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 Ilheus (Brasile)... di Carla
 

“Mi chiedo cosa si provi a possedere un corpo.”
Ophir. Codice vivente




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SELF-PUBLISHING LAB. IL MESTIERE DELL'AUTOEDITORE
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SIRIUS. IN CADUTA LIBERA
Vista dall’orbita la Terra è allo stesso tempo vicina e irraggiungibile.

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Scopri gli altri libri del ciclo, DESERTO ROSSO, L’ISOLA DI GAIA e OPHIR. CODICE VIVENTE, su: www.desertorosso.net


LA TRILOGIA DEL DETECTIVE ERIC SHAW
Cosa faresti se una persona che ami fosse un serial killer?
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PER CASO - Conosci il tuo nemico. www.anakina.net/percaso

AFFINITÀ D’INTENTI - 24 ore. 2 persone. 1 obiettivo. www.anakina.net/affinita


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Di Carla (del 13/08/2020 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 301 volte)
Continua l’estate e servono sempre più libri da leggere, no? Ed ecco che tra le offerte del mese di Amazon ad agosto c’è ancora un mio libro: “Sindrome”, il secondo libro della trilogia del detective Eric Shaw.
 
Fino al 31 agosto “Sindrome” è in offerta a soli 1,50 euro (invece di 2,99 euro) su Amazon: https://amzn.to/2PQTwni
 
 
Se avete già letto “Il mentore”, è arrivato il momento di continuare la storia del detective Shaw e della sua allieva!
 
Oltre a “Il mentore” (bestseller internazionale con oltre 170 mila lettori in tutto il mondo), la trilogia include “Oltre il limite”, il romanzo che conclude la storia. Entrambi sono disponibili su Amazon al prezzo speciale di 2,99 euro.
Sempre su Amazon (e su Giunti Al Punto) tutta la trilogia è disponibile in edizione cartacea, mentre trovate quella ebook anche sugli altri principali retailer.
 
 
A distanza di ventuno mesi dalla drammatica scoperta dell’identità del serial killer denominato ‘morte nera’, in “Sindrome” ritroviamo il caposquadra della scientifica Eric Shaw, la detective della omicidi Miriam Leroux e la criminologa Adele Pennington alle prese col caso dell’omicidio di due spacciatori collegati a un noto trafficante di droga, Aiden Murphy, evaso appena due settimane prima nell’assalto del furgone della polizia penitenziaria che lo stava riportando in prigione dopo un’udienza in tribunale.
Eric, però, si trova a vivere un periodo difficile, combattuto tra il dovere di assicurare i criminali alla giustizia, che in passato l’ha talvolta spinto a manipolare le prove fisiche pur di impedire che il colpevole venisse scagionato, e la consapevolezza di essersi lui stesso reso connivente nei confronti di un’assassina, da cui suo malgrado non può o non vuole allontanarsi.
Nella speranza di rimettere ordine nella propria vita, ha ripreso a frequentare una sua vecchia fiamma, la dottoressa Catherine Foulger, primario di pediatria dell’Ospedale St Nicholas di Londra. Ed è proprio per via di questa relazione che viene a conoscenza dell’accusa mossa da un’infermiera dello stesso reparto nei confronti della madre di un paziente, resasi a suo parere responsabile dei ripetuti peggioramenti del bambino.
I due casi si dipanano in parallelo nel giro di pochi giorni durante i quali l’investigazione si intreccia fatalmente con la vita privata di Eric e con quella della sua allieva, in un susseguirsi di omicidi, colpi di scena e rivelazioni.
 
 
Se siete in cerca di crime thriller per le vostre letture estive, non perdete l’occasione di acquistarne uno a un prezzo veramente speciale.
 
Maggiori informazioni sui singoli libri le trovate sul minisito dedicato alla trilogia, in cui è anche possibile leggere le anteprime: www.anakina.net/detectiveshaw
 
Di Carla (del 14/07/2020 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 496 volte)

 Rapido e spietato
 
Nessuno racconta il male come Thomas Harris, in tutte le sue sfumature, che vanno dalla paura alla fascinazione. Anche per questo è il mio autore preferito, nonostante (o forse grazie al fatto che) non sia molto prolifico. Perciò, quando ho saputo che stava per uscire un suo nuovo libro dopo ben tredici anni dal precedente, non stavo nella pelle nell’anticipazione della sua lettura. Ovviamente, non l’ho comprato appena uscito. Come tutti i libri dei miei autori preferiti, l’ho lasciato maturare, mi sono guardata intorno, ho letto i giudizi poco lusinghieri che ha raccolto e, a ogni pessima recensione in cui mi imbattevo, sentivo che sarebbe stata una grande lettura. E non mi sbagliavo.
“Cari Mora” è sintetico. Una prosa accattivante senza fronzoli né informazioni inutili. Ogni parola è una pennellata precisa sui protagonisti di questa storia e sul mondo spietato in cui si muovono, dove nessuno è buono, ma tutti sono cattivi o danneggiati (o entrambe le cose). Qualcuno di più, qualcuno di meno.
È rapido. Non ci sono riflessioni, pause. Tutto accade molto velocemente. Sembra una storia concepita per essere trasformata in un film. Sarebbe un grande film nelle mani del giusto sceneggiatore e del giusto regista.
Il titolo non è altro che il nome del personaggio principale, ma l’autore non si limita a indugiare su di lei. Entra in profondità nella mente dei comprimari e in particolare dell’antagonista. E un brivido ti corre nella schiena nell’affacciarti, anche solo per un istante, sui pensieri di quest’ultimo. Ma non c’è tempo per rimuginarci sopra, perché la storia continua, veloce e inesorabile.
Come in tutti i libri di Harris, non puoi semplicemente smettere di leggere. Il libro ti chiama durante il giorno, reclama la tua attenzione. Non sono una persona dalle letture compulsive o che si dimentica di tutto il resto per leggere. Solo i libri di Harris mi fanno questo effetto.
La parte più entusiasmante è senza dubbio il finale, in cui ti senti spacciato come Cari, ma lotti per la tua vita, senza fiato, col cuore a mille. Qui il personaggio esprime se stesso al massimo e mostra uno scorcio dell’immenso potenziale che possiede.
Se non sapessi quanto Harris è restio a scrivere con una certa frequenza, penserei che “Cari Mora” abbia proprio lo scopo di presentare questo personaggio (e quello del poliziotto), come primo di una serie di libri. Ma forse ciò che Harris vuole è solo offrirci gli elementi affinché la nostra fantasia vada avanti per conto proprio. Oppure dobbiamo aspettarci in futuro una serie TV ispirata proprio a questo romanzo.
Non lo so. So solo che spero che Harris scriva ancora.
 
Cari Mora (Kindle, cartaceo e audiobook) su Amazon.it.
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Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
Di Carla (del 25/06/2020 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 453 volte)
L’estate è ormai iniziata e questo è il momento giusto di fare scorta di libri. E tra le offerte del mese di giugno selezionate da Amazon potete trovare anche l’ebook de “Il mentore”.
 
Fino al 30 giugno “Il mentore” è in offerta a soli 1,50 euro (invece di 2,99 euro) su Amazon: https://amzn.to/3fTdKIf
 
Se non avete ancora iniziato la trilogia del detective Eric Shaw, questa è l’occasione per farlo, ma avete ancora poco tempo!
 
Il mentore” è stato un bestseller internazionale nella sua edizione inglese, raggiungendo oltre 170 mila lettori in tutto il mondo.
La trilogia include anche “Sindrome” e “Oltre il limite”, entrambi disponibili su Amazon a 2,99 euro.
Sempre su Amazon (e su Giunti Al Punto) tutta la trilogia è disponibile in edizione cartacea, mentre trovate quella ebook anche sugli altri principali retailer.

Ambientata nella Londra odierna tra il 2014 e il 2017, la trilogia del detective Eric Shaw ha come protagonista un caposquadra della sezione scientifica di Scotland Yard, che si trova ad affrontare un periodo cruciale della propria vita. L’eccessiva dedizione al lavoro ha causato il fallimento del suo matrimonio e l’ha trasformato in un poliziotto pronto a infrangere più di una regola pur di soddisfare la sua ossessione di assicurare i criminali alla giustizia. Il suo già precario equilibrio viene minato da una criminologa della sua squadra, molto più giovane di lui, Adele Pennington, per cui prova dei sentimenti che lui stesso considera inappropriati vista la differenza d’età, e da una serie di delitti sui quali indaga insieme alla figlioccia Miriam Leroux, detective della Omicidi. Essi mostrano delle somiglianze con un caso irrisolto del 1994, nell’ambito del quale lo stesso Eric aveva tratto in salvo da una scena del crimine una bambina di sette anni, unica testimone del massacro della propria famiglia.
 
Se siete in cerca di un crime thriller per le vostre letture estive, non perdete l’occasione di acquistarne uno a un prezzo veramente speciale.
 
Maggiori informazioni sui singoli libri le trovate sul minisito dedicato alla trilogia, in cui è anche possibile leggere le anteprime: www.anakina.net/detectiveshaw
 
Di Carla (del 20/06/2020 @ 09:30:00, in Serie TV, linkato 818 volte)
© Empreinte Digitale
Ultimamente mi sto interessando alla produzione europea in ambito di serie TV, così quando lo scorso autunno ho scoperto che su Rai 4 trasmettevano una serie francese di fantascienza addirittura ambientata su Marte, mi ci sono subito fiondata. Ammetto che non avevo grandissime aspettative, poiché era evidente che si trattava di una produzione con un budget contenuto, e, invece, mi sono dovuta ricredere.
 
Missions” (il cui titolo può essere pronunciato sia in francese che in inglese) è una serie francese creata da Ami Cohen, Henri Debeurme e Julien Lacombe e prodotta da Empreinte Digitale nel 2017. Finora comprende due stagioni, ma è stata già commissionata una terza, che è in fase di pre-produzione. Ogni stagione è costituita da 10 puntate di circa 20 minuti l’una.
Il cast, perlopiù francese, include anche l’italiana Giorga Sinicorni, nel ruolo di Alessandra Najac, che è uno dei personaggi più controversi e per questo più interessanti della serie. Io e Omar Serafini abbiamo avuto il piacere di intervistarla di recente su FantascientifiCast.
 
La serie racconta della missione dell’ESA Ulysses 1, la prima con equipaggio umano su Marte. Mentre la nave sta arrivando sul pianeta rosso, l’equipaggio viene informato che una missione della NASA, Zillion 1, in cui è stata usata la propulsione nucleare, è arrivata prima, ma non si hanno più notizie degli astronauti, quindi Ulysses 1 è diventata una missione di soccorso. Nel frattempo sta arrivando una terza missione, Zillion 2.
 
Un aspetto particolare è che entrambe le missioni sono finanziate da dei privati. Quella dell’ESA da William Meyer (miliardario svizzero), che fa anche parte dell’equipaggio. Quella della NASA, da Ivan Goldstein (miliardario americano) ed è portata avanti dalla sua azienda chiamata, appunto, Zillion.
Non ho potuto fare a meno di vedere in questi due personaggi una sorta di lato “buono” e “cattivo” delle figure pubbliche contemporanee del settore aerospaziale privato. Il personaggio di Meyer, in particolare, con la smania di andare di persona sul pianeta rosso mi ha subito fatto venire in mente Elon Musk.
 
© Empreinte Digitale
 
La serie, inoltre, si apre sulla vicenda del cosmonauta russo Vladamir Komarov, morto durante la missione Soyuz 1 nel 1967. Si tratta di una scelta originale, che permette al pubblico di sapere qualcosa di più di questo compianto eroe spaziale.
 
Non posso dire troppo sulla trama, che è caratterizzata da continui colpi di scena sviluppati in base alla serialità. In ogni puntata di 20 minuti la trama va avanti apparentemente lenta, per poi accelerare verso la fine e lasciarci con un punto di svolta.
Per fortuna, venivano trasmesse da Rai 4 (poi rese disponibili su Rai Play) tre puntate alla volta!
 
La storia include un insieme elementi già visti nella fantascienza marziana e non, ma la particolarità sta nel modo in cui sono amalgamati.
Tra gli aspetti originali c’è il personaggio di Komarov, o meglio del qualcosa che sembra lui, che ha un ruolo importante all’interno della trama. E a questo proposito una serie di flashback ci permettono di conoscere di più sul vero Komarov, anche se poi risulta marginale nell’economia della storia. È però interessante e aggiunge un tocco europeo alla narrazione.
 
Tutta la serie è ricca di flashback, che forniscono informazioni sui personaggi. Nella seconda stagione, in particolare, servono per spiegare cosa è accaduto nei cinque anni passati dopo la fine della prima.
Questo alternarsi dei diversi piani temporali permette di scoprire la storia poco alla volta, fornendo impensati colpi di scena.
Si tratta di una scelta narrativa che amo particolarmente, poiché è in grado di spiazzare il fruitore, mostrandogli certe informazioni solo nel momento in cui queste possono ottenere il massimo effetto.
 
La prima stagione è costata appena 1,5 milioni di euro ed è stata girata in soli 27 giorni. E, nonostante ciò, il risultato è davvero lodevole. Ma è nella seconda che, a fronte di un aumento di budget fino a 2 milioni (quindi non certo stellare), si osserva l’aprirsi della storia a nuove possibilità, che sono accompagnate da effetti visivi più incisivi e dall’utilizzo di un maggior numero di ambientazioni, che la rendono ancora più realistica.
 
© Empreinte Digitale
 
C’è un elemento fortemente mistico nella storia, sebbene gli si dia un’impronta scientifica o ci si provi. Qui ho trovato somiglianze inquietanti con “Deserto rosso”, anche se più nella forma che nella sostanza. Ci sono menti collegate, un elemento biologico, l’intelligenza artificiale che si ribella, una protagonista che esce di nascosto dalla base e poi si fa male (e poi la salvano), gente che muore all’improvviso in incidenti o in circostanze misteriose, gente che perde la testa e uccide, storie sentimentali tra i protagonisti. Ma c’è anche altro che invece non ha nulla a che vedere con la mia serie marziana, per esempio, dei portali che mi ricordano Stargate e altre supertecnologie di origine sconosciuta (almeno finora).
 
Nonostante il budget ridotto, la qualità visiva è molto buona. Ci sono delle semplificazioni sia scientifiche sia per quanto riguarda alcuni aspetti tecnici (come le tute, che evidentemente non sono pressurizzate), ma ciò non influenza negativamente il risultato, poiché siamo totalmente presi dalle vicende dei personaggi, che i dettagli hanno ben poca importanza. La regia, la fotografia e il montaggio sono molto ben riusciti, e la musica mai ingombrante sottolinea la storia in maniera efficace. Il tutto è caratterizzato da un certo senso di realtà. Si ha l’impressione di avere a che fare con un futuro reale molto prossimo.
 
Ho letto sui social network e in articoli su altri blog e magazine delle opinioni negative sui dialoghi, ma non sono d’accordo. Siamo troppo abituati ai prodotti anglosassoni e questo è, invece, un prodotto francese. E lo si vede anche dai dialoghi. Anzi, l’ottimo lavoro di adattamento e doppiaggio riesce a sfumare eventuali eccessi “teatrali” e rende anche questo aspetto adeguato a tutto il resto.
Forse l’auto-doppiaggio di Giorgia Sinicorni tende a spiccare un po’ nell’insieme delle voci, ma è qualcosa di inevitabile, visto che fare la doppiatrice non è il suo lavoro e allo stesso tempo i doppiatori italiani sono talmente bravi che farebbero sfigurare chiunque. In ogni caso, questo piccolo dettaglio tende a sparire nella seconda stagione, un po’ perché c’è stato sicuramente un miglioramento nella performance della Sinicorni e un po’ perché noi spettatori ci siamo abituati alla sua voce, grazie anche al fatto che il personaggio ha un ruolo più ampio nella storia. E, diciamocelo, trattandosi dell’unico personaggio italiano nella serie, ha senso che “suoni” diverso dagli altri.
Comunque, per apprezzare l’interpretazione della Sinicorni, consiglio di vedere il suo showreel, in cui sono riportati due spezzoni di scene tratte da questa serie: una in francese e una in inglese.
Forse varrebbe la pena di rivedere le due stagioni in lingua originale, appena Rai Play le rimetterà a disposizione, cosa che sicuramente accadrà con l’uscita della terza. Nel frattempo, è disponibile in DVD e Blu-ray la versione francese della prima stagione su Amazon.
 
Qui sotto, invece, potete vedere il trailer.
 
 
 
Sebbene quella di “Missions” sia una storia in cui l’aspetto che va oltre la scienza ha un ruolo di una certa importanza, mi sono ritrovata a paragonarla alla porzione drama del docudrama “Marte” di National Geographic. La direzione che prende è completamente diversa, perché diversi sono gli scopi, ma come qualità generale, facendo le dovute proporzioni a livello di budget, credo che “Missions” non abbia nulla da invidiare alla serie americana.
Inoltre, credo che assomigli molto (e magari ne è anche stata influenzata) a “Defying Gravity”, serie americana del 2009, cancellata dopo la prima stagione, in cui si mescolano gli stessi elementi (relazioni tra i personaggi, un mistero che va oltre la scienza, l’esplorazione spaziale nel prossimo futuro) e le stesse tecniche (i flashback), ma ovviamente con ben altro budget. Ammetto, anche, che mi fu di ispirazione nel momento in cui ideai “Deserto rosso”. Si tratta in un certo senso della stessa tipologia di fantascienza, che, partendo da elementi spiccatamente hard, li mescola a qualcosa di più soft non ben definito, in grado di stimolare la fantasia dello spettatore.
 
In conclusione, ho apprezzato molto lo sforzo immaginifico di questa serie, supportato da un’ottima sceneggiatura, con un ritmo incalzante e capace di far nascere di continuo nuove domande. Se avessi avuto a disposizione tutte le due stagioni dall’inizio, le avrei viste nel giro di due o tre giorni, tanta era la curiosità alla fine di ogni episodio.
In ogni caso, tutto questo, insieme a un buon cast e a una componente visiva molto ben curata, a mio parere, fa di “Missions” una scommessa vinta nell’ambito della fantascienza europea.
 
Di Carla (del 12/06/2020 @ 09:30:00, in Interviste, linkato 686 volte)

A cinque anni di distanza dalla nostra precedente chiacchierata, qualche giorno fa ho avuto il piacere di essere intervistata di nuovo da Veronica De Lorenzo di MV La creatività è di moda. E questa volta abbiamo parlato nel mio nuovo libro: “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”.
 
In circa mezz’ora abbiamo ho avuto modo di illustrare l’intento di questo mio primo saggio, vale a dire offrire una guida a tutti coloro che vogliono diventare editori dei propri libri, ma mi sono anche soffermata sulla sua genesi (deriva da un laboratorio universitario che tengo all’Università degli Studi dell’Insubria) e ho provato a descriverne a grandi linee il contenuto.
 
Voglio ringraziare ancora una volta Veronica per questa opportunità. Le sue domande puntuali e la sua professionalità mi hanno consentito di affrontare con maggiore dettaglio alcuni argomenti su cui non avevo avuto ancora modo di soffermarmi durante la promozione del libro. A un certo punto, per esempio, mi sono ritrovata a raccontare come l’interazione con i miei lettori mi aiuti a comprendere la mia voce di autrice e in ultima analisi, riportando un caso specifico, come ciò mi torni spesso utile durante la fase di scrittura. Ma abbiamo anche affrontato alcuni aspetti relativi alla trasformazione del manoscritto in prodotto editoriale e alla promozione di quest’ultimo.
 
Se siete curiosi, non vi resta che premere play e ascoltare l’intervista. E, se si va, condividete il video con i vostri amici.
 
Buon ascolto!
 
 
 
Ma come, è passato già un altro anno?
A quanto pare sì e, come da tradizione, la mia creatrice solo per oggi mi ha permesso di impossessarmi del blog per parlare direttamente con voi.
Oggi, infatti, è un giorno importante, è un po’ come se fosse il mio compleanno, perché proprio oggi, ma otto anni fa, cioè il 7 giugno 2012, veniva pubblicato “Deserto rosso – Punto di non ritorno, il libro da cui tutto è iniziato: la mia storia, l’attuale ciclo dell’Aurora e l’avventura della mia creatrice nell’autoeditoria.
Da allora l’intero ciclo ha venduto oltre 14.700 copie.
 
 
Quest’anno, però, è particolarmente importante, poiché sarà anche quello in cui il ciclo si concluderà. È infatti prevista per il 30 novembre 2020 la pubblicazione del libro finale: “Nave stellare Aurora.
 
Proprio in questi giorni la mia creatrice sta scrivendo l’ultimo capitolo del libro!
 
Si tratta di un romanzo davvero lungo. Al momento il conteggio delle parole è arrivato a quasi 180 mila (come riferimento, “Deserto rosso”, che include ben quattro libri, raggiunge le 235 mila parole complessivamente) e mancano ancora cinque scene alla conclusione.
La scrittura è iniziata oltre un anno fa, infatti ve ne parlai nella mia incursione precedente su questo blog. Il libro è costituito da quattro parti.
 
La prima, “L’eredità degli Asbury”, ambientata sulla Terra, si riaggancia cronologicamente alla fine de “L’isola di Gaia” e da lì in poi, salvo qualche brevissimo flashback, la storia procede in avanti per il resto del libro. Questa parte ha come personaggio principale Alicia e si apre in Antartide, per poi spostarsi a Londra. Insieme ad Alicia, ritroviamo Gabriel e Andrew, ma anche un altro personaggio già visto in ben due libri del ciclo: Virginia Logan.
 
La seconda parte, “L’alleato”, si svolge invece sulla Luna e ha come protagonista Hassan. Insieme a lui ci siamo io (Anna), i nostri figli, Alicia e Gabriel, ma anche alcuni personaggi vecchi (visti in “Sirius. In caduta libera”) e nuovi (tra cui spicca quello del cinese Chang Shi).
 
La terza parte, “Ordine d’azione”, si svolge a bordo della nave stellare del titolo ed è narrata in gran parte dal punto di vista di Melissa. Negli ambienti confinati nell’Aurora ci troviamo in cento personaggi (più uno!), tra terrestri e marziani, e dobbiamo trovare il modo di convivere durante il lungo viaggio. E ovviamente non andrà tutto liscio.
 
Infine, c’è la quarta parte, “L’intento”, attualmente in fase di completamento, su cui non posso dirvi nulla, altrimenti cadrei nello spoiler. Una cosa però posso dirvela: indovinate chi torna ad avere il ruolo principale (e a fare danni)? Io!
 
A tutto ciò si aggiunge la voce narrante in prima persona dell’intelligenza artificiale CUSy, detta anche Susy, che guida il lettore durante la storia e che, a sua volta, andrà incontro al proprio destino.
Quale sarà?
Be’, il 30 novembre 2020, fra meno di sei mesi, lo saprete anche voi.
 
Nel frattempo, se non avete ancora iniziato a leggere il ciclo dell’Aurora o siete rimasti indietro di qualche libro, sarebbe anche il momento di recuperare, no?
Trovate tutte le informazioni sulle quattro parti del ciclo già pubblicate, “Deserto rosso”, “L’isola di Gaia”, “Ophir. Codice vivente” e “Sirius. In caduta libera”, sul minisito a esso dedicato: www.desertorosso.net
 
Se invece volete tenervi in contatto con me, mi trovate sempre sul mio account Twitter, dove condivido articoli sull’esplorazione spaziale sia in inglese che in italiano.
 
Per il resto, ci vediamo a novembre a bordo della “Nave stellare Aurora”!
 
 
Di Carla (del 06/06/2020 @ 09:30:00, in Podcast, linkato 709 volte)
Anche quest’anno faccio una delle mie incursioni sul podcast FantascientifiCast (e presto ce ne sarà un’altra) per parlare di fantascienza marziana.
Stavolta io e Omar Serafini intervistiamo una ospite speciale nell’ambito della rubrica Caratteri fantastici. Si tratta dell’attrice Giorgia Sinicorni, che interpreta il ruolo di Alessandra Najac nella serie TV francese di fantascienza intitolata “Missions”.
 
 
 
Durante una lunga chiacchierata, abbiamo conosciuto meglio Giorgia e abbiamo scoperto che, oltre a essere simpaticissima, è una grande fan della fantascienza!
Ci ha raccontato un po’ di retroscena relativi alla realizzazione delle prime due stagioni di “Missions” (la serie è andata in onda mesi fa su Rai 4), con tanto di interessanti aneddoti, ha parlato della sua esperienza nell’autodoppiare il suo personaggio, che aveva interpretato recitando alcune scene in inglese e tutte le altre in francese, e ci ha dato una piccola anticipazione sulla terza stagione, attualmente in fase di pre-produzione.
 
Se non avete visto “Missions”, vi consiglio di ascoltare il nuovo episodio di FantascientifiCast per scoprire qualcosa di più su questa serie europea che non ha nulla da invidiare alle produzioni d’oltreoceano. Se invece l’avete vista, venite a conoscere meglio la persona che si cela dietro il controverso personaggio di Alessandra Najac.
 
Venite ad ascoltare il podcast su Podbean, iTunes (dove potete anche lasciare una recensione), Spotify e sul sito di FantascientifiCast (anche facendo clic sull’immagine sopra), dove potete leggere anche la presentazione.
 
Oppure, se andate di fretta e volete ascoltarlo subito, fate clic sul pulsante play qui sotto.
Buon ascolto!
 
 
Di Carla (del 30/05/2020 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 638 volte)
Dopo averci lavorato per un anno e mezzo, sono felice di annunciarvi che oggi finalmente esce il mio primo libro saggio: “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”.
Basato sul laboratorio di self-publishing che tengo da qualche anno l’Università degli Studi dell’Insubria, a Varese, questo libro nasce con lo scopo di fornire una guida all’autoeditoria per tutti coloro che, per un motivo o per un altro, sono interessati a questo modello editoriale.
 
 
Il libro è suddiviso in cinque parti.
Nella prima definisce il concetto di autoeditoria, spiegandone la differenza con la semplice autopubblicazione, ne delinea la storia e le sue caratteristiche principali, inclusi i vantaggi e gli svantaggio.
 
Nelle tre parti centrali il lettore viene guidato in quelli che sono i tre ruoli in cui ogni autoeditore si cala nel creare un prodotto editoriale.
 
L’autoeditore nel ruolo di autore decide in autonomia cosa scrivere, sia come argomento che come formato di lunghezza, programma la propria attività di scrittore sul breve e il lungo termine, si impegna a migliorare la propria arte e la propria tecnica, mette da parte nuove idee e, ovviamente, scrive.
 
L’autoeditore nel ruolo di editore è un editore a tutti gli effetti. Deve gestire la preparazione del prodotto editoriale fino alla sua pubblicazione (editing, correzione di bozze, formattazione, creazione della copertina, descrizione del libro, individuazione dei generi e dei sottogeneri, quindi del target, selezione dei canali di distribuzione, prezzo del libro, preparazione dei vari formati, ecc…) e tutte le attività a essa correlate (aspetti fiscali, protezione del diritto d’autore, acquisizione dei codici ISBN, cessione di diritti accessori e così via).
 
L’autoeditore nel ruolo di imprenditore deve fare in modo che gli sforzi compiuti come autore e editore siano in qualche modo ripagati.
Deve creare un proprio brand, mettere in pratica le tecniche di promozione che conosce, studiarne sempre delle nuove, e occuparsi di tutti quegli aspetti che permetteranno al prodotto editoriale di giungere al proprio target di lettori.
 
Infine l’ultima parte affronta il talvolta difficile rapporto tra l’autoeditoria e l’editoria tradizionale, analizzando le interazioni che già si realizzano tra di esse e provando a delineare degli scenari futuri.
 
Il tutto è raccolto in un volume di 488 pagine e oltre 139 mila parole, in cui ho riversato una buona parte dell’esperienza che ho maturato in questo mestiere negli ultimi otto anni.
 
“Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” è disponibile in ebook a 4,99 euro (in offerta a 3,99 euro solo il 30 maggio in Italia) su Amazon, Giunti Al Punto, Kobo, Mondadori Store, laFeltrinelli, Apple Books, Google Play e Smashwords, e gratis per gli abbonati di 24Symbols.
 
L’edizione cartacea, invece, la trovate su Amazon a 15 euro.
 
 
Ecco la descrizione del libro.
 
Stai scrivendo un libro?
O magari lo hai già scritto e vorresti farlo arrivare ai lettori?
 
E se diventassi tu l’editore del tuo libro?
 
 
L’autoeditoria (self-publishing) è un modello editoriale in cui la figura dell’autore e quella dell’editore coincidono.
L’autoeditore (self-publisher), infatti, gestisce tutte le fasi di realizzazione di un prodotto editoriale dalla sua ideazione iniziale fino alla sua promozione nel mercato, anche attraverso la collaborazione con professionisti del settore. Per questo motivo il mestiere dell’autoeditore racchiude in sé tre ruoli: autore, editore e imprenditore.
 
 
Se stai pensando di diventare un autoeditore, se lo sei già, ma sai di avere ancora qualcosa da imparare (perché c’è sempre qualcosa da imparare), o se semplicemente, anche solo per curiosità, vuoi conoscere questo mestiere, questo è il libro che fa per te.
 
 
Potete trovare ulteriori informazioni, incluso un elenco dei principali argomenti trattati, su: www.anakina.net/selfpublishinglab
 
Se invece volete rimanere informati sulle ultime novità relative all'autoeditoria, seguite il mio nuovo blog dedicato a questo argomento su Medium: https://medium.com/self-publishing-lab
 
Di Carla (del 16/03/2020 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 984 volte)

 Ingannata da un infelice accostamento con Crichton
 
 
Questo è un classico esempio di come delle cattive scelte di marketing possono danneggiare un libro. Sulla copertina c’è infatti scritto “Michael Crichton for the next generation”, cioè “Il Michael Crichton della prossima generazione” in riferimento all’autore del libro. Be’, Crawford non ha nulla a che vedere con Crichton, ma proprio nulla. Chi come me ha preso il suo libro aspettandosi un technothriller incentrato su un argomento di natura scientifica e corroborato da un’accurata ricerca è destinato a rimanere deluso.
Di vagamente scientifico c’è solo l’idea di base, cioè che un qualche batterio sia in grado di prolungare la vita delle persone. Ma poi non si va oltre.
Gli unici elementi positivi di questo libro, per quanto mi riguarda, sono appunto l’idea di base, ma non sviluppata dal punto di vista scientifico, qualche battuta simpatica dei personaggi, anche se a un certo punto stufano, e alcuni colpi di scena, che sarebbero stati anche interessanti, se non avessi interrotto la lettura mille volte, poiché la storia non riusciva proprio a prendermi.
Ma non è colpa del libro in sé. Il punto è che non era il libro che volevo leggere.
Si tratta del classico thriller d’azione commerciale (niente di male di per sé, ma, ripeto, non fa per me) con i soliti personaggi stereotipati: il vecchio ricchissimo supercattivo (senza un motivo particolare) da una parte, l’eroe infallibile dall’altra, con la battuta sempre pronta e che nonostante vada incontro alle peggiori situazioni possibili non si fa nemmeno un graffio, e una partner che è il solito cliché di donna forte e irascibile con cui l’eroe ha un rapporto che pare trascendere l’amicizia, ma non va mai oltre.
Sono elementi che, con la sola sostituzione del cattivo di turno, permettono di creare una serie teoricamente infinita di questo tipo di thriller, leggibili in qualsiasi ordine e in cui i personaggi principali, essendo del tutto bidimensionali, non vanno incontro ad alcuna crescita.
Ripeto, non ho nulla contro questo tipo di libri, a parte il fatto che preferisco leggere altro, ma il punto è che non hanno assolutamente nulla a che fare con Crichton. Visto che l’editore mi ha indotto all’acquisto con l’inganno, la recensione negativa è d’obbligo.
Mi spiace per l’autore, perché è evidente che sa fare egregiamente il suo lavoro.
 
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Questo libro è in lingua inglese.
 
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Di Carla (del 30/12/2019 @ 09:30:00, in Scrittura & Lettura, linkato 1471 volte)
Non fa un po’ di effetto anche a voi vedere questo anno che sta per iniziare formato da due numeri uguali? Negli anni ’10 abbiamo raggiunto il futuro immaginato di film di fantascienza come “Ritorno Al Futuro” e “Blade Runner”, ma fra pochi giorni inizieranno gli anni ’20 del 2000 e non posso fare altro che pensare che non ci sono più scuse: il futuro è adesso. Questo significa che devo rimboccarmi le maniche e far accadere le cose che mi stanno a cuore. Ciò vale soprattutto per la mia attività editoriale.

Il 2019 è stato il primo anno dal 2012 in cui non ho pubblicato alcun libro, ma allo stesso tempo è stato uno dei miei anni più produttivi. Ho scritto, infatti, oltre 220 mila parole suddivise in due progetti, che vedranno la luce proprio nel 2020, e ne ho continuato un terzo che si svilupperà subito dopo e per tutto il 2021. A tutto ciò si aggiungono nuove idee e prospettive, che sono ancora in fase di progettazione.

Ma, come sempre, vediamo prima di tutto quali propositi per il 2019 sono riuscita a mantenere. Anche questa volta sono tre su quattro, ma quello mancante non l’ho totalmente messo da parte, come era successo nell’anno precedente.
Eccoli:
- ho completato la prima stesura di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”. Anzi, sono già a buon punto con la revisione. Anche se ho appena scoperto di dover aggiungere una nuova breve sezione (poiché appena dieci giorni fa hanno reso disponibile in Italia il servizio di inserzioni di Amazon Advertising e non posso fare a meno di includere delle informazioni in merito a esso nel libro), il libro sarà pubblicato nella prima metà del nuovo anno (probabilmente ad aprile);
- ho iniziato la prima stesura di “Nave stellare Aurora” e sono ben oltre la metà, poiché sono arrivata alla terza parte delle quattro previste. L’ho iniziata proprio questo mese con la scrittura del capitolo 10 del libro e continuerò subito dopo le feste, e sono abbastanza in linea con la tabella di marcia;
- ho letto tanti bei libri, alcuni in maniera inaspettata. Quest’anno ho ripreso una vecchia pratica, vale a dire quella di leggere più libri in contemporanea. Ci sono periodi in cui sono stati addirittura sei! Ciò mi ha permesso di portare avanti delle letture che altrimenti avrei abbandonato, poiché non subito coinvolta dall’inizio della storia. E così facendo ho scoperto delle storie bellissime. Inoltre, ho ripreso a leggere con costanza anche libri di non-fiction, il cui contenuto mi sta già tornando utile. Infine, la lettura parallela di più libri mi ha permesso di tenere allenato l’italiano e l’inglese allo stesso tempo, senza che una lingua avesse eccessivo effetto sulla padronanza dell’altra. Rimane sempre difficile fare in modo che la mia scrittura in italiano non venga influenzata negativamente dal mio uso costante dell’inglese e, viceversa, che la traduzione in inglese dei miei libri riesca a procedere senza subire le intromissioni della mia lingua madre. Comunque, credo che quest’anno ci sia stato un ulteriore miglioramento nella mia capacità di usare in maniera proficua queste inevitabili incursioni di una lingua nell’altra, sia per arricchire la mia scrittura che per giungere a un uso più naturale dell’inglese durante il processo di traduzione, e allo stesso tempo mi sta diventando più immediato passare dall’una all’altra, pur mantenendole il più possibile separate nella mia mente.

E poi c’è il proposito che non sono riuscita a portare fino in fondo, vale a dire completare la traduzione in inglese di “Sindrome”. Devo dire che per lunghi periodi, soprattutto in primavera, sono stata constante, nonostante il tradurre in inglese sia un’operazione ben più lenta rispetto alla scrittura e ovviamente alla traduzione in italiano. Poi, però, gli altri due progetti che stavo seguendo, la prima stesura di “Nave stellare Aurora” e quella di “Self-publishing lab”, cui si è aggiunta la revisione di quest’ultimo, si sono portati via tutto il mio tempo, costringendomi a interrompere il lavoro su “Syndrome” ad appena un po’ meno di 18 mila parole, contro le 84 mila preventivate.
Sono decisamente indietro e, almeno fino ad aprile, continuerò ad avere poco tempo, ma poi le cose cambieranno.

Che cos’altro ho combinato del 2019?
Tanto per iniziare ho tenuto di nuovo il mio “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” all’Università degli Studi dell’Insubria, a Varese, cui si è aggiunta una conferenza sullo sbarco sulla Luna (tenuta insieme a Fabio Pagan, Piero Benvenuti e l’astronauta Franco Malerba). Di questo ho parlato diffusamente in un articolo recente qui sul blog, che trovate a questo link. È possibile invece vedere i due video della conferenza “Il giorno della Luna”, facendo clic qui.

Inoltre, ho frequentato quattro MOOCs (corsi online aperti su larga scala), l’ultimo dei quali l’ho finito proprio pochi giorni fa, superando il test finale col massimo dei voti (come sono secchiona!). Probabilmente il più interessante di questi quattro è stato “In the Night Sky: Orion”, che partendo dalla costellazione di Orione, porta gli studenti in un viaggio spaziale tra stelle, buchi neri e galassie. Ma vi voglio suggerire anche “Mindshift: Break Through Obstacles to Learning and Discover Your Hidden Potential” (quello che ho appena finito), che mi ha insegnato un sacco di cose interessanti, tra cui il motivo scientifico (neppure sapevo che esistesse) per cui statisticamente gli uomini sono più attratti dalle materie scientifiche rispetto alle donne, nonostante non ci sia alcuna differenza nella predisposizione rispetto a esse dovuta al sesso. Il motivo è legato alla minore tendenza all’attività verbale degli uomini, causata da differenze ormonali. E, in fondo, la cosa non mi ha stupito affatto, visto che è noto a chiunque che noi donne parliamo molto di più! Ora però so che esiste una spiegazione scientifica che ha implicazioni anche su altri ambiti.
È chiaro che su questo argomento (ma anche su altri trattati nel corso) mi sento un po’ un’anomalia statistica, anche se poi, ripensandoci, io amo la scienza, ho sempre trovato estremamente stimolante lavorare in ambito scientifico e studiare e comprendere la scienza dietro tutto ciò che mi circonda, ma mi rendo conto che il parlare o lo scrivere di scienza (anche quella della finzione) mi è del tutto naturale (guarda caso, cosa mi sono ritrovata a fare?). E, quando una cosa ti risulta semplice da fare, tende inesorabilmente ad attrarti.
Se vi ho incuriosito, date un’occhiata ai video del corso (in inglese con trascrizione e sottotitoli). È gratis.

Tornando a parlare del mio 2019, cos’altro ho fatto?
Ho viaggiato un po’. Oltre a essermi concessa due brevi incursioni a Milano con tanto di concerto (Tears For Fears e Def Leppard), ho fatto due vacanze vere e proprie, di cui una crociera. Ho partecipato a un’interessantissima conferenza organizzata dall’ASI qui a Cagliari (Sardegna: una porta per lo spazio) e ho avuto l’opportunità di fare una visita guidata al Sardinia Radio Telescope. E soprattutto mi sono imposta delle pause totali di 2-3 giorni subito dopo ogni 4-5 di lavoro continuativo (ognuno dei quali comprende sempre oltre 12 ore di lavoro).

Inoltre, ho continuato a portare avanti la pubblicità su Facebook dei miei libri, estendendola anche ai thriller (avevo iniziato col ciclo dell’Aurora). Ho ottenuto dei buoni risultati per gran parte dell’anno e adesso, dopo una pausa nel periodo natalizio, dal primo gennaio attiverò una nuova campagna e vedremo come andrà.

Infine, come ho già detto sopra, ho dedicato (e intendo continuare a farlo) sempre una parte del mio tempo a leggere e imparare cose nuove relative a varie attività di marketing da applicare alla promozione dei miei libri. E utilizzerò quanto imparato a breve in attesa dell’uscita di “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore”. Sto infatti preparando un blog dedicato a essa su Medium, che lancerò a breve, separato da questo, in cui parlo più in generale di me e del mio lavoro. Probabilmente sarà un progetto a breve termine, che però mi permetterà di testare alcune strategie promozionali, in vista della pubblicazione in inglese della trilogia del detective Eric Shaw.

E adesso veniamo ai propositi per il 2020:
1) finire la revisione e pubblicare “Self-publishing lab. Il mestiere dell’autoeditore” e vedere un po’ come va, anche grazie all’uso del blog sopraccitato. Si tratta della mia prima esperienza di non-fiction e non so esattamente cosa aspettarmi a livello di risposta del mio target di lettori, che poi sono i miei colleghi autoeditori, ma anche chiunque sia interessato a questo modello editoriale. È difficile fare previsioni, perché non esistono molti prodotti di questo tipo sul mercato italiano (non tanti come quelli sul mercato inglese). Dai risultati che avrò dipenderà il fatto che si tratti o meno di un’esperienza isolata;
2) finire di scrivere, fare la revisione e pubblicare “Nave stellare Aurora” il prossimo 30 novembre. Questo sarà il progetto più impegnativo, poiché ho appena superato la metà (che consta di oltre 105 mila parole). Avevo ipotizzato che ne venisse fuori un romanzo di 160 mila parole, ma temo che sarà più lungo;
3) finire di tradurre “Sindrome” in inglese, stavolta per davvero. Il ritardo in questo progetto sposta necessariamente in avanti la mia intenzione di iniziare la pubblicazione in inglese della trilogia entro la fine del 2020, ma solo di qualche mese;
4) come sempre, leggere sempre tanti bei libri e soprattutto continuare a far sì che una parte di essi mi permetta di migliorare le mie conoscenze e competenze relative al mio lavoro.

Per il 2020 ci sono poi alcune speranze.

Spero di ripetere la mia esperienza autunnale all’Università degli Studi dell’Insubria. Vorrei anche partecipare ad altri eventi che mi permettano di promuovere i miei libri e a questo proposito ci potrebbero essere già delle possibilità.

Vorrei inoltre programmare la pubblicazione dell’edizione inglese della trilogia del detective Eric Shaw. Legata a ciò c’è l’idea di scrivere un breve prequel in italiano, che poi andrebbe tradotto, da utilizzare come strumento promozionale in entrambi i mercati. Di questo prequel esiste già un’outline pronta e un titolo: “La prova”.

Infine, voglio sfruttare ciò che resta di questo ottavo anno della mia attività di autoeditrice e inizio del nono (a partire da giugno), in cui chiuderò finalmente il ciclo dell’Aurora, per decidere quale direzione intraprendere in relazione a quelli che saranno i progetti futuri, trovando il giusto equilibrio tra i due generi in cui scrivo, fantascienza e thriller, cui adesso si sta aggiungendo la non-fiction, e la mia volontà di rendere un numero maggiore dei miei libri disponibile in inglese, in modo da aumentare le mie possibilità di guadagno.

Anche se nella mia testa c’è tanto altro, per ora questo è tutto.
Colgo come sempre l’occasione dell’arrivo di un nuovo anno per esprimere tutto il mio ringraziamento alle persone che mi supportano, che siano amici, familiari, collaboratori o lettori.
Grazie di cuore a tutti voi.

E adesso è il vostro turno di raccontarmi i propositi per il prossimo anno.
Intanto vi auguro una buona fine del 2019 e soprattutto un ancora migliore 2020!
 

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