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Bones: scheletri, cervelloni e ironia
Di Carla (del 24/08/2016 @ 09:30:00, in Serie TV, linkato 2109 volte)


Nel panorama delle serie investigative, “Bones” ha l’originalità di presentare per la prima volta in TV la figura dell’antropologo forense, vale a dire la dottoressa Temperance Brennan, interpretata da Emily Deschanel.
Sebbene la serie presenti una coppia di protagonisti, con l’agente speciale dell’FBI Seely Booth che sarebbe almeno ufficialmente a capo delle indagini nei singoli casi, di fatto è la Brennan, che lui chiama appunto Bones (ossa) e che considera la sua partner (nonostante lei non appartenga alle forze dell’ordine), a essere coinvolta in prima persona nella loro risoluzione.
 
Ho scoperto questa serie quando è arrivata su Sky nel 2008, per curiosità seguendo David Boreanaz dalla sua precedente, “Angel” (il vampiro con l’anima di “Buffy l’ammazzavampiri”, che invece non ho mai guardato, di cui rappresenta uno spin-off) e mi ha subito appassionato.
Adoravo il personaggio di Brennan, estremamente intelligente, pragmatica, razionale, che diceva ciò che pensava senza filtri, in pratica la ex-secchiona di successo, ma senza cadere in facili cliché da nerd. La Brennan era brillante sia per il suo talento sia per il fatto che era stato affinato dall’intenso studio e dalla passione quasi ossessiva per quest’ultimo. Devo dire che nel mio piccolo, essendo io stessa tendente al perfezionismo, un po’ mi ci immedesimavo. Queste sue caratteristiche la rendevano imprevedibile, non sapevi cosa avrebbe detto o fatto in ogni puntata, e quasi magica. Le bastava, infatti, un’occhiata alle ossa delle vittime per stabilire sesso, razza, talvolta età e persino la tipologia del lavoro che faceva.
Quello tra lei e l’agente Booth, intuitivo, sentimentale e credente, era quindi un conflitto sempre stimolante che manteneva alto l’interesse, indipendentemente dai singoli casi.
 
Con l’andare avanti delle stagioni qualcosa è necessariamente cambiato. I due personaggi hanno finito per interagire fino allo scontato epilogo romantico e le differenze fra i due sono state smussate. Come ho detto, era necessario, perché in tante stagioni non si poteva pretendere in mantenere lo stesso schema, che avrebbe finito per diventare ripetitivo e noioso, una volta esaurita la sorpresa iniziale, ma forse è anche uno dei motivi perché storie di questo tipo funzionano meglio in un contesto più breve, come i film e le miniserie.
 
 
Di fronte a questo cambiamento gli sceneggiatori hanno fatto del loro meglio per far accrescere l’interesse negli altri personaggi, le cui sotto trame sono molto ben curate, mentre i vari crimini sono sempre rimasti un po’ in secondo piano.
Fanno eccezione alcune storie che sono state spalmate su più puntate, come quella del serial killer cannibale Gorgomon della terza stagione o del cattivissimo hacker Christopher Pelant, che compare addirittura in tre di esse (la settima, l’ottava e la nona), e ovviamente il fatto che ogni stagione tenda a terminare con un cliffhanger, facendo sì che la vicenda venga ripresa all’inizio di quella successiva.
Le restanti puntate sono autoconclusive e, se non fosse per piccoli elementi delle sottotrame, perderne qualcuna non ha quasi mai effetto sulla comprensione generale della serie.
 
La somma dei pregi e dei difetti di “Bones” ha fatto sì che venisse rinnovata di anno in anno e recentemente la Fox ha annunciato la preparazione di una dodicesima stagione, che sarà anche quella conclusiva. Senza dubbio si tratta quindi di una serie di successo giunta al suo termine fisiologico.
 
Come molti sanno, il personaggio di Temperance Brennan deve il suo nome alla protagonista della serie di romanzi di Kathy Reichs.
In realtà il legame è abbastanza debole, poiché i due personaggi hanno come elementi comuni, a parte il nome, solo il mestiere di antropologa forense. Nessuna delle puntate è tratta da un romanzo specifico. Anzi, pare che l’idea di base fosse nata dal progetto di un documentario sulla stessa Reichs, che è appunto un’antropologa forense, e quindi la Brennan di “Bones” sarebbe più che altro una trasposizione sul piccolo schermo della stessa autrice. Infatti, a un certo punto della serie la Brennan inizia a scrivere dei romanzi la cui protagonista si chiama Kathy Reichs, mescolando ancora di più realtà e finzione. La Reichs, inoltre, afferma che la serie potrebbe essere più che altro vista come un prequel dei suoi romanzi, visto che la sua Brennan è meno giovane del personaggio interpretato dalla Deschanel.
Comunque lo si guardi, siamo di fronte a un intreccio tra narrativa, TV e vita reale, che rende, se possibile, la serie di “Bones” ancora più originale.
 
La scienza forense è, invece, illustrata in maniera così rapida che, a mio parere, non offre spunti particolarmente interessanti. La presenza di prove fisiche è funzionale alla scoperta dell’assassino e quest’ultima è facilitata da tecnologie alternative, per non dire fantascientifiche, che hanno lo scopo di intrattenere, spesso attraverso l’elemento comico, più che far apprendere allo spettatore l’aspetto scientifico.
 
A ciò si aggiungono alcune guest star di tutto riguardo, come Ryan O’Neal nel ruolo del padre dal passato criminale della Brennan o la popstar Cyndi Lauper, che interpreta una sensitiva, entrambi personaggi ricorrenti, e una buona dose di dark humour, che aleggia in tutte le stagioni, alleggerendo le tematiche forti.
In ogni puntata c’è, infatti, almeno un cadavere scarnificato e/o smembrato, ma viene sempre rappresentato in maniera non eccessivamente raccapricciante, evitando di mettere l’accento sull’evidente brutalità dei crimini, anche se la visione ai bambini è tutt’altro che consigliata.
Il tutto è condito, a mio parere, da un eccessivo buonismo (da TV generalista) e una distinzione netta tra ciò che è assolutamente giusto e ciò che è assolutamente sbagliato, non lasciando alcun spazio all’esistenza delle situazioni intermedie, che sono invece la normalità nel mondo reale.
 
È comunque una serie divertente che si lascia guardare senza costringerti a troppe riflessioni e che, volente o nolente, ti porta a seguirla fino alla fine.

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