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Fantascienza e spiritualitā: vita post-fisica (parte 3)
Di Carla (del 29/07/2014 @ 15:51:43, in Podcast, linkato 3381 volte)

E siamo giunti all’ultimo post dedicato alla rappresentazione della vita post-fisica nella fantascienza. Nel primo ho introdotto l’argomento e fatto alcuni esempi del cosiddetto approccio soft e intermedio (fai clic qui per leggere il post), nel secondo mi sono concentrata sull’approccio hard e in particolare sul cyberpunk (leggi qui il post), in questo terzo post, invece, vi presento due libri in cui, in modi diversi, si osserva anche il percorso di ritorno della coscienza digitalizzata dell’approccio hard verso una vita fisica.
 
Gli esempi che vi porto non sono romanzi famosi, ma due libri di self-publisher, uno italiano e l’altro inglese.
 
Il progetto Alfa Centauri (Thinking Worlds) di Marco Santini è un romanzo disponibile sia in cartaceo che in ebook (quest’ultimo è gratuito). In esso viene descritto un futuro dove esiste una contrapposizione tra l’umanità in carne e ossa e quella che vive nella rete, cioè derivata dalla digitalizzazione delle coscienze dei morti. Le due umanità sono in grado di interagire fra di loro sia tramite la realtà virtuale che il mondo fisico. I digitalizzati, infatti, possono scaricarsi temporaneamente in androidi di vario tipo e sperimentare ancora una volta una vita fisica. Ciò conferisce a questi ultimi una libertà superiore ai primi, fatta eccezione per il fatto che dipendono comunque dall’esistenza di un supporto fisico che faccia funzionare la rete.
Il futuro immaginato da Santini è molto intrigante e a tratti inquietante. A questo proposito vi invito a leggere la mia recensione del libro.
 
Amantarra (libro 1 della trilogia intitolata L’ascensione di Valheel) di Richard J. Galloway è un romanzo che affronta l’argomento della digitalizzazione della coscienza da un punto di vista completamente diverso: quello di una razza aliena.
I Bruwnan esistono da metà dell’età dell’universo e dopo aver raggiunto la massima evoluzione possibile a livello fisico decidono di lasciare indietro i propri corpi e passare a una vita post-fisica. Le loro coscienze digitalizzate vivono da miliardi di anni in una città virtuale, Valheel, costruita dentro una sfera. Il processo di copia digitale porta la contestuale morte del corpo. Valheel però non si trova nel nostro spazio-tempo, ma esiste in una sorta di realtà alternativa e per rimanere attiva trae energia dalla biomassa che si trova nei pianeti dove gli stessi Bruwnan hanno instillato la vita.
Alcuni di loro, Amantarra e suo padre Artullus, si accorgono che da milioni di anni la popolazione di Valheel sta diminuendo, cosa che non dovrebbe accadere poiché le coscienze digitalizzate non muoiono. Qualcosa che alberga in questa realtà virtuale le sta eliminando. La ricerca di una soluzione porta Amantarra sulla Terra dal tempo degli uomini primitivi, passando per i secoli, fino agli anni ’70 del ventesimo secolo dove interagisce con dei ragazzi di una scuola superiore di periferia in Inghilterra. Anche in questa storia si osserva il ritorno dalla vita post-fisica a quella fisica grazie alla possibilità di scaricare la coscienza in un guscio vivente o in un essere umano vero e proprio dotato di capacità particolari (una sorta di ibridi).
Anche di questo libro potete leggere la mia recensione, scritta dopo averne letto l’edizione in inglese. Ho poi avuto il piacere di tradurlo in italiano.
“Amantarra” (edizione italiana) è disponibile in formato ebook ad appena 72 centesimi su Amazon e altri retailer.
 
In generale la vita post-fisica implica sempre un passaggio dalla materia vivente/organica a qualcosa che è non materia in senso assoluto (spirito dell’asceso, fantasma del Jedi e così via) oppure che alberga nella materia inorganica (server). Anche se la coscienza digitalizzata è un software e quindi di per sé immateriale, è però sempre qualcosa di misurabile e richiede energia esterna per sopravvivere.
Parlando però di metafore dell’immortalità dell’anima, nell’ambito della fantascienza c’è spazio per una sua rappresentazione senza il passaggio di cui sopra. Ciò si osserva in tutte quelle storie in cui la coscienza si sposta, per mezzo di metodi più o meno scientifici, da materia vivente ad altra materia vivente, che può essere anche diversa, tramite un processo organico/biologico o con un intermediario digitale in cui però tale coscienza non è attiva (è solo uno strumento di trasmissione). In questo contesto si possono notare similitudini al concetto spirituale/religioso di reincarnazione, che però meriterebbe un’analisi a parte.
 
Infine si può notare come spesso nelle storie in cui si verifica il passaggio da materia vivente ad altra materia vivente questo venga mostrato senza fornirne una spiegazione, come in tantissima fantascienza in cui si parla di clonazione. Ogni clone come per magia sembra possedere tutto o parte del background dell’originale, nonostante la clonazione sia a tutti gli effetti una copia del corpo a partire dal proprio genoma ma non certo della coscienza che viveva in esso (o dei ricordi che la definivano come tale) e quindi non abbia nulla a che vedere con l’argomento dell’immortalità dell’anima. Talvolta, quando si vuol far credere all’individuo in questione di essere l’originale, la presenza di queste conoscenze è voluta (non faccio esempi per evitare spoiler). In altri casi, invece, è addirittura un errore del processo di clonazione che complica le cose a chi voleva far uso di questi cloni per i propri scopi. Ops!
 
E con queste ultime riflessioni chiudo l'argomento. Spero che questi post vi siano piaciuti. Se non avete ascoltato il mio intervento su FantaScientificast, vi ricordo che è possibile trovarlo qui.