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Fantascienza e spiritualità: Battlestar Galactica
Di Carla (del 19/03/2013 @ 21:37:31, in Podcast, linkato 7732 volte)


Nella mia ultima partecipazione a FantaScientificast ho avuto modo di dare il mio contributo al Team UP dedicato al media franchise di Battlestar Galactica, analizzando quelli che sono gli elementi religiosi e spirituali di questa saga. In questo post voglio ritornare sull’argomento, riepilogando alcuni aspetti di questo ennesimo connubio tra spiritualità e fantascienza (vi consiglio comunque di ascoltare il podcast, perché in circa 30 minuti si affronta in maniera più esaustiva il discorso).
 
C’è da dire che senza dubbio Battlestar Galactica è uno dei migliori esempi del rapporto speciale che lega l’immateriale e la scienza. Tutta la saga di Battlestar Galactica è infatti impregnata dell’elemento spirituale, tanto che la religione ne rappresenta uno dei suoi pilastri portanti.
Senza dilungarmi in spiegazioni (vi invito a leggere su Wikipedia i dettagli) riassumo i punti principali delle religioni presenti nella saga.
Da una parte abbiamo le Dodici Colonie, che venerano gli Dei di Kobol. La loro è una religione politeista, che trae spunto principalmente dalla mitologia greco-romana, congiunta a numerosi aspetti comuni del Cristianesimo, dell’Ebraismo, ma anche della religione dell’antico Egitto (inclusa la divinità Iside, unica non greco-romana). Secondo le loro Sacre Pergamene, un tempo gli umani vivevano a Kobol in una sorta di simbiosi paradisiaca con gli dei. A un certo punto un dio geloso avrebbe deciso di porsi al di sopra degli altri, scatenando una guerra, che aveva portato alla fine della civiltà di Kobol e all’esodo delle dodici tribù (che poi alla fine si scoprono essere tredici).
Dall’altra parte ci sono invece i Cyloni, che sono monoteisti. Essi non rinnegano quanto avvenuto a Kobol, ma affermano che gli Dei di Kobol siano dei falsi dei e che esista un unico Dio, creatore dell’umanità, la quale però è risultata essere una creazione fallita. Per questo motivo il loro compito è di distruggerla e di sostituirsi a essa.
La religione monoteista dei Cyloni, come si scopre nel prequel Caprica, deriva dalla Chiesa Monade, una setta monoteista preesistente nelle Colonie. Questa era legata a un gruppo terroristico, i Soldati dell’Unico, di cui faceva parte Zoe Greystone, figlia di Daniel Greystone, inventore dei Cyloni, e a sua volta inventrice della coscienza digitale, da cui deriva quella dei Cyloni.
Questo è lo scenario in cui si muove la storia di Battlestar Galactica, al cui interno si possono raggruppare cinque macrotematiche di carattere religioso e/o spirituale.
 
La prima di queste è l’uso dei temi religiosi per coadiuvare la sospensione dell’incredulità. Infatti i molti richiami a temi religiosi umani universalmente noti e riconoscibili, del presente o del passato, forniscono allo spettatore dei riferimenti reali, quotidiani, che ne facilitano l’immedesimazione nella storia. Tutta Battlestar Galactica in realtà si basa sul principio di inserire elementi della quotidianità accanto ad altri più tipicamente fantastici, e questa pratica è senza dubbio uno dei motivi per cui questa serie sia stata in grado di colpire in maniera così profonda l’immaginario collettivo. È normale che ciò venga quindi applicato anche al tema religioso, che ne rappresenta un argomento portante.
 
E qui ci ricolleghiamo alla seconda macrotematica: la religione intesa come motore delle azioni all’interno della storia. Ciò riguarda entrambe le fazioni in gioco. Come detto, i Cyloni considerano l’umanità un errore di Dio, quindi le loro azioni, atte a sostituirsi a essa, possono essere interpretate come una sorta di crociata. La religione è senza dubbio alla base di queste loro azioni. Non ne sono esenti però neppure gli umani, che arrivano a seguire i dettami religiosi, le Sacre Pergamene, per trovare la Terra. Di certo al loro interno vi è molta più eterogeneità di vedute in questo senso, rispetto a quanto avviene nei Cyloni, almeno all’inizio (successivamente anche in quest’ultimi si creeranno delle fazioni). Molti umani non sono affatto religiosi e questo accettare di seguire quanto riportato nelle scritture è più che altro una scelta di comodo, dettata dal desiderio di trovare una nuova casa. Vogliono credere che alla loro base ci sia qualcosa di vero, perché vogliono trovare la Terra. Comunque sia, credenti o no, anche gli umani finiscono per farsi coinvolgere dall’elemento religioso.
 
La terza macrotematica è un argomento molto caro alla fantascienza, soprattutto a quella più contemporanea: la metafora dell’immortalità dell’anima, che nel caso di Battlestar Galactica viene ottenuta tramite il download Capricadei ricordi dei Cyloni in nuovi corpi, dopo la loro morte. Un tale meccanismo fornisce ai Cyloni una vera e propria immortalità della loro coscienza, o meglio di una sua copia, che continua a vivere anche dopo la morte del corpo. L’assimilazione del download a una sorta di immortalità avviene in maniera del tutto esplicita in Caprica, dove i Soldati dell’Unico vengono convinti a sacrificarsi, illudendoli che la loro anima continuerà a vivere in paradiso, quando in realtà si tratterà di un loro clone virtuale, che verrà trasferito nella realtà virtuale. Il clone virtuale però non è l’individuo originale, ma solo una copia della sua coscienza. Quella originale muore con il suo corpo.
 
Una quarta macrotematica riguarda l’utilizzo di archetipi religiosi ebraico-cristiani (ma non solo) all’interno della religione delle Dodici Colonie. Abbiamo il Giardino dell’Eden, rappresentato da Kobol, dove uomini e dei vivono in armonia. Abbiamo il tema dell’Esodo o, più propriamente, quello dell’Arca di Noè. La guerra che avviene a Kobol, distruggendo la civiltà, è come un Diluvio Universale che elimina il male e dal quale si salvano solo coloro che si imbarcano in queste astronavi (arche) per andare a fondare una nuova civiltà.
In questo modo si inserisce il popolare tema fantascientifico di rimandare all’indietro all’infinito l’origine dell’umanità (l’umanità che deriva da un’altra umanità aliena). In questo caso specifico, se il discorso a ritroso si ferma a Kobol, si presume un’origine divina dell’Uomo, a immagine e somiglianza degli dei, concetto presente nel Cristianesimo, ma anche nella religione egizia, dove i primi faraoni erano gli dei e l’origine dell’uomo si confonde nella mitologia.
 
Infine l’ultima macrotematica riguarda tutta una serie di elementi prettamente spirituali all’interno della saga, che risultano del tutto privi del tentativo di una spiegazione scientifica, e talvolta anche logica. Tra questi si annoverano le visioni profetiche condivise tra il Presidente Roslin, Sharon Agathon e Caprica Sei. Sebbene le visioni della Roslin vengono inizialmente spiegate dall’uso di una droga, non vi è alcuna giustificazione scientifica del fatto che le condivida con due Cyloni e soprattutto che queste poi si avverino.
L’altro elemento prettamente spirituale sono gli angeli. Abbiamo gli angeli di Numero Sei e Baltar, che sono visibili solo al vero Baltar e a Caprica Sei, ma non sono frutto della loro immaginazione né qualche loro clone virtuale. Essi infatti interagiscono fisicamente all’interno delle scene e forniscono loro informazioni, che in alcun altro modo potrebbero avere. Sono quindi delle vere entità paranormali. Il tutto si estremizza ancora di più con l’angelo di Kara Thrace, che torna dopo la sua morte in forma umana e che avrà un ruolo determinante, grazie alle sue inspiegabili conoscenze, nel portarli nella nuova Terra, dove, guarda caso, ci sono già degli esseri umani primitivi. Al termine del suo compito l’angelo sparisce.
Con gli angeli Battlestar Galactica sconfina senza possibilità di appello nel fantasy, in quanto la loro presenza e il loro ruolo devono essere accettati per fede. Quest’ultimo aspetto in un certo senso ha fatto un po’ storcere il naso ai fan, non tanto per il suo essere spirituale, ma per l’assenza di un tentativo di dare a essi la minima spiegazione logica, come se gli autori non fossero stati in grado di trovarne una. D’altra parte bisogna ammettere che la loro presenza contribuisce a creare l’alone di mistero e poesia che caratterizza il finale della serie, un finale che in ogni caso sarebbe stato difficile da accettare, poiché nessuno avrebbe mai voluto mettere la parola fine a Battlestar Galactica.

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