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 I personaggi di "Deserto rosso"... di Carla
 

"Sei proprio un mistero impenetrabile, piccola Anna."
Deserto rosso - Abitanti di Marte




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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 14/07/2013 @ 03:33:52, in Scrittura & Lettura, linkato 4194 volte)
Più riguardo a Forza di gravità

 
 Tecnicamente perfetto

Sono stata molto combattuta nel dare un voto a questo libro. Se da una parte è sicuramente migliore di molti altri ai quali avevo assegnato 4 stelle, non potevo non rilevare qualche piccola pecca. Ho deciso comunque di dargliene 5, perché indubbiamente è uno dei libri che più mi ha coinvolto nella lettura negli ultimi mesi. Ho dovuto sforzarmi di non finirlo in un paio di giorni e non è stato facile. Si tratta di un techno-thriller con risvolti medici e fantascientifici che accomuna senza dubbio il lavoro della Gerritsen a quello di Crichton. L’argomento è super-interessante, o almeno lo è per me. La storia ambientata nell’era degli Space Shuttle racconta di un emergenza medica a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) che ha dei risvolti molto drammatici e a tratti decisamente horror. Il ritmo è serrato, i personaggi sono molto ben delineati e ti ritrovi a immedesimarti nel loro dramma, in particolare la protagonista Emma Watson e il suo quasi ex-marito Jack McCallum, entrambi astronauti e medici. La preoccupazione e l’ansia di vedere cosa succederà dopo ti obbliga a continuare a leggere. Se ne avessi avuto il tempo, probabilmente lo avrei letto tutto in una volta. Questo è sicuramente segno che mi sono trovata di fronte a un ottimo romanzo.
La parte tecnica è ineccepibile. Questo libro, pur essendo fiction, ti permette di conoscere a fondo le procedure della NASA di quel periodo. C’è addirittura un utilissimo glossario a fine volume. Tutto ciò rende “Forza di gravità” per certi aspetti un testo divulgativo che senza dubbio terrò da parte per consultazioni future.
A ottimi personaggi e ottima parte tecnica, si aggiunge una trama costruita in maniera perfetta, con i tempi giusti e i corretti incastri delle scene. Paradossalmente è proprio questo il difetto del libro. Ero al 17% della lettura e già sapevo esattamente come sarebbe finito, mi ero anche fatta un’idea di massima, poi confermata, dei meccanismi con i quali la storia sarebbe giunta alla sua risoluzione. Nonostante ciò mi sono veramente goduta la lettura, a dimostrazione che si può soddisfare e divertire il lettore più smaliziato anche con un romanzo così standard.
Insomma, si può passare sopra questo difetto di troppa perfezione.
La storia si svolge in maniera molto cinematografica, e di certo questo non è un difetto. Lo è, però, il fatto che in alcune occasioni l’autrice, per motivi che ignoro, abbia deciso di inserire delle scene da un punto di vista onnisciente per mostrare fatti che nessun personaggio era in grado di vedere. Gli stessi fatti vengono poi scoperti dopo dai personaggi, ma in questo modo il lettore è stato privato del piacere di meravigliarsi e spaventarsi insieme a essi. Perché ci ha voluto togliere questo piacere? Eliminando completamente quelle scene, il libro sarebbe stato ancora più bello.
Ma il motivo per cui sono stata combattuta sull’opportunità di assegnare 5 stelle è un altro: il finale. Non tanto per la sua ovvietà, ma per il modo in cui ci viene mostrato. Considerando che era del tutto prevedibile, sarebbe stato molto importante dedicare al finale una particolare cura dando risalto all’aspetto emotivo piuttosto che ai fatti, che, ripeto, erano ovvi sin dall’inizio. Ma l’autrice non l’ha fatto. La scena risolutiva non ci viene narrata dal punto di vista di uno dei due protagonisti, ma a distanza tramite il controllo missione, privandoci del piacere di vedere la loro reazione, in particolare quella della Watson, all’incredibile situazione in cui si trovano. Questo è davvero un peccato e ammetto di esserne rimasta delusa. Credo si tratti di una vera e propria occasione persa. È come se la Gerritsen nella fretta di portare a compimento la storia si sia dimenticata dei suoi personaggi o, peggio, non abbia saputo come gestirli in quel frangente. In pratica ho avuto l’impressione che con questo romanzo abbia fatto il suo bel compitino preciso, ma senza metterci il cuore.
Peccato.
Comunque sia consiglio vivamente questo romanzo agli amanti dell’astronautica, ma mi sento di sconsigliarlo agli astronauti, soprattutto se si tratta di persone impressionabili. Potrebbe infatti essere causa di più di qualche sonno agitato per quelli che stanno davvero lassù nella ISS.
Mi raccomando, cari astronauti, se vi imbattete in qualche sostanza blu-verde di natura sconosciuta, non state lì a giocarci: inceneritela subito!
 
 
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Di Carla (del 13/07/2013 @ 02:02:01, in Interviste, linkato 2305 volte)


Continua il viaggio di "Deserto rosso" con la sedicesima tappa del blog tour, quarta di "Deserto rosso - Nemico invisibile". In questa occasione ho avuto il piacere di essere intervistata da Giovanni Rispo nel suo blog ParoleVacanti.

In questa tappa oltre a parlare a grandi linee della trama e della struttura a puntate mi sono state fatte due domande un po' diverse dal solito. Nella prima mi viene chiesto perché ho scelto proprio Marte come ambientazione e cosa significa per me questo pianeta. Nella seconda ho avuto modo di parlare del perché abbia deciso di cimentarmi nell'hard sci-fi, cioè la fantascienza in cui si cerca di mantenere un certo rigore scientifico nel raccontare i fatti, rendendola quasi "possibile".

Volete sapere come ho risposto?
Andate a leggere l'intervista su ParoleVacanti facendo clic sull'immagine in alto o su questo link.

Se vi siete persi le tappe precendenti del blog tour di "Deserto rosso", le trovate rispettivamente nella rassegna stampa di "Punto di non ritorno", di "Abitanti di Marte" e di "Nemico invisibile".

Grazie mille a Giovanni per la sua ospitalità!
Alla prossima tappa!

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Di Carla (del 11/07/2013 @ 01:31:45, in Scrittura & Lettura, linkato 2122 volte)

Vi segnalo questa iniziativa portata avanti da alcuni autori indie italiani, che dall'11 al 18 luglio offrono uno dei loro ebook a meno di un euro su Kindle Store di Amazon.

Venti titoli che spaziano dalle favole, alla narrativa non di genere, dalla fantascienza al fantasy, dall'azione al saggio, fino ad arrivare al thriller, il romanzo rosa e tutto quello che c'è in mezzo.
Tra i titoli c'è anche il mio "Deserto rosso - Punto di non ritorno" che è comunque sempre a 75 cent.

Se siete in cerca di qualche lettura per le vacanze, fate il clic sull'immagine sopra e andate a leggere le descrizioni di questi libri.
C'è sicuramente qualcosa che fa per voi!
E soprattutto condividete questo link con i vostri amici lettori.

Alcuni di questi libri, come il mio, sono disponibili anche in epub su altri retailer (come Kobo e iTunes), altri sono in esclusiva su Amazon ma senza DRM, quindi potete convertirli in altri formati (controllate che nei dettagli del prodotto ci sia la dicitura: "Utilizzo simultaneo di dispositivi: illimitato").
Non vi resta che dare un'occhiata.
Buon lettura!

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Di Carla (del 09/07/2013 @ 22:27:29, in Scrittura & Lettura, linkato 3275 volte)

 Opera immensa, ma eccessiva
 
Premetto che adoro i romanzi lunghi di fantascienza. Li adoro perché hanno delle trame complesse e non finiscono subito. E, se un romanzo è bello, non vuoi che finisca. Per questo motivo ho affrontato senza timore le 1300 pagine di “Limit”. Ne sono uscita con pareri contrastanti.
Gli ho assegnato quattro stelline perché alla fine l’autore se l’è cavata. La parte finale (diciamo l’ultimo terzo del libro) è infatti la più riuscita e nel complesso devo dire che mi sono divertita. Ma non sono potuta andare oltre perché, con tutta la buona volontà, il libro ha più di qualche problema.
Prima di tutto l’autore impiega forse un centinaio di pagine all’inizio per presentare tutti i personaggi. Va da sé che si crei una grande confusione in testa, in quanto non si ha il tempo di assimilarli. C’è alla fine l’elenco di tutti i personaggi, ma non mi pare corretto che il lettore debba consultarlo ogni volta. Sarebbe stato più opportuno presentarli pian piano nello svolgersi della storia, anche per non ammazzare l’interesse e il ritmo nella parte iniziale.
Altro aspetto che mi ha lasciato perplessa è il passare dell’autore da un punto di vista onnisciente (che vede anche ciò che i personaggi non possono vedere) a un punto di vista limitato, anche all’interno della stessa scena. Più di una volta ho dovuto rileggere un paragrafo dall’inizio per capire chi stava pensando ciò che veniva scritto. Insomma, l’ho trovato un po’ confusionario. Man mano che la storia prosegue, però, il problema si riduce poiché l’autore tende ad assegnare le scene al singolo personaggio ed evitare di mostrare ciò che nessuno potrebbe vedere.
In tutto questo, però, tendo a trovare una certa incoerenza.
Ma in assoluto il più grande problema di questo libro è l’eccesso di info-dump. Almeno un terzo del romanzo è costituito da informazioni che potevano essere riassunte o semplicemente omesse. Pagine e pagine di improbabile fantapolitica o di background dei personaggi, che il lettore dimentica un secondo dopo averle lette, sempre che non le salti a pie’ pari o le legga in diagonale. Per non parlare del fatto che l’inserimento di queste parti assolutamente posticce interrompe del tutto l’azione anche per cinquanta pagine di seguito, creando delle pause innaturali nelle scene. I personaggi si ritrovano a fare lunghe e complicate conversazioni, di conseguenza improbabili, che sembrano delle vere e proprie lezioni e non certo chiacchiere. Sinceramente non riuscivo a immaginare che certi personaggi potessero rimanere così a lungo concentrati a parlare di robe del genere.
Insomma, noia.
Infine il finale è telefonato. Una volta che ammazzi quasi tutti e rallenti troppo l’azione, dai al lettore tutti gli strumenti per capire chi è il capo dei cattivi, ben prima della rivelazione. D’altronde un lettore che si cimenta in un romanzo di 1300 pagine è scaltro, quindi a maggior ragione si sente sottovalutato se gli si propone un finale così ovvio.
Dopo tutte queste critiche vi chiederete il perché di un voto così altro. Semplice. Le parti sulla Luna e nello spazio sono stupende. Le scene d’azione sono ben orchestrate ed entusiasmanti. L’ambientazione è quanto di più suggestivo abbia letto negli ultimi tempi. Ma soprattutto ho adorato il personaggio di Julian Orley, folle, visionario e ottimista, come pure i suoi figli Lynn (matta da legare) e Tim (amorevole e pratico), e la moglie di quest’ultimo Amber (quella che li capisce tutti). Sono costruiti benissimo e riesci veramente a sentirti in sintonia con loro.
Al contrario ho apprezzato meno Owen Jericho, che si è misurato con luoghi e situazioni molto meno affascinanti, ma anche lui a tratti non è riuscito a tenere testa alla maestosità della trama. È un personaggio con molte debolezze, che avrebbe preteso un maggior approfondimento reale e magari una vera crescita alla fine della storia. L’autore ha provato ad approfondirlo e a dire (ma non mostrare) una sua crescita, ma a mio parere non c’è riuscito. Yoyo è fastidiosa e inutile.
Infine un accenno ai cattivi. Mi ha dato fastidio che sia sopravvissuto quello, per così dire, privo d’anima, stereotipato, insomma supercattivo, mentre sia stato fatto fuori in maniera alquanto stupida quello che tutto sommato si comportava in base a una sua logica, mostrando anche di avere una coscienza.

Limit (tutti i formati) su Amazon.it.

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Di Guest blogger (del 08/07/2013 @ 14:42:01, in Scienza, linkato 2985 volte)


Oggi ospito nel blog un articolo del fisico Ernesto Giuseppe Ammerata, autore di alcuni libri di divulgazione scientifica e di racconti di narrativa.

Agli inizi del 1900 non si sapeva ancora molto sull'universo. L'unica teoria sulla gravità era quella formulata da Newton secoli prima. Non si conosceva quale fosse il meccanismo che permetteva alle stelle di bruciare il loro combustile e non si conosceva molto neppure della struttura atomo.

Successivamente, negli anni a seguire, la fisica ebbe un grande sviluppo, soprattutto con la nascita della teoria quantistica e della teoria della relatività di Einstein. Quando si pensava all'universo, lo si immaginava come un qualcosa di statico, lo stesso Einstein, aveva inserito una costante nelle sue equazioni che potesse spiegare un universo statico.

In seguito lo stesso Einstein definì questo il più grande errore della sua vita. Infatti tutte le osservazioni, soprattutto quelle compiute dal grande astronomo Edwin Hubble portavano a concludere che l'universo era una realtà dinamica in continua espansione, come dimostravano i risultati delle osservazioni della velocità di recessione delle galassie. L'universo per così dire non era costituito solo dalla nostra galassia, bensì da innumerevoli altre galassie che si allontanavano le une dalle altre ad una velocità che risultava proporzionale alla loro distanza. Quindi adesso rimaneva capire quante galassie più o meno c'erano nell’universo, la loro tipologia e quindi classificarle, quante stelle erano contenute in ciascuna galassia, la forma delle galassie e così via.

Potete trovare informazioni su questo argomento e altri relativi all'universo nel libro "Dalla Terra all'universo".

"Dalla Terra all'universo", opera del giovane scrittore Ernesto Giuseppe Ammerata, è un libro divulgativo che vuole essere una guida semplice per chi, con l'astronomia, non ha avuto mai a che fare e, magari, vuole avvicinarsi ed iniziare a conoscere questa splendida scienza. L'autore ci farà viaggiare tra le stelle a bordo di un'ipotetica astronave, in grado di percorrere distanze enormi in poco tempo. A bordo della Nexus, viaggeremo tra i pianeti del sistema solare e ci inoltreremo nello spazio profondo, incontreremo la culla delle stelle e i mostruosi buchi neri, per poi spingerci oltre, verso i confini dell'universo.
Una lettura semplice e affascinante. Un viaggio tra le stelle, tra gli spazi infiniti dell'universo.
L'autore in questo libro sembra egli stesso rapito dalle bellezze che ci descrive.
L'esposizione del testo è semplice ma efficace, dimostrando che l'autore si rivolge ad un pubblico comune e non solo a chi è amante dell'astronomia.
La descrizione dei corpi celesti è tale per cui chiunque legga questo testo, sarà in grado di comprendere gli argomenti trattati in maniera semplice e scientifica.
La suddivisione dei capitoli, è stata eseguita tenendo conto di un ordine spaziale in cui con l'andare avanti nella lettura ci si allontanerà sempre più dal nostro pianeta, fino a giungere all'ultimo capitolo dove effettivamente ci si troverà ai confini dell'universo e si avrà l'impressione come se davvero avessimo viaggiato per migliaia di miliardi di chilometri.

 


 

ERNESTO G. AMMERATA, nato a Reggio Calabria nel 1972, laureatosi in fisica presso l’università di Messina, dopo la laurea ha conseguito un Master in Geofisica applicata e ha lavorato presso l’Arpacal al settore fisico ambientale, occupandosi delle misure di radioattività nelle matrici ambientali.
Appassionato di Astronomia, computer, internet e delle nuove tecnologie, da qualche tempo ha iniziato a scrivere libri a carattere di racconti e divulgativo scientifico con l’intenzione di fare conoscere ad un vasto pubblico quelle parti della scienza che possono risultare incomprensibili ai non addetti ai lavori. Ernesto è autore di “Dalla Terra all’universo” (Youcanprint), “I racconti del finanziere” (Youcanprint) e di “Nei pressi della Luna” (Booksprint Edizioni), oltre che di numerosi racconti brevi, come: Amnesia e Ingiustizia.

Venite a trovare Ernesto nel suo blog.

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Di Carla (del 04/07/2013 @ 20:14:25, in Scrittura & Lettura, linkato 2688 volte)


 Fulminanti e taglienti

Questa piccola raccolta di racconti ha in sé tanta originalità, a iniziare dall'accostamento tra un ex-detective inglese che vive in Italia. Questo aspetto già di per sé permette di mettere a confronto le caratteristiche personali di un personaggio tipicamente british in un ambientazione che per lui è in qualche modo esotica.
Un secondo elemento di originalità è la scelta di scrivere dei piccoli racconti di appena mille parole fatti su misura per una lettura rubata nei cosiddetti tempi morti, per esempio quando ci si muove in autobus o sulla metro. Questa scelta rappresenta un piccolo esperimento letterario che merita un plauso a prescindere da tutto il resto, poiché si propone a un target ben preciso.
Il terzo elemento di originalità è l'autrice, nata e cresciuta in Italia, che si cimenta con grande maestria nella sua seconda lingua, riuscendo a trasmettere al lettore l'autorevolezza del madrelingua sia per quanto riguarda lo stile in sé sia per il modo in cui si cala nel protagonista Chase Williams.
A tutti questi elementi, che sarebbero sufficienti a suscitare la curiosità del lettore di questo genere, si aggiungono delle ottime storie, delle vere e proprie perle, che si fanno leggere in un attimo, non solo per la brevità ma soprattutto per la capacità di catturare l'attenzione e obbligarti ad andare avanti fino alla fine. E succede che dopo il primo racconto non puoi fare altro che passare al secondo, e poi al terzo e così via.
Dopo questo breve sguardo nel mondo letterario di Stefania Mattana sarei proprio curiosa di immergermi di nuovo in esso, magari all'interno di un bel romanzo.
 
Questo libro è in lingua inglese!
 
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Di Carla (del 01/07/2013 @ 17:40:49, in Interviste, linkato 2188 volte)


La quindicesima tappa del blog tour di "Deserto rosso", terza di "Deserto rosso - Nemico invisibile", approda sul sito iltuoebook.it, con un'intervista nell'ambito della rubrica Italian Self, in cui Alberto Forni intervista alcuni scrittori italiani che hanno deciso di seguire la strada del self-publishing ottenendo un certo riscontro.

Come potete immaginare, l'argomento principale dell'intervista è il self-publishing. Al suo interno ripercorro il mio viaggio nell'ambito di questa forma di editoria, parlando della mia esperienza, spiegando le motivazioni della mia scelta, illustrando come mi sono mossa a livello promozionale e i risultati ottenuti.
Ovviamente si è parlato di "Deserto rosso" e dei progetti futuri.
Questa intervista è stata fatta circa un mese fa, quindi alcune informazioni non sono aggiornate.

Volete saperne di più?
Andate a leggere l'intervista su iltuoebook.it facendo clic sull'immagine o su questo link.

Se vi siete persi le tappe precendenti del blog tour di "Deserto rosso", le trovate rispettivamente nella rassegna stampa di "Punto di non ritorno", di "Abitanti di Marte" e di "Nemico invisibile".

Grazie mille ad Alberto per questa interessante intervista!
Alla prossima tappa!

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Di Carla (del 28/06/2013 @ 13:15:42, in Scrittura & Lettura, linkato 3606 volte)


La scorsa settimana è comparsa una mia intervista fatta da Elena Bottari di Psicomamme.it nell'ambito di un articolo sul blog di Francesco Gavello. Di quell'intervista due domande sono poi rimaste fuori dall'articolo per motivi di spazio e così, con il permesso di Elena, che ringrazio, ho deciso di riportarle sul blog, anche perché le ritengo particolarmente interessanti.

Come definiresti il mondo della fantascienza? Come ti sei inserita in questo ambiente? Essere una donna ha influito o no nella tua esperienza?
La comunità dei fan della fantascienza in Italia, come spiegavo prima, è bella compatta. Dal punto di vista dell’editoria pare che siamo di nicchia, mentre se parliamo di cinema, TV o videogiochi siamo mainstream. Alla fine siamo essenzialmente dei nerd, chi più chi meno, e per qualche motivo tendiamo ad attrarci. Se non ci conosciamo direttamente, abbiamo almeno un amico (o un amico di un amico) in comune.
Ovviamente la rete è il nostro regno, perché amiamo la tecnologia (per forza), ed è proprio grazie alla rete che nel lontano 1998 sono entrata in un newsgroup di fan di Star Wars, anzi, allora era Guerre Stellari. Devo dire che mi ci sono trovata benissimo. Noi donne eravamo ovviamente di meno (ma non così poche come si possa pensare), ma comunque non meno preparate dei maschietti. Davanti a un pc poi si è tutti uguali, non c’è differenza di genere né di età né d’altro. Eravamo accomunati dalla stessa passione.
Essere donna in sé quindi non ha influito in modo particolare.
Certo che, quando poi la donna in questione si mette a pubblicare un romanzo a puntate di fantascienza, ecco che si crea la curiosità, perché sei un po’ una mosca bianca, visto che la maggior parte degli autori di fantascienza sono uomini. A quanto pare, però, questo è stato tutt’altro che uno svantaggio. Anche quelli che erano un po’ diffidenti, incoraggiati dalla trama (la colonizzazione di Marte), da una copertina di qualità e dal basso prezzo, e successivamente dalle buone recensioni, hanno deciso di dare una chance al mio lavoro. E devo dire che i commenti di questi diffidenti sono quelli che mi fanno più piacere, perché in qualche modo sono riuscita a conquistarli.
Alcuni di loro, poi, hanno affermato che apprezzano l’evidente tocco femminile della mia scrittura, che ovviamente non si può vedere negli autori dell’altro sesso, poiché porta qualcosa di nuovo all’interno del genere.
 
Sul tuo blog abbiamo trovato approfondimenti scientifici. I tuoi libri sono scientificamente informati? Questo aspetto ti caratterizza rispetto ad altri autori italiani?
L’idea alla base di “Deserto rosso” nasce dalla lettura dei libri di Robert Zubrin, il fondatore della Mars Society, forse il maggiore esperto al mondo su Marte. Sono un’appassionata di scienza e tecnologia in generale, oltre a essere biologa, e in particolare sono sempre stata affascinata dall’astronomia e dalla possibilità di viaggiare nello spazio e vivere in altri pianeti. Sono una donna dalla mentalità scientifica e per questo scrivo delle storie che si configurano per gran parte nel sottogenere dell’hard sci-fi, cioè di quella fantascienza che tende a rimanere ancorata a delle basi scientifiche.
E così ho scritto una storia che parla di una possibile colonizzazione di Marte, anche se questa rappresenta poi solo il contesto in cui i personaggi si muovono.
Da una parte abbiamo infatti i personaggi, con i loro problemi umani, dall’altra la tecnologia e il mondo alieno in cui vivono, dei quali ho sempre cercato di descrivere con accuratezza le caratteristiche. Molto spesso nel libro inserisco informazioni scientifiche, che sono funzionali alla trama, nei pensieri o nelle parole dei protagonisti. Con questo stratagemma spiego al lettore come è fatto Marte, come funzionano i sistemi di supporto vitale, le astronavi, le navette spaziali, descrivo il volo iperbolico, il rientro orbitale, ho persino parlato di terraformazione e così via. Inoltre nel libro c’è tutto un aspetto relativo ad argomenti di carattere microbiologico, genetico ed ecologico.
Su ognuno di essi ho cercato di mantenermi il più vicino alla realtà o comunque rendere le tecnologie credibili in base alle conoscenze esistenti, senza entrare eccessivamente nel dettaglio, per non annoiare il lettore.
Ovviamente mi sono presa delle licenze, molti argomenti sono stati semplificati, in altri casi ho preferito parlare di tecnologie meno fattibili al lato pratico, solo perché era più facile farle comprendere al lettore. Questo perché si tratta pur sempre di un romanzo. Ma ciò che vorrei è che il lettore, una volta terminata la lettura, oltre a essersi divertito con la storia, avesse anche imparato qualcosa. D’altronde si tratta di quello che io cerco nei libri: arricchimento culturale accanto all’intrattenimento.
Inoltre alla fine di ogni volume ho aggiunto una bibliografia che riporta libri o siti dai quali ho preso spunto, ma che possono essere usati dai lettori per eventuale approfondimento.
Insomma i miei libri rispecchiano in un certo senso le due parti di me: quella scientifica, anche un po’ perfezionista, e quella creativa, sognatrice, che si lascia andare alla fantasia.
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Di Guest blogger (del 26/06/2013 @ 08:22:06, in Scrittura & Lettura, linkato 2985 volte)


Oggi ho il piacere di ospitare una vecchia conoscenza di questo blog, Francesco Zampa, che ho intervistato qualche mese fa durante la promozione di "Doppio omicidio per il Maresciallo Maggio" e che adesso torna con un guest post in concomitanza con l'uscita del suo nuovo romanzo "Gioco pericoloso, Maresciallo Maggio!".

Una consuetudine diffusa nella maggior parte, e stavo per dire in tutta, la narrativa poliziesca di casa nostra, è quella di incaricare delle indagini, o avere a capo delle varie squadre investigative (che è la stessa cosa), vice-procuratori, dottori, questori, sostituti, poliziotti, commissari e via dicendo. Di carabinieri neanche l’ombra, a meno che non rivestano parti da comprimario, sempre con un che di guascone, simpatico, non troppo sveglio ma bonaccione etc, come le amiche però però simpatiche di quella che ci piaceva. Una macchietta, insomma; ma lo vedremo più avanti.
Questi investigatori della prima categoria, la prima che ho citato, intendo; questi investigatori sono spesso stufi di quel che fanno anche se agiscono ispirati da altruismo incondizionato; non amano, per così dire, i rapporti gerarchici stringenti anche se sono essenza di quel che fanno rigettandone la sottesa prepotenza finché non devono esercitarla loro. Hanno amanti o mogli deluse, famiglie incrinate e sono rigorosamente etero. Però indagano e arrestano, proprio applicando quelle regole dalle quali sembrano tanto compressi. Mi viene in mente l’ultimo della serie, il vice-commissario Cardosa (“Il Metodo Cardosa”), vincitore del premio Tedeschi 2012: sicuramente un poliziotto atipico, maestro di citazioni ma astratto quanto tanti suoi colleghi di carta, omologato in questo bisogno di diversità.
Ora, un personaggio deve avere le sue caratteristiche, e nessuno può dire quali siano più adatte, e distinguersi dalla concorrenza, almeno per trovare il suo spazio. Ci mancherebbe! Ma mi sembra che questa diversità sia spesso in superficie. Non ho ancora ben capito perché questi poliziotti siano sempre così arrabbiati con quello che fanno. Credo che la maggior parte del pubblico si attenda che un investigatore sia sotto sotto così, irregolare, che rifugga da quel ruolo così antipatico, quello di chi deve far rispettare le leggi costringendo gli altri a subirne la coercizione. Una specie di ribellione archetipica che fa diventare questa caratteristica un ingrediente necessario per la riuscita - commerciale - del giallo. I produttori, naturalmente, si adeguano, anche loro tengono famiglia. E allora, mi chiedo, perché non tifare per l’assassino? Perché sarebbe sicuramente peggio!
A me, fin da quando leggevo l’Uomo Ragno, è sempre piaciuto il lato umano dei protagonisti. Sì, vanno bene l’azione, la sparatoria e la scazzottata, la vittima, il riscatto etc., ma vuoi mettere Peter Parker che teme i suoi compagni di scuola perché lo prendono in giro o, ancor di più, ha paura di corteggiare la più carina della classe? Roba grossa, altro che affrontare il criminale di turno.
Dulcis in fundo, si fa per dire, per ovviare alla debolezza del personaggio e, conseguentemente, anche delle storie (difficile pensare a un protagonista sottotono in una storia eccellente), cosa si fa nelle produzioni locali? Si scelgono attori belli, bellissimi, quasi scultorei che attraggono quella fetta di pubblico che, evidentemente, interessa loro. Avete mai visto una Stazione con dei carabinieri come quelli che circondano Don Matteo? Ma sicuramente avrete incontrato Nino Frassica! Perché? Per attrarre contratti pubblicitari e cose del genere, non riesco a spiegarmelo diversamente.
Ma si deve dare al pubblico solo quello che vuole o si possono proporre anche personaggi tratteggiati senza esigenze commerciali?
A me piacciono personaggi autentici, che si misurino con questioni piccole o grandi alla stessa maniera, come farebbe, e fa, ciascuno di noi nella nostra quotidianità: solo che nessuno ci spara addosso e nessuno ci mette prove false nel cassettino della nostra auto, anche se, e di questo sono convinto, nella realtà succedono cose molto peggiori.
La prossima volta, o quando sarà, parleremo di affari sporchi e mezzi di comunicazione!

FRANCESCO ZAMPA ha 48 anni, una moglie e quattro figli, è maratoneta, appassionato di cinema e lettura. Ha già pubblicato una graphic novel nel 2010, “Calciopoli ovvero l’Elogio dell’Inconsistenza” e ha scritto alcuni racconti che hanno per protagonista il maresciallo dei carabinieri Franco Maggio, uno dei quali, “Destinatario Sconosciuto” è stato pubblicato in una raccolta nel Giallo Mondadori.
Il maresciallo Franco Maggio è protagonista anche del suo romanzo d’esordio, “Doppio Omicidio per il Maresciallo Maggio”, della raccolta di racconti “C'è sempre un motivo, Maresciallo Maggio!” e del suo ultimo romanzo “Gioco pericoloso, Maresciallo Maggio!”.
Visitate il suo blog “I Racconti del Maresciallo Maggio”: http://ilmaresciallomaggio.blogspot.it
Trovate Francesco anche su Facebook: http://www.facebook.com/MarescialloMaggio
Infine date un’occhiata al suo profilo su GoodReads: http://www.goodreads.com/Zipporo
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Di Carla (del 23/06/2013 @ 03:37:52, in Cinema, linkato 3664 volte)


Ieri ho visto "Star Trek - Into Darkness" (questo articolo contiene spoiler). Devo dire che è davvero un bellissimo film. Mi è piaciuto più del precedente.

Il mio preferito rimane Zachary Quinto, bravissimo nel ruolo di uno Spock in lotta con la sua umanità.
Devo ammettere, però, che ho apprezzato moltissimo l'interpretazione di Benedict Cumberbatch nel ruolo di Khan e che ho avuto un vero brivido nelle pochissime scene in cui si allea con Kirk.
Vado matta per queste situazioni in cui il buono e il cattivo trovano un punto in comune. Persino Khan, che è un supercattivo, in alcuni momenti lascia trasparire qualcosa di buono: il fatto che consideri il suo equipaggio una famiglia, per esempio. Farebbe qualsiasi cosa per salvarli. Ciò lo rende più reale e complesso, fa scaturire nello spettatore una sorta di compassione per lui, nonostante tutto. E tutto sommato alla fine sono stata contenta perché, se anche i nostri eroi si sono salvati, il cattivo non è stato necessariamente distrutto. Insomma, mi sarebbe dispiaciuto, se fosse accaduto. Al di là del fatto che questo permette di aprire nuovi scenari per altri film, io non volevo che morisse.

L'avrete capito che mi piacciono i personaggi ambigui. Voglio vedere un po' di cattiveria nei buoni e un po' di bontà nei cattivi. Amo quando si mescolano le carte in questo senso, perché ciò dona profondità al personaggio e crea una sorta di attaccamento da parte di chi fruisce della storia, oltre ad aumentare l'imprevedibilità di quest'ultima.

L'ho fatto ampiamente nei primi tre episodi di "Deserto rosso" e continuo a farlo soprattutto nell'ultima puntata che sto scrivendo.
In "Ritorno a casa" il bene e il male si mescolano di continuo anche all'interno degli stessi personaggi e, per quanto i vari conflitti giungano a una risoluzione, non necessariamente questa va a favore di chi è buono o a sfavore del cattivo, anche perché è difficile inquadrare un personaggio in una sola delle due categorie.
Spero che ciò susciti nel lettore la tendenza a tifare, volta per volta, per un certo personaggio, indipendentemente dal suo essere buono o cattivo, quando questo si trovi a essere minacciato da qualcuno o da qualcosa, e rischi di essere sopraffatto.

Spero di riuscire a suscitare in voi questo tipo di compassione, proprio perché "Deserto rosso" non è una storia sull'eterna lotta tra bene e male. Non ci sono vincitori e vinti in questo senso. Si tratta di una storia di confronto tra degli esseri umani, con le loro debolezze e le loro forze, e qualcosa di molto più grande di loro, a sua volta non esente da difetti. Una lotta non alla pari, il cui scopo non è stabilire il vincitore, ma mettere a nudo i partecipanti, tirando fuori il peggio e il meglio di loro, da entrambe le parti.

Nel fare questo, spero di riuscire ancora una volta a divertirvi. A questo proposito non ci resta che attendere il 30 settembre 2013, per l'uscita di "Deserto rosso - Ritorno a casa".
Se nel frattempo siete in cerca di anticipazioni, seguite Anna su Twitter.

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