 2019. Ciò significa che il tempo che avevo a disposizione per realizzare i miei propositi per quest’anno si è dimezzato. Anzi, viste le varie tipologie di vacanze e altri impegni che mi aspettano, il tempo a mia disposizione d’ora in poi sarà meno di quello che è già passato.
Però, ripensandoci, in questi sei mesi qualche cosa l’ho combinata.
 
© Rita Carla Francesca Monticelli
 
Proprio ieri mattina, all’alba, ho finito di scrivere il mio primo libro di non-fiction. Si tratta di un testo sull’autoeditoria, basato sul corso che tengo all’Università degli Studi di Varese. Il titolo sarà “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”.
Avevo iniziato a scriverlo addirittura alla fine del 2017, per poi abbandonarlo per un anno intero. All’inizio di quest’anno l’ho ripreso e ne è venuto fuori un mostro di oltre 125 mila parole.
Avrei voluto completarne la stesura almeno un mese fa, ma le cose non sono andate come previsto, anche perché è risultato molto più lungo di quanto mi aspettassi.
 
Si tratta di un libro, basato sulla mia esperienza diretta, che ripercorre il programma del corso, partendo quindi dalle basi relative all’autoeditoria fino ad approfondirne numerosi aspetti. In realtà, ci sarebbe tanto da dire sugli argomenti trattati, che ognuno di essi meriterebbe un libro a parte. Credo, comunque, che possa sia essere un buon punto di partenza per chi si avvicina per la prima volta a questo modello editoriale che allo stesso tempo offrire tutta una serie di informazioni che molti autoeditori in attività non conoscono o conoscono solo parzialmente.
Comunque ci vorrà ancora un bel po’ di tempo prima che ne possa annunciare l’uscita. Per adesso lo metto da parte, anche perché vado in vacanza. Al mio ritorno farò alcune correzioni, dovute al fatto che negli ultimi mesi nel mercato dell’autoeditoria sono cambiate alcune cose. E, siccome ne cambieranno altre nel prossimo futuro, sono certa che dovrò fare ulteriori modifiche del suo contenuto prima che raggiunga la sua forma definitiva.
Il lavoro di editing vero e proprio inizierà a settembre e mi permetterà anche di ripassare e aggiornare il corso.
 
Durante questi sei mesi, inoltre, ho scritto la prima parte (di quattro) di quello che sarà il mio prossimo romanzo, “Nave stellare Aurora” (quinto e ultimo volume del ciclo dell’Aurora). Ho iniziato la scrittura a metà marzo, in parallelo ad altri due progetti, e l’ho completata, oltre 50 mila parole dopo, a metà giugno.
Anche qui ho sforato sia con la lunghezza che con la tempistica. Avevo intenzione di scrivere solo 40 mila parole e volevo farlo entro la fine di aprile. Ops! L’importante, comunque, è essere arrivata alla sua conclusione.
Questa parte del romanzo è intitolata “L’eredità degli Asbury” e si svolge tra oltre un secolo principalmente a Londra, con una piccola incursione iniziale in Antartide. I personaggi principali sono Alicia e Andrew, che abbiamo già visto ne “L’isola di Gaia”, e soprattutto l’intelligenza artificiale Susy, che è la voce narrante di tutto il romanzo.
 
© Rita Carla Francesca Monticelli
 
La seconda parte, invece, di cui non ho ancora deciso il titolo, si svolgerà sulla Luna (la foto sopra è della Superluna di febbraio). Nella mia mente la trama si sta sviluppando abbastanza velocemente, grazie soprattutto all’ambientazione e alcune letture cui mi sto dedicando nelle ultime settimane. Conto di preparare una prima outline entro la fine del mese e iniziare la scrittura ad agosto.
Purtroppo, il mio ritardo sulla prima parte si trascinerà anche sulla seconda, che avevo intenzione di finire proprio alla fine del prossimo mese. Ma devo dire che mi sento molto più ispirata. Un corpo celeste pieno di insidie come la Luna stimola la mia fantasia molto più di quanto non faccia una città del futuro. Ho avuto modo di scrivere delle scene sul nostro satellite sia in “Deserto rosso” (nel quarto libro della serie) che in “Ophir. Codice vivente”. Stavolta avrò l’opportunità di immergermi nella sua magnifica desolazione (come Buzz Aldrin l’ha definita 50 anni fa) per quasi tutte le 40-50 mila parole di questa parte del romanzo. Inoltre, avrà come protagonista il mio personaggio preferito: Hassan. Infine, comparirà un nuovo personaggio che, per quanto sarà perlopiù limitato a questa parte, ha un ruolo fondamentale nella storia di Melissa o, per meglio dire, dell’entità estranea.
 
La mia attività scrittoria di questi ultimi mesi ha anche incluso l’inizio della traduzione in inglese di “Sindrome”, il secondo romanzo della trilogia del detective Shaw. Questo progetto, però, è ancora ben lontano dall’essere concluso. Per ovvia carenza di tempo, sono riuscita a portarlo avanti con estrema lentezza. Per ora la traduzione include appena 10 mila parole, mentre prevedo che il totale sarà intorno alle 84 mila.
Ma, avendo completato la prima stesura del libro sull’autoeditoria, adesso (dopo queste due settimane di vacanze) mi ci potrò dedicare a pieno regime, affiancandolo da agosto alla scrittura della seconda parte di “Nave stellare Aurora”.
 
In ogni caso, se confronto ciò che ho fatto finora con i propositi elencati alla fine del 2018, mi rendo conto che ho già completato il primo, vale a dire la scrittura della prima stesura di “Self-publishing lab”, e che sono sulla buona strada per il terzo, cioè iniziare “Nave stellare Aurora”, anche se, per definirlo completato, dovrei almeno scrivere la seconda parte e iniziare la terza. Inoltre ho iniziato il secondo, cioè la traduzione di “Sindrome”. Dovrei finirla entro l’anno e credo che sia un obiettivo assolutamente fattibile.
E poi c’è il quarto proposito, leggere tanti libri, che però non ha bisogno di grandi sforzi, visto che è la parte più divertente. Quest’anno mi sto dedicando alle lettura in maniera disordinata e la cosa non mi dispiace. Leggo anche 5 o 6 libri insieme. Alcuni li metto da parte per un po’ e poi li riprendo, mentre finisco subito altri, ma in genere trascorro le mie sessioni di lettura leggendo un capitolo di ogni libro. Così facendo, ho continuato la lettura di libri che altrimenti avrei abbandonato, perdendomi così delle storie bellissime.
 
Okay, finora ho parlato solo di scrittura. È vero che occupa, in un modo o nell’altro, la maggior parte del mio tempo, ma non è l’unica cosa che faccio. Per fortuna!
Degni di menzione sono sicuramente tre concerti cui ho assistito quest’anno.
Premetto che purtroppo qui a Cagliari da quando hanno chiuso l’Anfiteatro Romano scarseggiano i concerti interessanti. È stato un raro caso che nel 2017 abbia visto nella mia città Tony Hadley e Natalie Imbruglia, ma l’anno scorso è stato veramente deprimente, complice anche il fatto che i Tears For Fears avevano posticipato il tour. In tutto il 2018 ho visto un concerto dei Tazenda (che adoro!) e basta.
Nel 2019, invece, le cose stanno andando meglio. A febbraio ho recuperato il concerto posticipato dei Tears For Fears ad Assago (foto sotto), a maggio ho rivisto con piacere Elisa a Sassari (qui potete vedere un video) e a giugno sono tornata ad Assago per vedere i Def Leppards (qui potete vedere un video) insieme agli Whitesnakes.
Tutti concerti meravigliosi!
Devo fare solo un appunto riguardo all’ultimo, in cui hanno tirato su così tanto il volume da rovinare la qualità del suono (e rischiare di danneggiare i miei timpani). In tanti concerti visti al Forum (anche nella stessa precisa posizione) è la prima volta che mi capita un problema del genere. In futuro non mancherò di portare con me i filtri auricolari.
 
© Rita Carla Francesca Monticelli
 
E poi c’è lo spazio. Anche quest’anno ho avuto il piacere di partecipare a un evento organizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana qui a Cagliari. Lo scorso 21 giugno c’è stata una bellissima conferenza intitolata “Sardegna: una porta per lo spazio”, cui sono intervenuti rappresentanti dell’ASI, della NASA e dell’ESA, tra cui anche l’astronauta Roberto Vittori. L’evento, che è durato circa tre ore e mezza, ha visto una buona partecipazione di pubblico (considerato che in un giorno così, di mattina, la gente avrebbe potuto andare in spiaggia), che l’ha seguito con grande attenzione. Si è parlato esplorazione spaziale del futuro, della missione Rosetta, dell’importante lavoro svolto dal Sardinia Radio Telescope (anche come Sardinia Deep Space Antenna) e c’è stato persino un piccolo concerto di Martux_M. E poi ci hanno anche regalato un libro: “Storia italiana dello spazio” di Giovanni Caprara.
 
Non solo!
Il giorno dopo sono andata a fare una visita guidata proprio del Sardinia Radio Telescope. Ho avuto l’opportunità di vederlo da vicino, di visitare le sale di controllo di INAF e ASI (prima foto di questo articolo), e di vedere l’orologio atomico, il tutto reso ancora più interessante dalle spiegazioni di Giampaolo Serra dell’ASI, che ringrazio ancora, insieme a Michela Serra, per l’invito.
 
Insomma, sono stati sei mesi impegnativi che, però, mi hanno dato alcune soddisfazioni.
E adesso, dopo un po’ di vacanza, sarò pronta a tuffarmi in questa seconda parte del 2019, in cui tante altre interessanti, ma anche divertenti, sfide lavorative mi aspettano, insieme a qualche altro svago.
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Di Carla (del 12/06/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 950 volte)

 Se solo non avessi previsto ogni singolo colpo di scena
 
Non vorrei apparire presuntuosa nell’intitolare in questo modo la mia recensione, ma io stessa per prima mi rammarico dell’eccessiva prevedibilità, almeno dal mio punto di vista, nello svolgimento di questo romanzo.
De Marco ha senza dubbio fatto un ottimo lavoro nel sviluppare l’ambientazione. I dettagli sono tali e tanti che pare quasi che lui sia nato e cresciuto a Richmond. Forse il fatto che siano a volte eccessivi tradisce il suo voler informare un pubblico italiano, per consentirgli di comprendere il mondo in cui si muovono i personaggi. E questo è solo uno dei tanti aspetti che mi ha distratto e ha reso difficile la mia immedesimazione in quegli stessi personaggi.
La realtà è che non sono riuscita a farmene piacere alcuno, a sentirmi nei panni di almeno uno di essi, cosa essenziale per un mio completo coinvolgimento nella storia. Ciò è forse avvenuto un po’ perché ce ne sono tanti cui è affidato un ruolo prominente (Sandra, Gina e Annette), che rendono in tal modo questo romanzo quasi corale, mentre altri che avevano tutte le carte in regola per essere interessanti sono stati appena abbozzati (come John, l’avvocato e lo stesso Alan), e un po’ perché ho trovato irritante e poco credibile quella che può esserne considerata la protagonista (Sandra). Un effetto collaterale di questa situazione è stato che i tentativi dell’autore di distrarmi, di portarmi fuori strada, non hanno funzionato. Li ho notati tutti e ovviamente ho subito pensato che l’opposto fosse la verità. E non ha di certo aiutato l’effetto straniente dell’uso della terza persona al presente, che fa tanto sceneggiatura, ma durante la lettura di un romanzo induce il mio editor interiore a intervenire, facendomi notare un tempo sbagliato (al presente invece che al passato, o al passato invece che al trapassato), per poi correggersi come si rende conto che tutti i verbi sono diversi da quelli che si aspetta di trovare. Le uniche scene in cui ciò non si osservava sono quelle poche in cui il punto di vista di Sandra è in prima persona, ma nel leggerle spesso me ne accorgevo solo quando ero a metà e mi chiedevo perché proprio quella scena e non altre che la vedevano come protagonista. Il motivo di tale scelta in quel momento non mi era chiaro. Per comprenderlo dovrei scorrere di nuovo il romanzo, isolare quelle scene e probabilmente a quel punto coglierei l’intenzione dell’autore. L’assenza di una segnalazione visiva della transizione (basta un asterisco all’inizio e alla fine di quel tipo di scene) mi ha impedito di farlo durante la lettura e magari di apprezzare la scelte compiute in questo senso da De Marco. Ed è un peccato, perché io adoro l’uso non convenzionale della persona narrante.
Insomma, non so quali di questi aspetti sia il vero colpevole, sta di fatto che ho anticipato in pratica ogni singolo evento, persino quelli più clamorosi messi lì col chiaro scopo di lasciare a bocca aperta, inclusa l’ultimissima scena alla fine dell’epilogo, che dovrebbe essere una rivelazione straordinaria per il lettore, mentre a me è parsa una cosa del tutto logica cui avevo già pensato diverse pagine prima.
Peccato. Sì, sono proprio dispiaciuta, poiché volevo dare un buon voto a questo libro. Perché è scritto da un italiano che ha osato raccontare una storia che nulla ha a che vedere con l’Italia. Perché scrive davvero bene. Perché è evidente quanto si sia documentato. Purtroppo è stato forse l’unico thriller tra i tantissimi letti nella mia vita del quale sono riuscita ad anticipare tutto, senza neanche fare chissà quale sforzo di immaginazione, e la mancanza dell’effetto sorpresa non può che influenzare negativamente il mio giudizio.
 
L’uomo di casa (Kindle e cartaceo) su Amazon.it.
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