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 Ilheus (Brasile)... di Carla
 

Mi sentivo inerme, imprigionato in quella tuta.
Sirius. In caduta libera




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Dal fascino della paura nasce la scoperta
Di Guest blogger (del 05/12/2014 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 4716 volte)


Oggi vi presento una nuova ospite del mio blog. Autrice, blogger, web designer e illustratrice digitale, Alessia Savi in questo suo articolo ci parla della paura e del suo ruolo nella narrativa.

La paura è uno dei motori narrativi più forti. Basti pensare alla corrente gotica che ne ha fatto lo strumento di esorcismo e sdoganamento di molti miti e pensieri reconditi, di pulsioni represse da una società che non ammetteva colpi di testa.
 
La paura è un genere: quello horror.
Ma non solo.
Una delle magie della paura è anche quella di attrarre il lettore, di coinvolgerlo e avvinghiarlo in un pas-de-deux che lascia senza fiato. Quando hai paura hai due alternative: combatterla o fuggire. In genere, chi sceglie la seconda opzione non fa mai una bella fine. Per questo la paura va affrontata, sperando di spuntarla e arrivare all’ultima pagina del libro in compagnia del nostro personaggio preferito, vivi.
Noi e lui, felicemente per mano pronti per un finale da favola.
 
La paura è affabulatrice e ingannevole. Paralizza e muove al contempo. Per questo l’ignoto genera timore e curiosità, in un connubio che fa trattenere il fiato al lettore ma lo costringe a proseguire, cercando di superare lo scoglio di quel terrore sottile e palpabile, di quel battito accelerato al cuore e le mani sudate che stringono il libro. Se sei coraggioso e prosegui, ti immergi nella scoperta ed è ciò che accade anche ai protagonisti di una storia.
 
Come si costruisce una scoperta che sia credibile e non un abbozzo di incastri per far arrivare il lettore dove desidera l’autore?
Con la documentazione.
Carla è un esempio lampante di come un’attenta ricerca possa rendere credibile un romanzo.
C’è differenza tra realismo e realistico e dobbiamo sempre tenerlo a mente. Un romanzo realistico racconta la realtà così come la conosciamo, senza omissioni e licenze poetiche. Noi dobbiamo puntare a scrivere un romanzo verosimile e credibile, in cui i personaggi si possano muovere in modo coerente all’interno di un background costruito in modo meticoloso.
Una buona documentazione deriva dallo studio. La scrittrice di Inkheart, Cornelia Funke, per la realizzazione del suo romanzo, si è ispirata ai paesi delle Cinque Terre. Dopo essersene innamorata sfogliando guide ed enciclopedie, ha fatto un viaggio in Italia per visitare e toccare con mano quella che sarebbe diventata la base per la sua terra. Oltre a questo, ne ha studiato la botanica caratteristica, la fauna, sino a ricostruire un mondo fantasy che risulta però credibile, coerente con quanto da lei raccontato durante le vicende.
Dobbiamo conoscere molto bene il mondo in cui muoviamo i nostri personaggi per evitare di cadere in errori grossolani.
 
La scoperta – così come la paura che l’accompagna – può far leva su convinzioni ancestrali, timori radicati nell’indole umana dall’alba dei tempi. I dubbi dell’esistenza legati alla vita oltre la morte, i luoghi inesplorati, l’isolamento e l’istinto di sopravvivenza sono solo alcuni dei temi che possono far scorrere una scoperta tra le dita del lettore con il cuore in gola. Giocano un ruolo fondamentale, a questo punto, il tempismo con cui questo punto focale arriva all’interno della storia e la bravura dello scrittore nel saperlo riconoscere. La scoperta potrebbe essere l’incipit – come, ad esempio, nel caso del primo romanzo della Saga di Darkover di Marion Zimmer Bradley – oppure potrebbe essere quella dell’assassino sul finale di un giallo di Agatha Christie o, ancora, giocare il ruolo determinante che spezza la narrazione tra il prima e il dopo, diventando così chiave di volta dell’intera vicenda.
 
Il fascino della scoperta è correlato all’indiscussa curiosità dell’uomo, alla sua voglia di esplorare e a una sete di conoscenza che lo porta a chiedere e ricercare risposte attraverso la paura.
Quante volte ci verrà data una risposta che non volevamo sentire?
Una conferma ai nostri timori o ai nostri dubbi?
Quante volte saremo indecisi se aprire quella porta?
E se non decidessimo di attraversare lo specchio?
La storia, se ci pensate, inizia proprio da qui: dalla curiosità che supera la paura, dal desiderio che muove la mano e genera un’attrattiva sul protagonista e sul lettore.
 
Quante volte, nelle vostre storie, la scoperta è stata dettata dal richiamo della paura?
E, soprattutto, questo a cosa ha dato vita?
 
La verità è che la paura genera mostri, ma anche eroi.
Questo non dimentichiamolo mai.
 

 
ALESSIA SAVI. Nata di Gamelione, nell'anno in cui Tony Montana si prese il mondo e tutto quello che c'era dentro.
Figlia degli Anni Ottanta, di una generazione cresciuta a Lady Oscar e Santi d'Atena.
Scrive di gente che si ama (tanto), che si odia con altrettanta forza e che in genere muore (male). Quando si salva, ha grosse difficoltà con la vita.
Offre in pasto alla realtà personaggi con spiccati problemi esistenziali e concede loro qualche ora d'aria prima di farli rientrare tra righe scritte dal tramonto all'alba.
 
Web designer e illustratrice digitale in erba,  autrice della raccolta di racconti “Appuntamento con la paura” disponibile gratuitamente sul suo sito web.
 
Potete trovarla anche su Twitter, Google Plus e Pinterest.

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