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 Hyde Park e il cielo... di Carla
 

“Non avevo mai ucciso qualcuno prima d’oggi.”
Affinità d’intenti




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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 15/01/2015 @ 17:28:22, in Scrittura & Lettura, linkato 2288 volte)

 Chick-lit divertente e arguto
 
Nel mio girovagare tra i generi letterari mi sono imbattuta in questo chick-lit un po’ fuori dagli schemi.
L’impatto con la storia non è facile. Si apre con un prologo del tutto inutile, poiché anticipa una scena che si vedrà nella seconda parte del libro. È stato messo lì per attirare la lettrice (eh, sì, è un libro da donne!) e compensare con il vero inizio che forse è un po’ lento. Il problema è che purtroppo rivela qualcosa su come si svolgerà la storia, per questo motivo consiglierei di saltarlo a pie’ pari.
Archiviato il prologo, che ho subito cercato di dimenticare, la storia mi ha subito incuriosita. La protagonista ci racconta del suo “piano” non ben definito per conquistare il suo capo, che pare invece non avere neanche idea della sua esistenza. Il tono è molto ironico. La struttura a diario, che all’inizio di ogni capitolo indica il giorno dal momento dell’assunzione e alcune frasi riassuntive che delineano la situazione, strappa più di un sorriso. Lo stile è caratterizzato da periodi brevi, anche di una sola parola, che riproducono bene il pensiero frammentario della protagonista. Sembra davvero di essere nella sua testa, di vivere le sue emozioni.
Il linguaggio è sempre garbato, mai volgare, anche in alcune lunghe scene intime, dove si fa largo uso di figure retoriche.
Storia forse non originale come trama generale, ma costruita in maniera sorprendente, con dei cambi di direzione inattesi. Il fatto che l’abbia letto in appena tre giorni, nonostante non si tratti di un romanzo brevissimo, conferma la capacità dell’autrice di tenere il lettore (lettrice) incollato alle pagine.
Una cosa che non mi è chiara è perché in alcuni siti venga catalogato come un romanzo erotico, quando non lo è affatto e, aggiungerei, per fortuna. Si tratta di un chick-lit stile “Sex and the City” neanche tanto esplicito.
Una lettura assolutamente consigliata.
 
Questo libro è scritto in lingua inglese!
 
Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
 
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Di Carla (del 09/01/2015 @ 08:45:42, in Eventi, linkato 5415 volte)

Lo scorso 17 dicembre ho tenuto una conferenza all’Università degli Studi dell’Insubria dal titolo “Come raccontare degli alieni credibili, autopubblicarsi e avere anche successo”, nell’ambito di una serie di eventi intitolata “Scienza e Fantascienza” organizzata dal prof. Paolo Musso del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. È stato l’evento più lungo cui abbia partecipato finora, infatti ho avuto modo di parlare a un pubblico molto attento per oltre due ore, ma ciò l’ha reso particolarmente stimolante, poiché alla mia lunga disquisizione sono seguite alcune interessanti domande da parte dei presenti sia durante che dopo la stessa conferenza.
 
Come si può comprendere dal titolo dell’evento, ho dedicato gran parte del tempo a mia disposizione a parlare di self-publishing e della mia esperienza personale, in particolare con la serie di “Deserto rosso”. Ma nella prima mezz’ora mi sono, invece, soffermata su come sono arrivata a concepire il concetto di alieno su Marte pur mantenendomi fedele al sottogenere della fantascienza in cui mi stavo cimentando, cioè la fantascienza hard, in cui è necessaria una certa plausibilità scientifica.
 
Essendo io stessa una scienziata, nello specifico una biologa, anche se non lavoro più attivamente nel campo da anni, sono spesso portata da una sorta di deformazione professionale a cercare una spiegazione per ciò che mi circonda. E così, anche quando ho iniziato a scrivere “Deserto rosso”, mi è venuto spontaneo immaginare una realtà ambientata in un prossimo futuro che trovasse il più possibile un riscontro nelle conoscenze scientifiche attuali, pur tenendo conto di una possibile evoluzione delle tecnologie nell’arco di circa cinquant’anni.
Il mio problema era che, oltre a voler scrivere una storia su Marte, volevo anche che questa parlasse di alieni.
Ma come potevo scrivere di marziani in una storia di fantascienza hard, se i marziani non esistono?
Per fortuna, la fantasia è uno strumento molto potente.
 
Come sapete, Marte non è precisamente il posto più adatto per vivere.
È per certi aspetti molto simile alla Terra. È il quarto pianeta del sistema solare, quindi non troppo lontano dal Sole. È un pianeta roccioso che contiene più o meno gli stessi elementi del nostro. Il giorno (chiamato sol) su Marte dura poco più di 24 ore. Inoltre l’asse del pianeta è inclinato in misura simile a quello della Terra e ciò fa sì che siano presenti le stagioni, sebbene la loro durata sia doppia, poiché un anno marziano dura circa quanto due anni terrestri.
Ci sono alcune differenze poco influenti, tra cui le sue dimensioni e la sua massa, che sono decisamente inferiori a quelle della Terra. Il risultato è che la sua gravità è di 0,37 g, poco più di un terzo di quella terrestre, mentre la sua superficie totale è pari a quella delle terre emerse terrestri, quindi è molto inferiore a quella totale del nostro pianeta, ma non certo piccola.
E ci sono, però, anche altre differenze che potremmo definire drammatiche e che lo rendono difficilmente abitabile. La più importante è che sulla superficie di Marte non può esistere l’acqua allo stato liquido, perché la sua atmosfera è pari a circa 1% di quella terrestre e una pressione così bassa unita alle più basse temperature fa sì che questo prezioso elemento possa esistere sotto forma di vapore acqueo oppure di ghiaccio. L’assenza di acqua liquida impedisce l’esistenza della vita come la conosciamo, in cui le reazioni chimiche avvengono appunto in soluzione acquosa. A ciò si aggiunge il fatto che il pianeta non ha alcuna protezione nei confronti delle radiazioni ionizzanti provenienti dallo spazio, che si tratti raggi ultravioletti (poiché non esiste una fascia dell’ozono) o di raggi cosmici (poiché Marte non ha un campo magnetico permanente e quindi non ha una magnetosfera). Questo aspetto fa sì che se anche esistesse una qualche forma di vita verrebbe immediatamente uccisa dalle radiazioni.
 
Però sappiamo anche che Marte non è sempre stato così. La geologia del pianeta riporta chiare tracce della presenza di acqua sulla sua superficie in un tempo lontanissimo (l’immagine in alto è una possibile ricostruzione del suo aspetto di allora), quasi quattro miliardi di anni fa (le continue scoperte dei rover Curiosity e Opportunity della NASA non fanno che confermare questa certezza). Su Marte l’acqua c’era, quindi a quei tempi il pianeta godeva di migliori condizioni sia di pressione che di temperatura. Esso si trovava nelle stesse condizioni della Terra, che proprio in quel periodo assisteva la nascita della vita.
Ma, se sulla Terra è nata la vita dai 3,5 ai 4 miliardi di anni fa, non è così assurdo pensare che qualcosa del genere possa essere accaduto anche su Marte.
 
In teoria la vita potrebbe addirittura essere nata su uno dei due pianeti (o altrove) e poi essere stata trasportata, per esempio, tramite dei meteoriti. Di preciso non si sa come, dove e in che condizioni precise sia nata la vita, ma in base a quello che sappiamo potrebbe essere successo anche sul pianeta rosso.
È chiaro che i marziani in questione sarebbero dei batteri o dei protobatteri.
 
Poi Marte è cambiato. Per motivi ancora non del tutto chiariti (che vengono al momento studiati dall’orbiter MAVEN della NASA) ha perso la sua atmosfera e con essa la capacità di avere acqua in superficie, divenendo il deserto gelido e rosso che conosciamo.
Però ciò riguarda solo la sua superficie. Non sappiamo con certezza se su Marte ci siano delle riserve d’acqua sotterranea, magari termali, separate così bene dall’esterno da poter essere allo stato liquido. Sappiamo che ce sono tantissime sul nostro pianeta, quindi perché non dovrebbero esistere su Marte?
E supponiamo che da quasi 4 miliardi di anni in queste acque sotterranee abbiano continuato a vivere ed evolversi dei batteri estremofili (adatti a vivere in condizioni estreme) fino ai giorni nostri. Infatti proprio di recente sono state trovate delle concentrazioni elevate di metano nel pianeta la cui origine potrebbe anche essere biologica, sebbene non ce ne sia la certezza.
Insomma dire che da qualche parte nelle profondità del pianeta possano esistere dei microrganismi marziani è decisamente plausibile e quindi accettabile in una storia di fantascienza hard.
 
Il problema è che i batteri non sono precisamente degli alieni intelligenti. Creare una storia in cui si crei un certo conflitto tra gli umani e i marziani, se questi sono nei microrganismi, significa parlare al massimo di un epidemia e magari si rischia di scivolare nell’horror.
Io volevo degli alieni veri, con vere motivazioni per essere in conflitto con gli umani, che potessero comunicare con gli umani. Ma, visto che su Marte non ci potrebbero mai essere gli omini verdi e il massimo di alieno in cui ci si può imbattere è un organismo invisibile a occhio nudo, dovevo inventarmi qualcos’altro.
E così ho provato a guardare la cosa da un’altra prospettiva.
 
Che la vita nell’universo esista al di fuori della Terra è praticamente una certezza. Là fuori ci sono innumerevoli galassie con innumerevoli stelle e innumerevoli pianeti situati nella fascia abitabile (laddove esiste l’acqua allo stato liquido) per cui è impossibile che non esista altra vita. E se quella che vogliamo è una vita intelligente, magari evoluta quanto quella umana in modo da essere riconoscibile come tale, per esempio perché è in grado di captare e produrre onde radio con cui comunicare, anche in questo caso la probabilità che tale vita esista o sia esistita nell’intero universo è altissima. Mi sento di dire che sia un’altra certezza.
Il problema è che l’universo è immenso e, se anche tale vita esistesse (e diciamo che è così), la probabilità che tale specie aliena allo stesso nostro stadio di sviluppo (o magari superiore) si trovi abbastanza vicina a noi adesso da poter essere rilevata e riconosciuta è invece bassissima. D’altronde non l’abbiamo ancora trovata.
 
È ragionevole pensare che la probabilità che due specie, originatesi separatamente e che si trovino a uno stadio evolutivo simile nello stesso momento, siano anche vicine (diciamo nell’arco di qualche decina di anni luce, che è una distanza insignificante) rasenta quasi lo zero. È estremamente più difficile che vincere al superenalotto! Certo, non è impossibile, ma sarebbe un tantino poco plausibile, volendo usare un eufemismo.
 
La chiave di tutto, però, è proprio la contemporaneità.
L’universo esiste da oltre 13,5 miliardi di anni, in confronto l’Uomo è nato ieri, tanto più se consideriamo da quanto tempo siamo in grado di osservare lo spazio. Ma, se invece di considerare la probabilità di avere un’altra specie aliena evoluta vicina a noi adesso, considerassimo quella di una sua esistenza in qualche altro momento nel tempo, per esempio tra i 3,5 e i 4 miliardi di anni fa, quindi il caso di due specie intelligenti evolute ma vissute in tempi completamente diversi, be’, questa probabilità sarebbe ragionevolmente più alta.
 
Mettendo insieme tutte queste riflessioni, ho immaginato che quattro miliardi di anni fa esistesse una specie aliena intelligente, molto più evoluta di noi umani in questo momento, capace di viaggiare molto più lontano di noi nello spazio, che vivesse in un pianeta orbitante intorno a una stella relativamente vicina al Sole. Adesso sarebbe estinta o una sua successiva evoluzione potrebbe aver lasciato da miliardi di anni questa regione dell’universo. Questa specie, inoltre, proveniva da molto più lontano, proprio grazie alla sua tecnologia evoluta, e come tutte le forme di vita tendeva a espandersi ed esplorare altri luoghi. Qualcuno di questa specie potrebbe essere giunto nel sistema solare, proprio quando Marte aveva dei bellissimi laghi oppure oceani e sembrava proprio un bel luogo da esplorare, e in qualche modo questo alieno potrebbe aver lasciato qualcosa di sé che gli esseri viventi marziani pre-esistenti (i batteri di cui dicevo prima) hanno fatto loro e tramandato al loro interno fino ai giorni nostri. Qualcosa di biologico. Un codice.
 
Mi fermo qui, senza dire come si arriva da questo codice alla possibilità di interagire ed entrare in conflitto (nel senso narrativo del termine) con dei veri alieni. Ciò che volevo mostravi in questo post è piuttosto come la fantasia può utilizzare degli elementi reali, scientifici, per creare qualcosa di abbastanza plausibile, come dei marziani credibili.
Questo in fondo è solo un esempio.
Chi ha letto “Deserto rosso” ha capito a cosa mi sto riferendo, gli altri magari potrebbero scoprirlo avventurandosi a loro volta nel ciclo dell’Aurora, che ha come filo conduttore, che lega tutte le sue parti (“Deserto rosso”, “L’isola di Gaia” e le altre tre che verranno), proprio questo alieno.
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Di Carla (del 31/12/2014 @ 00:47:32, in Scrittura & Lettura, linkato 2377 volte)

Ci siamo. Il 2014 sta per finire. Per quanto mi riguarda è stato un anno ricchissimo di eventi e mi è quasi parso più lungo dei precedenti, il che mi sembra un buon segno, perché significa che sono stata impegnata in attività fra le più varie, più di quelle che normalmente caratterizzano un normale anno.
 
Ma andiamo per ordine. Vi ricordate i propositi di cui vi ho parlato un anno fa?
Nello scorrere la lista vedo che ne ho mantenuti parecchi, con altri è andata un po’ meno bene, ma ho avuto modo di aggiungere nuovi eventi inattesi, per cui sono più che soddisfatta del risultato.
Vediamoli nel dettaglio.
 
Sono riuscita a completare l’editing e pubblicare “Il mentore” durante la primavera e “L’isola di Gaia” entro il 30 novembre (esattamente il 28).
Ho letto 53 libri durante l’anno, uno più di quanti me ne ero proposta.
Mi ero riproposta di vendere almeno 3000 copie e invece ne ho venduto quasi 4000 (più di quante ne avessi vendute nei due precedenti messi insieme). Ma ciò che rende questo risultato più entusiasmante è che circa la metà di queste copie sono state vendute a un prezzo superiore ai 2 euro, a dimostrazione che sto riuscendo nel mio intento di trasformare la mia attività di autore indipendente in una fonte di guadagno più cospicua. E ciò è stato possibile anche grazie al fatto che sto dedicando a essa ormai ben oltre l’80% del mio tempo. In pratica la mia preoccupazione riguardo alla maggiore difficoltà di vendere libri che non costassero meno di un euro si è rivelata, per fortuna, errata. Un po’ questo si è verificato grazie al fatto si è vista nell’ultimo anno una crescita significativa del mercato digitale e nel frattempo sono riuscita a raggiungere un target di lettori diversi, sfruttando i meccanismi di promozione interni dei retailer (Amazon, ma non solo). Del tutto inaspettatamente è stato proprio “Il mentore” il libro ad aver avuto il successo di vendite più duraturo e costante nei primi cinque mesi dalla sua pubblicazione, tanto da attirare l’attenzione per l’acquisizione dei suoi diritti di traduzione in inglese e tedesco. Su questo argomento mi riservo di mantenere ancora un po’ di segretezza. Abbiate pazienza: preferisco svelare i dettagli a tempo debito, ma ve ne parlerò nei prossimi mesi.
 
Non sono, però, riuscita a mantenere alcuni propositi. Non ho fatto il NaNoWriMo, anche perché sono andata in vacanza proprio a novembre, quindi ho dovuto rimandare l’inizio della scrittura di un nuovo libro. Per lo stesso motivo non sono riuscita a scrivere 200 mila parole durante il corso dell’anno, ma solo le 135 mila della riscrittura de “L’isola di Gaia”.
Non ho terminato la traduzione di “Deserto rosso” in inglese, ma comunque ho tradotto i primi tre libri e sto già lavorando all’ultimo che conto di finire entro gennaio o i primi di febbraio. Quindi non sono andata tanto lontana dal mio proposito iniziale. Sono riuscita inoltre a pubblicare le versioni inglesi dei primi due libri, “Red Desert - Point of No Return” e “Red Desert - People of Mars”, mentre il terzo, “Red Desert - Invisible Enemy”, è tuttora in mano alla proofreader e uscirà il 2 febbraio.
Sto inoltre continuando a lavorare per estendere la mia piattaforma da autrice nel mercato anglofono. Su questo aspetto il prossimo anno sarà particolarmente significativo. Ma ciò che mi fa ben sperare è che i libri sono piaciuti a chi li ha letti finora (che io sappia, almeno).
 
Tenendo conto di tutto, direi che me la sono cavata, soprattutto se a ciò aggiungo i risultati ottenuti ai quali non stavo neanche puntando.
Eccoli:
- sono stata nominata da Wired tra i 10 migliori self-publisher italiani;
- ho partecipato come relatrice al Salone Internazionale del Libro di Torino (a maggio) e poi alla Frankfurter Buchmesse, la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte (a ottobre);
- la raccolta di “Deserto rosso” è stata per due giorni al primo posto assoluto nella classifica generale del Kindle Store;
- ho ricevuto recensioni lusinghiere su “Deserto rosso” sia da Wired.it che da Tom’s Hardware, che ha anche recensito “L’isola di Gaia”;
- quest’ultimo romanzo è stato il libro più venduto nel Kindle Store nei giorni del lancio (nella classifica che conta esclusivamente le vendite nelle 24 ore precedenti) e continua ad andare bene, al di sopra delle aspettative;
- ho partecipato come relatrice ad altri due eventi molto interessanti, uno a Todi lo scorso maggio nell’ambito del Maggio dei Libri, e uno all’Università degli Studi dell’Insubria, lo scorso 17 dicembre, nell’ambito della serie di conferenze tuttora in corso intitolata “Scienza e Fantascienza”.
Tutto questo è stato possibile nonostante l’essere stata sottoposta a un intervento alla mano destra che mi ha tenuto in parte fuori dai giochi per quasi due mesi.
Insomma, non posso che essere soddisfatta.
 
A questo punto è arrivato il momento di enunciare i propositi per il 2015.
1) Pubblicare “Red Desert - Invisible Enemy” il 2 febbraio (questo è quasi già fatto) e finire di tradurre “Red Desert - Back Home”, per poi pubblicarlo la prossima estate.
2) Completare l’editing e pubblicare il thriller “Affinità d’intenti” entro il prossimo maggio.
3) Scrivere almeno altri due romanzi, uno di fantascienza (titolo provvisorio “Per caso”, sottogenere: space opera) e un thriller (forse “Sindrome”, il seguito de “Il mentore”), e scrivere almeno metà di “Ophir”, terza parte del ciclo dell’Aurora, sfruttando anche le due sessioni del Camp NaNoWriMo (aprile e luglio) e quella canonica del NaNoWriMo (a novembre). Ho intenzione di vincerle tutte e tre. In generale, visto che non intendo cimentarmi in altre traduzioni dei miei stessi libri (per una volta qualcun altro lo farà per me a sue spese!), voglio dedicare buona parte del 2015 alla scrittura.
4) Pubblicare “Per caso” entro la fine di novembre.
5) Leggere almeno 52 libri come nel 2014.
6) Preparare l’outline dei romanzi che scriverò nel 2016, che spazieranno ancora tra fantascienza, thriller e anche un possibile ritorno del fantasy egiziano, e magari qualcos’altro. Chissà!
7) Infine riguardo alle previsioni sulle vendite, mi auguro semplicemente di mantenere il trend in crescita degli ultimi sette mesi sul mercato italiano, quindi di poter contare di nuovo un numero di copie vendute superiore a quello dell’anno precedente. Sempre riguardo alle vendite, ho ottime aspettative sul mercato anglosassone, dove in virtù di alcuni importanti impegni presi lo scorso ottobre, spero di riuscire a fare il salto di qualità.
 
Che ne pensate?
Il 2015 sarà il mio quarto anno come self-publisher. Il momento di tirare le somme sarà rappresentato dalla fine del quinto, ma il giro di boa è stato superato con ottimi presagi, perciò il prossimo anno sarà cruciale nel dare delle indicazioni importanti su come me la sto cavando in questo difficile mestiere. Non vi nascondo che l’idea di riuscire a vivere della mia attività di autrice si sta trasformando in un obiettivo possibile. Fino a un anno fa non era così, perché ne mancavano i presupposti, ma recentemente questa idea sta iniziando a diventare più realistica, anche se c’è ancora un po’ di strada da fare.
Come sempre va voi, amici, collaboratori e lettori, il ringraziamento per quanto fatto finora. Senza di voi non avrei avuto le motivazioni e gli stimoli che mi hanno portato fino a qui, e so che il vostro sostegno sarà essenziale anche nei prossimi dodici mesi di questo mio viaggio nell’editoria.
Vedremo insieme cosa succederà.
 
E adesso ditemi un po’ di voi. Avete mantenuto i vostri propositi di quest’anno? E quali risultati intendete raggiungere nel 2015?
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Di Carla (del 16/12/2014 @ 17:04:13, in Scrittura & Lettura, linkato 1747 volte)

E se tutta la tua vita fosse solo un inganno?
 
Giusto in tempo per Natale, se la ordinate subito, esce l’edizione cartacea de “L’isola di Gaia”.
Il libro, che ha lo stesso formato di quello di “Deserto rosso”, costa solo 11,99 euro e include 400 pagine. È disponibile su Amazon, Giunti e inMondadori.
 
Il libro include, oltre al romanzo, un’introduzione in cui vi presento l’opera, mentre in appendice è riportata la bibliografia e alcune informazioni sul ciclo dell’Aurora, inclusa una sinossi più lunga, rispetto a quella reperibile sui miei siti, del prossimo volume del ciclo, “Ophir”, la cui uscita è prevista nel 2016.
 
Vi ricordo inoltre che su Amazon non si pagano le spese di spedizione se si raggiunge la cifra di 19 euro. Potreste, per esempio, acquistare insieme a questo la raccolta di “Deserto rosso” (la consiglia anche Tom’s Hardware come regalo di Natale!) o il mio thriller “Il mentore”, oppure un altro libro che costi almeno 7,01 euro per usufruire della spedizione gratuita.
 
Ed ecco di nuovo la trama de “L’isola di Gaia”:
 
Nel ventiduesimo secolo le conseguenze di un improvviso evento catastrofico di portata globale avvenuto pochi anni prima ha alterato profondamente le priorità di nazioni e governi e ha dato una grossa spinta verso un maggiore sviluppo tecnologico, con un particolare interesse nei riguardi della conquista dello spazio.
Ma per quanto l’Agenzia Spaziale Internazionale sia in grado di costruire mezzi sempre più sofisticati per andare ben oltre i confini del sistema solare, ciò che impedisce veramente all'umanità di compiere lunghi viaggi verso altri mondi è la sua stessa natura fisica, perfezionata per vivere sulla Terra e inadatta ad affrontare per molti anni le condizioni estreme dello spazio profondo.
 
Gli scienziati inglesi Gabriel Asbury e sua moglie Elizabeth Caldwell hanno, però, trovato un modo per ovviare a questo problema: migliorare l’Uomo stesso.
 
Preparatevi per questo nuovo viaggio, ma stavolta non andrete nello spazio. Ad attendervi sarà la città di Hope in Antartide col suo inafferrabile mistero.
Ma non fidatevi troppo dei vostri sensi, poiché tutto ciò che credete di sapere potrebbe essere un inganno!
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Di Guest blogger (del 10/12/2014 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 3841 volte)

L'articolo che vi presento oggi è opera di Assunta D'Aquale, autrice, blogger e fotografa. Assunta ci illustra il suo progetto di ricerca che si propone di analizzare il fenomeno del self-publishing e cercare di stabilire quale sarà la sua possibile evoluzione.

Durante il corso di questi anni, trascorsi studiando la Comunicazione a vari livelli, mi sono imbattuta nel variegato mondo dei self-publisher, proprio grazie a Rita Carla Francesca Monticelli e al suo primo romanzo della serie di “Deserto rosso”.
In passato avevo molti pregiudizi nei confronti degli autori che si auto-pubblicano, per le esperienze negative avute su forum e piattaforme dedicate alla scrittura creativa, tuttavia col trascorrere del tempo, oltre a Carla, ho avuto modo di conoscere diversi autori che si dedicano con serietà e impegno a questa attività.
 
In questo periodo mi sto occupando del self-publishing dal punto di vista della ricerca, e sto lavorando alla stesura di un progetto di tesi che analizza quello che oramai può definirsi un vero e proprio fenomeno culturale.
Ho voluto sperimentare una sorta di osservazione partecipante, una tecnica di ricerca etnografica che prevede la prolungata permanenza dell’osservatore nel gruppo sociale oggetto della ricerca, che gli consente di inserirsi nelle attività svolte per comprendere, mediante un processo di immedesimazione, le motivazioni e quindi i significati che gli attori sociali attribuiscono alle loro azioni.
 
Questa sorta di immersione nel gruppo mi ha permesso di instaurare un rapporto di interazione personale coinvolgendomi direttamente nella realtà osservata e mi ha consentito di ricostruire dall’interno il mondo simbolico e le dinamiche relazionali del gruppo.
Ho avuto modo di condividere le conoscenze e i saperi messi in comune da ciascun partecipante e di usufruire pienamente di quella che è stata definita da Pierre Levy “intelligenza collettiva” senza la quale questo mio progetto non sarebbe mai stato realizzato.
 
Il primo risultato ottenuto da tale osservazione è stata proprio la pubblicazione dell’ebook “Respiri del cuore”, un’antologia di storie, finalizzata a sperimentare concretamente gli strumenti messi a disposizione dell’ autore che decide coraggiosamente di auto-pubblicarsi.
L’avvento del web 2.0 è stato fondamentale, dato che si distingue proprio per la possibilità che viene data all’utente di produrre e diffondere contenuti grazie soprattutto all’avvento dei social network sites, come ad esempio Facebook, Twitter e Instagram.
Con l’impegno e soprattutto attraverso il sapere condiviso, messo a disposizione nelle innumerevoli comunità virtuali di scrittura creativa, un autore indipendente può finalmente realizzare il suo progetto e pubblicare un ottimo testo anche sotto il profilo della qualità.
 
La seconda parte della ricerca prevede interviste in profondità ad autori e altre figure coinvolte nel fenomeno, quindi operatori del settore, case editrici e le nuove figure professionali emergenti.
In sintesi dunque, il mio progetto è teso all’analisi del self-publishing per evidenziare quali siano gli aspetti positivi e negativi e gli eventuali riflessi nel mondo dell’editoria tradizionale e se esistano quindi delle reali potenzialità per tutti i soggetti coinvolti, siano essi scrittori o editori.
Le domande che mi pongo sono:
Si tratta di una manifestazione culturale che avrà uno sbocco nel mercato editoriale che andrà a modificare gli attuali assetti esistenti?
Sorpasserà in ordine di produzione e vendite l’editoria cartacea tradizionale?
Quale ruolo futuro avrà la figura dell’editore?
Gli scrittori self-publisher che oggi tendono ad assumersi l’onere di diverse competenze, favoriranno la nascita di nuove figure professionali?
 
Relativamente all’autore ci sono ulteriori tematiche che ritengo sia utile indagare. Mi interessa sapere se le motivazioni che spingono le persone verso la pratica del self-publishing siano in qualche modo correlate a una sfera prettamente utilitaristica o se rientrano anche nella dimensione dell’auto-rappresentazione del sé ovvero alla costruzione dell’identità, virtuale o reale che sia.
 
Insomma, il mio intento è dunque cercare di comprendere verso quale futuro si dirige il fenomeno, ovvero se è realmente un mezzo che permette di raggiungere un pubblico più vasto o se rimane circoscritto nell’ambito delle piattaforme virtuali trasformandosi in un circuito di comunicazione autoreferenziale. Fino ad ora ho avuto la netta impressione che gli autori tendano a leggersi vicendevolmente e che i lettori esterni siano veramente pochi, d’altronde le statistiche parlano chiaro: in Italia si legge sempre meno!
Alla conclusione di questa ricerca forse sarà possibile tracciare per questo fenomeno un percorso ipotetico e comprendere se sfocerà nel mercato editoriale in maniera significativa andando a modificare gli attuali assetti esistenti e presentarsi dunque come una reale alternativa che tenderà a sovrapporsi, senza conflitti, all’editoria cartacea tradizionale.
 


ASSUNTA D’AQUALE lavora e studia a Roma, dove al momento frequenta il corso di Laurea specialistica Industria culturale e comunicazione digitale presso La Sapienza.
Pubblica racconti su Caffè Letterario, un blog di scrittura collettiva ed articoli sul web magazine Bay New. Scrive anche sulle piattaforme di Theincipit, Meetale e Wattpad. Gestisce il blog personale Negli occhi e nel cuore, dove pubblica racconti, interviste e articoli di vario genere. Appassionata di fotografia pubblica le sue immagini su Flickr e Pinterest.
Nel 2008 ha pubblicato, attraverso il sito Lulu.com, la prima raccolta di poesie Si Fossi Acqua in seguito convertita in ebook.
Diversi racconti dell’autrice sono stati inseriti nelle antologie edite da Abaluth, e Scrittevolmente.
Nel 2013 un suo racconto è stato pubblicato in una raccolta di storie brevi edito dalla casa editrice Arpeggio Libero.
 
Nel novembre del 2014 ha pubblicato il suo primo ebook “Respiri del cuore” sul sito di Amazon.
Potete seguire Assunta anche su FacebookTwitter, LinkedIn e Goodreads.
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Di Guest blogger (del 05/12/2014 @ 09:00:00, in Scrittura & Lettura, linkato 5280 volte)


Oggi vi presento una nuova ospite del mio blog. Autrice, blogger, web designer e illustratrice digitale, Alessia Savi in questo suo articolo ci parla della paura e del suo ruolo nella narrativa.

La paura è uno dei motori narrativi più forti. Basti pensare alla corrente gotica che ne ha fatto lo strumento di esorcismo e sdoganamento di molti miti e pensieri reconditi, di pulsioni represse da una società che non ammetteva colpi di testa.
 
La paura è un genere: quello horror.
Ma non solo.
Una delle magie della paura è anche quella di attrarre il lettore, di coinvolgerlo e avvinghiarlo in un pas-de-deux che lascia senza fiato. Quando hai paura hai due alternative: combatterla o fuggire. In genere, chi sceglie la seconda opzione non fa mai una bella fine. Per questo la paura va affrontata, sperando di spuntarla e arrivare all’ultima pagina del libro in compagnia del nostro personaggio preferito, vivi.
Noi e lui, felicemente per mano pronti per un finale da favola.
 
La paura è affabulatrice e ingannevole. Paralizza e muove al contempo. Per questo l’ignoto genera timore e curiosità, in un connubio che fa trattenere il fiato al lettore ma lo costringe a proseguire, cercando di superare lo scoglio di quel terrore sottile e palpabile, di quel battito accelerato al cuore e le mani sudate che stringono il libro. Se sei coraggioso e prosegui, ti immergi nella scoperta ed è ciò che accade anche ai protagonisti di una storia.
 
Come si costruisce una scoperta che sia credibile e non un abbozzo di incastri per far arrivare il lettore dove desidera l’autore?
Con la documentazione.
Carla è un esempio lampante di come un’attenta ricerca possa rendere credibile un romanzo.
C’è differenza tra realismo e realistico e dobbiamo sempre tenerlo a mente. Un romanzo realistico racconta la realtà così come la conosciamo, senza omissioni e licenze poetiche. Noi dobbiamo puntare a scrivere un romanzo verosimile e credibile, in cui i personaggi si possano muovere in modo coerente all’interno di un background costruito in modo meticoloso.
Una buona documentazione deriva dallo studio. La scrittrice di Inkheart, Cornelia Funke, per la realizzazione del suo romanzo, si è ispirata ai paesi delle Cinque Terre. Dopo essersene innamorata sfogliando guide ed enciclopedie, ha fatto un viaggio in Italia per visitare e toccare con mano quella che sarebbe diventata la base per la sua terra. Oltre a questo, ne ha studiato la botanica caratteristica, la fauna, sino a ricostruire un mondo fantasy che risulta però credibile, coerente con quanto da lei raccontato durante le vicende.
Dobbiamo conoscere molto bene il mondo in cui muoviamo i nostri personaggi per evitare di cadere in errori grossolani.
 
La scoperta – così come la paura che l’accompagna – può far leva su convinzioni ancestrali, timori radicati nell’indole umana dall’alba dei tempi. I dubbi dell’esistenza legati alla vita oltre la morte, i luoghi inesplorati, l’isolamento e l’istinto di sopravvivenza sono solo alcuni dei temi che possono far scorrere una scoperta tra le dita del lettore con il cuore in gola. Giocano un ruolo fondamentale, a questo punto, il tempismo con cui questo punto focale arriva all’interno della storia e la bravura dello scrittore nel saperlo riconoscere. La scoperta potrebbe essere l’incipit – come, ad esempio, nel caso del primo romanzo della Saga di Darkover di Marion Zimmer Bradley – oppure potrebbe essere quella dell’assassino sul finale di un giallo di Agatha Christie o, ancora, giocare il ruolo determinante che spezza la narrazione tra il prima e il dopo, diventando così chiave di volta dell’intera vicenda.
 
Il fascino della scoperta è correlato all’indiscussa curiosità dell’uomo, alla sua voglia di esplorare e a una sete di conoscenza che lo porta a chiedere e ricercare risposte attraverso la paura.
Quante volte ci verrà data una risposta che non volevamo sentire?
Una conferma ai nostri timori o ai nostri dubbi?
Quante volte saremo indecisi se aprire quella porta?
E se non decidessimo di attraversare lo specchio?
La storia, se ci pensate, inizia proprio da qui: dalla curiosità che supera la paura, dal desiderio che muove la mano e genera un’attrattiva sul protagonista e sul lettore.
 
Quante volte, nelle vostre storie, la scoperta è stata dettata dal richiamo della paura?
E, soprattutto, questo a cosa ha dato vita?
 
La verità è che la paura genera mostri, ma anche eroi.
Questo non dimentichiamolo mai.
 

 
ALESSIA SAVI. Nata di Gamelione, nell'anno in cui Tony Montana si prese il mondo e tutto quello che c'era dentro.
Figlia degli Anni Ottanta, di una generazione cresciuta a Lady Oscar e Santi d'Atena.
Scrive di gente che si ama (tanto), che si odia con altrettanta forza e che in genere muore (male). Quando si salva, ha grosse difficoltà con la vita.
Offre in pasto alla realtà personaggi con spiccati problemi esistenziali e concede loro qualche ora d'aria prima di farli rientrare tra righe scritte dal tramonto all'alba.
 
Web designer e illustratrice digitale in erba,  autrice della raccolta di racconti “Appuntamento con la paura” disponibile gratuitamente sul suo sito web.
 
Potete trovarla anche su Twitter, Google Plus e Pinterest.
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Con questo terzo e ultimo articolo concludo le mie riflessioni dopo la partecipazione come relatrice all’evento intitolato “Think Local, Act Global: How to Reach a Global and Successful Audience through Self-Publishing” presso lo stand di Kobo durante la Fiera Internazionale del Libro di Francoforte.
 
Nel primo articolo ho parlato in generale dell’opportunità per un self-publisher di uscire dai propri confini linguistici e pubblicare i propri libri tradotti in un’altra lingua. Nel secondo mi sono soffermata sul mercato in lingua inglese analizzando se e quando vendere un libro in quest’ultimo sia più facile rispetto ai mercati minori.
 
Voglio chiudere adesso questa serie riportando le informazioni che ho raccolto dalle parole di Matthias Matting, ospite insieme a me dell’evento, a proposito del mercato in lingua tedesca.
Ve le propongo di seguito, per comodità, in maniera schematica.
 
 
1) Dimensione del mercato. Secondo quanto affermato da Matting, il mercato degli ebook in lingua tedesca è il secondo al mondo dopo quello in lingua inglese, che include cioè tutti i paesi anglofono. In particolare il mercato degli ebook nella sola Germania è il terzo dopo quello degli USA e del Regno Unito. Ciò si riferisce ovviamente alle dimensioni economiche del mercato, che dipende da quanti ebook si vendono effettivamente e dal loro costo, e non al numero di potenziali lettori, che è superiore per lingue parlate da molte più persone nel mondo.
Questo dato va preso con la dovuta cautela, ricordando che comunque tra i due mercati linguistici c’è ovviamente una differenza abissale.
 
2) Costo della traduzione. Proprio per via delle dimensioni ridotte del bacino linguistico e allo stesso tempo dell’interessante giro d’affari che comunque genera, far tradurre un libro in tedesco può essere relativamente più costoso rispetto a lingue più diffuse come inglese o spagnolo, per le quali esiste maggiore concorrenza tra i traduttori.
 
3) Copyright sui titoli. In Germania i titoli dei libri sono coperti da copyright, quindi è importante verificare che nessuno abbia già usato lo stesso titolo in lingua tedesca che intendete usare, altrimenti si può andare incontro a problemi legali (e relativi costi).
Chiaramente questa regola dipende dalla situazione. Un titolo molto comune, che probabilmente è stato già usato da molti, non può essere coperto da copyright e quindi può essere utilizzato senza problemi, ma, se esiste solo un libro pubblicato con un certo titolo, allora è meglio sceglierne un uno diverso per il vostro.
 
4) Prezzo fissato per gli ebook. In Germania la legge impone che gli ebook abbiano lo stesso prezzo in tutti i retailer in cui sono in vendita. Ciò impedisce di fatto di attuare delle promozioni specifiche per un solo retailer, incluse quelle gratuite. Bisogna inoltre stare attenti che eventuali conversioni da altra valuta (come nel caso si usi un distributore come Smashwords in cui si impostano i prezzi in dollari) portino al medesimo prezzo finale.
 
5) Tolino. Ovviamente anche nel mercato in lingua tedesca il Kindle Store di Amazon è il principale retailer per la vendita degli ebook, ma subito dopo viene Tolino, che si contende una consistente fetta del mercato (30%). Avere il proprio ebook in vendita su Tolino (acquistabile direttamente dal dispositivo) non è però semplicissimo. Tolino fa accordi diretti con editori tradizionali, con alcuni autori (è possibile chiedere informazioni in merito sul sito dell’ereader) e con specifici distributori di self-publishing (molti di questi prevedono delle tariffe, cioè non sono completamente gratuiti).
 
6) Prezzo medio più elevato degli ebook. La buona notizia è che il mercato di ebook pubblicati da self-publisher in lingua tedesca ha dei prezzi medi più elevati rispetto a quello italiano, sebbene siano comunque più bassi rispetto al mercato anglofono. In altre parole, i lettori di lingua tedesca non pretendono di acquistare libri di centinaia di pagine a meno di un euro (come succede purtroppo qui in Italia), anzi, tendono a guardare con sospetto i libri troppo economici.
 
7) Vendere ebook dal proprio sito. Se si risiede in Germania è possibile vendere i propri ebook direttamente (fintanto che sono i propri e non di altre persone) senza dover aprire una partita IVA. A questo proposito però, visti i continui cambiamenti a livello di legislazione europea in ambito IVA, è meglio informarsi con un commercialista locale per verificare le modalità e i limiti di tale vendita diretta e se questa sia ancora possibile (le informazioni che ho si riferiscono all’ottobre 2014).
 
8) Edizione cartacea. In Germania è diffuso un servizio di print on demand chiamato BoD (Books On Demand), che pare essere migliore come costi, qualità e servizi rispetto a CreateSpace.
 
9) Distribuzione dell’edizione cartacea tramite un editore tradizionale. Come già avviene spesso negli USA, anche in Germania alcuni self-publisher di successo sono riusciti a stipulare dei contratti di distribuzione della propria opera per quanto riguarda la sola edizione cartacea con grossi editori tradizionali.
 
Come potete vedere la situazione del mercato in lingua tedesca è abbastanza particolare ed è necessario valutare i pro e i contro prima di decidere se far tradurre il proprio libro.
 
 
E con ciò chiudo questa serie di articoli, in cui ho riportato solo una parte di quanto discusso a Francoforte, limitandomi agli argomenti che avrebbero potuto interessare il self-publisher italiano.
Se però siete curiosi di sapere cos’altro è stato detto durante l’evento, potete leggere la serie di articoli che sto pubblicando sul mio blog inglese. Essi sono rivolti ai self-publisher stranieri che potrebbero pensare di far tradurre il loro libro nella nostra lingua, perciò contengono delle mie considerazioni sul mercato italiano e un resoconto della mia esperienza personale maturata dall’inizio del 2012 fino a oggi.
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In concomitanza con l’uscita de “L’isola di Gaia”, avvenuta lo scorso 28 novembre, su Tom’s Hardware è stata pubblicata una bellissima recensione del libro col titolo “L’isola di Gaia: il futuro come non lo avete mai immaginato”, in cui Elena Re Garbagnati, evitando con cura anticipazioni sulla trama, presenta alcune tematiche del romanzo.
 
 
Ringrazio ancora una volta Elena Re Garbagnati per il suo interesse nei confronti del libro, tanto da volerlo leggere in anteprima, e soprattutto per la tempestività con cui ha pubblicato la recensione.
 
E sempre nello stesso giorno ho avuto la fantastica sorpresa di vedere “Deserto rosso” citato nella guida ai regali di Natale suggeriti da Tom’s Hardware nella categoria libri fantasy, classici e di fantascienza, accanto a nomi come (solo per citarne alcuni) Adams, Asimov, Dick e Tolkien!
A questo proposito il mio ringraziamento va a Valerio Porcu, che nello stilare questa lista ha incredibilmente pensato di inserire la mia serie marziana.
 
Infine ringrazio tutte le persone che dopo aver letto questi articoli hanno poi acquistato uno o entrambi i miei libri. Spero che vi divertirete a viaggiare su Marte e in Antartide!
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E se tutta la tua vita, tutti i tuoi ricordi, tutto ciò che sei fosse solo un inganno?
 
Con questo breve slogan vi presento il mio nuovo romanzo di fantascienza, “L’isola di Gaia”, che con un piccolo anticipo rispetto alla data di uscita prestabilita approda nei maggiori retailer di ebook.
 
Questo romanzo, che è la seconda parte del ciclo dell’Aurora, è ambientato almeno un secolo nel futuro rispetto a noi e ben 35 anni dopo le vicende narrate nella serie di “Deserto rosso”.
La storia si apre in uno scenario quasi alieno, ma allo stesso tempo terrestre, l’Antartide, dove in un luogo chiamato Hope un gruppo di persone vive costantemente sottoposto a un inganno.
Ma le loro vite stanno per cambiare per sempre.

Allontanandosi dalla fantascienza hard della serie marziana e avvicinandosi al cyberpunk, questo romanzo può essere letto indipendentemente da “Deserto rosso”, poiché introduce il ciclo dell’Aurora da una prospettiva diversa, presentando nuovi personaggi e nuove vicende.
Ma chi ha letto “Deserto rosso” distinguerà tanti dettagli familiari e avrà il vantaggio di conoscere dei fatti di cui i protagonisti del romanzo sono del tutto all’oscuro. E, infine, ritroverà qualche vecchia conoscenza, sebbene solo in un breve cameo.
 
Nel giorno della sua uscita Tom’s Hardware Italy dedica un articolo a “L’isola di Gaia” (che potete leggere qui), in cui definisce la sua storia come “il futuro come non lo avete mai immaginato”.
 
Se volete conoscere anche voi questo futuro, scoprite “L’isola di Gaia”, disponibile in ebook su Amazon, GiuntiKobo, inMondadori, laFeltrinelliGoogle Play, iTunes, Nook (app Win8.1), Tolino (tramite l'ereader) e Smashwords a partire da 3,49 euro.
 
È disponibile inoltre in edizione cartacea a partire da 11,99 euro su Amazon, Giunti e inMondadori.
 
Ecco la descrizione del libro.
 
Nel ventiduesimo secolo le conseguenze di un improvviso evento catastrofico di portata globale avvenuto pochi anni prima ha alterato profondamente le priorità di nazioni e governi e ha dato una grossa spinta verso un maggiore sviluppo tecnologico, con un particolare interesse nei riguardi della conquista dello spazio.
Ma per quanto l’Agenzia Spaziale Internazionale sia in grado di costruire mezzi sempre più sofisticati per andare ben oltre i confini del sistema solare, ciò che impedisce veramente all’umanità di compiere lunghi viaggi verso altri mondi è la sua stessa natura fisica, perfezionata per vivere sulla Terra e inadatta ad affrontare per molti anni le condizioni estreme dello spazio profondo.

Gli scienziati inglesi Gabriel Asbury e sua moglie Elizabeth Caldwell hanno, però, trovato un modo per ovviare a questo problema: migliorare l’Uomo stesso.

Tra cambiamenti climatici, transumanesimo e tecnologie per l’esplorazione spaziale, visiterete l’isola di Hope e insieme ai protagonisti tenterete di svelare la verità che si cela dietro il suo mistero.
Ma attenti, perché tutto ciò che pensate di sapere potrebbe essere solo un inganno!
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Di Carla (del 25/11/2014 @ 22:22:48, in Scrittura & Lettura, linkato 1950 volte)

 Finalmente Chase rivela un po’ di sé al lettore
 
Dopo i mini-racconti delle raccolte di “Cutting Right to the Chase” e l’intrigante novella “Into the Killer Sphere” finalmente arriva il primo vero romanzo che vede Chase Williams come protagonista. Il nostro ex-detective di Scotland Yard preferito si trova a indagare insieme all’amico ispettore Angelo Alunni su due omicidi in quel di Tursenia, che coinvolgono delle giovani promesse olimpiche. I due casi sono separati nel tempo e apparentemente indipendenti l’uno dall’altro, ma alcuni dettagli li collegano, dando luogo a un intricato mistero che metterà ancora una volta alla prova le doti investigative del nostro Chase.
In questo romanzo corposo, la Mattana coniuga il classico giallo britannico, quasi impossibile da risolvere, dove il lettore ha tutto davanti agli occhi ma non è in grado di collegare i fili, con una sottotrama accattivante che getta un po’ di luce sul passato del protagonista. Cosa è accaduto a Chase a Londra? Quale terribile fatto l’ha spinto a lasciare il suo lavoro nella Polizia Metropolitana di Londra per ritirarsi a vivere in un luogo quasi sperduto in Toscana?
Mentre l’investigazione va avanti, impareremo a conoscere meglio Chase e ad affezionarci a lui, e a soffrire un po’ insieme a lui. Il finale è assolutamente perfetto: appaga il lettore e allo stesso tempo lo lascia col desiderio di leggere altro.
La Mattana dimostra in questo romanzo la sua ottima capacità di gestire una trama complessa mantenendo il difficile equilibrio tra lo sviluppo della storia e l’introspezione dei personaggi, che prendono vita, escono dalle pagine del libro e diventano amici del lettore, tanto che questo si ritrova ad attendere con impazienza il momento di tornare a leggere il libro per passare un po’ di tempo con loro.
E, adesso che ho finito di leggerlo, non mi resta che attendere il prossimo della serie, sperando che l’attesa non sia troppo lunga.
 
Questo libro è in lingua inglese!

Leggi tutte le mie recensioni e vedi la mia libreria su:
aNobii:
http://www.anobii.com/anakina/books
Goodreads: http://www.goodreads.com/anakina
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