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Self-publishing a Varese e Scienza & Fantascienza 2022
Di Carla (del 07/11/2022 @ 09:30:00, in Eventi, linkato 548 volte)

Dopo ben tre anni di assenza a causa della pandemia, all’inizio di ottobre sono finalmente tornata a Varese per tenere il mio “Laboratorio di self-publishing nei sistemi multimediali” all’Università degli Studi dell’Insubria.
È stato bello frequentare di nuovo il campus e ritrovarmi in aula con gli studenti. Infatti, anche se insegnare a distanza presenta evidenti vantaggi per chi come me vive così lontano dal luogo in cui insegna, primo fra tutti di natura economica, poter interagire di persona rende l’esperienza molto più gratificante, sia per il docente che per gli studenti. Vedere nei loro sguardi la comprensione o il dubbio ti fa capire immediatamente se ciò che stai comunicando viene recepito nel modo corretto. Inoltre, gli stessi studenti sono più portati a fare domande e a interagire, poiché ogni loro intervento è semplificato dall’uso di un gesto o di un’espressione del viso che purtroppo a distanza non è visibile.
A rendere il tutto più piacevole è stato il bel tempo che mi ha accolto a Varese, il che ha ridotto il classico trauma del passaggio dal costume da bagno al cappotto che ogni volta caratterizza queste mie visite autunnali nella città lombarda.
 
Quest’anno, inoltre, il laboratorio ha raggiunto un vero e proprio record di partecipazione, con ben 37 studenti idonei a ricevere i crediti/punti, cui si è aggiunta un’uditrice. Il record precedente di 24 del 2020 è stato a dir poco disintegrato. E stavolta il laboratorio non era a distanza, con gli studenti che risultavano presenti mentre se ne stavano comodamente a casa. Ammetto che in un’occasione ho temuto che non ci fosse posto per tutti in aula!
La cosa mi ha fatto particolarmente piacere anche perché questo record è stato accompagnato dall’impegno profuso dai partecipanti, dimostrato dai bellissimi progetti presentati nell’ultima lezione.
Come sempre, si è spaziato tra diversi generi letterari, dal thriller al fantasy, dal libro per bambini al ricettario, fino ad arrivare a una guida culinario-turistica dell’Italia. Insomma, la fantasia non è mancata e le due copertine di libri immaginari riportate in questo articolo ne sono solo piccolo un esempio.
Ma in generale gli studenti hanno mostrato un certo interesse nella materia. Ed è stato un peccato aver dovuto condensare gli argomenti in appena sedici ore, un tempo che permette di fare giusto una carrellata sul mondo dell’autoeditoria senza potersi soffermare su alcuni aspetti che avrebbero potuto stimolare ulteriori discussioni con i partecipanti, in particolare con quelli il cui interesse andava oltre il mero conseguimento dell’idoneità a ricevere i crediti formativi o i punti seminario.
 
Anche in questa occasione, durante la mia permanenza a Varese, mi è stata poi data la possibilità dal professor Paolo Musso di parlare di autoeditoria per due ore durante una delle sue lezioni del corso di “Scienza e fantascienza nei media e nella letteratura”, che è anche l’unico insegnamento universitario in Italia sulla fantascienza. Invece, non mi è stato purtroppopossibile partecipare di persona a una delle conferenze del ciclo di “Scienza & Fantascienza” (collegato al corso), poiché sono iniziate due settimane dopo. Ho comunque svolto il ruolo di relatrice a distanza (l’immagine sotto riportata è uno screenshot da Teams, tramite cui ero connessa direttamente da Marte… ehm… da Cagliari!).
 
Infatti, il 25 ottobre c’è stato l’incontro inaugurale del 2022, in cui si è dato spazio alla celebrazione del decimo anniversario del ciclo di conferenze e del corso, e io ho potuto dare il mio contributo in collegamento tramite Teams. Insieme a me, di persona o a distanza, hanno partecipato altri otto relatori: il già citato Paolo Musso, Giulio Facchetti (presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione), Paolo Luca Bernardini (ex-direttore del DiSUIT), Nicoletta Sabadini (attuale direttrice del DiSUIT), Rosanna Pozzi (docente di Letteratura italiana del Liceo Scientifico “Tosi” di Busto Arsizio), Gianfranco Lucchi (amministratore del sito di fantascienza UraniaMania), Tea C. Blanc (giornalista e blogger di fantascienza) e Antonio Serra (creatore di “Nathan Never” per Sergio Bonelli Editore).
 
 
Ognuno di noi relatori ha contribuito a celebrare a modo proprio questo importante anniversario.
Io, nello specifico, ho spiegato la particolare importanza che ha per me il rapporto che esiste tra scienza e fantascienza proprio in qualità di autrice di romanzi di fantascienza hard, cioè di quel sottogenere della fantascienza in cui si dà importanza alla plausibilità scientifica di quanto viene narrato. E nelle quattro volte in cui ho partecipato al ciclo di conferenze ho trattato questo argomento (la plausibilità scientifica nella fantascienza) da angolazioni diverse.
Nel 2014 raccontai come avevo provato a immaginare degli alieni credibili. Nel 2018 mi soffermai su come Marte e la sua colonizzazione vengono trattati nella fantascienza e soprattutto nei miei libri. Feci qualcosa di analogo nel 2019 in riferimento alla Luna. Mentre nel 2020, anno in cui tutte le conferenze vennero tenute a distanza, l’argomento fu quello dei virus e della loro influenza positiva e negativa come elemento di conflitto all’interno della fantascienza, e ovviamente anche in “Deserto rosso”.
 
Nei miei libri l’inserimento della scienza reale all’interno della storia serve essenzialmente a due scopi.
Il primo è quello appunto della plausibilità degli eventi narrati. Tale necessità deriva dal mio background scientifico. La scienziata che è ancora in me pretende di fornire una spiegazione a tutto ciò che la circonda. Quindi, quando ho iniziato a scrivere fantascienza (Deserto rosso e successivi), mi è venuto spontaneo immaginare una realtà ambientata in un prossimo futuro che trovasse un possibile riscontro nelle conoscenze scientifiche attuali, pur tenendo conto della possibile evoluzione tecnologica in 50 anni.
 
A ciò si aggiunge la mia deformazione professionale da insegnante (mi sono occupata di didattica in ambito universitario tanto tempo fa e adesso la faccio appunto all’Insubria) che mi spinge verso un intento divulgativo. Non uso la scienza reale solo per raccontare una storia plausibile, ma anche per lasciare qualcosa al lettore.
Amo leggere libri che oltre a divertirmi mi insegnano qualcosa e questi sono i libri che voglio scrivere (spesso vale anche per quelli di altri generi). Il mio intento è riuscire a divulgare divertendo, così che le conoscenze restino anche dopo la lettura. D’altronde, le mie storie sono a loro volta ispirate dalle mie letture di romanzi, saggi e articoli, spesso scientifici, oltre che dalla fruizione di contenuti audiovisivi che hanno in qualche modo ampliato le mie conoscenze, oltre ad avermi intrattenuto.
 
Poi magari, quando scrivo, vado a ricontrollare le fonti (molte delle quali vengono riportate in una breve bibliografia) per cercare di essere accurata o almeno di evitare di scrivere qualcosa di chiaramente errato. Non mi interessa entrare in dettagli eccessivamente tecnici, ma preferisco dare un taglio divulgativo, assicurandomi di mantenere una certa plausibilità. Quando inserisco dei dettagli di tipo scientifico, lo scopo è conferire un senso di autenticità alla storia, ma allo stesso tempo mi assicuro che siano sufficientemente vaghi da evitarmi di correre il rischio di usarli in maniera errata all’interno della finzione.
Infatti, quello che faccio è mescolarli ad altri completamente inventati. La miscela delle due cose fa sì che spesso il lettore non è in grado di riconoscere con precisione il confine tra la realtà e la finzione, vale a dire, appunto, tra scienza e fantascienza.
 
Questi sono alcuni degli aspetti di cui ho parlato nel mio breve intervento. L’intera conferenza è stata comunque registrata e verrà presto resa disponibile. A tempo debito vi informerò tramite i miei soliti canali (pagina Facebook e altri social network) e aggiungerò il link o, se possibile, il video a questo articolo.
 
Per concludere, voglio ringraziare ancora una volta Paolo Musso per l’invito e tutti gli studenti, sia quelli che hanno seguito la conferenza sia, soprattutto, quelli del mio laboratorio. Spero che ciò che hanno appreso in qualche modo torni loro utile in futuro e magari che qualcuno un giorno decida di avventurarsi in prima persona nell’autoeditoria!