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 Fiordo svedese... di Carla
 

“Il fatto che le nostre specie sono nemiche non significa che anche tu e io dobbiamo esserlo.” Per caso




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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carla (del 30/04/2015 @ 06:06:52, in Scrittura & Lettura, linkato 1321 volte)

Un mese fa annunciavo che avrei partecipato alla sezione di aprile del Camp NaNoWriMo di quest’anno per scrivere il mio prossimo romanzo di fantascienza, “Per caso”. Be’, circa un’ora fa ho superato la soglia delle 50 mila parole (anzi, ho raggiunto 50500 parole) e quindi ho ufficialmente vinto il Camp NaNoWriMo April 2015!
 
Sono davvero felicissima, perché non scrivevo qualcosa di completamente nuovo dal novembre 2013 e pian piano mi sono innamorata di questa storia. La prima stesura del libro non è ancora finita. Credo che arriverò a 53 o 54 mila parole, però ormai il più è fatto. Mi mancano una o due sessioni di scrittura con le ultimissime scene: una con ancora un pochino di azione e l’ultima col colpo di scena finale.
 
Per caso” è senza dubbio il libro più strano che abbia scritto finora (è il nono!). È un insieme di tante cose, dalla space opera, che è solo un contesto, ad argomenti impegnati come l’impossibilità di comprendere il diverso. I temi di base sono la casualità come unico motore degli eventi e la conoscenza del proprio nemico, che potrebbe diventare persino amico in particolari circostanze.
A questo proposito mi sono ricordata (e anche un po’ ispirata, per quanto riuscissi a ricordare) a un vecchio film visto da ragazzina in tivù: “Il Mio Nemico (Enemy Mine)” di Wolfgang Petersen con Dennis Quaid.
 
Vi parlerò più diffusamente di questo libro quando terminerò la prima stesura, quindi al più tardi la settimana prossima. Per adesso voglio celebrare il traguardo del superamento delle 50 mila parole e il fatto che so cosa scrivere con quelle mancanti.
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Di Carla (del 25/04/2015 @ 00:24:21, in Rassegna stampa, linkato 1943 volte)


Ecco una lista di articoli, recensioni, citazioni e interviste relative a "L'isola di Gaia".
L'elenco verrà aggiornato man mano che nuovi articoli verranno pubblicati.

L'isola di Gaia: il futuro come non lo avete mai immaginato su Tom's Hardware
https://www.tomshw.it/l-isola-di-gaia-il-futuro-come-non-lo-avete-mai-immaginato-62781

L'isola di Gaia (di Rita Carla Francesca Monticelli) su Universo di Parole
http://universodiparole.blogspot.it/2015/04/lisola-di-gaia-di-rita-carla-francesca.html

Speciale L'isola di Gaia su HUGMENTED (podcast)
http://hugmented.podbean.com/e/hugmented-speciale-lisola-di-gaia

“L’isola di Gaia” di Rita Carla Francesca Monticelli su Giochi di parole... con le parole
http://giovanniventuri.com/2015/05/30/lisola-di-gaia-di-rita-carla-francesca-monticelli/

Nel futuro non potrete fidarvi dei vostri sensi. “L’isola di Gaia” nuovo lavoro di Monticelli, Gazzetta del Sulcis-Iglesiente, n° 723, 4 giugno 2015
http://www.anakina.net/public/Gazzetta_Sulcis-Iglesiente_04_06_2015.jpg

 

 

"L'isola di Gaia" è disponibile in formato cartaceo a partire da 11,99 euro su Amazon, Giunti e inMondadori.
Disponibile in ebook a partire da 3,49 euro su Amazon, Giunti, Kobo, inMondadori, laFeltrinelli, Google Play, iTunes, Nook (app) e Tolino. Senza DRM.

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Di Carla (del 23/04/2015 @ 00:05:33, in Scrittura & Lettura, linkato 1641 volte)

 Storia appassionante. Traduzione da rivedere.
 
Nel giudicare questo libro voglio fare una netta distinzione fra il romanzo in sé e questa sua edizione italiana (quella che ho io è la versione resa disponibile nell’agosto 2014). Nonostante la traduzione non sia perfetta, ho comunque deciso di far prevalere il mio gradimento per questa storia nel giudicarla, senza lasciarmi influenzare dall’evidente assenza della figura di un correttore di bozze esperto di traduzioni, che avrebbe potuto facilmente individuare i tanti piccoli problemi che affliggono questo testo. La traduzione di per sé è ottima, ciò che manca è proprio un lavoro di rifinitura che tolga di mezzo le ripetizioni, renda alcune frasi scorrevoli, elimini traduzioni un po’ troppo letterali o errate (rispetto al contesto), sistemi qualche virgola e i soliti refusi (quelli ci sono in tutti i libri, è vero, ma qui ce ne sono diversi, segno dell’assenza di un ulteriore sguardo esterno).
 
Mettendo da parte questo discorso, voglio concentrarmi sul romanzo.
Sono tanti, infatti, gli aspetti che lo rendono interessante. A iniziare dall’argomento a dir poco originale.
La protagonista, una detective di Scotland Yard (e già questo basterebbe a interessarmi), si imbatte in un caso complesso, collegato a un giro di profanazione di tombe, plastinazione di cadaveri, fino ad arrivare alla dissezione di corpi ancora vivi. L’argomento è senza dubbio macabro e non adatto agli stomaci più deboli. Devo dire che a tratti la lettura mi ha inquietato e, come capita per i buoni libri, nonostante ciò non riuscivo a smettere di leggere.
Il lavoro di ricerca della Penn è fantastico. La minuzia di particolari con cui ci mostra questo mondo sotterraneo e le ambientazioni dove vengono svolte queste pratiche è tale che si ha la terribile sensazione che tutto ciò stia davvero accadendo in questo momento.
Tutto appare autentico, non solo questi dettagli. La bella prosa dell’autrice ci porta dentro la testa della protagonista, ci coinvolge nel suo inferno personale e ci fa sentire lei, quando tutto il mondo pare crollarle addosso e si trova a un passo dal fare una morte orrenda.
Infine, l’aggiunta dell’elemento sovrannaturale, che in genere non apprezzo, è però fatta con tale maestria che non stona con l’autenticità di tutto il resto. Diciamo che dà un ulteriore tocco di colore, anche se non del tutto necessario, e offre l’opportunità di presentare un altro personaggio, con cui, a quanto pare, la detective si troverà a dividere la scena di nuovo nei prossimi libri della storia.
In conclusione, non posso che consigliare la lettura di questo libro, in particolare a chi fosse in cerca di storie fuori dal comune, ma confezionate con i tempi e i modi giusti di un buon thriller.

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Di Carla (del 18/04/2015 @ 10:30:00, in Interviste, linkato 2919 volte)

Questa è proprio la stagione delle interviste. Stavolta devo ringraziare Michele Amitrani, anche lui autore di fantascienza, che ha voluto ospitarmi nel suo blog per parlare di me, dei miei libri e di self-publishing.
 
Come potrete vedere il testo dell’intervista è davvero lungo. Michele mi ha rivolto molte domande e io non mi sono tirata indietro nel fornirgli delle lunghe risposte.
È stato interessante parlare delle motivazioni che spingono una persona a intraprendere la strada della scrittura e soprattutto quelle che la portano a perseverare. Ho avuto modo di esprimere la mia opinione sul futuro del self-publishing e sull’editoria digitale in generale, ma anche sul rapporto con l’editoria tradizionale. Infine mi sono soffermata su qualche consiglio agli aspiranti self-publisher e sul vero ruolo dei social network nella promozione del proprio lavoro in campo editoriale.
Infine ho parlato dei miei progetti per il prossimo futuro, quelli che molto presto potrebbero finire nel vostro dispositivo di lettura.
 
Curiosi?
Allora fate clic qui per leggere l’articolo completo sul blog di Michele Amitrani, e magari approfittatene per dare un’occhiata anche agli altri suoi articoli.
 
Grazie a Michele per la sua ospitalità!
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Di Carla (del 17/04/2015 @ 12:22:52, in Podcast, linkato 3460 volte)

Pare che io non riesca proprio a stare lontana dai podcast. Di recente ho infatti avuto il piacere di essere intervistata su HugMented, un bel podcast italiano di fantascienza, che ha presentato una puntata speciale dedicata al mio ultimo romanzo di questo genere, “L’isola di Gaia”.
 
Durante la lunga chiacchierata con Cooper, ho avuto modo di parlare di questo libro, che è la seconda parte del ciclo dell’Aurora. Ovviamente l’ho fatto senza dare reali anticipazioni sulla trama. Mi sono quindi concentrata sulle tematiche trattate al suo interno, come la percezione distorta della realtà, sull’ambientazione in Antartide e sul processo creativo che mi ha portato a scrivere questo romanzo che, pur essendo inserito nello stesso universo immaginario di “Deserto rosso”, si differenza notevolmente dalla serie marziana. Non è infatti una storia con un solo protagonista principale, bensì è un romanzo corale, cosa che ha richiesto tempistiche più lunghe per la sua stesura, ma allo stesso tempo mi ha dato maggiore libertà creativa nel raccontare il futuro del prossimo secolo, anche grazie al fatto che rientra in un sottogenere diverso della fantascienza: il cyberpunk.
Ci siamo inoltre intrattenuti a parlare di self-publishing, di editoria digitale in Italia, e del mio cammino personale in campo editoriale.
 
È stata davvero una bella intervista, impreziosita dall’ottimo lavoro fatto da tutta la redazione di HugMented.
Vi riporto qui incorporata nel post la puntata, ma vi invito anche a visitare il sito di HugMented, a iscrivervi al podcast su iTunes e dare un ascolto anche alle puntate precedente. HugMented è inoltre disponibile su YouTube, come videocast, mentre potete seguire la sua pagina su Facebook e il suo profilo su Twitter.
 
Buon ascolto e, mi raccomando, condividete la puntata del podcast con i vostri amici.

Grazie a Cooper e DJ Mars!
 
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Di Carla (del 11/04/2015 @ 04:30:14, in Scrittura & Lettura, linkato 1966 volte)

 Tutto in un giorno
 
Quando inizio la lettura di un libro di Patricia Cornwell della serie di Scarpetta so già di andare sul sicuro.
In primo luogo, perché ritrovo delle vecchie conoscenze, che, col passare degli anni (più di venti), nella mia mente sono diventate persone reali. Infatti uno dei motivi per cui amo questa serie è proprio il ruolo prominente che le sottotrame hanno all’interno dei singoli libri. In pratica li leggo per sapere cosa succederà a Scarpetta, Marino, Lucy e Benton, e altri personaggi che appaiono e scompaiono nello loro vicende, mentre i singoli casi, per quanto mi riguarda, sono giusto un pretesto che permette l’esistenza dei singoli libri.
Il secondo motivo per cui so che mi divertirò è che la Cornwell, nonostante si ritrovi a raccontare delle storie sempre nello stesso mondo immaginario, cosa che potrebbe portare a una certa ripetitività, riesce comunque a essere originale, usando gli strumenti che il suo ruolo le fornisce: le tecniche letterarie.
Questo romanzo è raccontato tutto in prima persona dal punto di vista di Kay Scarpetta e al presente, e copre un arco di tempo di circa un giorno. In oltre 350 pagine di libro viene raccontato ciò che la protagonista vede, sente e pensa in tempo reale, sin dal momento in cui viene prelevata dalla base dell’Air Force di Dover, ignara di cosa sia accaduto, fino alla scoperta e la cattura del colpevole, che avviene circa 24 ore dopo. Insieme a lei scopriamo passo dopo passo gli eventi dei giorni precedenti. Abbiamo le stesse informazioni che ha lei, vediamo gli stessi filmati che vengono mostrati a lei, partecipiamo alle sue stesse conversazioni con gli altri personaggi, insieme a lei scopriamo cosa suo marito e sua nipote le nascondono, e ci troviamo a mettere insieme i pezzi di un caso intricatissimo che la tocca molto da vicino.
Nel contempo l’autrice non dimentica i nuovi lettori che potrebbero affacciarsi alla serie partendo proprio da questo libro (o i suoi vecchi lettori che non ricordano bene le vicende passate), quindi, quando un personaggio fa la sua comparsa, subito con poche frasi lo presenta e lo inquadra. Nonostante questo, credo che sia meglio aver letto anche i precedenti, possibilmente in ordine cronologico.
Il risultato è un’opera tra le migliori della Cornwell, che qui mostra tutta la sua bravura e maturità. Non solo riesce a gestire una trama complessa, a ottenere il meglio persino dalla prospettiva limitata offerta dalla prima persona, ma lo fa con una prosa di altissimo livello (almeno nella versione in lingua originale; ho ormai rinunciato a leggere i suoi libri in versione italiana, vista la qualità scadente delle ultime traduzioni in cui mi ero in precedenza imbattuta).
Do un solo consiglio a chi ha intenzione di leggere questo libro: assicuratevi di potergli dedicare un po’ di tempo, poiché, per meglio apprezzare questo romanzo, va letto tutto d’un fiato in pochi giorni.
 

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Di Carla (del 09/04/2015 @ 23:33:53, in Scrittura & Lettura, linkato 1320 volte)

 L’evoluzione di Chase
 
Dopo aver letto due raccolte di racconti, una novella e un romanzo, Chase Williams è diventato molto più di un personaggio di fantasia. L’apparente normalità in cui le sue storie hanno luogo favoriscono l’immedesimazione a tal punto che a momenti mi viene da pensare che in una cittadina di nome Tursenia ci sia veramente un ex-detective di Scotland Yard impegnato a risolvere i crimini più vari.
Questa raccolta, però, conferma l’evoluzione già in parte vista in “Pull the Trigger” e, se possibile, si fa un ulteriore passo avanti verso una più spinta tridimensionalità del personaggio. Dal classico investigatore britannico che, tramite gli indizi e un’acuta capacità di osservare i dettagli, trova il colpevole attraverso il classico processo di deduzione, si passa sempre più al Chase uomo d’azione, capace di reagire a situazioni estreme con dei comportamenti decisi. Un uomo che non teme di sporcarsi le mani né di mettere a repentaglio la sua stessa incolumità.
Così facendo, Chase si sta prendendo pian piano la scena, persino attraverso piccoli racconti di mille parole. Verrebbe quasi da pensare che la sua permanenza in Italia e il contatto con personaggi e situazioni tipicamente italiane lo stiano influenzando e ne stiano tirando fuori un’indole inattesa, che non può che fare breccia nel cuore dei lettori.
Dovendo fare un paragone tra questa raccolta e le due precedenti, noto subito la notevole differenza nello stato d’animo che sottende le varie trame. Vengono meno le immagini eccessive, eppure tutti i racconti, persino quelli che non trattano crimini gravi come l’omicidio o che comunque raccontano delle vicende più leggere, sono carichi di suspense e di una venatura cupa, drammatica. La scrittura della Mattana diventa più matura, mentre il suo mondo immaginario si espande, diventando sempre più reale.
Non mi resta che attendere il suo prossimo lavoro per godermene un altro scorcio.
 
Questo libro è scritto in lingua inglese!
 
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Di Carla (del 01/04/2015 @ 22:02:44, in Scrittura & Lettura, linkato 1359 volte)

Quest’anno ho intenzione di scrivere tanto. Me lo sono ripromessa visto che nel 2014 ho vissuto di rendita. Mi sono dedicata a revisionare e riscrivere romanzi già scritti, per poi pubblicarli, e a tradurre la serie di “Deserto rosso” in inglese.
 
Ma adesso è arrivato il momento di tornare a scrivere e il modo migliore per farlo è proprio partecipare a un’edizione del Camp NaNoWriMo, quella che inizia oggi e finisce il 30 aprile.
Il romanzo che scriverò s’intitola “Per caso”. È un thriller fantascientifico che rientra nel sottogenere della space opera.
 
“Per caso” racconta del ritrovamento casuale di un’astronave, chiamata Chance, data per dispersa da lunghissimo tempo. La Chance viaggiava dalla Terra alla colonia umana sul pianeta Thalas, ma, poco tempo dopo essere uscita dal tunnel subspaziale ai margini del sistema stellare, ha smesso di comunicare e nessuno ha più saputo che fine avesse fatto. Al suo interno trasportava trecento persone in criostasi, ma ora solo tre capsule sono ancora funzionanti.
Che cosa è accaduto a bordo della nave?
Solo gli unici tre passeggeri sopravvissuti potrebbero rispondere a questa domanda, ma sono rimasti in sonno criogenico per troppo tempo e l’equipe medica di Doc (il protagonista) non riesce a svegliarli.
 
E adesso tocca a me. Stanotte inizierò a scrivere e cercherò di portare a termine almeno 50 mila parole in 30 giorni. Non so se saranno sufficienti a completare il romanzo. Questo lo scoprirò durante il mio viaggio.
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Di Carla (del 31/03/2015 @ 15:10:01, in Scrittura & Lettura, linkato 2118 volte)

 Primo di una serie di libri unici
 
Ho deciso di leggere questo libro proprio perché è il primo di una serie. Speravo di trovare un ottimo autore e un ottimo personaggio, in modo da potermi poi godere il resto della serie.
Devo dire che questa aspettativa è stata poi delusa. Lee Child è un buon autore e Jack Reacher è un fantastico personaggio, ma questo romanzo termina in maniera definitiva. Non lascia in sospeso neanche un piccolo dettaglio che riguardi il personaggio, non esiste alcuna apparente sottotrama da dipanare in quelli successivi. In altre parole, non c’è alcun motivo per cui, nonostante mi sia piaciuto molto, io mi debba sentire minimamente interessata a leggere i molti altri di questa serie. E a mio parere questo è un grosso difetto, anche perché, con tutti i libri che esistono sul mercato, credo proprio che questa storia di Jack Reacher mi sarà più che sufficiente per lungo tempo, se non addirittura per sempre.
Posso tranquillamente passare ad altro.
Ma nel giudicare questo romanzo ho deciso di ignorare questa pecca, ho deciso di fingere che mi ci sia avvicinata come se fosse un romanzo unico e non l’inizio di una serie di altri libri che hanno location e trame completamente diverse (ho letto rapidamente le descrizioni a fine volume). Voglio fingere di credere che il mondo di Jack Reacher finisca alla fine dell’ultimo capitolo con quella minuscola, ma finta, porticina aperta con cui si conclude. Voglio ignorare anche quello stesso capitolo, tutto raccontato o addirittura riassunto, in cui l’autore si affretta a chiudere la vicenda e a chiarire col lettore che la serie sarà fatta di episodi separati che avranno come unico elemento comune un personaggio che vaga per gli Stati Uniti ed è felice del suo vagare. Voglio ignorare che si tratti di un personaggio statico, che non evolverà durante la storia, non lo farà mai, ma stranamente ovunque vada si trova in mezzo ai guai, dai quali è destinato a uscirne sempre vivo, lasciandosi dietro una lunga scia di morti.
Insomma, voglio ignorare tutto questo e l’imbarazzante numero di refusi di questa sua edizione (per non parlare dei soliti congiuntivi dimenticati), che gli costerebbe minimo una se non due stelline, e dargli il massimo dei voti, ma solo perché mi sono divertita davvero molto a leggerlo e ho trovato molto interessanti alcune parti tecniche (sulla contraffazione del denaro e sulle armi).
Chiarito questo concetto, non mi resta che tornare alla trama di “Zona pericolosa”, che è senza dubbio ben costruita, complessa, e che ti costringe ad arrivare alla fine nel più breve tempo possibile. Ho letto l’ultimo terzo del romanzo (che non è affatto corto) in due sessioni: una prima di dormire e una subito dopo essermi svegliata.
Dovevo finirlo.
Vieni subito catapultato in questo episodio della vita di Reacher. Mentre se ne sta tranquillo a fare colazione in un locale di un paesino sperduto delle Georgia, dove è appena arrivato quella stessa mattina, la polizia irrompe e lo arresta, accusandolo di un omicidio avvenuto la sera prima.
È solo l’inizio dei suoi guai.
Si sarebbe tentati di pensare che “Zona pericolosa” sia soprattutto un libro di azione. Non è così. Le scene di azione ci sono eccome e sono bellissime. Sono un po’ più fitte verso la fine, come è ovvio attendersi. Ma in realtà ci troviamo di fronte a un romanzo di investigazione, ricerca, morti (molti morti) fatti fuori nei modi più cruenti e inquietanti, tracce. Reacher era un agente della polizia militare e in lui troviamo l’addestramento del militare e un’astuzia e una capacità deduttiva degna del migliore Sherlock Holmes.
In un susseguirsi di colpi di scena narrati con maestria, Reacher vede la sua situazione peggiorare, ma non si perde di certo d’animo e non si fa scrupoli. Ne viene fuori un mondo in cui ogni legalità è sospesa, non esistono più riserve morali. Non si può attendere l’intervento della giustizia, ci si deve fare giustizia da sé e si ha la sensazione che vada bene così.
L’autore ci narra la storia mostrandoci i dettagli solo nel momento in cui servono e permettendoci di accompagnare il protagonista nel mettere insieme i pezzi del puzzle. Insieme a lui ci angoscia per la sorte degli altri personaggi. Col cuore in gola si legge, pagina dopo pagina, temendo che possa accadere il peggio, ma accelerando la lettura per sapere la verità, per quanto terribile possa essere.
E in men che non si dica si arriva all’esplosiva conclusione.
Peccato davvero per il capitolo finale che fa crollare di nuovo la storia nel mondo reale, spezzando definitivamente l’incantesimo e lasciando un po’ di amaro in bocca.
 
 
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Di Carla (del 28/03/2015 @ 03:02:55, in Scrittura & Lettura, linkato 1728 volte)

 Un’entusiasmante storia di fantascienza hard
 
Mentre leggevo questa novella, continuavo a ripetermi che era proprio il genere di libro di fantascienza che faceva per me. Contiene, infatti, tutti gli elementi che prediligo.
In primo luogo, è ambientata in un prossimo futuro caratterizzato da sufficienti elementi del presente da renderlo riconoscibile e plausibile. Già dalle prime pagine sei in grado di percepire un tale senso di realismo da credere che tutto ciò che viene raccontato potrebbe davvero accadere in qualche decennio.
La credibilità della narrazione è inoltre accentuata dall’accurato contenuto scientifico e tecnologico. Questa è fantascienza hard nella sua massima espressione. L’autore mostra di essere estremamente preparato nel tema dell’astronautica e dell’esplorazione spaziale.
La trama è avvincente. Da una parte ci mostra un futuro in cui i viaggi spaziali sono resi più semplici dall’esistenza di un ascensore spaziale (proprio a esso si riferisce il titolo). Si tratta di un tema molto caro agli amanti di questo sottogenere della fantascienza, ma anche e soprattutto a coloro che sono interessati nell’esplorazione spaziale e si dilettano a immaginare quali giovamenti in questo campo tale tecnologia potrebbe apportare.
Uno degli aspetti che preferisco è l’immagine di un futuro positiva, nonostante la fisiologica presenza di intrighi, complotti e tradimenti. Un futuro in cui la tecnologia permette all’umanità di fare grandi cose.
Accanto a questo tema c’è quello dell’asteroide. Potrebbe essere un pericolo per Terra? O solo un qualcosa di interessante da studiare? E se celasse qualche meraviglioso mistero? E qui l’autore gioca le sue carte in maniera davvero originale (non posso entrare nel dettaglio perché rischierei di cadere nello spoiler).
A ciò si aggiunge il problema di come gestire certe informazioni con l’opinione pubblica. Turnbull ci mostra la reazione ambivalente dell’essere umano di fronte all’ignoto, in cui la lotta contro la paura e le sue conseguenze può essere di grande intralcio alla conoscenza.
Il peggio ma anche il meglio (incluso l’eroismo) della natura umana divengono a loro volta protagonisti.
Tutti questi elementi sono intrecciati sapientemente in una storia fatta dai personaggi, così ben delineati da quasi prendere vita nelle pagine. Ottimi dialoghi, spesso arguti e divertenti, scene d’azione mozzafiato e maestria nel mettere insieme le scene e interromperle al momento giusto completano il confezionamento di questa piccola perla del panorama fantascientifico.
È sicuramente un ottimo modo per conoscere questo autore e credo che presto leggerò altri suoi libri.
 
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