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 I personaggi di "Deserto rosso"... di Carla
 

"Tu hai creato la nuova me."
Il mentore

 

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Guest blogger (del 13/02/2014 @ 15:00:00, in Scrittura & pubblicazione, linkato 3890 volte)


Il guest post di oggi è affidato all'autore Giovanni Venturi, che è già stato ospite di un'intervista (parte 1 e parte 2) in questo blog che risale al 2012. Da allora ha pubblicato altri tre libri. Nell'articolo che segue ci parla di storie a puntate e di libri in serie. E parla pure di me!

Oggi scrivere seguiti e saghe è una cosa normale. I grandi best seller privi di contenuto, ma vendutissimi (per una trilogia in 3 mesi 50 milioni di copie ha dichiarato qualcuno) vengono venduti in cofanetti che raccolgono i volumi, come se si trattasse di serie televisive.

Qualcuno avrà di sicuro comprato “Il miglio verde”, romanzo di Stephen King. Oggi viene venduto come libro unico, ma chi come me segue l’autore da 24 anni a questa parte sa bene che “Il miglio verde” è nato come esperimento. Un romanzo a puntate, 6 per la precisione. Una storia che è stata pubblicata in 6 mesi. Con grande attesa e seguito del lettore. Era il 1995, il 27 ottobre del 1995. Nella prefazione al romanzo King ci parla di come sia nata l’idea del romanzo a puntate. E in questa nota si dice che all’epoca di Charles Dickens era prassi comune e lo stesso Dickens aveva pubblicato molti dei suoi romanzi a puntate.

Adoro quando King (o qualsiasi altro autore) scambia quattro parole con noi Lettori Fedeli e ci narra la genesi di un progetto. Sarebbe quasi quasi IL motivo per pubblicare una storia.

Sempre parlando di King, c’è l’indimenticabile saga de “La Torre Nera” dove il primo libro (L’ultimo cavaliere) esce nel 1989 in Italia, ma era il 1982 negli States. E King, in una nota finale ci spiega che stiamo leggendo il primo episodio di un lavoro molto più lungo. Nel 2004 viene pubblicato il settimo episodio: La Torre Nera. Una storia durata 22 anni. Ricordo di aver letto che una lettrice scrisse a King di essere molto malata e che le restavano pochi mesi di vita. Voleva sapere da Il Re come sarebbe finita “La Torre Nera”, ma neanche Il Re ancora aveva idea del finale. E poi nel 2012 esce un volume extra de “La Torre Nera”: La leggenda del vento, con la solita fantastica prefazione dell’autore.

Poi, sempre parlando di King, c’è l’esperimento The Plant, in ebook, ma all’epoca era un semplice PDF, che l’autore offriva gratuitamente sul web e si aspettava che se uno avesse gradito gli facesse una donazione e se non c’erano sufficienti donazioni nessuno ne avrebbe mai conosciuto il finale e, infatti, molti scaricarono gratuitamente i testi, furono più quelli che presero il PDF senza donare che quelli che donarono. King, come aveva promesso, non ne scrisse mai il finale. Insomma, a King piace scrivere e anche molto, piace ritornare su temi e cittadine (Derry, Castle Rock) create dal nulla.

La domanda che ci si pone è: ha senso creare una storia non autoconclusiva? Ha senso trascinare il lettore per vari mesi/anni su un romanzo? Come si gestisce questa cosa?

In realtà un autore può farsi venire in mente diverse cose. Può pensare da subito di creare una storia dividendola in 4 o 6 parti da pubblicare ogni 3 mesi o ogni anno. Nel caso di King e de “La Torre Nera” era un progetto non ben definito, l’unica cosa certa era il numero di romanzi che componevano il tutto: 7. La scrittura di questa storia delle storie ha impiegato un arco di tempo di 22 anni e, chiaramente, nel mentre King non è che ha scritto solo de “La Torre Nera”, dico in quei 22 anni.

Il problema di un’operazione del genere è la risposta a questa domanda: posso permettermelo? King poteva. King è “Lo Scrittore”, non è uno qualsiasi. Nel caso di un esordiente le case editrici non te lo fanno fare, già è tanto se ti hanno pubblicato. È diverso il caso di trilogie vampiresche o sadomaso, quelle sono state tradotte, sono di proprietà di autori inglesi/americani.

Se è una storia pensata a puntate devo mettermici di tutto impegno a incuriosire il lettore, sennò lo perdo già dalla prima. Non seguirà mai un romanzo a puntate se non si sarà lasciato trascinare puntata per puntata. E non è semplice riuscire. Creare un finale d'impatto per ogni puntate, aggiungere elementi che trascinino sempre di più in una storia.

Un autore indipendente può anche farla una cosa del genere, solo che deve darsi molto da fare, perché diciamocela tutta, se non si trova riscontro nel pubblico chi ci dà la forza per andare avanti e pubblicarla? Perché magari anche se non si pubblica si va avanti, si scrivono tutti i seguiti pensati, però poi manca quello stimolo a rendere il tutto pubblico.

Deserto rosso”, dell’autrice Carla Rita Francesca Monticelli, è un’opera in 4 puntate che ha superato il test di gran lunga. È stata pensata dal principio costituita di 4 parti. Oggi ci ritroviamo con 4 ebook (uno per puntata) e un ebook in cui si raccoglie la storia unica e, in più, un’edizione cartacea.

Quando ho iniziato a scrivere “Le parole confondono” non sapevo molto di dove sarei andato a parare con questa storia, scrivo un po’ come King, scopro le cose scrivendo. A un certo punto mi dissi: “questa storia è molto più lunga di quella che sto presentando”. Andrea Marini è la voce narrante di “Le parole confondono”, poi c’è l’amico Francesco Sacco che aveva, a sua volta, una storia molto interessante da narrare, così mi sono detto (prima che il libro finisse): “Scriverò un seguito dal punto di vista di Francesco”.

Perché, diciamocela tutta, quando un autore entra in sintonia coi suoi personaggi, non vorrebbe più lasciarli andare, ha piacere a stare con loro. Chi non scrive da un bel pezzo non ha proprio idea di questa cosa come funzioni e perché ci spinga a fare ciò che facciamo. E il seguito de “Le parole confondono” c’è. Probabilmente un tantino più lungo del testo precedente. C’è la copertina, c’è il titolo. E avrei iniziato anche un ulteriore terzo volume, ma per il momento l’ho congelato per finire il secondo.

Perché si scrive un seguito? L’ho detto, perché ogni personaggio di un romanzo può ricreare un intero mondo, far vedere la storia da un punto di vista completamente diverso, magari ribaltando ciò che si era letto sotto il punto di vista di un altro personaggio. E, soprattutto, perché può coinvolgere il lettore in una storia completamente nuova. Sarebbe sbagliato narrare esattamente la storia già raccontata cambiando solo il punto di vista senza ricreare un intero mondo, senza aggiungere cose che il lettore non sa.

Non bisogna essere Stephen King per lanciarsi in un’avventura del genere. Alcuni lettori chiedevano di quel personaggio, di quell’altro. Pensate quanti libri si possono scrivere partendo dal cuore di una storia e seguendo tutte le possibili diramazioni.

Possibili diramazioni che, se tenute nello stesso libro, creano un libro game, un prodotto che è gestibile solo in ebook. Le scelte di un personaggio, in base a quelle che sono le curiosità del lettore, portano, in tempo reale, a creare una storia diversa, ma questo è solo un estremo. Lo ripeto di nuovo: pensate quanti libri si possono scrivere partendo dal cuore di una storia e seguendo tutte le possibili diramazioni.

La storia di “Deserto rosso” non termina con la fine della serie, ma è solo la prima parte di un ciclo di libri ambientati nello stesso universo, che darà spazio ad altri personaggi, alcuni già presenti nella serie e altri nuovi.

E poi, se vogliamo, ci sono autori che creano storie con seguito come Lost. Si dice che dovesse concludersi con la terza stagione, poi la ABC rinnovò il contratto per altre tre stagioni e, a quel punto, gli autori dovettero creare nuovi intrecci per altre 45 puntate. E si reinventarono tutto, quasi scrissero un nuovo inizio e da lì, quindi, un nuovo seguito. Una Serie Televisiva come Lost è difficile che nasca di nuovo. È stato qualcosa che resterà nella storia della televisione e la qualità narrativa, i flashback, i flashforward, la struttura, i personaggi, sono rimasti nell’immaginario collettivo come se parlassimo di persone vere.

La scrittura è immaginazione, fantasia e, chiaramente, disciplina, scrittura, riscrittura, taglio di parti inutili che mentre si era all’opera sembravano importanti, aggiunta di elementi che possono rendere migliore un testo, lettura, rilettura, insomma è un lavoro impegnativo e personale. Ogni scrittore ha tematiche e tempi di risposta su un testo che sono diversi, c’è lo scrittore che ha bisogno di 4 anni per completare tutto il lavoro che porta alla pubblicazione e c’è chi può farlo in un anno. E, in ogni caso, diffidate da chi lo fa in 20 giorni e lo dichiara candidamente.



GIOVANNI VENTURI è un ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 10 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film "Il mistero di Bellavista", di Luciano De Crescenzo, l'arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani.
Negli ultimi due anni ha pubblicato due raccolte di racconti ("Deve accadere" e "Racconti dall'isola"), un racconto ("Viaggio dentro una storia", disponibile anche in lingua inglese) e un romanzo "Le parole confondono".
Il blog di Giovanni Venturi “Giochi di parole… con le parole”: www.giovanniventuri.com
"Make Your Ebook": www.makeyourebook.me

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Di Carla (del 11/02/2014 @ 15:00:00, in Lettura, linkato 3010 volte)

 Una chicca
 
Va detto che si tratta di un raccontino davvero piccolo. L’intero ebook nasce come strumento promozionale e il racconto ne occupa solo un terzo. L’avevo scaricato quando era gratuito. Trovo che farlo pagare, nonostante il valore dell’autore, non sia onesto. Eppure in questo momento è a pagamento, cosa che mi lascia perplessa.
A parte ciò, ci troviamo di fronte a un raccontino davvero geniale sulla possibilità di conoscere il futuro e su come questo possa cambiare il corso delle cose. Personalmente sono rimasta stupita dall’abilità di Hamilton nell’inserire tanti dettagli in un testo così piccolo, conoscendo la tendenza che ha a scrivere storie chilometriche. È riuscito a costruire una storia ben congeniata, abbastanza complessa, che mi ha incuriosito per tutto il tempo di lettura. Non avevo la minima idea di dove volesse andare a parare. E il colpo di scena finale è stato davvero inatteso.
Molto carino.
 

If at First . . . (Short Story) su Amazon.it.
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Attenzione: questo libro è in lingua inglese!

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http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina

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Di Carla (del 06/02/2014 @ 15:00:00, in Lettura, linkato 2839 volte)

 Angosciante
 
Premetto che si tratta di un tipo di storia che non avrei mai letto se non mi fosse stato suggerito dall’autore di scaricarla gratuitamente. Se l’ebook fosse stato a pagamento, non l’avrei mai comprato, vista la lunghezza (neanche cinquanta pagine).
Ciò purtroppo ha effetto sul giudizio finale, in quanto non amo affatto questi scenari cupi e la sensazione di depressione sempre maggiore che i personaggi trasmettono, fino alla fine. Una volta terminata la lettura hai voglia di dimenticartene del tutto, perché non ti lascia di certo una bella sensazione.
Probabilmente questo è anche un merito dell’autore, poiché è riuscito a trasmettere al lettore ciò che voleva. Ci è riuscito benissimo con una prosa ottima, molto evocativa, molto curata nei dettagli. Lo stesso ebook è ben formattato. Nel complesso siamo di fronte a un prodotto editoriale davvero buono.
Ma resta il fatto che quando leggo una storia vorrei non deprimermi. È una considerazione del tutto personale, ma questa è di fatto una recensione di gradimento, quindi deve essere personale.
 

L'orfanotrofio (Cronache dalla Città) su Amazon.it.
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Di Guest blogger (del 04/02/2014 @ 15:00:00, in Scrittura & pubblicazione, linkato 3613 volte)


Per la seconda volta ho il piacere di ospitare l'autore Francesco Zampa, che ha già scritto in queste pagine il guest post "A proposito di sbirri e fiction" ed è stato protagonista di una simpatica intervista. Oggi ci parla del momento in cui si dà vita ai propri personaggi, facendoli parlare.

Non voglio, non posso, insegnare niente a nessuno, ma raccontare la mia breve esperienza di autore, sì. C’è un momento in cui sono diventato tale. Non mi riferisco alla maturazione, alla musa che arriva o altre cose extrasensoriali, quelle sono scelte già avvenute in passato. Mi riferisco proprio a una linea cronologica spartiacque che esiste, è esistita, per chiunque abbia scritto qualcosa, un confine impercettibile ma netto, superato il quale non sono più stato scrittore o aspirante tale ma sono divenuto autore a pieno titolo.
Mi riferisco al momento della creazione del personaggio o meglio al momento in cui il personaggio prende vita. E quando prende vita? Come un neonato, la prima volta che parla! Ricordo il momento in cui mi accingevo a scrivere il mio primo giallo. Quando inizi a scrivere hai già qualcosa dentro che deve uscire, tant’è che alla fine ti senti esausto e, se non svuotato, da rigenerare. Venivo da un’esperienza di racconti brevi in cui la quasi totalità della narrazione era affidata al discorso indiretto. Per quanto il racconto breve sia stato, e lo sia tuttora, un ottimo banco di prova, la mia preparazione e la mia predisposizione me lo facevano affrontare come un tema alle superiori, o qualcosa del genere. C’era il cappello-introduzione, uno svolgimento e la conclusione, forse un messaggio o l’espressione di un’opinione, un’idea, una posizione personale, insomma. I dialoghi erano rarefatti e ridotti al minimo necessario, come in un documentario.
Non è stato così nel momento di affrontare la prima prova “matura”: avevo un’idea chiara e che ideona originale: una ragazza giovane e carina era stata uccisa! Avevo scritto l’incipit così come mi era venuto, tosto e brutale quanto poteva bastare; e il personaggio principale era stato presentato, finalmente come piaceva a me e come lo desideravo io. E allora? Allora, era ora che si facesse sentire, che parlasse! Ho avuto un momento di smarrimento: e che vuole questo? Soprattutto: che dice? Parla lui o parlo io? Ci ho riflettutto un po’, ho pensato a lui. Mi sono distaccato e l’ho immaginato proprio come un’altra persona, non come una mia propaggine. Se l’ho pensato così, ragionerà più o meno così,ecco cosa mi sono detto. E così è stato. Non c’è stato nessun problema, in realtà, perché ho aperto le virgolette e lui ha parlato lì, dalla carta -virtuale- bianca di Word, e non c’è stato bisogno di suggerigli nulla, perché è andato avanti da solo e, subito adulto, ha saputo chi era e come doveva trattare gli altri. Sulla scia, anche gli altri personaggi via via arrivati non hanno avuto problemi, e per tutti c’è stato il momento fatale del primo respiro: da qui hanno proprio preso vita reale. È vero, ci sono personaggi che parlano, da subito, dando del tu al lettore: sono tecniche narrative diverse, ma in entrambe parlano e vivono autonomamente.
Non è la storia che abbiamo in mente, in realtà la storia del personaggio? Ecco perché credo che dare vita a un personaggio non sia soltanto una bella frase o un luogo comune: ma ciò che rende lo scrittore effettivamente autore.

FRANCESCO ZAMPA (1964) vive e lavora in Umbria. Appassionato di cinema, fumetti e libri, è autore di gialli e thriller.
Ha già pubblicato una graphic novel nel 2010, “Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza” e ha scritto alcuni racconti che hanno per protagonista il maresciallo dei carabinieri Franco Maggio, uno dei quali, “Destinatario Sconosciuto” è stato pubblicato in una raccolta nel Giallo Mondadori.
Il maresciallo Franco Maggio è protagonista anche del suo romanzo d’esordio, “Doppio Omicidio per il Maresciallo Maggio”, della raccolta di racconti “C'è sempre un motivo, Maresciallo Maggio!” e del suo ultimo romanzo “Gioco pericoloso, Maresciallo Maggio!”.
 
Visitate il suo blog “I Racconti del Maresciallo Maggio”: http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it/
Trovate Francesco anche su Facebook: http://www.facebook.com/MarescialloMaggio
Infine date un’occhiata al suo profilo su GoodReads: http://www.goodreads.com/Zipporo
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Di Carla (del 01/02/2014 @ 00:30:20, in Lettura, linkato 2902 volte)

 Storia mediocre, prodotto editoriale scadente
 
C’è da dire che si tratta di un prodotto di edicola rivolto probabilmente a un pubblico giovane (o almeno è ciò che mi auguro), ma ciò non lo giustifica. La storia non offre grandi spunti, ma ciò che la rende davvero poco godibile è la scarsa qualità della traduzione, fatta in qualcosa di molto lontano dall’italiano. Il testo è inoltre pieno di refusi. La trama è semplicistica, ma in linea col tipo di prodotto: mutanti, eroi, poteri psichici, finale scontato. Forse, se fosse stato tradotto in maniera più decente, l’avrei apprezzato di più come lettura da spiaggia, ma il modo in cui è scritto a volte dà proprio sui nervi.
Migliore sotto certi aspetti il racconto in fondo al libro, scritto sicuramente meglio (l’autore è italiano, quindi nessuna traduzione) e abbastanza divertente nel suo essere un po’ maschilista. Nonostante ciò l’ho trovato un po’ troppo sopra le righe, troppo surreale per essere preso sul serio anche come racconto umoristico.
 
Supermutante su Amazon.it (usato).
 

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Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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Di Carla (del 30/01/2014 @ 18:35:20, in Rassegna stampa, linkato 4065 volte)


Ecco una lista di articoli, recensioni, citazioni e interviste relative a "Deserto rosso" (la serie completa).
L'elenco verrà aggiornato man mano che nuovi articoli verranno pubblicati.

Intervista su SocializerIT (podcast)
http://www.socializer.it/episodi/socializer-ep5-creare-e-pubblicare-un-libro-nellera-dei-social-media-con-rita-carla

Scheda del libro su ParoleVacanti
http://parolevacanti.altervista.org/nataleconparolevacanti-deserto-rosso-secondo-ebook-regalo/

Scheda del libro sul Rose & Beps Blog
http://rosebeps.blogspot.it/2014/01/deserto-rosso-la-serie-completa-di-rita.html

Chi sarà il migliore scrittore italiano edito in self-publishing? su Scrivo.me
http://www.scrivo.me/2014/01/14/piu-bravi-scrittori-italiani-self-publishing/

Quali sono i migliori autori italiani autopubblicati in rete? su Giochi di parole... con le parole
http://giovanniventuri.com/2014/01/16/quali-sono-i-migliori-autori-italiani-autopubblicati-in-rete/

Rita Carla Francesca Monticelli presenta il libro "Deserto rosso" sulla Gazzetta del Sulcis-Iglesiente, N° 659, 23 gennaio, sezione Cultura
Articolo: http://www.anakina.net/public/Gazzetta_Sulcis-Iglesiente_23_01_2014.jpg
Sommario del giornale: http://www.gazzettadelsulcis.it/sommari/som_659.asp

Recensione di "Deserto rosso" di Giovanni Capotorto su Fogli Diversi e BraviAutori
http://foglidiversi.blogspot.it/2014/01/deserto-rosso-rita-carla-francesca.html
http://www.braviautori.com/book_deserto-rosso.html

Recensione del Dr. J.C Teophilus
http://recensionidallagalassia.blogspot.it/2014/01/la-saga-marziana-di-deserto-rosso.html

Tutto sul self-publishing: intervista a Rita Carla Francesca Monticelli su Girl Geek Life
http://www.girlgeeklife.com/2014/02/tutto-sul-self-publishing/

L'esperienza della giovane Rita Carla Francesca Monticelli - Una grande passione per libri e scienza, La Provincia del Sulcis Iglesiente, n° 267, 11 febbraio 2014
Articolo: http://www.anakina.net/public/La_Provincia_Sulcis-Iglesiente_11_02_2014.jpg

Intervista audio condotta da Veronica De Lorenzo di MV Fashion & Beauty
http://youtu.be/lvjLS4IAbtw

Citazione nell'articolo "#IndiesuIndie: Stefano Castelvetri" su Kuiper Belt
http://www.kuiperbelt.it/indiesuindie-stefano-castelvetri/

I 10 migliori autori italiani autopubblicati su Wired.it
http://www.wired.it/play/libri/2014/02/28/10-migliori-autori-italiani-autopubblicati/

Gli autopubblicati: fantasy e fantascienza i generi del futuro? su Finzioni Magazine
http://www.finzionimagazine.it/libri/a-dorso-di-drago/gli-autopubblicati-fantasy-e-fantascienza-generi-del-futuro/

La fantascienza nella testa (quella di Rita Carla Francesca Monticelli) sul blog Omicidi in Pausa Pranzo
http://omicidi-in-pausa-pranzo.com/2014/04/05/la-fantascienza-nella-testa-quella-di-rita-carla-francesca-monticelli/

Intervista ad Anna Persson su Kuiper Belt
https://www.anakina.net/dblog/articolo.asp?articolo=498

Il "Deserto rosso": la strana vita su Marte secondo Monticelli, L'Unione Sarda del 16 aprile 2014, pag. 25, sezione Cultura
Pagina: http://www.anakina.net/public/UnioneSarda-pagina-25-del-16-04-14.pdf

#SalTo14: Self-publisher, tirate fuori dai cassetti i vostri sogni! sul blog Equilibri Digitali
http://www.equilibridigitali.it/salto14-self-publisher-tirate-fuori-dai-cassetti-i-vostri-sogni/

Scrivere e pubblicare libri al tempo di internet: conversazione con Rita Carla Francesca Monticelli, sul blog ...vi parla il Maresciallo Maggio!
http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it/2014/05/scrivere-e-pubblicare-libri-al-tempo-di.html

Diventare scrittori con il self-publishing, su BuoneNotizie.it
http://www.buonenotizie.it/misc/cultura/2014/06/05/diventare-scrittori-con-il-self-publishing/

Recensione sul blog Pagine Sporche
http://paginesporche.blogspot.it/2014/07/recensione-rosso-di-rita-carla.html

Recensione sul blog Giochi di parole... con le parole
http://giovanniventuri.com/2014/08/01/deserto-rosso-aurora-vol-1/#more-4872

Deserto Rosso, suspense, avventura e sesso su Marte, su Tom's Hardware
https://www.tomshw.it/deserto-rosso-suspense-avventura-e-sesso-su-marte-60695   

Guida ai regali di Natale: Deserto rosso, su Tom's Hardware
https://www.tomshw.it/altro/deserto-rosso-suspense-avventura-e-sesso-su-marte/

AREABALENGA(17): intervista a RITA CARLA MONTICELLI, sul blog de LaMarchesa13
Prima parte: http://lamarchesa13.blogspot.it/2015/02/areabalenga17-intervista-rita-carla.html
Seconda parte: http://lamarchesa13.blogspot.it/2015/02/areabalenga-17-intervista-rita-carla.html

Intervista a Rita Carla Francesca Monticelli sul blog di Michele Amitrani
http://www.micheleamitrani.com/It/blog/76-intervista-a-rita-carla-francesca-monticelli.html

Carla Monticelli, narratrice scienziata tra verosimiglianza e fantasia, su La Nuova Sardegna dell'8 ottobre 2015
http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/10/08/news/carla-monticelli-narratrice-scienziata-tra-verosimiglianza-e-fantasia-1.12229364

Marte oltre The Martian, ecco la fantascienza che parla italiano, su Tom's Hardware
http://www.tomshw.it/news/marte-oltre-the-martian-ecco-la-fantascienza-che-parla-italiano-71427

Self-Publishing: le cinque migliori autrici self da tenere d’occhio, su House of Books
http://www.houseofbooks.it/2015/08/31/ciao-mondo/

Marte, deserto ma non troppo, su Global Science
https://www.globalscience.it/11277/scienza-da-leggere-e-da-vedere/marte-deserto-ma-non-troppo/



"Deserto rosso" è disponibile in formato cartaceo su Amazon (15,98 euro) e su Giunti Al Punto.
Disponibile in ebook su Amazon (3,99 euro), Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelli, iTunes, Google Play, Scribd, Smashwords, Barnes &Noble e Giunti Al Punto, senza DRM.

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Di Carla (del 25/01/2014 @ 02:22:47, in Esplorazione spaziale, linkato 3417 volte)

Un paio di settimane fa si è festeggiato il decimo anniversario dell’atterraggio su Marte del rover Spirit, ma la data di oggi, relativa all’approdo sul pianeta rosso del suo gemello Opportunity, è ancora più importante, poiché questo piccolo rover oggi celebra un vero e proprio compleanno, essendo tuttora funzionante.
 
Opportunity atterrò con successo su Marte il 25 gennaio 2004 (con riferimento all’orario universale) per quella che sarebbe dovuta essere una missione di soli tre mesi. E invece è ancora lì a inviare quotidianamente nuovi dati al suo team, al Jet Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena. In questo momento si trova in Solander Point, sul margine del Cratere Endeavour, dove si è posizionato con i suoi pannelli solari rivolti a nord (si trova nell’emisfero sud di marte) per raccogliere la massima insolazione durante il lungo inverno marziano (che dura sei mesi). Questo suo posizionamento gli dovrebbe permettere di ricevere abbastanza energia per continuare a lavorare anche in questo periodo dell’anno meno favorevole, durante il quale è in genere costretto a interrompere del tutto la sua attività per lunghi periodi.
 
Ma proprio in questi giorni il piccolo Oppy, come viene affettuosamente chiamato, è stato testimone di un evento insolito: la comparsa di una pietra di origine sconosciuta laddove non c’era nulla fino a dodici sol (giorni marziani) prima. Molto probabilmente lo spostamento della pietra è stato causato dai movimento dello stesso rover, ma ha comunque suscitato notevole curiosità anche per la sua composizione chimica inusuale. Il team di JPL sta tuttora investigando su questo mistero.
 
In attesa di ulteriori sviluppi, Opportunity si gode il raggiungimento di questo importantissimo traguardo, un vero e proprio record di longevità sulla superficie di un corpo planetario extraterrestre, che difficilmente verrà superato.
Il suo gemello Spirit, sebbene abbia smesso di funzionare qualche anno fa (la missione è stata conclusa nel marzo 2010) con i suoi oltre sei anni di servizio è stato comunque un grande successo.
Opportunity, durante i suoi 10 anni terrestri di servizio (più di 3550 sol), ha percorso oltre 39 km (che sono davvero tanti, considerato quanto è piccolo) e ha inviato oltre 187 mila immagini al suo team sulla Terra.
Sul sito della NASA dedicato all’esplorazione di Marte è stata messa online una sezione speciale per celebrare i 10 anni del programma di questi due rover, dove sono riportate tutte le loro scoperte.
 
Attualmente sulla superficie di Marte si trova anche un altro rover, Curiosity. Grande quanto una piccola auto, Curiosity va a spasso nel pianeta rosso da un anno e mezzo. La missione originale dovrebbe durare due anni, ma il rover, dotato di batteria a energia nucleare, potrebbe funzionare, salvo guasti di altra natura, fino a quindici anni. Purtroppo non si sa ancora se la missione verrà prolungata a causa dei problemi di budget della NASA. L’agenzia spaziale americana forse sarà costretta a scegliere tra questa missione e quella della sonda Cassini, che da 16 anni studia Saturno e le sue lune.
 
Nel frattempo Opportunity e Curiosity continuano il loro lavoro sul pianeta rosso. Le scoperte combinate dei due rover, tra le varie cose, hanno permesso di confermare che su Marte esistevano le condizioni per lo sviluppo della vita. Forse un tempo su Marte c’è stata la vita o forse c’è ancora, ma adesso sappiamo per certo che si tratta di una possibilità concreta.
Intanto facciamo i nostri auguri di buon compleanno a Opportunity, sperando che possa festeggiarne molti altri.
 
 
 
 
 
 
 
Foto e video: NASA/JPL.
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Ed eccoci arrivati al post conclusivo della serie di articoli dedicata alla Trilogia del Vuoto dell’autore britannico Peter F. Hamilton e anticipata dal mio intervento a FantascientifiCast dello scorso novembre.
Nel primo post vi ho illustrato brevemente i libri che costituiscono la trilogia, sia nell’edizione inglese che in quella italiana, e vi ho raccontato l’antefatto della trama. Nel secondo, invece, mi sono soffermata sugli aspetti religiosi e spirituali presenti all’interno della storia, analizzandone alcuni e mettendo in evidenza come l’autore ami partire da queste tematiche per poi riportare tutto in termini materiali.
In questo ultimo post vorrei, infine, esprimere un mio commento su questo autore.
 
Peter F. Hamilton è senza dubbio uno dei miei autori preferiti. Lo è diventato proprio leggendo la Trilogia del Vuoto. Lo è, prima di tutto, perché scrive delle storie complesse con diversi piani di lettura. Questo che riguarda la spiritualità è solo uno di essi, che può essere tranquillamente ignorato dal lettore che non è interessato a questo tipo di tematiche, poiché la bravura di questo autore, a mio parere, è data dalla capacità di misurare i vari elementi che costituiscono i suoi libri, senza che alcuno di essi risulti troppo invadente. E così i romanzi di Hamilton sono in grado di soddisfare l’appassionato di fantascienza che predilige per esempio l’azione, oppure l’aspetto socio-politico, anch’esso tipico della space opera, o ancora quello relativo all’uso della realtà virtuale, l’approfondimento dei personaggi, che sono sempre molto ben caratterizzati anche dal punto di vista emotivo, e così via.
 
A dire la verità, alcuni lo considerano un po’ prolisso, d’altronde stiamo parlando di un autore che difficilmente scrive romanzi sotto le 600 pagine (a caratteri minuscoli). La lunghezza delle sue storie non riguarda solo la complessità della trama, che già di per sé basterebbe, ma anche il modo dilatato in cui narra certe scene, soffermandosi spesso su lunghi dialoghi o dettagli dell’azione, dando l’impressione di un certo rallentamento del tempo durante il loro svolgimento.
Facendo un esempio banale, in una scena in cui un personaggio apre una porta e spara, Hamilton è capace di raccontare il fiume di pensieri che passano per la mente dell’interessato in quella frazione di secondo, ma anche il processo mentale, fisico e tecnologico dell’atto compiuto. Questa sua caratteristica ha il pregio di permettergli di mostrarci per davvero la scena, facendoci quasi sentire parte del libro, soprattutto laddove ciò che ci sta raccontando va molto al di là dell’immaginario comune.
 
Numerosi passaggi della Trilogia del Vuoto si svolgono nella mente dei esseri umani potenziati che nell’arco di un istante vedono icone, attivano processi virtuali, richiamano applicazioni, comunicano tramite l’Unisfera e così via. Si tratta di atti che non possono essere trasferiti in immagini, per esempio ne è impossibile una trasposizione cinematografica, ma tramite le sue parole, l’autore rallenta l’azione riuscendo a farci comprendere tutti questi dettagli, che in breve tempo la nostra immaginazione riesce a gestire con facilità, senza per questo influenzare negativamente la sospensione dell’incredulità.
 
Mi sono trovata più volte a leggere queste scene lunghissime, divertendomi nel farlo e allo stesso tempo soffrendo per la curiosità di sapere cosa sarebbe successo dopo, un dopo che tardava ad arrivare. E andava a finire che leggevo decine e decine di pagine senza neanche rendermene conto. E così i suoi libri con capitoli di 100 pagine in media e questa stessa trilogia che supera abbondantemente quota 2500 si leggono in tempi più brevi di quanto si possa pensare.
 
Al di là di questo, ciò che mi piace di lui è la capacità di immaginare scenari inediti, mescolare elementi noti della letteratura fantascientifica con idee originalissime, e di mettere davvero tanta roba nei suoi libri, capace di aprirti la mente e ispirare anche chi la fantascienza, come me, la scrive. E Hamilton mi è stato di grande ispirazione nei romanzi scritti finora, compresi quelli non pubblicati, persino di generi diversi dalla fantascienza. Oltre ad alcuni spunti da cui ammetto di aver attinto (in fondo lo scrivere è sempre un po’ caratterizzato dal copiare, talvolta non intenzionalmente, le idee altrui ed rielaborarle), la lettura dei suoi libri mi ha insegnato a non avere fretta nel portare a termine le scene, a fermarmi ad analizzarne i dettagli, emotivi, sensoriali, o relativi al ragionamento, per poter mostrare meglio l’azione al lettore, nella speranza di coinvolgerlo il più possibile. Facendo così mi sono ritrovata io stessa a sentirmi più coinvolta nelle scene che scrivevo e, credo, ad avere una vaga idea di quanto lo stesso Hamilton possa divertirsi a concepire e realizzare delle narrazioni così complesse.
 
C’è poi da dire che questo autore non si tira mai indietro quando deve inserire aspetti controversi nelle sue storie, di certo adatti soltanto a un pubblico adulto. Nei romanzi di Hamilton non manca mai il sesso, raccontato nelle situazioni più variegate, e dei concetti di famiglia decisamente alternativi (poligamia, rapporti sentimentali e sessuali con entità virtuali, con più persone di vari generi, con personaggi la cui coscienza è condivisa da più corpi, reali o virtuali, ecc…), ma il tutto viene trattato in maniera naturale, senza alcun senso di proibito, e rappresenta solo un altro dei piani di lettura cui facevo riferimento prima, che il lettore può decidere o meno di trascurare.
 
Per me Hamilton è stato, in un certo senso, una rivelazione e ha contribuito non poco nell’accrescere il mio amore per la narrativa di fantascienza, sia come lettrice che come scrittrice. Una cosa che dico sempre è che se leggi Hamilton e ne esci vivo, cioè riesci ad apprezzarlo nonostante la sua complessità e l’eccessiva lunghezza delle sue opere, dopo puoi leggere davvero di tutto. E ne sono tuttora convinta.
Se non avete mai provato a leggere un suo libro, non posso che consigliarvi di farlo, magari proprio con la Trilogia del Vuoto. Dopo sarà tutto in discesa!
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Di Carla (del 19/01/2014 @ 22:34:06, in Lettura, linkato 2898 volte)

 Cuori infranti… in serie
 
Dopo il romanzo “Un patto con una sconosciuta” e la novella “Gemelle incompatibili”, Martina Munzittu si cimenta in una storia rosa più classica, in cui i patimenti sentimentali delle protagoniste sono però sempre affiancati dall’ironia tipica dei suoi scritti, cui si aggiungono elementi drammatici sapientemente misurati. Ma la vera peculiarità di questa novella (anzi, quasi un romanzo breve) è che si tratta a tutti gli effetti dell’episodio pilota di una serie.
Ma andiamo per ordine. Le vicende narrate ruotano intorno a una sorta di associazione di mutua assistenza fra donne (e uomini) con problemi amorosi fra i più disparati, fondata da Nonna Pina, un’italiana trapiantata a Londra, e chiamata “Il Rifugio dei Cuori Infranti”. La serie ha uno sviluppo di tipo episodico, vale a dire che nell’ambito di una puntata vengono seguiti due “casi” che vengono risolti prima della sua fine. Allo stesso tempo esistono delle sottotrame che sospetto verranno sviluppate nel corso dei prossimi episodi. Inoltre verso la fine compare un nuovo personaggio, che anticipa l’episodio successivo. Il format è senza dubbio perfetto. Le due storie vanno avanti in parallelo, con un ritmo abbastanza sostenuto, costringendo il lettore, anche grazie allo stile leggero e coinvolgente della Munzittu, a girare una pagina dopo l’altra, finché non arriva alla conclusione. Il tutto è infarcito da elementi ironici, che strappano più di una risata, e altri più seri che spingono alla riflessione. Sullo sfondo la Londra odierna, scorci di vita quotidiana e location ben conosciute.
Il risultato soddisfa appieno le buone premesse. In questo episodio in particolare, intitolato “Tradimento”, si affronta questo tema molto comune in ambito sentimentale da due prospettive ben diverse, addirittura opposte, ma sempre in maniera misurata e convincente, grazie alla sensibilità dell’autrice che riesce ancora una volta a farci divertire e un po’ anche arrabbiare insieme ai suoi personaggi.
La brevità, se da una parte penalizza l’approfondimento delle storie e dei personaggi, ha dalla sua il fatto che permette al lettore di non dover attendere troppo per vedere soddisfatta la sua curiosità su come andrà a finire e nel contempo lo lascia col desiderio di leggere nuove storie come questa.
 
 
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La settimana scorsa ho inaugurato questa serie di post dedicata alla Trilogia del Vuoto di Peter F. Hamilton, facendo una carrellata dei libri che la costituiscono, sia in lingua originale che in italiano, e riassumendo l’antefatto da cui scaturisce la trama della serie. Potete leggere tutto questo nel post precedente.
Oggi invece vorrei soffermarmi proprio sugli elementi spirituali e religiosi contenuti in quest’opera dell’autore britannico. Farò prima un elenco delle tematiche (un approfondimento sulle tematiche religiose comuni nella fantascienza lo trovate in questo post) e poi porterò alcuni esempi, cercando di evitare il più possibile anticipazioni sulla trama.
 
 
Temi religiosi e spirituali della Trilogia del Vuoto
 
1) Presenza di una religione all’interno della storia. In questo caso si parla del Living Dream (Sogno Vivo, nella versione italiana). La religione è un elemento molto diffuso nella space opera, insieme alla politica. In questa serie i due aspetti, come spesso accade nella realtà, si confondono, per cui abbiamo il caso in cui l’elemento religioso ancora il lettore alla vita reale e al contempo supporta la sospensione dell’incredulità.
 
2) Elementi citati all’interno della storia che ricordano temi o archetipi religiosi ben noti. Ci sono numerosi riferimenti soprattutto al Cristianesimo e in generale alle grandi religioni monoteiste, che vengono utilizzati in contesti diversi, rimanendo però del tutto riconoscibili.
 
3) Metafora dello spirito e dell’immortalità dell’anima. Grazie alla tecnologia viene ricreata una forma di immortalità con la perpetuazione della coscienza sotto forma digitalizzata.
 
4) Il vedere gli elementi prodigiosi e magici come una semplice espressione di una scienza che non conosciamo. Questo è anche un tema ricorrente in tutta la bibliografia di Hamilton.
 
 
Esempi di temi religiosi e spirituali nella Trilogia del Vuoto
 
Dopo aver elencato brevemente i temi, di seguito vi presento una serie di esempi tratti dalla serie.
 
Iniziamo ovviamente dal Living Dream (Sogno Vivo). Questo ha una tipica struttura religiosa che può ricordare quella delle varie chiese cristiane. Essendo Hamilton britannico suppongo che si rifaccia all’Anglicanesimo, anche se il modello è riconducibile alla maggior parte delle strutture clericali.
Accanto alla struttura religiosa in sé si pone il fanatismo dei credenti (altro tema molto attuale), che sono molto determinati a trovare il sognatore, perché ritengono di aver bisogno di lui per entrare nel Vuoto e non si fermano davanti a nulla pur di raggiungere il loro scopo.
La religione viene qui utilizzata come motore principale degli eventi, in quanto tutta la storia scaturisce da questa intenzione dei credenti del Living Dream, e contemporaneamente per collegare il lettore all’attualità, in cui fenomeni del genere sono tristemente comuni.
Ma qui si osserva l’astuzia di Hamilton nell’usare sì elementi tipici delle religioni esistenti, ma di fatto nel raccontare un tipo di fanatismo che assomiglia di più a quello rivolto alle celebrità. Sebbene Edeard venga visto come una sorta di messia (e il sognatore come un profeta), in realtà il fanatismo non è di tipo spirituale, bensì molto materialista. I credenti vogliono andare sul Querencia, il pianeta nel Vuoto, per vivere con i loro corpi quella vita meravigliosa vista attraverso i sogni di Inigo. In questo loro desiderio non vi è proprio nulla di mistico.
 
Vi sono poi tutta una serie di riferimenti a temi religiosi all’interno della storia, anche questi usati con astuzia, poiché in ultima analisi di spirituale non hanno proprio nulla.
Per evitare anticipazioni, non vi dico chi è nella storia il Waterwalker o Camminatore sull’Acqua, ma è ovvio che ci ricorda qualcosa del Vangelo, no?
Un altro esempio è la religione esistente su Querencia (una sorta di religione nella religione) in cui si venera una certa Signora ed esistono delle donne (sacerdotesse/suore) che dedicano la loro vita a questa specie di pseudo-divinità. La Signora viene raffigurata in una statua all’interno di una simil-chiesa e apparentemente questa può ricordare la Vergine, sebbene leggendo la storia si scopre essere una figura femminile più simile a Maria Maddalena.
 
È chiaro che queste similitudini non sono casuali, ma sono citazioni magari un po’ irriverenti da parte di Hamilton, fatte per portare davanti al lettore qualcosa di noto e di facile comprensione, in un testo che invece è pieno di elementi che vanno ben oltre la nostra capacità di afferrarne il significato e richiedono un enorme sforzo di immaginazione.
 
Nella serie si parla anche di angeli che volano su ali, un altro elemento tipicamente religioso, ma in realtà queste ali sono campi di forza e gli angeli sono astronavi.
 
A un certo punto viene descritta una popolazione chiamata Silfen, che viene presentata in chiave mistica e pastorale (è una sorta di deriva fantasy all’interno dell’opera, un po’ come avviene con le vicende narrate su Querencia). Questo aspetto però è solo una facciata che nasconde una complessa tecnologia. I Silfen, per esempio, usano l’entanglement quantistico per comunicare (lo stesso utilizzato per il Campo Gaiano).
 
Abbiamo poi lo spirito che viene assimilato a dei file salvati in un server, una coscienza digitalizzata, che possono essere caricati nella mente potenziata di un clone di una persona deceduta, illudendosi così di sconfiggere la morte (parlai di qualcosa del genere anche nell’articolo su Battlestar Galactica). Ciò può essere visto come una sorta di metafora dell’immortalità dell’anima.
 
E ancora, il desiderio dei credenti del Living Dream di andare nel Vuoto di certo ricorda l’Esodo degli ebrei e la loro volontà di raggiungere la terra promessa.
 
Allo stesso modo l’astronave con cui i primi abitanti di Querencia vi sono arrivati tanto tempo prima può essere assimilata all’arca di Noè ed essi sono come gli unici sopravvissuti che danno origine a una nuova civiltà, che nasce quindi da una precedente. Si tratta anche questo di un tema molto caro alla fantascienza.
 
Infine lo stesso Vuoto può essere paragonato a una sorta di paradiso.
 
 
Spiritualità ridotta a scienza
 
Questi sono solo alcuni esempi che ancora ricordo a più di tre anni dalla lettura della serie. Probabilmente a una più attenta analisi ne salterebbero fuori molti di più. Il punto però è un altro.
Da una parte abbiamo Hamilton che dissemina in questa bellissima trilogia numerosi elementi religiosi, spirituali e paranormali, ma lo fa solo in apparenza, per poi alla fine dare a tutto una spiegazione pseudo-scientifica. Non è fantascienza hard, perché ci sono i motori ftl e tante altre cose scientificamente impossibili, benché siano meno di quante si possano immaginare, ma comunque l’autore si sofferma a lungo nel riportare tutto in termini materiali che vengono proprio posti in contrasto con la spiritualità stessa che pareva caratterizzarli.
In altre parole abbiamo una trilogia infarcita di spiritualità con lo scopo di negarla.
 
 
Nel prossimo post cercherò invece di proporvi un mio personale commento sul questa serie di Hamilton e in generale su questo autore che, oltre a essere uno dei miei preferiti, è senza dubbio uno dei più interessanti nel panorama della narrativa fantascientifica contemporanea.
Vi ricordo che potete anche ascoltare il mio intervento su Hamilton nella puntata 31 del podcast FantaScientificast.
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25/05/2024 @ 06:20:02
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