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Eureka Street - Robert McLiam Wilson
Di Carla (del 11/01/2011 @ 19:00:58, in Scrittura & Lettura, linkato 2340 volte)

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 Mi è piaciuto solo a metà

Che Robert McLiam Wilson sappia scrivere bene è indubbio. Riesce a coinvolgerti completamente nella lettura. Purtroppo questo ha l'effetto di trasmetterti sia gli aspetti positivi che quelli negativi di ciò che leggi. L'immedesimazione è tale che, quando ti viene raccontato nei minimi dettagli ciò che accade ai corpi delle vittime di un attentato, la cosa ti disturba parecchio. Allo stesso modo non riesci a non considerare poco credibili certe parti della storia, poiché la sospensione dell'incredulità non riesce sempre a funzionare, quando hai l'impressione di essere lì pure tu.
Tutto ciò non può che influenzare il giudizio finale su di un'opera.
La prima metà mi è piaciuta parecchio, poiché l'ho trovata divertente e leggera, sebbene in uno sfondo tragico, quasi a voler accentuare il fatto che, nonostante la "guerra", la vita, con i suoi piccoli e grandi problemi, continua. Ho inoltre trovato divertente la caratterizzazione dei nordirlandesi, che, come afferma l'autore, protestanti o cattolici alla fine sono tutti uguali e non se ne rendono conto.
Poi a metà romanzo c'è stato un vero e proprio trauma. Il dettaglio della violenza mi ha ricordato scene da "The Final Destination 3D", il che non è precisamente un pregio. Mi ha disturbato parecchio e in altri tempi avrei probabilmente messo il libro da parte, poiché la voglia di leggere mi era passata.
Ho però continuato e la storia è in parte tornata ai toni precedenti, aumentando però nel contempo la distanza tra i due personaggi principali: Chuckie che in un incredibile escalation diventa da sfigato a famoso e dall'altra parte Jake che invece segue un percorso più plausibile in tutti i sensi, ma decisamente meno interessante.
I due aspetti stridono notevolmente. Alla fine, poiché leggo per divertirmi, ho apprezzato di più la storia incoraggiante di Chuckie, nonostante la sua totale improbabilità e nonostante il fatto che l'autore l'abbia lasciata furbescamente aperta alla fine, proprio perché aveva superato il limite e andare avanti non avrebbe portato niente di buono.
Quella di Jake è invece una storia segnata già dall'inizio con un finale assolutamente scontato e banale, mascherato da colpo di scena.
Ho apprezzato inoltre la scelta stilistica di usare due punti di vista nella narrazione, sebbene il fatto di separarli fisicamente da un capitolo all'altro, senza specificarlo adeguatamente, disorienta un po', soprattutto all'inizio.
In ogni caso è stata una lettura interessante, soprattutto per chi come me che è stato a Belfast, ma molto dopo la fine dei Troubles e quindi trova difficoltà a confrontare il proprio ricordo con quando raccontato nel libro.
Ci vedrei bene come colonna sonora il brano "Take Back The City" degli Snow Patrol, dedicato appunto a Belfast.

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