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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

“Quindi usavate queste capsule per andare a invadere altri pianeti.” Nave stellare Aurora

 

Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 14/11/2012 @ 22:49:18, in Lettura, linkato 3082 volte)


 Il lato British dell'azione


Ammetto che all'inizio della lettura di "Dark Market" ero disorientata. C'è un tizio che si suicida e non se ne capisce il motivo. C'è un gruppo di mercenari in medioriente coinvolti in frenetiche scene d'azione, non semplicissime da immaginare, trattandosi di un libro e non un film.
Ma sono andata avanti ed ecco che emerge in tutta la sua completezza il personaggio di John Savage e una storia che è allo stesso tempo ricca di azione, ma con una trama meticolosamente costruita, in cui tutti gli elementi che appaiono lungo la narrazione pian pianino si uniscono formando un perfetto intreccio.
Lo stile dell'autore è diretto, divertente, ti catapulta dritto dentro l'azione, in un mondo in cui commissionare un omicidio è diventato un gioco dei potenti. I personaggi sono ben caratterizzati e credibili, nell'ambito di ciò che è normalmente ritenuto credibile in un action-thriller, genere che adoro sullo schermo e che non mi dispiace vedere rappresentato anche in un libro. La mia fantasia è perfettamente in grado di fornire la parte visiva e la narrazione di Coles rende questo compito ancora più facile.
Senza dubbio è un autore che merita una certa attenzione e "Dark Market" è una lettura che consiglio a tutti gli amanti dei libri con una trama complessa dal ritmo veloce.
Si tratta inoltre del primo libro di una serie, che vede come protagonista John Savage. Sarò sicuramente curiosa di leggere gli altri che verranno.

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Questo libro è in lingua inglese!

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Di Carla (del 16/10/2012 @ 23:16:32, in Lettura, linkato 2955 volte)


 Senza speranza


Non è un romanzo facile, non tanto per una sua difficoltà intrinseca ma piuttosto per le dolorose sensazioni che suscita. Generalmente rifuggo da questo tipo di storie a priori, perché non amo le storie tristi, soprattutto se senza speranza. Ed è proprio così che posso definire questo romanzo, senza speranza. Quel poco di essa, che si affaccia tra le parole in alcuni episodi raccontati, viene inesorabilmente schiacciato da fatti tragici o dall'incapacità della protagonista di uscire dalla negatività, in cui finisce per autoimprigionarsi anche dopo essersi fisicamente liberata di certe catene.
Questa storia, oltre a essere triste e deprimente, ti fa arrabbiare proprio perché sembra crogiolarsi in questi sentimenti negativi. Non c'è un vero tentativo di riscatto.
La narrazione in sé è abbastanza piacevole, soprattutto la parte dedicata all'infanzia e alcuni capitoli dell'età adulta, ma il libro non ti spinge a voltare pagina. Alla fine di ogni capitolo ti viene voglia di abbandonarlo. Solo una volta mi è capitato di iniziare subito il capitolo successivo spinta dalla curiosità (in riferimento alla nascita del rapporto col compagno della protagonista) e lì ho sperato in una virata del romanzo che portasse a un finale confortante, ma poi è arrivata la delusione. La fine raggiunge un vero e proprio apice di tristezza.
La storia è estremamente realistica (probabilmente in parte reale), ma è proprio questo il problema. I romanzi sono finzione. La finzione assomiglia alla realtà, ma non lo è. Non è detto che una cosa reale vada bene in un romanzo. Dovrebbe essere smussata, romanzata, dovrebbe catturarti dalla prima all'ultima parola. Non dovrebbe respingerti. Purtroppo, invece, è quest'ultima la sensazione che ho avuto nel leggerlo.
Peccato.

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Di Carla (del 05/10/2012 @ 04:16:08, in Lettura, linkato 5182 volte)
More about Preda


 Nanotecnologie in salsa crichtoniana

 
È difficile recensire un romanzo del "maestro" senza ripetersi, poiché, qualunque sia la storia narrata, tutti i suoi scritti sono caratterizzati da una parte dalla capacità di incollarci alle pagine fino alla fine e dall'altra dal fatto che esplorano un argomento, insegnandoci sempre qualche cosa di nuovo.
Succede anche in "Preda". L'argomento di turno sono le nanotecnologie e il tema dell'esperimento scientifico che sfugge alle mani di chi lo esegue. Quest'ultimo tema non è certo qualcosa di innovativo, ma il taglio con cui Crichton decide di raccontarci la storia è molto particolare.
Quasi tutto il romanzo (a eccezione, se non erro, di una sola scena), infatti, è raccontato in prima persona dal marito della scienziata di turno, che per buona parte del libro si trova di fronte a strane situazioni che non capisce o interpreta in maniera sbagliata, tenendo così viva la nostra curiosità, pagina dopo pagina, e permettendoci di scoprire i fatti insieme a lui. Un approccio questo che aiuta un coinvolgimento completo nella lettura.
Eppure a differenza degli altri romanzi finora letti ho dato "solo" 4 stelline. Il motivo è forse personale: l'argomento dello sciame di nanoparticelle non mi ha entusiasmata del tutto. Non che l'autore non se lo giochi nella maniera migliore. Anzi, tutto il contrario. Gli sciami, così come ce li descrive, fanno davvero paura. Però l'ho trovato un argomento difficile da concepire, soprattutto alla luce degli sviluppi finali della storia, ma anche tutta la parte che definirei di divulgazione, in cui lui ci spiega un po' le frontiere della nanotecnologia (informazioni basate in parte su studi reali confermati dalla bibliografia e cui viene aggiunta un bel po' di speculazione e fantasia), non mi hanno preso. Magari dipende dal fatto che la nanotecnologia, almeno nel modo in cui è stata presentata in questo libro, non mi è parsa molto interessante. È mancata, insomma, per quanto mi riguarda quella parte di divertimento nei libri di Crichton che nasce dall'imparare qualcosa di nuovo, questo perché, non essendo interessata all'argomento, non mi è rimasto molto.
Lui, però, resta comunque per me un saldo punto di riferimento. Mi spiace solo che, una volta finiti di leggere tutti i suoi libri, non ce ne saranno mai più degli altri.
 
 
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Di Carla (del 28/09/2012 @ 06:39:14, in Lettura, linkato 3499 volte)

  Un viaggio sulle onde del tempo
 
Il 2012, oltre a essere l’anno della fine del mondo prevista dai Maya, è anche quello del centenario dell’affondamento del Titanic. Come conseguenza di ciò c’è stata una tendenza molto diffusa tra gli autori a scrivere dei romanzi che in qualche modo si rifanno a questa ricorrenza.
Essendo sempre stata molto affascinata dalle navi (non solo quelle che affondano), non ho potuto fare a meno di scaricare sul mio Kindle alcuni di questi romanzi, che adesso sto leggendo. Il primo che mi è capitato è proprio “Depth of Deception” e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
La trama tra realismo e sospensione dell’incredulità è costruita in maniera magistrale. Lo stile dell’autore è estremamente diretto, cosa che facilita non poco la lettura ai non madrelingua, ma non per questo banale. Di fronte alla storia impossibile di una donna, che sembra aver viaggiato nel tempo dalla notte di quella tragedia fino ai giorni nostri (in realtà gli anni ’80), il mio gusto per questo tipo di fantastico si è subito risvegliato. Mi chiedevo come l’autore potesse giustificare un fatto così assurdo, che di pagina in pagina pareva corrispondere a realtà, e allo stesso tempo far coesistere un intreccio così ricco di particolari plausibili e realistici. La curiosità, unita al ritmo coinvolgente della narrazione, mi ha spinto ad arrivare in davvero poco tempo (sono stata costretta a una interruzione solo per via di una vacanza durante la quale non mi andava di portare con me il Kindle) al sorprendente finale, che a mio parere è perfetto. Sarebbe infatti stato molto facile sbagliare proprio questa parte essenziale del libro e rovinarlo del tutto, ma Alexander Galant non l’ha fatto.
È una lettura che consiglio agli amanti delle storie ricche di mistero, che però non disdegnino lasciarsi andare ogni tanto alla semplice accettazione dell’inspiegabile.
Davvero un ottimo libro.
 
 
Di Carla (del 21/09/2012 @ 05:38:13, in Lettura, linkato 3226 volte)


 Un colpo di fulmine... spaziale

Di seguito riporto una mini-recensione fatta a un racconto di un autore indipendente italiano, Luca Rossi, che secondo me merita attenzione. Si tratta del primo di una serie di racconti, intitolata "Energie della Galassia".

Questo racconto è stato un vero e proprio colpo di fulmine. L'ambientazione a metà strada tra fantascienza e gotico, caratterizzata da mondi alieni, vampiri, sentimento ed erotismo, ne fanno una favola cupa dalla trama intrigante e originale, non esente da qualche elemento di perversione, che ha, però, il pregio di arricchirla di complessità, non sempre facile da trovare in testi di così breve lunghezza.
Lo stile di scrittura pulito ed elegante invoglia alla lettura, tanto da impedirti di metterlo da parte finché non l'hai finito. I personaggi, che emergono ben distinti dal testo, sono in grado di coinvolgere ed emozionare.
Una lettura consigliata soprattutto agli amanti delle contaminazioni tra generi, ma che, a mio parere, è in grado di divertire qualsiasi lettore, che abbia voglia di lasciarsi stupire.

 

Arcot e la Regina (formato Kindle) su Amazon.it.
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Di Carla (del 05/09/2012 @ 02:49:01, in Lettura, linkato 4089 volte)

 Divertente e veramente… spaziale
 
Ho una particolare predilezione per la space opera, soprattutto laddove gli autori mettono grande cura nel creare in maniera dettagliata un universo complesso e credibile. Un libro con viaggi interstellari, situazioni d’azione, personaggi caratterizzati da ironia e coraggio ha già ottime probabilità di piacermi. Se poi la storia è carina ed è ben scritto, allora mi conquista.
Questo è il caso di “Galassia nemica” di Allen Steele, una vecchia conoscenza di questo sottogenere della fantascienza. La sua produzione letteraria comprende un buon numero di libri inseriti nella stessa linea temporale, ma indipendenti l’uno dall’altro, per cui li si può leggere in qualsiasi ordine e, una volta ambientati nel suo universo, ci si muove con disinvoltura concentrandosi quindi sulla trama.
La storia di “Galassia nemica” è avvincente, perché, come succede dei buoni libri, non sai cosa aspettarti dalla pagina successiva e, per questo, continui ad andare avanti. Il protagonista è simpatico, non si prende troppo sul serio e più di una volta ti fa scappare una risata durante la lettura. L’ambientazione, pur essendo fuori della realtà a cui siamo abituati, è comprensibilissima per merito dell’autore, che accosta immagini eccezionali ad altre molto più comuni e nelle quali è possibile riconoscersi. Il ritmo è incalzante e anche la parte tecnologica è molto credibile (nell’ambito della sospensione dell’incredulità).
Insomma, un bel libro.
E per una volta devo dare merito a Urania di averlo pubblicato in Italia.
 
 
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Di Carla (del 30/08/2012 @ 22:45:16, in Lettura, linkato 4036 volte)
More about La giustizia di Iside


 Originale ed esteticamente bello, ma porta alla distrazione
 
 
Romanzo molto particolare. Si tratta del secondo di una serie ambientata in un Egitto alternativo, a metà strada tra l’argomento storico e la fantascienza. In esso si mescolano luoghi e usanze dell’antico Egitto ed elementi fantasy, presi in prestito dalla religione egizia, a tecnologie fantascientifiche e pseudoecologistiche. Ne esce fuori un mondo pieno di contraddizioni e fortemente anacronistico, ma non privo di un certo fascino.
All’autrice, Clelia Farris, si deve riconoscere l’enorme fantasia che, unita a una certa conoscenza della storia e religione egizia, è stata in grado di concepire questo universo dall’indubbia originalità.
Molto particolare è anche il suo stile, fortemente costruito, elaborato, ricco di figure allegoriche, in cui si fa ampio uso di sensi inusuali per descrivere la realtà in cui si muovono i personaggi, cioè olfatto, tatto, perfino gusto. Questa scelta tende a trasmettere un’immagine quasi misteriosa delle scene mostrate.
Dovendo giudicare il romanzo, solo tenendo conto di questi due aspetti, cioè stile e ambientazione, non posso che considerarlo originale, quasi geniale, ed esteticamente molto bello.
Il problema, però, è che un romanzo deve anche raccontare una storia, che sappia emozionare i lettori e tenerli attaccati alle pagine, per sapere come andrà a finire, tanto più che questo libro sembra avere le caratteristiche di un thriller, o addirittura di un vero e proprio poliziesco. Infatti ci sono degli omicidi, c’è una squadra che investiga e alla fine si scopre il colpevole.
Nel leggerlo, però, succede una cosa strana: ci si distrae.
Lo stile bello, ma a volte criptico, non permette di visualizzare le scene e i personaggi, o meglio permette di farlo solo grazie a un certo sforzo da parte del lettore. Il risultato è che più volte mi sono ritrovata a tornare indietro e rileggere, perché semplicemente avevo perso il filo, avevo iniziato a pensare ad altro, perdendo la concentrazione nei riguardi della storia.
In poche parole la storia non riusciva a prendermi.
Ho cercato di capire quali fossero le cause delle mie distrazioni, a parte lo stile, al quale pian piano si finisce per abituarsi e diventa più facile da seguire.
C’è da dire che non ho letto il primo romanzo (“La pesatura dell’anima”), ma non penso che ciò abbia influito, in quanto mi sono documentata su di esso, per comprendere meglio l’ambientazione in cui mi stavo immergendo. Dal punto di vista della trama questo romanzo è indipendente rispetto al precedente, quindi non credo che sia questo il motivo.
Una causa può essere il fatto che io sono un’egittofila, cosa che poi mi ha spinto a leggere il libro, e mi sono trovata più volte a storcere il naso di fronte a certe scelte dell’autrice, come quella di un Egitto in cui il popolo si sia ribellato contro la dinastia, creando un governo rivoluzionario. Una storia del genere, che costituisce il background in cui si muove il romanzo, diverge moltissimo dall’idea che un egittofilo si fa della civiltà egizia (e da cui proviene gran parte del suo fascino), dove i faraoni erano venerati, ma soprattutto amati senza alcun tipo di costrizione, e visti come servi dell’Egitto e non come suoi padroni.
Okay, questo è un romanzo distopico e quindi si può fare quello che si vuole, ma non siamo tutti costretti a farcelo piacere.
Ma il motivo principale delle mie perplessità non è neppure questo. L’impressione generale che ho avuto è di una storia piena di tante di quelle cose, così da distrarre il lettore dalla stessa trama. Ci sono tante scene, belle e poetiche, che però non fanno avanzare la trama, ma la rallentano, la interrompono. Ci sono tanti personaggi, su cui l’autrice si è soffermata parecchio, ma alla fine nessuno di loro, nemmeno la protagonista, riesce a convincermi del tutto. L’(ab)uso dei sensi alternativi e delle figure allegoriche per la descrizione degli ambienti di fatto il più delle volte non permette di “vedere” la scena. Il coinvolgimento di più sensi dovrebbe arricchire questo aspetto, ma non se questo avviene a discapito dei sensi principali: vista e udito. Oppure laddove c’è una vera descrizione oggettiva di un ambiente, essa è talvolta ridotta a un freddo elenco.
Inoltre la parte per così dire poliziesca è un po’ dispersiva. Il cattivo di turno è evanescente, si ha l’impressione che non abbia nessuna importanza. Non si capisce esattamente quale sia il motore della storia: gli omicidi, gli scambi dell’anima o i cambiamenti fatti dalla protagonista nell’ambito sua vita? Forse tutti, ma nessuno di essi sembra mosso da motivazioni credibili.
Alla fine è forse una faccenda di credibilità.
O magari solo di gusti.
Voglio inoltre aggiungere un piccolo appunto all’eccessivo uso di terminologie “tecniche”, che insieme ai nomi, spesso difficili da ricordare, spezzano il ritmo del racconto. L’idea di mettere un glossario è buona. Peccato, però, che il suo eventuale uso, spesso poco agevole, non sia altro che un ulteriore fonte di distrazione durante la lettura.
 
 
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Di Carla (del 29/08/2012 @ 04:38:37, in Lettura, linkato 4175 volte)
More about Self-Editing for Fiction Writers, Second Edition

 
 Un testo indispensabile per qualsiasi scrittore

Ci sono molti libri che parlano di scrittura. Ognuno di loro, a suo modo, può essere utile allo scrittore di fiction (che siano romanzi, novelle o racconti), poiché gli permette di riflettere sulle mille sfaccettature del suo lavoro. Ma c’è un libro in particolare sulla scrittura che credo qualsiasi scrittore debba leggere e consultare tutte le volte che inizia il lavoro di riscrittura. Si tratta proprio di “Self-Editing for Fiction Writers”.
Questo libro è una vera e propria guida passo passo che fornisce allo scrittore, qualunque sia la lingua in cui scrive, le basi stesse del processo di editing.
In ogni capitolo si affronta un particolare argomento e viene mostrato, tramite brani tratti da scritti più o meno famosi, il modo per individuare i problemi, relativi ad esso, nel proprio testo, in modo da poterli correggere. Per facilitare il lavoro, alla fine di ogni capitolo è riportata una checklist con una serie di domande e punti da controllare prima di andare avanti.
Gli argomenti proposti sono: 1) differenza tra raccontare e mostrare; 2) caratterizzazione ed esposizione; 3) punto di vista; 4) come funzionano i dialoghi; 5) voce dei personaggi; 6) monologo interiore; 7) uso dei “beat” nei dialoghi; 8) paragrafazione; 9) ripetizioni; 10) proporzioni; 11) sofisticazioni e infine 12) voce dell’autore.
Analizzando i singoli capitoli, non solo si migliora il testo su cui si sta lavorando, ma si capiscono più a fondo i meccanismi della scrittura e di conseguenza si impara a scrivere meglio. Ci vuole pratica, ma questo libro è scritto in maniera talmente chiara che l’assimilazione dei concetti avviene in modo semplice, senza grandi sforzi.
Qualcuno potrebbe pensare che un libro del genere non vada bene per un autore che scrive in una lingua diversa dall’inglese, in realtà “Self-Editing for Fiction Writers” si concentra su argomenti universali riguardanti l’editing. E anche laddove fa dei riferimenti specifici alla lingua inglese, per essi esiste sempre (o quasi) il corrispondente italiano (per esempio l’uso degli avverbi in –ly/-mente o dei verbi in –ing/al gerundio).
In realtà ciò che mi ha veramente stupito di questo libro è il fatto che non sia mai stato tradotto nella nostra lingua, ma anche in generale che non esista nessun libro in italiano che tratti in maniera così sistematica e lineare l’argomento dell’editing, quasi che si voglia lasciare gli scrittori italiani nell’ignoranza. Fortunatamente non serve una conoscenza esagerata dell’inglese per comprendere questo testo molto semplice.
Infine un punto assolutamente in favore è il prezzo contenuto (circa 7 euro la versione Kindle, meno di 9 euro in cartaceo) rispetto ad altri libri simili, ma molto meno utili di questo.
Lo consiglio vivamente a tutti gli scrittori, ma in particolare agli autori indipendenti e a tutti coloro che vorrebbero diventare degli editor (e magari anche a chi fa già questo lavoro).


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Di Carla (del 27/07/2012 @ 17:02:51, in Lettura, linkato 4193 volte)


 Storie da vivere, e talvolta vissute

Non sono di certo una grande lettrice di racconti, essenzialmente perché amo le storie complicate ed è raro che qualcosa del genere possa trovarsi in uno scritto breve. Nonostante ciò mi sono cimentata nella lettura di questa raccolta di Giovanni venturi, che include 15 racconti né troppo corti né troppo lunghi. Il tanto giusto da accompagnarti in una piacevole lettura, quando si ha il tempo di rilassarsi un po' e non si vuole affrontare testi troppo impegnativi. È successa però una cosa strana: mi sono ritrovata a leggerli quasi tutti in una volta sola, catturata dallo stile scorrevole e coinvolgente dell'autore, ma soprattutto dalla grande varietà delle storie. Ce n'è davvero per tutto i gusti. Alcuni racconti fanno ridere, altri fanno riflettere, altri ancora sorprendono. La scrittura è fresca e accattivante. Le storie raccontate appaiono vere in ogni loro aspetto, persino quella de "Il lampione", il cui protagonista è appunto un lampione! Punti di vista tra i più vari, emozioni intense, gioie, dolori, nostalgia sono tutti ingredienti di "Deve accadere".
Nella lettura si nota che le storie sono frutto di periodi diversi della vita dell'autore, che passa con disinvoltura da temi adolescenziali ad altri ben più maturi. Ognuna di esse, però, ha un'anima distinta e pulsante, che colpisce, qualunque siano età ed esperienze del lettore.
Una doverosa nota va fatta a proposito di "23 novembre 1980", che, apprendiamo dalle note del libro, racconta una storia vera, quella del terremoto in Irpinia vissuto e riferito da un bambino, lo stesso Venturi. Qui il coinvolgimento del lettore raggiunge il massimo. La descrizione di fatti così tragici tramite l'innocenza e la fantasia dell'infanzia viene attenuata, trasformandolo verso la fine in uno dei racconti dai toni più positivi dell'intera raccolta.
Potrei restare qui a commentare ogni singola storia, ma preferisco non rovinare ai futuri lettori la sorpresa di scoprirle una per una leggendole.
Vivamente consigliato.

Deve accadere (formato Kindle) su Amazon.it.
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Di Carla (del 18/05/2012 @ 03:11:14, in Lettura, linkato 6716 volte)
More about Burton racconta Burton

 
 Tim nel paese delle meraviglie

Dire che Tim Burton è un genio visionario del cinema si avvicina sicuramente alla verità, ma se si vuole avere un'idea di tutto ciò che si cela dietro il lavoro di questo regista/autore/disegnatore, il libro "Burton racconta Burton" è senza dubbio una buona base di partenza.
Ho amato questo regista dalla fine degli anni '80, esattamente dall'89, quando uscì "Batman", film che ha permesso anche a noi, che stiamo da questa parte dell'oceano, di conoscerlo. Da allora in poi ho seguito la sua carriera passo passo, tornando anche indietro a vedere il suo precedente "Beetlejuice", che è tuttora il film che ho visto più volte in assoluto (ho perso il conto intorno a quota 40), sia in italiano che in lingua originale e che di tanto in tanto riguardo con piacere.
Mi ha fatto commuovere con "Edward Mani di Forbice", in cui c'è stato il mio (e il suo) primo incontro con Johnny Depp, mio attore preferito da oltre 20 anni. Mi ha divertito con film come "Mars Attacks!", "Ed Wood" e "Il mistero di Sleep Hollow", mi ha entusiasmato con "Batman", "Batman - Il ritorno" (un po' meno del primo) e il recente "Dark Shadows" (a cui dedicherò un post a parte), mi ha fatto meravigliare con "La Sposa Cadavere", "Nightmare before Christmas", "Alice in Wonderland", mi ha intrigato con "Sweeney Todd". In alcuni casi non mi ha convinto del tutto, come in "Il Pianeta delle Scimmie". Altri suoi film non li ho visti affatto sia per scelta, "Big Fish" e "La Fabbrica di Cioccolato", che per mancanza di opportunità, "Pee Wee's Big Adventure", ma prima o poi li vedrò.
In ogni caso è senza dubbio il mio regista preferito. Nei suoi film, se da una parte si può vedere il suo tocco e la presenza ricorrente di certi temi, esiste però una notevole varietà di generi. Abbiamo il fantastico, la commedia paranormale, il supereroe, la fantascienza, l'animazione, il musical, la favola per bambini, il giallo, la biografia. Ce n'è per tutti i gusti.
Leggendo questo bellissimo libro, in cui lo stesso Burton racconta se stesso nelle varie fasi della sua carriera e della sua vita, si riesce a capire veramente a cosa sia dovuta questa varietà e che cosa allo stesso tempo renda i suoi film "burtoniani". Si scopre come spesso sia arrivato a fare un film quasi per caso e come in altre occasioni si trattasse di storie create da lui e da lui stesso fortemente volute, a costo di lunghe attese.
Burton ci racconta la genesi spesso inusuale di certi film, come "Nightmare Before Christmas", la cui storia venne scritta passo passo con la creazione della colonna sonora. Ci parla del suo sodalizio con Johnny Depp, con Danny Elfman e con altri collaboratori che hanno lavorato spesso con lui. Ci mostra il mondo spesso spietato di Hollywood, al quale ha sempre cercato di non piegarsi, sostenendo di voler fare solo ciò che sentiva nelle sue corde, perché tutto il resto non era semplicemente in grado di farlo. Ci rivela l'uomo dietro il regista, da ragazzino "particolare" a talentuoso disegnatore, fino a (quasi casualmente) regista.
Ciò che emerge è senza dubbio la sua enorme fantasia unita a una forte volontà di trasformarla in realtà.
Questo libro è a mio parere una vera ispirazione, per tutti coloro che hanno un talento artistico e vogliono trovare il modo di utilizzarlo al meglio, senza scendere a compromessi. Ma è anche soltanto la vita di un uomo, la semplicità del quale appare evidente da come parla e da quello che dice. Lui non si sente e non vuole essere una celebrità. Vuole solo portare in vita i suoi personaggi e le sue storie. È un artista vero.
Da fan ed esperta di Tim Burton, nel leggere questo libro, ho sperimentato quasi un viaggio nel tempo, ripercorrendo insieme a lui i periodi in cui ha lavorato ai suoi film. Ma credo che "Burton racconta Burton" sia un'ottima lettura anche per l'amante del cinema in generale, poiché offre una prospettiva privilegiata nei confronti di questo mondo, da cui molti sono affascinati.
Ottimo il lavoro del curatore, Mark Salisbury, che ha messo sapientemente insieme i testi tratti dalle varie interviste, intermezzandoli con interessanti spiegazioni. Infine devo fare una nota alle due prefazioni scritte da Johnny Depp, che hanno aggiunto al tutto un po' di colore, raccontandoci Burton da un punto di vista diverso, quello di un amico, che ha condiviso (e tuttora condivide) con lui la parte più importante della sua carriera di attore.

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