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L’elemento romantico nella narrativa di fantascienza
Di Carla (del 31/01/2015 @ 13:06:23, in Scrittura & Lettura, linkato 4463 volte)

Sappiamo bene che i lettori hanno bisogno di etichette per orientarsi nelle proprie letture e queste vengono fornite dai generi della narrativa. Succede però che, tranne in rari casi, i libri tendono a subire contaminazioni di altri generi. Talvolta sono così tante e influenzano la trama in modo tale che per chi sta dall’altra parte, l’autore, non è sempre facile definire queste benedette etichette e soprattutto decidere quale genere primario utilizzare per promuovere il proprio libro.
Non è un problema da poco perché basta usare un’etichetta piuttosto che un’altra per attirare un tipo di lettore piuttosto che un altro, anche se poi magari il libro piacerebbe a entrambi.
 
In un post dell’anno scorso parlavo di come la fantascienza, in particolare in Italia (ma non solo), sia considerata un genere maschile. Lasciando da parte il discorso del perché, è un dato di fatto che la maggioranza dei lettori di fantascienza è costituita da uomini, anche se di certo il rapporto è meno sbilanciato rispetto a ciò che accade col romanzo rosa e le donne. È ancora più vero che questo rapporto si sposta ancora di più rispettivamente per la fantascienza verso gli uomini e per il rosa verso le donne (qui in maniera a dir poco drastica) se si va a guardare il sesso degli autori.
Mi è capitato più di una volta di sentire o leggere di donne che non prenderebbero neppure in considerazione la lettura di un romanzo di fantascienza, come pure di uomini che per partito preso non leggono fantascienza scritta da una donna. Potete immaginare quanto possa piacere a me, donna che scrive fantascienza, essere esclusa a priori dalle letture di queste persone, che in realtà non hanno la minima idea se potrebbero apprezzare ciò che scrivo. Questi sono chiaramente pregiudizi e, se questi lettori magari provassero ad andare oltre i loro paraocchi, scoprirebbero tanti bei libri che hanno deciso di ignorare.
 
Un po' li capisco. La lettura di un libro ci porta via del tempo e forse per un amante della lettura non c’è niente di peggio che perdere tempo leggendo un brutto libro. E così ognuno di noi definisce dei paletti e, per non rischiare, si attiene a quelli nelle proprie scelte.
Ma è anche vero che i libri sono qualcosa di molto più complesso del genere con cui vengono etichettati e che lo stesso libro letto da persone con gusti molto diversi può piacere in uguale misura anche se per motivi altrettanto diversi.
 
Parlando nello specifico di elemento romantico, si finisce un po’ su un campo minato. Se un libro di fantascienza (quindi non mi riferisco al science fiction romance che viene considerato un sottogenere del romanzo rosa e non della fantascienza, anche se spesso questa distinzione va a farsi benedire), tipicamente letto quindi da uomini, contiene degli elementi romantici, chi come me l’ha scritto e vuole promuoverlo si trova davanti al dilemma di far trapelare o meno questa informazione.
Il rischio è che una buona parte degli amanti della fantascienza lo snobbino a prescindere e comunque non è detto che questa scelta avvicinerebbe le lettrici visto che è pur sempre fantascienza. Peggio ancora sarebbe ricalcare sull’elemento romantico per portare a sé le lettrici di quel genere, che di fatto sono molto più numerose, giocandosi però completamente i fantascientisti di entrambi i sessi.
 
A questo proposito proprio qualche giorno fa un’autrice americana di science fiction romance mi suggeriva di fare proprio così, cioè riscrivere le descrizioni dei miei libri (le versioni inglesi di “Deserto rosso”) per farli apparire più romantici, perché le lettrici del romanzo rosa sono molto di più di quelle della fantascienza.
Vaglielo a spiegare che per raccontare la storia di Anna Persson mi sono studiata i libri di Robert Zubrin sullo stato dell’arte dell’esplorazione di Marte e sulle possibili tecnologie di colonizzazione del pianeta, o che nella storia ho messo in campo le mie conoscenze di ecologia e astrobiologia per raccontare un primo contatto credibile con qualcosa di alieno in un pianeta di fatto inospitale a ogni forma di vita, o ancora che con questa serie ambivo anche a fare un po’ di sana divulgazione scientifica e non solo a raccontare una storia.
Per tutti questi motivi, e per tanti altri, ho sempre proposto la mia serie concentrandomi sugli aspetti fantascientifici e così farebbe qualsiasi altro autore nella mia stessa situazione.
 
D’altronde alla fine succede che il lettore che vuole vedere questi aspetti fantascientifici di solito lascia da parte il resto, non lo vede proprio. Qualcuno, proprio allergico all’elemento romantico, al contrario si lamenta più o meno energicamente, altri dicono che magari se ce ne fosse stato un po’ meno la storia sarebbe stata più scorrevole, altri ancora invece riconoscono la sua funzione e cioè l’intento dell’autore nell’inserirlo.
Sì, perché se in una storia che non rientra nel romanzo rosa è presente in maniera evidente l’elemento romantico non significa che l’autore l’abbia messo lì per aumentare il numero delle pagine. Se c’è, è perché ha un suo scopo.
 
Lo scopo altro non è che utilizzare uno strumento comprensibile per qualunque essere umano, cioè mostrare i sentimenti, per rendere i personaggi più reali. Nella vita reale le persone hanno sentimenti. Odio, amore, rabbia, passione, desiderio, amicizia, paura sono tutte cose che ci rendono umani e i personaggi per essere credibili non possono prescindere dal mostrare dei sentimenti. Allo stesso modo nella vita reale dietro i conflitti, o come loro conseguenza, ci sono dei sentimenti. Se in un romanzo questi venissero completamente esclusi, secondo l’argomento, questo rischierebbe di trasformarsi in una cronaca o, peggio, in un libretto di istruzioni.
 
Qualcuno dirà che non è vero, che esistono tanti romanzi di fantascienza in cui non ci sono elementi romantici e in cui la storia va avanti benissimo senza far mostrare particolari sentimenti ai personaggi. Magari non in tutti i libri c’è qualcuno che si innamora o ama qualcun altro, ma oserei dire che in tutti i buoni libri i personaggi agiscono in base alle proprie emozioni, solo che il lettore che è interessato all’azione o a una certa tematica e non all’interiorità dei personaggi forse non lo nota.
 
Sto facendo questa riflessione dopo una breve discussione all’intero del gruppo del ciclo dell’Aurora, dove chiedevo ai lettori quanto secondo loro l’elemento romantico fosse importante nel funzionamento della storia in “Deserto rosso”.
 
Non mi sono affatto stupita nel leggere posizioni diametralmente opposte.
C’è chi ha detto che la sua importanza era appena del 35-20% e che quindi in parte era superfluo e rallentava a tratti la storia (nello specifico si trattava di un lettore), questo perché quando sceglie di leggere un libro di fantascienza lui si aspetta altro. Una lettrice, invece, ha detto che al contrario era molto importante tanto che lei anche nel leggere un libro di fantascienza cerca sempre l’elemento romantico.
Qui direte: niente di strano, lettore e lettrice cercano due cose diverse.
A smentire questo luogo comune arriva un altro lettore che conferma quello che poi alla fine era stato il mio intento, cioè che i sentimenti dei personaggi concorrono a renderli reali in tutta la storia e sono proprio questi a guidare tutte le loro azioni, che in ultima analisi determinano l’andamento della trama.
 
E il punto è proprio questo: l’elemento romantico in “Deserto rosso” fa parte dell’ossatura della storia, come è possibile quindi che la rallenti, se senza di esso nessuno dei conflitti descritti nella trama avrebbe avuto luogo?
A quanto pare è possibile, se anche un solo lettore lo pensa.
La verità è che esiste una diversa versione dello stesso libro per ogni suo lettore oltre che per l’autore. Quest’ultimo, dal canto suo, per quanto avesse delle precise intenzioni nel raccontare la storia in un certo modo, deve arrendersi ad alcune evidenze.
 
Primo, nessuno vedrà la storia come la vede lui.
Secondo, la storia può piacere moltissimo a persone diverse per motivi del tutto opposti.
Terzo, per quanto si impegni comunque a creare più livelli di lettura, affinché il punto due funzioni e la storia piaccia a più persone possibili, ci sarà sempre qualcuno che non apprezzerà questo sforzo e gli dirà che ha scritto una storia “stile Harmony” oppure al contrario che il romanzo è “troppo futuristico” (entrambe citazioni prese da vere recensioni di “Deserto rosso”; giuro!).
 
E comunque sia, per chi non l’avesse capito, sì, “Deserto rosso” è una serie di quattro libri (una novella e tre romanzi, quindi non un romanzo unico; questa precisazione è per quelli che invece si lamentano che è troppo lungo) di fantascienza hard, c’è tanta scienza, ci sono i veicoli spaziali, c’è tanta avventura, una giusta dose di morti ammazzati, degli elementi tipici del fantastico, insomma ci sono tutte quelle cose che piacciono agli amanti della fantascienza (più uomini che donne), ma è anche una complessa storia fatta di sentimenti contrastanti: paura, odio, passione, e intricate situazioni sentimentali, tutte cose che piacciono a chi ama il romanzo rosa (più donne che uomini). E la storia non esisterebbe se non ci fossero entrambi.
Tutto questo con buona pace di qualsiasi etichetta.